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2022-05-02
La guerra spinge i ricchi a investire nei vini pregiati
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In cosa scelgono di investire i super ricchi per proteggere il loro patrimonio dai rischi, che si moltiplicano nella difficile congiuntura che stiamo attraversando? Tra i beni «rifugio» che garantiscono sicurezza ma anche rendimenti interessanti ci sono le bottiglie di pregio: vini ma anche liquori. Come rivela la sedicesima edizione del The Wealth Report di Knight Frank, società specializzata nel mercato del real estate di lusso a livello mondiale, investire in vino è senza dubbio una scelta legata a una passione, esattamente come per altri beni di lusso da collezione come orologi, arte, monete, whisky rari, borse, automobili, gioielli e diamanti. La redditività media di questi asset, in base al Knight Frank Luxury Investment Index, è stata del +9% nel 2021 e del +123% negli ultimi 10 anni. Il vino ha fatto ancora meglio: +16% nel 2021 e +137% sui dieci anni, mentre il whisky, almeno sul lungo periodo, ha registrato uno spettacolare +428%. Nonostante la pandemia, le difficoltà della catena di approvvigionamento e i tragici fatti che riguardano il conflitto in corso in Ucraina, il mercato dei vini pregiati si sta dimostrando molto solido: l’indice Liv-ex 100, che misura l’andamento del mercato dei vini pregiati, nel 2021 ha registrato una crescita del 23,1% e anche il 2022 si è aperto in positivo, con un +1,8% per il mese di gennaio.
Un mercato interessante e ancora poco esplorato: In Italia, rivela la ricerca di Intesa Sanpaolo Private Banking «Collezionisti e Valore dell’Arte in Italia», il vino pregiato viene scelto solamente dall’1% dei collezionisti contro il 21% di appassionati di dipinti e pitture, il 17% di fotografie e il 16% di sculture e opere su carta, evidenziando quindi un forte margine di crescita nel nostro Paese rispetto alle stime mondiali. Cosa rende il vino un asset di investimento interessante? «Il vino pregiato presenta caratteristiche uniche che lo rendono oggetto di attenzioni crescenti nel panorama odierno degli investimenti», spiega Luigi Sangermano, ad di Laurent-Perrier Italia, divisione della nota maison francese di produzione e commercializzazione di champagne. «Innanzitutto ha una bassa correlazione con i mercati economici più tradizionali, condizione che rende questo bene più resistente alle problematiche legate al tragico conflitto in corso, come l’aumento dell’inflazione o possibili scenari futuri di recessione. Inoltre, si tratta di un bene perfetto per diversificare il portafoglio di investimenti: se i mercati azionari, infatti, oscillano seguendo i risultati aziendali e sono condizionati dagli eventi geopolitici internazionali, i vini di pregio sono soggetti ad altri fattori come la qualità dei raccolti e le condizioni meteorologiche. I vini di alta gamma, inoltre, vengono prodotti in quantità limitate seguendo rigorosi procedimenti per essere affinati anno dopo anno. Con il passare del tempo le bottiglie iniziano ad entrare nella cosiddetta finestra di consumo: inevitabilmente l'offerta inizia a ridursi facendo così salire il prezzo delle bottiglie rimaste sul mercato. Investire in questo bene permette quindi di avere un punto di vista assai più ampio rispetto ai tradizionali investimenti in beni rifugio quali oro, orologi e diamanti, sui quali prevedo una bolla speculativa nei prossimi anni che farà calare le quotazioni».
Secondo il report di Knight Frank Luxury Investment, nel 2021 gli investimenti in beni di lusso sono cresciuti complessivamente del 9%: in questa speciale classifica il vino pregiato è a pari merito con gli orologi da collezione (+16%), seguito dalle opere d’arte (+13%), e dalle monete antiche e dai whisky di pregio, che fanno registrare un incremento del 9%. Chi sono gli investitori che scelgono di puntare sulle bottiglie di alta gamma? «Negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di diversi portali che hanno facilitato gli investimenti dando la possibilità di entrare in questo mercato anche ai non appassionati del settore», sottolinea Sangermano. «Questo ha portato a due conseguenze: da una parte l’apertura agli investimenti del fine wine anche alle economie emergenti, soprattutto agli Emirati Arabi, e dall’altra parte, l’interesse da parte dei giovani investitori – quelli appartenenti alla Gen Z e i Millennial - a questo mercato. Ovviamente permangono determinati profili di investitori, come i broker che comprano per fare profitto e le persone che comprano, invece, per poi consumare il bene».
