- Escalation nel Lodigiano: grave un uomo di 38 anni, infetta anche la moglie incinta Positivi al test alcuni conoscenti, medici e infermieri. Due anziani ammalati a Padova.
- Dieci Comuni e 50.000 abitanti vengono isolati in via prudenziale, saltano i festeggiamenti per il Carnevale e si rinuncia persino alle messe. Incognita sulle industrie: si cerca il modo di non bloccare anche l’economia.
- Il Covid-19 si è trasmesso tra i membri di una piccola comunità, attraverso luoghi di ritrovo e attività innocui.
Lo speciale contiene tre articoli
I focolai italiani del coronavirus sono in Lombardia e Veneto. Solo nella prima i contagiati sono 14, uno dei quali in gravi condizioni. Cinque malati sono sanitari, entrati in contatto con i pazienti infetti. Anche a Padova è stata confermata la positività di due persone a un primo test, dato che ha fatto salire il bilancio a 16 nuovi contagiati sul territorio nazionale. E anche qui, uno dei due pazienti è considerato grave. L’epicentro, però, è nel Lodigiano, dove i contagiati sono otto e l’allerta riguarda 250 persone, isolate perché potenzialmente entrate in contatto con quello che è stato definito il «paziente zero». Un uomo che, però, è risultato negativo ai test del coronavirus creando un ulteriore rompicapo per gli esperti. Il «paziente zero» sarebbe un manager della Mae Spa di Fiorenzuola d’Arda, rientrato dalla Cina tra il 20 e il 21 gennaio. Il suo quadro clinico viene così riassunto dall’ospedale Sacco di Milano: il 10 febbraio ha avuto dei leggeri sintomi influenzali. E proprio in quelle ore pare abbia incontrato per una cena M. M., 38 anni, dipendente Unilever a Casalpusterlengo, residente a Castiglione d’Adda ma originario di Milano. I medici non sono ancora in grado di stabilire ufficialmente se sia stato proprio quel contatto a diffondere il virus, ma la coincidenza è questa: M. M. è finito in ospedale a Codogno, in provincia di Lodi, ed è in gravi condizioni. Il contagio potrebbe quindi essere avvenuto in un ristorante di Milano. Il 16 febbraio, solo pochi giorni dopo l’incontro, l’uomo è andato in ospedale accusando febbre alta, ma è stato dimesso. È tornato il 19 a causa di una violenta crisi respiratoria. E ieri è stata confermata la notizia: il paziente è contagiato.
Per amici, conoscenti e per tutte le persone che sono entrate in contatto con lui è scattata la quarantena. Le autorità hanno mappato i luoghi che ha frequentato negli ultimi giorni a Codogno e a Castiglione D’Adda. Prima di avvertire i sintomi è anche andato regolarmente al lavoro. La moglie, una insegnante all’ottavo mese di gravidanza, è ricoverata al Sacco di Milano. E con loro sono finiti in ospedale tre clienti di un bar di Codogno e il figlio del titolare dell’esercizio commerciale. Il figlio del barista ha giocato a calcetto con il trentottenne, mentre gli altri tre sono avventori del bar e non sarebbero mai entrati in contatto con M. M. in modo diretto. Alla fine della giornata di ieri il numero di persone identificate come entrate in contatto con i casi positivi al coronavirus nel Lodigiano era arrivato a quota 250. «Abbiamo 149 persone che sono contatti del trentottenne ricoverato a Codogno tra infermieri, parenti e conoscenti», ha confermato l’assessore regionale lombardo al Welfare, Giulio Gallera, che ha aggiunto: «Poi ci sono coloro che lavorano con lui in azienda e hanno avuto un contatto diretto, e ancora gli appartenenti alle attività sportive da lui frequentate». Ovviamente il numero è in crescita via via che vengono ricostruite le reti di contatti degli otto pazienti positivi. Una donna, collega del «paziente zero», è ricoverata in isolamento nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Piacenza, perché ha presentato i sintomi da coronavirus. L’infermiere triagista piacentino che ha accolto il paziente al pronto soccorso di Codogno è in isolamento domiciliare volontario. Vive solo e, benché asintomatico, è stato sottoposto a tampone.
Il medico di famiglia con ambulatorio a Castiglione d’Adda che – lunedì – aveva visitato il trentottenne positivo al coronavirus, ed era stato messo in quarantena, in quanto contatto del paziente positivo al virus, è ricoverato con polmonite. Sono risultati positivi ai test, invece, cinque operatori sanitari dell’ospedale di Codogno e tre pazienti.
I casi di positività al Coronavirus in Lombardia, nell’area del Lodigiano, come confermato da Gallera durante una conferenza stampa in serata, salgono quindi a 14.
A Codogno il pronto soccorso è stato chiuso a scopo precauzionale. «I reparti interessati dagli accertamenti sono anche la terapia intensiva e la medicina interna», ha riferito Gallera, «mentre gli altri funzionano normalmente». Ed è entrata subito in azione una squadra per disinfettare gli ambienti.
Nella nota con la quale l’Istituto superiore di sanità ha dato conferma della positività del paziente ricoverato a Codogno, viene evidenziato che «un focolaio analogo a quello registrato si era verificato già in Germania ed è stato contenuto in tempi relativamente brevi». Le misure di controllo adottate dal ministero della Salute, che prevedono oltre all’isolamento ospedaliero dei casi e alla quarantena dei contatti, vengono definite come «tra le più restrittive in caso di epidemia».
C’è però il secondo fronte che preoccupa non poco: in Veneto, dove i contagiati sono due anziani che erano stati ricoverati 15 giorni fa all’ospedale di Monselice. Nei reparti ospedalieri di malattie infettive veneti vengono monitorati ulteriori nove casi sospetti, riferiti a pazienti che presentano lieve sintomatologia respiratoria e che rientravano da aree a rischio della Cina. Il laboratorio di riferimento regionale è a Padova e ha finora effettuato 137 test per la conferma diagnostica, che sono risultati negativi. Le persone in isolamento fiduciario sono per ora 77. Ma anche qui il dato è destinato a mutare velocemente.
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