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Il decreto per mettere in riga i magistrati sulle espulsioni

Il decreto per mettere in riga i magistrati sulle espulsioni
Giorgia Meloni (Ansa)
  • Ora è fonte primaria la norma su cui si basano i respingimenti dei clandestini. Ma le polemiche continuano. A Verona indagato l’agente che ha ucciso l’africano che voleva accoltellarlo: indovinate con chi sta la diocesi.
  • Elly Schlein dice no alla collaborazione auspicata dal Colle. Avs improvvisa un flash mob.

Lo speciale contiene due articoli.


Si è lavorato fino all’ultimo dettaglio. L’obiettivo per Giorgia Meloni è andare avanti a governare, con il mandato che le è stato dato dal voto degli italiani. Per far sì che l’accordo tra Italia e Albania per la gestione delle richieste d’asilo dei migranti possa ripartire senza intoppi bisognava aggiustare dei tecnicismi, rendere il testo inattaccabile nel merito, certo, ma soprattutto nella forma, «per smantellare le reti criminali dei trafficanti esseri umani» ha detto il premier: «Andremo avanti finché i cittadini ci sostengono. Difenderemo i confini, in Italia si entrerà solo legalmente» ha chiarito prima del Consiglio dei ministri. Un provvedimento che intende mettere al sicuro il «modello Albania», e l’unico modo era blindare l’elenco dei Paesi sicuri.

Il cdm è iniziato intorno alle 19, già dopo pochi minuti l’annuncio dell’approvazione del decreto legge. Una lista aggiornata dei Paesi sicuri redatta dal ministero degli Esteri avente quindi valore di legge per rafforzare quindi l’esecutivo in eventuale sede di ricorso. La norma adesso rispetterebbe sia il principio «oggettivo», ovvero l’ambito delle eccezioni relative alle aree geografiche del singolo Stato, sia quello «soggettivo», ovvero quello riferito a determinate categorie di singoli individui. Nella nuova lista sono «19 i Paesi definiti sicuri invece dei precedenti 22. Abbiamo tenuto conto dell’integrità territoriale ed escluso Camerun, Colombia e Nigeria» spiega il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nella conferenza stampa a margine del Cdm.

«I Paesi estromessi» sottolinea il sottosegretario Alfredo Mantovano «tengono conto del principio di territorialità». E sulla sentenza evidenzia: «L’individuazione dei Paesi sicuri è complessa. Con tutto il rispetto per la magistratura, la deliberazione in ordine alla sicurezza di un Paese compete in prima battuta al governo nel confronto con il Parlamento». Sull’eventualità che venga redatta una lista europea di Paesi sicuri commenta: «È ovvio che all’intero dell’Unione europea ciascuno Stato ha delle liste di Paesi sicuri non perfettamente sovrapponibili con gli altri. Prevediamo che ci sarà un rafforzamento della cornice, e quindi dei principi di riferimento, e poi ciascuno Stato avrà la propria declinazione sulla base dell’impatto migratorio sul proprio territorio».

«Offriamo ai giudici di tutta Italia un parametro che è l’applicazione di una legge rispetto a qualche ondivaga interpretazione, e lo dico con profondo rispetto per la magistratura», mette in luce Piantedosi, che aggiunge: «L’Albania, con gli 880 posti che offre il centro, consente di poter attuare l’accoglienza di 8.000 persone che spetta all’Italia secondo i parametri dell’Unione europea». Infine spiega «Si tratta di una normativa europea, ne abbiamo solo anticipato l’entrata in vigore: normativa che entrerà in vigore nel giugno 2026 e che riteniamo essere ancora più stringente», aggiungendo che «per la definizione di Paese sicuro conterà la percentuale di approvazione delle richieste d’asilo accettate, basterà il 20% e i Paesi compresi nel decreto già rispettano quella soglia. Ci sono Stati europei che chiedono che la normativa in questione sia addirittura anticipata».

Come ripetuto in conferenza stampa per quanto riguarda i costi dell’operazione albanese, va ricordato che la spesa dello Stato per l’immigrazione in Italia ammontano a circa «1 miliardo e 700 milioni annui», ribadisce il ministro dell’Interno, che aggiunge: «Il 70% di loro non riceve diritto di accoglienza».

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, chiarisce: «Siamo qui perché la complessa sentenza della Corte di giustizia europea probabilmente non è stata ben compresa. Una sentenza che ribadiva che è compito degli Stati definire gli Stati sicuri. Il nocciolo della sentenza dice che il giudice deve, nel momento in cui si pronuncia, motivare in maniera esaustiva e completa, nel caso di specie, quali siano le ragioni per cui per quell’individuo quel determinato Paese non è ritenuto sicuro. Nelle motivazioni dei decreti al centro del dibattito in questi giorni questo non c’è».

