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2020-05-13
Il notaio: «Gli studi minori soffocati da governo e associazioni. A discapito dei cittadini»
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Non c'è solo l'emergenza sanitaria a mettere in crisi economica la categoria dei notai, tra i professionisti italiani con il reddito più alto ma in difficoltà come tutti gli altri lavoratori. Accade così che su 5148 professionisti più di 1000 abbiano già fatto richiesta di cassa integrazione. I più giovani rischiano di chiudere. Gli studi più grandi non riescono ad ammortizzare le spese e pagare gli affitti.
«Fino adesso abbiamo pagato di tasca nostra perché non vogliamo licenziare nessuno, però i sussidi promessi non si sono visti» dice a La Verità Riccardo Genghini, titolare dello studio Genghini e Associati con sede a Milano. «Stiamo anticipando noi la cassa integrazione. Realtà come la nostra non possono stare chiuse per 7 mesi: è sconcertante l'emendamento presentato dal ministro della giustizia, pare su istanza del Consiglio nazionale del notariato, che chiedeva immotivatamente la chiusura degli uffici notarili fino al 31 ottobre. Per fortuna bocciato dalla Ragioneria generale dello Stato».
L'universo del notariato era già in subbuglio prima dell'emergenza Covid 19. Diversi notai protestano da tempo per le intromissioni nel mercato da parte dei consigli distrettuali e di consorzi come Asnodim, associazione finita nel mirino dell'autorità garante della concorrenza e del mercato e persino della procura di Roma. L'antitrust lo ha messo nero su bianco in una decisione del 2017, spiegando che «è stato delineato un sistema di affidamento degli incarichi notarili, nel contesto delle dismissioni pubbliche, preclusivo di ogni possibilità per i notai del distretto di offrire i propri servizi secondo dinamiche competitive e per gli inquilini di beneficiare di tale confronto per scegliere il notaio a cui affidare l'incarico».
In pratica i consigli notarili, con l'obiettivo di distribuire il lavoro a tutti i notai, in realtà penalizzano diversi studi e soprattutto non permettono ai cittadini di spendere meno per rogiti, surroghe bancarie o acquisti immobiliari. E per di più possono anche punire i singoli studi, tramite organi disciplinari composti da altri colleghi che possono avere tutto l'interesse a penalizzarli. L'emergenza sanitaria ha peggiorato la situazione. L'articolo 27 della legge notarile vieta ai notai di rifiutarsi di stipulare gli atti notarili, soprattutto durante le epidemie (art. 142), invece molti consigli notarili hanno "suggerito" ai notai di "rinviare tutto il rinviabile" sotto minaccia di controlli e ispezioni: voi notai come vi regolate ? «Siamo pubblici ufficiali, dobbiamo applicare la legge secondo coscienza. Questo significa che se il mio consiglio distrettuale mi autorizza/invita a rinviare gli atti notarili, mi trovo davanti a difficile dilemma: seguire le indicazioni del consiglio, ma se il cittadino mi fa causa, o mi denuncia per omissione di atti di ufficio, potrebbe avere ragione; ignorare i suggerimenti del consiglio, con il rischio poi di essere oggetto di ispezioni e procedimenti disciplinari».
Tra gli esempi calzanti c'è quello della surroga bancaria, ovvero quando un cittadino decide di sostituire il mutuo in banca. «La circolare del Consiglio di Milano ci ha detto che questo tipo di atti pubblici si può rinviare. Però la legge riconosce il mutuatario il diritto ottenere la portabilità entro 30 giorni sanzionando il ritardo con una penale dell'1% sul debito residuo per ogni mese o frazione di ritardo. In media sono 800 euro al mese che il cittadino ha il diritto di ricevere dalla banca che voleva cambiare, la quale poi ha il diritto di rivalersi sui notai che hanno rinviato la stipula delle surroghe» ricorda Genghini. «Se si leggono le numerose decisioni di condanna dell'Antitrust, sembra che da oltre 10 anni il notariato sia impegnato a controllare e redistribuire il lavoro ordinario fra i notai, colpendo gli studi i più organizzati ed efficienti (e spesso anche più economici), per avvantaggiare gli altri. Sembrerebbe che siamo l'unica categoria in cui il successo professionale e l'efficienza sono colpe che vengono perseguite dalle istituzioni».
