2021-10-24
«Gli studi sulle terapie ci sono, vanno usati»
Convegno a Milano. Alberto Donzelli, fondatore di Allineare sanità e salute, propone alla politica un campo libero da conflitti d'interessi. Per un confronto senza pregiudizi che permetta di discutere di prevenzione e cure, utilizzando anche altri approcci alla malattia.Se gli anticorpi svaniscono in fretta saremo dipendenti a vita delle dosi? Studio canadese esclude che il farmaco anti Covid garantisca immunità a lungo termine.Lo speciale comprende due articoli.Fino ad ora abbiamo combattuto la pandemia con una solo unica vera strategia: quella vaccinale. Ora che si rischia di diventare tutti «abbonati» a vita ai vaccini anti Covid, aumentando la dipendenza del nostro Paese da Big pharma, è forse arrivato il momento di definire una strategia di strategie. Tra quelle operative proposte dalla Fondazione Allineare sanità e salute, oltre l'educazione sanitaria per rafforzare il nostro sistema immunitario, oltre nuove misure di prevenzione, c'è pure la promozione di terapie, anche precoci, che a domicilio del malato si mostrino sicure, economiche, sostenibili e di ragionevole efficacia. Lo ha spiegato ieri Alberto Donzelli, medico, già dirigente di Sanità pubblica, coordinatore del comitato scientifico della Fondazione nella sua relazione nella conferenza organizzata a Milano e con la quale ha suggerito anche un campo neutro da proporre alla politica, libero da conflitti d'interessi, nel quale la scienza possa confrontarsi con libertà e senza pregiudizi per mettere a punto prevenzione e cura contro un virus che da due anni, malgrado vaccinazioni a tappeto, non ci abbandona. Un campo utile per aggiungere anche altri approcci alla malattia, e renderne più consapevoli i sanitari e gli assistiti promuovendo terapie appropriate che si mostrino evidence-based, sicure e sostenibili. Un punto chiave delle cure precoci e domiciliari è togliere la paura dell'infezione come «condanna a morte» e ricorrere a prodotti o principi attivi sicuri, biologicamente plausibili, economici (con un costo-opportunità molto favorevole), accessibili (o che possono rapidamente diventarlo) e senza megasponsor commerciali né ricercatori con grandi conflitti d'interesse.Come ha sottolineato, aprendo l'evento, il capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo, «già lo scorso aprile abbiamo approvato all'unanimità un ordine del giorno sulle cure precoci e domiciliari messe a punto da studi e pratiche di medici, su cui bisogna investire proprio per superare il protocollo ministeriale su vigile attesa e paracetamolo. Perché, come dice Gianni Rezza, direttore Iss, i vaccini vanno bene per ridurre al minimo i danni, ma l'immunità di gregge con questo virus è una chimera e per cui la guerra si vincerà solo con una cura capace di bloccarlo quando entra nel nostro organismo». Oltre agli anticorpi monoclonali di provata efficacia, gli altri principi attivi o prodotti identificati, senza pretesa di esaustività sono: l'Ivermectina; Budesonide inalatorio; Iodopovidone; Fluvoxamina; Indometacina; Curcumina + piperina; Nigella sativa; Quercetina; Melatonina; Iota-carragenano. «Questi principi o prodotti da usare sempre d'intesa tra medico e paziente» ha spiegato Donzelli, «sono stati scelti e inseriti perché hanno un'efficacia molto promettente, vantano studi randomizzati controllati (Rct) favorevoli e di discreta/sufficiente validità, integrati da studi osservazionali coerenti». Molti di questi prodotti sono stati oggetto di scherno e ironia perché usati per altre finalità, a cominciare dall'ivermectina, farmaco antiparassitario ad ampio spettro (i cui scopritori nel 1975 furono insigniti del Nobel) usato contro la scabbia e altre parassitosi, in campo dermatologico per la cura della rosacea, ma anche in campo veterinario. Malgrado 25 studi, di cui 20 a favore, con zero mortalità dopo l'uso, l'Oms non riconosce la meta-analisi Cochrane, perché le prove effettuate sono «ridotte». O forse perché, sottolinea Donzelli, «è estremamente economico e il colosso Merck punta più al business di farmaci più promettevoli»?Il conflitto d'interessi delle grandi industrie farmaceutiche è l'altro motivo che rallenta studi e ricerche su principi troppo economici e poco convenienti, benché sia confermata la loro sicurezza e ci sia una tendenza al beneficio. Un altro prodotto inserito nella lista - e che non è una «indianeria» - è la curcuma, con 8 trial randomizzati a favore, con un miglioramento del paziente dell'84% usato in fase precoce, al 60% in fase avanzata. La curcuma alimentare va usata insieme al pepe e non dà episodi di epatite biliare evidenziati dal ministero della Salute nel caso di integratori contenenti estratti di «curcuma longa». Donzelli ha poi evidenziato i benefici di Nigella sativa o più semplicemente cumino nero, ma anche della quercetina e della melatonina senza dimenticare il Sitagliptin su cui ha fatto studi il medico napoletano Ferdinando Carotenuto, già considerato sicuro contro il diabete, facile da usare, in grado di immunizzare e decisamente economico: sitagliptin per 10 giorni costa solo 21 euro. L'Aifa l'ha preso in considerazione, ma ci sarebbe bisogno