D’altronde lo stop arrivato dalla sezione immigrazione del tribunale di Roma, guidato da Silvia Albano, che è anche presidente di Magistratura democratica, si attaccava ad un tecnicismo. Ovvero al fatto che due dei Paesi definiti sicuri dal decreto interministeriale (Egitto e Bangladesh) non fossero tali secondo quel tribunale. Per definirli non sicuri, le toghe avevano fatto riferimento a una sentenza della Corte di giustizia Ue che, tuttavia, con la sentenza citata, si riferiva a tutt’altro caso, perché si esprimeva sulla Moldavia, definita non sicura a causa della situazione in Transnistria. Elemento ribadito anche da Nordio in conferenza stampa.

Quella della magistratura è sembrata quindi a molti esponenti del governo un’invasione di campo, se non un’imprecisione. Sul tema era intervenuto anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che in un’intervista a La Repubblica ha detto: «La destra, che vuole governare, vorrebbe rispetto per le prerogative della politica. Ed è per questo che dobbiamo chiarire questa zona grigia».

L’opposizione si straccia le vesti: «Pasticcio colossale dei sovranisti»

Durissime, vibranti e di piazza le proteste delle opposizioni che in questi ultimi giorni si sono concentrate sull’azione di governo per risolvere la questione migranti con l’aiuto del governo albanese. Lo stop della sezione immigrazione del tribunale di Roma ha portato il governo a riunirsi per licenziare un nuovo decreto e impedire così alla magistratura di bloccare l’accordo.

La segretaria dem, Elly Schlein, lo ha definito un modo per aggirare le normative europee. «Non è colpa dei giudici e delle opposizioni se questo governo non ha letto le leggi italiane, europee e le sentenze della Corte di giustizia europea. I giudici italiani hanno solo applicato una sentenza della Corte di giustizia europea e io l’avevo letta in Parlamento a Giorgia Meloni ma lei è chiusa nel suo palazzo e non ascolta nessuno», ha sottolineato, commentando poi la richiesta del capo dello Stato di una collaborazione tra forze politiche. «Se le premesse sono queste assolutamente no. Le affermazioni del ministro Carlo Nordio sono gravissime, peraltro da uno che nella vita ha fatto il magistrato. Dovrebbe sapere che in Costituzione c’è il principio della separazione dei poteri che è messo proprio a garanzia dei cittadini e dei loro diritti democratici».

Per la deputata del Pd Debora Serracchiani, responsabile giustizia dem, «la sovranista Meloni attacca frontalmente le regole comunitarie con l’intento di mettere paletti alla nuova Commissione europea e presidiare, in Europa, la leadership dei gruppi antieuropei, cercando anche di arginare la concorrenza interna di Matteo Salvini sui temi dell’immigrazione». Due, a suo avviso, le conseguenze a fronte del decreto legge licenziato in cdm: «L’ennesima dimostrazione della correttezza delle decisioni dei giudici del tribunale di Roma e la nascita di un problema piuttosto grande per Ursula von der Leyen e per i Popolari europei, sotto scacco della politica populista e sovranista».

Alleanza Verdi Sinistra è scesa direttamente in Piazza, di fronte Palazzo Chigi per un flash mob di protesta. «Mentre l’Italia va sott’acqua, dalla Sicilia all’Emilia-Romagna, il premier convoca un Consiglio dei ministri per sferrare un altro attacco alla magistratura e ai giudici in questo Paese colpevoli di aver applicato una sentenza della Corte di giustizia europea». Ha tuonato il deputato di Avs e portavoce nazionale di Europa Verde, Angelo Bonelli. Bonelli ha poi mostrato quella che ha definito una «video lettera» composta da diversi cartelli con su scritto: «Le priorità del governo Meloni mentre l’Italia va sott’acqua: 1. attaccare i giudici; 2. manomettere la Costituzione per limitare la separazione dei poteri; 3. convocare un cdm per fermare i giudici che hanno applicato una sentenza della Corte Ue; 4. sperperare quasi 1 miliardo di euro di denaro pubblico per i centri in Albania».

