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2022-12-28
Il governo pone la fiducia sul dl Rave. Addio a pass, tamponi e sospensioni
Ansa
Corsa contro il tempo per la conversione in legge del cosiddetto «decreto Rave», che dopo l’ok del Senato deve essere approvato anche dalla Camera dei deputati entro 60 giorni dal varo da parte del Consiglio dei ministri. Il termine ultimo per il via libera dell’Aula di Montecitorio è dopodomani, 30 dicembre: se non si arrivasse all’approvazione, il decreto decadrebbe. Ieri pomeriggio, alle 17 e 20, il ministro per i Rapporti col Parlamento, Luca Ciriani di Fdi, ha annunciato la decisione del governo di porre la questione di fiducia. La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha deciso che oggi alle 15 e 45 inizieranno le dichiarazioni di voto, mentre la votazione avrà inizio alle 17 e 25.
Quanto al prosieguo dei lavori, bisognerà attendere cosa succederà: l’opposizione infatti, a quanto apprende la Verità da fonti parlamentari sia del Pd che del M5s, ha intenzione di provare a mettere in campo ogni possibile espediente parlamentare per mettere i bastoni tra le ruote al governo e arrivare alla decadenza del provvedimento: la strategia consiste nell’allungare a dismisura i tempi, attraverso interventi a raffica sugli ordini del giorno. Per questo motivo, è già stata convocata per oggi alle 14 e 30 una nuova conferenza dei capigruppo: in mancanza di accordi, la maggioranza potrebbe chiedere la seduta fiume, che si interrompe solo con il voto finale sul provvedimento. La seduta fiume, ricordiamolo, una volta deliberata prosegue senza soluzione di continuità, eccezion fatta per alcune pause tecniche, fino all’esaurimento dei punti al suo ordine del giorno. Anche se la seduta si prolunga per più giorni, il resoconto stenografico sarà quello riferito al giorno in cui è iniziata, e dunque il problema della decadenza sarebbe superato.
La mossa di porre la fiducia si è resa indispensabile, poiché le opposizioni hanno dato vita anche ieri a una azione di massiccio ostruzionismo: in apertura di discussione generale, si erano iscritti a parlare ben 98 deputati di Pd, M5s, Azione-Italia viva, Alleanza Verdi Sinistra e altre minoranze.
Considerato che ciascun deputato può intervenire per 30 minuti, la sola discussione generale sarebbe durata 49 ore, quindi più di due giorni. Per contrastare l’ostruzionismo delle opposizioni, già intorno alle 16 la maggioranza ha proposto la chiusura anticipata della discussione generale, approvata dalla Camera con 169 voti favorevoli, 116 contrari e 2 astenuti.
Si è così passati alle pregiudiziali di costituzionalità del provvedimento, presentate da Partito democratico, M5s, Azione-Italia viva ed Alleanza Verdi e Sinistra. Bocciate le pregiudiziali con 127 voti favorevoli e 170 contrari, Ciriani è intervenuto per annunciare la fiducia.
La norma per contrastare i rave party introduce un nuovo articolo del codice penale, il 633-bis, che punisce con il carcere da 3 a 6 anni chi organizza grandi raduni musicali su terreni altrui, in cui si faccia anche uso di sostanze stupefacenti. Il decreto contiene però misure riguardanti anche altri argomenti. Per quel che concerne il Covid, il decreto prevede lo stop all’obbligo del green pass per le visite in Rsa e ospedali, lo stop all’obbligo del tampone negativo per i contagiati che escono dalla quarantena di 5 giorni, l’alleggerimento degli obblighi per i contatti stretti dei positivi, che al chiuso o nei luoghi affollati dovranno indossare la mascherina Ffp2 non più per 10 ma per 5 giorni, il rinvio di sei mesi, quindi al 30 giugno prossimo, dell’invio delle multe da 100 euro comminate agli over 50 non vaccinati (che verranno poi cancellate con un apposito provvedimento, salvo imprevisti), lo stop all’obbligo del tampone per chi entra come paziente nei pronto soccorso e il reintegro al lavoro dei sanitari che non si sono vaccinati.
Questo ultimo aspetto, quando il decreto è stato approvato al Senato, lo scorso 12 dicembre, ha provocato il clamoroso strappo della capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama, Licia Ronzulli, che non ha votato a favore. Una scelta «a titolo personale» poiché l’obbligo vaccinale, in particolare per il personale sanitario, è sempre stato, spiegò la Ronzulli, «una sua battaglia». Il resto della truppa berlusconiana votò a favore.
