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2021-10-08
Il M5s sta con la Lega. Battaglia in Aula contro la stangata
Matteo Salvini (Ansa)
Si allarga il fronte della protesta contro la possibilità di aumentare le tasse sulla casa inserita nella delega fiscale, attraverso la riforma del catasto. Quella che sembrava, all'interno della maggioranza, una battaglia condotta solo da Matteo Salvini, etichettata frettolosamente e strumentalmente come propaganda, arma di distrazione, diversivo, vede ora anche altri partiti ammettere che la stangata è effettivamente dietro l'angolo. Non è un caso che anche il M5s esca allo scoperto criticando aspramente la delega, anche se i ministri pentastellati, a differenza di quelli della Lega, l'hanno approvata in Consiglio dei ministri senza battere ciglio: «Vorremmo ricordare al ministro dell'Economia, Daniele Franco», attacca Emiliano Fenu, capogruppo del M5s nella commissione Finanze del Senato, «che all'interno della Nadef lui stesso ha scritto testualmente che “le costruzioni si mantengono su un sentiero di crescita robusto: il livello dell'attività resta ampiamente al di sopra dei livelli pre-crisi, +6,1% rispetto a febbraio 2020, e gli indicatori congiunturali tracciano segnali positivi per i prossimi mesi". In più», ricorda Fenu, «ha scritto che “gli incrementi del Pil che stiamo registrando riflettono già alcuni incentivi all'innovazione e all'efficientamento energetico finanziati dal Pnrr, ma non ne incorporano ancora il forte impulso agli investimenti pubblici, peraltro già in notevole crescita". Se ne deduce che il ministro Franco dovrebbe essere perfettamente consapevole della necessità non solo di prorogare il superbonus 110% al 2023, ma anche di tenere sempre aperta in futuro una finestra per sfruttare l'agevolazione, visti gli incredibili risultati che permetteranno alla stessa misura di ripagarsi. Dopo tutto quello che abbiamo fatto per il settore immobiliare, non possiamo permetterci di lanciare segnali equivoci, come si rischia anche di fare con il riferimento al catasto nella delega fiscale. Inutile nasconderci», sottolinea Fenu, «che le raccomandazioni Ue, da anni, chiedono all'Italia di abbassare le tasse sul lavoro compensando il minor gettito con la revisione delle rendite catastali, cioè con un aumento delle tasse sulla casa. Ma l'Ue, a maggior ragione in questa fase, sbaglia di grosso l'obiettivo. Peraltro in Italia la casa, anche la seconda casa, è il frutto dei risparmi proprio da lavoro», conclude Fenu, «è spesso il bene rifugio di pensionati che tutto sono fuorché detentori di fortune patrimoniali».
Sembra di leggere le parole di Salvini: la presa di posizione del M5s potrebbe tradursi, a quanto risulta alla Verità, in una azione parlamentare volta a cancellare dal testo della legge delega il riferimento al catasto. In questa direzione, sarebbero costanti i contatti tra leghisti e pentastellati, alla ricerca di un modo per raggiungere questo obiettivo. Dal punto di vista politico, intanto, le parole di Fenu finiscono per ampliare a dismisura il fronte parlamentare contrario ad approvare la delega fiscale così come partorita dal Consiglio dei ministri, e per spingere nell'angolo Pd e Forza Italia, che ora corrono il serio rischio di apparire come i paladini dell'aumento delle tasse sulla casa.
Ecco perché, nel giro di 24 ore, i toni di Forza Italia cambiano completamente, passando dal «questa riforma non potrà mai portare a un aumento delle tasse» a parole molto diverse: «Se si alzano le tasse», dice a La7 il sottosegretario alla Difesa e deputato di Forza Italia, Giorgio Mulè, «si alza Forza Italia dal governo. La nostra linea è chiara: non esiste un'ipotesi di aumento della pressione fiscale. Lo ribadisco, siamo l'antifurto fiscale della casa degli italiani». Da «le tasse non aumentano» a «se le tasse aumentano usciamo dal governo» c'è tutta la differenza del mondo. Dunque, piano piano, uno dopo l'altro, i partiti di maggioranza si accodano a Salvini, dimenticando tutte le accuse che erano state rivolte al leader del Carroccio in seguito alla decisione di non far presentare i ministri leghisti in Cdm al momento dell'approvazione della delega sul fisco.
