True
2021-10-24
«Gli studi sulle terapie ci sono, vanno usati»
iStock
Fino ad ora abbiamo combattuto la pandemia con una solo unica vera strategia: quella vaccinale. Ora che si rischia di diventare tutti «abbonati» a vita ai vaccini anti Covid, aumentando la dipendenza del nostro Paese da Big pharma, è forse arrivato il momento di definire una strategia di strategie. Tra quelle operative proposte dalla Fondazione Allineare sanità e salute, oltre l'educazione sanitaria per rafforzare il nostro sistema immunitario, oltre nuove misure di prevenzione, c'è pure la promozione di terapie, anche precoci, che a domicilio del malato si mostrino sicure, economiche, sostenibili e di ragionevole efficacia.
Lo ha spiegato ieri Alberto Donzelli, medico, già dirigente di Sanità pubblica, coordinatore del comitato scientifico della Fondazione nella sua relazione nella conferenza organizzata a Milano e con la quale ha suggerito anche un campo neutro da proporre alla politica, libero da conflitti d'interessi, nel quale la scienza possa confrontarsi con libertà e senza pregiudizi per mettere a punto prevenzione e cura contro un virus che da due anni, malgrado vaccinazioni a tappeto, non ci abbandona. Un campo utile per aggiungere anche altri approcci alla malattia, e renderne più consapevoli i sanitari e gli assistiti promuovendo terapie appropriate che si mostrino evidence-based, sicure e sostenibili.
Un punto chiave delle cure precoci e domiciliari è togliere la paura dell'infezione come «condanna a morte» e ricorrere a prodotti o principi attivi sicuri, biologicamente plausibili, economici (con un costo-opportunità molto favorevole), accessibili (o che possono rapidamente diventarlo) e senza megasponsor commerciali né ricercatori con grandi conflitti d'interesse.
Come ha sottolineato, aprendo l'evento, il capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo, «già lo scorso aprile abbiamo approvato all'unanimità un ordine del giorno sulle cure precoci e domiciliari messe a punto da studi e pratiche di medici, su cui bisogna investire proprio per superare il protocollo ministeriale su vigile attesa e paracetamolo. Perché, come dice Gianni Rezza, direttore Iss, i vaccini vanno bene per ridurre al minimo i danni, ma l'immunità di gregge con questo virus è una chimera e per cui la guerra si vincerà solo con una cura capace di bloccarlo quando entra nel nostro organismo». Oltre agli anticorpi monoclonali di provata efficacia, gli altri principi attivi o prodotti identificati, senza pretesa di esaustività sono: l'Ivermectina; Budesonide inalatorio; Iodopovidone; Fluvoxamina; Indometacina; Curcumina + piperina; Nigella sativa; Quercetina; Melatonina; Iota-carragenano. «Questi principi o prodotti da usare sempre d'intesa tra medico e paziente» ha spiegato Donzelli, «sono stati scelti e inseriti perché hanno un'efficacia molto promettente, vantano studi randomizzati controllati (Rct) favorevoli e di discreta/sufficiente validità, integrati da studi osservazionali coerenti».
Molti di questi prodotti sono stati oggetto di scherno e ironia perché usati per altre finalità, a cominciare dall'ivermectina, farmaco antiparassitario ad ampio spettro (i cui scopritori nel 1975 furono insigniti del Nobel) usato contro la scabbia e altre parassitosi, in campo dermatologico per la cura della rosacea, ma anche in campo veterinario. Malgrado 25 studi, di cui 20 a favore, con zero mortalità dopo l'uso, l'Oms non riconosce la meta-analisi Cochrane, perché le prove effettuate sono «ridotte». O forse perché, sottolinea Donzelli, «è estremamente economico e il colosso Merck punta più al business di farmaci più promettevoli»?
Il conflitto d'interessi delle grandi industrie farmaceutiche è l'altro motivo che rallenta studi e ricerche su principi troppo economici e poco convenienti, benché sia confermata la loro sicurezza e ci sia una tendenza al beneficio. Un altro prodotto inserito nella lista - e che non è una «indianeria» - è la curcuma, con 8 trial randomizzati a favore, con un miglioramento del paziente dell'84% usato in fase precoce, al 60% in fase avanzata. La curcuma alimentare va usata insieme al pepe e non dà episodi di epatite biliare evidenziati dal ministero della Salute nel caso di integratori contenenti estratti di «curcuma longa».
