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2018-09-11
I vescovi degli States chiedono un sinodo. Ma il Vaticano studia l’attacco all’ex nunzio
Ansa
Alcune indiscrezioni si fanno strada e lasciano pensare che qualcosa al di là del Tevere si sta muovendo. Forse non una risposta precisa alle circostanze riportate nel memoriale dell'ex nunzio degli Stati Uniti, monsignor Carlo Maria Viganò, ma qualcosa succederà.
Innanzitutto, sembra prossimo l'arrivo a Roma del cardinale Daniel Di Nardo, presidente dei vescovi statunitensi, che in un comunicato dello scorso 27 agosto aveva dichiarato di essere «desideroso di un'udienza con il Santo Padre per ottenere il suo sostegno al nostro piano d'azione» per far fronte alla crisi degli abusi nel clero che sta devastando la chiesa americana. Peraltro pare che Di Nardo avesse chiesto udienza al Papa anche nel luglio scorso, prima che venissero accettate le dimissioni dal collegio cardinalizio dell'ex cardinale Theodore McCarrick il 28 luglio 2018. Senza però ricevere risposta. Comunque Di Nardo è tra i presuli statunitensi che ha mostrato di prendere sul serio il dossier Viganò, senza per questo sposarlo in tutto e per tutto, ma dicendo che gli interrogativi sollevati dal documento dell'ex nunzio «meritano risposte basate su prove».
È una linea condivisa in modo esplicito da almeno una ventina di vescovi americani, tra cui anche l'arcivescovo di San Francisco, monsignor Salvatore Cordileone, che La Verità ha intervistato ieri. La richiesta di indagini «basate su prove» fa il paio con il suggerimento avanzato da monsignor Charles Chaput, arcivescovo di Philadelphia, che durante un incontro al seminario San Carlo Borromeo dello scorso 30 agosto, ha detto di aver scritto a Francesco invitandolo a «cancellare il prossimo sinodo sui giovani. In questo momento», ha detto, «i vescovi non avrebbero assolutamente alcuna credibilità nell'affrontare questo argomento». La richiesta era stata avanzata anche da monsignor Philip Egan di Portsmouth, in Inghilterra, e da domenica vi si è aggiunto monsignor Joseph Strickland, vescovo di Tyler in Texas. «Sostengo», ha scritto in un tweet, «l'arcivescovo Charles Chaput, il vescovo Edward Burns e altri vescovi che hanno chiesto che il Sinodo sui giovani venga cancellato e sostituito con un sinodo straordinario dei vescovi per affrontare la crisi degli abusi nella Chiesa. Questa crisi deve essere affrontata». Il 29 agosto, infatti, monsignor Edward Burns, vescovo di Dallas, aveva chiesto al Papa l'indizione di un sinodo straordinario che affrontasse il tema della protezione dei bambini e il rapporto con le vittime degli abusi, nello stesso tempo anche «l'abuso di potere, il clericalismo, la responsabilità e la comprensione della trasparenza nella Chiesa».
Dal 22 al 25 settembre il Papa sarà impegnato in un viaggio apostolico in Estonia, Lettonia e Lituania, quindi l'incontro con DiNardo e altri presuli americani potrebbe avvenire prima di questa partenza, all'inizio della prossima settimana. Si tratta di un incontro fondamentale, ma non è tutto. Sono altre le voci che si rincorrono sulle iniziative che il Papa e i suoi collaboratori starebbero per prendere al fine di rispondere al terremoto causato dal dossier Viganò. Una prima voce riguarda il coinvolgimento di diversi canonisti per valutare sanzioni dirette nei confronti dell'ex nunzio, in particolare riguardo alla possibile violazione del segreto di Stato da parte di Viganò; un'altra voce parla di un imprecisato dossier che si starebbe preparando per rispondere ai contenuti del memoriale, il quale, come sappiamo, chiama in causa tre papi e tre segretari di Stato vaticani in vario modo e titolo. Di entrambe queste indiscrezioni non ci sono conferme, anche se diverse fonti assicurano che qualcosa si sta effettivamente preparando, ma non è chiaro in che forma e soprattutto come verrà utilizzato.
