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2023-09-05
Gibellina Photoroad, un grande festival di fotografia e arti visive
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Un festival «diffuso» per la città, tra i suoi edifici e le sue piazze monumentali, le sue chiese, il teatro di Consagra, l’orto botanico e il giardino segreto. E poi il MAC - Museo d’Arte Contemporanea , che quest’anno ospita «la mostra delle mostre»: Il paesaggio del pensiero, Gibellina 1980/1981/1982, una straordinaria raccolta di 29 scatti del grande fotoreporter napoletano Mimmo Jodice, il primo ad aver immortalato i luoghi del Belice straziati dal terremoto del ’68 e che quest’anno, per la prima volta dopo oltre mezzo secolo, torna con grande emozione nella cittadina siciliana. Una cittadina che è stata l’epicentro del sisma, ma che dalle sue macerie, come l’Araba Fenice, ha saputo a poco rinascere, trovando nella cultura il suo riscatto. Gibellina , oggi, è un importante polo artistico, un vero e proprio museo a cielo aperto, dove le vestigia di un tragico passato si fondono con il presente e guardano con ottimismo al futuro.
Passato, presente e futuro. Gli stessi elementi che fanno da filo conduttore al Gibellina Photoroad, una manifestazione che si sviluppa fra le architetture visionarie della città e che quest’anno ha come filo conduttore le «alterazioni», un tema vasto e complesso, che nella fotografia , come spiega la direttrice del festival, Arianna Catania, « … si esprime alla sua massima potenza… visto che (la fotografia) è un’arte che non solo interpreta il mondo, ma lo modifica, lo trasforma, lo altera … ».
Le mostre, gli artisti, le tematiche
Arte di sperimentazione estremamente intrigante, capace di elaborare linguaggi indipendenti aperti a innumerevoli letture, la fotografia - soprattutto con l’ascesa delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale – pone importanti questioni etiche e sociali, che il Gibellina Photoroad 2023 indaga attraverso lo sguardo di alcuni tra i più interessanti artisti di quest’edizione: tra questi, Catherine Leutenegger, pluripremiata artista visiva e fotografa svizzera, i cui scatti raccontano le «alterazioni» prodotte dalla stampa 3D, dimostrando così, come in un mondo post-digitale e iper-capitalista, il confine tra reale e virtuale sia diventato sempre più labile e indefnito.
Le meravigliose, coloratissime, astratte immagini del duo Entangled Others (le artiste Feileacan McCormick e Sofia Crespo) rivelano invece una lunga, ossessiva ricerca di «altri digitali», mentre in Lunacy, il fotografo olandese Sjoerd Knibbeler propone una serie di scatti a modelli in scala di navicelle spaziali in legno, immortalati al chiaro di luna in uno studio all'aperto. E il risultato è davvero sorprendente…
Di «alterazioni», intese come combinazioni e manipolazioni di immagini, parlano anche le creazioni del giapponese Kensuke Koike, che, in Fragmented Identity, presenta opere d’arte tridimensionali composte da vari elementi. Trattasi di opere interattive che esplorano il concetto di identità, incoraggiando gli spettatori a testare la propria creatività e suscitando una riflessione sul ruolo della tecnologia nell’arte e su come gli strumenti digitali possano essere utilizzati per creare nuove forme di esperienze coinvolgenti.
Più declinata su questioni ambientali, Mare Omnis, la splendida mostra del noto fotografo Francesco Zizola che racconta dell’ecosistema marino attraverso forme di pesca tradizionali, locali e sostenibili, mentre il mare immortalato negli intensi scatti di Matteo Delbò è quello terribile e crudele dei naufragi e delle stragi nel Mediterrano: Primo Sonno è il titolo del suo reportage e nessuno può restare indifferente a tanto dolore…
Si intitola invece Χθόνιος il bel lavoro dell’artista e fotografa tarantina Alessandra Calò, un progetto che è il risultato di ore di cammino, osservazione e ascolto di tutti gli elementi vivi che compongono l’isola di Favignana: la terra, la pietra, la gente, le leggende, le suggestioni, il mito. Un omaggio – dovuto - alla sicilianità e a questa importante manifestazione, che dal 2016 accende su Gibellina il potente faro della cultura.
