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2020-02-22
Il coronavirus ora fa paura. Siamo già a 16 casi fra il Veneto e la Lombardia
Codogno (Ansa)
I focolai italiani del coronavirus sono in Lombardia e Veneto. Solo nella prima i contagiati sono 14, uno dei quali in gravi condizioni. Cinque malati sono sanitari, entrati in contatto con i pazienti infetti. Anche a Padova è stata confermata la positività di due persone a un primo test, dato che ha fatto salire il bilancio a 16 nuovi contagiati sul territorio nazionale. E anche qui, uno dei due pazienti è considerato grave. L'epicentro, però, è nel Lodigiano, dove i contagiati sono otto e l'allerta riguarda 250 persone, isolate perché potenzialmente entrate in contatto con quello che è stato definito il «paziente zero». Un uomo che, però, è risultato negativo ai test del coronavirus creando un ulteriore rompicapo per gli esperti. Il «paziente zero» sarebbe un manager della Mae Spa di Fiorenzuola d'Arda, rientrato dalla Cina tra il 20 e il 21 gennaio. Il suo quadro clinico viene così riassunto dall'ospedale Sacco di Milano: il 10 febbraio ha avuto dei leggeri sintomi influenzali. E proprio in quelle ore pare abbia incontrato per una cena M. M., 38 anni, dipendente Unilever a Casalpusterlengo, residente a Castiglione d'Adda ma originario di Milano. I medici non sono ancora in grado di stabilire ufficialmente se sia stato proprio quel contatto a diffondere il virus, ma la coincidenza è questa: M. M. è finito in ospedale a Codogno, in provincia di Lodi, ed è in gravi condizioni. Il contagio potrebbe quindi essere avvenuto in un ristorante di Milano. Il 16 febbraio, solo pochi giorni dopo l'incontro, l'uomo è andato in ospedale accusando febbre alta, ma è stato dimesso. È tornato il 19 a causa di una violenta crisi respiratoria. E ieri è stata confermata la notizia: il paziente è contagiato.
Per amici, conoscenti e per tutte le persone che sono entrate in contatto con lui è scattata la quarantena. Le autorità hanno mappato i luoghi che ha frequentato negli ultimi giorni a Codogno e a Castiglione D'Adda. Prima di avvertire i sintomi è anche andato regolarmente al lavoro. La moglie, una insegnante all'ottavo mese di gravidanza, è ricoverata al Sacco di Milano. E con loro sono finiti in ospedale tre clienti di un bar di Codogno e il figlio del titolare dell'esercizio commerciale. Il figlio del barista ha giocato a calcetto con il trentottenne, mentre gli altri tre sono avventori del bar e non sarebbero mai entrati in contatto con M. M. in modo diretto. Alla fine della giornata di ieri il numero di persone identificate come entrate in contatto con i casi positivi al coronavirus nel Lodigiano era arrivato a quota 250. «Abbiamo 149 persone che sono contatti del trentottenne ricoverato a Codogno tra infermieri, parenti e conoscenti», ha confermato l'assessore regionale lombardo al Welfare, Giulio Gallera, che ha aggiunto: «Poi ci sono coloro che lavorano con lui in azienda e hanno avuto un contatto diretto, e ancora gli appartenenti alle attività sportive da lui frequentate». Ovviamente il numero è in crescita via via che vengono ricostruite le reti di contatti degli otto pazienti positivi. Una donna, collega del «paziente zero», è ricoverata in isolamento nel reparto di Malattie infettive dell'ospedale di Piacenza, perché ha presentato i sintomi da coronavirus. L'infermiere triagista piacentino che ha accolto il paziente al pronto soccorso di Codogno è in isolamento domiciliare volontario. Vive solo e, benché asintomatico, è stato sottoposto a tampone.
Il medico di famiglia con ambulatorio a Castiglione d'Adda che - lunedì - aveva visitato il trentottenne positivo al coronavirus, ed era stato messo in quarantena, in quanto contatto del paziente positivo al virus, è ricoverato con polmonite. Sono risultati positivi ai test, invece, cinque operatori sanitari dell'ospedale di Codogno e tre pazienti.
I casi di positività al Coronavirus in Lombardia, nell'area del Lodigiano, come confermato da Gallera durante una conferenza stampa in serata, salgono quindi a 14.
A Codogno il pronto soccorso è stato chiuso a scopo precauzionale. «I reparti interessati dagli accertamenti sono anche la terapia intensiva e la medicina interna», ha riferito Gallera, «mentre gli altri funzionano normalmente». Ed è entrata subito in azione una squadra per disinfettare gli ambienti.
Nella nota con la quale l'Istituto superiore di sanità ha dato conferma della positività del paziente ricoverato a Codogno, viene evidenziato che «un focolaio analogo a quello registrato si era verificato già in Germania ed è stato contenuto in tempi relativamente brevi». Le misure di controllo adottate dal ministero della Salute, che prevedono oltre all'isolamento ospedaliero dei casi e alla quarantena dei contatti, vengono definite come «tra le più restrittive in caso di epidemia».