A difendere la possibilità di aumentare le tasse sulla casa resta quindi, manco a dirlo, solo il Pd: «Le destre», sottolinea il capogruppo dem in commissione Finanze alla Camera, Gian Mario Fragomeli, «devono scegliere: vogliono stare con la parte d'Italia che è ferma o quella che investe per la crescita del Paese? Da questo punto di vista, la riforma del catasto è un'opportunità. Oggi, infatti, solo le imprese che mettono in atto un investimento produttivo, come ad esempio la realizzazione o la ristrutturazione di un capannone, sono obbligate agli aggiornamenti catastali. Chi invece non si muove oppure chi resta nell'abusivismo», aggiunge Fragomeli, «non ha alcun interesse a una fotografia dell'esistente immobiliare. L'aggiornamento del catasto, dunque, ribadiamo a parità di gettito, è un'opportunità per chi investe, per chi fa impresa e, allo stesso tempo, pagando tutti permetterebbe per tutti prelievi fiscali minori».
«Un effetto valanga sul mercato»
Sulla riforma del catasto la Lega tiene il punto, chiedendo lo stralcio dalla delega della parte relativa alla revisione degli estimi catastali. Ma cosa cambierebbe in concreto per i proprietari di casa e per il mercato degli immobili residenziali se questa revisione andasse a regime come previsto? Su questo tema diversi osservatori del settore, da Scenari immobiliari a Gabetti Patrigest, fino a Rina Prime, hanno preferito al momento non commentare. «Di sicuro ci sarà una conoscenza maggiore dell'effettiva presenza di immobili non noti al catasto, i cosiddetti “immobili fantasma", che si stima siano più di un milione in Italia», spiega alla Verità Andrea Polo, direttore comunicazione di Facile.it. «Ciò premesso, l'eventuale aumento delle rendite catastali avrebbe un effetto a catena su diverse tasse legate alle compravendite immobiliari. Come ad esempio l'imposta di registro, che è proporzionale al valore catastale: è pari al 2% per le prime case quando si acquista da un privato o da un'azienda che vende in regime di esenzione Iva. L'eventuale aumento della rendita – e quindi del valore catastale – potrebbe significare quindi un aumento dell'imposta di registro, e di conseguenza un allungamento dei tempi della compravendita: l'acquirente, trovandosi di fronte a una spesa maggiore del previsto, potrebbe aver bisogno di più tempo per perfezionare l'acquisto». Le cose si complicherebbero per le seconde case. «Sempre nel caso di acquisti da privati o da aziende in regime di esenzione Iva, per le seconde case l'imposta di registro è pari al 9% del valore catastale: il rischio stangata è dietro l'angolo», osserva Polo.
«In una delle nostre simulazioni abbiamo preso a esempio la compravendita di una seconda casa per un prezzo di 150.000 euro e una rendita catastale di 660 euro: attualmente l'imposta di registro è di circa 7500 euro, ma se aumentasse la rendita l'acquirente si potrebbe trovare a pagare più di 10.000 euro solo di imposta di registro. Questo potrebbe essere un forte deterrente», ragiona Polo. Il mercato delle abitazioni diverse dalla principale sta conoscendo una buona ripresa: «Da una nostra simulazione, nel primo trimestre del 2021 il peso delle richieste di mutuo per le seconde case è aumentato del 6% rispetto al primo trimestre 2020: queste domande sono ora il 7,5% del totale. Un andamento dovuto in parte all'effetto smartworking, ma anche al rientro in presenza degli studenti universitari, che ha spinto la domanda di abitazioni da acquistare per metterle a reddito, specie nelle grandi città». Il mercato, secondo Polo, «potrebbe essere impattato in maniera importante, anche perché sulle seconde case c'è da pagare l'Imu, che viene anch'essa calcolata in base alla rendita catastale». Non solo: «La rendita catastale influisce anche sul calcolo dell'Isee. Un aumento della rendita significherebbe un incremento dell'Isee anche per i proprietari di prima casa, con una serie di conseguenze: all'Isee sono infatti legati provvedimenti come il bonus sociale energia per lo sconto in bolletta per le famiglie bisognose, oltre al calcolo del costo di servizi come le rette per gli asili, le mense scolastiche, le Rsa per gli anziani. E anche l'accesso al fondo di garanzia per i mutui prima casa si può richiedere solo se l'aspirante mutuatario ha un Isee che non supera i 40.000 euro».
