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2018-08-06
Guida pratica alle misure del decreto Dignità
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Ansa
Oggi il rush finale al Senato dopo l'approvazione delle commissioni. Ecco cosa prevede il testo: deroghe per le maestre non laureate, tornano i voucher e sparisce lo split payment (ma solo per i professionisti). Arrivano le multe per chi delocalizza e restano i bonus fiscali alle assunzioni.
Lo speciale contiene quattro articoli
Il decreto Dignità, che è sbarcato in seconda lettura al Senato e che oggi alle 11 arriva in Aula, era stato approvato dalla Camera lo scorso 2 agosto alle 11 di sera. In assemblea a Montecitorio il provvedimento ha incassato 312 sì, 190 no e 1 astenuto. «Abbiamo vinto il primo round, ce l'abbiamo fatta, e senza la fiducia», aveva commento il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. «Ora c'è il Senato, lì i tempi sono più ridotti». Il premier Giuseppe Conte invece ha parlato di «un primo importante passo in avanti per la lotta al precariato, il contrasto all'azzardo e la semplificazione fiscale». Da venerdì le commissioni Finanze e Lavoro di Palazzo Madama hanno lavorato senza sosta, nominando come relatori Enrico Montani della Lega e Susy Matrisciano dei 5 stelle. «L'obiettivo è chiudere martedì (domani 7 agosto, ndr)», aveva detto sabato sera il capogruppo M5s al Senato Stefano Patuanelli interpellato dai giornalisti prima dell'avvio della seduta delle commissioni Finanze e Lavoro sui circa 700 emendamenti al decreto. Senza fiducia? «Assolutamente sì, anche perché al Senato la fiducia non ha nessun senso perché non si guadagna tempo». Con il decreto «diamo una spallata al precariato dei record e diamo ossigeno a imprese e professionisti con meno burocrazia». Ma sono in tanti a credere che la fiducia sarà necessaria visti i tempi stretti.
Ecco le principali misure del nuovo testo del decreto.
- Bonus per assunzioni stabili:prorogato per il biennio 2019-20 il bonus assunzioni al 50% dei contributi fino gli under 35 (non solo per gli under 30 come previsto dalle vecchie norme). Lo sconto vale per tre anni, tetto massimo 3.000 euro. Dovrebbe favorire 62.000 nuove assunzioni nel biennio.
- Più assunti nei centri per l'impiego: le Regioni dovranno dedicare una quota delle loro nuove assunzioni a rafforzare gli organici dei centri per l'impiego.
- Contratti a termine più brevi e costi, tornano le causali: massimo 24 mesi per il tempo determinato, dopo i primi 12 scattano le causali, senza di esse il contratto diventa automaticamente stabile. Ogni rinnovo a partire dal secondo ha un costo contributivo aggiuntivo dello 0,5%, escluso il lavoro domestico. Ridotte da cinque a quattro le proroghe. La stretta vale anche per i contratti a termine in somministrazione, esclusi i portuali.
- Regime transitorio fino al 31 ottobre: la stretta non si adotterà subito ai contratti in corso, ma scatterà da novembre. Fino al 31 ottobre rinnovi e proroghe di contratti in corso potranno essere firmati secondo le vecchie regole.
- Sale indennità di licenziamento, anche in conciliazione: in caso di licenziamento illegittimo le indennità passano da un minimo di sei a un massimo di 36 mensilità. Aumenta l'indennità anche in sede di conciliazione (3-27 mesi).
- Voucher fino a dieci giorni per turismo, agricoltura ed enti locali: esteso a piccoli alberghi e strutture ricettive del turismo fino a otto dipendenti (non più cinque) l'utilizzo dei nuovi voucher, di durata massima dieci giorni, anziché tre. Come già previsto potranno essere utilizzati come forma di pagamento per il lavoro di pensionati, disoccupati, studenti fino a 25 anni e percettori di forme di sostegno al reddito. Semplificato l'utilizzo per l'agricoltura.
- Multe a chi delocalizza: sanzioni da due a quattro volte i benefici per le aziende che hanno ricevuto aiuti di Stato che delocalizzano le attività prima che siano trascorsi 5 anni dalla fine degli investimenti agevolati. Anche il beneficio andrà restituito con interessi maggiorati fino a 5 punti. Meccanismo di recapture per l'iperammortamento in caso di delocalizzazione o cessione degli investimenti. Scatta la revoca anche per gli aiuti legati a impatti occupazionali davanti a un taglio del 50% dei posti di lavoro.
- Gioco “nuoce alla salute" e obbligo tessera sanitaria: logo «no slot» per chi elimina le macchinette, tessera sanitaria obbligatoria per giocare, come per le sigarette, e scritta, anche sui Gratta e vinci, «il gioco nuoce alla salute». Tra le novità anche un maggiore aumento del Preu per finanziare il bonus assunzioni. Inasprite le sanzioni per chi viola il divieto di pubblicità sul gioco d'azzardo, che dal 2019 anche per le sponsorizzazioni: previste multe del 10% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità, da un minimo di 50.000 euro. Salvi i contratti in essere per non più di un anno.
- Modifica su temi fiscali: stop al trattenimento diretto dell'Iva da parte dello Stato per i professionisti. Il calo del gettito è coperto sempre dal rincaro del Preu sui giochi e da fondi Mise e Mef. Rinviate le scadenze dello spesometro. Entra nel decreto anche il rinvio dell'obbligo di fattura elettronica per i benzinai al 1° gennaio.