Non solo Avs ha anche preparato un’interrogazione per il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, chiedendo i motivi per i quali sarebbe stata usata una nave «militare completamente inadatta al trasporto delle persone per portare 16 persone in Albania. L’impressione», ha detto Elisabetta Piccolotti, «è che si sia trattato di una scelta politica, operata per polarizzare il dibattito sull’immigrazione e aprire uno conflitto inaccettabile con la magistratura. Resta sullo sfondo l’enorme spreco di risorse».

«Un pasticcio colossale, si dà la colpa all’opposizione e alla magistratura di qualcosa che era già scritta prima che accadesse», ha dichiarato invece in serata il candidato del centrosinistra alle Regionali in Liguria, Andrea Orlando : «Era già scritta perché noi siamo vincolati da convenzioni internazionali, da giurisdizioni internazionali, alle quali aderiamo in quanto membri dell’Unione europea che si erano già pronunciate contro quel tipo di soluzione e ce ne siamo fregati. Ora devono spiegare perché hanno speso 800 milioni per trasferire 14 persone e poi farle ritornare a casa».

Donnet firma utili record e guarda a Mps
Philippe Donnet (Ansa)
L’ad francese di Generali chiude il 2025 con profitti a 4,3 miliardi, incrementa il dividendo del 14,7% (sopra le attese) e rilancia, dopo l’operazione Montepaschi-Mediobanca: «Saremo felici di rimpatriare in Italia i risparmi di Mps oggi affidati ad Axa».

Ci sono bilanci che si limitano a raccontare come è andato l’anno. E poi ci sono quelli che, oltre ai conti, mandano messaggi. Il 2025 di Assicurazioni Generali appartiene alla seconda categoria. Perché mentre il Leone di Trieste sfodera numeri da record, l’amministratore delegato Philippe Donnet prende le misure come appartenenti al gruppo Mps. Partiamo dai numeri, che sono quelli che alla fine contano davvero. Generali chiude il primo anno del nuovo piano con risultati che non si erano mai visti. L’utile netto sale a 4,17 miliardi, in crescita del 12%. Il risultato operativo supera per la prima volta la soglia degli 8 miliardi, fermandosi poco sopra quota 8,1 con un incremento vicino al 10%. Insomma, il Leone continua a ruggire. Donnet, che guida una nave grande in mari agitati, spiega che Generali è abituata a «navigare bene nella tempesta». E tempeste, nel mondo finanziario e geopolitico, non mancano certo. Il messaggio agli azionisti è semplice: continuiamo a guadagnare bene e continueremo a darvi soddisfazioni. La maniera migliore per ricucire i rapporti con i grandi azionisti come Caltagirone e gli eredi Del Vecchio.

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«Quella Notte», su Netflix la serie dal romanzo di Gillian McAllister
«Quella Notte» (Netflix)

La nuova serie di Netflix adatta il romanzo That Night di Gillian McAllister, mai tradotto in Italia. Al centro la fuga di una donna dopo un incidente mortale e il patto con le sorelle per coprirlo: un racconto teso che indaga colpa, paura e limiti dell’etica personale.

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Analisi di Confcommercio: tra il 2012 e il 2025 scomparsi 156mila punti vendita, oltre un quarto del totale. Crescono solamente le attività del comparto alloggio e ristorazione (+19mila), sempre più locali sfitti.

L’avanzata inarrestabile del commercio online, il cambio di destinazione d’uso di un numero crescente di immobili destinati al turismo mordi e fuggi, con la proliferazione di case vacanza e B&B, ha determinato una progressiva desertificazione commerciale. Botteghe, piccoli punti vendita, negozi di prossimità soprattutto attività artigiane che rappresentavano la caratteristica dei centri urbani italiani, sono diventati sempre più una rarità. È la fotografia impietosa scattata dal report «Città e demografia d’impresa» realizzata dall’Ufficio Studi Confcommercio. Il testo analizza il fenomeno tra il 2012 e il 2025, un arco di tempo che ha visto la scomparsa di circa 156.000 punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante, oltre un quarto del totale delle imprese attive all’inizio del periodo. Questa «desertificazione commerciale», non accenna a fermarsi; al contrario, i dati più recenti mostrano un’accelerazione preoccupante, con un tasso di chiusura annuo salito al 3,1% nel 2025, rispetto al 2,2% delle rilevazioni precedenti.

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Dimmi La Verità | Fabrizio Santori (Lega) «Scandalo del Comune di Roma sull'acquisto di immobili»

Ecco #DimmiLaVerità del 13 marzo 2026. Il capogruppo della Lega in Campidoglio Fabrizio Santori spiega lo scandalo dell'acquisto di immobili da parte del Comune di Roma.

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