
Smantellare il Meccanismo di stabilità significherebbe ottenere fondi senza dover fare nuovo debito, anzi riducendolo. Con i soldi si potrebbero dare 1.000 euro al mese a 5 milioni di poveri o costruire 500 ospedali.Esiste un'opzione intelligente per utilizzare il Meccanismo europeo di stabilità in questo drammatico momento di emergenza sanitaria ed economica: la sua liquidazione. Il centro studi Ref ha aggiornato la previsione di caduta del Pil al -8% nel primo semestre del 2020 e la Bce ha allargato i cordoni della borsa varando un programma straordinario di acquisti per far fronte all'emergenza pandemia: 750 miliardi all'occorrenza aumentabili e di cui almeno 100 riservati all'acquisto di Btp. Per chiudere il Mes, invece, ne servirebbero molti meno. L'Italia ha infatti versato 58,2 miliardi di euro a sostegno di altri Paesi in difficoltà che dal 2008 a oggi hanno perso talvolta l'accesso al mercato dei capitali. Stiamo segnatamente parlando di Paesi quali Grecia, Cipro, Portogallo, Irlanda e Spagna, alcuni dei quali incredibilmente additati quali esempi di economia virtuosa cui l'Italia avrebbe dovuto conformarsi secondo i vari Alberto Alesina, Francesco Giavazzi e Veronica De Romanis. La cosa in sé farebbe piuttosto ridere se non fosse che la bislacca teoria dell'austerità espansiva è stata ora spazzata via dal coronavirus. L'ultima Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza pubblicata lo scorso ottobre riporta un dettaglio analitico a pagina 63 dei vari «sostegni finanziari» concessi dall'Italia. A fronte di un debito pubblico pari a circa 2.420 miliardi, si scopre che senza questo esborso esso ammonterebbe invece a 2.362. In termini di incidenza sul Pil scenderebbe quindi dal 135,7% al 132,5%. La differenza pari appunto a poco più di 58 miliardi (ovvero il 3,2% del Pil) è costituita dalla sommatoria di tre voci: uno, prestiti direttamente concessi ai Paesi in difficoltà; due, crediti erogati attraverso l'Efsf - ovvero uno strumento successivamente assorbito dal Mes - le cui obbligazioni emesse e sottoscritte sul mercato sono pro quota garantite dai Paesi membri; tre, quota di capitale del Mes già versata nelle sue casse. Con l'approvazione del nuovo Qe di importo pari a 750 miliardi, la Bce ha peraltro allargato il novero degli strumenti finanziari acquistabili. «Abbiamo inoltre deciso di acquistare carta commerciale di adeguata qualità creditizia (in pratica attività assimilabili alle cambiali finanziarie, ndr)» scrive l'Eurotower, «e di espandere la gamma delle attività ammissibili come garanzia nelle nostre operazioni di rifinanziamento». Stante questa decisione non si vede quindi cosa possa impedire alla Bce di acquistare le quote già versate nel Mes da ciascuno Stato (che per l'Italia sono circa 14 miliardi) unitamente ai vari prestiti erogati direttamente o indirettamente attraverso l'Efsf ai Paesi in difficoltà. Per l'Italia stiamo parlando di altri 44 miliardi.Perché in questa fase di emergenza dove servono soldi sia opportuno - anzi necessario - coinvolgere la Bce e non il Mes lo capirebbe pure un bambino di prima elementare. La Banca centrale schiaccia un bottone e crea tutta la moneta che vuole. Non ne rimarrà mai senza. Così come un qualsiasi computer non rimarrà mai a corto di lettere e numeri da scrivere. Il Mes ha invece in cassa circa 65 miliardi. Il confronto è impari. Da una parte 750 miliardi ampliabili all'infinito senza tante paturnie. Dall'altra, 65, cui se ne potrebbero aggiungere al massimo 625, ovvero la quota di capitale sottoscritta e non ancora versata. Per l'Italia sono 110 miliardi. Se il direttore generale li chiedesse stasera, dovrebbero essere scuciti in sette giorni. Ogni prestito che il Mes concede deve inoltre essere accompagnato da un programma di aggiustamento macroeconomico fatto di maggiori tasse e minori spese. Cioè, per finanziare l'eventuale costruzione di nuovi ospedali dovremmo chiedere i soldi (per il 17% peraltro nostri) a chi in questi anni ci ha praticamente imposto di