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2018-06-01
Il M5s guarda avanti: test di desistenza alla prova dei Comuni
ANSA
Un sesto degli elettori italiani (oltre 6,9 milioni) chiamati alle urne e un voto, quelle delle Amministrative in programma per domenica 10 giugno, che rappresenterà un importante indicatore per valutare l'orientamento della base dopo settimane di infinite trattative a Roma per la formazione del nuovo governo.
Lega e Movimento 5 stelle sono i due partiti che sperano di trarre i maggiori vantaggi dalla competizione. Il Carroccio nutre, infatti, l'ambizione di ribadire anche a livello locale una supremazia nel centrodestra, mentre tra i pentastellati l'obiettivo è quello di prosciugare ulteriormente il bacino dei consensi fino a poco tempo fa indirizzati al Pd. Riflettori ovviamente puntati sui 20 capoluoghi di provincia: Ancona (in questo caso anche capoluogo della Marche), Avellino, Barletta, Brescia, Brindisi, Catania, Imperia, Massa, Messina, Pisa, Ragusa, Siena, Siracusa, Sondrio, Teramo, Terni, Trapani, Treviso, Vicenza e Viterbo.
Tra i 763 centri chiamati ad eleggere il sindaco e a rinnovare il Consiglio comunale sono solo 4 quelli amministrati dal M5s (Ragusa in Sicilia, Pomezia nel Lazio e Assemini in Sardegna) e uno (Quarto in Campania) conquistato nel 2015, dove si torna a votare anticipatamente. Nell'unico capoluogo di provincia amministrato, Ragusa, il sindaco uscente Federico Piccitto non si è ricandidato dopo alcuni contrasti interni con i big locali del Movimento. Al suo posto i grillini sostengono la corsa di Antonio Tringali. Sempre in Sicilia i vertici pentastellati sperano di bissare il successo conseguito alle ultime Politiche e proveranno a portare sotto la loro egida realtà importanti come Catania e Messina, ma dovranno fare i conti con un centrodestra che su base locale (lo dimostra il successo di Nello Musumeci alle recenti Regionali) ha dimostrato di avere ancora appeal. Non è forse un caso che Luigi Di Maio, nonostante una situazione convulsa a livello centrale, si sia più volte fatto vedere da queste parti per tirare la volata ai suoi rappresentanti sul territorio.
Interessanti saranno anche le sfide di Siena e Vicenza dove il M5s ha deciso di non presentare simbolo e candidati. Una mossa che tanto somiglia a un patto di desistenza nei confronti del centrodestra e, in particolare, della Lega. Proprio nella città del Palio la coalizione guidata da Matteo Salvini punta forte su Luigi De Mossi. Stesso discorso in terra vicentina dove Francesco Rucco, appoggiato da Lega, Forza Italia e Fdi, aspira a conquistare buona parte dell'elettorato grillino, rimasto senza riferimento.
E tuttavia al Nord il M5s parte teoricamente da una posizione arretrata rispetto agli schieramenti tradizionali. Ciò non significa che il centrosinistra goda di buona salute. Anzi, nel Pd aleggia forte lo spettro di una nuova batosta dopo quelle rimediate alle Politiche e alle Regionali in Molise, Friuli Venezia Giulia e Valle d'Aosta. A Brescia la scontro sarà tra il primo cittadino uscente Emilio Del Bono (centrosinistra) e la candidata del centrodestra Paola Vilardi. Sembra possedere poche chance di successo Guido Ghidini (M5s).
I dem rischiano di soccombere anche a Treviso, storica roccaforte leghista, che nel 2013 aveva virato sorprendentemente a sinistra. L'uscente Giovanni Manildo si ricandida anche in questo nuova tornata e per ottenere un nuovo mandato da sindaco dovrà battere il suo principale avversario, Mario Conte, appoggiato da tutto il centrodestra, uno schieramento che il 4 marzo ha raccolto in città il 44 per cento dei voti. Perfino Pisa potrebbe tradire il centrosinistra e affidarsi, dopo 47 anni, a una maggioranza a trazione blu. A contribuire a quest'esito, da più parti definito storico, potrebbe contribuire anche la scelta dei bersaniani di Mdp di non sostenere il candidato del Pd Andrea Serfogli. Spera e medita il colpaccio Michele Conti, con un passato da consigliere comunale nelle fila di An, e oggi sostenuto da tutto il centrodestra.
