
Ex sindaco di Cazzago Brabbia, il paese in cui è nato (810 abitanti, in provincia di Varese), laureato con lode alla Bocconi, commercialista e revisore dei conti, Giorgetti piace a molti. Un po' perché non ama la ribalta e un po' perché parla poco. Risultato: gli hanno appiccicato addosso la nomea di Gianni Letta della Lega. Quando c'è da trattare sulla legge elettorale, Salvini manda avanti lui. E anche quando c'è da tenere i rapporti con le altre forze politiche in vista delle nomine. Se poi bisogna presentare il capo leghista alla comunità finanziaria è ancora Giorgetti a pensarci. Così, piano piano, il nome del deputato di Varese ha preso quota nella considerazione della gente che conta. Ad esempio, qualche giorno fa, un importante banchiere, parlando del governo e delle sfide che ha davanti dopo gli errori commessi da Renzi in fatto di regolamentazione europea degli istituti di credito, si è lasciato sfuggire un sospiro: a Palazzo Chigi ci vorrebbe uno come Giorgetti.
Insomma, ve l'ho fatta lunga, dipingendo il quadretto di un figlio di pescatore e di una operaia diventato onorevole, per dirvi che in queste ore Giorgetti è il nome più gettonato per la soluzione del rebus uscito il 4 marzo dalle urne. Come si sa nessuno ha i numeri per fare da solo, né Luigi Di Maio né Matteo Salvini. E dato che il Pd ha deciso di stare alla finestra in attesa di capire che cosa vuole fare in futuro (ammesso e non concesso che il Pd abbia un futuro), bisogna far correre la fantasia. In principio fra 5 stelle e Lega era circolata l'idea che, in caso di stallo, ci si potesse mettere d'accordo almeno per rifare la legge elettorale, per poi tornare rapidamente dagli elettori. Per questo i vincitori avevano deciso di spartirsi le Camere, nominando ognuno un presidente. Sembrava fatta e anche qui il prescelto fra i leghisti era Giorgetti, per la poltrona più alta di Montecitorio. Ma poi le cose si sono complicate, con i grillini a reclamare il seggio più jellato d'Italia (negli ultimi 20 anni chiunque vi abbia deposto le terga non ha avuto molta fortuna) e Berlusconi a rivendicare quello di Palazzo Madama per un forzista. Così è spuntata un'altra ipotesi: un pentastellato alla Camera e un azzurro al Senato. Possibile che la Lega si accontenti di avere in cambio solo un suo uomo come governatore del Friuli Venezia Giulia? Ovvio che no e allora ecco avanzare l'idea di Giorgetti premier, un nome capace di mettere d'accordo tanti, a cominciare da Di Maio e Salvini, che non dovrebbero stabilire chi fa il primo e chi il secondo dell'altro. Sarà lui dunque il 29° presidente del Consiglio della Repubblica italiana? Non è detto, perché alla fine anche quella che sembrava la soluzione del rebus all'ultimo minuto pare essersi dissolta per la voglia dei grillini di avere un loro presidente del Consiglio.
Sta di fatto che ieri circolava addirittura un programma del possibile governo 5 stelle-centrodestra. In tutto quattro o cinque punti, tra cui un reddito di cittadinanza light per non stressare i conti pubblici e un po' di manutenzione della Fornero, oltre a misure pro famiglia per contrastare la denatalità. Dagli interventi da approvare ovviamente non sarebbe escluso neppure un decreto per rendere immediate le espulsioni dei clandestini. E riassunto così, il piano di un esecutivo a due tinte non parrebbe neppure folle. Ma il problema è che alla pazza idea di mettere insieme grillini e leghisti sotto il cappello di Giorgetti forse non si arriverà. Comunque lo sapremo presto.




