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2022-07-15
Neppure Gentiloni può nascondere la crisi: «Recessione senza gas da Mosca»
Paolo Gentiloni (Ansa)
Sale la febbre del gas in Europa. I prezzi restano stabili, ma si avvertono le prime serie tensioni nell’approvvigionamento fisico. A sorpresa, in Germania, il regolatore energetico Bundesnetzagentur ha rivelato ieri che nei giorni scorsi ci sono stati alcuni importanti prelievi di gas da stoccaggio (anziché iniezioni), cosa assai inusuale d’estate. Il regolatore ha spiegato che ciò si è reso necessario per soddisfare la domanda. «Questo sviluppo rende difficile raggiungere i livelli di giacenza necessari per l’inverno», si legge nel comunicato.
Ciò significa che già adesso in Germania non c’è gas sufficiente per tutte le attività, stoccaggi compresi. Uno sviluppo inatteso, che complica la già difficile corsa per mettere in sicurezza l’approvvigionamento invernale. Si avvicina sempre di più il momento in cui il governo tedesco dovrà dichiarare il terzo stadio dell’emergenza gas e quindi l’avvio del razionamento della domanda di energia. La sensazione diffusa ormai in tutte la capitali europee (esclusa Roma, in tutt’altre faccende affaccendata) è che il Nord Stream 1 non riaprirà al termine delle manutenzioni il 21 luglio, oppure, se anche riaprisse, in autunno comunque si dovrà fare a meno del gas russo.
Da diversi giorni ormai sia i membri del governo tedesco sia i funzionari della Commissione europea ne parlano apertamente. Persino il presidente francese Emmanuel Macron ieri, nel corso di una intervista televisiva nella ricorrenza del 14 luglio, ha detto: «È probabile che la Russia tagli i flussi di gas. Questo rappresenta uno scenario molto difficile per l’Europa e richiederà una mobilitazione generale e una “sobrietà”». Ieri si sono registrate anche le parole, alquanto sibilline, della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova: «Parlando dell’ulteriore funzionamento del gasdotto (Nord Stream 1, ndr), molto dipenderà dai nostri partner in termini di domanda di gas e di prevenzione delle conseguenze di misure restrittive illegali, sanzioni unilaterali sul suo funzionamento, proprio come è accaduto, ad esempio, per la riparazione di una turbina Siemens in Canada».
A proposito di sobrietà, il 20 luglio la Commissione europea presenterà le sue linee guida per i razionamenti di energia e da Bruxelles, ieri, il commissario Paolo Gentiloni, presentando le nuove previsioni per l’estate sull’andamento economico dell’Unione, ha parlato anche della crisi del gas. Una interruzione immediata dei flussi dalla Russia, ha detto, «porterebbe l’economia europea alla recessione nella seconda metà di quest’anno e contribuirebbe ulteriormente alla depressione dell’attività economica nel prossimo anno. Alla luce degli eventi recenti tale rischio è diventato più concreto, più di uno scenario ipotetico ed è una situazione per cui dobbiamo prepararci. Una tempesta è possibile ma ancora non siamo arrivati a quel momento». Gentiloni ha poi derubricato ad accademia la discussione sul tetto al prezzo del gas, proposto con insistenza dal governo italiano: «Non è una proposta su cui decideremo nei prossimi giorni e nella situazione attuale, è una possibilità futura nel caso di un ulteriore deterioramento».
Le previsioni economiche d’estate della Commissione europea, illustrate da Gentiloni, sono tutt’altro che rosee. Le stime di crescita per il 2023 sono state riviste drasticamente al ribasso (1,5% contro il 2,3% presentato nel maggio scorso), mentre quelle per il 2022 rimangono inalterate al 2,7%, ma solo a causa dell’imprevisto miglior risultato del primo trimestre. Nella seconda parte dell’anno la crescita prevista è pari a zero. Con uno dei suoi arditi eufemismi, Gentiloni ha affermato che «l’economia europea sta passando da una fase di rallentamento della crescita a una di frenata».