C'è però il secondo fronte che preoccupa non poco: in Veneto, dove i contagiati sono due anziani che erano stati ricoverati 15 giorni fa all'ospedale di Monselice. Nei reparti ospedalieri di malattie infettive veneti vengono monitorati ulteriori nove casi sospetti, riferiti a pazienti che presentano lieve sintomatologia respiratoria e che rientravano da aree a rischio della Cina. Il laboratorio di riferimento regionale è a Padova e ha finora effettuato 137 test per la conferma diagnostica, che sono risultati negativi. Le persone in isolamento fiduciario sono per ora 77. Ma anche qui il dato è destinato a mutare velocemente.
Chiudono scuole, uffici e negozi Si ferma un pezzo di Bassa padana
Il primo ad abbassare le saracinesche è stato un bar nei pressi del Municipio di Codogno. «I titolari hanno preso visione dell'ordinanza del sindaco e hanno eseguito immediatamente l'ordine, mostrandosi consapevoli del rischio e senza protestare», hanno spiegato dal comando della polizia locale del Comune (16.000 abitanti) della provincia di Lodi. Poi hanno spento le casse il vicino supermercato e la tabaccheria. Ha resistito, fino a tarda sera, solo una rosticceria sul corso principale. «Ho bisogno di lavorare, io...», ha spiegato la proprietaria. Difficile però vendere qualcosa in un paese che assomiglia ai villaggi fantasma del Far West. Strade deserte, poche auto che sfrecciano veloci per rincasare. E piazze vuote.
Sono due le ordinanze con cui il primo cittadino ha disposto per ieri e per oggi la chiusura delle scuole e, «almeno fino a domenica», si legge nei provvedimenti, di tutti «gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, di pubblico intrattenimento e i luoghi di ritrovo ed assembramento del pubblico» come discoteche, sale da ballo, sale giochi e impianti sportivi. La misura, ha spiegato l'assessore ai Lavori pubblici Severino Giovannini, «è stata presa in via precauzionale» dopo l'esplosione dei casi di coronavirus in Lombardia.
Ai credenti è stata negata pure la possibilità di chiedere l'intercessione della Madonna. Nella chiesa di S. Biagio e della B. V. Immacolata non è stata celebrata nemmeno la messa per non violare l'ordinanza comunale. Lo ha deciso il parroco don Iginio, fedele al motto evangelico «date a Cesare quel che è di Cesare». Dalla diocesi «non è ancora arrivata nessuna indicazione, anche loro stanno aspettando un'ordinanza regionale», ha aggiunto il prete con un'alzata di spalle.
La paura ha lasciato il posto alla consapevolezza, ormai. L'assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, ha parlato espressamente di «quarantena volontaria» per gli abitanti non solo di Codogno ma anche delle vicine Castiglione d'Adda e Casalpusterlengo e di altri piccoli centri dell'area. A Castiglione d'Adda (4.700 abitanti), dove risiedono i genitori del manager contagiato dal coronavirus, sono stati sospesi i festeggiamenti per il Carnevale e gli eventi sportivi e ricreativi. Resteranno inoltre chiusi, su decisione del sindaco Costantino Pesatori, il centro di raccolta rifiuti e gli uffici comunali e la biblioteca, così come le scuole, almeno fino al 25 febbraio. Una decisione presa in controtendenza con quanto sostenuto dall'Associazione nazionale presidi guidata da Antonello Giannelli, che ha invitato a «non farsi prendere dal panico». «Le persone interessate non appartengono al mondo scolastico o comunque non lo frequentavano da tempo», ha provato a rassicurare Giannelli. «I Comuni interessati hanno disposto una serie di misure. Deve essere l'autorità sanitaria a esprimersi, evitiamo di fare allarmismo o creare tensioni. Le scuole sono luoghi sicuri». Resta il fatto che, nel paese della Bassa lodigiana, l'amministrazione ha diffuso un invito a non uscire di casa. «Sono annullati i festeggiamenti per il Carnevale, che si sarebbero dovuti tenere domenica», ha ribadito il vicesindaco di Castiglione d'Adda, Stefano Priori. «Si stanno valutando altre azioni per evitare eventuale contatto tra le persone. Sarà allestita un'unità mobile che interverrà in soccorso ai cittadini che prima, però, devono chiamare il 112», ha concluso Priori.
Situazione analoga a Casalpusterlengo (15.000 abitanti) dove scuole e nidi resteranno chiusi fino a martedì così come prevede l'ordinanza firmata dal vicesindaco, Piero Mussida. La chiusura, si legge nell'ordinanza, è stata decisa «in considerazione che nella giornata del sabato sono aperte poche scuole e nelle giornate del 24 e 25 febbraio la maggior parte di esse sono chiuse per la festa del Carnevale». Inaccessibili, sempre fino a martedì, i bar e i ristoranti e gli uffici comunali con «effetto immediato». Non sarà operativa nemmeno la sede locale della Cgil che ha deciso di estendere il provvedimento anche alla filiale di Codogno ma non a quella di Lodi che resta, invece, aperta al pubblico.
Lo scenario che si profila all'orizzonte è estremamente complesso. Il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha promesso che «nessuno pensa di chiudere le città» limitandosi ad ammettere solo che «faremo delle valutazioni sui locali pubblici, sugli eventi che si verificano in quel territorio» ma è evidente che fermare i motori di un comprensorio di dieci Comuni (oltre a Codogno, Castiglione d'Adda e Casalpusterlengo ci sono infatti nella black list della Regione anche Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e Sanfiorano, che assieme totalizzano oltre 50.000 abitanti) significa creare di fatto un cordone sanitario come quello allestito, all'esplosione della pandemia, a Wuhan, in Cina. I distretti industriali e le imprese del settore stanno cercando un modo per scongiurare la chiusura, anche se non risultano contagiati tra i colleghi di lavoro del manager positivo al coronavirus. Resta però da valutare l'impatto che la «quarantena» avrà sul tessuto economico lombardo che conta, in zona, anche il gigantesco hub di Amazon a Casirate d'Adda (Bergamo).