Senza dimenticare le imposte sulla successione, che «al momento sono appunto calcolate sulla base della rendita catastale dell'immobile che si sta ereditando», aggiunge Polo. Allo stato attuale dei fatti e senza aggiustamenti ulteriori, un intervento sulle rendite catastali avrebbe quindi una serie di conseguenze a catena, che potrebbero influenzare pesantemente la storica propensione degli italiani agli investimenti immobiliari.
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I due partiti al lavoro sugli emendamenti. Fi resta a guardare. I dem continuano a difendere la riforma: è una opportunità.Andrea Polo (Facile.it): «Cresceranno le imposte di registro sulle seconde abitazioni. Le modifiche all'Isee delle famiglie potrebbero far perdere alcune agevolazioni».Lo speciale contiene due articoli.Si allarga il fronte della protesta contro la possibilità di aumentare le tasse sulla casa inserita nella delega fiscale, attraverso la riforma del catasto. Quella che sembrava, all'interno della maggioranza, una battaglia condotta solo da Matteo Salvini, etichettata frettolosamente e strumentalmente come propaganda, arma di distrazione, diversivo, vede ora anche altri partiti ammettere che la stangata è effettivamente dietro l'angolo. Non è un caso che anche il M5s esca allo scoperto criticando aspramente la delega, anche se i ministri pentastellati, a differenza di quelli della Lega, l'hanno approvata in Consiglio dei ministri senza battere ciglio: «Vorremmo ricordare al ministro dell'Economia, Daniele Franco», attacca Emiliano Fenu, capogruppo del M5s nella commissione Finanze del Senato, «che all'interno della Nadef lui stesso ha scritto testualmente che “le costruzioni si mantengono su un sentiero di crescita robusto: il livello dell'attività resta ampiamente al di sopra dei livelli pre-crisi, +6,1% rispetto a febbraio 2020, e gli indicatori congiunturali tracciano segnali positivi per i prossimi mesi". In più», ricorda Fenu, «ha scritto che “gli incrementi del Pil che stiamo registrando riflettono già alcuni incentivi all'innovazione e all'efficientamento energetico finanziati dal Pnrr, ma non ne incorporano ancora il forte impulso agli investimenti pubblici, peraltro già in notevole crescita". Se ne deduce che il ministro Franco dovrebbe essere perfettamente consapevole della necessità non solo di prorogare il superbonus 110% al 2023, ma anche di tenere sempre aperta in futuro una finestra per sfruttare l'agevolazione, visti gli incredibili risultati che permetteranno alla stessa misura di ripagarsi. Dopo tutto quello che abbiamo fatto per il settore immobiliare, non possiamo permetterci di lanciare segnali equivoci, come si rischia anche di fare con il riferimento al catasto nella delega fiscale. Inutile nasconderci», sottolinea Fenu, «che le raccomandazioni Ue, da anni, chiedono all'Italia di abbassare le tasse sul lavoro compensando il minor gettito con la revisione delle rendite catastali, cioè con un aumento delle tasse sulla casa. Ma l'Ue, a maggior ragione in questa fase, sbaglia di grosso l'obiettivo. Peraltro in Italia la casa, anche la seconda casa, è il frutto dei risparmi proprio da lavoro», conclude Fenu, «è spesso il bene rifugio di pensionati che tutto sono fuorché detentori di fortune patrimoniali».Sembra di leggere le parole di Salvini: la presa di posizione del M5s potrebbe tradursi, a quanto risulta alla Verità, in una azione parlamentare volta a cancellare dal testo della legge delega il riferimento al catasto. In questa direzione, sarebbero costanti i contatti tra leghisti e pentastellati, alla ricerca di un modo per raggiungere questo