- Stop società sportive dilettantistiche a scopo di lucro:abolita la disciplina voluta dall'ex ministro Luca Lotti con l'ultima legge di bilancio che consentiva di esercitare lo sport dilettantistico anche a scopo di lucro.
- Scuola regolare con maestre diplomate:Le maestre con diploma magistrale ante 2001-2002 potranno comunque insegnare, a dispetto dello stop arrivato dal Consiglio di Stato. La norma originaria viene modificata prevedendo la proroga dei contratti fino al 30 giugno 2019 (con la trasformazione però a tempo determinato anche dei contratti stabili) e un concorso straordinario. Eliminato il limite di 36 mesi per i precari.
- Compensazione crediti-debiti: Con un emendamento a firma Simone Baldelli (Forza Italia), è stata concessa a imprese e professionisti la possibilità anche nel 2018 di compensare le cartelle esattoriali con i crediti fiscali con la pubblica amministrazione.
Split payment abolito ma solo per i professionisti
Il decreto dignità contiene anche delle disposizioni in materia fiscale. Gli articoli 10, 11, 11bis e 12 del testo riguardano rispettivamente redditometro, spesometro, fatturazione elettronica per le cessioni di carburante e split payment. Quanto al primo, si tratta di una revisione dello strumento che il Fisco usa per determinare il reddito presunto del contribuente in base alle spese da esso sostenute. L'accertamento, che secondo la legge già vigente scatta solo in caso di scostamento tra reddito dichiarato e reddito accertato superiore del 20%, con la nuova norma avrà il filtro del parare dell'Istat e delle associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori. Dunque, si tratta di una maggiore tutela per le persone fisiche.
Per facilitare la comprensione ai lettori, La Verità ha chiesto delucidazioni a Rosanna Acierno, dottore commercialista e revisore contabile che si occupa di contenziosi in materia fiscale. Sul redditometro, «che non è altro che una tipologia di accertamento utilizzata dall'Agenzia delle entrate nei confronti dei contribuenti persone fisiche, il decreto prevede un nuovo aggiornamento dei coefficienti presuntivi basato sul costo della vita». In realtà già da un paio d'anni l'Agenzia delle entrate lo usava pochissimo perché molto lungo come procedimento e poco vantaggioso sul piano del recupero di imposte evase. «Per lo spesometro, che è l'obbligo per i titolati di partita Iva di trasmissione dei dati delle fatture emesse e ricevute, in realtà si tratta di una proroga». Nel testo si legge che «la comunicazione dei dati relativi al terzo trimestre 2018 non debba essere effettuata entro il mese di novembre 2018 (in applicazione dell'art. 21, comma1, del decreto-legge n. 78 del 2010), bensì entro il 28 febbraio 2019».
Novità anche per la fatturazione elettronica del carburante, con il rinvio al primo gennaio 2019, previsto dall'art. 11-bis, della decorrenza dell'obbligo della fatturazione elettronica per la vendita di carburante a soggetti Iva presso gli impianti stradali di distribuzione. Quanto allo split payment (cioè il trattenimento diretto dell'Iva da parte dello Stato nel rapporto con i propri fornitori) è stato abolito ma solo per i professionisti (ovverosia per chi è iscritto a un albo, quindi sono esclusi ad esempio gli imprenditori non iscritti a un albo).
Tutte le regole del ritorno dei voucher
Giphy
Il decreto Dignità ha visto il ritorno dei voucher, voluto con forza dalla Lega e introdotto in sede di conversione alla Camera, con una serie di disposizioni volte al fine di regolare le prestazioni occasionali. Per capirci meglio, la tipologia di ticket rimane la stessa introdotta dal governo Gentiloni, ma si allarga a turismo, agricoltura ed enti locali. I nuovi voucher saranno incassabili anche agli sportelli postali, saranno utilizzabili da imprese agricole fino a cinque dipendenti, da strutture alberghiere e ricettive del turismo fino a otto dipendenti e, come abbiamo detto, dagli enti locali.
Per servirsene sia i prestatori che gli utilizzatori dovranno registrarsi nel sito dell'Inps e i primi dovranno autocertificare la propria condizione all'atto della registrazione. Nel settore agricolo, in particolare, è stato introdotto l'obbligo per il prestatore di autocertificare la non iscrizione, nell'anno precedente, negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli. Secondo la norma, l'utilizzatore può «versare le somme dovute per l'attivazione del contratto di prestazione occasionale anche attraverso un consulente del lavoro».
Per quanto riguarda i dati che l'utilizzatore deve comunicare almeno un'ora prima dell'inizio della prestazione «si amplia il novero dei soggetti che sono tenuti a comunicare la data di inizio e il monte ore complessivo presunto […] comprendendovi non solo l'imprenditore agricolo, ma anche l'azienda alberghiera o la struttura ricettiva che opera nel settore del turismo, nonché gli enti locali». Per loro «si amplia l'arco temporale di riferimento della durata della prestazione, che non deve essere superiore a 10 giorni (in luogo dei 3 giorni attualmente previsti per gli imprenditori agricoli)». L'art. 2-bis del decreto specifica che «nel settore agricolo il limite massimo di quattro ore continuative di prestazione può essere commisurato con riferimento al suddetto arco temporale, anziché alla singola giornata».