Le uniche speranze concrete di riconfermare un sindaco uscente il Pd le conserva forse ad Ancona. Il primo cittadino Valeria Mancinelli dovrà vedersela con Stefano Tombolini, candidato di una lista civica che ha ricevuto il sostegno di tutto il centrodestra, e da Daniela Diomedi, del M5s.
A destra, invece, uno dei duelli più significativi si annuncia ad Imperia, città feudo di Claudio Scajola. L'ex ministro corre per la poltrona di sindaco contro il centrodestra ufficiale che schiera Luca Lanteri. Per quest'ultimo si stanno spendendo molto il governatore Giovanni Toti e lo stesso Salvini, a conferma dell'attenzione con cui i leader del centrodestra guardano al capoluogo ligure. Il centrosinistra è guidato da Guido Abbo, mentre la candidata del M5s è Maria Nella Ponte.
Antonio Ricchio
«A Brescia ho unito il centrodestra»
L'intervista a Paola Vilardi, forzista e candidata per il centrodestra alla poltrona più importante di Palazzo Loggia non può che cominciare dalla tenuta della coalizione. A Brescia, Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia, Udc, Il popolo della famiglia e X Brescia civica sono compatti nel supporto alla candidata sindaco, come confermato nella telefonata con Silvio Berlusconi arrivata a margine della recente visita in città del capogruppo azzurro alla Camera, Mariastella Gelmini, e del governatore della Liguria, Giovanni Toti. Vilardi, avvocato, già assessore all'Urbanistica nella giunta di centrodestra guidata da Adriano Paroli (che alle Amministrative del 2013 venne poi battuto dall'attuale sindaco di centrosinistra, Emilio Del Bono) ed ex presidente del Consiglio provinciale, ha ribadito al suo leader «che a Brescia il centrodestra è più che mai unito». Nella Leonessa d'Italia la disfida per il governo della città vede in corsa, oltre ai tre big, Del Bono, Vilardi e Guido Ghidini per il M5s, cinque outsider, ovvero Laura Castagna per Bs italiana - Forza nuova - Azione sociale, Leonardo Peli per Pro Brixia il Bigio, Alberto Marino per Potere al popolo, Lamberto Lombardi per il Pci e Davide De Cesare per Casa Pound.
Scusi che cosa le ha risposto Berlusconi?
«Che non aveva dubbi che a livello locale la Lega fosse un alleato fedele».
Alleanza di centrodestra che dunque a Brescia tiene.
«Abbiamo lavorato molto per tenere unito il centrodestra. L'elaborazione del programma è stato il collante. L'abbiamo steso tutti assieme e contiene i temi che per ciascuno dei componenti dell'alleanza sono importanti».
Tra le quali vi sono anche l'immigrazione e la sicurezza, tematiche molto care all'alleato leghista.
«Sono snodi imprescindibili per tutta la coalizione. Per quanto riguarda l'immigrazione, diciamo meno buonismo e più controlli. Se saremo eletti, chiederemo al governo una moratoria per non inviare altri richiedenti asilo sul territorio bresciano. Così come per noi è prioritaria la richiesta di chiusura delle moschee abusive. Una circolare della Regione Lombardia estende i paletti già fissati per le moschee alle associazioni e ai centri culturali religiosi. E consente ai sindaci, con un'ordinanza, qualora vi sia la certezza che ci si trova di fronte a un centro culturale islamico mascherato, di stabilirne la chiusura».
Lei e i suoi alleati siete da sempre molto critici rispetto alla gestione della sicurezza da parte del sindaco Del Bono.