obiettivo. Dal punto di vista politico, intanto, le parole di Fenu finiscono per ampliare a dismisura il fronte parlamentare contrario ad approvare la delega fiscale così come partorita dal Consiglio dei ministri, e per spingere nell'angolo Pd e Forza Italia, che ora corrono il serio rischio di apparire come i paladini dell'aumento delle tasse sulla casa.Ecco perché, nel giro di 24 ore, i toni di Forza Italia cambiano completamente, passando dal «questa riforma non potrà mai portare a un aumento delle tasse» a parole molto diverse: «Se si alzano le tasse», dice a La7 il sottosegretario alla Difesa e deputato di Forza Italia, Giorgio Mulè, «si alza Forza Italia dal governo. La nostra linea è chiara: non esiste un'ipotesi di aumento della pressione fiscale. Lo ribadisco, siamo l'antifurto fiscale della casa degli italiani». Da «le tasse non aumentano» a «se le tasse aumentano usciamo dal governo» c'è tutta la differenza del mondo. Dunque, piano piano, uno dopo l'altro, i partiti di maggioranza si accodano a Salvini, dimenticando tutte le accuse che erano state rivolte al leader del Carroccio in seguito alla decisione di non far presentare i ministri leghisti in Cdm al momento dell'approvazione della delega sul fisco. A difendere la possibilità di aumentare le tasse sulla casa resta quindi, manco a dirlo, solo il Pd: «Le destre», sottolinea il capogruppo dem in commissione Finanze alla Camera, Gian Mario Fragomeli, «devono scegliere: vogliono stare con la parte d'Italia che è ferma o quella che investe per la crescita del Paese? Da questo punto di vista, la riforma del catasto è un'opportunità. Oggi, infatti, solo le imprese che mettono in atto un investimento produttivo, come ad esempio la realizzazione o la ristrutturazione di un capannone, sono obbligate agli aggiornamenti catastali. Chi invece non si muove oppure chi resta nell'abusivismo», aggiunge Fragomeli, «non ha alcun interesse a una fotografia dell'esistente immobiliare. L'aggiornamento del catasto, dunque, ribadiamo a parità di gettito, è un'opportunità per chi investe, per chi fa impresa e, allo stesso tempo, pagando tutti permetterebbe per tutti prelievi fiscali minori».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-m5s-sta-con-la-lega-battaglia-in-aula-contro-la-stangata-2655249510.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="un-effetto-valanga-sul-mercato" data-post-id="2655249510" data-published-at="1633632678" data-use-pagination="False"> «Un effetto valanga sul mercato» Sulla riforma del catasto la Lega tiene il punto, chiedendo lo stralcio dalla delega della parte relativa alla revisione degli estimi catastali. Ma cosa cambierebbe in concreto per i proprietari di casa e per il mercato degli immobili residenziali se questa revisione andasse a regime come previsto? Su questo tema diversi osservatori del settore, da Scenari immobiliari a Gabetti Patrigest, fino a Rina Prime, hanno preferito al momento non commentare. «Di sicuro ci sarà una conoscenza maggiore dell'effettiva presenza di immobili non noti al catasto, i cosiddetti “immobili fantasma", che si stima siano più di un milione in Italia», spiega alla Verità Andrea Polo, direttore comunicazione di Facile.it. «Ciò premesso, l'eventuale aumento delle rendite catastali avrebbe un effetto a catena su diverse tasse legate alle compravendite immobiliari. Come ad esempio l'imposta di registro, che è proporzionale al valore catastale: è pari al 2% per le prime case quando si acquista da un privato o da un'azienda che vende in regime di esenzione Iva. L'eventuale aumento della rendita – e quindi del valore catastale – potrebbe significare