Deroghe per le maestre non laureate
Cambiano le norme in fatto di scuola, con la deroga per le maestre con diploma magistrale ante 2001-2002 e quindi prive di laurea. Nonostante sia arrivato lo stop del Consiglio di Stato, le suddette potranno comunque insegnare. La norma originaria viene così modificata prevedendo la proroga dei contratti fino al 30 giungo 2019, con la trasformazione però a tempo determinato anche dei contratti stabili e soprattutto un concorso straordinario. Per l'immissione in ruolo procederà così: la metà dei posti vacanti verrà attinto dalle graduatorie, mentre l'altra metà tramite concorso, attingendo prima alle graduatorie dei concorsi banditi nel 2016 e poi procedendo, appunto, con il concorso straordinario. Esso sarà riservato ai diplomati magistrali e ai laureati in scienze della formazione primaria. Il decreto-legge elimina anche il limite dei 36 mesi per gli insegnanti precari, chiesto dall'Europa, e del personale della scuola a partire dal settembre 2016.
Il fine delle nuove norme è quello di salvaguardare la continuità didattica nell'anno scolastico 2018/2019, altrimenti messo a repentaglio dall'applicazione della sentenza dell'Adunanza plenaria n.11 del 2017 con la quale il Consiglio di Stato aveva dichiarato appunto il diploma magistrale titolo non sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie a esaurimento (Gae) del personale docente. Ricordiamo che le graduatorie permanenti dei docenti sono state trasformate in Gae dalla legge finanziaria 2007 che aveva fatto salva l'inclusione nelle medesime di determinate categorie di soggetti già in possesso di abilitazione e, con riserva del conseguimento del titolo di abilitazione, di quanti, alla data della sua entrata in vigore, stessero già frequentando alcuni corsi abilitanti speciali. Tornando al provvedimento in essere, esso disciplina anche la copertura dei posti nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria. Il concorso straordinario per titoli e prova orale, presenta varie analogie con il concorso previsto per il reclutamento del personale docente nella scuola secondaria.
Oggi il rush finale al Senato dopo l'approvazione delle commissioni. Ecco cosa prevede il testo: deroghe per le maestre non laureate, tornano i voucher e sparisce lo split payment (ma solo per i professionisti). Arrivano le multe per chi delocalizza e restano i bonus fiscali alle assunzioni.Lo speciale contiene quattro articoli Il decreto Dignità, che è sbarcato in seconda lettura al Senato e che oggi alle 11 arriva in Aula, era stato approvato dalla Camera lo scorso 2 agosto alle 11 di sera. In assemblea a Montecitorio il provvedimento ha incassato 312 sì, 190 no e 1 astenuto. «Abbiamo vinto il primo round, ce l'abbiamo fatta, e senza la fiducia», aveva commento il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. «Ora c'è il Senato, lì i tempi sono più ridotti». Il premier Giuseppe Conte invece ha parlato di «un primo importante passo in avanti per la lotta al precariato, il contrasto all'azzardo e la semplificazione fiscale». Da venerdì le commissioni Finanze e Lavoro di Palazzo Madama hanno lavorato senza sosta, nominando come relatori Enrico Montani della Lega e Susy Matrisciano dei 5 stelle. «L'obiettivo è chiudere martedì (domani 7 agosto, ndr)», aveva detto sabato sera il capogruppo M5s al Senato Stefano Patuanelli interpellato dai giornalisti prima dell'avvio della seduta delle commissioni Finanze e Lavoro sui circa 700 emendamenti al decreto. Senza fiducia? «Assolutamente sì, anche perché al Senato la fiducia non ha nessun senso perché non si guadagna tempo». Con il decreto «diamo una spallata al precariato dei record e diamo ossigeno a imprese e professionisti con meno burocrazia». Ma sono in tanti a credere che la fiducia sarà necessaria visti i tempi stretti. Ecco le principali misure del nuovo testo del decreto. Bonus per assunzioni stabili:prorogato per il biennio 2019-20 il bonus assunzioni al 50% dei contributi fino gli under 35 (non solo per gli under 30 come previsto dalle vecchie norme). Lo sconto vale per tre anni, tetto massimo 3.000 euro. Dovrebbe favorire 62.000 nuove assunzioni nel biennio. Più assunti nei centri per l'impiego: le Regioni dovranno dedicare una quota delle loro nuove assunzioni a rafforzare gli organici dei centri per l'impiego. Contratti a termine più brevi e costi, tornano le causali: massimo 24 mesi per il tempo determinato, dopo i primi 12 scattano le causali, senza di esse il contratto diventa automaticamente stabile. Ogni rinnovo a partire dal secondo ha un costo contributivo aggiuntivo dello 0,5%, escluso il lavoro domestico. Ridotte da cinque a quattro le proroghe. La stretta vale anche per i contratti a termine in somministrazione, esclusi i portuali. Regime transitorio fino al 31 ottobre: la stretta non si adotterà subito ai contratti in corso, ma scatterà da novembre. Fino al 31 ottobre rinnovi e proroghe di contratti in corso potranno essere firmati secondo le vecchie regole. Sale indennità di licenziamento, anche in conciliazione: in caso di licenziamento illegittimo le indennità passano da un minimo di sei a un massimo di 36 mensilità. Aumenta l'indennità anche in sede di conciliazione (3-27 mesi). Voucher fino a dieci giorni per turismo, agricoltura ed enti locali: esteso a piccoli alberghi e strutture ricettive del turismo fino a otto dipendenti (non più cinque) l'utilizzo dei nuovi voucher, di durata massima dieci giorni, anziché tre. Come già previsto potranno essere utilizzati come forma di pagamento per il lavoro di pensionati, disoccupati, studenti fino a 25 anni e percettori di forme di sostegno al