In effetti, negli atti giudiziari della vicenda Asnodim si legge che da anni dietro le dismissioni immobiliari degli enti previdenziali ci sono state le pressioni del consiglio notarile e della stessa associazione, che utilizzando lo spauracchio del procedimento disciplinare, hanno impedito ad altri colleghi di svolgere il loro lavoro. L'emergenza Covid ha aumentato ancora di più la pressione. Basti pensare che sono stati vietati gli atti telematici per l'immobiliare, mentre sono stati ammessi quelli per le assemblee sociali (in particolare le quotate). In questo modo la modernizzazione e semplificazione ha avvantaggiato i pochissimi studi notarili che si occupano di operazioni straordinarie e che lavorano a stretto contatto con il Mef per i quali il lockdown non è più un problema.
Contemporaneamente i consigli stanno controllando il lavoro ordinario svolto in questi mesi dagli altri notai, per verificare se hanno rinviato il rinviabile per tutti gli altri atti. Possono chiedere i repertori del lavoro svolto e sembrano intenzionati a punire chi ha lavorato più del "giusto". «È molto difficile svolgere il servizio pubblico notarile in queste condizioni di incertezza: l'economia e la legislazione si muovono in una direzione, il notariato a volte sembra andare nella direzione opposta» conclude il notaio Genghini.
Riccardo Genghini
L'indagine nata dalla denuncia di un piccolo notaio nel 2015
E' la punta dell'iceberg di un sistema malato che oltre a punire i notai che svolgono il loro lavoro danneggia i cittadini, costretti spesso a spese folli per un atto notarile. L'inchiesta della procura di Roma portata avanti da Roberto Felici e chiusa il 21 febbraio scorso rischia di scoperchiare il vaso di pandora del notariato, i gruppi di potere e la totale mancanza di concorrenza tra gli studi, danneggiando i più giovani o chi non è legato a lobby politiche.
Tutto nasce da una denuncia nel 2015 del notaio Andrea Mosca, assistito dagli avvocati Pierpaolo Dell'Anno e Michelangelo Curti. Dopo 5 anni e persino un'archiviazione poi scongiurata, ora a finire indagati sono il presidente del consiglio notarile di Roma, Cesare Felice Giuliani, l'ex coordinatore della commissione deontologia e vigilanza, Antonio Sgobbo, e l'ex consigliere e segretario Romolo Rummo. Sono accusati di concussione e abuso d'ufficio per aver pilotato gli incarichi migliori sui loro stessi studi professionali attraverso la minaccia «di possibili conseguenze negative sulla loro vita professionale».
Perché, «abusando della loro qualità e dei poteri derivanti dalla carica ricoperta, ripetutamente costringevano i notai del distretto (e tra essi, in particolare, ì notai Andrea Mosca, Claudio Manzo, Giuseppe Farinello e Pasquale Edoardo Merlino) a devolvere al Consiglio, in violazione del principio di libera concorrenza, l'utilità rappresentata dal gestire l'assegnazione degli incarichi riguardanti la dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, all'uopo intimando ai suddetti, in contrasto con la legge notarile, di non accettare tali incarichi direttamente conferiti dalle parti con la minaccia, in caso contrario, di possibili conseguenze negative sulla loro vita professionale, non esclusa l'instaurazione di procedimenti disciplinari».
Secondo l'accusa, gli indagati, avvalendosi di un'associazione professionale la Asnodim, costituita ad hoc, avrebbero indirizzato gli enti verso "soggetti selezionati in modo arbitrari". I tre notai indagati non avrebbero nemmeno tenuto conto dei criteri "quantitativo" e "deontologico-solidaristico", che erano stati fissati dallo stesso Consiglio per favorire i notai più giovani. Alcuni professionisti hanno denunciato di essere stati costretti a non stipulare atti importanti, relativi alle dismissioni di immobili di Enasarco e di Roma Capitale.
