
Il cessate il fuoco annunciato dal presidente russo, Vladimir Putin, in occasione della Pasqua ortodossa viene presentato dal Cremlino come una misura limitata e di carattere esclusivamente umanitario. Mosca insiste sul fatto che non si tratta dell’avvio di un negoziato, ma di una pausa simbolica legata alla festività.
Il portavoce Dmitry Peskov ha chiarito che la Russia non punta a una tregua temporanea, bensì a «una pace solida e duratura», perciò la sospensione delle ostilità ha un significato circoscritto e non rappresenta un cambiamento strategico. Da Kiev la lettura è più prudente. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha espresso dubbi sulla possibilità che la tregua possa trasformarsi in un passo concreto verso il dialogo. In particolare, ha evidenziato l’incertezza sul formato dei colloqui internazionali e sulla possibile visita a Kiev degli inviati statunitensi. L’ipotesi di un incontro trilaterale tra Stati Uniti, Ucraina e Russia, inizialmente presa in considerazione, appare infatti meno definita. Zelensky ha spiegato di aver proposto un percorso che prevedesse una tappa a Kiev seguita da contatti a Mosca, ma le priorità americane sarebbero cambiate dopo l’evoluzione della crisi in Medio Oriente, rendendo più incerto il calendario diplomatico. Nel frattempo, Mosca ha precisato che la misteriosa missione negli Stati Uniti dell’inviato Kirill Dmitriev non riguarda la crisi ucraina. Il Cremlino ha sottolineato che l’emissario si occupa esclusivamente di dossier economici e che la sua presenza non rappresenta una ripresa dei negoziati. Anche la tregua pasquale, secondo Peskov, non è il risultato di un’intesa con Washington o con Kiev.
Sul fronte ucraino, il ministro degli Esteri, Andrii Sybiha, ha ribadito che un cessate il fuoco potrebbe essere attuato e trasformato in una pausa più duratura. Kiev insiste sul fatto che una sospensione stabile degli attacchi aprirebbe la strada a un percorso diplomatico credibile per porre fine alla guerra.
Zelensky ha inoltre affrontato il tema della sicurezza europea, ipotizzando uno scenario in cui l’Europa debba rafforzare la propria difesa anche senza il pieno sostegno statunitense. Secondo il presidente ucraino, una cooperazione più ampia che includa Regno Unito, Ucraina, Turchia e Norvegia permetterebbe di bilanciare la forza militare russa e garantire maggiore stabilità al continente. Infine il leader di Kiev è tornato sulla questione della rinuncia all’arsenale nucleare dopo il Memorandum di Budapest, definendola una scelta rivelatasi penalizzante per l’Ucraina. «Quando l’Ucraina accettò di rinunciare alle armi nucleari, il prezzo che l’altra parte avrebbe dovuto pagare doveva essere equo. Ritengo che l’adesione alla Nato fosse il minimo che i leader ucraini avrebbero dovuto ottenere in cambio dell’arsenale nucleare. Cosa abbiamo ricevuto? Nulla. È stato un gioco scorretto e un grave errore», ha affermato Zelensky, sostenendo che la mancanza di garanzie di sicurezza abbia lasciato il Paese vulnerabile e che parte di quelle capacità militari sia oggi utilizzata dalla Russia nel conflitto.