reddito. Semplificato l'utilizzo per l'agricoltura. Multe a chi delocalizza: sanzioni da due a quattro volte i benefici per le aziende che hanno ricevuto aiuti di Stato che delocalizzano le attività prima che siano trascorsi 5 anni dalla fine degli investimenti agevolati. Anche il beneficio andrà restituito con interessi maggiorati fino a 5 punti. Meccanismo di recapture per l'iperammortamento in caso di delocalizzazione o cessione degli investimenti. Scatta la revoca anche per gli aiuti legati a impatti occupazionali davanti a un taglio del 50% dei posti di lavoro. Gioco “nuoce alla salute" e obbligo tessera sanitaria: logo «no slot» per chi elimina le macchinette, tessera sanitaria obbligatoria per giocare, come per le sigarette, e scritta, anche sui Gratta e vinci, «il gioco nuoce alla salute». Tra le novità anche un maggiore aumento del Preu per finanziare il bonus assunzioni. Inasprite le sanzioni per chi viola il divieto di pubblicità sul gioco d'azzardo, che dal 2019 anche per le sponsorizzazioni: previste multe del 10% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità, da un minimo di 50.000 euro. Salvi i contratti in essere per non più di un anno. Modifica su temi fiscali: stop al trattenimento diretto dell'Iva da parte dello Stato per i professionisti. Il calo del gettito è coperto sempre dal rincaro del Preu sui giochi e da fondi Mise e Mef. Rinviate le scadenze dello spesometro. Entra nel decreto anche il rinvio dell'obbligo di fattura elettronica per i benzinai al 1° gennaio. Stop società sportive dilettantistiche a scopo di lucro:abolita la disciplina voluta dall'ex ministro Luca Lotti con l'ultima legge di bilancio che consentiva di esercitare lo sport dilettantistico anche a scopo di lucro. Scuola regolare con maestre diplomate:Le maestre con diploma magistrale ante 2001-2002 potranno comunque insegnare, a dispetto dello stop arrivato dal Consiglio di Stato. La norma originaria viene modificata prevedendo la proroga dei contratti fino al 30 giugno 2019 (con la trasformazione però a tempo determinato anche dei contratti stabili) e un concorso straordinario. Eliminato il limite di 36 mesi per i precari. Compensazione crediti-debiti: Con un emendamento a firma Simone Baldelli (Forza Italia), è stata concessa a imprese e professionisti la possibilità anche nel 2018 di compensare le cartelle esattoriali con i crediti fiscali con la pubblica amministrazione. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-pratica-al-decreto-dignita-2592693045.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="split-payment-abolito-ma-solo-per-i-professionisti" data-post-id="2592693045" data-published-at="1782324712" data-use-pagination="False"> Split payment abolito ma solo per i professionisti Il decreto dignità contiene anche delle disposizioni in materia fiscale. Gli articoli 10, 11, 11bis e 12 del testo riguardano rispettivamente redditometro, spesometro, fatturazione elettronica per le cessioni di carburante e split payment. Quanto al primo, si tratta di una revisione dello strumento che il Fisco usa per determinare il reddito presunto del contribuente in base alle spese da esso sostenute. L'accertamento, che secondo la legge già vigente scatta solo in caso di scostamento tra reddito dichiarato e reddito accertato superiore del 20%, con la nuova norma avrà il filtro del parare dell'Istat e delle associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori. Dunque, si tratta di una maggiore tutela per le persone fisiche.Per facilitare la comprensione ai lettori, La Verità ha chiesto delucidazioni a Rosanna Acierno, dottore commercialista e revisore contabile che si occupa di contenziosi in materia fiscale. Sul redditometro, «che non è altro che una tipologia di accertamento utilizzata dall'Agenzia delle entrate nei confronti dei contribuenti persone fisiche, il decreto prevede un nuovo aggiornamento dei coefficienti presuntivi basato sul costo della vita». In realtà già da un paio d'anni l'Agenzia delle entrate lo usava pochissimo perché molto lungo come procedimento e poco vantaggioso sul piano del recupero di imposte evase. «Per lo spesometro, che è l'obbligo per i titolati di partita Iva di trasmissione dei dati delle fatture emesse e ricevute, in realtà si tratta di una proroga». Nel testo si legge che «la comunicazione dei dati relativi al terzo trimestre 2018 non debba essere effettuata entro il mese di novembre 2018 (in applicazione dell'art. 21, comma1, del decreto-legge n. 78 del 2010), bensì entro il 28 febbraio 2019». Novità anche per la fatturazione elettronica del carburante, con il rinvio al primo gennaio 2019, previsto dall'art. 11-bis, della decorrenza dell'obbligo della fatturazione elettronica per la vendita di carburante a soggetti Iva presso gli impianti stradali di distribuzione. Quanto allo split payment (cioè il trattenimento diretto dell'Iva da parte dello Stato nel rapporto con i propri fornitori) è stato abolito ma solo per i professionisti (ovverosia per chi è iscritto a un albo, quindi sono esclusi ad esempio gli imprenditori non iscritti a un albo). <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/guida-pratica-al-decreto-dignita-2592693045.