Il decreto Rave contiene anche una modifica della lista dei reati per i quali non è prevista la possibilità di accedere ai benefici penitenziari e alla liberazione condizionale da parte di detenuti condannati, i cosiddetti «reati ostativi»: da questo elenco vengono eliminati i reati contro la pubblica amministrazione.
Il decreto contiene poi una stretta ai requisiti previsti per accedere a misure premiali da parte dei detenuti: oltre all’obbligo di risarcire i danni provocati, sarà il giudice di sorveglianza a dover effettuare una certosina valutazione della richiesta, attraverso elementi che consentano di escludere il persistere di collegamenti del detenuto con la criminalità organizzata o il rischio di ripristino di tali contatti.
Slitta il voto finale sulla Manovra
La giornata della manovra in Senato sembrava iniziata tranquilla, o meglio poteva essere così, dopo il passaggio alla Camera passato non senza sofferenze. Eppure, tra rinvii, ritardi tecnici del Mef, sospensioni e soprattutto barricate, in poche ore è cambiato tutto.
L’iter iniziato ieri si sarebbe dovuto concludere inizialmente stasera, come annunciato nel primo pomeriggio dal ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che allo stesso tempo, come atteso, ha anche posto la questione di fiducia per evitare che venisse modificato il testo finale. Alla fine, però, un lungo pomeriggio di tensione ha portato il voto a slittare a domani mattina: si inizierà alle 9 con le intenzioni di voto. Prima di tutto i ritardi del Mef che ha fatto attendere la consegna della relazione tecnica.
Poi il capogruppo del Partito democratico, Simona Malpezzi, ha chiesto e ottenuto una nuova capigruppo per ridefinire i tempi di esame sulla manovra: «Chiediamo al presidente La Russa di convocare una nuova capigruppo» e ha chiarito «Non si tratta di fare ostruzionismo o di rischiare l’esercizio provvisorio ma solo di provare a dare dignità alla discussione. La giornata a disposizione c’è e si potrebbe usare, è quella di domani (oggi, ndr)». «L’opposizione è unita - sottolinea Raffaella Paita - in questa battaglia comune per fare una discussione ordinata». Dopo poco, in protesta contro le tempistiche per l’esame della Manovra, le opposizioni hanno occupato la commissione Bilancio di Palazzo Madama, impedendo la ripresa dei lavori, prevista alle 17.30. Una ventina di senatori di Pd, Movimento 5 Stelle, Terzo polo e Alleanza Verdi Sinistra hanno preso posto ai banchi della presidenza, scattandosi anche delle foto con i telefonini, nonostante i commessi di Palazzo Madama ricordassero che non è consentito.
Dopo qualche minuto, la senatrice del Movimento 5 Stelle, Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato, ha cominciato a leggere ad alta voce la Relazione tecnica di passaggio della manovra da una Camera all’altra. Le barricate insomma hanno funzionato solo nella forma ma non nella sostanza. Per la maggioranza il risultato è assicurato. Secondo le stime, la manovra potrebbe essere approvata con un giorno d’anticipo rispetto a quelle degli ultimi due anni. Il testo è blindatissimo e, grazie alla questione di fiducia, l’esito scontato. La parte difficile, quella della Camera, è ormai alle spalle, ora è il tempo dello show, per dimostrare all’elettorato di aver fatto opposizione. Il testo in Senato, comunque vada, non si potrà modificare, i contenuti del testo sono definitivi: dalla flat tax per gli autonomi, allo stop della legge Fornero con l’introduzione di quota 103. Dalla stretta al Reddito di cittadinanza, alla tregua fiscale. Intoccabili fin dall’inizio i 21 miliardi contro il caro energia, mentre qualche misura è saltata, come quella della soglia dei 60 euro sul Pos. Per altre si sarebbe voluto fare di più come nel caso di Opzione Donna, depotenziata rispetto all’anno scorso. «È una manovra economica di cui vado orgoglioso come vicepremier e segretario della Lega - sottolinea il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini - perché in un momento difficile aiuta milioni di italiani in difficoltà».
Soddisfatto anche il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi: «Considero questa manovra la migliore possibile nelle condizioni date - ha spiegato - La gravissima crisi legata ai costi dell’energia e delle materie prime richiedeva una risposta urgente e ci ha costretto a dedicare gran parte delle risorse disponibili per limitare gli effetti dei rincari».