chiuderli. E con il non trascurabile dettaglio che qualora l'Italia accettasse un prestito del Mes questo sarebbe regolato dalla legge del Lussemburgo anziché dell'Italia che invece si applica ai Btp. Questo significa che anche in caso di crollo dell'Eurozona, cosa ritenuta non improbabile come dichiarato ieri dal ministro francese Bruno Le Maire, l'Italia sarebbe comunque costretta a rimborsare questi prestiti in euro che oggi come domani non avrà diritto di emettere. Mentre invece un qualsiasi Btp, indipendentemente da chi lo detiene - sia esso JP Morgan o la casalinga di Voghera - verrebbe ridenominato in lire in caso di Eurexit. L'acquisto da parte della Bce di tutte le quote del Mes detenute dai rispettivi Paesi, nonché dei relativi crediti erogati ai Paesi in difficoltà, non configurerebbe quindi alcun indebito aiuto finanziario. Neppure i falchi tedeschi, le cui banche sono state salvate nel 2012 grazie al fatto che il Mes anche da noi finanziato ha rilevato dai loro portafogli i crediti marci verso Grecia & Co, potrebbero proferir parola. Ciascuno Stato riavrebbe indietro quanto speso. E gli acquisti potrebbero essere condotti dalle Banche centrali nazionali. Ciascuna delle quali rileva gli asset del rispettivo Paese. Cosa si potrebbero fare con 58 miliardi? Quasi 1.000 euro al mese per un anno ai 5 milioni di italiani in povertà assoluta oppure costruire oltre 500 ospedali. Tutte cose realizzabili senza fare un euro di debito, anzi in più, anzi addirittura abbassandolo. La domanda sorge spontanea. Perché Giuseppi e il Pd si oppongono?
Emanuele Fiano (Ansa)
L’ex deputato pd chiede di boicottare un editore ospite alla fiera patrocinata da Gualtieri e «reo» di avere un catalogo di destra.
Per architettare una censura coi fiocchi bisogna avere un prodotto «nero» ed etichettarlo con la dicitura «neofascista» o «neonazista». Se poi scegli un ebreo (si può dire in questo contesto oppure è peccato?) che è stato pure censurato come testimonial, hai fatto bingo. La questione è questa: l’ex parlamentare Pd, Emanuele Fiano, che già era passato alla cronaca come bersaglio dei pro Pal colpevoli di non averlo fatto parlare all’Università Ca’ Foscari di Venezia e contro il quale qualche idiota aveva mimato la P38, sta premendo per censurare una casa editrice colpevole di pubblicare dei libri pericolosi perché di destra. Anzi, di estrema destra.
Un frame del video dell'aggressione a Costanza Tosi (nel riquadro) nella macelleria islamica di Roubaix
Giornalista di «Fuori dal coro», sequestrata in Francia nel ghetto musulmano di Roubaix.
Sequestrata in una macelleria da un gruppo di musulmani. Minacciata, irrisa, costretta a chiedere scusa senza una colpa. È durato più di un’ora l’incubo di Costanza Tosi, giornalista e inviata per la trasmissione Fuori dal coro, a Roubaix, in Francia, una città dove il credo islamico ha ormai sostituito la cultura occidentale.
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.
Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.
Mohamed Shahin (Ansa). Nel riquadro, il vescovo di Pinerolo Derio Olivero (Imagoeconomica)
Per il Viminale, Mohamed Shahin è una persona radicalizzata che rappresenta una minaccia per lo Stato. Sulle stragi di Hamas disse: «Non è violenza». Monsignor Olivero lo difende: «Ha solo espresso un’opinione».
Per il Viminale è un pericoloso estremista. Per la sinistra e la Chiesa un simbolo da difendere. Dalla Cgil al Pd, da Avs al Movimento 5 stelle, dal vescovo di Pinerolo ai rappresentanti della Chiesa valdese, un’alleanza trasversale e influente è scesa in campo a sostegno di un imam che è in attesa di essere espulso per «ragioni di sicurezza dello Stato e prevenzione del terrorismo». Un personaggio a cui, già l’8 novembre 2023, le autorità negarono la cittadinanza italiana per «ragioni di sicurezza dello Stato». Addirittura un nutrito gruppo di antagonisti, anche in suo nome, ha dato l’assalto alla redazione della Stampa. Una saldatura tra mondi diversi che non promette niente di buono.