Non è mancato un commento sull’andamento dell’euro. «Si tratta di un apprezzamento del dollaro più che di un deprezzamento dell’euro, dovuto a un meccanismo di bene rifugio e non è un fattore positivo. L’euro dimostra la sua forza ma il dollaro si sta rafforzando di più». Affermazioni temerarie, considerato che nelle ultime due settimane l’euro ha perso quasi il 2% sulla sterlina britannica e quasi il 4% sulla lira turca (per tacere del rublo). Il calo dell’euro fa bene alle esportazioni ma rende più costose le importazioni di petrolio e derivati, indebolendo ulteriormente l’economia e tenendo alta l’inflazione.
La chiusura totale dei gasdotti dalla Russia provocherebbe una grave recessione in Europa, determinando un nuovo shock dal lato dell’offerta che avrebbe ripercussioni mondiali. Sembra chiaro, ormai, che provocare una recessione delle economie occidentali è l’unico modo per rendere efficaci le sanzioni alla Russia, abbassando le sue entrate nelle vendite di energia. Nessun governo, però, avrebbe potuto dire esplicitamente questo ai cittadini, preannunciando sofferenze persino maggiori di quelle inflitte al sanzionato.
Resta il dubbio che il governo tedesco possa accettare di trascinare il Paese in una pesante recessione senza reagire, magari utilizzando il Nord Stream 2, gasdotto funzionante e pronto a partire. Proprio su questo punta la Russia: costringere la Germania a scegliere tra la fedeltà atlantica, a prezzo di una dolorosissima recessione, e la sopravvivenza economica, a discapito dei desideri degli Usa. Per il cancelliere tedesco Olaf Scholz questo resta il grande dilemma, che prima o poi dovrà essere sciolto.
Stangata dalla siccità: la spesa costerà 8 miliardi in più
Tornano a salire le temperature e l’agricoltura è allo stremo. Senza interventi per mitigare i danni della siccità c’è il rischio di abbandono dei campi e di una gigantesca impennata dell’inflazione alimentare.
Ieri durante un incontro con il ministro Stefano Patuanelli per la sigla di un importante accordo di filiera sul tabacco, settore che paga una doppia crisi: consumo e mancanza d’acqua, con Philip Morris (l’accordo vale 82 milioni in Campania, 77 in Umbria e 65 in Veneto) la Coldiretti è tornata a chiedere interventi urgenti. Il governo che ancora non ha emanato il decreto per il sostegno alle imprese è però in procinto di varare lo stato di calamità per Lazio, Umbria Liguria e Toscana che si aggiungono a Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Secondo le ultime rilevazioni il danno complessivo accertato è pari a 3 miliardi di euro e si è perso oltre un terzo della produzione estiva. Quasi la metà delle aziende agricole, oltre 330.000, non è in condizione di lavorare, il 10% ha cessato l’attività e un terzo sta lavorando in perdita.
Le cause sono tre: i prezzi all’origine dei prodotti agricoli nonostante la siccità sono rimasti fermi, i costi sono aumentati esponenzialmente per il combinato disposto di inflazione, conflitto ucraino e scarsità delle materie prime, i raccolti sono in larga parte perduti. Quest’anno mancherà un terzo del grano duro e del riso, il 20% di grano tenero e di frutta che è stata letteralmente bruciata dal caldo e dalla siccità sulle piante e c’è fortissima preoccupazione per il latte, siamo già al meno 20%, perché le vacche non hanno abbastanza mangime e non bevono.
Un particolare allarme è stato lanciato per i frutti di mare nella zona del Po. Mancando l’apporto di acqua dolce, il cuneo salino è intanto risalito di oltre 35 chilometri e ha bruciato tutte le orticole nella zona del Delta con un impatto sulla produzione nazionale di oltre il 10%. Le coltivazioni di cozze, di vongole e di ostriche non ricevono nutrimento e si prevedono cali di produzione di oltre un terzo. L’impatto sui consumatori sarà devastante con un rincaro dei prezzi alimentari che porterà ad un aggravio della spesa alimentare di oltre 8 miliardi. Ma, come sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, «questi aumenti non vanno affatto a sostegno degli agricoltori.
È tempo che si cominci a denunciare manovre speculative e pratiche sleali che peraltro, con la scusa del conflitto, si sono accentuate sui prodotti alimentari, che vanno dai tentativi di ridurre la qualità e la quantità dei prodotti offerti sugli scaffali, alle etichette ingannevoli fino al taglio dei compensi riconosciuti agli agricoltori al di sotto dei costi di produzione». Gli esempi sono molti: la farina viene pagata ancora 40 centesimi al chilo mentre il pane è arrivato a sfiorare i 5 euro.