Insomma, manca poco per l’approvazione finale di questa manovra, una Finanziaria che alla fine si chiuderà con un giorno d’anticipo rispetto alle ultime due (quella di Giuseppe Conte del 2020 e quella di Mario Draghi del 2021) e soprattutto frutto di una corsa contro il tempo, essendo stata concepita in appena due mesi.
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Oggi le votazioni per la conversione del decreto, in scadenza venerdì. Al suo interno, oltre alla norma sui raduni illegali, lo stop al certificato in ospedali e Rsa, ai test a raffica in pronto soccorso e per uscire dall’isolamento.Ritardi dal Mef, scontri sui tempi e commissione Bilancio occupata fanno guadagnare all’opposizione un giorno. Il via libera alla legge, blindata al Senato, è atteso per domani.Lo speciale contiene due articoli.Corsa contro il tempo per la conversione in legge del cosiddetto «decreto Rave», che dopo l’ok del Senato deve essere approvato anche dalla Camera dei deputati entro 60 giorni dal varo da parte del Consiglio dei ministri. Il termine ultimo per il via libera dell’Aula di Montecitorio è dopodomani, 30 dicembre: se non si arrivasse all’approvazione, il decreto decadrebbe. Ieri pomeriggio, alle 17 e 20, il ministro per i Rapporti col Parlamento, Luca Ciriani di Fdi, ha annunciato la decisione del governo di porre la questione di fiducia. La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha deciso che oggi alle 15 e 45 inizieranno le dichiarazioni di voto, mentre la votazione avrà inizio alle 17 e 25. Quanto al prosieguo dei lavori, bisognerà attendere cosa succederà: l’opposizione infatti, a quanto apprende la Verità da fonti parlamentari sia del Pd che del M5s, ha intenzione di provare a mettere in campo ogni possibile espediente parlamentare per mettere i bastoni tra le ruote al governo e arrivare alla decadenza del provvedimento: la strategia consiste nell’allungare a dismisura i tempi, attraverso interventi a raffica sugli ordini del giorno. Per questo motivo, è già stata convocata per oggi alle 14 e 30 una nuova conferenza dei capigruppo: in mancanza di accordi, la maggioranza potrebbe chiedere la seduta fiume, che si interrompe solo con il voto finale sul provvedimento. La seduta fiume, ricordiamolo, una volta deliberata prosegue senza soluzione di continuità, eccezion fatta per alcune pause tecniche, fino all’esaurimento dei punti al suo ordine del giorno. Anche se la seduta si prolunga per più giorni, il resoconto stenografico sarà quello riferito al giorno in cui è iniziata, e dunque il problema della decadenza sarebbe superato. La mossa di porre la fiducia si è resa indispensabile, poiché le opposizioni hanno dato vita anche ieri a una azione di massiccio ostruzionismo: in apertura di discussione generale, si erano iscritti a parlare ben 98 deputati di Pd, M5s, Azione-Italia viva, Alleanza Verdi Sinistra e altre minoranze.Considerato che ciascun deputato può intervenire per 30 minuti, la sola discussione generale sarebbe durata 49 ore, quindi più di due giorni. Per contrastare l’ostruzionismo delle opposizioni, già intorno alle 16 la maggioranza ha proposto la chiusura anticipata della discussione generale, approvata dalla Camera con 169 voti favorevoli, 116 contrari e 2 astenuti. Si è così passati alle pregiudiziali di costituzionalità del provvedimento, presentate da Partito democratico, M5s, Azione-Italia viva ed Alleanza Verdi e Sinistra. Bocciate le pregiudiziali con 127 voti favorevoli e 170 contrari, Ciriani è intervenuto per annunciare la fiducia. La norma per contrastare i rave party introduce un nuovo articolo del codice penale, il 633-bis, che punisce con il carcere da 3 a 6 anni chi organizza grandi raduni musicali su terreni altrui, in cui si faccia anche uso di sostanze stupefacenti. Il decreto contiene però misure riguardanti anche altri argomenti. Per quel che concerne il Covid, il decreto prevede lo stop all’obbligo del green pass per le visite in Rsa e ospedali, lo stop all’obbligo del tampone negativo per i contagiati che escono dalla quarantena di 5 giorni, l’alleggerimento degli obblighi per i contatti stretti dei positivi, che al chiuso o nei luoghi affollati dovranno indossare la mascherina Ffp2 non più per 10 ma per 5 giorni, il rinvio di sei mesi, quindi al 30 giugno prossimo, dell’invio delle multe da 100 euro comminate agli over 50 non vaccinati (che verranno poi cancellate con un apposito provvedimento, salvo imprevisti), lo stop all’obbligo del tampone per chi entra come paziente nei pronto soccorso e il reintegro al lavoro dei sanitari che non si sono vaccinati.Questo ultimo aspetto, quando il decreto è stato approvato al Senato, lo scorso 12 dicembre, ha provocato il clamoroso strappo della capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama, Licia Ronzulli, che non ha votato a favore. Una scelta «a titolo personale» poiché l’obbligo vaccinale, in particolare per il personale sanitario, è sempre stato, spiegò la Ronzulli, «una sua battaglia». Il resto della truppa berlusconiana