Donzelli ha poi evidenziato i benefici di Nigella sativa o più semplicemente cumino nero, ma anche della quercetina e della melatonina senza dimenticare il Sitagliptin su cui ha fatto studi il medico napoletano Ferdinando Carotenuto, già considerato sicuro contro il diabete, facile da usare, in grado di immunizzare e decisamente economico: sitagliptin per 10 giorni costa solo 21 euro. L'Aifa l'ha preso in considerazione, ma ci sarebbe bisogno di una ricerca ulteriore dal costo di 200.000 euro che la sanità pubblica non intende sborsar. Anche se, come ha ribadito nei giorni scorsi il Nobel per la fisica, Giorgio Parisi, la sovvenzione pubblica per la ricerca è necessaria altrimenti il privato fa soltanto i suoi interessi.
Alberto Contri, docente di comunicazione sociale ed ex consigliere Rai, ha sottolineato che «oltre a una narrazione dogmatica di una certa tendenza e le mancate dichiarazioni di conflitto d'interessi dei vari virologi o infettivologi, c'è una delegittimazione di queste cure che cominciano ad avere prove di efficacia e serietà. Se la scienza è a base di dubbi si deve immunizzare contro le critiche, non si possono radiare i medici e dobbiamo ricordare che le grandi multinazionali farmaceutiche, tutte fondate da grandi ricercatori, che prima cercavano equilibrio tra business e ricerca con i grandi farmaci, oggi, tutte partecipate da grandi fondi di investimento».
Se gli anticorpi svaniscono in fretta saremo dipendenti a vita delle dosi?
La validità del green pass è stata estesa a dodici mesi, ma a otto mesi dalla seconda dose rimane l'1% di anticorpi totali anti-Sars-Cov-2. Un gruppo di matematici e statistici canadesi, guidati dal fisico Chapin S. Korosec, analista di dati, ricercatore computazionale della York University di Toronto, hanno appena pubblicato su medRxiv uno studio molto esteso dal quale risulta che dopo due dosi di vaccino mRna-1273 (Moderna) o Bnt162b2 (Pfizer) le persone perdono più del 99% dell'immunità umorale.
«Prevediamo che entro otto mesi dall'ultima somministrazione esista un periodo di tempo più lungo di un mese in cui un individuo ha un'immunità umorale inferiore al 99% rispetto al picco immunitario, indipendentemente dal vaccino somministrato», dichiarano gli esperti. A fianco dell'immunità innata, che è la prima difesa contro i microbi, esiste l'immunità adattativa, o secondaria, che produce un numero enorme di linfociti in seguito alla stimolazione da parte di un antigene. «L'immunità umorale consiste nell'attivazione dei linfociti B che, divenuti plasmacellule, hanno il compito di produrre grandi quantità di anticorpi», i quali riconoscono gli antigeni microbici e neutralizzano la loro infettività, aveva spiegato Antonella Viola, ordinaria di patologia generale presso il dipartimento di scienze biomediche dell'Università di Padova.
Precisava: «L'immunità umorale che si mantiene nel tempo, con un titolo anticorpale alto, viene definita “immunità sterilizzante" dal momento che ci permette di evitare una seconda infezione, in quanto il virus viene bloccato dagli anticorpi neutralizzanti. Infatti, questo è un tipo di immunità altamente protettiva e che i ricercatori cercano di ottenere tramite lo sviluppo di vaccini».
Se gli anticorpi da vaccino anti Covid che abbiamo a disposizione svaniscono e per di più, a differenza di quello che capita dopo l'infezione naturale, non si forma alcuna memoria immunitaria, saremo condannati a fare nel tempo un numero imprecisato di dosi? Nelle loro Previsioni a lungo termine dell'immunità umorale dopo due dosi di Pfizer o Moderna, in gruppi di età 18-55, 56-70 e over 70, anche distinti per sesso, gli autori dello studio hanno sviluppato un modello matematico che, su un alto numero di dati clinici, descrive la risposta immunitaria umorale dei vaccini mRna per prevedere l'immunità a lungo termine. «Entro il giorno 265, si prevede che sia l'mRna-1273 che il Bnt162b2 portino a conteggi di anticorpi inferiori al 99,5% di perdita di picco», scrivono nel documento. Negli anziani il degrado delle plasmacellule B è più veloce rispetto a quanto accade negli individui della coorte 18-55 anni, «tuttavia» nei più giovani «questo vantaggio decade rapidamente».