Ma un caso eclatante è quello della passata di pomodoro. In una bottiglia di passata da 700 cc in vendita mediamente a 1,3 euro oltre la metà del valore (53%), secondo la Coldiretti, è il margine della distribuzione commerciale con le promozioni, il 18% sono i costi di produzione industriali, il 10% è il costo della bottiglia, l’8% è il valore riconosciuto al pomodoro, il 6% ai trasporti, il 3% al tappo e all’etichetta e il 2% per la pubblicità. È per questo che il sottosegretario all’agricoltura Gian Marco Centinaio (Lega) continua a sollecitare accordi di filiera, peraltro chiesti a gran voce da Coldiretti e proposti da Luigi Scordamaglia , consigliere delegato di Filiera Italia.
Perché, diversamente, il rischio è che le aziende agricole abbandonino del tutto l’attività aggravando la nostra dipendenza dall’estero visto che produciamo appena il 36% del grano tenero, il 53% del mais, il 56% del grano duro per la pasta e il 73% dell’orzo. Incrementare le importazioni significa altra inflazione in un comparto essenziale che sta già scontando aumenti fuori controllo: dal più 170% dei concimi al più 90% dei mangimi fino al 129% di aumento per il gasolio.
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Stime di crescita 2023 riviste al ribasso. La Germania ricorre già agli stoccaggi di riserva. In Francia, Macron parla di «sobrietà».Stangata dalla siccità: la spesa costerà 8 miliardi in più. L’allarme della Coldiretti: in crisi la produzione di latte, grano, riso, ortaggi. Rincari fuori controllo per pane e passata di pomodoro.Lo speciale contiene due articoli.Sale la febbre del gas in Europa. I prezzi restano stabili, ma si avvertono le prime serie tensioni nell’approvvigionamento fisico. A sorpresa, in Germania, il regolatore energetico Bundesnetzagentur ha rivelato ieri che nei giorni scorsi ci sono stati alcuni importanti prelievi di gas da stoccaggio (anziché iniezioni), cosa assai inusuale d’estate. Il regolatore ha spiegato che ciò si è reso necessario per soddisfare la domanda. «Questo sviluppo rende difficile raggiungere i livelli di giacenza necessari per l’inverno», si legge nel comunicato. Ciò significa che già adesso in Germania non c’è gas sufficiente per tutte le attività, stoccaggi compresi. Uno sviluppo inatteso, che complica la già difficile corsa per mettere in sicurezza l’approvvigionamento invernale. Si avvicina sempre di più il momento in cui il governo tedesco dovrà dichiarare il terzo stadio dell’emergenza gas e quindi l’avvio del razionamento della domanda di energia. La sensazione diffusa ormai in tutte la capitali europee (esclusa Roma, in tutt’altre faccende affaccendata) è che il Nord Stream 1 non riaprirà al termine delle manutenzioni il 21 luglio, oppure, se anche riaprisse, in autunno comunque si dovrà fare a meno del gas russo. Da diversi giorni ormai sia i membri del governo tedesco sia i funzionari della Commissione europea ne parlano apertamente. Persino il presidente francese Emmanuel Macron ieri, nel corso di una intervista televisiva nella ricorrenza del 14 luglio, ha detto: «È probabile che la Russia tagli i flussi di gas. Questo rappresenta uno scenario molto difficile per l’Europa e richiederà una mobilitazione generale e una “sobrietà”». Ieri si sono registrate anche le parole, alquanto sibilline, della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova: «Parlando dell’ulteriore funzionamento del gasdotto (Nord Stream 1, ndr), molto dipenderà dai nostri partner in termini di domanda di gas e di prevenzione delle conseguenze di misure restrittive illegali, sanzioni unilaterali sul suo funzionamento, proprio come è accaduto, ad esempio, per la riparazione di una turbina Siemens in Canada».A proposito di sobrietà, il 20 luglio la Commissione europea presenterà le sue linee guida per i razionamenti di energia e da Bruxelles, ieri, il commissario Paolo Gentiloni, presentando le nuove previsioni per l’estate sull’andamento economico dell’Unione, ha parlato anche della crisi del gas. Una interruzione immediata dei flussi dalla Russia, ha detto, «porterebbe l’economia europea