I disastri di Emiliano
  • Ritardi, inefficienze, impreparazione: la sanità della Puglia nel mirino anche del «Financial Times». Nonostante l’assessore epidemiologo.
  • Sul Moscati di Taranto piovono le denunce di familiari di pazienti morti perché era stato loro somministrato troppo ossigeno. Degenti abbandonati a sé stessi nella sporcizia, negate le terapie con il plasma. I tragici racconti di chi ora chiede giustizia.

Lo speciale contiene due articoli.

Un capolavoro lo ha fatto. Il governatore pugliese Michele Emiliano è riuscito ad accendere i riflettori della stampa internazionale. Il Financial Times, il 10 aprile, ha dedicato un lungo articolo alla sua Regione. Ha scritto che è «il migliore esempio del sistema disfunzionale delle vaccinazioni in Italia con il 98% delle persone tra i 70 e i 79 anni che ancora, alla fine della settimana, aspettavano la prima dose, così come quasi la metà degli over 80». Nelle ultime settimane c’è stata un’accelerazione nella campagna vaccinale ma, accusa l’Anaao (il sindacato dei medici), il sistema sanitario continua a pagare la «disorganizzazione e improvvisazione» con cui l’amministrazione di Emiliano ha affrontato la terza ondata della pandemia.

Fratelli d’Italia ha chiesto il commissariamento della gestione Covid in Puglia mentre la Lega ha presentato una mozione di sfiducia nei confronti dell’assessore alla Sanità Pier Luigi Lopalco, voluto da Emiliano in quanto epidemiologo. Secondo il consigliere regionale della Lega Joseph Splendido, «è responsabile di aver sottovalutato i segnali dell’arrivo di una terza ondata e di non aver preparato le strutture e reclutato il personale sanitario necessario per affrontare l’emergenza». Fino a ieri la Puglia era rossa; da oggi diventa arancione mentre altre 15 Regioni, più capaci di controllare l’epidemia, si sono svegliate in giallo. Sul fronte vaccinale le cose vanno così male che Emiliano ha tolto la gestione della campagna di immunizzazione a Lopalco affidandola a Mario Lerario, capo della Protezione civile in Puglia: di fatto è un commissariamento dell’assessore medico.

Il sistema ospedaliero è stato travolto. È scoppiato il caso dell’ospedale allestito dentro la Fiera del Levante di Bari. «A fine novembre si progettano e si allestiscono 152 posti di rianimazione non tenendo minimamente conto della mancanza di specialisti rianimatori e di infermieri addestrati», commenta Giosafatte Pallotta, segretario regionale dell’Anaao-Assomed. E spiega che «al momento della consegna della struttura, si accorgono dell’errore e sono costretti a cambiare il progetto, aggiungendo i posti letto di pneumologia, malattie infettive e nefrologia. I costi lievitano da 8,5 milioni a circa 20 milioni di euro. L’apertura arriva solo a marzo scorso, spostando pazienti e personale sanitario dal Policlinico di Bari. Solo in un secondo momento aumentano i posti letto dedicati. Tutto con tanta improvvisazione».

A dicembre era scoppiato il caso dell’ospedale Moscati a Taranto. Alla magistratura erano arrivate diverse segnalazioni ed esposti da parte di familiari dei ricoverati, alcuni dei quali deceduti, che denunciavano furti, oggetti personali scomparsi, carenza di assistenza e atteggiamenti scorretti da parte di medici e infermieri. La bufera si è scatenata quando una donna, Angela Cortese, che aveva perso per Covid il padre Francesco, ex poliziotto di 78 anni, ha riferito che l’uomo, ricoverato al Moscati, l’aveva supplicata al telefono di venirlo a prendere. «Qui muoio», aveva detto. Angela ha chiesto spiegazioni a un medico, ma si è sentita rispondere in modo aggressivo, come lei riferisce: «Suo padre non collabora, non vuole mettersi la maschera Cpap, fra 10 minuti morirà, preparatevi». In un servizio per il programma Fuori dal coro su Rete4, dal titolo inequivocabile «Virus, sotto accusa le morti sospette all’ospedale di Taranto», un operatore sanitario ha spiegato che quelle morti potevano essere evitate. Fratelli d’Italia ha chiesto di istituire una commissione d’inchiesta sui decessi per Covid al Moscati.

Che dire poi della gestione dei tamponi, definita dall’assessore alla Sanità Lopalco come una «dittatura». Il capogruppo della Lega in Consiglio regionale, Davide Bellomo, attacca: «Chi sosteneva l’efficacia dei test di massa, era per Lopalco affetto da “tamponite” mentre Emiliano diceva che “i tamponi sono come le intercettazioni per un magistrato: non si possono fare a strascico”. Una vera assurdità».

Risultato: secondo i dati al 12 aprile scorso, l’Emilia Romagna che ha circa lo stesso numero di abitanti della Puglia processava da 30.000 a 45.000 tamponi al giorno, la Puglia da 10.000 a 13.000. La Regione è ultima per percentuale di abitanti testati, il 26,7%. Questi dati sono stati raccolti dal gruppo regionale della Lega che ha scattato una fotografia dei fallimenti dell’amministrazione Emiliano nella gestione della pandemia. Il documento mette in evidenza i tempi lunghi per effettuare il tampone. «Una media di circa 16 giorni. Una eternità che fa saltare la possibilità di intervenire subito con la terapia degli anticorpi monoclonali», spiega il consigliere leghista Giacomo Converso. E sottolinea che ad agosto Lopalco «si era opposto ai triage negli aeroporti di Puglia, a differenza degli altri hub italiani. Così chi atterrava fuori regione faceva un test rapido in aeroporto e in poche ore era libero, chi invece arrivava a Bari era costretto alla quarantena, e poiché alle 72 ore si aggiungeva la lista d’attesa, passava anche 10 giorni chiuso in casa in piena estate».

Dal report della Lega emerge che per il tracciamento ci sono solo 1,9 persone ogni 10.000 abitanti contro una media nazionale di 2,6. «Nonostante la carenza di personale l’assessore Lopalco non è stato capace di utilizzare le opportunità offerte dalla Protezione civile che assegnava alla Puglia, con bando del 24 ottobre 2020, ben 133 unità (100 medici e 33 amministrativi). A oggi risultano in carico solo 95 unità», incalza Converso. Pallotta riassume così la situazione: «In questo momento la Puglia è ai primi posti per numero di contagi giornalieri con la più alta percentuale di positività dei tamponi eseguiti (8-9% a fronte del 4% a livello nazionale) e ha il numero di ingressi in rianimazione più alto d’Italia con circa il 40% dei posti letto occupati da pazienti Covid (livello di allarme al 30%) con conseguente scarsa possibilità di assistenza per i pazienti no Covid».

Pioggia di critiche all’amministrazione Emiliano sono arrivate anche da sinistra con il leader di Azione, Carlo Calenda, che ha chiesto al Partito democratico di avviare una riflessione sul governatore pugliese. Italia viva ha presentato un’interrogazione al ministro Roberto Speranza sullo «scandalo della gestione dei vaccini», come l’ha definito il sottosegretario all’Interno Ivan Scalfarotto, già candidato alla presidenza della Regione alle ultime elezioni. Ma il Pd non fa una piega e il segretario regionale Marco Lacarra replica serafico: «La giunta Emiliano profonde da mesi energie incredibili per fronteggiare l’emergenza».


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