Osservano anche che la maggior presenza iniziale nei maschi, rispetto alle femmine, di anticorpi IgG che aiutano a sviluppare una risposta immunitaria secondaria nelle esposizioni successive, poi si perde. Entro l'ottavo mese dalla seconda dose di vaccino anti Covid ad acido ribonucleico messaggero, il rapporto tra la risposta delle IgG maschili e femminili è equivalente a 1. Si perde dunque la «memoria» del sistema immunitario, che non si ricorda dei microrganismi con cui è già entrato in contatto e non più è pronto a intervenire in caso di una successiva infezione.
In fondo lo ha appena confermato Rino Rappuoli, microbiologo, direttore scientifico e responsabile ricerca e sviluppo Gsk vaccines, in un paper appena uscito su Nature. Il professore in maniera dissimulata parla di immunizzazioni «ibride», riferendosi all'evidenza che il vaccino aiuta la memoria immunitaria solo in soggetti già infettati. Senza infezione, per avere una finestra di protezione di 2-3 mesi, sembra proprio che l'unica memoria in grado di aiutare sia ricordarsi di andare a fare la terza dose, poi la quarta. A oltranza.
Continua a leggereRiduci
Convegno a Milano. Alberto Donzelli, fondatore di Allineare sanità e salute, propone alla politica un campo libero da conflitti d'interessi. Per un confronto senza pregiudizi che permetta di discutere di prevenzione e cure, utilizzando anche altri approcci alla malattia.Se gli anticorpi svaniscono in fretta saremo dipendenti a vita delle dosi? Studio canadese esclude che il farmaco anti Covid garantisca immunità a lungo termine.Lo speciale comprende due articoli.Fino ad ora abbiamo combattuto la pandemia con una solo unica vera strategia: quella vaccinale. Ora che si rischia di diventare tutti «abbonati» a vita ai vaccini anti Covid, aumentando la dipendenza del nostro Paese da Big pharma, è forse arrivato il momento di definire una strategia di strategie. Tra quelle operative proposte dalla Fondazione Allineare sanità e salute, oltre l'educazione sanitaria per rafforzare il nostro sistema immunitario, oltre nuove misure di prevenzione, c'è pure la promozione di terapie, anche precoci, che a domicilio del malato si mostrino sicure, economiche, sostenibili e di ragionevole efficacia. Lo ha spiegato ieri Alberto Donzelli, medico, già dirigente di Sanità pubblica, coordinatore del comitato scientifico della Fondazione nella sua relazione nella conferenza organizzata a Milano e con la quale ha suggerito anche un campo neutro da proporre alla politica, libero da conflitti d'interessi, nel quale la scienza possa confrontarsi con libertà e senza pregiudizi per mettere a punto prevenzione e cura contro un virus che da due anni, malgrado vaccinazioni a tappeto, non ci abbandona. Un campo utile per aggiungere anche altri approcci alla malattia, e renderne più consapevoli i sanitari e gli assistiti promuovendo terapie appropriate che si mostrino evidence-based, sicure e sostenibili. Un punto chiave delle cure precoci e domiciliari è togliere la paura dell'infezione come «condanna a morte» e ricorrere a prodotti o principi attivi sicuri, biologicamente plausibili, economici (con un costo-opportunità molto favorevole), accessibili (o che possono rapidamente diventarlo) e senza megasponsor commerciali né ricercatori con grandi conflitti d'interesse.Come ha sottolineato, aprendo l'evento, il capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo, «già lo scorso aprile abbiamo approvato all'unanimità un ordine del giorno sulle cure precoci e domiciliari messe a punto da studi e pratiche di medici, su cui bisogna investire proprio per superare il protocollo ministeriale su vigile attesa e paracetamolo. Perché, come dice Gianni Rezza, direttore Iss, i vaccini vanno bene per ridurre al minimo i danni, ma l'immunità di gregge con questo virus è una chimera e per cui la guerra si vincerà solo con una cura capace di bloccarlo quando entra nel nostro organismo». Oltre agli anticorpi monoclonali di provata efficacia, gli altri principi attivi o prodotti identificati, senza pretesa di esaustività sono: l'Ivermectina; Budesonide inalatorio; Iodopovidone; Fluvoxamina; Indometacina; Curcumina + piperina; Nigella sativa; Quercetina; Melatonina; Iota-carragenano. «Questi principi o prodotti da usare sempre d'intesa tra medico e paziente» ha spiegato Donzelli, «sono stati scelti e inseriti perché hanno un'efficacia molto promettente, vantano studi randomizzati controllati (Rct) favorevoli e di discreta/sufficiente validità, integrati da studi osservazionali coerenti». Molti di questi prodotti sono stati oggetto di scherno e ironia perché usati per altre finalità, a cominciare dall'ivermectina, farmaco antiparassitario ad ampio spettro (i cui scopritori nel 1975 furono insigniti del Nobel) usato contro la scabbia e altre parassitosi, in campo dermatologico per la cura della rosacea, ma anche in campo veterinario. Malgrado 25 studi, di cui 20 a favore, con zero mortalità dopo l'uso, l'Oms non riconosce la meta-analisi Cochrane, perché le prove effettuate sono «ridotte». O forse perché, sottolinea Donzelli, «è estremamente economico e il colosso Merck punta più al business di farmaci più promettevoli»?Il conflitto d'interessi delle grandi industrie farmaceutiche è l'altro motivo che rallenta studi e ricerche su principi troppo economici e poco convenienti, benché sia confermata la loro sicurezza e ci sia una tendenza al beneficio. Un altro prodotto inserito nella lista - e che non è una «indianeria» - è la curcuma, con 8 trial randomizzati a favore, con un miglioramento del paziente dell'84% usato in fase precoce, al 60% in fase avanzata. La curcuma alimentare va usata insieme al pepe e non dà episodi di epatite biliare evidenziati dal ministero della Salute nel caso di integratori contenenti estratti di «curcuma longa». Donzelli ha poi evidenziato i benefici di Nigella sativa o più semplicemente cumino nero, ma anche della quercetina e della melatonina senza dimenticare il Sitagliptin su cui ha fatto studi il medico napoletano Ferdinando Carotenuto, già considerato sicuro contro il diabete, facile da usare, in grado di immunizzare e decisamente economico: sitagliptin per 10 giorni costa solo 21 euro. L'Aifa l'ha preso in considerazione, ma ci sarebbe bisogno di una ricerca ulteriore dal costo di 200.000 euro che la sanità pubblica non intende sborsar. Anche se, come ha ribadito nei giorni scorsi il Nobel per la fisica, Giorgio Parisi, la sovvenzione pubblica per la ricerca è necessaria altrimenti il privato fa soltanto i suoi interessi.Alberto Contri, docente di comunicazione sociale ed ex consigliere Rai, ha sottolineato che «oltre a una narrazione dogmatica di una certa tendenza e le mancate dichiarazioni di conflitto d'interessi dei vari virologi o infettivologi, c'è una delegittimazione di queste cure che cominciano ad avere prove di efficacia e serietà. Se la scienza è a base di dubbi si deve immunizzare contro le critiche, non si possono radiare i medici e dobbiamo ricordare che le grandi multinazionali farmaceutiche, tutte fondate da grandi ricercatori, che prima cercavano equilibrio tra business e ricerca con i grandi farmaci, oggi, tutte partecipate da grandi fondi di investimento».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/gli-studi-sulle-terapie-ci-sono-vanno-usati-2655353394.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="se-gli-anticorpi-svaniscono-in-fretta-saremo-dipendenti-a-vita-delle-dosi" data-post-id="2655353394" data-published-at="1635028662" data-use-pagination="False"> Se gli anticorpi svaniscono in fretta saremo dipendenti a vita delle dosi? La validità del green pass è stata estesa a dodici mesi, ma a otto mesi dalla seconda dose rimane l'1% di anticorpi totali anti-Sars-Cov-2. Un gruppo di matematici e statistici canadesi, guidati dal fisico Chapin S. Korosec, analista di dati, ricercatore computazionale della York University di Toronto, hanno appena pubblicato su medRxiv uno studio molto esteso dal quale risulta che dopo due dosi di vaccino mRna-1273 (Moderna) o Bnt162b2 (Pfizer) le persone perdono più del 99% dell'immunità umorale. «Prevediamo che entro otto mesi dall'ultima somministrazione esista un periodo di tempo più lungo di un mese in cui un individuo ha un'immunità