Secondo il sito statunitense Church Militant sarebbe addirittura in corso una sorta di caccia all'uomo per trovare e raggiungere Viganò, un lavoro che vedrebbe impegnata l'intelligence vaticana, guidata dagli uomini di Domenico Giani, direttore dei servizi di sicurezza dello Stato di Città del Vaticano, già ufficiale della guardia di finanza italiana ed ex membro del Sisde. Al di là dei risvolti in stile Mission Impossible, comminare una sanzione a Viganò, senza fornire puntuali risposte alle diverse domande che solleva il suo memoriale, potrebbe rivelarsi un boomerang.
Qualcosa si muove nelle sacre stanze, la scelta del silenzio e della penitenza non potrà essere l'unica risposta ai molti interrogativi sollevati dal dossier Viganò. La tesi del complotto ordito contro Francesco è debole, e soprattutto non regge l'urto che arriva dagli Stati Uniti, dove vescovi e laici chiedono che si proceda a «risposte basate su prove».
Lorenzo Bertocchi
La difesa dei «pretoriani» è questa: chi osa dubitare è contro la Chiesa
Dopo la risposta del Papa alla giornalista Anna Matranga della Nbc sul volo di ritorno da Dublino, molta stampa ha costruito una narrazione sul memoriale dell'ex nunzio Viganò. «Io non dirò una parola su questo. Credo che il comunicato parla da sé stesso, e voi avete la capacità giornalistica sufficiente per trarre le conclusioni», ha detto Francesco nella conferenza stampa sull'aereo. Da questo incipit in molti casi è scaturito una specie di romanzo giornalistico in cui le tinte sono passate dal giallo, al nero, con venature di spionaggio e thriller.
La parola più gettonata per definire il memoriale e i media che lo hanno pubblicato è «operazione». Su Vatican Insider, blog della Stampa che si occupa di cose vaticane, troviamo una sintesi perfetta della trama costruita su «l'operazione». La scrive Gianni Valente: «Lui», cioè Viganò, «e i suoi sponsor mediatici agiscono con ostentato disprezzo dell'intelligenza altrui, trattando tutti da gonzi narcotizzati, sfornando una pseudo informativa all'altezza del peggior dossieraggio da servizietti segreti deviati». Il racconto, bisogna dirlo, promette bene.
Però ci vuole un po' di politica per rendere più appetibile il plot. Ci pensa Louis Badilla, il direttore del blog paravaticano Il Sismografo: «Dietro a Viganò si nasconde la più bieca destra politica cattolica statunitense e alcuni burattini europei. È già accaduto e accadrà molte altre volte. Ovviamente in ogni momento, a seconda la natura dell'operazione, questa ideologia saprà trovare giornalisti, presuli vari, cardinali, arcivescovi, vescovi e altri, per colpire. Francesco, per la destra Usa ed europea, cattolica e non, politica, economica, parlamentare e religiosa, è un nemico e uno ostacolo». Aggiungete un po' di petroldollari e una spruzzata di Steve Bannon e avrete completato i contorni del film.
Sul Fatto quotidiano di ieri una didascalia definisce il retroscena. Francesco «da tre anni è assediato dai clericali allergici alla misericordia e sostenitori di una chiesa rigida e dottrinaria, politicamente schierata con il populismo xenofobo». Intanto sul Clarin, in Argentina, Elisabetta Piquet parla di «fazione ultraconservatrice». Però sappiamo che ogni buon racconto si regge su uno scontro, ma dall'altra parte non pensiate che ci sia semplicemente il Papa. No, per dare ritmo alla storia dobbiamo pensare agli «ultraliberal», o meglio i «modernisti».
«Destra» e «sinistra», «conservative» e «liberal», sono contenitori utili alla narrazione, ma sintomo di un bubbone, quello di una interpretazione esclusivamente politica delle cose di chiesa. Quattro cardinali che mostrano i loro dubia al Papa su un punto che ritengono ambiguo, diventano quattro rigidi dottrinari contro Francesco, e non conta che uno di loro, il cardinale Carlo Caffarra, morto un anno fa, avrebbe preferito sentir dire che aveva un amante piuttosto che fosse ritenuto contro il Papa.
«Destra» e «sinistra» nella Chiesa sono contenitori in cui si fanno rientrare da una parte i «rigidi», dall'altra i «morbidi», ma la domanda da porsi è: in riferimento a cosa? Al nostro sentire personale? Alle mode del momento? A un partito politico? Perché è questo riferimento che giudica della bontà o meno di una posizione, il resto è storytelling. La chiesa per questo ha un depositum fidei da custodire (e far sviluppare in modo omogeneo senza contraddizioni) che possiamo vedere espresso, come fonte prossima, nel catechismo.
