Il costituzionalista e il caso Lotito. «Sanatoria o rischio stop al Senato»
I 193 senatori eletti ma non proclamati: il professor Fares sollecita una soluzione

Se non si troverà in tempi molto brevi una soluzione ai casi Lotito e Boccardi in Senato c’è il rischio concreto che 193 senatori eletti ma non definitivamente proclamati non possano votare il presidente della Repubblica a febbraio del prossimo anno.

“Il problema non riguarda solo l’elezione del capo dello Stato”, spiega alla Verità il professore di Istituzioni di diritto pubblico dell’Università Roma Tre, Guerino Fares, «ma riguarda tutte le funzioni che questi senatori possono svolgere. Si tratta di una lacuna tale per cui non queste persone, seppur elette e proclamate dagli uffici regionali, non hanno ancora ottenuto la convalida della proclamazione».

Tutto è iniziato il 4 marzo del 2018, giorno delle ultime elezioni politiche. Vincenzo Carbone (in quota Forza Italia, poi passato ad Italia Viva) e Carmela Minuto (Fi) vengono eletti in Campania e Puglia. Non appena i loro nomi giungono a Palazzo Madama inizia un contenzioso legale mai risolto.

Subito dopo le elezioni il Viminale assegna il seggio Puglia 1 e due seggi Puglia 2 a Forza Italia. A Bari, però, l’ufficio elettorale per errore inverte le proporzioni e Boccardi resta a bocca asciutta. Nel caso del patron della Lazio, invece, c’è stato un errore di calcolo che ha causato un errato ripescaggio tra il seggio Campania 1 e Campania 3.

I due imprenditori partono subito all’attacco e fanno ricorso alla Giunta delle elezioni del Senato. Il 7 settembre arriva il responso. Lotito e Boccardi sono stati eletti e ora due altri senatori devono saltare. Da quel momento tutto tace, peccato che la mancata definizione delle due vicende in Campania e in Puglia impedisca che la giunta per le elezioni possa deliberare la proposta all’Assemblea di convalidare gli eletti nelle altre regioni: 193 persone che da tre anni e mezzo si trovano in un limbo politico in attesa di essere proclamati.

«È chiaro che le elezioni del presidente della Repubblica siano importantissime, ma qui bisogna capire se questi senatori possono lavorare o meno», dice Fares.

Come sottolinea il professore dell’università Roma Tre, l’articolo 1 del Regolamento del Senato prevede che «i Senatori acquistano le prerogative della carica e tutti i diritti inerenti alle loro funzioni, per il solo fatto della elezione o della nomina, dal momento della proclamazione se eletti, o dalla comunicazione della nomina se nominati».

Da queste poche righe si potrebbe intuire insomma che l’attività dei 193 senatori non potrebbe essere del tutto legittimata fino alla proclamazione. I dubbi, però, rimangono. «Se con proclamazione si intende quella a conclusione dell’iter (convalida dell’Aula su proposta della Giunta) allora rischiano di non poter votare, se invece si intende l’attività espletata, e i relativi dati forniti, dall’ufficio elettorale, come la dottrina giuridica ritiene evidenziando che la mancata convalida non sarebbe preclusiva dell’assunzione dello status di parlamentare, invece sì», dice il professor Fares.

Ci sarebbe, poi, ricorda Fares, l’articolo 83 della Costituzione secondo cui «il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri» e anche in questo caso verrebbe da pensare che i 193 senatori eletti nei collegi proporzionali, qualora non possano essere considerati membri a tutti gli effetti, non potrebbero avere accesso al voto.

Se dunque questi politici non avessero diritto a votare il capo dello Stato, allora nulla di quello che hanno fatto sino ad oggi in Senato avrebbe valore. Al contrario, invece, si porrebbe un serio problema di responsabilità contabile. «Ad oggi sembra quasi che si sia voluto bypassare un requisito formale, sia pure con valore di condizione risolutiva dell’efficacia della qualifica, sicché é difficile dire con certezza come potrebbe andare a finire. Posso aggiungere che il Regolamento del Senato non specifica quale organo debba procedere alla proclamazione con valore costitutivo», dice Fares, «sicché si può anche ritenere che tale funzione possa essere svolta anche dagli uffici elettorali regionali. Anche perché, onestamente, sarebbe difficile doversi trovare a cancellare il lavoro di 193 politici».

Alla fine, insomma, dice l’esperto si potrebbe trovare una soluzione di comodo per evitare di alzare un polverone ancora più grande.

La certezza su come andrà a finire, insomma, non c’è. Non sembrano esservi soluzioni definitive, in un quadro a dir poco nebuloso. Di sicuro, però, in attesa di chiarire i dubbi c’è stato un danno a livello politico a cui ora si dovrà mettere una pezza al più presto.

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