di una ricerca ulteriore dal costo di 200.000 euro che la sanità pubblica non intende sborsar. Anche se, come ha ribadito nei giorni scorsi il Nobel per la fisica, Giorgio Parisi, la sovvenzione pubblica per la ricerca è necessaria altrimenti il privato fa soltanto i suoi interessi.Alberto Contri, docente di comunicazione sociale ed ex consigliere Rai, ha sottolineato che «oltre a una narrazione dogmatica di una certa tendenza e le mancate dichiarazioni di conflitto d'interessi dei vari virologi o infettivologi, c'è una delegittimazione di queste cure che cominciano ad avere prove di efficacia e serietà. Se la scienza è a base di dubbi si deve immunizzare contro le critiche, non si possono radiare i medici e dobbiamo ricordare che le grandi multinazionali farmaceutiche, tutte fondate da grandi ricercatori, che prima cercavano equilibrio tra business e ricerca con i grandi farmaci, oggi, tutte partecipate da grandi fondi di investimento».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/gli-studi-sulle-terapie-ci-sono-vanno-usati-2655353394.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="se-gli-anticorpi-svaniscono-in-fretta-saremo-dipendenti-a-vita-delle-dosi" data-post-id="2655353394" data-published-at="1635028662" data-use-pagination="False"> Se gli anticorpi svaniscono in fretta saremo dipendenti a vita delle dosi? La validità del green pass è stata estesa a dodici mesi, ma a otto mesi dalla seconda dose rimane l'1% di anticorpi totali anti-Sars-Cov-2. Un gruppo di matematici e statistici canadesi, guidati dal fisico Chapin S. Korosec, analista di dati, ricercatore computazionale della York University di Toronto, hanno appena pubblicato su medRxiv uno studio molto esteso dal quale risulta che dopo due dosi di vaccino mRna-1273 (Moderna) o Bnt162b2 (Pfizer) le persone perdono più del 99% dell'immunità umorale. «Prevediamo che entro otto mesi dall'ultima somministrazione esista un periodo di tempo più lungo di un mese in cui un individuo ha un'immunità umorale inferiore al 99% rispetto al picco immunitario, indipendentemente dal vaccino somministrato», dichiarano gli esperti. A fianco dell'immunità innata, che è la prima difesa contro i microbi, esiste l'immunità adattativa, o secondaria, che produce un numero enorme di linfociti in seguito alla stimolazione da parte di un antigene. «L'immunità umorale consiste nell'attivazione dei linfociti B che, divenuti plasmacellule, hanno il compito di produrre grandi quantità di anticorpi», i quali riconoscono gli antigeni microbici e neutralizzano la loro infettività, aveva spiegato Antonella Viola, ordinaria di patologia generale presso il dipartimento di scienze biomediche dell'Università di Padova. Precisava: «L'immunità umorale che si mantiene nel tempo, con un titolo anticorpale alto, viene definita “immunità sterilizzante" dal momento che ci permette di evitare una seconda infezione, in quanto il virus viene bloccato dagli anticorpi neutralizzanti. Infatti, questo è un tipo di immunità altamente protettiva e che i ricercatori cercano di ottenere tramite lo sviluppo di vaccini». Se gli anticorpi da vaccino anti Covid che abbiamo a disposizione svaniscono e per di più, a differenza di quello che capita dopo l'infezione naturale, non si forma alcuna memoria immunitaria, saremo condannati a fare nel tempo un numero imprecisato di dosi? Nelle loro Previsioni a lungo termine dell'immunità umorale dopo due dosi di Pfizer o Moderna, in gruppi di età 18-55, 56-70 e over 70, anche distinti per sesso, gli autori dello studio hanno sviluppato un modello matematico che, su un alto numero di dati clinici, descrive la risposta immunitaria umorale dei vaccini mRna per prevedere l'immunità a lungo termine. «Entro il giorno 265, si prevede che sia l'mRna-1273 che il Bnt162b2 portino a conteggi di anticorpi inferiori al 99,5% di perdita di picco», scrivono nel documento. Negli anziani il degrado delle plasmacellule B è più veloce rispetto a quanto accade negli individui della coorte 18-55 anni, «tuttavia» nei più giovani «questo vantaggio decade rapidamente». Osservano anche che la maggior presenza iniziale nei maschi, rispetto alle femmine, di anticorpi IgG che aiutano a sviluppare una risposta immunitaria secondaria nelle esposizioni successive, poi si perde. Entro l'ottavo mese dalla seconda dose di vaccino anti Covid ad acido ribonucleico messaggero, il rapporto tra la risposta delle IgG maschili e femminili è equivalente a 1. Si perde dunque la «memoria» del sistema immunitario, che non si ricorda dei microrganismi con cui è già entrato in contatto e non più è pronto a intervenire in caso di una successiva infezione. In fondo lo ha appena confermato Rino Rappuoli, microbiologo, direttore scientifico e responsabile ricerca e sviluppo Gsk vaccines, in un paper appena uscito su Nature. Il professore in maniera dissimulata parla di immunizzazioni «ibride», riferendosi all'evidenza che il vaccino aiuta la memoria immunitaria solo in soggetti già infettati. Senza infezione, per avere una finestra di protezione di 2-3 mesi, sembra proprio che l'unica memoria in grado di aiutare sia ricordarsi di andare a fare la terza dose, poi la quarta. A oltranza.