Il caso Viganò, anzi «l'operazione», non ha a che fare con questo depositum, almeno non direttamente. È questione più bassa, se vogliamo. Ma cavarsela con le solite etichette è un film già visto, che non soddisfa più e non risolve i problemi.
Lorenzo Bertocchi
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Il clero Usa pressa il Papa sul dramma degli abusi: possibile incontro a breve. Da Roma filtra la notizia di un controdossier.La propaganda travolge chi pone domande. Tirati in ballo ultradestra e poteri deviati.Lo speciale contiene due articoliAlcune indiscrezioni si fanno strada e lasciano pensare che qualcosa al di là del Tevere si sta muovendo. Forse non una risposta precisa alle circostanze riportate nel memoriale dell'ex nunzio degli Stati Uniti, monsignor Carlo Maria Viganò, ma qualcosa succederà.Innanzitutto, sembra prossimo l'arrivo a Roma del cardinale Daniel Di Nardo, presidente dei vescovi statunitensi, che in un comunicato dello scorso 27 agosto aveva dichiarato di essere «desideroso di un'udienza con il Santo Padre per ottenere il suo sostegno al nostro piano d'azione» per far fronte alla crisi degli abusi nel clero che sta devastando la chiesa americana. Peraltro pare che Di Nardo avesse chiesto udienza al Papa anche nel luglio scorso, prima che venissero accettate le dimissioni dal collegio cardinalizio dell'ex cardinale Theodore McCarrick il 28 luglio 2018. Senza però ricevere risposta. Comunque Di Nardo è tra i presuli statunitensi che ha mostrato di prendere sul serio il dossier Viganò, senza per questo sposarlo in tutto e per tutto, ma dicendo che gli interrogativi sollevati dal documento dell'ex nunzio «meritano risposte basate su prove».È una linea condivisa in modo esplicito da almeno una ventina di vescovi americani, tra cui anche l'arcivescovo di San Francisco, monsignor Salvatore Cordileone, che La Verità ha intervistato ieri. La richiesta di indagini «basate su prove» fa il paio con il suggerimento avanzato da monsignor Charles Chaput, arcivescovo di Philadelphia, che durante un incontro al seminario San Carlo Borromeo dello scorso 30 agosto, ha detto di aver scritto a Francesco invitandolo a «cancellare il prossimo sinodo sui giovani. In questo momento», ha detto, «i vescovi non avrebbero assolutamente alcuna credibilità nell'affrontare questo argomento». La richiesta era stata avanzata anche da monsignor Philip Egan di Portsmouth, in Inghilterra, e da domenica vi si è aggiunto monsignor Joseph Strickland, vescovo di Tyler in Texas. «Sostengo», ha scritto in un tweet, «l'arcivescovo Charles Chaput, il vescovo Edward Burns e altri vescovi che hanno chiesto che il Sinodo sui giovani venga cancellato e sostituito con un sinodo straordinario dei vescovi per affrontare la crisi degli abusi nella Chiesa. Questa crisi deve essere affrontata». Il 29 agosto, infatti, monsignor Edward Burns, vescovo di Dallas, aveva chiesto al Papa l'indizione di un sinodo straordinario che affrontasse il tema della protezione dei bambini e il rapporto con le vittime degli abusi, nello stesso tempo anche «l'abuso di potere, il clericalismo, la responsabilità e la comprensione della trasparenza nella Chiesa».Dal 22 al 25 settembre il Papa sarà impegnato in un viaggio apostolico in Estonia, Lettonia e Lituania, quindi l'incontro con DiNardo e altri presuli americani potrebbe avvenire prima di questa partenza, all'inizio della prossima settimana. Si tratta di un incontro fondamentale, ma non è tutto. Sono altre le voci che si rincorrono sulle iniziative che il Papa e i suoi collaboratori starebbero per prendere al fine di rispondere al terremoto causato dal dossier Viganò. Una prima voce riguarda il coinvolgimento di diversi canonisti per valutare sanzioni dirette nei confronti dell'ex nunzio, in particolare riguardo alla possibile violazione del segreto di Stato da parte di Viganò; un'altra voce parla di un imprecisato dossier che si starebbe preparando per rispondere ai contenuti del memoriale, il quale, come sappiamo, chiama in causa tre papi e tre segretari di Stato vaticani in vario modo e titolo. Di entrambe queste indiscrezioni non ci