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="tutte-le-regole-del-ritorno-dei-voucher" data-post-id="2592693045" data-published-at="1782324712" data-use-pagination="False"> Tutte le regole del ritorno dei voucher Giphy Il decreto Dignità ha visto il ritorno dei voucher, voluto con forza dalla Lega e introdotto in sede di conversione alla Camera, con una serie di disposizioni volte al fine di regolare le prestazioni occasionali. Per capirci meglio, la tipologia di ticket rimane la stessa introdotta dal governo Gentiloni, ma si allarga a turismo, agricoltura ed enti locali. I nuovi voucher saranno incassabili anche agli sportelli postali, saranno utilizzabili da imprese agricole fino a cinque dipendenti, da strutture alberghiere e ricettive del turismo fino a otto dipendenti e, come abbiamo detto, dagli enti locali. Per servirsene sia i prestatori che gli utilizzatori dovranno registrarsi nel sito dell'Inps e i primi dovranno autocertificare la propria condizione all'atto della registrazione. Nel settore agricolo, in particolare, è stato introdotto l'obbligo per il prestatore di autocertificare la non iscrizione, nell'anno precedente, negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli. Secondo la norma, l'utilizzatore può «versare le somme dovute per l'attivazione del contratto di prestazione occasionale anche attraverso un consulente del lavoro». Per quanto riguarda i dati che l'utilizzatore deve comunicare almeno un'ora prima dell'inizio della prestazione «si amplia il novero dei soggetti che sono tenuti a comunicare la data di inizio e il monte ore complessivo presunto […] comprendendovi non solo l'imprenditore agricolo, ma anche l'azienda alberghiera o la struttura ricettiva che opera nel settore del turismo, nonché gli enti locali». Per loro «si amplia l'arco temporale di riferimento della durata della prestazione, che non deve essere superiore a 10 giorni (in luogo dei 3 giorni attualmente previsti per gli imprenditori agricoli)». L'art. 2-bis del decreto specifica che «nel settore agricolo il limite massimo di quattro ore continuative di prestazione può essere commisurato con riferimento al suddetto arco temporale, anziché alla singola giornata». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-pratica-al-decreto-dignita-2592693045.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="deroghe-per-le-maestre-non-laureate" data-post-id="2592693045" data-published-at="1782324712" data-use-pagination="False"> Deroghe per le maestre non laureate Cambiano le norme in fatto di scuola, con la deroga per le maestre con diploma magistrale ante 2001-2002 e quindi prive di laurea. Nonostante sia arrivato lo stop del Consiglio di Stato, le suddette potranno comunque insegnare. La norma originaria viene così modificata prevedendo la proroga dei contratti fino al 30 giungo 2019, con la trasformazione però a tempo determinato anche dei contratti stabili e soprattutto un concorso straordinario. Per l'immissione in ruolo procederà così: la metà dei posti vacanti verrà attinto dalle graduatorie, mentre l'altra metà tramite concorso, attingendo prima alle graduatorie dei concorsi banditi nel 2016 e poi procedendo, appunto, con il concorso straordinario. Esso sarà riservato ai diplomati magistrali e ai laureati in scienze della formazione primaria. Il decreto-legge elimina anche il limite dei 36 mesi per gli insegnanti precari, chiesto dall'Europa, e del personale della scuola a partire dal settembre 2016. Il fine delle nuove norme è quello di salvaguardare la continuità didattica nell'anno scolastico 2018/2019, altrimenti messo a repentaglio dall'applicazione della sentenza dell'Adunanza plenaria n.11 del 2017 con la quale il Consiglio di Stato aveva dichiarato appunto il diploma magistrale titolo non sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie a esaurimento (Gae) del personale docente. Ricordiamo che le graduatorie permanenti dei docenti sono state trasformate in Gae dalla legge finanziaria 2007 che aveva fatto salva l'inclusione nelle medesime di determinate categorie di soggetti già in possesso di abilitazione e, con riserva del conseguimento del titolo di abilitazione, di quanti, alla data della sua entrata in vigore, stessero già frequentando alcuni corsi abilitanti speciali. Tornando al provvedimento in essere, esso disciplina anche la copertura dei posti nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria. Il concorso straordinario per titoli e prova orale, presenta varie analogie con il concorso previsto per il reclutamento del personale docente nella scuola secondaria.
La sede dell'Onu a Ginevra (iStock)
Eppure sembra proprio che dei diritti delle donne e dei diritti umani più in generale ci si interessi soltanto quando possono tornare utili a qualche causa progressista: in tutti gli altri casi si possono bellamente ignorare. Anzi, c’è persino chi sostiene che l’utero in affitto, lungi dal ledere i diritti femminili, sia esso stesso un diritto. Anche per questa ragione, ancora troppe nazioni lo permettono, più o meno surrettiziamente.
Di questo e di altri temi si è discusso lunedì a Ginevra, nel corso di una sessione Onu dedicata in particolare ai diritti delle madri, che sono stati oggetto di un nuovo rapporto della Alsalem. Stavolta non si tratta però del solito convegno in cui si sciorinano dati e si forniscono utili quanto velleitari suggerimenti sulle azioni da intraprendere. No, stavolta c’è anche qualcosa di molto concreto e potenzialmente rivoluzionario. A margine della sessione, infatti, si è tenuto un incontro intitolato «Creare slancio verso una moratoria sulla maternità surrogata», promosso da Italia, Cile, Camerun e dalla Santa Sede. Non può sfuggire l’importanza della presenza vaticana: se la Magnifica Humanitas di Leone XIV è un baluardo contro la commercializzazione della vita che ribadisce l’indisponibilità dell’essere umano e la sua irriducibilità alle logiche economiche, allora diventa quasi inevitabile che le parole del Papa si traducano in opere. E l’opera in questione dovrebbe appunto essere una moratoria internazionale sull’utero in affitto.
