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2023-10-31
Il governo insiste per la tassina sulla casa
Il testo della manovra 2024 previsto per oggi in Parlamento, dopo l’ok del Capo dello Stato. Ad accompagnarla, una dichiarazione che rappresenta un novità assoluta: «Le forze di maggioranza hanno confermato la volontà di procedere speditamente all’approvazione senza pertanto presentare emendamenti. Il governo terrà conto con grande attenzione del dibattito parlamentare e delle considerazioni delle forze di maggioranza e opposizione». Tradotto: super-blindatura con coda polemica compresa di segnale ai deputati e senatori. Bene parlarne in Aula, ma nessuna intromissione nelle attività del governo. Un messaggio forte, se si pensa che si è arrivati a blindare l’intera manovra attorno a un solo articolo, il numero 18. Fortemente voluto da Fratelli d’Italia, lo specifico paragrafo della manovra riguarda gli affitti brevi.
Per capire il punto di caduta e la mediazione avvenuta tra Fdi e Forza Italia bisogna riavvolgere lo schema a due settimane fa, all’indomani del Consiglio dei ministri che ha approvato il primo file di quello che diventerà la legge finanziaria. L’idea iniziale era quella di aumentare il prelievo della cedolare secca dal 21 al 26% su quegli immobili che vengono locati per un periodo inferiore ai 30 giorni. La primissima versione prevedeva un rialzo a partire dalla seconda casa posta in affitto e dunque la terza di proprietà del medesimo contribuente. La settimana successiva l’articolo ha subito delle modifiche ed è stato allargato il perimetro. Probabilmente perché il legislatore ha pensato che il gettito sarebbe stato limitato. Si è così pensato di innalzare il prelievo anche sulla prima casa posta in affitto, e quindi sulla seconda di proprietà. Da qui si è scatenato l’inferno. Forza Italia ha alzato le barricate fine a chiedere l’incontro chiarificatore di ieri pomeriggio. Si sono trovati i vice ministri, la premier Giorgia Meloni e i rappresentanti dei partiti di maggioranza, oltre che il titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Risultato? Ieri sera si è tornati alla prima ipotesi: tassa extra solo sulla seconda casa posta in affitto.
Il tutto ufficializzato da un take di agenzia. «Entra nella manovra la proposta di Fi per un codice identificativo nazionale per gli affitti brevi. Lo apprende l’Ansa da fonti di maggioranza e di governo al termine del vertice sulla manovra che ha confermato l’aumento al 26% dell’aliquota dalla seconda alla quarta casa messa in affitto, specificando che per la prima resta al 21%. C’è l’impegno di destinare il gettito derivante - circa un miliardo di euro secondo stime circolate nella riunione - alla riduzione delle tasse sulla casa». Due anomalie. La prima riguarda il codice identificativo.
In realtà si chiama Cin, codice identificativo nazionale, ed esiste nella forma di Cir, codice identificativo regionale, dall’estate del 2019. Senza il numero in questione le persone non potrebbero nemmeno stare su Airbnb. Dunque la novità si riduce al perimetro: da nazionale a regionale. Peccato che la stessa legge finanziaria del 2020 già prevedeva il Cin, con la sola spiegazione che nessun governo successivo si è occupato di scrivere il relativo decreto attuativo. Insomma, la semplificazione promessa ai proprietari di case in cambio dell’extra tassa ricorda un po’ il gioco delle tre carte. Così come siamo molto curiosi di leggere la relazione tecnica agganciata all’articolo 18. Nella velina dell’Ansa citata sopra si parla di un miliardo di gettito. L’ultimo dato disponibile relativo alla cedolare secca degli immobili a uso turistico (sono circa 650.000) segna una cifra non superiore ai 250 milioni. Come sia possibile quadruplicare il valore con un ritocchino di 5 punti destinato a una fetta minima di locatori è difficile da prevedere. Così come fatichiamo a comprendere come si possa sostenere che si mettono nuove imposte sulla casa per poi alleggerire la pressione fiscale sul comparto immobiliare. Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, punta il dito in occasione di varie dirette tv contro la categoria degli albergatori che avrebbe spinto per far alzare le imposte, ma soprattutto per creare (tramite questa manovra) le premesse per far scivolare meglio in Aula il disegno di legge affitti brevi, ribattezzato anche ddl Santanchè.