votò a favore. Il decreto Rave contiene anche una modifica della lista dei reati per i quali non è prevista la possibilità di accedere ai benefici penitenziari e alla liberazione condizionale da parte di detenuti condannati, i cosiddetti «reati ostativi»: da questo elenco vengono eliminati i reati contro la pubblica amministrazione. Il decreto contiene poi una stretta ai requisiti previsti per accedere a misure premiali da parte dei detenuti: oltre all’obbligo di risarcire i danni provocati, sarà il giudice di sorveglianza a dover effettuare una certosina valutazione della richiesta, attraverso elementi che consentano di escludere il persistere di collegamenti del detenuto con la criminalità organizzata o il rischio di ripristino di tali contatti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/governo-fiducia-dl-rave-2659016034.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="slitta-il-voto-finale-sulla-manovra" data-post-id="2659016034" data-published-at="1672170327" data-use-pagination="False"> Slitta il voto finale sulla Manovra La giornata della manovra in Senato sembrava iniziata tranquilla, o meglio poteva essere così, dopo il passaggio alla Camera passato non senza sofferenze. Eppure, tra rinvii, ritardi tecnici del Mef, sospensioni e soprattutto barricate, in poche ore è cambiato tutto. L’iter iniziato ieri si sarebbe dovuto concludere inizialmente stasera, come annunciato nel primo pomeriggio dal ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che allo stesso tempo, come atteso, ha anche posto la questione di fiducia per evitare che venisse modificato il testo finale. Alla fine, però, un lungo pomeriggio di tensione ha portato il voto a slittare a domani mattina: si inizierà alle 9 con le intenzioni di voto. Prima di tutto i ritardi del Mef che ha fatto attendere la consegna della relazione tecnica. Poi il capogruppo del Partito democratico, Simona Malpezzi, ha chiesto e ottenuto una nuova capigruppo per ridefinire i tempi di esame sulla manovra: «Chiediamo al presidente La Russa di convocare una nuova capigruppo» e ha chiarito «Non si tratta di fare ostruzionismo o di rischiare l’esercizio provvisorio ma solo di provare a dare dignità alla discussione. La giornata a disposizione c’è e si potrebbe usare, è quella di domani (oggi, ndr)». «L’opposizione è unita - sottolinea Raffaella Paita - in questa battaglia comune per fare una discussione ordinata». Dopo poco, in protesta contro le tempistiche per l’esame della Manovra, le opposizioni hanno occupato la commissione Bilancio di Palazzo Madama, impedendo la ripresa dei lavori, prevista alle 17.30. Una ventina di senatori di Pd, Movimento 5 Stelle, Terzo polo e Alleanza Verdi Sinistra hanno preso posto ai banchi della presidenza, scattandosi anche delle foto con i telefonini, nonostante i commessi di Palazzo Madama ricordassero che non è consentito. Dopo qualche minuto, la senatrice del Movimento 5 Stelle, Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato, ha cominciato a leggere ad alta voce la Relazione tecnica di passaggio della manovra da una Camera all’altra. Le barricate insomma hanno funzionato solo nella forma ma non nella sostanza. Per la maggioranza il risultato è assicurato. Secondo le stime, la manovra potrebbe essere approvata con un giorno d’anticipo rispetto a quelle degli ultimi due anni. Il testo è blindatissimo e, grazie alla questione di fiducia, l’esito scontato. La parte difficile, quella della Camera, è ormai alle spalle, ora è il tempo dello show, per dimostrare all’elettorato di aver fatto opposizione. Il testo in Senato, comunque vada, non si potrà modificare, i contenuti del testo sono definitivi: dalla flat tax per gli autonomi, allo stop della legge Fornero con l’introduzione di quota 103. Dalla stretta al Reddito di cittadinanza, alla tregua fiscale. Intoccabili fin dall’inizio i 21 miliardi contro il caro energia, mentre qualche misura è saltata, come quella della soglia dei 60 euro sul Pos. Per altre si sarebbe voluto fare di più come nel caso di Opzione Donna, depotenziata rispetto all’anno scorso. «È una manovra economica di cui vado orgoglioso come vicepremier e segretario della Lega - sottolinea il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini - perché in un momento difficile aiuta milioni di italiani in difficoltà». Soddisfatto anche il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi: «Considero questa manovra la migliore possibile nelle condizioni date - ha spiegato - La gravissima crisi legata ai costi dell’energia e delle materie prime richiedeva una risposta urgente e ci ha costretto a dedicare gran parte delle risorse disponibili per limitare gli effetti dei rincari». Insomma, manca poco per l’approvazione finale di questa manovra, una Finanziaria che alla fine si chiuderà con un giorno d’anticipo rispetto alle ultime due (quella di Giuseppe Conte del 2020 e quella di Mario Draghi del 2021) e soprattutto frutto di una corsa contro il tempo, essendo stata concepita in appena due mesi.