La procura ha calcolato così che «nel quinquennio 2011/2015, l'88% dei notai iscritti nello stesso periodo (cioè, quelli più giovani) non riceveva alcun incarico o ne riceveva al massimo uno mentre i notai con un repertorio inferiore a 100.000,00 euro ne ricevevano in media un numero analogo a quello attribuito ai notai con un repertorio maggiore». Anche l' Antitrust aveva spiegato nella sentenza del maggio 2017, che il Consiglio si era avocato il ruolo in via esclusiva di designare ex officio, tramite Asnodim, i notai a cui affidare gli incarichi di redazione degli atti di rogito e di mutuo, nell'ambito delle dismissioni del patrimonio immobiliare di enti pubblici e previdenziali
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L'emergenza sanitaria ha fatto peggiorare le tensioni interne alla categoria. Le imposizioni dei consigli nazionali sono già state sanzionate dall'Antitrust nel 2017. Riccardo Genghini: «Da oltre 10 anni il notariato è impegnato a controllare e redistribuire il lavoro ordinario fra i notai, colpendo gli studi i più organizzati, efficienti e spesso anche più economici»L'inchiesta della procura di Roma dove sono indagati il presidente del consiglio notarile Cesare Felice Giuliani, l'ex coordinatore della commissione deontologia e vigilanza, Antonio Sgobbo, e l'ex consigliere e segretario Romolo Rummo. Sono accusati di concussione e abuso d'ufficio per aver pilotato gli incarichi migliori sui loro stessi studi professionali attraverso la minaccia «di possibili conseguenze negative sulla loro vita professionale». Lo speciale contiene due articoliNon c'è solo l'emergenza sanitaria a mettere in crisi economica la categoria dei notai, tra i professionisti italiani con il reddito più alto ma in difficoltà come tutti gli altri lavoratori. Accade così che su 5148 professionisti più di 1000 abbiano già fatto richiesta di cassa integrazione. I più giovani rischiano di chiudere. Gli studi più grandi non riescono ad ammortizzare le spese e pagare gli affitti. «Fino adesso abbiamo pagato di tasca nostra perché non vogliamo licenziare nessuno, però i sussidi promessi non si sono visti» dice a La Verità Riccardo Genghini, titolare dello studio Genghini e Associati con sede a Milano. «Stiamo anticipando noi la cassa integrazione. Realtà come la nostra non possono stare chiuse per 7 mesi: è sconcertante l'emendamento presentato dal ministro della giustizia, pare su istanza del Consiglio nazionale del notariato, che chiedeva immotivatamente la chiusura degli uffici notarili fino al 31 ottobre. Per fortuna bocciato dalla Ragioneria generale dello Stato». L'universo del notariato era già in subbuglio prima dell'emergenza Covid 19. Diversi notai protestano da tempo per le intromissioni nel mercato da parte dei consigli distrettuali e di consorzi come Asnodim, associazione finita nel mirino dell'autorità garante della concorrenza e del mercato e persino della procura di Roma. L'antitrust lo ha messo nero su bianco in una decisione del 2017, spiegando che «è stato delineato un sistema di affidamento degli incarichi notarili, nel contesto delle dismissioni pubbliche, preclusivo di ogni possibilità per i notai del distretto di offrire i propri servizi secondo dinamiche competitive e per gli inquilini di beneficiare di tale confronto per scegliere il notaio a cui affidare l'incarico». In pratica i consigli notarili, con l'obiettivo di distribuire il lavoro a tutti i notai, in realtà penalizzano diversi studi e soprattutto non permettono ai cittadini di spendere meno per rogiti, surroghe bancarie o acquisti immobiliari. E per di più possono anche punire i singoli studi, tramite organi disciplinari composti da altri colleghi che possono avere tutto l'interesse a penalizzarli. L'emergenza sanitaria ha peggiorato la situazione. L'articolo 27 della legge notarile vieta ai notai di rifiutarsi di stipulare gli atti notarili, soprattutto durante le epidemie (art. 142), invece molti consigli notarili hanno "suggerito" ai notai di "rinviare tutto il rinviabile" sotto minaccia di controlli e ispezioni: voi notai come vi regolate ? «Siamo pubblici ufficiali, dobbiamo applicare la legge secondo coscienza. Questo significa che se il mio consiglio distrettuale mi autorizza/invita a rinviare gli atti notarili, mi trovo davanti a difficile dilemma: seguire le indicazioni del consiglio, ma se il cittadino mi fa causa, o mi denuncia per omissione di atti di ufficio, potrebbe avere ragione; ignorare i suggerimenti del consiglio, con il rischio poi di essere oggetto di ispezioni e procedimenti disciplinari». Tra gli esempi calzanti c'è quello della surroga bancaria, ovvero quando un cittadino decide di sostituire il mutuo in banca. «La