Il comitato regionale della Lega Dilettanti intanto ha deciso di annullare 40 partite di diversi campionati, dall'eccellenza alle juniores femminili, «a causa della criticità determinata dal coronavirus, che ha coinvolto le zone del Lodigiano e le società provenienti dallo stesso territorio».
E si sa che, quando si ferma il pallone, la situazione è davvero seria.
Dagli sposi al baretto, la pestilenza di paese
Il calcio, la corsa, la Croce rossa, le cene tra amici, il lavoro all'Unilever: l'esistenza dell'uomo di 38 anni che è il primo contagiato in Italia da coronavirus è passata al setaccio dalle autorità sanitarie, nella corsa contro il tempo per ricostruire una rete di frequentazioni diventata improvvisamente potenziale veicolo di contagio.
Una vita normale, in una provincia operosa, dove si lavora, ci si muove, si incontra gente, le attività sociali si accumulano in una matassa che ora è vitale sbrogliare per battere sul tempo la malattia. L'uomo è nato a Castiglione d'Adda, vive a Codogno con sua moglie, lavora all'Unilever di Casalpusterlengo, cittadine racchiuse in un fazzoletto nella Bassa lodigiana, ora di fatto tutte soggette a un lockdown dolce, con i cittadini invitati «in via prudenziale» a restare a casa (provvedimento poi esteso a Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e Sanfiorano). Piccole comunità dove ci si conosce, si frequentano gli stessi bar, gli stessi campi da calcetto, in una dimensione esistenziale quasi ideale, che però in questa fase diventa un'aggravante, perché più la rete di relazioni è ampia, più è probabile che il virus vi sia restato impigliato in più punti, non sempre facili da individuare. L'uomo, come accennato, è un amante dello sport: fa parte del Gruppo podistico di Codogno, il 2 febbraio ha partecipato a una corsa con altri 18 podisti a Portofino, il 9 febbraio a una corsa a Sant'Angelo Lodigiano. Sabato mattina ha partecipato a un corso della Croce Rossa a Codogno e poi a una partita di calcio a 11 con la sua squadra, la Picchio di Somaglia, contro la squadra cremasca Amatori Sabbioni del campionato Amatori del Csi. Tra i primi casi lombardi di positività ce n'è già uno che ha fatto sport con il trentottenne. I calciatori della squadra sono stati messi in quarantena.
Le prime avvisaglie della malattia, come da manuale, si sono avute sotto forma di una banale febbre, talmente banale da rimandare il paziente a casa dopo che, domenica, si era presentato al Pronto soccorso di Codogno. È stagione di influenza, nessun apparente riferimento alla Cina, non scatta nessun alert. All'uomo e alla moglie, del resto, non vengono in mente circostanze particolari da riferire ai medici. Ma la situazione non migliora. Anzi. Il trentottenne è costretto a tornare al Pronto soccorso, ma stavolta la gravità della situazione è chiara a tutti. Non è una banale influenza, c'è qualcos'altro sotto. I medici lo capiscono al volo e tempestano la moglie di domande: serve un particolare, un incontro, un elemento sospetto, un dato che possa disvelare una filiera di contagio, mentre scatta il protocollo previsto per i casi sospetti.
Poi l'intuizione: tra fine gennaio e inizio febbraio, c'è stata quella cena con un amico che lavora per la ditta Mae di Fiorenzuola d'Arda, nel Piacentino. Non era appena rientrato dalla Cina? Pare proprio di sì. In quel momento, per tutta Italia, i due amici diventano il paziente zero e il paziente uno. Partono i controlli, per cerchie concentriche. Si comincia dalla moglie, insegnante in una scuola media, in maternità. Anche lei è positiva, così come un amico della coppia. Poi arrivano altri tre, clienti di un bar di Castiglione. Poi altri otto, cinque operatori sanitari e tre pazienti. Intanto si arrivano a isolare 250 persone, identificate come contatti dei casi positivi. Una cifra purtroppo destinata a salire già nelle prossime ore.
