- Maxi inchiesta a Milano: Enrico Pazzali avrebbe ordinato accessi abusivi ad archivi ufficiali con un ex poliziotto e un finanziere. Banchiere e rampollo tra i loro presunti «clienti»
- Il manager che inventò l’ospedale Covid accusato di collezionare info sui «nemici»
- Il falso dossier sul fratello maggiore il figlio del patron di Luxottica
- L’ex enfant prodige di Capitalia avrebbe fatto spiare dei conti correnti
Lo speciale contiene quattro articoli
L’inchiesta della Dda antimafia e della procura di Milano su quello che il procuratore Giovanni Melillo ha definito il «gigantesco mercato nero delle informazioni riservate», rischia di sollevare il gigantesco vaso di pandora delle agenzie di investigazione e di come vengono ottenuti e venduti dati sensibili o riservati. Sono lontani i tempi in cui gli investigatori privati si camuffavano con parrucche e nasi finti, provando a scoprire i segreti di mogli, parenti o dipendenti di azienda infedeli. Ora quello che conta sono solo i dati, che non vengono raccolti solo con trojan (o cimici) inseriti nei dispositivi elettronici (smartphone o pc), intercettazioni illegali o finti profili sui social network. Avere accesso abusivo alle banche dati strategiche nazionali – come lo Sdi che contiene i precedenti di polizia dei cittadini, o Serpico, Punto fisco, Anagrafe, Inps o ancora il sistema delle Sos di Bankitalia -, è un valore aggiunto che è possibile sfruttare per avere una clientela più ampia e soprattutto molto esigente. In teoria le agenzie dovrebbero sempre segnalare alla prefettura questo tipo di accessi, in modo anche da non accavallarsi con indagini delle forze dell’ordine. Ma negli ultimi anni avviene sempre di meno. E così c’è chi ne approfitta. Equalize, la società di consulenza attorno a cui ruota tutta l’inchiesta, forniva a chi si rivolgeva a loro, oltre a una fornitura di apparecchi di intercettazione all’avanguardia, un tariffario ben preciso a seconda dei report e delle informazioni richieste. I dossier potevano servire anche come ricatto. C’erano dei pacchetti base, definiti nell’ordinanza di custodia cautelare come Tips che valevano 1000 euro, i Kyc invece costavano 5000, mentre gli Eidd arrivavano a costare 15.000 euro. A detta degli inquirenti quelli che costavano di più contenevano sempre informazioni acquisite illecitamente, mentre i Tips solo alcune. Per di più Equalize aveva una piattaforma denominata Beyond, capace di raccogliere tutti i dati raccolti e assemblarli anche tramite intelligenza artificiale. Non solo. L’agenzia era anche capace di «mimetizzare» le informazioni «illegali», in modo tale da renderle spendibili tanto che veniva anche millantata un’autorizzazione da parte del ministero degli Interni. E’ un giro d’affari da decine di milioni di euro. La procura ha messo sotto indagine più di 50 persone per i reati, tra gli altri, di associazione per accesso abusivo al sistema telematico, atti di corruzione, intercettazione illecita e persino detenzione illecita di apparecchi per le intercettazioni. È indagato Enrico Pazzali, presidente di Fondazione Fiera Milano ma soprattutto azionista di maggioranza di Equalize.È finito ai domiciliari Carmine Gallo, storico poliziotto della mobile di Milano (famoso per indagini su ’ndrangheta, delitto Gucci e liberazione di Alessandra Sgarella), una vita in procura al fianco di magistrati come Alberto Nobili, marito di Ilda Boccassini. «Se ti faccio vedere i report di Enrico (…) ne ho fatti a migliaia ho fatto di report a Enrico» spiegava in un’intercettazione proprio Gallo. Era lui, a detta degli investigatori, la persona capace anche grazie alla sua rete di conoscenze nel settore della polizia giudiziaria, ad avere accesso a qualsiasi tipo di dato e a preparare dossier molto approfonditi. È lui a parlare