«Il sindaco del Pd non ha affrontato il tema con la dovuta attenzione. Noi proponiamo un piano d'azione per la sicurezza, che preveda, tra i punti principali, anche la riapertura del presidio della Polizia locale in stazione, l'aumento delle pattuglie in borghese e tolleranza zero verso i parcheggiatori e i venditori abusivi».
Nell'alleanza di centrodestra che la sostiene c'è pure il Popolo della famiglia.
«Uno dei punti imprescindibili del nostro programma è il riconoscimento della famiglia come pilastro portante. E uno dei capitoli, pensato come un aiuto alle giovani coppie bresciane, è il reddito comunale di maternità, un contributo di 150 euro al mese per ogni figlio, dal quinto mese di gravidanza fino ai tre anni del bambino. I requisiti sono i parametri stabiliti dalla Regione tra cui entrambi i genitori che lavorano. Questo criterio andrà comunque integrato con quello della residenzialità: cinque anni di residenza».
Lei ha raccolto la proposta lanciata, dalla leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, di intitolare una via a Sana Cheema, la ragazza pakistana da anni residente a Brescia e uccisa nell'aprile scorso in Pakistan per il cui omicidio sono sotto accusa il padre e altri familiari.
«Su questo chiarisco innanzitutto che non vi è l'intenzione di cambiare il nome a via Bevilacqua, la strada in cui Sana abitava, ma di intitolarle una via vicina. Sulla tragica vicenda di Sana quel che mi ha lasciato senza parole è stato il silenzio di tutte le donne di sinistra. Che si indignano su tutto, ma non si sono indignate per un omicidio così efferato».
Ci crede nella vittoria? Se eletta sarebbe il primo sindaco donna di Brescia.
«L'entusiasmo che sento attorno a me mi gratifica molto. E mi spinge ancor più a fare bene e a crederci fino in fondo. Sì, ci credo nella vittoria. E diventare il primo sindaco donna della città sarebbe un ulteriore motivo d'orgoglio. La Brescia di Del Bono è una Brescia ripiegata su sé stessa. Io voglio una città che ritorni protagonista delle sfide del futuro».
Paola Gregorio
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A Siena e Vicenza nessun candidato grillino, strada spalancata a Lega e Forza Italia. I pentastellati contano di rifarsi sul Pd.Intervista con la candidata sindaco di Brescia, la forzista Paola Vilardi: «Ho unito il centrodestra. Punto su sicurezza, immigrazione, reddito di maternità».Lo speciale contiene due articoliUn sesto degli elettori italiani (oltre 6,9 milioni) chiamati alle urne e un voto, quelle delle Amministrative in programma per domenica 10 giugno, che rappresenterà un importante indicatore per valutare l'orientamento della base dopo settimane di infinite trattative a Roma per la formazione del nuovo governo. Lega e Movimento 5 stelle sono i due partiti che sperano di trarre i maggiori vantaggi dalla competizione. Il Carroccio nutre, infatti, l'ambizione di ribadire anche a livello locale una supremazia nel centrodestra, mentre tra i pentastellati l'obiettivo è quello di prosciugare ulteriormente il bacino dei consensi fino a poco tempo fa indirizzati al Pd. Riflettori ovviamente puntati sui 20 capoluoghi di provincia: Ancona (in questo caso anche capoluogo della Marche), Avellino, Barletta, Brescia, Brindisi, Catania, Imperia, Massa, Messina, Pisa, Ragusa, Siena, Siracusa, Sondrio, Teramo, Terni, Trapani, Treviso, Vicenza e Viterbo. Tra i 763 centri chiamati ad eleggere il sindaco e a rinnovare il Consiglio comunale sono solo 4 quelli amministrati dal M5s (Ragusa in Sicilia, Pomezia nel Lazio e Assemini in Sardegna) e uno (Quarto in Campania) conquistato nel 2015, dove si torna a votare anticipatamente. Nell'unico capoluogo di provincia amministrato, Ragusa, il sindaco uscente Federico Piccitto non si è ricandidato dopo alcuni contrasti interni con i big locali del Movimento. Al suo posto i grillini sostengono la corsa di Antonio Tringali. Sempre in Sicilia i vertici pentastellati sperano di bissare il