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Escalation nel Lodigiano: grave un uomo di 38 anni, infetta anche la moglie incinta Positivi al test alcuni conoscenti, medici e infermieri. Due anziani ammalati a Padova.Dieci Comuni e 50.000 abitanti vengono isolati in via prudenziale, saltano i festeggiamenti per il Carnevale e si rinuncia persino alle messe. Incognita sulle industrie: si cerca il modo di non bloccare anche l'economia.Il Covid-19 si è trasmesso tra i membri di una piccola comunità, attraverso luoghi di ritrovo e attività innocui.Lo speciale contiene tre articoli I focolai italiani del coronavirus sono in Lombardia e Veneto. Solo nella prima i contagiati sono 14, uno dei quali in gravi condizioni. Cinque malati sono sanitari, entrati in contatto con i pazienti infetti. Anche a Padova è stata confermata la positività di due persone a un primo test, dato che ha fatto salire il bilancio a 16 nuovi contagiati sul territorio nazionale. E anche qui, uno dei due pazienti è considerato grave. L'epicentro, però, è nel Lodigiano, dove i contagiati sono otto e l'allerta riguarda 250 persone, isolate perché potenzialmente entrate in contatto con quello che è stato definito il «paziente zero». Un uomo che, però, è risultato negativo ai test del coronavirus creando un ulteriore rompicapo per gli esperti. Il «paziente zero» sarebbe un manager della Mae Spa di Fiorenzuola d'Arda, rientrato dalla Cina tra il 20 e il 21 gennaio. Il suo quadro clinico viene così riassunto dall'ospedale Sacco di Milano: il 10 febbraio ha avuto dei leggeri sintomi influenzali. E proprio in quelle ore pare abbia incontrato per una cena M. M., 38 anni, dipendente Unilever a Casalpusterlengo, residente a Castiglione d'Adda ma originario di Milano. I medici non sono ancora in grado di stabilire ufficialmente se sia stato proprio quel contatto a diffondere il virus, ma la coincidenza è questa: M. M. è finito in ospedale a Codogno, in provincia di Lodi, ed è in gravi condizioni. Il contagio potrebbe quindi essere avvenuto in un ristorante di Milano. Il 16 febbraio, solo pochi giorni dopo l'incontro, l'uomo è andato in ospedale accusando febbre alta, ma è stato dimesso. È tornato il 19 a causa di una violenta crisi respiratoria. E ieri è stata confermata la notizia: il paziente è contagiato.Per amici, conoscenti e per tutte le persone che sono entrate in contatto con lui è scattata la quarantena. Le autorità hanno mappato i luoghi che ha frequentato negli ultimi giorni a Codogno e a Castiglione D'Adda. Prima di avvertire i sintomi è anche andato regolarmente al lavoro. La moglie, una insegnante all'ottavo mese di gravidanza, è ricoverata al Sacco di Milano. E con loro sono finiti in ospedale tre clienti di un bar di Codogno e il figlio del titolare dell'esercizio commerciale. Il figlio del barista ha giocato a calcetto con il trentottenne, mentre gli altri tre sono avventori del bar e non sarebbero mai entrati in contatto con M. M. in modo diretto. Alla fine della giornata di ieri il numero di persone identificate come entrate in contatto con i casi positivi al coronavirus nel Lodigiano era arrivato a quota 250. «Abbiamo 149 persone che sono contatti del trentottenne ricoverato a Codogno tra infermieri, parenti e conoscenti», ha confermato l'assessore regionale lombardo al Welfare, Giulio Gallera, che ha aggiunto: «Poi ci sono coloro che lavorano con lui in azienda e hanno avuto un contatto diretto, e ancora gli appartenenti alle attività sportive da lui frequentate». Ovviamente il numero è in crescita via via che vengono ricostruite le reti di contatti degli otto pazienti positivi. Una donna, collega del «paziente zero», è ricoverata in isolamento nel reparto di Malattie infettive dell'ospedale di Piacenza, perché ha presentato i sintomi da coronavirus. L'infermiere triagista piacentino che ha accolto il paziente al pronto soccorso di Codogno è in isolamento domiciliare volontario. Vive solo e, benché asintomatico, è stato sottoposto a tampone.Il medico di famiglia con ambulatorio a Castiglione d'Adda che - lunedì - aveva visitato il trentottenne positivo al coronavirus, ed era stato messo in quarantena, in quanto contatto del paziente positivo al virus, è ricoverato con polmonite. Sono risultati positivi ai test, invece, cinque operatori sanitari dell'ospedale di Codogno e tre pazienti.I casi di positività al Coronavirus in Lombardia, nell'area del Lodigiano, come confermato da Gallera durante una conferenza stampa in serata, salgono quindi a 14.A Codogno il pronto soccorso è stato chiuso a scopo precauzionale. «I reparti interessati dagli accertamenti sono anche la terapia intensiva e la medicina interna», ha riferito Gallera, «mentre gli altri funzionano normalmente». Ed è entrata subito in azione una squadra per disinfettare gli ambienti.Nella nota con la quale l'Istituto superiore di sanità ha dato conferma della positività del paziente ricoverato a Codogno, viene evidenziato che «un focolaio analogo a quello registrato si era verificato già in Germania ed è stato contenuto in tempi relativamente brevi». Le misure di controllo adottate dal ministero della Salute, che prevedono oltre all'isolamento ospedaliero dei casi e alla quarantena dei contatti, vengono definite come «tra le più restrittive in caso di epidemia».C'è però il secondo fronte che preoccupa non poco: in Veneto, dove i contagiati sono due anziani che erano stati ricoverati 15 giorni fa all'ospedale di Monselice. Nei reparti ospedalieri di malattie infettive veneti vengono monitorati ulteriori nove casi sospetti, riferiti a pazienti che presentano lieve sintomatologia respiratoria e che rientravano da aree a rischio della Cina. 