L’obiettivo del testo è quello di rendere molto più difficile affittare per pochi giorni. Molti sindaci di sinistra sono della stessa idea. È chiaro che questo cozza con le tradizioni libertarie di Forza Italia. Cozza con gli interessi di molti elettori di centrodestra. Mentre favorisce gli albergatori che vorrebbero ampliare il proprio perimetro di lavoro. L’accrocchio raggiunto ieri permette di chiudere la manovra, blindarla e mandarla in Aula. In fondo, dalle stime da noi fatte ci sono in ballo pochi milioni di euro. Il problema è che quando arriverà alla Camera il disegno di legge Santanchè sarà molto più difficile tenere insieme la maggioranza. Non è una questione di gettito ma di filosofia sottostante. Senza Silvio Berlusconi che valori e idee porteranno avanti gli azzurri? Potranno abbracciare anche loro idee da destra sociale? Per carità anche giuste, soprattutto in momenti di crisi come l’attuale. Ma gli azzurri possono farne una bandiera?
Sussurri e bisbigli in Forza Italia. Per ora deputati coperti e allineati
A Forza Italia l’accordo raggiunto nella riunione di maggioranza di ieri sulla manovra va bene, o meglio: questa è la linea ufficiale del partito, anche se a quanto risulta alla Verità tra gli «azzurri» non tutti sono d’accordo con la linea del leader Antonio Tajani. Nei giorni scorsi alcuni esponenti di primo piano di Fi, come il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, hanno chiesto una maggiore attenzione sulle pensioni, una proroga del Superbonus per chi ha iniziato i lavori e li ha realizzati per almeno il 60% e una rivisitazione della cedolare secca. Sapremo nelle prossime ore se tra i berlusconiani qualcuno manifesterà pubblicamente perplessità rispetto all’accordo raggiunto nel vertice di maggioranza, per il momento prendiamo atto della posizione ufficiale del partito, espressa attraverso un comunicato stampa: «Forza Italia», recita la nota, «esprime soddisfazione per l’accordo raggiunto nella riunione di maggioranza, che si è svolta a Palazzo Chigi. L’esito positivo della riunione ha confermato la volontà di procedere celermente, senza presentare emendamenti, per l’approvazione della Manovra che abbassa le tasse a milioni di italiani. Forza Italia ha apprezzato l’accoglimento delle sue istanze, alcune delle quali saranno inserite nel decreto collegato alla manovra, già all’esame del Parlamento». Niente emendamenti dalla maggioranza, dunque: Forza Italia si adegua alla linea imposta da Giorgia Meloni, anche se c’è da scommettere che le opposizioni non si lasceranno scappare l’occasione per mettere in difficoltà il centrodestra. Che succederà se Pd o M5s presenteranno un emendamento per aumentare le pensioni minime, cavallo di battaglia dei berlusconiani? Fi ovviamente li boccerà, ma dovrà poi giustificare questa mossa davanti al proprio elettorato. Veniamo al tema della cedolare secca: «In particolare», prosegue la nota di Fi, a proposito delle istanze del partito accolte, «l’istituzione del Codice di identificazione nazionale da utilizzare obbligatoriamente per gli affitti brevi e per le offerte tramite le piattaforme informatiche. I benefici realizzati dall’emersione, quantificata per oltre un miliardo, sono destinati alla riduzione della pressione fiscale. La cedolare secca resta al 21% per il primo appartamento dato in affitto breve. Dal secondo, intestato allo stesso proprietario, passa al 26%». «Il Governo», conclude la nota, «si è fatto carico di analizzare il finanziamento della tv pubblica Rai, al fine di sostenere il piano industriale triennale di rilancio dell’azienda. Il governo terrò conto del dibattito parlamentare e delle considerazioni delle forze di maggioranza ed opposizione».
Chi si accontenta gode, in sostanza: per Forza Italia, partito alle prese con una complicata fase politica dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, non ci sono margini per alzare la voce. Il capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, sostiene addirittura che il divieto di presentazione di emendamenti alla maggioranza «non è un fatto solo di immagine ma anche di sostanza, significa dare ai mercati un chiaro segnale di compattezza e unità».
