Il governo pone la fiducia sul dl Rave. Addio a pass, tamponi e sospensioni
  • Oggi le votazioni per la conversione del decreto, in scadenza venerdì. Al suo interno, oltre alla norma sui raduni illegali, lo stop al certificato in ospedali e Rsa, ai test a raffica in pronto soccorso e per uscire dall’isolamento.
  • Ritardi dal Mef, scontri sui tempi e commissione Bilancio occupata fanno guadagnare all’opposizione un giorno. Il via libera alla legge, blindata al Senato, è atteso per domani.

Lo speciale contiene due articoli.

Corsa contro il tempo per la conversione in legge del cosiddetto «decreto Rave», che dopo l’ok del Senato deve essere approvato anche dalla Camera dei deputati entro 60 giorni dal varo da parte del Consiglio dei ministri. Il termine ultimo per il via libera dell’Aula di Montecitorio è dopodomani, 30 dicembre: se non si arrivasse all’approvazione, il decreto decadrebbe. Ieri pomeriggio, alle 17 e 20, il ministro per i Rapporti col Parlamento, Luca Ciriani di Fdi, ha annunciato la decisione del governo di porre la questione di fiducia. La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha deciso che oggi alle 15 e 45 inizieranno le dichiarazioni di voto, mentre la votazione avrà inizio alle 17 e 25.

Quanto al prosieguo dei lavori, bisognerà attendere cosa succederà: l’opposizione infatti, a quanto apprende la Verità da fonti parlamentari sia del Pd che del M5s, ha intenzione di provare a mettere in campo ogni possibile espediente parlamentare per mettere i bastoni tra le ruote al governo e arrivare alla decadenza del provvedimento: la strategia consiste nell’allungare a dismisura i tempi, attraverso interventi a raffica sugli ordini del giorno. Per questo motivo, è già stata convocata per oggi alle 14 e 30 una nuova conferenza dei capigruppo: in mancanza di accordi, la maggioranza potrebbe chiedere la seduta fiume, che si interrompe solo con il voto finale sul provvedimento. La seduta fiume, ricordiamolo, una volta deliberata prosegue senza soluzione di continuità, eccezion fatta per alcune pause tecniche, fino all’esaurimento dei punti al suo ordine del giorno. Anche se la seduta si prolunga per più giorni, il resoconto stenografico sarà quello riferito al giorno in cui è iniziata, e dunque il problema della decadenza sarebbe superato.

La mossa di porre la fiducia si è resa indispensabile, poiché le opposizioni hanno dato vita anche ieri a una azione di massiccio ostruzionismo: in apertura di discussione generale, si erano iscritti a parlare ben 98 deputati di Pd, M5s, Azione-Italia viva, Alleanza Verdi Sinistra e altre minoranze.

Considerato che ciascun deputato può intervenire per 30 minuti, la sola discussione generale sarebbe durata 49 ore, quindi più di due giorni. Per contrastare l’ostruzionismo delle opposizioni, già intorno alle 16 la maggioranza ha proposto la chiusura anticipata della discussione generale, approvata dalla Camera con 169 voti favorevoli, 116 contrari e 2 astenuti.

Si è così passati alle pregiudiziali di costituzionalità del provvedimento, presentate da Partito democratico, M5s, Azione-Italia viva ed Alleanza Verdi e Sinistra. Bocciate le pregiudiziali con 127 voti favorevoli e 170 contrari, Ciriani è intervenuto per annunciare la fiducia.

La norma per contrastare i rave party introduce un nuovo articolo del codice penale, il 633-bis, che punisce con il carcere da 3 a 6 anni chi organizza grandi raduni musicali su terreni altrui, in cui si faccia anche uso di sostanze stupefacenti. Il decreto contiene però misure riguardanti anche altri argomenti. Per quel che concerne il Covid, il decreto prevede lo stop all’obbligo del green pass per le visite in Rsa e ospedali, lo stop all’obbligo del tampone negativo per i contagiati che escono dalla quarantena di 5 giorni, l’alleggerimento degli obblighi per i contatti stretti dei positivi, che al chiuso o nei luoghi affollati dovranno indossare la mascherina Ffp2 non più per 10 ma per 5 giorni, il rinvio di sei mesi, quindi al 30 giugno prossimo, dell’invio delle multe da 100 euro comminate agli over 50 non vaccinati (che verranno poi cancellate con un apposito provvedimento, salvo imprevisti), lo stop all’obbligo del tampone per chi entra come paziente nei pronto soccorso e il reintegro al lavoro dei sanitari che non si sono vaccinati.

Questo ultimo aspetto, quando il decreto è stato approvato al Senato, lo scorso 12 dicembre, ha provocato il clamoroso strappo della capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama, Licia Ronzulli, che non ha votato a favore. Una scelta «a titolo personale» poiché l’obbligo vaccinale, in particolare per il personale sanitario, è sempre stato, spiegò la Ronzulli, «una sua battaglia». Il resto della truppa berlusconiana votò a favore.

Il decreto Rave contiene anche una modifica della lista dei reati per i quali non è prevista la possibilità di accedere ai benefici penitenziari e alla liberazione condizionale da parte di detenuti condannati, i cosiddetti «reati ostativi»: da questo elenco vengono eliminati i reati contro la pubblica amministrazione.

Il decreto contiene poi una stretta ai requisiti previsti per accedere a misure premiali da parte dei detenuti: oltre all’obbligo di risarcire i danni provocati, sarà il giudice di sorveglianza a dover effettuare una certosina valutazione della richiesta, attraverso elementi che consentano di escludere il persistere di collegamenti del detenuto con la criminalità organizzata o il rischio di ripristino di tali contatti.

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