La politica riesce solo ad applaudire mentre scompaiono i posti di lavoro

Con l’Intelligenza artificiale è in gioco l’umanità dell’uomo. Dopo tante pubblicazioni a cavallo tra la banalità, il conformismo e l’ovvietà ci voleva Leone XIV per individuare con la lucidità di chi conosce le profondità dell’umano (mai dimenticare che è un agostiniano), ma conosce anche le potenzialità costruttrici e distruttrici della scienza e soprattutto delle sue applicazioni tecnico-informatiche (non dimenticare mai che questo Papa, prima che teologo, è laureato in matematica).
Il titolo dell’enciclica dice già tutto: Magnifica humanitas. Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale. Tutta l’enciclica è percorsa dal pensiero agostiniano ma ci piace in particolare sottolinearne quattro aspetti: l’amore e la passione per la verità che va cercata dentro l’essere umano, il valore e la dignità della persona umana - idea presente nei vari commenti di Agostino al Libro della Genesi -, la ricerca della giustizia, la fraternità universale sinonimo di pace e rifiuto della guerra. Nell’enciclica ci sono tre citazioni esplicite, e una implicita, tratte dalle opere dell’Ipponate. La prima dovrebbe essere nota a tutti i cattolici perché descrive l’essenza dell’essere umano e del suo desiderio e tormento per l’infinito: «Ci hai fatti, Signore, per Te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te». (Confessioni, 1,1).
Perché è così importante questa citazione per affrontare un tema come quello dell’Intelligenza artificiale? Perché non è, e non sarà mai, possibile inserire la dimensione spirituale dell’uomo all’interno dell’Intelligenza artificiale: questo vorrebbe dire che nei robot c’è l’anima e l’anima dentro i robot non ci sarà mai. Non ci sarà mai la possibilità che un robot faccia quello che il cardinale beato John Henry Newman scelse come suo motto: «Cor ad cor loquitur», il cuore parla al cuore. Ormai con l’IA si possono creare «fidanzate» o «fidanzati» con cui dialogare; una volta fornite all’IA un po’ di informazioni su sé stessi, essa le elabora fino a intrattenere conversazioni alle quali molti si affidano per avere un uomo o una donna a cui parlare, attraverso cui fuggire alla propria solitudine.
Ho voluto fare questa esperienza spinto dalla trasmissione Fuori dal coro di Mario Giordano. È stata un’esperienza aberrante. Appena iniziata, la trovavo assurda, poi questa ironia si è trasformata in un’angoscia perché ho pensato a coloro che cascano in questa trappola costruita da uomini senza il senso dell’umanità, ma solo col senso del profitto. Un profitto basato su un mondo artificiale, entrati nel quale si viene risucchiati da una spirale che talora porta specie i più giovani alla dipendenza digitale fino alle estreme conseguenze.
Quel desiderio inappagabile, che solo Dio può appagare in modo totale, non può essere appagato neanche dal più profondo e sincero degli amori umani, neanche dalla sublimazione dell’arte, neanche dalla contemplazione delle bellezze della natura. Ecco perché la citazione del fondatore dell’Ordine cui appartiene Leone XIV coglie la sostanza del problema. Vi sono al mondo alcuni uomini molto potenti che posseggono questo strumento che può divenire devastante in quanto distruttore della vita reale a favore di una vita virtuale inesistente. Infatti, la vita spirituale esiste ma non si vede, mentre quella virtuale si vede ma non esiste.
Il pontefice, ex matematico statunitense, scrive cose che interpellano direttamente coloro che sono istituzionalmente responsabili della regolamentazione degli aspetti più importanti della vita, coloro che rivestono ruoli politici. Al paragrafo numero 105 dell’enciclica Leone XIV scrive: «Perché l’IA rispetti la dignità umana e serva davvero il bene comune, è essenziale che siano chiare le responsabilità in tutti i passaggi: da chi progetta e addestra i sistemi fino a chi li utilizza e a chi decide di affidare a essi le scelte concrete. In molti casi, tuttavia, i processi interni che conducono a un risultato possono essere poco trasparenti, e ciò rende più difficile attribuire responsabilità, correggere gli errori. È qui che diventa decisivo ciò che chiamiamo accountability: la possibilità di identificare chi deve “rendere conto” delle decisioni, motivarle, controllarle e, quando necessario, contestarle e rimediare ai danni che ne derivano».
In queste poche righe il Papa indica alle istituzioni la strada da percorrere, ma indica, allo stesso tempo, l’inerzia che ha caratterizzato esse, fino a ora, con interventi mediocri, insufficienti, non all’altezza del fenomeno e soprattutto - ci dispiace molto scriverlo - compiacenti con le grandi multinazionali che dominano in modo incontrastato questo settore che incide nella vita interiore delle persone e nello sviluppo della loro personalità, cioè ciò che di più importante esiste al mondo. Infatti, al punto 106, il Papa specifica che «questa esigenza è ancora più urgente perché esiste spesso uno squilibrio tra la velocità dello sviluppo tecnologico e il ritmo con cui maturano consapevolezza, norme, controlli e istituzioni capaci di governarne gli effetti. Non basta invocare genericamente l’etica: servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito. Altrimenti il cambiamento sarà governato solo da logiche tecnocratiche e presentato come necessario e inevitabile, finendo per imporre regole dettate da chi possiede dati, infrastrutture e capacità di calcolo».
C’è chi si è inventato l’«algoretica», cioè l’inserimento dell’etica all’interno dell’Intelligenza artificiale. Ma si sono è dimenticato che l’etica è frutto della conoscenza e della volontà che nascono dall’interiorità dell’uomo e che non potranno mai abitare nell’interiorità inesistente di un robot. Anche questo il Papa sottolinea con forza al punto 107. Il Papa paragona poi la logica dell’IA a quella della competizione armata che, scrive: «Oggi non è più militare ma economica e cognitiva. È la corsa all’algoritmo più performante e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri… Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano».
Cosa dire in più e cosa dire in modo più chiaro e penetrante? La politica nazionale e internazionale si è affrettata a elogiare quanto scritto dal Papa e ad applaudire all’enciclica. È come se uno scolaro applaudisse al professore che lo ha bocciato. Prendiamo Elly Schlein, che ieri ha vergato una nota per dire: «È un messaggio potentissimo quello che arriva oggi da papa Leone XIV con la sua prima enciclica, Magnifica humanitas, messaggio reso ancora più forte dalla data scelta, il 135° anniversario della Rerum Novarum di papa Leone XIII, l’enciclica in difesa dei diritti dei lavoratori, fondamento della dottrina sociale della Chiesa». Rimanendo nei termini teologici, la politica su questo tema può solo pronunciare un convinto e non retorico: «Mea culpa, mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa».
C’è un altro concetto agostiniano che ci spiega bene ciò che sta malvagiamente operando, in alcuni casi, l’Intelligenza artificiale: portare l’uomo fuori di sé per cercare in un mondo artificiale il suo sé. Agostino scrive: «Non uscire fuori di te, ritorna in te stesso: nell’uomo interiore abita la verità» (La vera religione, 39,72-73). Da buon matematico Leone XIV non manca di riportare tutte le funzioni positive che può avere l’Intelligenza artificiale, ma queste sono note, meno noto, e non affrontato, è invece il nocciolo dell’enciclica: le conseguenze sull’uomo dell’IA stessa.