Soddisfatto, e c’è da credergli, il leader degli azzurri Antonio Tajani, che vede ancora una volta vincente la sua linea basata sul «non disturbare il manovratore», ovvero la Meloni, e visto che parliamo di manovra mai avvertimento fu più azzeccato: «Si è risolto nel modo migliore», dice il ministro degli Esteri al termine del vertice di Palazzo Chigi, «sarà una manovra che ridurrà la pressione fiscale nel nostro Paese per molti cittadini, con il taglio del cuneo fiscale. Per quanto riguarda la cedolare per gli appartamenti che vengono affittati, ci sarà solamente dal secondo appartamento in poi, quindi non sarà per tutti». Oggi inizia l’esame del testo in Commissione Bilancio al Senato: vedremo se ci saranno sorprese o filerà tutto liscio.
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Confermato l’aumento della cedolare al 26% dalla seconda locazione. In cambio una semplificazione burocratica (codice identificativo nazionale) per affitti brevi e per stare su Airbnb. Solo che la procedura è legge dal 2019: mancava l’attuazione.Forza Italia sottoscrive la legge di Bilancio, ma restano perplessità su pensioni e mattone.Lo speciale contiene due articoli.Il testo della manovra 2024 previsto per oggi in Parlamento, dopo l’ok del Capo dello Stato. Ad accompagnarla, una dichiarazione che rappresenta un novità assoluta: «Le forze di maggioranza hanno confermato la volontà di procedere speditamente all’approvazione senza pertanto presentare emendamenti. Il governo terrà conto con grande attenzione del dibattito parlamentare e delle considerazioni delle forze di maggioranza e opposizione». Tradotto: super-blindatura con coda polemica compresa di segnale ai deputati e senatori. Bene parlarne in Aula, ma nessuna intromissione nelle attività del governo. Un messaggio forte, se si pensa che si è arrivati a blindare l’intera manovra attorno a un solo articolo, il numero 18. Fortemente voluto da Fratelli d’Italia, lo specifico paragrafo della manovra riguarda gli affitti brevi. Per capire il punto di caduta e la mediazione avvenuta tra Fdi e Forza Italia bisogna riavvolgere lo schema a due settimane fa, all’indomani del Consiglio dei ministri che ha approvato il primo file di quello che diventerà la legge finanziaria. L’idea iniziale era quella di aumentare il prelievo della cedolare secca dal 21 al 26% su quegli immobili che vengono locati per un periodo inferiore ai 30 giorni. La primissima versione prevedeva un rialzo a partire dalla seconda casa posta in affitto e dunque la terza di proprietà del medesimo contribuente. La settimana successiva l’articolo ha subito delle modifiche ed è stato allargato il perimetro. Probabilmente perché il legislatore ha pensato che il gettito sarebbe stato limitato. Si è così pensato di innalzare il prelievo anche sulla prima casa posta in affitto, e quindi sulla seconda di proprietà. Da qui si è scatenato l’inferno. Forza Italia ha alzato le barricate fine a chiedere l’incontro chiarificatore di ieri pomeriggio. Si sono trovati i vice ministri, la premier Giorgia Meloni e i rappresentanti dei partiti di maggioranza, oltre che il titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Risultato? Ieri sera si è tornati alla prima ipotesi: tassa extra solo sulla seconda casa posta in affitto. Il tutto ufficializzato da un take di agenzia. «Entra nella manovra la proposta di Fi per un codice identificativo nazionale per gli affitti brevi. Lo apprende l’Ansa da fonti di maggioranza e di governo al termine del vertice sulla manovra che ha confermato l’aumento al 26% dell’aliquota dalla seconda alla quarta casa messa in affitto, specificando che per la prima resta al 21%. C’è l’impegno di destinare il gettito derivante - circa un miliardo di euro secondo stime circolate nella riunione - alla riduzione delle tasse sulla casa». Due anomalie. La prima riguarda il codice identificativo. In realtà si chiama Cin, codice identificativo nazionale, ed esiste nella forma di Cir, codice identificativo regionale, dall’estate del 2019. Senza il numero in questione le persone non potrebbero nemmeno stare su Airbnb. Dunque la novità si riduce al perimetro: da nazionale a regionale. Peccato che la stessa legge