quindi un aumento dell'imposta di registro, e di conseguenza un allungamento dei tempi della compravendita: l'acquirente, trovandosi di fronte a una spesa maggiore del previsto, potrebbe aver bisogno di più tempo per perfezionare l'acquisto». Le cose si complicherebbero per le seconde case. «Sempre nel caso di acquisti da privati o da aziende in regime di esenzione Iva, per le seconde case l'imposta di registro è pari al 9% del valore catastale: il rischio stangata è dietro l'angolo», osserva Polo. «In una delle nostre simulazioni abbiamo preso a esempio la compravendita di una seconda casa per un prezzo di 150.000 euro e una rendita catastale di 660 euro: attualmente l'imposta di registro è di circa 7500 euro, ma se aumentasse la rendita l'acquirente si potrebbe trovare a pagare più di 10.000 euro solo di imposta di registro. Questo potrebbe essere un forte deterrente», ragiona Polo. Il mercato delle abitazioni diverse dalla principale sta conoscendo una buona ripresa: «Da una nostra simulazione, nel primo trimestre del 2021 il peso delle richieste di mutuo per le seconde case è aumentato del 6% rispetto al primo trimestre 2020: queste domande sono ora il 7,5% del totale. Un andamento dovuto in parte all'effetto smartworking, ma anche al rientro in presenza degli studenti universitari, che ha spinto la domanda di abitazioni da acquistare per metterle a reddito, specie nelle grandi città». Il mercato, secondo Polo, «potrebbe essere impattato in maniera importante, anche perché sulle seconde case c'è da pagare l'Imu, che viene anch'essa calcolata in base alla rendita catastale». Non solo: «La rendita catastale influisce anche sul calcolo dell'Isee. Un aumento della rendita significherebbe un incremento dell'Isee anche per i proprietari di prima casa, con una serie di conseguenze: all'Isee sono infatti legati provvedimenti come il bonus sociale energia per lo sconto in bolletta per le famiglie bisognose, oltre al calcolo del costo di servizi come le rette per gli asili, le mense scolastiche, le Rsa per gli anziani. E anche l'accesso al fondo di garanzia per i mutui prima casa si può richiedere solo se l'aspirante mutuatario ha un Isee che non supera i 40.000 euro». Senza dimenticare le imposte sulla successione, che «al momento sono appunto calcolate sulla base della rendita catastale dell'immobile che si sta ereditando», aggiunge Polo. Allo stato attuale dei fatti e senza aggiustamenti ulteriori, un intervento sulle rendite catastali avrebbe quindi una serie di conseguenze a catena, che potrebbero influenzare pesantemente la storica propensione degli italiani agli investimenti immobiliari.
Jacques e Jessica Moretti con i loro avvocati (Ansa)
L’interrogatorio di oggi, a quanto risulta, ha riguardato i beni della coppia e le loro (sempre meno chiare) attività imprenditoriali, mentre un nuovo confronto sull’incendio si dovrebbe tenere domani. Ma questo è bastato per far prendere alle autorità svizzere, finalmente, la decisione di applicare per i due, accusati di omicidio colposo, lesioni e incendio colposo, le misure cautelari che i parenti delle vittime si aspettavano già da giorni. Per quanto riguarda Jaques, la procuratrice Catherine Seppey ha ritenuto che la sua nazionalità francese e le sue abitudini di spostarsi frequentemente da un luogo all’altro per affari fossero elementi sufficienti per ipotizzare che l’uomo potesse lasciare la Svizzera per tornare in patria. Soprattutto perché la Francia è un Paese che non estrada i suoi cittadini. L’uomo, al termine dell’incontro in Procura, è stato visto salire su un mezzo della polizia per essere tradotto in carcere.