Come è facile immaginare, il percorso per giungere a un simile risultato non è affatto semplice, anzi è pieno di ostacoli e trappole. Ma intanto un primo passo è stato compiuto, con un fondamentale contributo dell’Italia. In vista, poi, c’è un secondo passaggio determinante. Le nazioni che hanno promosso l’incontro di lunedì, assieme ad altre che hanno partecipato, stanno preparando una dichiarazione politica congiunta sulla surrogazione. Una volta che questa sarà stata completata e firmata dal maggior numero di Paesi possibile si inizierà a lavorare sulla moratoria vera e propria.
«La maternità surrogata non è più una questione limitata alla legislazione nazionale o alle scelte individuali. È diventata un fenomeno globale, sempre più plasmato dai mercati internazionali, da accordi transfrontalieri e da profonde disuguaglianze tra le società e all’interno di esse», ha detto a Ginevra il ministro Eugenia Roccella, presente in rappresentanza dell’Italia. «In qualità di decisori politici, abbiamo la responsabilità di porre una domanda fondamentale: riconosciamo ancora ogni essere umano come una persona da rispettare, o siamo disposti ad accettare situazioni in cui gli esseri umani diventano un mezzo per soddisfare gli interessi e i desideri altrui?».
Le parole di Roccella sono state particolarmente determinate e condivisibili. «Il rapporto del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze», ha detto il ministro, «ha inserito la maternità surrogata nel contesto della violenza contro le donne e ha evidenziato come gli accordi di surrogazia possano creare condizioni che espongono donne e bambini a sfruttamento, coercizione, tratta e altre gravi preoccupazioni legate ai diritti umani. Quando esistono tali condizioni, la comunità internazionale non può semplicemente voltarsi dall’altra parte. Nel corso degli anni», ha proseguito Roccella, «l’Italia ha tradotto queste preoccupazioni in politiche pubbliche concrete. Il nostro ordinamento giuridico sostiene da tempo che la maternità surrogata sia incompatibile con la tutela della dignità umana e con i diritti delle donne e dei bambini. Più di 20 anni fa, l’Italia ha vietato tale pratica e ha stabilito sanzioni penali contro chi organizza, agevola o trae profitto da accordi di surrogazia. Più di recente, il nostro Parlamento ha rafforzato questo quadro estendendo la portata della legge italiana alla maternità surrogata praticata all’estero da cittadini italiani, riflettendo una semplice convinzione: la dignità umana fondamentale non può dipendere dai confini geografici».
Il punto, tuttavia, è che l’esempio italiano, se si vogliono ottenere risultati concreti, da solo non basta. «La natura sempre più transnazionale della maternità surrogata richiede un dibattito più ampio e una risposta internazionale coordinata», ha dichiarato Roccella. «Riconosciamo che gli Stati possiedono sistemi giuridici e prospettive differenti. Eppure crediamo anche che esista un terreno comune da cui possa emergere un progresso significativo. Questo terreno comune parte dalla convinzione che le donne non dovrebbero mai essere ridotte a strumenti di riproduzione e che i bambini non dovrebbero mai essere trattati come l’oggetto di una transazione. È proprio con questo spirito che verrà presentata una Dichiarazione politica congiunta».
Questa dichiarazione, secondo il ministro, dovrebbe ribadire «principi già sanciti dagli strumenti fondamentali del diritto internazionale dei diritti umani: la dignità intrinseca di ogni essere umano, il diritto delle donne di vivere libere da sfruttamento e coercizione, e i diritti dei bambini all’identità, alla protezione, alla vita familiare e al pieno riconoscimento del loro valore umano». Soprattutto, però, quel testo dovrebbe fissare «un impegno politico condiviso. Un impegno a sostenere l’adozione di una moratoria internazionale sugli accordi di maternità surrogata. E l’impegno ad avviare lo sviluppo progressivo di un quadro giuridico internazionale per abolire la maternità surrogata in tutto il mondo. Questa Dichiarazione», precisa Roccella, «non è la conclusione di un percorso. Ne è l’inizio. Rappresenta un invito a governi, organizzazioni internazionali, esperti e società civile a impegnarsi in un dialogo serio e costruttivo su come affrontare al meglio le sfide poste dalla maternità surrogata, tutelando appieno i diritti di tutte le persone coinvolte».
È arrivato dunque il momento di passare dalle parole ai fatti. Se si vuole mettere fine all’abominio della surrogazione occorre che tutte le nazioni si impegnino a proibirla. L’obiettivo è certo ambizioso, e difficile da raggiungere. Ma un primo passo è stato compiuto. Vedremo, da qui in avanti, chi dimostrerà di avere davvero a cuore i diritti delle donne.
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Riduci
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Le affermazioni del manager confermano ancora una volta come sui vaccini la Commissione europea abbia seguito una strategia che accentrava ogni decisione e potere d’acquisto, tenendo nascosti procedure e contratti. «Sui vaccini non facevamo nulla, nemmeno abbiamo visto i dossier, è stato fatto tutto a livello europeo», ha proseguito Scaccabarozzi, ribadendo più volte di essere stato praticamente all’oscuro di quello che si decideva a Bruxelles e veniva imposto ai Paesi membri, senza che qualche governo si ribellasse.
Dichiarazioni che anche oggi risultano sconcertanti, in quanto rilasciate dall’ex numero uno dell’associazione delle imprese farmaceutiche, che si è fatta un punto d’onore dell’avere rapporti con il mondo scientifico-sanitario «regolati da un codice deontologico a oggi tra i più rigorosi». «Non sapevamo le quantità di vaccini destinati all’Italia, nemmeno ci occupavamo della distribuzione, i vaccini erano recuperati alla frontiera dall’esercito», dice oggi il manager.