umorale inferiore al 99% rispetto al picco immunitario, indipendentemente dal vaccino somministrato», dichiarano gli esperti. A fianco dell'immunità innata, che è la prima difesa contro i microbi, esiste l'immunità adattativa, o secondaria, che produce un numero enorme di linfociti in seguito alla stimolazione da parte di un antigene. «L'immunità umorale consiste nell'attivazione dei linfociti B che, divenuti plasmacellule, hanno il compito di produrre grandi quantità di anticorpi», i quali riconoscono gli antigeni microbici e neutralizzano la loro infettività, aveva spiegato Antonella Viola, ordinaria di patologia generale presso il dipartimento di scienze biomediche dell'Università di Padova. Precisava: «L'immunità umorale che si mantiene nel tempo, con un titolo anticorpale alto, viene definita “immunità sterilizzante" dal momento che ci permette di evitare una seconda infezione, in quanto il virus viene bloccato dagli anticorpi neutralizzanti. Infatti, questo è un tipo di immunità altamente protettiva e che i ricercatori cercano di ottenere tramite lo sviluppo di vaccini». Se gli anticorpi da vaccino anti Covid che abbiamo a disposizione svaniscono e per di più, a differenza di quello che capita dopo l'infezione naturale, non si forma alcuna memoria immunitaria, saremo condannati a fare nel tempo un numero imprecisato di dosi? Nelle loro Previsioni a lungo termine dell'immunità umorale dopo due dosi di Pfizer o Moderna, in gruppi di età 18-55, 56-70 e over 70, anche distinti per sesso, gli autori dello studio hanno sviluppato un modello matematico che, su un alto numero di dati clinici, descrive la risposta immunitaria umorale dei vaccini mRna per prevedere l'immunità a lungo termine. «Entro il giorno 265, si prevede che sia l'mRna-1273 che il Bnt162b2 portino a conteggi di anticorpi inferiori al 99,5% di perdita di picco», scrivono nel documento. Negli anziani il degrado delle plasmacellule B è più veloce rispetto a quanto accade negli individui della coorte 18-55 anni, «tuttavia» nei più giovani «questo vantaggio decade rapidamente». Osservano anche che la maggior presenza iniziale nei maschi, rispetto alle femmine, di anticorpi IgG che aiutano a sviluppare una risposta immunitaria secondaria nelle esposizioni successive, poi si perde. Entro l'ottavo mese dalla seconda dose di vaccino anti Covid ad acido ribonucleico messaggero, il rapporto tra la risposta delle IgG maschili e femminili è equivalente a 1. Si perde dunque la «memoria» del sistema immunitario, che non si ricorda dei microrganismi con cui è già entrato in contatto e non più è pronto a intervenire in caso di una successiva infezione. In fondo lo ha appena confermato Rino Rappuoli, microbiologo, direttore scientifico e responsabile ricerca e sviluppo Gsk vaccines, in un paper appena uscito su Nature. Il professore in maniera dissimulata parla di immunizzazioni «ibride», riferendosi all'evidenza che il vaccino aiuta la memoria immunitaria solo in soggetti già infettati. Senza infezione, per avere una finestra di protezione di 2-3 mesi, sembra proprio che l'unica memoria in grado di aiutare sia ricordarsi di andare a fare la terza dose, poi la quarta. A oltranza.
Matteo Salvini (Ansa)
Per due giorni, a giugno, la Lega proverà a fare quello che le squadre di calcio in crisi fanno quando la classifica comincia a far paura: chiudersi in ritiro. Matteo Salvini ha convocato per il 19 e 20 giugno il consiglio federale, i ministri, i governatori, i capigruppo, gli amministratori e i segretari regionali. Una «due giorni di incontri, proposte e programmi». La sede non è stata decisa (Luca Zaia ha già annunciato che non ci sarà), ma dovrebbe essere in Veneto, a pochi giorni di distanza dall’assemblea costituente di Futuro nazionale di Roberto Vannacci (che poi proseguirà con i congressi regionali). Magari a Verona, dove il 25 maggio il generale inaugurerà una nuova sede del suo partito. Il messaggio politico è chiaro: il Carroccio deve serrare le fila prima che la stagione entri nella fase più delicata. Il 2027 si preannuncia denso di appuntamenti elettorali decisivi per il futuro di via Bellerio.