La signora Moretti, invece, è uscita dagli uffici della polizia scortata dai suoi legali ed è stata mandata a casa, dove la Procura avrebbe chiesto per lei le misure domiciliari: dovrà indossare un braccialetto elettronico e presentarsi ogni tre giorni per la firma. Nell’immensa tragedia che ha stravolto la vita di tante famiglie, questo è il primo momento di riallineamento alla realtà dell’inchiesta svizzera, che fino ad oggi - anche a fronte di evidenze gravissime, dagli abusi dei gestori ai mancati controlli da parte degli enti pubblici - aveva tenuto un approccio ritenuto da molti troppo blando.
Nelle prossime 48 ore, comunque, la decisione dell’arresto e delle misure cautelari dovrà essere confermata dal giudice che si occupa, a livello cantonale, dei provvedimenti coercitivi.
Jessica, dunque, si sarebbe risparmiata il carcere in quanto - secondo alcuni media francesi - sarebbe madre di un bambino di 10 mesi (oltre a un primo figlio più grande, presente la sera dell’incendio come capo staff del locale andato a fuoco). La donna era arrivata oggi mattina a Sion, sede della procura generale del Canton Vallese, mano nella mano con Jaques, accompagnata dagli avvocati che seguono la coppia e scortata dalla polizia. I due erano entrati da una porta laterale degli uffici e lei - che la notte dell’incendio era presente a Le Constellation - con gli occhialoni scuri calati sulla faccia non aveva risposto ai giornalisti che la sollecitavano a porgere le scuse alle vittime.
Una volta uscita dall’interrogatorio, invece, trovatasi sola e con il marito in partenza per il carcere, Jessica ha parlato: «I miei pensieri costanti vanno alle vittime e alle persone che lottano tutt’oggi. È una tragedia inimmaginabile e mai avremmo pensato che potesse accadere. Si è verificata nella nostra struttura e ci tengo a chiedere scusa», ha detto, piangendo. Parole che, però, nella mente di chi vive un lutto così enorme, non riescono a cancellare l’idea che lei, quella notte davanti al fuoco che divampava, sia fuggita senza prestare soccorsi, se non addirittura con l’incasso della serata stretto tra le braccia.
Oggi, in Svizzera, era lutto nazionale e durante la cerimonia commemorativa dedicata alle vittime il consigliere di Stato del Canton Vallese, Stéphane Ganzer, ha fatto una promessa: «Adesso arriva il tempo della giustizia», ha detto. «È chiaro che avremmo potuto evitare questo dramma. Avremmo dovuto evitarlo. Ma ora la giustizia agirà in maniera rigorosa e indipendente».
Sempre oggi, il premier Giorgia Meloni, intervenendo alla usuale conferenza stampa di inizio anno, ha dichiarato: «Quello che è successo a Crans-Montana non è una disgrazia, è il risultato di troppe persone che non hanno fatto il loro lavoro o che pensavano di fare soldi facili. Ora le responsabilità devono essere individuate e perseguite». Ma torniamo, per un momento, a Jessica e al marito con due particolari che, se confermati, dicono molto della coppia, riportati dal quotidiano svizzero Inside Paradeplatz. Innanzitutto i domiciliari: la signora Moretti li passerà in un ambiente particolarmente confortevole, ossia la villa da 500 metri quadrati, di cui 147 di giardino, acquistata appena un anno fa dai due nel Comune di Lens per oltre 400.000 franchi. Per quanto riguarda Jaques, invece, sempre lo stesso quotidiano, scavando meglio sugli arresti che l’uomo in passato aveva scontato, ha scoperto che già avevano a che fare con la Svizzera. Secondo quanto riportato, infatti, Jaques, allora trentenne, abitava in un paesino francese ai confini con la Svizzera e da lì inviava giovani donne francesi a Ginevra per fare le «accompagnatrici» nelle località di lusso. Nel 2005 i francesi allertarono la polizia, ma poiché in Svizzera la prostituzione non è illegale, Jaques fu condannato in Francia a 12 mesi di carcere, dei quali ne scontò appena quattro. Intanto spuntano nuove accuse per la coppia: la notte della strage tolsero dai social video e foto del locale. A riferirlo uno dei legali delle vittime, l’avvocato Romain Jordan.