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Ha resistito, fino a tarda sera, solo una rosticceria sul corso principale. «Ho bisogno di lavorare, io...», ha spiegato la proprietaria. Difficile però vendere qualcosa in un paese che assomiglia ai villaggi fantasma del Far West. Strade deserte, poche auto che sfrecciano veloci per rincasare. E piazze vuote. Sono due le ordinanze con cui il primo cittadino ha disposto per ieri e per oggi la chiusura delle scuole e, «almeno fino a domenica», si legge nei provvedimenti, di tutti «gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, di pubblico intrattenimento e i luoghi di ritrovo ed assembramento del pubblico» come discoteche, sale da ballo, sale giochi e impianti sportivi. La misura, ha spiegato l'assessore ai Lavori pubblici Severino Giovannini, «è stata presa in via precauzionale» dopo l'esplosione dei casi di coronavirus in Lombardia. Ai credenti è stata negata pure la possibilità di chiedere l'intercessione della Madonna. Nella chiesa di S. Biagio e della B. V. Immacolata non è stata celebrata nemmeno la messa per non violare l'ordinanza comunale. Lo ha deciso il parroco don Iginio, fedele al motto evangelico «date a Cesare quel che è di Cesare». Dalla diocesi «non è ancora arrivata nessuna indicazione, anche loro stanno aspettando un'ordinanza regionale», ha aggiunto il prete con un'alzata di spalle. La paura ha lasciato il posto alla consapevolezza, ormai. L'assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, ha parlato espressamente di «quarantena volontaria» per gli abitanti non solo di Codogno ma anche delle vicine Castiglione d'Adda e Casalpusterlengo e di altri piccoli centri dell'area. A Castiglione d'Adda (4.700 abitanti), dove risiedono i genitori del manager contagiato dal coronavirus, sono stati sospesi i festeggiamenti per il Carnevale e gli eventi sportivi e ricreativi. Resteranno inoltre chiusi, su decisione del sindaco Costantino Pesatori, il centro di raccolta rifiuti e gli uffici comunali e la biblioteca, così come le scuole, almeno fino al 25 febbraio. Una decisione presa in controtendenza con quanto sostenuto dall'Associazione nazionale presidi guidata da Antonello Giannelli, che ha invitato a «non farsi prendere dal panico». «Le persone interessate non appartengono al mondo scolastico o comunque non lo frequentavano da tempo», ha provato a rassicurare Giannelli. «I Comuni interessati hanno disposto una serie di misure. Deve essere l'autorità sanitaria a esprimersi, evitiamo di fare allarmismo o creare tensioni. Le scuole sono luoghi sicuri». Resta il fatto che, nel paese della Bassa lodigiana, l'amministrazione ha diffuso un invito a non uscire di casa. «Sono annullati i festeggiamenti per il Carnevale, che si sarebbero dovuti tenere domenica», ha ribadito il vicesindaco di Castiglione d'Adda, Stefano Priori. «Si stanno valutando altre azioni per evitare eventuale contatto tra le persone. Sarà allestita un'unità mobile che interverrà in soccorso ai cittadini che prima, però, devono chiamare il 112», ha concluso Priori. Situazione analoga a Casalpusterlengo (15.000 abitanti) dove scuole e nidi resteranno chiusi fino a martedì così come prevede l'ordinanza firmata dal vicesindaco, Piero Mussida. La chiusura, si legge nell'ordinanza, è stata decisa «in considerazione che nella giornata del sabato sono aperte poche scuole e nelle giornate del 24 e 25 febbraio la maggior parte di esse sono chiuse per la festa del Carnevale». Inaccessibili, sempre fino a martedì, i bar e i ristoranti e gli uffici comunali con «effetto immediato». Non sarà operativa nemmeno la sede locale della Cgil che ha deciso di estendere il provvedimento anche alla filiale di Codogno ma non a quella di Lodi che resta, invece, aperta al pubblico. Lo scenario che si profila all'orizzonte è estremamente complesso. Il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha promesso che «nessuno pensa di chiudere le città» limitandosi ad ammettere solo che «faremo delle valutazioni sui locali pubblici, sugli eventi che si verificano in quel territorio» ma è evidente che fermare i motori di un comprensorio di dieci Comuni (oltre a Codogno, Castiglione d'Adda e Casalpusterlengo ci sono infatti nella black list della Regione anche Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e Sanfiorano, che assieme totalizzano oltre 50.000 abitanti) significa creare di fatto un cordone sanitario come quello allestito, all'esplosione della pandemia, a Wuhan, in Cina. I distretti industriali e le imprese del settore stanno cercando un modo per scongiurare la chiusura, anche se non risultano contagiati tra i colleghi di lavoro del manager positivo al coronavirus. Resta però da valutare l'impatto che la «quarantena» avrà sul tessuto economico lombardo che conta, in zona, anche il gigantesco hub di Amazon a Casirate d'Adda (Bergamo). Il comitato regionale della Lega Dilettanti intanto ha deciso di annullare 40 partite di diversi campionati, dall'eccellenza alle juniores femminili, «a causa della criticità determinata dal coronavirus, che ha coinvolto le zone del Lodigiano e le società provenienti dallo stesso territorio». E si sa che, quando si ferma il pallone, la situazione è davvero seria. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-coronavirus-ora-fa-paura-siamo-gia-a-16-casi-fra-il-veneto-e-la-lombardia-2645218660.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="dagli-sposi-al-baretto-la-pestilenza-di-paese" data-post-id="2645218660" data-published-at="1770366970" data-use-pagination="False"> Dagli sposi al baretto, la pestilenza di paese Il calcio, la corsa, la Croce rossa, le cene tra amici, il lavoro all'Unilever: l'esistenza dell'uomo di 38 anni che è il primo contagiato in Italia da coronavirus è passata al setaccio dalle autorità sanitarie, nella corsa contro il tempo per ricostruire una rete di frequentazioni diventata improvvisamente potenziale veicolo di contagio. Una vita normale, in una provincia operosa, dove si lavora, ci si muove, si incontra gente, le attività sociali si accumulano in una matassa che ora è vitale sbrogliare per battere sul tempo la malattia. L'uomo è nato a Castiglione d'Adda, vive a Codogno con sua moglie, lavora all'Unilever di Casalpusterlengo, cittadine racchiuse in un fazzoletto nella Bassa lodigiana, ora di fatto tutte soggette a un lockdown dolce, con i cittadini invitati «in via prudenziale» a restare a casa (provvedimento poi esteso a Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e Sanfiorano). Piccole comunità dove ci si conosce, si frequentano gli stessi bar, gli stessi campi da calcetto, in una dimensione esistenziale quasi ideale, che però in questa fase diventa un'aggravante, perché più la rete di relazioni è ampia, più è probabile che il virus vi sia restato impigliato in più punti, non sempre facili da individuare. L'uomo, come accennato, è un amante dello sport: fa parte del Gruppo podistico di Codogno, il 2 febbraio ha partecipato a una corsa con altri 18 podisti a Portofino, il 9 febbraio a una corsa a Sant'Angelo Lodigiano. Sabato mattina ha partecipato a un corso della Croce Rossa a Codogno e poi a una partita di calcio a 11 con la sua squadra, la Picchio di Somaglia, contro la squadra cremasca Amatori Sabbioni del campionato Amatori del Csi. Tra i primi casi lombardi di positività ce n'è già uno che ha fatto sport con il trentottenne. I calciatori della squadra sono stati messi in quarantena. Le prime avvisaglie della malattia, come da manuale, si sono avute sotto forma di una banale febbre, talmente banale da rimandare il paziente a casa dopo che, domenica, si era presentato al Pronto soccorso di Codogno. È stagione di influenza, nessun apparente riferimento alla Cina, non scatta nessun alert. All'uomo e alla moglie, del resto, non vengono in mente circostanze particolari da riferire ai medici. Ma la situazione non migliora. Anzi. Il trentottenne è costretto a tornare al Pronto soccorso, ma stavolta la gravità della situazione è chiara a tutti. Non è una banale influenza, c'è qualcos'altro sotto. I medici lo capiscono al volo e tempestano la moglie di domande: serve un particolare, un incontro, un elemento sospetto, un dato che possa disvelare una filiera di contagio, mentre scatta il protocollo previsto per i casi sospetti. Poi l'intuizione: tra fine gennaio e inizio febbraio, c'è stata quella cena con un amico che lavora per la ditta Mae di Fiorenzuola d'Arda, nel Piacentino. Non era appena rientrato dalla Cina? Pare proprio di sì. In quel momento, per tutta Italia, i due amici diventano il paziente zero e il paziente uno. Partono i controlli, per cerchie concentriche. Si comincia dalla moglie, insegnante in una scuola media, in maternità. Anche lei è positiva, così come un amico della coppia. Poi arrivano altri tre, clienti di un bar di Castiglione. Poi altri otto, cinque operatori sanitari e tre pazienti. Intanto si arrivano a isolare 250 persone, identificate come contatti dei casi positivi. Una cifra purtroppo destinata a salire già nelle prossime ore.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e l'inviato statunitense per il Medio Oriente Steve Witkoff (Ansa)
Stando ad Axios, ciò sarebbe accaduto anche a seguito del pressing che i Paesi arabi avrebbero esercitato sulla Casa Bianca. Inoltre, ieri, Trump ha affermato che l’Iran starebbe trattando, temendo un’azione militare statunitense. «Non vogliono che li colpiamo. Stanno negoziando», ha detto più o meno mentre, stando alla Bbc, Washington stava dispiegato nuovi rinforzi aerei in Medio Oriente.
In questo quadro, secondo Al Jazeera, Qatar, Turchia ed Egitto avrebbero approntato una bozza di accordo, sulla cui base l’Iran accetterebbe di non arricchire l’uranio durante l’arco di un triennio, per poi fermarsi a una soglia inferiore all’1,5%. Teheran si impegnerebbe inoltre a non armare più i propri proxy regionali e a non utilizzare i missili balistici. Infine, il regime khomeinista sottoscriverebbe un patto di non aggressione con Washington. Almeno fino a ieri sera, né gli americani né gli iraniani avevano commentato la bozza di accordo, che contiene elementi difficili da digerire per entrambi. Gli ayatollah sono infatti restii a rinunciare all’arricchimento dell’uranio e a rompere i rapporti con i loro proxy, mentre gli Usa vorrebbero delle ferree limitazioni al numero e alla gittata dei missili balistici iraniani. A questo si aggiunga che, mentre Washington oggi punta a discutere di vari argomenti, Teheran - oltre a pretendere ieri «serietà, realismo e responsabilità» dalla Casa Bianca - ha fatto a più riprese sapere di voler parlare esclusivamente di energia atomica.