spesso della piattaforma Beyond ai clienti e a rassicurarli sui dati che «non sono pubblicamente disponibili ma sono pubblici… devi solo andarli a cercare negli uffici[…]». Il lavoro di Gallo, considerato dai pm «il braccio operativo» e uno dei capi dell’associazione, sarebbe stato proprio quello di portare avanti le indagini, sia con i tecnici di Equalize ma soprattutto grazie alle entrate nella polizia di Stato (come Marco Malerba sovrintendente di polizia a Rho-Pero) come anche con l’aiuto di marescialli della Guardia di Finanza, tra cui Giuliano Schiano (in forza alla Dia di Lecce). L’altro vero protagonista dell’indagine è Nunzio Samuele Calamucci, classe 1979, (anche lui ai domiciliari) capace di utilizzare un gruppo di hacker per ottenere ogni tipo di informazione e coordinava tutte «le attività criminose del sodalizio». È proprio Calamucci, in un’intercettazione, a dire di «tenere in mano il Paese. Tutta Italia inculiamo». Calamucci sa muoversi molto bene tanto da utilizzare il Ced Interforze del Ministero dell’Interno per consultare le banche dati ministeriali. Anzi, si legge nell’ordinanza, «dimostra di conoscere tutti i dettagli della relativa infrastruttura informati ca e, tramite i propri “ragazzi”, ha accesso, come si è visto, anche a sezioni che nemmeno tutte le Forze dell’ordine possono consultare». È sempre Calamucci a spiegare ai suoi interlocutori come creare account falsi sui social network «al fine di acquisire dati e informazioni delle persone oggetto dell’attività di dossieraggio» in modo da entrare direttamente nei profili degli spiati. «Ti fai un profilo fake con scritto “Lina Dambroge”» spiega Calamucci intercettato «ti logghi su, quella vede l’amicizia per sbaglio, è matematico che te la dà per sbaglio. Come te la dà, magari poi ti fa blocca basta ma l’importante è che te la dà una volta sola o che va a vedere il tuo profilo, se ti vede il tuo profilo per diritto noi possiamo vedere il suo…». Grazie al loro lavoro si erano ritagliati una certa fama nel settore, tanto da aver costruito una «di una rete relazionale di livello, costituita da imprenditori, manager di importanti industrie, persone del mondo della politica e dello spettacolo, attraverso la quale la Equalize» ha «progressivamente costituito un importante bacino di clientela». Tra gli indagati compare anche Leonardo Maria Del Vecchio, uno dei sei figli del fondatore di Luxottica, o il banchiere Matteo Arpe, insieme con il fratello Fabio.
Tra i cari più eclatanti c’è quello legato a Barilla. Quando la storica azienda di pasta italiana avrebbe contattato Equalize per acquisire illecitamente dati del traffico telefonico di alcuni dipendenti, sospettati di aver passato informazioni a un giornalista di Milano Finanza per un articolo sul cambio dell’amministratore delegato Claudio Colzani con Gianluca Tondo. È Giuseppe De Angelis, ex questore di Como, a mettere in contatto gallo con il responsabile della sicurezza di Barilla, ovvero Maurizio D’Anna.
I due avvieranno una serie di incontri per portare avanti l’incarico e anche per fornire a Barilla la piattaforma Beyond. C’è poi la questione legata a Erg, azienda che decide di affidarsi a Equalize, per alcune intercettazioni illegali sui dispositivi in uso ad alcuni dipendenti dell’azienda, «sospettati di effettuare operazioni di trading online abusando delle informazioni acquisiste nell’ambito del rapporto lavorativo». A parlarne a Gallo è un dirigente di Erg che, dopo aver ricevuto una lettera anonima, avverte l’ex superpoliziotto che in azienda un gruppo di persone utilizza la piattaforma di trading online Ig Europe. Cosa che verrà effettivamente scoperta dagli investigatori privati che sul lavoro erano, a quanto pare, imbattibili.
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