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«Gomorra. Le Origini» (Sky)
Non sarebbe stato il futuro, hanno deciso infine, ma il passato a permettere loro di continuare a vivere di Gomorra e dei suoi personaggi. Così, a cinque anni dall’ultima puntata della serie televisiva, dopo un film che ha approfondito verticalmente l’esistenza di uno fra i suoi protagonisti, gli sceneggiatori hanno scelto di confezionare un prequel di Gomorra. E di farlo insieme a Roberto Saviano. La storia, infatti, è frutto di un guizzo estemporaneo, calato, però, all'interno del romanzo originale: riavvolgere il nastro e spiegare (o provare a) come si sia arrivati laddove tutto è cominciato, a Secondigliano e alle lotte per il potere.
Pietro Savastano, allora, non boss, ma ragazzino. Gomorra: Le Origini, su Sky dalla prima serata di venerdì 9 gennaio, torna al 1977, all'anno in cui don Pietro Savastano è solo Pietro: un adolescente di strada, figlio di una famiglia indigente, di una Secondigliano povera e priva di mezzi. Sogna un futuro migliore, come gli amici che lo circondano. Ma questo futuro non sa come costruirlo, né con quali strumenti. Di lì, dunque, la scelta di accodarsi ad Angelo, detto 'a Sirena, reggente di quel pezzo di Napoli che per Savastano e i suoi amici è un tutto senza confini. Di qui, il fascino subito, l'invidia, la voglia di detenere un giorno quello stesso potere, quella stessa ricchezza.
Lo show, in sei episodi, racconta l'ascesa di don Pietro, quel don Pietro che sarebbe diventato padre di Gennaro Savastano e, dunque, motore della Gomorra vera e propria. Pare un romanzo di formazione al contrario, un romanzo di corruzione, la storia di un ragazzino che ha scelto di non scegliere, rimanendo dentro quelle storture che la prossimità gli ha insegnato a conoscere e riconoscere. Pietro Savastano, andando appresso ad Angelo, 'a Sirena, viene introdotto tra le fila della Camorra, al modus operandi della criminalità. Diventa quel che avrebbe dovuto evitare di essere. Ed è in questa sua metamorfosi che germina il seme di Gomorra, così come sette anni di messa in onda televisiva ce l'hanno raccontata.
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La normativa europea ha previsto un sistema graduale: nel 2024 copertura del 40% delle emissioni prodotte, poi salita al 70% nel 2025 e al 100% quest’anno. Un report del Centro studi Confindustria Sardegna ha disegnato uno scenario degli impatti della direttiva Ets trasporto marittimo sulle imprese dell’isola. Nello studio si sottolinea che se per un verso l’imposta dovrebbe accelerare l’introduzione di «innovazioni tecnologiche in grado di fornire un contributo estremamente significativo nella transizione ecologica, per un altro, ad oggi, assistiamo a un incremento esorbitante delle tariffe delle navi a totale discapito del sistema produttivo e del mercato finale». Considerando le due tratte più battute, la Cagliari-Livorno e, viceversa, la Olbia-Livorno, nel primo caso, nel 2024 l’Ets costava 6 euro a metro lineare per mezzo imbarcato (la misura media è di 13,6 metri lineari), con un costo complessivo di 81,60 euro. Nel 2025 l’importo a metro è passato a 16 euro con un sovraccosto di 217,60 euro. Per il 2026 con l’Ets al 100% l’onere, come ipotizza Confindustria, sarà di 27,14 euro a metro lineare e una maggior spesa per mezzo imbarcato di 369,10 euro. Questi rincari si scaricano lungo la filiera fino al consumatore finale. Il sistema Ets sta portando a un aumento anche del costo dei biglietti per i passeggeri. Le compagnie di navigazione hanno inserito nei preventivi una voce specifica, spesso chiamata «Supplemento Ets» o «Eco-Surcharge». Non è una tariffa fissa, ma varia in