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La consulenza super partes parla chiaro: il profilo genetico è compatibile con la linea paterna di Andrea Sempio. Un dato che restringe il cerchio, mette sotto pressione la difesa e apre un nuovo capitolo nell’indagine sul delitto Poggi.
La Casina delle Civette nel parco di Villa Torlonia a Roma. Nel riquadro, il principe Giovanni Torlonia (IStock)
Dalle sue finestre vedeva il Duce e la sua famiglia, il principe Giovanni Torlonia. Dal 1925 fu lui ad affittare il casino nobile (la villa padronale della nobile casata) per la cifra simbolica di una lira all’anno al capo del Governo, che ne fece la sua residenza romana. Il proprietario, uomo schivo e riservato ma amante delle arti, della cultura e dell’esoterismo, si era trasferito a poca distanza nel parco della villa, nella «Casina delle Civette». Nata nel 1840 come «capanna svizzera» sui modelli del Trianon e Rambouillet con tanto di stalla, fu trasformata in un capolavoro Art Nouveau dal principe Giovanni a partire dal 1908, su progetto dell’architetto Enrico Gennari. Pensata inizialmente come riproduzione di un villaggio medievale (tipico dell’eclettismo liberty di quegli anni) fu trasformata dal 1916 nella sua veste definitiva di «Casina delle civette». Il nome derivò dal tema ricorrente dell’animale notturno nelle splendide vetrate a piombo disegnate da uno dei maestri del liberty italiano, Duilio Cambellotti. Gli interni e gli arredi riprendevano il tema, includendo molti simboli esoterici. Una torretta nascondeva una minuscola stanza, detta «dei satiri», dove Torlonia amava ritirarsi in meditazione.
Mussolini e Giovanni Torlonia vissero fianco a fianco fino al 1938, alla morte di quest’ultimo all’età di 65 anni. Dopo la sua scomparsa, per la casina delle Civette, luogo magico appoggiato alla via Nomentana, finì la pace. E due anni dopo fu la guerra, con villa Torlonia nel mirino dei bombardieri (il Duce aveva fatto costruire rifugi antiaerei nei sotterranei della casa padronale) fino al 1943, quando l’illustre inquilino la lasciò per sempre. Ma l’arrivo degli Alleati a Roma nel giugno del 1944 non significò la salvezza per la Casina delle Civette, anzi fu il contrario. Villa Torlonia fu occupata dal comando americano, che utilizzò gli spazi verdi del parco come parcheggio e per il transito di mezzi pesanti, anche carri armati, di fatto devastandoli. La Casina di Giovanni Torlonia fu saccheggiata di molti dei preziosi arredi artistici e in seguito abbandonata. Gli americani lasceranno villa Torlonia soltanto nel 1947 ma per il parco e le strutture al suo interno iniziarono trent’anni di abbandono. Per Roma e per i suoi cittadini vedere crollare un capolavoro come la casina liberty generò scandalo e rabbia. Solo nel 1977 il Comune di Roma acquisì il parco e le strutture in esso contenute. Iniziò un lungo iter burocratico che avrebbe dovuto dare nuova vita alle magioni dei Torlonia, mentre la casina andava incontro rapidamente alla rovina. Il 12 maggio 1989 una bimba di 11 anni morì mentre giocava tra le rovine della Serra Moresca, altra struttura Liberty coeva della casina delle Civette all’interno del parco. Due anni più tardi, proprio quando sembrava che i fondi per fare della casina il museo del Liberty fossero sbloccati, la maledizione toccò la residenza di Giovanni Torlonia. Per cause non accertate, il 22 luglio 1991 un incendio, alimentato dalle sterpaglie cresciute per l’incuria, mandò definitivamente in fumo i progetti di restauro.