alla recessione nella seconda metà di quest’anno e contribuirebbe ulteriormente alla depressione dell’attività economica nel prossimo anno. Alla luce degli eventi recenti tale rischio è diventato più concreto, più di uno scenario ipotetico ed è una situazione per cui dobbiamo prepararci. Una tempesta è possibile ma ancora non siamo arrivati a quel momento». Gentiloni ha poi derubricato ad accademia la discussione sul tetto al prezzo del gas, proposto con insistenza dal governo italiano: «Non è una proposta su cui decideremo nei prossimi giorni e nella situazione attuale, è una possibilità futura nel caso di un ulteriore deterioramento».Le previsioni economiche d’estate della Commissione europea, illustrate da Gentiloni, sono tutt’altro che rosee. Le stime di crescita per il 2023 sono state riviste drasticamente al ribasso (1,5% contro il 2,3% presentato nel maggio scorso), mentre quelle per il 2022 rimangono inalterate al 2,7%, ma solo a causa dell’imprevisto miglior risultato del primo trimestre. Nella seconda parte dell’anno la crescita prevista è pari a zero. Con uno dei suoi arditi eufemismi, Gentiloni ha affermato che «l’economia europea sta passando da una fase di rallentamento della crescita a una di frenata».Non è mancato un commento sull’andamento dell’euro. «Si tratta di un apprezzamento del dollaro più che di un deprezzamento dell’euro, dovuto a un meccanismo di bene rifugio e non è un fattore positivo. L’euro dimostra la sua forza ma il dollaro si sta rafforzando di più». Affermazioni temerarie, considerato che nelle ultime due settimane l’euro ha perso quasi il 2% sulla sterlina britannica e quasi il 4% sulla lira turca (per tacere del rublo). Il calo dell’euro fa bene alle esportazioni ma rende più costose le importazioni di petrolio e derivati, indebolendo ulteriormente l’economia e tenendo alta l’inflazione.La chiusura totale dei gasdotti dalla Russia provocherebbe una grave recessione in Europa, determinando un nuovo shock dal lato dell’offerta che avrebbe ripercussioni mondiali. Sembra chiaro, ormai, che provocare una recessione delle economie occidentali è l’unico modo per rendere efficaci le sanzioni alla Russia, abbassando le sue entrate nelle vendite di energia. Nessun governo, però, avrebbe potuto dire esplicitamente questo ai cittadini, preannunciando sofferenze persino maggiori di quelle inflitte al sanzionato.Resta il dubbio che il governo tedesco possa accettare di trascinare il Paese in una pesante recessione senza reagire, magari utilizzando il Nord Stream 2, gasdotto funzionante e pronto a partire. Proprio su questo punta la Russia: costringere la Germania a scegliere tra la fedeltà atlantica, a prezzo di una dolorosissima recessione, e la sopravvivenza economica, a discapito dei desideri degli Usa. Per il cancelliere tedesco Olaf Scholz questo resta il grande dilemma, che prima o poi dovrà essere sciolto.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/gentiloni-crisi-recessione-senza-gas-2657677028.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="stangata-dalla-siccita-la-spesa-costera-8-miliardi-in-piu" data-post-id="2657677028" data-published-at="1657872442" data-use-pagination="False"> Stangata dalla siccità: la spesa costerà 8 miliardi in più Tornano a salire le temperature e l’agricoltura è allo stremo. Senza interventi per mitigare i danni della siccità c’è il rischio di abbandono dei campi e di una gigantesca impennata dell’inflazione alimentare. Ieri durante un incontro con il ministro Stefano Patuanelli per la sigla di un importante accordo di filiera sul tabacco, settore che paga una doppia crisi: consumo e mancanza d’acqua, con Philip Morris (l’accordo vale 82 milioni in Campania, 77 in Umbria e 65 in Veneto) la Coldiretti è tornata a chiedere interventi urgenti. Il governo che ancora non ha emanato il decreto per il sostegno alle imprese è però in procinto di varare lo stato di calamità per Lazio, Umbria Liguria e Toscana che si aggiungono a Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Secondo le ultime rilevazioni il danno complessivo accertato è pari