finanziaria del 2020 già prevedeva il Cin, con la sola spiegazione che nessun governo successivo si è occupato di scrivere il relativo decreto attuativo. Insomma, la semplificazione promessa ai proprietari di case in cambio dell’extra tassa ricorda un po’ il gioco delle tre carte. Così come siamo molto curiosi di leggere la relazione tecnica agganciata all’articolo 18. Nella velina dell’Ansa citata sopra si parla di un miliardo di gettito. L’ultimo dato disponibile relativo alla cedolare secca degli immobili a uso turistico (sono circa 650.000) segna una cifra non superiore ai 250 milioni. Come sia possibile quadruplicare il valore con un ritocchino di 5 punti destinato a una fetta minima di locatori è difficile da prevedere. Così come fatichiamo a comprendere come si possa sostenere che si mettono nuove imposte sulla casa per poi alleggerire la pressione fiscale sul comparto immobiliare. Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, punta il dito in occasione di varie dirette tv contro la categoria degli albergatori che avrebbe spinto per far alzare le imposte, ma soprattutto per creare (tramite questa manovra) le premesse per far scivolare meglio in Aula il disegno di legge affitti brevi, ribattezzato anche ddl Santanchè. L’obiettivo del testo è quello di rendere molto più difficile affittare per pochi giorni. Molti sindaci di sinistra sono della stessa idea. È chiaro che questo cozza con le tradizioni libertarie di Forza Italia. Cozza con gli interessi di molti elettori di centrodestra. Mentre favorisce gli albergatori che vorrebbero ampliare il proprio perimetro di lavoro. L’accrocchio raggiunto ieri permette di chiudere la manovra, blindarla e mandarla in Aula. In fondo, dalle stime da noi fatte ci sono in ballo pochi milioni di euro. Il problema è che quando arriverà alla Camera il disegno di legge Santanchè sarà molto più difficile tenere insieme la maggioranza. Non è una questione di gettito ma di filosofia sottostante. Senza Silvio Berlusconi che valori e idee porteranno avanti gli azzurri? Potranno abbracciare anche loro idee da destra sociale? Per carità anche giuste, soprattutto in momenti di crisi come l’attuale. 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Nei giorni scorsi alcuni esponenti di primo piano di Fi, come il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, hanno chiesto una maggiore attenzione sulle pensioni, una proroga del Superbonus per chi ha iniziato i lavori e li ha realizzati per almeno il 60% e una rivisitazione della cedolare secca. Sapremo nelle prossime ore se tra i berlusconiani qualcuno manifesterà pubblicamente perplessità rispetto all’accordo raggiunto nel vertice di maggioranza, per il momento prendiamo atto della posizione ufficiale del partito, espressa attraverso un comunicato stampa: «Forza Italia», recita la nota, «esprime soddisfazione per l’accordo raggiunto nella riunione di maggioranza, che si è svolta a Palazzo Chigi. L’esito positivo della riunione ha confermato la volontà di procedere celermente, senza presentare emendamenti, per l’approvazione della Manovra che abbassa le tasse a milioni di italiani. Forza Italia ha apprezzato l’accoglimento delle sue istanze, alcune delle quali saranno inserite nel decreto collegato alla manovra, già all’esame del Parlamento». Niente emendamenti dalla maggioranza, dunque: Forza Italia si adegua alla linea imposta da Giorgia Meloni, anche se c’è da scommettere che le opposizioni non si lasceranno scappare l’occasione per mettere in difficoltà il centrodestra. Che succederà se Pd o M5s presenteranno un emendamento per aumentare le pensioni minime, cavallo di battaglia dei berlusconiani? Fi ovviamente li boccerà, ma dovrà poi giustificare questa mossa davanti al proprio elettorato. Veniamo al tema della cedolare secca: «In particolare», prosegue la nota di Fi, a proposito delle istanze del partito accolte, «l’istituzione del Codice di identificazione nazionale da utilizzare obbligatoriamente per gli affitti brevi e per le offerte tramite le piattaforme informatiche. I benefici realizzati dall’emersione, quantificata per oltre un miliardo, sono destinati alla riduzione della pressione fiscale. La cedolare secca