sono conferme, anche se diverse fonti assicurano che qualcosa si sta effettivamente preparando, ma non è chiaro in che forma e soprattutto come verrà utilizzato. Secondo il sito statunitense Church Militant sarebbe addirittura in corso una sorta di caccia all'uomo per trovare e raggiungere Viganò, un lavoro che vedrebbe impegnata l'intelligence vaticana, guidata dagli uomini di Domenico Giani, direttore dei servizi di sicurezza dello Stato di Città del Vaticano, già ufficiale della guardia di finanza italiana ed ex membro del Sisde. Al di là dei risvolti in stile Mission Impossible, comminare una sanzione a Viganò, senza fornire puntuali risposte alle diverse domande che solleva il suo memoriale, potrebbe rivelarsi un boomerang.Qualcosa si muove nelle sacre stanze, la scelta del silenzio e della penitenza non potrà essere l'unica risposta ai molti interrogativi sollevati dal dossier Viganò. La tesi del complotto ordito contro Francesco è debole, e soprattutto non regge l'urto che arriva dagli Stati Uniti, dove vescovi e laici chiedono che si proceda a «risposte basate su prove». Lorenzo Bertocchi<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/i-vescovi-degli-states-chiedono-un-sinodo-ma-il-vaticano-studia-lattacco-allex-nunzio-2603777876.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-difesa-dei-pretoriani-e-questa-chi-osa-dubitare-e-contro-la-chiesa" data-post-id="2603777876" data-published-at="1781434606" data-use-pagination="False"> La difesa dei «pretoriani» è questa: chi osa dubitare è contro la Chiesa Dopo la risposta del Papa alla giornalista Anna Matranga della Nbc sul volo di ritorno da Dublino, molta stampa ha costruito una narrazione sul memoriale dell'ex nunzio Viganò. «Io non dirò una parola su questo. Credo che il comunicato parla da sé stesso, e voi avete la capacità giornalistica sufficiente per trarre le conclusioni», ha detto Francesco nella conferenza stampa sull'aereo. Da questo incipit in molti casi è scaturito una specie di romanzo giornalistico in cui le tinte sono passate dal giallo, al nero, con venature di spionaggio e thriller. La parola più gettonata per definire il memoriale e i media che lo hanno pubblicato è «operazione». Su Vatican Insider, blog della Stampa che si occupa di cose vaticane, troviamo una sintesi perfetta della trama costruita su «l'operazione». La scrive Gianni Valente: «Lui», cioè Viganò, «e i suoi sponsor mediatici agiscono con ostentato disprezzo dell'intelligenza altrui, trattando tutti da gonzi narcotizzati, sfornando una pseudo informativa all'altezza del peggior dossieraggio da servizietti segreti deviati». Il racconto, bisogna dirlo, promette bene. Però ci vuole un po' di politica per rendere più appetibile il plot. Ci pensa Louis Badilla, il direttore del blog paravaticano Il Sismografo: «Dietro a Viganò si nasconde la più bieca destra politica cattolica statunitense e alcuni burattini europei. È già accaduto e accadrà molte altre volte. Ovviamente in ogni momento, a seconda la natura dell'operazione, questa ideologia saprà trovare giornalisti, presuli vari, cardinali, arcivescovi, vescovi e altri, per colpire. Francesco, per la destra Usa ed europea, cattolica e non, politica, economica, parlamentare e religiosa, è un nemico e uno ostacolo». Aggiungete un po' di petroldollari e una spruzzata di Steve Bannon e avrete completato i contorni del film. Sul Fatto quotidiano di ieri una didascalia definisce il retroscena. Francesco «da tre anni è assediato dai clericali allergici alla misericordia e sostenitori di una chiesa rigida e dottrinaria, politicamente schierata con il populismo xenofobo». Intanto sul Clarin, in Argentina, Elisabetta Piquet parla di «fazione ultraconservatrice». Però sappiamo che ogni buon racconto si regge su uno scontro, ma dall'altra parte non pensiate che ci sia semplicemente il Papa. No, per dare ritmo alla storia dobbiamo pensare agli «ultraliberal», o meglio i «modernisti». «Destra» e «sinistra», «conservative» e «liberal», sono contenitori utili alla narrazione, ma sintomo di un bubbone, quello di una interpretazione esclusivamente politica delle cose di