Salvini è milanista e conosce bene la grammatica dei ritiri. Con Massimiliano Allegri, al Milan, si può giocare male ma restare in partita è imperativo. Il punto è che il Carroccio continua a osservare la crescita, sulla destra, di un avversario che conosce bene lo spogliatoio leghista. Il nome è quello di Vannacci. L’ex generale è diventato un problema elettorale. Swg per il tg di La7 colloca la Lega al 6% e Futuro nazionale al 4,1%. Ipsos/Pagnoncelli, sul Corriere, è ancora più severo: Lega al 5,8%, Vannacci al 4,1%. Meno di due punti di distanza.
Dopo le chiusure a possibili alleanze da parte di Massimiliano Romeo, Roberto Occhiuto e Letizia Moratti, Vannacci ha risposto sui social con una frase che suona come un avvertimento: «Poi non si venga a dare la colpa» a me «se questo centrodestra sbiadito, timido, tentennante e moderato finirà per perdere consensi ed elezioni». È una minaccia preventiva: se il centrodestra perde, la colpa non sarà di chi rompe, ma di chi non ha avuto il coraggio di inseguirlo.
Il caso di Laura Ravetto ha reso il problema visibile. La deputata ha lasciato la Lega per aderire a Futuro nazionale. Per un partito abituato a perdere amministratori verso Fdi, vedere una parlamentare passare direttamente al nuovo concorrente di destra è un segnale diverso. Non c’è più solo Meloni a drenare consensi.
La linea ufficiale resta la compattezza. Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, respinge l’idea di nuovi «campi larghi» a destra costruiti inseguendo i sondaggi. «Il centrodestra è rodato da anni», dice. «Non si fanno campi larghi soltanto perché può essere indicato favorevole o no in un determinato momento dai vari sondaggi». In fin dei conti la Lega si ritrova con tre grossi problemi da risolvere. Il primo è nazionale: dimostrare di essere ancora indispensabile nel centrodestra. L’altro identitario: impedire che l’elettore più arrabbiato trovi in Vannacci un’offerta più chiara. L’ultimo territoriale: difendere il Nord dall’avanzata di Fdi.
Le elezioni comunali di Milano sono il primo banco di prova. Il centrodestra non ha ancora un candidato per il dopo Beppe Sala. Il nome di Maurizio Lupi circola, ma non decolla. Salvini preferisce un profilo civico. Samuele Piscina, segretario milanese del Carroccio, è stato più esplicito: Lupi «non ha il consenso di tutti».
Il secondo fronte è la Regione Lombardia. Da mesi nel centrodestra si ragiona sull’ipotesi di legare politiche, comunali milanesi e regionali lombarde in un election day nel 2027. L’operazione concentrerebbe la mobilitazione nel territorio più forte della coalizione. Ma aprirebbe subito la guerra per il dopo Attilio Fontana. Fratelli d’Italia considera la Lombardia un obiettivo naturale.
Roberto Calderoli prova a raffreddare il dossier. La legislatura, ricordava ieri, scade naturalmente il 13 ottobre 2027. Di voto anticipato, dice, non se ne parla (lo stesso Salvini aveva rettificato la battuta sulla crisi economica che era stata male interpretata). Il messaggio vale per Palazzo Chigi, ma anche per via Bellerio: la Lega non vuole arrivare logorata alla partita finale.
Il ritiro di giugno serve a questo. Allegri direbbe che conta il risultato. Ma qui il punto non è vincere di corto muso. È evitare che la Lega perda, insieme, pezzi a destra e peso al Nord.
Continua a leggereRiduci
Il segretario di Stato americano Marco Rubio (Ansa)
«La diplomazia rimane la nostra preferenza nei confronti di Cuba. A essere sincero, la probabilità che ciò accada, considerando con chi abbiamo a che fare in questo momento, non è elevata», ha anche detto. Parole, quelle di Rubio, che hanno innescato la reazione piccata del ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, il quale ha tacciato gli Stati Uniti di «istigare un’aggressione militare».
Del resto, che le fibrillazioni tra Washington e L’Avana stessero aumentando, non è una novità. Negli scorsi giorni, il Pentagono ha schierato la portaerei Nimitz nei Caraibi, mentre il Dipartimento di Giustizia americano ha formalmente incriminato l’ex presidente cubano, Raúl Castro, con l’accusa di aver ordinato l’abbattimento di due aerei civili nel 1996. L’intelligence statunitense ritiene inoltre che dal 2023 il regime castrista abbia acquistato 300 droni da Russia e Iran: materiale bellico che, secondo Washington, Cuba starebbe valutando di usare per colpire obiettivi statunitensi. Sempre negli scorsi giorni, i servizi segreti americani avrebbero anche studiato le possibili reazioni dell’Avana a un eventuale attacco militare da parte di Washington. Tutto questo, senza trascurare che giovedì l’Ice ha arrestato a Miami Adys Lastres Morera. Si tratta della sorella di Ania Guillermina Lastres Morera, che, in qualità di presidente esecutivo, è a capo di Gaesa: conglomerato di imprese in mano ai militari cubani, che è sotto sanzioni statunitensi.