Insomma, in attesa dei colloqui, la diplomazia resta sospesa, mentre i pasdaran, da sempre fautori della linea dura nei confronti di Washington, stanno alimentando la tensione. Ieri, le Guardie della rivoluzione non solo hanno sequestrato nel Golfo Persico due petroliere (la cui nazionalità non è ancora stata resa nota) ma hanno anche dispiegato, in una base sotterranea, il nuovo missile balistico a medio raggio, Khorramshahr-4. In questo quadro, lo Stato ebraico sta diventando sempre più irrequieto. Non a caso, Benjamin Netanyahu ha riunito ieri il consiglio di sicurezza per discutere dei colloqui previsti oggi in Oman: colloqui rispetto a cui il premier israeliano si mantiene fondamentalmente guardingo, non fidandosi degli ayatollah. In particolare, Gerusalemme teme non soltanto le ambizioni nucleari di Teheran, ma anche il suo programma balistico, oltre al sostegno che la Repubblica islamica continua a fornire ai propri proxy regionali.
Dall’altra parte, Turchia, Egitto e Qatar proseguono nel tessere la loro tela diplomatica. «Stiamo facendo tutto il possibile per impedire che queste tensioni tra Stati Uniti e Iran trascinino la regione verso un nuovo conflitto e caos. Ci stiamo lavorando. Abbiamo chiaramente espresso la nostra opposizione a un intervento militare in Iran. Vedo che le parti stanno dando spazio alla diplomazia, e questo è uno sviluppo positivo», ha affermato Recep Tayyip Erdogan. Anche l’Egitto ha auspicato che l’incontro odierno in Oman possa portare a delle «soluzioni diplomatiche e politiche». Dal canto suo, il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim bin Jaber Al Thani, ha ricevuto, ieri sera, Witkoff e Kushner. Insomma, la diplomazia procede. Ma la strada appare tutt’altro che in discesa.
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Friedrich Merz (Ansa)
Difficile dire oggi se per i francesi sarebbe uno smacco oppure ciò che vogliono, stante che se sul piano finanziario sarebbe complicato affrontare da soli la creazione di un nuovo caccia, in Europa sono però quelli messi meglio sul piano tecnologico. Comunque sia, il cancelliere Friedrich Merz ne ha parlato con il presidente Meloni, che è stata possibilista in un momento nel quale si sta anche valutando l’ingresso nel progetto Gcap dell’Arabia Saudita, ben visto dagli inglesi, e non mancano questioni da risolvere con la Bae System, azienda del Regno Unito che guida il programma e che dovrebbe, nel caso, approvare l’ingresso dei tedeschi.
Se ciò accadesse, si ridurrebbe i costi del programma a carico degli attuali partecipanti e il momento è opportuno anche per Roma perché, soltanto qualche giorno fa, in Parlamento era stato discusso l’aumento di spesa da 7 a 18,6 miliardi per sviluppare quello che viene ritenuto il più moderno e complesso «sistema di sistemi» mai realizzato e per il quale è stata costituita Edgewing, la joint-venture tra Leonardo, Bae System e Mitsubishi con sede a Reading (Regno Unito).
L’intento è costruire quello che sarà il super caccia che prenderà il posto degli Eurofighter a partire dal 2035: oltre 100 gli aerei inglesi, 140 quelli tedeschi, 90 quelli italiani. Senza contare le vendite estere e la possibilità di piazzarli in Spagna. Non è facile andare d’accordo in questi grandi progetti, la storia insegna che Dassault abbandonò l’Eurofighter proprio perché gli altri partner non vollero fargli costruire il motore, così fecero il Rafale per conto loro.
Ma è altrettanto vero che oggi Londra mantiene un atteggiamento dominante sul programma e c’è chi pensa che dietro tale comportamento ci siano pressioni di Trump per sostenere il suo programma, lo Ngad (Next generation air dominance), per far nascere lo F-47 che sostituirà lo F-35.
Non a caso, nei giorni scorsi il ministro della Difesa Guido Crosetto ha affermato ai microfoni della Reuters: «Ho chiesto a Leonardo di condividere tutto con gli inglesi e con i giapponesi. L’egoismo può soltanto danneggiare la cooperazione. Nessuno può essere considerato di prima o seconda classe o può difendere le vecchie eredità, bisogna abbattere le barriere egoistiche. L’Italia le ha abbattute completamente, il Giappone quasi completamente. Mi sembra che il Regno Unito sia più riluttante e questo è un errore perché l’egoismo è il peggior nemico delle nazioni e Londra farebbe un enorme favore a russi e cinesi».
Oggi nel Regno Unito, l’ufficio governativo trinazionale Gcap sta lavorando a stretto contatto con le aziende che si occupano di sensori, propulsione e integrazione, con l’obiettivo di consegnare l’aereo nei tempi previsti. E nell’incontro del 17 gennaio tra il primo ministro italiano Giorgia Meloni e quello giapponese Takaichi Sanae, si è proprio consolidata l’importanza di sviluppare rapidamente le tecnologie necessarie al Gcap senza indugi. Un eventuale ingresso di Berlino cambierebbe totalmente gli equilibri industriali in gioco: probabilmente Airbus potrebbe entrare in Edgewing, ma oggi le strutture e i motori del nascente Gcap sono nelle mani di Londra con Bae System e Rolls-Royce. Inoltre, il tempo passa e l’esemplare dimostratore tecnologico del Gcap dovrebbe volare già nel 2027, quindi prima degli altri. Nell’agosto scorso l’autorità britannica per la Trasformazione delle infrastrutture e dei servizi (Nista), nel suo «Delivery confidence assesment» aveva etichettato il programma come «rosso», indicando così la sua notevole complessità tecnica e le scadenze serrate delle varie fasi del programma. Il ministero della Difesa inglese ha stanziato circa due miliardi di sterline finora, con una previsione di spesa di oltre 12 miliardi nei prossimi dieci anni, ma la pressione politica sul budget della Difesa rimane alta anche se, a oggi, il Gcap sostiene già oltre 3.500 posti di lavoro e 600 fornitori nel solo Regno Unito.