Si tratta comunque di un mercato in rapida evoluzione: stanno ad esempio facendo la loro comparsa le prime edizioni limitate di bottiglie dove l’Nft (Non-Fungible Token) rappresenta l’etichetta del vino ed è realizzata da artisti digitali. Oltre a garantire l’autenticità della bottiglia, sarà possibile rivendere facilmente l’oggetto acquistato scambiando l’Nft, perché il sistema di tracciamento della blockchain registra ogni transazione e aggiorna automaticamente il certificato di proprietà digitale della bottiglia. Si tratta di un mercato ancora in fase embrionale, ma già diverse cantine stanno iniziando a muoversi con iniziative in questo senso. Per Sangermano «le prospettive nel medio termine sono buone soprattutto rispetto agli altri beni rifugio: penso che il 2022 consoliderà un buon +15% di ritorno dell’investimento. Un discorso a parte riguarda gli Nft sulle bottiglie di pregio: in questo caso siamo dinnanzi ad operazioni anche speculative. Insieme all’acquisto della bottiglie molte volte si acquista, inclusa nell’Nft, anche un’esperienza, ad esempio una visita allo chateau di produzione oppure una serata stellata con un sommelier di fama internazionale. In questi casi, l‘incremento di valore può essere ben più alto di quello di routine, ma ovviamente tutto sta a scegliere l’Nft giusto. Il consiglio di un esperto in questi casi è fondamentale».
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Tra i beni «rifugio» che garantiscono sicurezza ma anche rendimenti interessanti ci sono le bottiglie di pregio: vini ma anche liquori. Come rivela la sedicesima edizione del The Wealth Report di Knight Frank, società specializzata nel mercato del real estate di lusso a livello mondiale, investire in vino è senza dubbio una scelta legata a una passione, esattamente come per altri beni come orologi, arte, monete, borse, automobili, gioielli e diamanti.In cosa scelgono di investire i super ricchi per proteggere il loro patrimonio dai rischi, che si moltiplicano nella difficile congiuntura che stiamo attraversando? Tra i beni «rifugio» che garantiscono sicurezza ma anche rendimenti interessanti ci sono le bottiglie di pregio: vini ma anche liquori. Come rivela la sedicesima edizione del The Wealth Report di Knight Frank, società specializzata nel mercato del real estate di lusso a livello mondiale, investire in vino è senza dubbio una scelta legata a una passione, esattamente come per altri beni di lusso da collezione come orologi, arte, monete, whisky rari, borse, automobili, gioielli e diamanti. La redditività media di questi asset, in base al Knight Frank Luxury Investment Index, è stata del +9% nel 2021 e del +123% negli ultimi 10 anni. Il vino ha fatto ancora meglio: +16% nel 2021 e +137% sui dieci anni, mentre il whisky, almeno sul lungo periodo, ha registrato uno spettacolare +428%. Nonostante la pandemia, le difficoltà della catena di approvvigionamento e i tragici fatti che riguardano il conflitto in corso in Ucraina, il mercato dei vini pregiati si sta dimostrando molto solido: l’indice Liv-ex 100, che misura l’andamento del mercato dei vini pregiati, nel 2021 ha registrato una crescita del 23,1% e anche il 2022 si è aperto in positivo, con un +1,8% per il mese di gennaio.Un mercato interessante e ancora poco esplorato: In Italia, rivela la ricerca di Intesa Sanpaolo Private Banking «Collezionisti e Valore dell’Arte in Italia», il vino pregiato viene scelto solamente dall’1% dei collezionisti contro il 21% di appassionati di dipinti e pitture, il 17% di fotografie e il 16% di sculture e opere su carta, evidenziando quindi un forte margine di crescita nel nostro Paese rispetto alle stime mondiali. Cosa rende il vino un asset di investimento interessante? «Il vino pregiato presenta caratteristiche uniche che lo rendono oggetto di attenzioni crescenti nel panorama odierno degli investimenti», spiega Luigi Sangermano, ad di Laurent-Perrier Italia, divisione della nota maison francese di produzione e commercializzazione di champagne. «Innanzitutto ha una bassa correlazione con i mercati economici più tradizionali, condizione che rende questo bene più resistente alle problematiche legate al tragico conflitto in corso, come l’aumento dell’inflazione o possibili scenari futuri di recessione. Inoltre, si tratta di un bene perfetto per diversificare il portafoglio di investimenti: se i mercati azionari, infatti, oscillano seguendo i risultati aziendali e sono condizionati dagli eventi geopolitici internazionali, i vini di pregio sono soggetti ad altri fattori come la qualità dei raccolti e le condizioni meteorologiche. I vini di alta gamma, inoltre, vengono prodotti in quantità limitate seguendo rigorosi procedimenti per essere affinati anno dopo anno. Con il