Guerra a Kiev, gas e alluminio alle stelle

In Europa gli scambi partono in picchiata con Piazza Affari che cede il 2,8%, Londra il 2,36%, Madrid il 2,7%, Parigi 2,8% e Francoforte il 3,3%.


I mercati rispondono con un certo pessimismo all’invasione russa in Ucraina, in un clima che gli analisti ritengono di totale incertezza. La buona notizia è che gli esperti ritengono che il clonflitto non possa durare troppo a lungo. Le Borse occidentali, intanto, hanno in gran parte aperto con il segno meno, mentre le materie hanno subito iniziato a salire.


Le Borse dell’area Asia Pacifico, intanto, hanno raggiunto i minimi dal 2020.

Al momento, spiega l’analista di IG Markets, Kyle Rodda, a Bloomberg, “non c’è alcuno scenario prezzato dai mercati, perché è impossibile scontarne uno a pieno”.

Quello che è certo che in Europa gli scambi partono in picchiata con Piazza Affari che cede il 2,8%, Londra il 2,36%, Madrid il 2,7%, Parigi 2,8% e Francoforte il 3,3%.

L’indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha ceduto l’1,81% a 25.970,82 punti, mentre il Topix ha lasciato sul terreno l’1,25% a 1.857,58. Ancora peggio Hong Kong che ha perso il 3,2% in chiusura, mentre Shenzhen il 2,2%.

In realtà, la risposta dei mercati azionari era ampiamente attesa, anche se la loro reazione non è quella che desta più preoccupazione. Ad oggi, nell’occhio del ciclone ci sono soprattutto i Paesi emergenti e le materie prime.

Il Brent ha già innescato una corsa al rialzo rompendo la barriera dei 100 dollari al barile. Lo stesso vale per il Wti che ha guadagnato il 6%.

Sull’ottovolante anche i prezzi del gas: In Olanda viene scambiato a 114 euro al Mwh, con un balzo del 30%. In salitaanche i prezzi dei cereali e il costo del grano, di cui Kiev è uno dei principali produttori ed esportatori, sale del 5,90%. Su anche soia (+2,87%), mais (+5,47%) e avena (+4,81%).

L’alluminio ha superato il picco del 2008 e si è avvicinato alla soglia di 3.400 dollari a tonnellata arrivando a 3.388 dollari. Con il segno più anche l’argento, sopra i 25 dollari l’oncia (+2%), e il platino a 1.105 dollari (+1%).

“Crediamo che il problema maggiore per gli emergenti riguardi i prezzi del petrolio”, spiega Tim Love, direttore investimenti e responsabile delle strategie azionarie dei paesi emergenti di GAM Investments. “Le sanzioni alla Russia porterebbero a un aumento dei prezzi del petrolio e a un aumento generale dei premi al rischio delle azioni dei mercati emergenti. Crediamo che questo sarebbe positivo per l’Arabia Saudita e per i titoli petroliferi degli emergenti nel complesso, ma negativo per l’Europa orientale. Nel complesso, i prezzi del petrolio più alti agiscono anche come una tassa sul Nord-Est asiatico, poiché molte industrie hanno problemi con il passaggio a prezzi del petrolio più alti”.

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