circolare del Consiglio di Milano ci ha detto che questo tipo di atti pubblici si può rinviare. Però la legge riconosce il mutuatario il diritto ottenere la portabilità entro 30 giorni sanzionando il ritardo con una penale dell'1% sul debito residuo per ogni mese o frazione di ritardo. In media sono 800 euro al mese che il cittadino ha il diritto di ricevere dalla banca che voleva cambiare, la quale poi ha il diritto di rivalersi sui notai che hanno rinviato la stipula delle surroghe» ricorda Genghini. «Se si leggono le numerose decisioni di condanna dell'Antitrust, sembra che da oltre 10 anni il notariato sia impegnato a controllare e redistribuire il lavoro ordinario fra i notai, colpendo gli studi i più organizzati ed efficienti (e spesso anche più economici), per avvantaggiare gli altri. Sembrerebbe che siamo l'unica categoria in cui il successo professionale e l'efficienza sono colpe che vengono perseguite dalle istituzioni». In effetti, negli atti giudiziari della vicenda Asnodim si legge che da anni dietro le dismissioni immobiliari degli enti previdenziali ci sono state le pressioni del consiglio notarile e della stessa associazione, che utilizzando lo spauracchio del procedimento disciplinare, hanno impedito ad altri colleghi di svolgere il loro lavoro. L'emergenza Covid ha aumentato ancora di più la pressione. Basti pensare che sono stati vietati gli atti telematici per l'immobiliare, mentre sono stati ammessi quelli per le assemblee sociali (in particolare le quotate). In questo modo la modernizzazione e semplificazione ha avvantaggiato i pochissimi studi notarili che si occupano di operazioni straordinarie e che lavorano a stretto contatto con il Mef per i quali il lockdown non è più un problema. Contemporaneamente i consigli stanno controllando il lavoro ordinario svolto in questi mesi dagli altri notai, per verificare se hanno rinviato il rinviabile per tutti gli altri atti. Possono chiedere i repertori del lavoro svolto e sembrano intenzionati a punire chi ha lavorato più del "giusto". «È molto difficile svolgere il servizio pubblico notarile in queste condizioni di incertezza: l'economia e la legislazione si muovono in una direzione, il notariato a volte sembra andare nella direzione opposta» conclude il notaio Genghini. 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Tutto nasce da una denuncia nel 2015 del notaio Andrea Mosca, assistito dagli avvocati Pierpaolo Dell'Anno e Michelangelo Curti. Dopo 5 anni e persino un'archiviazione poi scongiurata, ora a finire indagati sono il presidente del consiglio notarile di Roma, Cesare Felice Giuliani, l'ex coordinatore della commissione deontologia e vigilanza, Antonio Sgobbo, e l'ex consigliere e segretario Romolo Rummo. Sono accusati di concussione e abuso d'ufficio per aver pilotato gli incarichi migliori sui loro stessi studi professionali attraverso la minaccia «di possibili conseguenze negative sulla loro vita professionale». Perché, «abusando della loro qualità e dei poteri derivanti dalla carica ricoperta, ripetutamente costringevano i notai del distretto (e tra essi, in particolare, ì notai Andrea Mosca, Claudio Manzo, Giuseppe Farinello e Pasquale Edoardo Merlino) a devolvere al Consiglio, in violazione del principio di libera concorrenza, l'utilità rappresentata dal gestire l'assegnazione degli incarichi riguardanti la dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, all'uopo intimando ai suddetti, in contrasto con la legge notarile, di non accettare tali incarichi direttamente conferiti dalle parti con la minaccia, in caso contrario, di possibili conseguenze negative sulla loro vita professionale, non esclusa l'instaurazione di procedimenti disciplinari». Secondo l'accusa, gli indagati, avvalendosi di un'associazione professionale la Asnodim, costituita ad hoc, avrebbero indirizzato gli enti verso "soggetti selezionati in modo arbitrari". I tre notai indagati non avrebbero nemmeno tenuto conto dei criteri "quantitativo" e "deontologico-solidaristico", che erano stati fissati dallo stesso Consiglio per favorire i notai più giovani. Alcuni professionisti hanno denunciato di essere stati costretti a non stipulare atti importanti, relativi alle dismissioni di immobili di Enasarco e di Roma Capitale. La procura ha calcolato così che «nel quinquennio 2011/2015, l'88% dei notai iscritti nello stesso periodo (cioè, quelli più giovani) non riceveva alcun incarico o ne riceveva al massimo uno mentre i notai con un repertorio inferiore a 100.000,00 euro ne ricevevano in media un numero analogo a quello attribuito ai notai con un repertorio maggiore». Anche l' Antitrust aveva spiegato nella sentenza del maggio 2017, che il Consiglio si era avocato il ruolo in via esclusiva di designare ex officio, tramite Asnodim, i notai a cui affidare gli incarichi di redazione degli atti di rogito e di mutuo, nell'ambito delle dismissioni del patrimonio immobiliare di enti pubblici e previdenziali