successo conseguito alle ultime Politiche e proveranno a portare sotto la loro egida realtà importanti come Catania e Messina, ma dovranno fare i conti con un centrodestra che su base locale (lo dimostra il successo di Nello Musumeci alle recenti Regionali) ha dimostrato di avere ancora appeal. Non è forse un caso che Luigi Di Maio, nonostante una situazione convulsa a livello centrale, si sia più volte fatto vedere da queste parti per tirare la volata ai suoi rappresentanti sul territorio. Interessanti saranno anche le sfide di Siena e Vicenza dove il M5s ha deciso di non presentare simbolo e candidati. Una mossa che tanto somiglia a un patto di desistenza nei confronti del centrodestra e, in particolare, della Lega. Proprio nella città del Palio la coalizione guidata da Matteo Salvini punta forte su Luigi De Mossi. Stesso discorso in terra vicentina dove Francesco Rucco, appoggiato da Lega, Forza Italia e Fdi, aspira a conquistare buona parte dell'elettorato grillino, rimasto senza riferimento. E tuttavia al Nord il M5s parte teoricamente da una posizione arretrata rispetto agli schieramenti tradizionali. Ciò non significa che il centrosinistra goda di buona salute. Anzi, nel Pd aleggia forte lo spettro di una nuova batosta dopo quelle rimediate alle Politiche e alle Regionali in Molise, Friuli Venezia Giulia e Valle d'Aosta. A Brescia la scontro sarà tra il primo cittadino uscente Emilio Del Bono (centrosinistra) e la candidata del centrodestra Paola Vilardi. Sembra possedere poche chance di successo Guido Ghidini (M5s). I dem rischiano di soccombere anche a Treviso, storica roccaforte leghista, che nel 2013 aveva virato sorprendentemente a sinistra. L'uscente Giovanni Manildo si ricandida anche in questo nuova tornata e per ottenere un nuovo mandato da sindaco dovrà battere il suo principale avversario, Mario Conte, appoggiato da tutto il centrodestra, uno schieramento che il 4 marzo ha raccolto in città il 44 per cento dei voti. Perfino Pisa potrebbe tradire il centrosinistra e affidarsi, dopo 47 anni, a una maggioranza a trazione blu. A contribuire a quest'esito, da più parti definito storico, potrebbe contribuire anche la scelta dei bersaniani di Mdp di non sostenere il candidato del Pd Andrea Serfogli. Spera e medita il colpaccio Michele Conti, con un passato da consigliere comunale nelle fila di An, e oggi sostenuto da tutto il centrodestra.Le uniche speranze concrete di riconfermare un sindaco uscente il Pd le conserva forse ad Ancona. Il primo cittadino Valeria Mancinelli dovrà vedersela con Stefano Tombolini, candidato di una lista civica che ha ricevuto il sostegno di tutto il centrodestra, e da Daniela Diomedi, del M5s.A destra, invece, uno dei duelli più significativi si annuncia ad Imperia, città feudo di Claudio Scajola. L'ex ministro corre per la poltrona di sindaco contro il centrodestra ufficiale che schiera Luca Lanteri. Per quest'ultimo si stanno spendendo molto il governatore Giovanni Toti e lo stesso Salvini, a conferma dell'attenzione con cui i leader del centrodestra guardano al capoluogo ligure. Il centrosinistra è guidato da Guido Abbo, mentre la candidata del M5s è Maria Nella Ponte. 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Vilardi, avvocato, già assessore all'Urbanistica nella giunta di centrodestra guidata da Adriano Paroli (che alle Amministrative del 2013 venne poi battuto dall'attuale sindaco di centrosinistra, Emilio Del Bono) ed ex presidente del Consiglio provinciale, ha ribadito al suo leader «che a Brescia il centrodestra è più che mai unito». Nella Leonessa d'Italia la disfida per il governo della città vede in corsa, oltre ai tre big, Del Bono, Vilardi e Guido Ghidini per il M5s, cinque outsider, ovvero Laura Castagna per Bs italiana - Forza nuova - Azione sociale, Leonardo Peli per Pro Brixia il Bigio, Alberto Marino per Potere al popolo, Lamberto Lombardi per il Pci e Davide De Cesare per Casa Pound. Scusi che cosa le ha risposto