base alla lunghezza della tratta (ad esempio, la Civitavecchia-Olbia costa meno di supplemento rispetto alla Genova-Porto Torres). Poiché nel 2026 le compagnie devono coprire il 100% delle loro emissioni l’impatto sul prezzo finale è ora più visibile. C’è una nota parzialmente positiva: l’Unione europea ha previsto una deroga (esenzione) per i contratti di Continuità Territoriale fino al 2030. Questo significa che sulle rotte soggette a oneri di servizio pubblico (quelle «statali» con tariffe agevolate per i residenti), l’aumento dovrebbe essere nullo o molto contenuto. Il problema però è che molte rotte per la Sardegna sono operate in regime di «libero mercato» (soprattutto in estate o su tratte non coperte dalla continuità). Su queste navi, il rincaro Ets viene applicato pienamente e pagato da tutti, residenti e turisti. Alcune compagnie stanno cercando di compensare questi costi viaggiando a velocità ridotta per consumare meno carburante e pagare meno tasse, allungando però i tempi di percorrenza. Le aziende sarde hanno problematiche da affrontare anche per rimanere competitive. Per chi vuole risparmiare vale la regola dei voli, ovvero prenotare prima possibile perché i last minute sono diventati sensibilmente più costosi rispetto al passato.
Confitarma, l’associazione degli armatori, ha stimato che l’impatto totale per il sistema Italia nel 2026 dagli Ets a pieno regime, supererà i 600 milioni di euro. Questo costo, avverte l’organizzazione, non può essere assorbito dagli armatori senza mettere a rischio la sopravvivenza delle rotte. È inevitabile, se ne deduce, che potrebbe essere scaricato sulle tariffe. Cifre ufficiali non ci sono.Non c’è solo l’Ets. La Fuel Eu, altro regolamento europeo per diminuire le emissioni di gas serra, crea un costo aggiuntivo in Europa nel 2025 almeno tra 250 e 300 euro a tonnellata. L’aumento dei costi dei traghetti potrebbe spingere alcune aziende a preferire il trasporto tutto su gomma, dove possibile o a delocalizzare, aumentando le emissioni. Pertanto l’imprenditoria sarda si trova a dover pagare una tassa ambientale che chi produce in Lombardia o in Francia, usando camion su strada, non deve pagare allo stesso modo, creando una disparità di mercato. Cna Fita Sardegna ha segnalato che gli aumenti incidono in modo particolare sulle piccole imprese artigiane, già penalizzate dall’assenza di economie di scala e dall’impossibilità di accedere a meccanismi di compensazione automatica.
Sulla Cagliari-Livorno il costo a metro lineare è salito recentemente a 28,50 euro, con un totale di 387,60 euro per semirimorchio. Confrontando i dati con l’ultimo trimestre del 2025, la crescita arriva al 50%. La tratta Olbia-Livorno registra 23,60 euro a metro lineare, con un incremento del 43% rispetto al trimestre precedente. Le tariffe rischiano di rendere insostenibile la logistica per le aziende e c’è il pericolo di una stangata sui prezzi dei beni che viaggiano via mare.Intanto i marittimi respingono l’idea che questi aumenti abbiano a che fare con il costo del lavoro. «Sulle navi si naviga con equipaggi sempre più ridotti», spiegano, «spesso al limite della sicurezza. Non solo non beneficiamo di questi rincari, ma ne subiamo le conseguenze». Secondo i rappresentanti dei lavoratori del mare, negli ultimi anni le compagnie hanno puntato al contenimento dei costi comprimendo il personale. «Si parla di sostenibilità ambientale, ma non di sostenibilità sociale», sottolineano.
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Ecco #DimmiLaVerità del 9 gennaio 2026. Il costituzionalista Stefano Ceccanti, ex parlamentare Pd, spiega le ragioni del comitato La Sinistra che vota Si al referendum sulla giustizia.