Il programma completo delle mostre è disponibie sul sito del Festival
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Sino al 30 settembre, il festival di arti visive e fotografia contemporanea animerà la piccola cittadina del Belice, risorta a nuova vita dopo il terremoto del ’68. Una manifestazione di grande valore artistico e culturale, che rende omaggio alla fotografia come arte di sperimentazione aperta a nuove tecniche e a nuovi linguaggi, dalla realtà aumentata all’intelligenza artificiale. Dal maestro Mimmo Jodice ai grandi fotografi di Magnum Jonas Bendiksen e Francesco Zizola, ben 49 gli artisti coinvolti nella manifestazione e 34 le mostre in programma.Un festival «diffuso» per la città, tra i suoi edifici e le sue piazze monumentali, le sue chiese, il teatro di Consagra, l’orto botanico e il giardino segreto. E poi il MAC - Museo d’Arte Contemporanea , che quest’anno ospita «la mostra delle mostre»: Il paesaggio del pensiero, Gibellina 1980/1981/1982, una straordinaria raccolta di 29 scatti del grande fotoreporter napoletano Mimmo Jodice, il primo ad aver immortalato i luoghi del Belice straziati dal terremoto del ’68 e che quest’anno, per la prima volta dopo oltre mezzo secolo, torna con grande emozione nella cittadina siciliana. Una cittadina che è stata l’epicentro del sisma, ma che dalle sue macerie, come l’Araba Fenice, ha saputo a poco rinascere, trovando nella cultura il suo riscatto. Gibellina , oggi, è un importante polo artistico, un vero e proprio museo a cielo aperto, dove le vestigia di un tragico passato si fondono con il presente e guardano con ottimismo al futuro. Passato, presente e futuro. Gli stessi elementi che fanno da filo conduttore al Gibellina Photoroad, una manifestazione che si sviluppa fra le architetture visionarie della città e che quest’anno ha come filo conduttore le «alterazioni», un tema vasto e complesso, che nella fotografia , come spiega la direttrice del festival, Arianna Catania, « … si esprime alla sua massima potenza… visto che (la fotografia) è un’arte che non solo interpreta il mondo, ma lo modifica, lo trasforma, lo altera … ».Le mostre, gli artisti, le tematicheArte di sperimentazione estremamente intrigante, capace di elaborare linguaggi indipendenti aperti a innumerevoli letture, la fotografia - soprattutto con l’ascesa delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale – pone importanti questioni etiche e sociali, che il Gibellina Photoroad 2023 indaga attraverso lo sguardo di alcuni tra i più interessanti artisti di quest’edizione: tra questi, Catherine Leutenegger, pluripremiata artista visiva e fotografa svizzera, i cui scatti raccontano le «alterazioni» prodotte dalla stampa 3D, dimostrando così, come in un mondo post-digitale e iper-capitalista, il confine tra reale e virtuale sia diventato sempre più labile e indefnito.Le meravigliose, coloratissime, astratte immagini del duo Entangled Others (le artiste Feileacan McCormick e Sofia Crespo) rivelano invece una lunga, ossessiva ricerca di «altri digitali», mentre in Lunacy, il fotografo olandese Sjoerd Knibbeler propone una serie di scatti a modelli in scala di navicelle spaziali in legno, immortalati al chiaro di luna in uno studio all'aperto. E il risultato è davvero sorprendente…Di «alterazioni», intese come combinazioni e manipolazioni di immagini, parlano anche le creazioni del giapponese Kensuke Koike, che, in Fragmented Identity, presenta opere d’arte tridimensionali composte da vari elementi. Trattasi di opere interattive che esplorano il concetto di identità, incoraggiando gli spettatori a testare la propria creatività e suscitando una riflessione sul ruolo della tecnologia nell’arte e su come gli strumenti digitali possano essere utilizzati per creare nuove forme