Berlusconi? «Che non aveva dubbi che a livello locale la Lega fosse un alleato fedele». Alleanza di centrodestra che dunque a Brescia tiene. «Abbiamo lavorato molto per tenere unito il centrodestra. L'elaborazione del programma è stato il collante. L'abbiamo steso tutti assieme e contiene i temi che per ciascuno dei componenti dell'alleanza sono importanti». Tra le quali vi sono anche l'immigrazione e la sicurezza, tematiche molto care all'alleato leghista. «Sono snodi imprescindibili per tutta la coalizione. Per quanto riguarda l'immigrazione, diciamo meno buonismo e più controlli. Se saremo eletti, chiederemo al governo una moratoria per non inviare altri richiedenti asilo sul territorio bresciano. Così come per noi è prioritaria la richiesta di chiusura delle moschee abusive. Una circolare della Regione Lombardia estende i paletti già fissati per le moschee alle associazioni e ai centri culturali religiosi. E consente ai sindaci, con un'ordinanza, qualora vi sia la certezza che ci si trova di fronte a un centro culturale islamico mascherato, di stabilirne la chiusura». Lei e i suoi alleati siete da sempre molto critici rispetto alla gestione della sicurezza da parte del sindaco Del Bono. «Il sindaco del Pd non ha affrontato il tema con la dovuta attenzione. Noi proponiamo un piano d'azione per la sicurezza, che preveda, tra i punti principali, anche la riapertura del presidio della Polizia locale in stazione, l'aumento delle pattuglie in borghese e tolleranza zero verso i parcheggiatori e i venditori abusivi». Nell'alleanza di centrodestra che la sostiene c'è pure il Popolo della famiglia. «Uno dei punti imprescindibili del nostro programma è il riconoscimento della famiglia come pilastro portante. E uno dei capitoli, pensato come un aiuto alle giovani coppie bresciane, è il reddito comunale di maternità, un contributo di 150 euro al mese per ogni figlio, dal quinto mese di gravidanza fino ai tre anni del bambino. I requisiti sono i parametri stabiliti dalla Regione tra cui entrambi i genitori che lavorano. Questo criterio andrà comunque integrato con quello della residenzialità: cinque anni di residenza». Lei ha raccolto la proposta lanciata, dalla leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, di intitolare una via a Sana Cheema, la ragazza pakistana da anni residente a Brescia e uccisa nell'aprile scorso in Pakistan per il cui omicidio sono sotto accusa il padre e altri familiari. «Su questo chiarisco innanzitutto che non vi è l'intenzione di cambiare il nome a via Bevilacqua, la strada in cui Sana abitava, ma di intitolarle una via vicina. Sulla tragica vicenda di Sana quel che mi ha lasciato senza parole è stato il silenzio di tutte le donne di sinistra. Che si indignano su tutto, ma non si sono indignate per un omicidio così efferato». Ci crede nella vittoria? Se eletta sarebbe il primo sindaco donna di Brescia. «L'entusiasmo che sento attorno a me mi gratifica molto. E mi spinge ancor più a fare bene e a crederci fino in fondo. Sì, ci credo nella vittoria. E diventare il primo sindaco donna della città sarebbe un ulteriore motivo d'orgoglio. La Brescia di Del Bono è una Brescia ripiegata su sé stessa. Io voglio una città che ritorni protagonista delle sfide del futuro». Paola Gregorio
Ursula von der Leyen (Ansa)
Il presidente del consiglio dà il via libera all’accordo con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay più altri sei Paesi latinoamericani «associati» lo ha annunciato commentando: «Esprimo soddisfazione per la decisione della Commissione europea di modificare, come richiesto dall’Italia, la proposta di nuovo quadro finanziario pluriennale». La Von der Leyen è stata sicuramente indotta a mollare i cordoni della borsa dal blitz americano in Uruguay. Era desiderosa di riguadagnare almeno una finestra sul cortile di casa di Donald Trump per far vedere che l’Europa (forse) c’è e la firma dell’accordo col Mercosur è prevista per il 12 gennaio in Paraguay.