passare del tempo le bottiglie iniziano ad entrare nella cosiddetta finestra di consumo: inevitabilmente l'offerta inizia a ridursi facendo così salire il prezzo delle bottiglie rimaste sul mercato. Investire in questo bene permette quindi di avere un punto di vista assai più ampio rispetto ai tradizionali investimenti in beni rifugio quali oro, orologi e diamanti, sui quali prevedo una bolla speculativa nei prossimi anni che farà calare le quotazioni».Secondo il report di Knight Frank Luxury Investment, nel 2021 gli investimenti in beni di lusso sono cresciuti complessivamente del 9%: in questa speciale classifica il vino pregiato è a pari merito con gli orologi da collezione (+16%), seguito dalle opere d’arte (+13%), e dalle monete antiche e dai whisky di pregio, che fanno registrare un incremento del 9%. Chi sono gli investitori che scelgono di puntare sulle bottiglie di alta gamma? «Negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di diversi portali che hanno facilitato gli investimenti dando la possibilità di entrare in questo mercato anche ai non appassionati del settore», sottolinea Sangermano. «Questo ha portato a due conseguenze: da una parte l’apertura agli investimenti del fine wine anche alle economie emergenti, soprattutto agli Emirati Arabi, e dall’altra parte, l’interesse da parte dei giovani investitori – quelli appartenenti alla Gen Z e i Millennial - a questo mercato. Ovviamente permangono determinati profili di investitori, come i broker che comprano per fare profitto e le persone che comprano, invece, per poi consumare il bene».Si tratta comunque di un mercato in rapida evoluzione: stanno ad esempio facendo la loro comparsa le prime edizioni limitate di bottiglie dove l’Nft (Non-Fungible Token) rappresenta l’etichetta del vino ed è realizzata da artisti digitali. Oltre a garantire l’autenticità della bottiglia, sarà possibile rivendere facilmente l’oggetto acquistato scambiando l’Nft, perché il sistema di tracciamento della blockchain registra ogni transazione e aggiorna automaticamente il certificato di proprietà digitale della bottiglia. Si tratta di un mercato ancora in fase embrionale, ma già diverse cantine stanno iniziando a muoversi con iniziative in questo senso. Per Sangermano «le prospettive nel medio termine sono buone soprattutto rispetto agli altri beni rifugio: penso che il 2022 consoliderà un buon +15% di ritorno dell’investimento. Un discorso a parte riguarda gli Nft sulle bottiglie di pregio: in questo caso siamo dinnanzi ad operazioni anche speculative. Insieme all’acquisto della bottiglie molte volte si acquista, inclusa nell’Nft, anche un’esperienza, ad esempio una visita allo chateau di produzione oppure una serata stellata con un sommelier di fama internazionale. In questi casi, l‘incremento di valore può essere ben più alto di quello di routine, ma ovviamente tutto sta a scegliere l’Nft giusto. Il consiglio di un esperto in questi casi è fondamentale».
Vista aerea di Lignano Pineta negli anni '50. Nel riquadro, l'architetto Marcello d'Olivo
La riviera adriatica friulana a sud di Latisana, la penisola di Lignano, era stata nei secoli una zona incontaminata la cui parte occidentale, ricoperta da una vasta pineta e da paludi, era stata fino agli anni Venti del secolo XX colpita dalla piaga della febbre malarica e di fatto disabitata. Regno di ginestre e pini marittimi, i suoi bassi fondali sabbiosi ospitavano anguille e rombi, il suo cielo una grande varietà di uccelli acquatici. Solo all’inizio degli anni Cinquanta, con la ripresa del turismo postbellico, si pensò di svilupparla a scopo turistico come la confinante Sabbiadoro. Nel 1952 in seguito alla lottizzazione fu costituita la «Pineta Spa», inizialmente intenzionata a realizzare un grande campeggio all’ombra della macchia mediterranea. Fu l’intervento dell’ingegnere e poeta Leonardo Sinisgalli a cambiare radicalmente i progetti, sostituendoli con lo studio di una città balneare dai tratti futuristici. Per realizzarla, coinvolse l’architetto friulano Marcello D’Olivo, rappresentante dell’architettura organica italiana ispirata a quella dell’americano Frank Lloyd-Wright. L’architetto si era da poco distinto con la realizzazione della sede del Villaggio del Fanciullo di Trieste quando la città era ancora governata dagli Alleati. Sempre nel capoluogo giuliano aveva progettato nel 1951 la sede del nuovo Mercato Ortofrutticolo, realizzando una struttura futuristica a pianta circolare dove i camion potevano caricare all’ultimo piano grazie a rampe a spirale che si arrampicavano lungo la parete dell’edificio. La lottizzazione di Pineta fornì il terreno fertile per applicare la visione organica di D’Olivo su vasta scala, progettando un intero complesso residenziale.