a 3 miliardi di euro e si è perso oltre un terzo della produzione estiva. Quasi la metà delle aziende agricole, oltre 330.000, non è in condizione di lavorare, il 10% ha cessato l’attività e un terzo sta lavorando in perdita. Le cause sono tre: i prezzi all’origine dei prodotti agricoli nonostante la siccità sono rimasti fermi, i costi sono aumentati esponenzialmente per il combinato disposto di inflazione, conflitto ucraino e scarsità delle materie prime, i raccolti sono in larga parte perduti. Quest’anno mancherà un terzo del grano duro e del riso, il 20% di grano tenero e di frutta che è stata letteralmente bruciata dal caldo e dalla siccità sulle piante e c’è fortissima preoccupazione per il latte, siamo già al meno 20%, perché le vacche non hanno abbastanza mangime e non bevono. Un particolare allarme è stato lanciato per i frutti di mare nella zona del Po. Mancando l’apporto di acqua dolce, il cuneo salino è intanto risalito di oltre 35 chilometri e ha bruciato tutte le orticole nella zona del Delta con un impatto sulla produzione nazionale di oltre il 10%. Le coltivazioni di cozze, di vongole e di ostriche non ricevono nutrimento e si prevedono cali di produzione di oltre un terzo. L’impatto sui consumatori sarà devastante con un rincaro dei prezzi alimentari che porterà ad un aggravio della spesa alimentare di oltre 8 miliardi. Ma, come sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, «questi aumenti non vanno affatto a sostegno degli agricoltori. È tempo che si cominci a denunciare manovre speculative e pratiche sleali che peraltro, con la scusa del conflitto, si sono accentuate sui prodotti alimentari, che vanno dai tentativi di ridurre la qualità e la quantità dei prodotti offerti sugli scaffali, alle etichette ingannevoli fino al taglio dei compensi riconosciuti agli agricoltori al di sotto dei costi di produzione». Gli esempi sono molti: la farina viene pagata ancora 40 centesimi al chilo mentre il pane è arrivato a sfiorare i 5 euro. Ma un caso eclatante è quello della passata di pomodoro. In una bottiglia di passata da 700 cc in vendita mediamente a 1,3 euro oltre la metà del valore (53%), secondo la Coldiretti, è il margine della distribuzione commerciale con le promozioni, il 18% sono i costi di produzione industriali, il 10% è il costo della bottiglia, l’8% è il valore riconosciuto al pomodoro, il 6% ai trasporti, il 3% al tappo e all’etichetta e il 2% per la pubblicità. È per questo che il sottosegretario all’agricoltura Gian Marco Centinaio (Lega) continua a sollecitare accordi di filiera, peraltro chiesti a gran voce da Coldiretti e proposti da Luigi Scordamaglia , consigliere delegato di Filiera Italia. Perché, diversamente, il rischio è che le aziende agricole abbandonino del tutto l’attività aggravando la nostra dipendenza dall’estero visto che produciamo appena il 36% del grano tenero, il 53% del mais, il 56% del grano duro per la pasta e il 73% dell’orzo. Incrementare le importazioni significa altra inflazione in un comparto essenziale che sta già scontando aumenti fuori controllo: dal più 170% dei concimi al più 90% dei mangimi fino al 129% di aumento per il gasolio.
Un duello tra Lautaro Martinez e Scott McTominay durante Inter-Napoli della scorsa stagione (Getty Images)
A nemmeno due settimane di distanza dalla fine del campionato, la Serie A versione 2026/2027 ha già preso forma con la tradizionale compilazione del calendario. Per il secondo anno consecutivo il Teatro Regio di Parma, nell'ambito del Festival della Serie A, ha ospitato la cerimonia che ha svelato le 38 giornate della prossima stagione.
Il campionato scatterà nel weekend del 22-23 agosto e si concluderà il 29-30 maggio 2027. Confermato il calendario asimmetrico tra andata e ritorno, mentre la principale novità riguarda le soste per le nazionali: tra fine settembre e inizio ottobre ci sarà una pausa unica di due settimane consecutive, alle quali si aggiungeranno gli stop di novembre e marzo. Previsti inoltre due turni infrasettimanali, il 28 ottobre e il 6 gennaio, oltre alla sosta natalizia del 26 e 27 dicembre.