In una lettera inviata ieri alla presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola (l’Europarlamento aveva bocciato i tagli alla Pac e l’abolizione, che comunque è confermata, del fondo per lo sviluppo rurale accorpato a quello di coesione) e al governo cipriota (ha la presidenza di turno dell’Europa) Ursula von der Leyen annuncia la disponibilità a utilizzare due terzi dei fondi accantonati per le spese non immediatamente disponibili nel bilancio 2028-2034 pari a circa 45 miliardi per aumentare gli stanziamenti per la Pac. In più vengono confermati altri 6,3 miliardi immediatamente attivabili.
Nulla però si dice sulla clausola di salvaguardia per i prodotti agricoli importati dal Sudamerica per quanto attiene pesticidi, salubrità e qualità paragonabili a quelli Ue. Su questo punto resta il no della Francia e la forte perplessità degli agricoltori italiani. Anche se il ministro per l’Agricoltura Francesco Lollobrigida in partenza per Bruxelles dove stamani si tiene - ospitata dalla Commissione - una sessione straordinaria di Agrifish, la riunione dei 27 ministri agricoli, proprio per sbloccare il sì al Mercosur, ha affermato: «La mossa della Von der Leyen è una bona notizia; non solo è stato annullato il taglio del 22% delle risorse destinate all’agricoltura per il periodo 2028-2034, ma la dotazione finanziaria è stata addirittura aumentata di 1 miliardo di euro». Forte perplessità su questi fondi aggiuntivi viene però dall’Istituto Jaques Delors che monitora i conti di Bruxelles.
A giudizio di Eulalia Rubio analista del centro studi «così si sta erodendo ancor prima di aver approvato il bilancio il fondo di riserva; utilizzare i soldi Ue per compensare i risultati degli accordi commerciali ha senso, ma se si vuole farlo bisogna creare uno strumento aggiuntivo, come è stato fatto dopo la Brexit, altrimenti i conti non tornano». La Francia comunque resta contraria al trattato. Gli agricoltori sono in marcia con i trattori verso Parigi. Fnsea e la Confederation Paysanne sono state ricevute ieri da Sébastien Lecornu, ma non sono soddisfatte. Il primo ministro e il ministro dell’Agricoltura Annie Genevard hanno promesso per oggi un decreto per impedire l’importazione in Francia di prodotti agricoli sudamericani trattati con sostanze chimiche vietate in Europa. È di fatto la clausola di salvaguardia che anche l’Italia chiedeva all’Ue e che Parigi ha deciso di farsi da sola anche perché gli agricoltori transalpini restano mobilitati sia per la crisi della zootecnia derivante dall’epidemia di dermatite bollosa che sta decimando le mandrie sia per la minaccia della concorrenza derivante dall’accordo Ue-Mercosur.
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Lo ha detto il ministro dell'Agricoltura nella conferenza stampa tenutasi a Bruxelles.
Bernardo Lodispoto (Imagoecoenomica)
Secondo l’ipotesi investigativa, il presunto corruttore sarebbe un imprenditore della zona, piuttosto conosciuto, nonché quasi omonimo di un altro imprenditore già coinvolto in un’altra indagine che riguarda la Provincia. I due sarebbero legati da un rapporto di parentela. Le Fiamme gialle che hanno eseguito un decreto firmato dai pm della Procura di Trani, Marco Gambardella e Francesco Tosto, che coordinano un fascicolo aperto lo scorso anno e che si fonda su una serie di intercettazioni, cercavano in particolare una cartellina gialla, convinte, probabilmente dal contenuto delle conversazioni captate, che all’interno ci fosse il denaro, ovvero il corrispettivo di una possibile mazzetta.