Eppure, l’8 luglio 2021, in occasione dell’assemblea pubblica di Farmindustria, nella sua relazione Scaccabarozzi affermava: «La collaborazione avviata in Italia con il ministro della Salute, Roberto Speranza, con la Commissione europea e più in generale con tutti i Paesi occidentali porterà nel mondo circa 11 miliardi di dosi dei vaccini contro il Covid-19 entro il 2021 [...] grazie ad una intuizione del ministro Speranza, oggi facciamo parte di un circuito di prenotazione europeo che, seppur ingiustamente criticato, ha fatto sì che nessuno in Europa rimanesse indietro rispetto ad altri».
Non solo, esprimeva apprezzamento nei confronti delle autorità regolatorie, come Aifa, «che hanno attivato dinamiche di lavoro nuove e senza precedenti. A cominciare dalla rolling review attuata dall’Ema che ha permesso di seguire passo dopo passo lo sviluppo della ricerca verificando sicurezza ed efficacia dei vaccini. Con un confronto continuo con le aziende assolutamente innovativo».
Non è dello stesso parere Maurizio Federico, dirigente di ricerca presso l’Istituto superiore della sanità (Iss), che nella successiva audizione ha portato all’attenzione la quantità di eventi avversi post vaccino Covid ignorati, e l’assenza della farmacovigilanza attiva nel nostro Paese.
Il virologo ha citato diversi studi, che negli anni hanno confermato la certezza e la complessità del problema effetti collaterali. Perfino i ricercatori di Moderna, pur con un database costituito su segnalazioni passiva e su una finestra di 21 giorni, dopo due anni di osservazioni «nel 2024 riportarono decine di migliaia di morti, e soprattutto miocarditi e pericarditi significative tra gli effetti collaterali», ha dichiarato l’esperto.
Per poi aggiungere: «Un anno prima un gruppo dell’Iss aveva pubblicato una revisione con dati presi dalla letteratura scientifica su miocarditi e pericarditi, e per questo subirono un’ispezione e un “procedimento disciplinare interno” da parte dell’Iss». Con una nota, Lucio Malan presidente dei senatori di Fratelli d’Italia e componente della commissione Covid ha evidenziato la gravità di quanto accaduto: «Chiediamo di approfondire la circostanza evocata dal dottor Federico, per fugare i dubbi - legittimi - che il provvedimento dell’Iss sia stato un ammonimento affinché certi studi sugli effetti avversi dei vaccini non intralciassero la campagna vaccinale in corso».
L’intervento del dirigente di ricerca è stato molto articolato. Dall’affermare che «non ha senso porre delle finestre temporali arbitrarie sugli effetti collaterali, ponendo delle limitazioni, perché la realtà biologica è altra cosa», alla «pericolosità» dei vaccini a mRna. «Persistono a livello di linfonodi e di altri tessuti della persona più di 30 giorni dopo la vaccinazione. Almeno fino a 60 giorni dopo il secondo inoculo. Altri studi hanno dimostrato una permanenza maggiore».
La Spike vaccinale «può avere un effetto tossico direttamente sulle cellule del miocardio» e dal 2022 si sa che questi vaccini Covid «sono potentissimi a creare un’enorme quantità di anticorpi, che però vanno a riconoscere proteine del nostro corpo, quindi possono innescare fenomeni di autoimmunità che restano stabili. Non sono facili da combattere».
La capacità della proteina Spike di creare problemi al sistema immunitario, è una delle questioni «mai affrontata in maniera metodica e controllata dalla governance italiana», ha sottolineato il ricercatore, benché i vaccinati in Italia siano almeno 40 milioni e gli mRna «possono in qualche modo influenzare la crescita delle cellule tumorali».
Dura la sua critica: «Va bene metter in commercio questi vaccini, in una situazione di emergenza, ma un ministero della Salute doveva istituire una vigilanza attiva dal primo giorno. È un vulnus gravissimo, le responsabilità politiche sono pesanti», osserva Federico.
Tra le considerazioni conclusive ha ricordato: «Nel nostro istituto c’è un centro delle malattie rare, molto efficiente. Perché tutte le persone che sono state colpite effetti avversi non meritano la stessa attenzione che hanno le persone con malattie rare? Hanno dato fiducia allo Stato eppure si sono sentiti abbandonate, non ottengono risposte». Infine l’amarezza: «Ho mandato almeno tre volte al ministro della Salute una proposta per avviare studi a livello nazionale sugli effetti collaterali del vaccino Covid. Nemmeno mi ha degnato di una risposta».
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Secondo un rapporto del Csis, Teheran punta a ricostruire capacità navali, missilistiche e industriali dopo gli attacchi subiti. Decisivi il sostegno tecnologico cinese e le nuove rotte commerciali via Pakistan e Mar Caspio per aggirare le restrizioni occidentali.
La guerra può essersi fermata sui campi di battaglia, ma la partita strategica è appena cominciata. Mentre la tregua annunciata tra Stati Uniti e Iran ha congelato almeno temporaneamente le operazioni militari, a Washington cresce una preoccupazione diversa: impedire a Teheran di ricostruire l'apparato militare pesantemente colpito dagli attacchi americani e israeliani. È questo il tema centrale di un nuovo studio pubblicato dal Center for strategic and international Studies (Csis), uno dei più influenti think tank statunitensi, che analizza nel dettaglio ciò che l'Iran ha perso, ciò di cui avrà bisogno per tornare operativo e soprattutto come l'Occidente potrebbe tentare di ostacolarne la rinascita.