L'avvio propone subito partite interessanti e affatto banali. I campioni d'Italia dell'Inter debutteranno a San Siro contro il Monza, mentre Napoli e Juventus inizieranno entrambe in trasferta, rispettivamente a Genova e Frosinone. Impegno esterno anche per il Milan, atteso dal Torino, mentre la Roma riceverà la Fiorentina all'Olimpico. Per assistere ai primi incroci di alta classifica non bisognerà però aspettare molto. Già alla terza giornata il calendario mette di fronte Juventus e Milan da una parte, Inter e Napoli dall'altra. Un doppio confronto che potrebbe offrire indicazioni interessanti fin dalle prime settimane della stagione. Il primo derby della Madonnina è invece fissato alla decima giornata, il 1° novembre, nello stesso turno in cui andrà in scena anche Juventus-Napoli. Al termine del girone d'andata, alla diciannovesima giornata, spazio al primo Derby d'Italia con Inter-Juventus a San Siro.
Anche il ritorno si annuncia particolarmente intenso. Alla ventiduesima giornata si giocheranno Napoli-Inter e Milan-Juventus, mentre due settimane più tardi, nel weekend di San Valentino, il calendario propone un altro doppio appuntamento di cartello con Inter-Milan e Napoli-Juventus. Restano inoltre i vincoli legati agli impegni europei. Nelle giornate collocate tra due turni delle coppe Uefa le squadre impegnate in Champions League non potranno affrontare quelle partecipanti a Europa League e Conference League, una scelta pensata per distribuire in modo più equilibrato gli impegni durante la stagione.
Dietro la compilazione delle 38 giornate c'è stato ancora una volta il lavoro dell'algoritmo utilizzato dalla Lega Serie A, chiamato a gestire contemporaneamente decine di vincoli tra derby, alternanza casa-trasferta, soste per le nazionali, coppe europee e disponibilità degli impianti. Un supporto tecnologico ormai diventato centrale nella costruzione del calendario. Ad aprire la cerimonia è stato il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, che ha rivendicato la crescita dell'interesse attorno al campionato sottolineando: «Abbiamo avuto una capienza media negli stadi di 30.000 spettatori a partita. La prova che il pubblico ama ancora e molto il nostro campionato».
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Giuseppe Cossu e Roberto Saviano (Ansa)
Caro Roberto Saviano,
ho letto le tue parole sul grido “Decima” pronunciato dagli incursori della Marina Militare e sento il bisogno di scriverti da uomo che ha servito l’Italia in uniforme, in patria e all’estero, compreso l’Afghanistan. Non per polemica, ma per offrire un punto di vista che troppo spesso viene ignorato.
Chi ha indossato il basco degli incursori sa bene che la storia va conosciuta nella sua interezza, senza semplificazioni e senza sovrapposizioni che finiscono per cancellare fatti, uomini e tradizioni. Quando sento pronunciare il nome “Decima”, il mio pensiero non corre alla Repubblica Sociale Italiana né alle pagine più controverse della guerra civile italiana. Corre invece agli uomini della Decima Flottiglia MAS che, prima dell’8 settembre 1943, scrissero alcune delle pagine più straordinarie della storia militare italiana.
Parlo di marinai che operarono in condizioni estreme, di pionieri delle operazioni speciali subacquee, di uomini che con mezzi rudimentali ma con coraggio eccezionale riuscirono a colpire obiettivi ritenuti impossibili. Parlo di una tradizione professionale e militare riconosciuta e studiata ancora oggi da numerose marine del mondo. È da quella tradizione tecnica, operativa e umana che discendono gli attuali incursori della Marina Militare.
Quando pensiamo a quella storia, pensiamo al sacrificio di Teseo Tesei e di tanti altri uomini che hanno rappresentato e continuano a rappresentare un esempio per ogni incursore. Pensiamo a chi ha dato la vita per compiere il proprio dovere, sapendo di andare incontro a una missione dalla quale forse non sarebbe tornato. Il loro esempio continua ancora oggi a essere fonte di motivazione nelle notti più dure dell’addestramento e delle operazioni.