La tensione è significativamente aumentata dopo che i negoziati tra Usa e Cuba sono finiti in stallo. Washington ha offerto aiuti umanitari e sostegno infrastrutturale a patto che il regime castrista allenti la repressione, liberi i prigionieri politici ed entri de facto nell’orbita geopolitica statunitense. Per convincere L’Avana ad accettare, la scorsa settimana si era recato sull’isola anche il direttore della Cia, John Ratcliffe, incontrando vari alti funzionari cubani. Ciononostante il processo diplomatico non si è realmente sbloccato: un fattore che ha irritato notevolmente la Casa Bianca. Mosca e Pechino, dal canto loro, hanno espresso solidarietà nei confronti del regime castrista. Tuttavia, al di là delle dichiarazioni, non sembra che stiano offrendo chissà quale sostegno concreto all’Avana contro Washington, replicando un po’ un copione già visto ai tempi della cattura di Nicolás Maduro lo scorso gennaio.
Del resto, la strategia cubana di Trump si inserisce nella sua riedizione della Dottrina Monroe, volta a estromettere il più possibile Cina, Russia e Iran dall’Emisfero occidentale. Il presidente americano è, in un certo senso, invogliato ad agire proprio in considerazione del mancato sostegno concreto arrivato al regime di Maduro da Mosca e Pechino l’anno scorso. Ma attenzione: non c’è solo il tema geopolitico. La pressione su Cuba è finalizzata anche a mantenere il sostegno dell’elettorato anticastrista, di cui è ricco uno Stato cruciale come la Florida. Quella Florida di cui Rubio è stato senatore dal 2011 al 2025. Del resto, la questione non riguarda solo le Midterm di novembre. Non è infatti un mistero che Rubio sia considerato, insieme a JD Vance, uno dei possibili candidati alla nomination presidenziale repubblicana del 2028.
D’altronde, se il vicepresidente americano sta cercando di rafforzarsi nella gestione del processo diplomatico iraniano, il segretario di Stato si mantiene proattivo su due fronti: la promozione della Dottrina Monroe e la cura del dossier europeo. «Le opinioni del presidente, la delusione nei confronti di alcuni dei nostri alleati della Nato e della loro reazione alle nostre operazioni in Medio Oriente sono ben documentate», ha detto ieri, durante il vertice dei ministri degli Esteri della Nato a Helsingborg. Ha poi specificato che tali questioni dovranno essere «affrontate» nel corso del summit dell’Alleanza atlantica che si terrà a luglio ad Ankara. «È ovvio che gli Stati Uniti continuano ad avere impegni globali che devono onorare in termini di dispiegamento delle forze armate. E questo ci impone costantemente di riesaminare dove schieriamo le truppe», ha anche detto. Non dimentichiamo che, dopo aver annunciato il ritiro di 5.000 soldati dalla Germania, Trump ha comunicato l’invio di altrettanti militari in Polonia, legando esplicitamente la decisione al suo stretto rapporto con il presidente polacco, Karol Nawrocki. Questo testimonia la relazione articolata che vige tra il presidente americano e gli alleati della Nato. In tal senso, Trump si appoggia a Rubio perché si tratta della figura più focalizzata, all’interno della sua amministrazione, a mantenere in piedi le relazioni transatlantiche.
Insomma, il segretario di Stato (che in quanto consigliere per la sicurezza nazionale ad interim della Casa Bianca lavora a stretto contatto col presidente) sta gestendo due dossier - quello caraibico e quello europeo - di primo piano, tenendosi invece meno esposto rispetto alla spinosa questione iraniana, su cui lavora maggiormente Vance. È quindi chiaro come le principali partite geopolitiche che Washington si sta trovando ad affrontare vadano a intersecarsi con la campagna elettorale (ancora embrionale) del 2028.
Continua a leggereRiduci