L’architetto friulano fu incaricato nel 1952 e pochi mesi dopo abbozzò quello che sarà un esperimento unico nel panorama urbanistico italiano, caratterizzato dalla struttura a spirale delle strade di Pineta. La scelta della forma è una risultanza del bagaglio culturale dell’autore, che trae le proprie origini sia dai classici come la «spirale di Archimede» e la «Spira Mirabilis» del matematico Jakob Bernoulli, le cui caratteristiche geometriche sono dettate dall’algoritmo, ma anche dalle opere dei futuristi e di Paul Klee. Dall’altra parte la spirale o chiocciola era stata utilizzata anche dall’architetto che più aveva ispirato D’Olivo, Frank Lloyd-Wright, il cui esempio più famoso è forse la scalinata del Gugghenheim Museum di New York. La chiave di volta era stata svelata: oltre ad avere le caratteristiche estetiche e algebriche prima descritte, la forma a spirale era anche funzionale alle specifiche del progetto, che esigevano un totale rispetto della vegetazione. Le linee curve delle strade e la scarsa elevazione degli edifici rendevano possibile una visione continua del verde dei pini marittimi. Anche da un punto di vista della viabilità, la forma a chiocciola delle strade (gli «archi» intervallati da «raggi» che intersecavano le spire procedendo verso il mare) rendevano il traffico molto meno pericoloso evitando incroci perpendicolari e aumentando la visibilità, perché Lignano Pineta fu concepita per accogliere il maggior numero di automobili in un’epoca in cui si affacciava la motorizzazione di massa e l’inquinamento non era considerato un tabù. Lo sviluppo verticale degli edifici era stato rigidamente regolato da D’Olivo. Gli alberghi non potevano superare i 4 piani, come gli edifici commerciali, mentre ville e villette potevano raggiungere al massimo i 3 piani e le piccole case familiari solamente un piano. Anche per queste regole, che permettevano al cemento di integrarsi nella macchia mediterranea in modo armonico, D’Olivo fu attaccato da alcuni costruttori per le limitazioni imposte allo sviluppo in altezza in un periodo di forte speculazione edilizia. Per concludere i servizi erano tutti concentrati in un unico nucleo costruttivo, il cosiddetto «treno», un edificio lungo 110 metri dove si concentravano le principali attività commerciali, che seguiva sinuosamente le linee della spirale. Alla sommità del «treno» l’architetto scelse di realizzare coperture a forma di «tetto di pagoda», che riprendevano l’andamento sinuoso delle fronde della pineta.
La struttura urbanistica di Lignano Pineta fu realizzata tra il 1953 e il 1955 e negli anni successivi completata con la realizzazione di ville, alberghi e abitazioni. Oltre allo stesso D’Olivo, parteciparono alla loro realizzazione architetti di primo piano, seguaci dell’architettura organica che non escludeva punte di brutalismo. Grazie alla soluzione della spirale, l’uso diffuso del cemento armato riuscì nell’integrazione con l’ambiente regalando quello che ancora oggi è un esempio unico di sperimentalismo architettonico. Uniche per stile sono alcune abitazioni come quelle realizzate dallo stesso D’Olivo, come villa Sinisgalli, costruita per l’ingegnere letterato che ispirò il progetto e villa Spezzotti, un’opera che ricorda da vicino le case di Lloyd-Wright.
Lignano Pineta fu apprezzata anche da Ernest Hemingway, che nel 1954 la visitò, battezzandola entusiasticamente la «Florida d’Italia» così come il friulano Pier Paolo Pasolini che nel 1959, dopo averla visitata, dichiarò «Le architetture dei villini sono dignitose e garbate, c'è molto spazio: e l'aria che si respira è veramente degna di una piccola spiaggia europea americanizzante». Anche Alberto Sordi fu affascinato dal progetto di Pineta, dove alla fine degli anni Cinquanta acquistò una villa progettata dall'architetto Aldo Bernardis.
Marcello D’Olivo fu ammirato anche all’estero dopo la realizzazione di Lignano Pineta, soprattutto in Medio Oriente. Fu chiamato nel 1979 dal governo di Saddam Hussein per progettare il più importante monumento di Baghdad, quello del Milite Ignoto, dove l’architetto friulano realizzerà alla sommità di una collina artificiale un grande scudo che sembra fluttuare nell’aria. A Riad partecipò al progetto della città universitaria e propose un piano urbanistico, per la capitale del Gabon, Libreville.
Per chi volesse approfondire la storia del progetto e delle ville di Lignano Pineta, segnaliamo il sito web dell'associazione Raggi e ArchiTetture a questo LINK
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