Pensiamo anche alle radici più profonde dello spirito d’audacia della Marina italiana, a imprese come la Beffa di Buccari guidata da Gabriele D’Annunzio, episodi che hanno alimentato una tradizione fatta di coraggio, iniziativa e spirito di sacrificio. Sono queste le pagine che molti giovani militari studiano, insieme ai valori e ai principi tramandati dal reparto, trovando ispirazione per affrontare le sfide del servizio.
Ridurre tutto questo a una sola fase storica significa compiere un’operazione ingiusta nei confronti della verità. Significa ignorare che la Decima MAS esistette prima del 1943 e che proprio in quel periodo costruì la propria fama. Significa dimenticare uomini che servirono il loro Paese con disciplina e sacrificio in un contesto storico ben diverso da quello successivo all’armistizio.
C’è poi una domanda che mi pongo sinceramente: perché soltanto oggi questa tradizione viene presentata come un problema? Il grido “Decima” accompagna da sempre la storia e le tradizioni del reparto. Nel corso dei decenni si sono succeduti governi di ogni orientamento politico, presidenti della Repubblica, ministri della Difesa e vertici militari. Eppure nessuno ha mai ritenuto necessario trasformare questo elemento identitario in una battaglia ideologica.
Noi militari conosciamo il peso dei simboli. Proprio per questo sappiamo distinguerne le diverse fasi storiche. Nessuno pretende di cancellare le controversie che seguirono all’8 settembre. Ma allo stesso modo non si può accettare che un’intera tradizione venga identificata esclusivamente con una parte della sua storia, per quanto discussa essa sia.
Molti di coloro che oggi rivendicano l’eredità professionale degli incursori italiani hanno servito la Repubblica Italiana in missioni internazionali, spesso lontano dai riflettori. In Afghanistan, nei Balcani, in Iraq, nel Mediterraneo, nel Corno d’Africa e in numerosi altri teatri operativi, i militari italiani hanno operato per garantire sicurezza, stabilità e protezione delle popolazioni civili, spesso a rischio della propria vita.
Ho visto colleghi partire senza sapere se sarebbero tornati. Ho visto uomini lavorare per mesi lontano dalle famiglie, affrontando minacce concrete e quotidiane. Ho visto professionalità, umanità e spirito di servizio. E ho visto il rispetto che i militari italiani si sono guadagnati presso alleati e popolazioni locali grazie alla loro competenza e al loro equilibrio.
Quando un incursore richiama una tradizione militare, non necessariamente sta facendo una dichiarazione politica. Molto spesso sta rendendo omaggio a una storia professionale fatta di addestramento, sacrificio, fratellanza e servizio. È una differenza che chiunque affronti questi temi con onestà intellettuale dovrebbe sforzarsi di comprendere.
Se vi sono critiche da rivolgere a un governo, a una maggioranza politica o a una scelta istituzionale, esse appartengono legittimamente al dibattito democratico. Ma sarebbe auspicabile evitare che a farne le spese siano uomini che hanno dedicato la propria vita alla difesa della Patria e delle sue istituzioni. Militari che servono tutti gli italiani, senza distinzione di idee politiche, religione, origine o appartenenza sociale.
Le parole hanno un peso, soprattutto quando vengono pronunciate da personalità pubbliche. Per questo credo che sia importante distinguere tra la doverosa critica politica e il rispetto dovuto a chi serve lo Stato italiano. Le semplificazioni possono generare consenso immediato, ma raramente aiutano a comprendere la complessità della storia.
E forse, anziché soffermarsi esclusivamente sugli aspetti più controversi di quella vicenda, sarebbe utile raccontare anche le imprese che hanno reso celebre la Decima nel mondo: il coraggio di Teseo Tesei, le operazioni degli uomini d’assalto, l’innovazione tecnica, il sacrificio e la dedizione di chi ha aperto la strada alle moderne forze speciali. Sarebbe una storia capace di offrire ai nostri giovani esempi di determinazione, spirito di servizio e amore per il proprio Paese.
Non ti chiedo di condividere questa sensibilità. Ti chiedo soltanto di considerare che dietro quel nome, per molti militari, non vi è nostalgia ideologica, bensì il ricordo di una tradizione operativa che appartiene alla storia della Marina italiana e che ha contribuito a costruire l’eccellenza delle nostre forze speciali.