chiesa. Quattro cardinali che mostrano i loro dubia al Papa su un punto che ritengono ambiguo, diventano quattro rigidi dottrinari contro Francesco, e non conta che uno di loro, il cardinale Carlo Caffarra, morto un anno fa, avrebbe preferito sentir dire che aveva un amante piuttosto che fosse ritenuto contro il Papa. «Destra» e «sinistra» nella Chiesa sono contenitori in cui si fanno rientrare da una parte i «rigidi», dall'altra i «morbidi», ma la domanda da porsi è: in riferimento a cosa? Al nostro sentire personale? Alle mode del momento? A un partito politico? Perché è questo riferimento che giudica della bontà o meno di una posizione, il resto è storytelling. La chiesa per questo ha un depositum fidei da custodire (e far sviluppare in modo omogeneo senza contraddizioni) che possiamo vedere espresso, come fonte prossima, nel catechismo. Il caso Viganò, anzi «l'operazione», non ha a che fare con questo depositum, almeno non direttamente. È questione più bassa, se vogliamo. Ma cavarsela con le solite etichette è un film già visto, che non soddisfa più e non risolve i problemi. Lorenzo Bertocchi
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L’indagine è nata dalle querele presentate dalle donne vittime di atti sessuali, subiti in occasione della consegna dei prodotti alimentari richiesti online tramite la piattaforma per cui l’uomo lavorava.
Dagli accertamenti è emerso che, l’8 febbraio scorso, il rider, utilizzando l’account di una terza persona, ha appoggiato la bicicletta e ha consegnato a una giovane donna due casse d’acqua all’ingresso dello stabile: a quel punto ha iniziato a palpeggiarle il seno e altre parti del corpo. In un primo momento la vittima è rimasta impietrita e incapace di reagire, poi è riuscita a divincolarsi, scappando nell’androne condominiale ed entrando in ascensore. Ma l’uomo non ha desistito e ha lasciato il condominio solo dopo qualche minuto in cui la ragazza è rimasta chiusa in ascensore.
Successivamente, il 13 febbraio, il rider ha effettuato una consegna all’interno di un palazzo e, con il pretesto di richiedere alla ragazza destinataria dell’ordine una recensione sul cellulare, si è avvicinato e le ha palpeggiato il seno con entrambe le mani. Anche il 16 marzo, sempre all’ingresso di un condominio, l’uomo, impugnando la busta contenente l’ordine, ha infilato la mano sinistra sotto al sacchetto e ha palpeggiato il seno della ragazza davanti a lui. Sono in corso accertamenti relativi ad almeno altri sette episodi, del tutto simili per modalità d’azione.
Le segnalazioni arrivate in merito al rider arrestato, oltre ad essere numerose, risalgono a episodi avvenuti almeno da maggio 2025, un periodo di tempo molto lungo. Per questo, le forze dell’ordine ritengono che i comportamenti penalmente rilevanti dell’uomo appaiano abituali e, pertanto, invitano eventuali altre vittime a farsi avanti e denuciare le molestie subite.
In Toscana, invece, sta per andare a processo un tentativo di stupro ai danni di una novantenne da parte di un tunisino di 59 anni, accoltellato da un familiare sessantaduenne della vittima.
L’incredibile episodio di violenza contro l’anziana è avvenuto a Montespertoli, tranquillo Comune di 13.000 abitanti immerso nelle campagne tra Firenze e Siena.
La vicenda risale alla prima metà dello scorso anno, quando, secondo quanto ricostruito dalle indagini, il tunisino, residente a Colle Val D’Elsa, in Provincia di Siena, aveva accesso all’abitazione della pensionata, dove lavorava come operaio, intento a effettuare alcuni lavori di ristrutturazione all’immobile nel quale viveva la donna. È in quel contesto che l’uomo, stando alla ricostruzione della Procura di Firenze, avrebbe abusato della novantenne. Secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione, che cita alcuni virgolettati degli atti d’indagine, la violenza sarebbe consistita «nell’afferrarle la testa con entrambe le mani e nell’iniziare a baciarla sull’orecchio per poi spostarsi verso la bocca», nonché «nel palpeggiarle e stringerle al contempo il seno destro» e a costringerla a subire tali atti sessuali contro la propria volontà.