Se l’Italia favorisse l’ingresso di Berlino nel Gcap potrebbe anche porre sul piatto una nostra maggiore partecipazione ad altri programmi anche navali o terrestri; ma altre condizioni le può porre Londra, magari chiedendo di rientrare in programmi europei abbandonati dopo la Brexit.
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 6 febbraio con Carlo Cambi
Giorgia Meloni ospite ieri sera a «Dritto e rovescio» su Rete4 (Ansa)
«Non siamo di fronte a ragazzini che vogliono fare un po’ di casino. Sono strutture organizzate per fare male» riflette, «e se ti porti un martello da casa e prendi qualcuno a martellate in testa, vuol dire che lo vuoi uccidere e lo hai anche premeditato».
E ancora: «Sono sempre favorevole alla piazza. Qui però siamo di fronte a un caso particolare. Abbiamo sentito parlare di infiltrati anche a Torino, ma Askatasuna ha rivendicato tutta la manifestazione, negando che ci fossero infiltrati. E minacciano di continuare».
Sullo scudo penale, così definito in sintesi giornalistica spiega: «Lo scudo penale significa rendere impunibile qualsiasi azione, non è questo quello che facciamo con gli agenti di polizia». E tagliente precisa: «Quello casomai ce l’hanno quelli dei centri sociali».
Nuove strette anche per le baby gang e nello specifico sui coltelli e ricorda anche di aver iniziato questo percorso con Caivano, quando, attaccati dalle opposizioni, si è deciso di abbassare l’età dei minori che potevano essere arrestati se colti in possesso di un’arma da taglio. «Adesso prevediamo il divieto assoluto ai minori di questi strumenti».
Poi ribadisce: «Noi possiamo fare tutte le leggi del mondo però poi quelle leggi devono essere fatte rispettare che vogliamo ma se poi i giudici non le applicano…», riferendosi al sistema giustizia. «C’è una filiera» così lo chiama «che non funziona». E conclude sul punto: «Serve approccio più duro da parte di tutti gli attori coinvolti ».
Sulla legittima difesa annuncia il cambio di passo: «Si toglie l’obbligo di iscrizione nel registro degli indagati quando è palese che si tratti di legittima difesa». «A mia tutela non mi indaghi!» sintetizza tra gli applausi dello studio. Tre le altre norme sottolinea l’abolizione di «quella follia per cui se vieni derubato e fermi il ladro puoi rischiare di essere perseguito. Questa follia viene cancellata». Mentre invece diventa di nuovo «procedibile d’ufficio il furto con destrezza» per colpire quindi le borseggiatrici.
Un passaggio di chiarimento sul fermo preventivo è inevitabile: «Le forze dell’ordine potranno fermare preventivamente una persona quando avranno la ragionevole previsione che stia andando in piazza per compiere violenze o devastazioni. E lo potrà fare per 12 ore» spiega Meloni aggiungendo: «Noi abbiamo la sinistra che ci accusa di fare lo Stato di Polizia, ma è la stessa sinistra che ci accusava di non aver fermato quelli che a Torino arrivavano anche dall’estero. Fate pace», l’accusa. E po la precisazione: «Questa è una norma che esiste in diversi Paesi europei dove trattengono per più di 12 ore, al contrario di quello che vogliamo fare noi». In sintesi: «Non stiamo facendo niente che non si sia già fatto anche in altri Paesi europei». E restando sul paragone con l’Europa poi aggiunge che per quanto riguarda il numero delle forze dell’ordine pro capite: «Le nostre sono di più di quelle di Spagna Francia e Germania».
Alla sinistra risponde che sulla sicurezza bisogna scegliere «da che parte stare senza ambiguità» e che va dimostrato con «scelte chiare».
Tutte le misure che abbiamo citato si occupano anche degli immigrati irregolari risponde Meloni a Del Debbio. «Non ho paura a dire che c’è un incidenza maggiore dei reati da chi arriva illegalmente in Italia». E poi aggiunge: «Se io espello un immigrato e lui fa ricorso io devo comunque pagargli l’avvocato».
Sull’Ice commenta: «Polemica surreale. Ice collabora con l’Italia dal 2002, l’attività che fanno è un semplice scambio di informazione. Le alleanze tra Paesi non cambiano se alla sinistra sta antipatico il presidente di turno».
Un commento finale lo riserva al referendum: «Quando la sinistra tira fuori il jolly del fascismo è perché è disperata». Rispondendo all’accusa che chi vota sì sarebbe fascista. «Sono disperati perché è una forma di buonsenso» e assicura: «Comunque vada a finire noi resteremo».
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