La storia, quando viene letta tutta intera, è sempre più complessa degli slogan. E il rispetto per chi ha servito e serve il proprio Paese dovrebbe essere un terreno comune, al di là delle differenze di opinione.
Con rispetto.
Giuseppe Cossu, Incursore in congedo della Marina Militare italiana.
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Ecco #DimmiLaVerità del 5 giugno 2026. Il presidente della Commissione Attività Produttive, Alberto Gusmeroli, illustra le proposte della Lega per i contribuenti in difficoltà col fisco.
Un momento delle celebrazioni a Reggio Calabria (Arma dei Carabinieri)
Reggio Calabria ha ospitato per la prima volta le celebrazioni per il 212° anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri. Sul Lungomare Falcomatà, affacciato sullo Stretto di Messina, si è svolta la cerimonia alla presenza del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dei ministri Guido Crosetto e Matteo Piantedosi, del Comandante Generale dell’Arma, generale Salvatore Luongo, e delle massime autorità civili, militari e religiose.
La ricorrenza cade il 5 giugno, giorno in cui nel 1920 la Bandiera dell’Arma fu insignita della prima Medaglia d’Oro al Valor Militare per il contributo dei Carabinieri nella Prima guerra mondiale. Quest’anno la celebrazione assume un significato particolare anche in vista dell’80° anniversario della Repubblica Italiana.
Tema dell’edizione 2026 è stato lo «sguardo» dei Carabinieri, inteso come attenzione costante verso le esigenze delle comunità e presenza quotidiana sul territorio.
La cerimonia si è aperta con il giuramento degli allievi del 144° corso, intitolato al carabiniere Lorenzo Gennari, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. Nel suo intervento, il comandante della Scuola Allievi di Reggio Calabria, colonnello Enrico Pigozzo, ha ricordato ai giovani militari che «qui si entra per imparare, di qui si esce per servire».
Dopo il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è intervenuto il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha sottolineato il ruolo dei Carabinieri come simbolo della presenza dello Stato e punto di riferimento per i cittadini. Rivolgendosi agli allievi che hanno appena prestato giuramento, il ministro ha ricordato il valore del servizio e del sacrificio richiesti dalla professione militare.
Uno dei momenti centrali della cerimonia è stata la consegna della Medaglia d’Oro al Valor Civile alla Bandiera di Guerra dell’Arma per l’attività svolta dal Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, che quest’anno celebra il centenario della sua istituzione. L’onorificenza premia il contributo fornito nel contrasto allo sfruttamento del lavoro e alle organizzazioni criminali attive nel settore dell’immigrazione illegale.
Consegnate anche numerose ricompense individuali. Tra queste la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria al maresciallo Carlo Legrottaglie, ucciso durante un intervento a Francavilla Fontana il 12 giugno 2025, e la Medaglia d’Argento al Valor Militare al brigadiere Costanzo Giuseppe Garibaldi, che nello stesso episodio affrontò gli autori dell’agguato.
Riconoscimenti sono stati conferiti anche ai militari intervenuti nell’esplosione avvenuta a Roma il 4 luglio 2025 presso un distributore di carburante e ai carabinieri impegnati nella protezione dell’ambasciatore italiano a Damasco durante gli scontri armati dell’8 dicembre 2024.
Nel corso della manifestazione sono stati premiati inoltre gli atleti del Centro Sportivo Carabinieri protagonisti delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. La Croce d’Oro al Merito dell’Arma è stata conferita ad Armin Zöggeler e Federica Brignone, mentre diversi altri atleti hanno ricevuto avanzamenti straordinari per meriti eccezionali.
Consegnato infine il tradizionale «Premio Annuale» a sei comandanti di Stazione e di Nucleo Forestale distintisi per l’attività svolta a favore delle rispettive comunità.
La cerimonia si è conclusa con la sfilata dei reparti, dei mezzi dell’Arma e dei cavalli del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari. Grande emozione anche per la dimostrazione operativa del GIS, che ha simulato un intervento di liberazione ostaggi a bordo di una nave mediante l’impiego di un elicottero AW139, e per l’aviolancio finale dei paracadutisti del 1° Reggimento Tuscania.
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