resta al 21% per il primo appartamento dato in affitto breve. Dal secondo, intestato allo stesso proprietario, passa al 26%». «Il Governo», conclude la nota, «si è fatto carico di analizzare il finanziamento della tv pubblica Rai, al fine di sostenere il piano industriale triennale di rilancio dell’azienda. Il governo terrò conto del dibattito parlamentare e delle considerazioni delle forze di maggioranza ed opposizione». Chi si accontenta gode, in sostanza: per Forza Italia, partito alle prese con una complicata fase politica dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, non ci sono margini per alzare la voce. Il capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, sostiene addirittura che il divieto di presentazione di emendamenti alla maggioranza «non è un fatto solo di immagine ma anche di sostanza, significa dare ai mercati un chiaro segnale di compattezza e unità». Soddisfatto, e c’è da credergli, il leader degli azzurri Antonio Tajani, che vede ancora una volta vincente la sua linea basata sul «non disturbare il manovratore», ovvero la Meloni, e visto che parliamo di manovra mai avvertimento fu più azzeccato: «Si è risolto nel modo migliore», dice il ministro degli Esteri al termine del vertice di Palazzo Chigi, «sarà una manovra che ridurrà la pressione fiscale nel nostro Paese per molti cittadini, con il taglio del cuneo fiscale. Per quanto riguarda la cedolare per gli appartamenti che vengono affittati, ci sarà solamente dal secondo appartamento in poi, quindi non sarà per tutti». Oggi inizia l’esame del testo in Commissione Bilancio al Senato: vedremo se ci saranno sorprese o filerà tutto liscio.
Giorgia Meloni (Ansa)
La posizione del governo italiano era nota da tempo, ma ieri la Meloni ha compiuto un passo ufficiale inviando una lettera al presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. «L’Italia ritiene necessario estendere temporaneamente il campo di applicazione della National escape clause già prevista per le spese di difesa anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica, senza modificarne i limiti massimi di scostamento già previsti», si legge nella missiva. «In assenza di questa necessaria coerenza politica, sarebbe molto difficile per il governo spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste». Il riferimento è al piano di prestiti Ue per gli investimenti nella Difesa.
Una prima risposta è arrivata in serata da un portavoce della Commissione, Olof Gill: «La posizione della Commissione non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l’attuale crisi energetica» e tra queste non c’è la clausola di salvaguardia. Ma la chiusura non è netta: «Osserviamo l’evoluzione della situazione».
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Donald Trump
«Questa sera, su mio ordine, le coraggiose forze americane e le forze armate nigeriane hanno portato a termine in modo impeccabile una missione meticolosamente pianificata e molto complessa», ha dichiarato il presidente americano, venerdì sera, su Truth. «Abu-Bilal al-Minuki, numero due dell'Isis a livello globale, pensava di potersi nascondere in Africa, ma non sapeva che avevamo fonti che ci tenevano informati sulle sue attività. Non potrà più terrorizzare la popolazione africana né contribuire a pianificare operazioni contro gli americani. Con la sua eliminazione, l'operazione globale dell'Isis è notevolmente ridimensionata», ha aggiunto, per poi concludere: «Grazie al governo della Nigeria per la collaborazione in questa operazione».
«Per mesi abbiamo dato la caccia a questo importante leader dell'Isis in Nigeria che uccideva i cristiani, e lo abbiamo ucciso, insieme a tutta la sua banda», ha affermato il capo del Pentagono, Pete Hegseth. «Daremo la caccia a chiunque voglia fare del male agli americani o ai cristiani innocenti, ovunque si trovino», ha proseguito. Dal canto suo, il presidente nigeriano, Bola Tinubu, ha reso noto che al-Minuki è stato ucciso insieme a «diversi suoi luogotenenti, durante un attacco al suo complesso nel bacino del lago Ciad». «La Nigeria apprezza questa collaborazione con gli Stati Uniti per il raggiungimento dei nostri obiettivi di sicurezza comuni», ha anche affermato.