Venuto a conoscenza dello stupro, il nipote dell’anziana avrebbe affrontato l’operaio tunisino e, dopo aver gridato «cosa hai fatto alla nonna?», lo avrebbe colpito due volte al torace con un coltello lungo 18 centimetri, causandogli ferite guaribili in dieci giorni.
Naturalmente la rissa tra i due non è passata inosservata nella pacifica cittadina e ha portato all’intervento delle forze dell’ordine, dando il via a una doppia indagine da parte della Procura di Firenze, sia sull’accoltellamento che sullo stupro. Nei mesi scorsi il pubblico ministero titolare del fascicolo d’indagine ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. Il nordafricano è accusato di violenza sessuale ai danni della novantenne, con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e la privata difesa, nonché con abuso di relazioni domestiche e di prestazioni d’opera.
Al nipote della donna, invece, dalla Procura viene contestata l’accusa di lesioni personali aggravate dall’utilizzo del coltello, considerato un’arma bianca. I due si incontreranno di nuovo durante l’udienza preliminare, fissata per il prossimo 7 ottobre presso il tribunale di Firenze. E quasi certamente dovranno affrontare un processo a tratti kafkiano, che potrebbe portare alla condanna di entrambi.
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(iStock)
Non aveva alcuna intenzione di rapire la piccola, ma voleva soltanto allontanarla dal bordo del marciapiede. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia ha rimesso in libertà il ventinovenne del Gambia, che nella serata di mercoledì aveva strappato dalle braccia della madre una bambina di appena cinque anni che si trovava alla stazione ferroviaria di Fontivegge, quartiere di Perugia. Nell’immediatezza dei fatti, il giovane, con diversi precedenti penali, è stato arrestato per tentato sequestro di persona aggravato. Ma, ieri mattina, al termine dell’udienza di convalida il gip ha rimesso in libertà l’uomo per mancanza di elementi «inequivocabili».
Da quanto era stato raccontato dalla donna, di origini aretine, lei si trovava con la bimba nel piazzale della stazione in attesa di prendere il pullman quando, all’improvviso, si è avvicinato il giovane gambiano che ha afferrato la piccola strappandola alla mamma. A quel punto la mamma ha iniziato a urlare e la bimba a piangere, mentre l’uomo si allontanava con lei. La mamma ha iniziato a inseguirlo, chiamando le forze dell’ordine che poi lo hanno bloccato. Quando gli agenti della Volante sono arrivati hanno trovato la bimba spaventata e in stato di choc. I poliziotti lo hanno bloccato e portato in Questura dove è stato identificato e portato in carcere. Nell’immediatezza dei fatti nei suoi confronti pendeva l’accusa di tentato rapimento di persona aggravato dall’età della vittima, trattandosi di una minore.
Gli inquirenti erano arrivati a questa ricostruzione della vicenda attraverso la visione delle immagini di videosorveglianza, ma anche analizzando il racconto della mamma della piccola e controllando il cellulare dell’uomo. Infatti, era stata proprio la madre della bimba a raccontare agli investigatori che l’uomo avrebbe continuato a infastidire la piccola scattandole diverse fotografie con il cellulare. Da quanto si è appreso, gli inquirenti hanno analizzato le foto presenti sul cellulare dell’arrestato. Ma, ieri mattina, è arrivata la decisione del gip che ha sorpreso un po’ tutti: il ventinovenne viene liberato perché, difatti, non avrebbe messo in atto alcun rapimento, ma avrebbe solo voluto spostarla dal marciapiede.
Il giudice per le indagini preliminari non ha convalidato l’arresto perché ha ritenuto che non si sia trattato di un tentato rapimento né di violenza privata. La Procura aveva chiesto che il reato venisse derubricato da tentato sequestro di persona a violenza privata. Il gip, invece, ha condiviso la ricostruzione della vicenda resa nota dal difensore dell’uomo, l’avvocato Luca Aiello, che ha riportato il racconto del gambiano: il giovane non avrebbe mai avuto alcuna intenzione di rapire la piccola, anzi si era accorto che la bimba stava giocando ai bordi del marciapiede e l’avrebbe presa per evitare che potesse farsi male. Per l’avvocato questa ricostruzione dell’accaduto troverebbe riscontro sia nelle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza che nelle testimonianze delle persone che si trovavano in zona. Il legale ha insistito sul fatto che non si sia trattato di un rapimento perché dai frame delle telecamere si vede - è il racconto del difensore - il giovane gambiano non ha strappato dalle mani della mamma la bimba e anzi l’avrebbe subito riconsegnata al genitore.
