I portuali: «Vittoria, ora al lavoro»
Ansa
I «camalli» di Trieste esultano: «Il Parlamento ci riceverà». Ma denunciano: «Qui si entra senza carta verde». Imbarazzo dello scalo: «Non spetta a noi controllare».

La decisione degli organizzatori della protesta di lasciar passare dai varchi chi voleva lavorare venerdì non ha bloccato il porto di Trieste. Anche ieri nessuno stop totale, seppure con i disagi determinati dall’assenza di una parte del personale in sciopero (il traffico stradale degli accessi ai due varchi del porto nuovo registra la metà dei transiti medi via strada attraverso questi due gate nei giorni finali della settimana).

Ieri in serata, però, è arrivato l’annuncio: «Questa prima battaglia l’abbiamo vinta, dimostrando la forza e la determinazione dei lavoratori portuali e di tutti coloro che li hanno affiancati e sostenuti nella difesa della democrazia e della libertà individuale», ma occorre «fare un passo in avanti assieme alle migliaia di persone e gruppi con cui siamo entrati in contatto in questi giorni», dunque «da domani torniamo al lavoro – chi puà – (per i portuali dal primo turno di lavoro del 17 ottobre 2021) ma non ci fermiamo». È la nota diffusa dal Coordinamento dei lavoratori portuali. Che sarà ricevuto «al Senato e alla Camera il 30 ottobre», ha detto il portavoce del Clpt, Stefano Puzzer.

Nel pomeriggio il Coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste aveva denunciato che «diverse aziende del Porto di Trieste starebbero violando la normativa sull’obbligo del possesso ed esibizione della certificazione verde per lavorare». Nella nota, inviata a prefettura, questura, Asugi, Autorità portuale e Ispettorato del lavoro, si chiede di verificare la fondatezza di quanto sostenuto, invitando eventualmente «ad applicare le misure previste». Il Clpt punta il dito sull’Agenzia per il lavoro portuale (Alpt) perché farebbe lavorare alcuni suoi dipendenti senza il certificato verde, nella «consapevolezza che non ne sono in possesso». Puzzer ha detto che è andato a lavorare attorno al 40% dei portuali su circa un migliaio. E di questi, «penso che il 10% sia senza green pass». Poi, davanti ai giornalisti, ha fatto sentire in vivavoce una chiamata a un lavoratore che ha dichiarato di essere presente sul posto di lavoro: «Non ho il green pass. Mi trovo al terminal di Samer al molo 5». Puzzer (che, ricordiamolo, è vaccinato), invita a fare «controlli a tappeto», e non a campione e mirati. «Se i controlli non ci saranno è chiaro che lo strumento è economico e non sanitario».

Il caso ha accesso gli animi e scatenato un rimpallo di responsabilità. «Così non si va avanti», aveva sbottato il presidente dell’Autorità portuale, Zeno D’Agostino. «Il personale presente oggi a terra, al molo 5, al lavoro su treni e container e richiesto da Samer Seaport è stato fornito dall’Agenzia per il lavoro portuale del porto di Trieste e quindi sta a quest’ultima controllare se i lavoratori sono dotati di green pass», ha detto Enrico Samer, presidente di Samer & Co. Shipping, spiegando di aver chiesto alla Alpt personale per la nave, «ma ci hanno detto che non era disponibile». «Poi», ha proseguito, «per terra, treno e container al molo 5 ci hanno fornito un paio di persone. Se queste ultime non sono dotate di green pass, non va bene, però spetta una verifica al datore ovvero Alpt. Samer Seaport non è nemmeno titolata a farlo». Franco Mariani, presidente dell’Alpt, ha replicato che «il controllo sui green pass non spetta a noi ma agli operatori portuali». Al quotidiano triestino Il Piccolo ha poi aggiunto: «Abbiamo predisposto la copertura delle spese del tampone e molti nostri lavoratori stanno andando a farlo nell’ambulatorio predisposto. Detto questo, l’Agenzia avvia i lavoratori a chiamata e, come previsto dalla circolare predisposta dall’Autorità portuale, il controllo dei nostri dipendenti avviene direttamente nei terminal delle imprese che ci chiamano e che per quel giorno hanno il lavoratore alle proprie dipendenze. È impossibile fare il controllo del green pass preventivo. La cosa in cui confidiamo è che al momento della chiamata il lavoratore ci dica di non avere il green pass e a quel punto viene messo in assenza giustificata come previsto dalle norme nazionali. Nostro preciso compito è invece controllare il personale amministrativo». Alla fine il lavoratore è stato allontanato, dopo un controllo nel quale si è riscontrato che non aveva il pass.

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