
L’ultimo contatto è stato il 18 luglio quando Prevost ha chiamato Netanyahu dopo i bombardamenti della chiesa di Gaza per dire: cessate il fuoco e non fate diventare i luoghi di culto bersagli. Poi un lungo silenzio nonostante Leone XIV abbia ribadito «non tolleriamo l’antisemitismo e lo combattiamo, vogliamo approfondire il dialogo con i fratelli ebrei nonostante i malintesi attuali».
Ma ieri non è stato un malinteso è, come ha detto il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, bensì «un’offesa, non solo per i credenti». Benjamin Netanyahu è andato molto oltre il consentito. La polizia israeliana ha impedito al Patriarca di Gerusalemme il cardinale Pierbattista Pizzaballa - che ha ottimi rapporti col rabbinato italiano - e al Custode di Terra Santa padre Francesco Ielpo di entrare nella chiesa del Santo Sepolcro, nella parte antica di Gerusalemme, per celebrare la Messa della Domenica delle Palme: liturgia essenziale ed esiziale per i cattolici. Sono stati bloccati e costretti a forza dai gendarmi a tornare indietro. Non era mai avvenuto prima. Il patriarcato di Gerusalemme ha reagito: «Questa decisione affrettata e fondamentalmente errata, viziata da considerazioni improprie, rappresenta un’estrema violazione dei principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo». Dal Patriarcato si sottolinea: «Si tratta di un grave precedente, s’ignora la sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme».
Il cardinale Pizzaballa ha fatto sapere che le «autorità religiose hanno sempre rispettato le disposizioni di sicurezza» con padre Ielpo «esprimono il loro profondo rammarico ai fedeli cristiani in Terra Santa e in tutto il mondo per il fatto che la preghiera in uno dei giorni più sacri del calendario cristiano sia stata così impedita». Sul monte degli Ulivi si è comunque tenuta una celebrazione senza fedeli né giornalisti. Dal Getsemani Pizzaballa ha ribadito: «Oggi i nostri fratelli e sorelle non possono unirsi alle voci della processione, oggi portiamo la croce. Una croce che non è un peso per noi, ma la fonte della vera pace». Il Vaticano ha reagito con forza, con Papa Leone XIV, che pensa a Pizzaballa come successore del cardinale Pietro Parolin alla segreteria di Stato, che ha lanciato, durante l’Angelus di ieri, un segnale chiaro: «Siamo più che mai vicini con la preghiera ai cristiani in Medioriente che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi».
Il rifiuto d’Israele si è invece trasformato in un caso diplomatico tra Roma e Tel Aviv. Giorgia Meloni ha telefonato a Pizzaballa esprimendolo a lui e padre Ielpo la solidarietà del Governo italiano e ha sottolineato: «Il Santo Sepolcro di Gerusalemme è luogo sacro della cristianità, e in quanto tale da preservare e tutelare per la celebrazione dei riti sacri». Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato per oggi l’ambasciatore israeliano e ha dato mandato al nostro ambasciatore in Israele di esprimere «il nostro sdegno e confermare la posizione italiana a tutela, sempre ed in ogni circostanza, della libertà di religione; piena solidarietà al cardinale Pizzaballa e padre Ielpo, è inaccettabile aver loro impedito di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro».
Dello stesso tenore le dichiarazioni di Guido Crosetto, Matteo Salvini, Stefania Craxi e del presidente della Camera Lorenzo Fontana. La segretaria del Pd Elly Schlein accusa: «La violenza cieca e la protervia senza limiti del Governo israeliano ha raggiunto anche uno dei luoghi più sacri della Cristianità, offendendo la dignità dei credenti e umiliando l’intera comunità cristiana. Il Governo italiano esprima forte la sua condanna e prenda una volta per tutte le distanze dal criminale Governo Netanyahu». Anche il presidente francese Emmanuel Macron su X si è espresso: «Condanno la decisione della polizia israeliana che si aggiunge alla preoccupante moltiplicazione delle violazioni dello statuto dei luoghi santi di Gerusalemme; la libertà di culto deve essere garantita per tutte le confessioni».
Mentre a Gaza padre Gabriele Romanelli con decine di fedeli riuniti per «le palme» nella chiesa della Sacra Famiglia esortava a pregare «per la comunità cristiana di Gerusalemme, che quest’anno non può celebrare questa solennità come al solito» da Tel Aviv hanno tentato una qualche spiegazione. L’ambasciatore in Italia Jonathan Peled illustra: «I Luoghi Sacri di Gerusalemme, incluso il Muro del Pianto, sono attualmente chiusi ai fedeli di tutte le religioni: ebraica, cristiana e musulmana. Ciò si è reso necessario a seguito dei missili lanciati verso Israele dal regime iraniano, ma Israele sta lavorando per individuare una soluzione alternativa, ribadendo che la protezione della vita umana deve prevalere su ogni altra considerazione».
Secondo la polizia di Gerusalemme il cardinal Pizzaballa era stato ampiamente avvertito: la sua richiesta esaminata sabato scorso non poteva essere approvata esclusivamente per motivi di sicurezza, con l’obiettivo primario di salvaguardare la vita umana dato che i luoghi santi sono sprovvisti di rifugi. Secondo la polizia il porporato cattolico avrebbe forzato il blocco da qui l’allontanamento perché «la libertà di culto continuerà ad essere tutelata, fatte salve le necessarie restrizioni».