L’arrestato ha risposto a tutte le domande del gip negando ogni accusa e ribadendo di averla presa solo per evitare che si potesse fare male. E ha riferito che cosa è successo: la mamma si sarebbe avvicinata allarmata e la bimba piangeva, la donna gli urlava contro e lui avrebbe preso il cellulare non per fotografare la piccola, bensì per riprendere la madre che lo «aggrediva» per avere in futuro, qualora fosse stato necessario, «una prova» proprio per dimostrare quello che era successo.
Da quanto si è appreso, la decisione del giudice per le indagini preliminari è stata presa proprio dopo un’attenta analisi di ogni frame di quei video. Il giovane (noto alle forze dell’ordine per diversi precedenti penali) è tornato subito in libertà, non essendo stato emesso nei suoi confronti alcun provvedimento. Non è escluso che la Questura possa valutare la sua posizione e a breve emettere un provvedimento di espulsione dall’Italia. Il ventinovenne, infatti, è stato più volte beccato dalle forze dell’ordine in giro ubriaco e «intento» a molestare le persone. Per tale motivo, era stato arrestato e condannato. In particolare, lo scorso mese di maggio il giovane gambiano è finito in manette per aver aggredito una passeggera alla stazione. Anzi, in quell’occasione, nelle concitate fasi dell’arresto, ferì un poliziotto causandogli una frattura al dito. Per questo episodio era stato condannato a un anno e quattro mesi, ma rimesso in libertà con obbligo di firma alla polizia giudiziaria. Ma il suo «curriculum» è più lungo: la scorsa settimana era stato denunciato perché minacciava con un bastone alcune persone sedute sui gradini del Duomo di Perugia e, sempre con il bastone, avrebbe colpito più volte il portone della Cattedrale. Infine, nei suoi confronti è stato emesso un Daspo urbano perché l’uomo è stato più volte trovato con oggetti «atti a offendere». Da ieri è tornato in libertà pure per il tentato sequestro della piccola. La decisione del gip ha indignato l’opinione pubblica. Da quanto si è appreso, anche la mamma della piccola è rimasta sorpresa dalla scarcerazione e si è detta molto preoccupata perché teme di poterlo nuovamente vedere in giro e mettere in pericolo la sua bambina.
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La panzanella è una ricetta di recupero identitaria della Toscana, dove il pane raffermo è una sorta di rimedio per ogni occasione, che va fatta secondo regole precise. Noi ci siamo presi però la libertà di reinterpretarla per renderla ancora più semplice. Ma il risultato non cambia: è perfetta come spuntino per una cena estiva, va benissimo se ve la volete portare in spiaggia.
Ingredienti – 4 fette ampie di pane raffermo (meglio se è quello sciapo toscano, oppure un pugliese di Altamura), due pomodori costoluti o occhio di bue maturi, ma sodi (circa 250 gr), due cipollotti generosi meglio se rossi, due coste di sedano, due cucchiai abbondanti di olive taggiasche in conserva, alcune foglie di basilico, 8 cucchiai di olio extravergine di oliva, 2 cucchiai di aceto di vino bianco, sale e pepe qb.
Procedimento – Fate a cubetti le fette di pane e tostatele in padella in quattro cucchiai di olio extravergine di oliva. Fateli diventare belli croccanti. Nel frattempo fate a cubetti i pomodori, a fettine sottili le cipolle e il sedano. In una capace zuppiera mettete tutte le verdure, conditele con sale, pepe, olio extravergine, aceto (se piace) sale e pepe. Aggiungete le olive sgocciolate e mescolate bene. Quando il pane è bello croccante aggiungetelo alle verdure, rigirate e completate con le foglie di basilico sminuzzate.
Come far divertire i bambini – Date loro il compito di mescolare più e più volte la panzanella sbagliata.
Abbinamento – Per stare sulla costa toscana un ottimo Vermentino, oppure un Trebbiano o un Ansonica dell’Argentario. Altrimenti scegliete un qualsiasi bianco sapido e minerale italiano.
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