di esperienze coinvolgenti. Più declinata su questioni ambientali, Mare Omnis, la splendida mostra del noto fotografo Francesco Zizola che racconta dell’ecosistema marino attraverso forme di pesca tradizionali, locali e sostenibili, mentre il mare immortalato negli intensi scatti di Matteo Delbò è quello terribile e crudele dei naufragi e delle stragi nel Mediterrano: Primo Sonno è il titolo del suo reportage e nessuno può restare indifferente a tanto dolore…Si intitola invece Χθόνιος il bel lavoro dell’artista e fotografa tarantina Alessandra Calò, un progetto che è il risultato di ore di cammino, osservazione e ascolto di tutti gli elementi vivi che compongono l’isola di Favignana: la terra, la pietra, la gente, le leggende, le suggestioni, il mito. Un omaggio – dovuto - alla sicilianità e a questa importante manifestazione, che dal 2016 accende su Gibellina il potente faro della cultura.Il programma completo delle mostre è disponibie sul sito del Festival
«Wonder Man» (Disney+)
La nuova serie, su Disney+ da mercoledì 28 gennaio, segue Simon Williams, supereroe con identità segreta, alle prese con una carriera da attore e la sorveglianza del Dipartimento per il controllo dei danni. Tra quotidiano e straordinario, lo show intrattiene senza promettere rivoluzioni.
L'idea è ormai sedimentata. I supereroi, la cui narrazione un tempo era appannaggio di pochi e magnifici film, sarebbero stati sfruttati dalla serialità televisiva. Un do ut des, perché la domanda non rimanesse mai senza risposta e perché anche i personaggi minori degli universi fumettistici potessero trovare un loro spazio. Ci sarebbe stata reciprocità, uno scambio consensuale fra il pubblico e la parte creativa. E così, in questi ultimi anni, è stato. Così continuerà ad essere.
Wonder Man, su Disney+ da mercoledì 28 gennaio, sembra portare avanti quel che è iniziato diverse stagioni fa, l'idea ormai sedimentata. Al centro, dunque, non ha alcun personaggio noto. Non ai più. Protagonista dello show è Simon Williams, un ragazzo all'apparenza ordinario, impegnato a intraprendere una carriera da attore. Parrebbe desiderare quello che tanti, come lui, desiderano: un posto nel mondo patinato dello spettacolo, sotto i riflettori, dove il lavoro si possa mescolare al gioco e il gioco al divertimento. Per farlo, parrebbe anche disposto a tutto. Ivi compreso nascondere quel che più lo renderebbe straordinario, i suoi super poteri. Simon Williams, di cui è stato raccontato (ad oggi) solo all'interno dei fumetti, non è un uomo qualunque, ma un supereroe. Un supereroe che il Dipartimento per il Controllo dei Danni, guidato dall'agente P. Cleary, considera alla stregua di una minaccia. Troppo spesso i supereroi si sono ritagliati ruoli che, all'interno della società, non avrebbero dovuto ricoprire. Troppo spesso i media sono andati loro dietro, accecati da quell'abbaglio che il Dipartimento vuole denunciare come tale.Williams abbozza, concentrando ogni energia su di sé, l'occultamento dei poteri e la carriera da attore. Una carriera che potrebbe prendere il volo, qualora il ragazzo riuscisse ad aggiudicarsi la parte del protagonista in un remake d'autore.Wonder Man si muove così, su un binario duplice, sfruttando l'alterità tra identità segreta e identità pubblica. C'è l'uomo, quello semplice e comune, con i drammi e le difficoltà, le gioie e l'evolversi di un quotidiano che in nulla differisce da quello di chi guardi. E c'è il supereroe, messo alle strette da un'istituzione ambigua, che vorrebbe controllarne il potenziale. Non è irrinunciabile e non promette di inaugurare un nuovo filone, una nuova epopea. Però, intrattiene, con quel po' di genuina magia che i supereroi sanno portarsi appresso.
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