George Soros (Ansa)
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo aveva già annunciato a fine agosto, accusando Soros e suo figlio Alex di sostenere proteste violente negli Stati Uniti. «Non permetteremo più a questi lunatici di fare a pezzi l’America, Soros e il suo gruppo di psicopatici hanno causato gravi danni al nostro Paese. Fate attenzione, vi stiamo osservando!», aveva avvisato Trump. A fine settembre 2025, il presidente Usa ha firmato un memorandum presidenziale che esortava le agenzie federali a «identificare e smantellare» le reti finanziarie presumibilmente a sostegno della violenza politica. Oggi, la lotta al «filantropo» che sostiene attivamente molti gruppi di protesta ha fatto un salto di qualità: secondo quanto annunciato da Jeanine Pirro, procuratore degli Stati Uniti nel distretto di Columbia, la Osf potrebbe essere equiparata a un’organizzazione terroristica ai sensi del Rico Act (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act) e i conti correnti collegati a Soros potrebbero essere congelati, innescando un feroce dibattito sui finanziamenti alle attività politiche, la libertà di parola e la sicurezza nazionale.
Trump ha citato esplicitamente George Soros e Reid Hoffman (co-fondatore di LinkedIn e PayPal, attivista democratico e assiduo frequentatore delle riunioni del Gruppo Bildeberg) come «potenziali sostenitori finanziari dei disordini che hanno preso di mira l’applicazione federale delle politiche migratorie americane (“Ice operations”)». L’accusa principale di Trump è che le reti di potere che fanno capo a ricchi donatori allineati ai democratici stiano indirettamente finanziando gruppi «antifa» e soggetti coinvolti a vario titolo in scontri, danni alla proprietà privata e attacchi mirati alle operazioni contro l’immigrazione clandestina. L’obiettivo del governo non sarebbero, dunque, soltanto i cittadini che commettono crimini, ma anche l’infrastruttura a monte: donatori, organizzazioni, sponsor fiscali e qualsiasi entità che si presume stia foraggiando la violenza politica organizzata.
L’ipotesi di Trump, in effetti, non è così peregrina: da anni in America e in Europa piccoli gruppi di anonimi attivisti del clima (in Italia, Ultima Generazione, che blocca autostrade e imbratta opere d’arte e monumenti), sono in realtà strutturati all’interno di una rete internazionale (la A22), coordinata e sovvenzionata da una «holding» globale, il Cef (Climate Emergency Fund, organizzazione non-profit con sede nell’esclusiva Beverly Hills), che finanzia gli attivisti protagonisti di azioni di protesta radicale ed è a sua volta sostenuta da donatori privati, il 90% dei quali sono miliardari come Soros o Bill Gates. E se è questo il sistema che ruota intorno al Cef per il clima, lo stesso schema delle «matrioske» è stato adottato anche da altre organizzazioni che, sulla carta, oggi difendono «i diritti civili» o «la disinformazione e le fake news» (la cupola dei cosiddetti fact-checker che fa capo al Poynter Institute, ad esempio, orienta l’opinione pubblica e i legislatori in maniera spesso confacente ai propri interessi ed è finanziata anche da Soros), domani chissà.
Secondo gli oppositori di Trump, trattare gli «Antifa» come un gruppo terroristico convenzionale solleva ostacoli costituzionali che toccano la libertà di espressione tutelata dal Primo emendamento e l’attività di protesta. Ma il presidente tira dritto e intende coinvolgere tutto il governo: Dipartimento di Giustizia, Dhs (Dipartimento di sicurezza interna), Fbi, Tesoro e Irs (Internal Revenue Service), l’agenzia federale responsabile della riscossione delle tasse negli Stati Uniti. Sì, perché spesso dietro questi piccoli gruppi ci sono macchine da soldi, che ufficialmente raccolgono donazioni dai privati cittadini, ma per poche migliaia di dollari: il grosso dei finanziamenti proviene dai cosiddetti «filantropi» ed è disciplinato ai sensi della Section 501(c) che esenta dalle tasse le presunte «charitable contributions», ovvero le donazioni fatte dai miliardari progressisti a organizzazioni non profit qualificate. Per le azioni di disobbedienza civile contro le politiche climatiche, ad esempio, si sono mobilitati Trevor Neilson, ex strettissimo collaboratore di Bill Gates, ma anche Aileen Getty, figlia di John Paul Getty II dell’omonima compagnia petrolifera, e Rory Kennedy, figlia di Bob Kennedy: tutti, inesorabilmente, schierati con il Partito democratico americano.