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Stavolta l’allarme è assai più serio di quanto accaduto con la «infection boat», la nave da crociera Hondius arrivata ieri nel porto di Rotterdam e dove a bordo si era sviluppato il focolaio di Hantavirus. L’Oms, come si legge nel bollettino ufficiale, «ha dichiarato, il 17 maggio, un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale per l’epidemia di malattia da virus ebola causata dalla variante Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda».
Il focolaio si è sviluppato nella zona di confine tra Uganda e Sud Sudan, una delle aree più povere e depresse del mondo, ed è già passato in Congo dove questa è la diciassettesima epidemia di un virus insidiosissimo. Il governo congolese ha già preso misure di contenimento. Ma l’interrogativo che più preoccupa è: se si estende il contagio come contrastarlo? Questo ceppo di Ebola, scoperto nel 2007 anche se è lievemente meno letale con un’incidenza del 50% di mortalità rispetto alla variante Zaire che arriva fino al 90% di decessi, non ha nessun vaccino per contrastarlo né alcuna terapia: avvenuto il contagio si possono solo contenere gli effetti e sperare che il sistema immunitario faccia il suo lavoro. Questo però mette in evidenza come l’industria dei vaccini sia più attenta al mercato che alla salute. Anche nel caso dell’Hantavirus si è detto che in nove mesi si poteva arrivare al siero per contrastarlo, adottando come parametro i tempi per la puntura anti Covid. La verità è che l’Hantavirus è stato studiato e l’antidoto c’è, ma non è stato mai ultimato perché non ha mercato.
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ammesso che ci sono «notevoli incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione geografica». Le cifre attestano 246 casi sospetti con 80 decessi sospetti e 8 casi confermati, oltre a due decessi in Uganda e a un focolaio di almeno 80 contagi in Sud Sudan. Secondo le autorità congolesi, i morti in realtà sarebbero 95 e i contagiati 400. A queste cifre va aggiunto quanto riferiscono i Cdc americani: sei operatori sanitari statunitensi esposti al contagio. Sempre i Centers for disease control and prevention di Atlanta, sia pure parlando di rischio basso per la popolazione statunitense, hanno attivato le procedure d’emergenza e per il rimpatrio dei sei contagiati hanno predisposto un primo trasferimento in una base militare in Germania. L’ambasciata Usa a Kinshasa ha contestualmente vietato i viaggi nella provincia dell’Ituri, l’epicentro del focolaio. Da quel che si è saputo la paziente zero sarebbe un’infermiera del Congo che ha accusato la malattia dal 24 aprile. Per stessa ammissione dell’Oms, essendo così rara al variante Bundibugyo, la ricerca scientifica ed economica si è concentrata quasi interamente sul ceppo Zaire di Ebola, per il quale ora esistono vaccini e farmaci efficaci, lasciando un vuoto di ricerca per questa specie. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha anche precisato che «l’emergenza sanitaria internazionale è comunque uno dei livelli di allerta più alti, secondo solo alla pandemia». Come detto, al momento non ci sono cure. Gli unici provvedimenti terapeutici applicabili una volta che si manifestano i sintomi (febbre alta e forti dolori muscolari, vomito e diarrea, emorragie interne ed esterne) sono reidratazione aggressiva, supporto emodinamico e gestione dei sintomi con farmaci per il dolore, per la febbre e gli antiemetici. Il contagio avviene solo con contatti diretti con infetti, scambio di sangue e fluidi organici.
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