Secondo le indiscrezioni riportate dal quotidiano locale, il contenitore sarebbe effettivamente stato trovato dai finanzieri che hanno effettuato la perquisizione, ma all’interno non ci sarebbero stati i contanti.
Proprio le intercettazioni avrebbero fatto emergere gli indizi di un presunto patto corruttivo che coinvolgerebbe Lodispoto, Marchio Rossi e il consigliere Sgarra, ai quali a vario titolo l’imprenditore si sarebbe rivolto per aggiudicarsi un appalto relativo a una strada sul territorio provinciale. Secondo quanto risulta a La Verità, alcuni degli indagati potrebbero aver presentato ricorso al tribunale del Riesame. E forse gli atti che verranno depositati in quella sede potranno rendere più chiare le singole responsabilità che i pm attribuiscono agli indagati. Lodispoto, che nella vita svolge la professione di avvocato, è alla guida della Provincia Bat dal 26 settembre 2019, con il sostegno anche di una parte del centrodestra, ed è una delle colonne della politica del territorio. Sindaco di Santa Margherita di Savoia per la prima volta dal 1987 al 1990, è stato poi eletto due volte, nel 1994 e nel 1998, consigliere della Provincia di Foggia. Incarico lasciato nel 1999 per andare a ricoprire la carica di assessore provinciale alle Risorse economiche e finanziarie. Nel 2008, racconta il suo curriculum, viene di nuovo eletto consigliere provinciale a Foggia, ruolo che ricopre contestualmente, tra il 2009 e il 2014, nella neonata Provincia Bat. Nel 2018 viene di nuovo eletto sindaco a Santa Margherita di Savoia e poi confermato nel 2023, in entrambi casi sostenuto da una coalizione civica.
Nel 2019, come detto, viene eletto presidente della Provincia Bat. Non senza tensioni, almeno nell’ultimo anno, visto che nel luglio scorso gli esponenti del Pd della giunta provinciale hanno rimesso le deleghe, chiedendo discontinuità su ambiente e rifiuti. Insomma, una carriera politica quasi quarantennale, finora senza inciampi giudiziari. Tanto che la notizia dell’indagine su di lui, filtrata un mese dopo le perquisizioni, ha colto molti di sorpresa. Nel 2020, però, Lodispoto era scivolato su una buccia di banana comunicativa, che aveva scatenato una polemica a livello nazionale.
In un video promozionale sulle iniziative della notte di San Silvestro, si vedeva Lodispoto che, imitando il dialetto siciliano con panama in testa e occhiali da sole specchiati, prometteva di lavorare bene per tutti. Una mossa che, in virtù del fatto che la che manifestazione era prevista in piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale ucciso dalla mafia, aveva scatenato le ire dei parlamentari di Fratelli d’Italia, Marcello Gemmato e Fabio Rampelli, che avevano anche presentato un’interrogazione parlamentare. Lodispoto si era difeso sostenendo di essere stato inserito nello spot a sua insaputa, ma la vicenda aveva portato a una polemica tra l’allora governatore della Puglia Michele Emiliano, che accusava i due deputati di Fdi di aver «inventato» un suo «coinvolgimento su una vicenda che non solo non mi riguarda ma di cui tutti ignoravano l’esistenza, me compreso, sino a poche ore fa. Io non ho problemi a dire che con la mafia non si scherza e che quel video non mi piace».
L’ormai ex presidente della Puglia aveva anche annunciato un’azione legale nei confronti di Gemmato e Rampelli: «Ci vediamo in tribunale». I due parlamentari si erano detti stupiti «della mancata reazione a questa vergogna del governatore Emiliano, magistrato in aspettativa che ha combattuto la mafia pugliese nella sua carriera togata forse perché sostenuto nelle elezioni primarie per la presidenza della Regione dallo stesso Lodispoto».
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Ecco #DimmiLaVerità del 7 gennaio 2026. Il nostro Alessandro Rico commenta l'emergenza sicurezza: omicidi e delitti in serie ma non si riesce a mettere un argine.