Secondo il rapporto, il danno subito dalla Repubblica Islamica è significativo. Le immagini satellitari esaminate dagli analisti mostrano la distruzione di gran parte della flotta navale convenzionale iraniana, il danneggiamento di basi strategiche come Bandar Abbas, Bushehr e Bandar Anzali e la compromissione di importanti infrastrutture industriali e cantieristiche. In diversi casi le navi affondate o gravemente danneggiate avrebbero addirittura bloccato gli accessi ai porti militari, creando un ostacolo logistico che potrebbe rallentare la ricostruzione stessa del Paese.
Anche il comparto missilistico ha subito contraccolpi importanti. Sebbene gran parte degli impianti sia protetta da strutture sotterranee e la reale entità dei danni resti difficile da valutare, gli attacchi hanno colpito siti produttivi per missili balistici e da crociera, fabbriche di propellente e sistemi mobili di lancio. Sul fronte dei droni, arma diventata centrale nella strategia militare iraniana e nelle esportazioni verso gli alleati regionali e la Russia, le stime riportate dal rapporto indicano una perdita di circa il 60% dell'arsenale disponibile prima del conflitto. Per gli analisti americani la priorità immediata di Teheran sarà dunque quadrupla: liberare i porti ostruiti, ripristinare gli impianti industriali, ricostituire le scorte di droni e rafforzare le capacità asimmetriche dei Pasdaran, in particolare motoscafi veloci, droni navali e sistemi destinati a operare nello Stretto di Hormuz. In altre parole, l'Iran potrebbe scegliere di rinviare la ricostruzione di una marina convenzionale e puntare invece su strumenti meno costosi ma estremamente efficaci per minacciare il traffico marittimo internazionale. Il vero nodo, però, riguarda gli approvvigionamenti. Il rapporto sostiene che l'industria militare iraniana, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni verso una maggiore autosufficienza, continui a dipendere dall'estero per una vasta gamma di componenti e tecnologie. Dalle macchine utensili a controllo numerico utilizzate per la produzione di missili e droni ai componenti elettronici, dai motori navali alle apparecchiature per i test industriali, gran parte di ciò che serve a Teheran arriva ancora attraverso reti commerciali internazionali. Ed è qui che entra in gioco la Cina.
Gli autori del rapporto identificano Pechino come il principale candidato a sostenere la ricostruzione militare iraniana. Non necessariamente attraverso la vendita diretta di armamenti, ma fornendo macchinari industriali, componenti elettronici, motori, sistemi di test e attrezzature necessarie per riattivare la produzione. Secondo il CSIS, la tecnologia cinese potrebbe non raggiungere sempre gli standard qualitativi europei o giapponesi, ma sarebbe comunque più che sufficiente per soddisfare gran parte delle esigenze militari iraniane.Il documento evidenzia inoltre come la Cina sia già diventata negli ultimi anni il principale fornitore di macchine utensili CNC destinate all'Iran, sostituendo progressivamente aziende europee penalizzate dalle sanzioni. Parallelamente, numerose componenti per droni e sistemi elettronici continuano ad arrivare attraverso società cinesi o attraverso reti commerciali che transitano da Hong Kong. Ma la ricostruzione non dipenderà soltanto dai fornitori. Saranno decisive anche le rotte commerciali.
Per oltre un decennio gli Emirati Arabi Uniti hanno rappresentato il principale hub di riesportazione verso l'Iran. Secondo i dati citati dal rapporto, il 95% delle esportazioni non petrolifere emiratine verso Teheran era costituito da merci provenienti originariamente da altri Paesi. Tuttavia gli attacchi iraniani contro il territorio degli Emirati durante il conflitto del 2026 rischiano di compromettere questo rapporto privilegiato. Abu Dhabi avrebbe già chiuso la propria ambasciata a Teheran e valutato misure restrittive contro interessi iraniani presenti nel Paese.
Per questo motivo gli analisti americani individuano due nuove direttrici strategiche: il Pakistan e il Mar Caspio. Islamabad avrebbe già autorizzato il passaggio di merci destinate all'Iran attraverso i propri porti e il proprio territorio, offrendo a Teheran un corridoio terrestre alternativo meno vulnerabile alle attività di controllo occidentali. Parallelamente, Russia, Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan potrebbero trasformarsi nei nuovi nodi logistici di una rete commerciale che attraversa il Mar Caspio e raggiunge direttamente i porti settentrionali iraniani, aggirando il Golfo Persico e le aree dove la presenza navale americana è più forte. La conclusione del rapporto è chiara. Per Washington la guerra contro l'Iran non si conclude con la cessazione dei bombardamenti. La vera sfida sarà impedire che la Repubblica Islamica riesca a ricostruire rapidamente le proprie capacità militari sfruttando la rete globale di forniture commerciali. Per riuscirci, gli Stati Uniti vorrebbero applicare a Teheran lo stesso modello utilizzato contro Mosca dopo l'invasione dell'Ucraina: controlli più severi sulle riesportazioni, pressione diplomatica sui Paesi di transito, monitoraggio delle società di copertura e coinvolgimento diretto delle aziende occidentali nella prevenzione dell'elusione delle sanzioni. In sostanza, il prossimo confronto tra Iran e Occidente potrebbe non essere combattuto con missili e droni, ma con container, componenti elettronici, macchine industriali e rotte commerciali. Una guerra silenziosa, destinata però a influenzare gli equilibri del Medio Oriente per molti anni.
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