Guerra mondiale rinviata, sinistra delusa

Da Carlo Calenda a Gianni Riotta, da David Parenzo a Paolo Gentiloni ed Enrico Letta, i nostri guerrieri da salotto si sono tutti eccitati alla notizia che sarebbe stato attaccato un Paese Nato. Pensano di essere davanti a un videogioco e non a un conflitto che sta seminando morte e distruzione.

La compagnia di giro dei nostri guerrafondai da salotto, a quanto pare non vede l’ora di entrare in guerra con la Russia. Al grido di «armiamoci e partite», dopo aver appreso che un missile era caduto in territorio polacco, i combattenti da tastiera hanno infatti cominciato a sparare tweet chiedendo un intervento militare della Nato contro Mosca. Così, mentre dal Pentagono mostravano prudenza, evitando di attribuire alle truppe di Putin la responsabilità nell’uccisione di due persone, politici bonsai come Carlo Calenda e giornalisti in pantofole come Gianni Riotta si scatenavano, ingaggiando una guerra a colpi di messaggi social. Per il leader di Azione, «la follia russa» doveva «trovare davanti a sé un fronte compatto, i dittatori non si fermano con le carezze e con gli appelli alla pace». Dall’attico ai Parioli, l’uomo che si è intestato la fondazione di un terzo polo nonostante nelle urne il suo si sia dimostrato solo sesto, dichiarava di essere pronto a soccorrere quella Polonia che fino all’altro ieri era guardata come un pericoloso covo di reazionari e fascisti. Al suo fianco, sempre dal tinello di casa, un altro eroe gonfiava il petto, invocando via tweet l’entrata in guerra. «Attacco contro un Paese Nato con vittime conferma che deriva terroristica russa non ha guida ma segue hubrys (sì, con la y, ndr) Putin fino a rischiare la guerra mondiale. Pensare di fermare la guerra con la resa lo scatena. Serve batterlo e isolare la sua quinta colonna in Italia e Ue». Che cosa c’entri la quinta colonna italiana – ammesso che esista – con il missile caduto in Polonia non è chiaro. Forse il soldato Johnny sollecitava un pogrom contro coloro che chiedono una tregua, magari con l’accusa di collaborazionismo? Non è da escludere, del resto l’ansia da prestazione bellica gioca brutti scherzi ai finti inviati di guerra. Super eccitazione anche a casa di David Parenzo, giornalista di pronto intervento che fa abitualmente da spalla a Giuseppe Cruciani e Concita De Gregorio. Forse credendosi l’Ansa, i suoi tweet erano pieni di crocette che precedevano e chiudevano il titolo: «+++missili russi in Polonia, 2 morti+++ colpito Paese Nato… con tutte le conseguenze del caso. Nelle prossime ore si riunirà l’Alleanza atlantica». I polpastrelli si sono trattenuti dall’aggiungere un «e vai, finalmente ci siamo», ma il senso appare chiaro: ora si fa sul serio e quella canaglia di Putin avrà pane per i suoi denti. Stesso climax a casa di Filippo Sensi, storico portavoce di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, ovvero servitore di due padroni. «A G20 aperto. A Consiglio di sicurezza convocato. Una provocazione senza precedenti. L’attacco a un Paese Ue. Siamo a un punto di svolta». Anche in questo caso, concetto chiaro: urge inviare truppe. Prepariamoci al conflitto e mentre lucidava il fucile, il soldato Johnny rilanciava: «Stato di allerta per le forze armate #Polonia». Poteva mancare Enrico Letta? Ovvio che no, anche perché quando c’è da sbagliare lui è sempre pronto. «Al fianco dei nostri amici polacchi, in questo momento drammatico, carico di tensione e di paure. Quel che succede alla Polonia succede a noi».

L’elenco dei riservisti di complemento che si annidano in Parlamento e nelle redazioni potrebbe continuare, ma credo che sia sufficiente, insieme con i titoli di alcuni giornali che ieri non mostravano alcun dubbio sulla provenienza del missile, a far capire come la tragedia di una guerra alle porte dell’Europa non sia affrontata con preoccupazione e prudenza, ma con un tifo da stadio. Le notizie in arrivo dal fronte non sono accolte con cautela, come sarebbe doveroso visto che dall’una e dall’altra parte si fa largo uso della propaganda, ma come se fossimo davanti alla Playstation, impegnati con un videogioco dove vince chi fa strike. Qualche giorno fa un’autorevole fonte militare americana ha parlato di 100.000 soldati russi uccisi finora e di altrettanti soldati ucraini. Cioè in nove mesi di guerra avremmo già avuto 200.000 vittime, cui si devono aggiungere quelle civili, i danni provocati dalle bombe, milioni di profughi e decine di milioni di persone condannate quest’inverno a vivere nei bunker senza elettricità e senza riscaldamento. Ma ai nostri guerrafondai in poltrona, tutto ciò importa poco. A loro preme scatenare un’offensiva contro Putin, vedere gli aerei della Nato bombardare Mosca come bombardarono Belgrado. Ecco perché se la prendono tanto con chi parla di cessate il fuoco: sarebbe come interrompere il gioco sul più bello, quando arrivano i nostri e sconfiggono i cattivi. Che poi questa non sia la Playstation e le bombe non siano finte, così come i morti, per l’esercito in pantofole che fa il tifo per la guerra, è secondario.

Ps. Per fortuna nostra il missile caduto in Polonia era ucraino: la terza guerra mondiale è rimandata.

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