In Italia, le azioni annunciate contro Soros sarebbero un brutto colpo per Bonino, Magi & Co., che sono legittimamente riusciti - chiedendo e ricevendo i contributi direttamente sui conti dei mandatari elettorali - a schivare il divieto ai partiti politici, stabilito dalla legge italiana, di ricevere finanziamenti da «persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero non assoggettate a obblighi fiscali in Italia» e di accettare donazioni superiori ai 100.000 euro.
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Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.
John Logie Baird (a destra) durante una dimostrazione del suo apparecchio televisivo (Getty Images)
Baird, nato nel 1888 in Scozia, era un inventore per passione. Estroso sin dall’infanzia pur minato da una salute cagionevole, si specializzò nel campo dell’ingegneria elettrica. Dopo l’interruzione degli studi a causa della Grande Guerra, lavorò per la locale società elettrica «Clyde Valley Electrical Company» prima di diventare piccolo imprenditore nello stesso settore. Il sogno di trasmettere suoni e immagini a distanza per mezzo di cavi elettrici era il sogno di molti ricercatori dell’epoca, che anche Baird perseguì fin da giovanissimo, quando realizzò da solo una linea telefonica per comunicare con le camerette degli amici che abitavano nella sua via. La chiave di volta per l’invenzione del primo televisore arrivò nei primi anni Venti, quando l’inventore scozzese sfruttò a sua volta un dispositivo nato quarant’anni prima. Si trattava dell’apparecchio noto come «disco di Nipkow», dal nome del suo inventore Paul Gottlieb Nipkow che lo brevettò nel 1883. Questo consisteva in un disco rotante ligneo dove erano praticati fori disposti a spirale che, girando rapidamente di fronte ad un’immagine illuminata, la scomponevano in linee come un rudimentale scanner. La rotazione del disco generava un segnale luminoso variabile, che Baird fu in grado di tradurre in una serie di impulsi elettrici differenziati a seconda dell’intensità luminosa generata dall’effetto dei fori. La trasmissione degli impulsi avveniva per mezzo di una cellula fotoelettrica, che traduceva il segnale e lo inviava ad una linea elettrica, al termine della quale stava un apparecchio ricevente del tutto simile a quello trasmittente dove il disco di Nipkow, ricevuto l’impulso, girava allo stesso modo di quello del televisore che aveva catturato l’immagine. L’apparecchio ricevente era dotato di un vetro temperato che, colpito dagli impulsi luminosi del disco rotante, riproduceva l’immagine trasmessa elettricamente con una definizione di 30 linee. John Logie Baird riuscì per la prima volta a riprodurre l’immagine tra due apparecchi nel suo laboratorio nel 1924 utilizzando la maschera di un burattino ventriloquo truccata e fortemente illuminata, condizione necessaria per la trasmissione di un’immagine minimamente leggibile. La prima televisione elettromeccanica a distanza fu presentata da Baird il 26 gennaio 1926 a Londra di fronte ad un comitato di scienziati. Gli apparecchi furono sistemati in due stanze separate e Baird mosse la testa del manichino «Stooky Bill», che comparve simultaneamente sul vetro retroilluminato dell’apparecchio ricevente riproducendo fedelmente i movimenti. Anche se poco definita, quella primissima trasmissione televisiva segnò un punto di svolta. L’esperimento fece molta impressione negli ambienti scientifici inglesi, che nei mesi successivi assistettero ad altre dimostrazioni durante le quali fu usato per la prima volta un uomo in carne ed ossa, il fattorino di Baird William Edward Taynton, che può essere considerato il primo attore televisivo della storia.
Tra il 1926 e la fine del decennio l’invenzione di Baird ebbe larga eco, ed il suo sistema fu alla base delle prime trasmissioni della BBC iniziate nel 1929. Il sistema elettromeccanico tuttavia aveva grandi limiti. Il disco di Nipkow impediva la crescita della definizione e la meccanica era rumorosa e fragile. Il sistema Baird fu abbandonato negli anni Trenta con la nascita della televisione elettronica basata sull’utilizzo del tubo catodico.
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