Era lo scorso Natale, quando Trump ordinò un attacco contro l’Isis in Nigeria. Un’operazione, quella dello scorso dicembre, che gli Stati Uniti effettuarono in coordinamento con il governo Abuja. Il che segnò una distensione con la Nigeria. A novembre, Trump aveva infatti designato quest’ultima come «Paese di particolare preoccupazione» a causa della situazione in cui versa la locale comunità cristiana. In quell’occasione, aveva anche ventilato l’ipotesi di mobilitare le forze statunitensi in loco, irritando non poco il governo di Abuja. Tuttavia, da dicembre, sembra che Stati Uniti e Nigeria abbiano inaugurato una proficua collaborazione nel contrasto al jihadismo. Il che, per Trump, ha un triplice significato.
Innanzitutto, l’obiettivo primario è quello di aumentare la sicurezza internazionale arginando il terrorismo islamista. In secondo luogo, sul fronte geopolitico, la Casa Bianca punta a rafforzare l’influenza statunitense sul continente africano, per fronteggiare la competizione di Cina e Russia. Infine, sul piano interno, la lotta all’islamismo e la difesa dei cristiani rappresentano notoriamente due dei capisaldi del movimento Maga.
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L'immagine IA postata da Trump
Le dichiarazioni arrivano dopo il ritorno del presidente americano Donald Trump da Pechino. Il leader statunitense ha spiegato che eventuali nuove vendite di armi a Taipei «dipendono dalla Cina e costituiscono una buona carta negoziale». Mentre cresce la tensione tra Washington e Pechino sul dossier taiwanese, il Medio Oriente continua a vivere ore estremamente delicate. Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato di aver intercettato tre droni penetrati nel proprio spazio aereo. Secondo quanto riferito dal ministero della Difesa emiratino, due velivoli senza pilota sono stati abbattuti, mentre un terzo ha colpito un generatore elettrico situato all’esterno del perimetro interno della centrale nucleare di Barakah, nella regione di Al Dhafra. Le autorità emiratine hanno precisato che sono in corso indagini per stabilire l’origine dei droni e identificare i responsabili dell’operazione.
Nel frattempo emergono nuovi dettagli sui negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto regionale. Secondo l’agenzia iraniana Fars, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, Washington avrebbe presentato cinque condizioni per arrivare a un accordo con Teheran. Tra le richieste figurerebbero il trasferimento agli Stati Uniti di 400 chilogrammi di uranio arricchito iraniano, il mantenimento operativo di un solo sito nucleare e il mancato pagamento di risarcimenti o lo sblocco dei beni congelati appartenenti all’Iran. Sempre secondo Fars, gli Stati Uniti avrebbero inoltre subordinato la sospensione delle operazioni militari all’avvio ufficiale dei negoziati. L’Iran avrebbe risposto avanzando a sua volta cinque condizioni: la fine della guerra su tutti i fronti, soprattutto in Libano, la revoca delle sanzioni economiche, lo sblocco dei fondi congelati, il pagamento di risarcimenti per i danni subiti durante il conflitto e il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz. Posizioni di fatto inconciliabili.
Intanto Israele starebbe già preparando nuovi possibili raid contro obiettivi iraniani. Lo hanno riferito ad Associated Press due fonti informate, tra cui un ufficiale dell’esercito israeliano, precisando che i preparativi militari sarebbero coordinati con gli Stati Uniti. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, intervenendo davanti al proprio Gabinetto, ha dichiarato: «Siamo preparati a qualsiasi scenario». Poi ha aggiunto: «Donald Trump deve prendere una decisione. Se decidesse di riprendere le ostilità con l’Iran, è probabile che Israele verrà chiamato a partecipare». Quest’ultima dichiarazione fa riferimento a una telefonata, durata più di mezz’ora, avvenuta ieri tra Netanyahu e Trump e conclusasi a ridosso dell’inizio della riunione di gabinetto israeliano.
Nelle stesse ore Donald Trump è tornato a minacciare apertamente Teheran, questa volta utilizzando un’immagine generata con l’intelligenza artificiale pubblicata sulla piattaforma Truth. La foto mostra il presidente americano con il tradizionale cappellino Maga mentre punta il dito verso la telecamera, circondato da navi da guerra in mezzo a un mare agitato. Su diverse imbarcazioni compaiono bandiere iraniane, mentre sullo sfondo si addensano nuvole scure. Ad accompagnare l’immagine la frase: «La calma prima della tempesta». Poi in un altro post ha aggiunto: « Non rimarrà nulla dell’Iran se non accetterà un accordo».
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