Ma la civetta seppe trasformarsi in fenice, rinascendo dalle ceneri che l’incendio aveva generato. Dopo 8 miliardi di finanziamenti, sotto la guida della Soprintendenza capitolina per i Beni culturali, iniziò la lunga e complessa opera di restauro, durata dal 1992 al 1997. Per la seconda vita della Casina delle Civette, oggi aperta al pubblico come parte dei Musei di Villa Torlonia.
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Oltre quaranta parlamentari, tra cui i deputati di Forza Italia Paolo Formentini e Antonio Giordano, sostengono l’iniziativa per rafforzare la diplomazia parlamentare sul corridoio India-Middle East-Europe. Trieste indicata come hub europeo, focus su commercio e cooperazione internazionale.
È stato ufficialmente lanciato al Parlamento italiano il gruppo di amicizia dedicato all’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC), sotto la guida di Paolo Formentini, vicepresidente della Commissione Affari esteri, e di Antonio Giordano. Oltre quaranta parlamentari hanno già aderito all’iniziativa, volta a rafforzare la diplomazia parlamentare in un progetto considerato strategico per consolidare i rapporti commerciali e politici tra India, Paesi del Golfo ed Europa. L’Italia figura tra i firmatari originari dell’IMEC, presentato ufficialmente al G20 ospitato dall’India nel settembre 2023 sotto la presidenza del Consiglio Giorgia Meloni.
Formentini e Giordano sono sostenitori di lunga data del corridoio IMEC. Sotto la presidenza di Formentini, la Commissione Esteri ha istituito una struttura permanente dedicata all’Indo-Pacifico, che ha prodotto raccomandazioni per l’orientamento della politica italiana nella regione, sottolineando la necessità di legami più stretti con l’India.
«La nascita di questo intergruppo IMEC dimostra l’efficacia della diplomazia parlamentare. È un terreno di incontro e coesione e, con una iniziativa internazionale come IMEC, assume un ruolo di primissimo piano. Da Presidente del gruppo interparlamentare di amicizia Italia-India non posso che confermare l’importanza di rafforzare i rapporti Roma-Nuova Delhi», ha dichiarato il senatore Giulio Terzi di Sant’Agata, presidente della Commissione Politiche dell’Unione europea.
Il senatore ha spiegato che il corridoio parte dall’India e attraversa il Golfo fino a entrare nel Mediterraneo attraverso Israele, potenziando le connessioni tra i Paesi coinvolti e favorendo economia, cooperazione scientifica e tecnologica e scambi culturali. Terzi ha richiamato la visione di Shinzo Abe sulla «confluenza dei due mari», oggi ampliata dalle interconnessioni della Global Gateway europea e dal Piano Mattei.
«Come parlamentari italiani sentiamo la responsabilità di sostenere questo percorso attraverso una diplomazia forte e credibile. L’attività del ministro degli Esteri Antonio Tajani, impegnato a Riad sul dossier IMEC e pronto a guidare una missione in India il 10 e 11 dicembre, conferma l’impegno dell’Italia, che intende accompagnare lo sviluppo del progetto con iniziative concrete, tra cui un grande evento a Trieste previsto per la primavera 2026», ha aggiunto Deborah Bergamini, responsabile relazioni internazionali di Forza Italia.
All’iniziativa hanno partecipato ambasciatori di India, Israele, Egitto e Cipro, insieme ai rappresentanti diplomatici di Germania, Francia, Stati Uniti e Giordania. L’ambasciatore cipriota ha confermato che durante la presidenza semestrale del suo Paese sarà dedicata particolare attenzione all’IMEC, considerato strategico per il rapporto con l’India e il Medio Oriente e fondamentale per l’Unione europea.
La presenza trasversale dei parlamentari testimonia un sostegno bipartisan al rapporto Italia-India. Tra i partecipanti anche la senatrice Tiziana Rojc del Partito democratico e il senatore Marco Dreosto della Lega. Trieste, grazie alla sua rete ferroviaria merci che collega dodici Paesi europei, è indicata come principale hub europeo del corridoio.
Il lancio del gruppo parlamentare segue l’incontro tra il presidente Meloni e il primo ministro Modi al G20 in Sudafrica, che ha consolidato il partenariato strategico, rilanciato gli investimenti bilaterali e discusso la cooperazione per la stabilità in Indo-Pacifico e Africa. A breve è prevista una nuova missione economica guidata dal vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Tajani.
«L’IMEC rappresenta un passaggio strategico per rafforzare il ruolo del Mediterraneo nelle grandi rotte globali, proponendosi come alternativa competitiva alla Belt and Road e alle rotte artiche. Attraverso la rete di connessioni, potrà garantire la centralità economica del nostro mare», hanno dichiarato Formentini e Giordano, auspicando che altri parlamenti possano costituire gruppi analoghi per sostenere il progetto.
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