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2022-07-15
Neppure Gentiloni può nascondere la crisi: «Recessione senza gas da Mosca»
Paolo Gentiloni (Ansa)
Sale la febbre del gas in Europa. I prezzi restano stabili, ma si avvertono le prime serie tensioni nell’approvvigionamento fisico. A sorpresa, in Germania, il regolatore energetico Bundesnetzagentur ha rivelato ieri che nei giorni scorsi ci sono stati alcuni importanti prelievi di gas da stoccaggio (anziché iniezioni), cosa assai inusuale d’estate. Il regolatore ha spiegato che ciò si è reso necessario per soddisfare la domanda. «Questo sviluppo rende difficile raggiungere i livelli di giacenza necessari per l’inverno», si legge nel comunicato.
Ciò significa che già adesso in Germania non c’è gas sufficiente per tutte le attività, stoccaggi compresi. Uno sviluppo inatteso, che complica la già difficile corsa per mettere in sicurezza l’approvvigionamento invernale. Si avvicina sempre di più il momento in cui il governo tedesco dovrà dichiarare il terzo stadio dell’emergenza gas e quindi l’avvio del razionamento della domanda di energia. La sensazione diffusa ormai in tutte la capitali europee (esclusa Roma, in tutt’altre faccende affaccendata) è che il Nord Stream 1 non riaprirà al termine delle manutenzioni il 21 luglio, oppure, se anche riaprisse, in autunno comunque si dovrà fare a meno del gas russo.
Da diversi giorni ormai sia i membri del governo tedesco sia i funzionari della Commissione europea ne parlano apertamente. Persino il presidente francese Emmanuel Macron ieri, nel corso di una intervista televisiva nella ricorrenza del 14 luglio, ha detto: «È probabile che la Russia tagli i flussi di gas. Questo rappresenta uno scenario molto difficile per l’Europa e richiederà una mobilitazione generale e una “sobrietà”». Ieri si sono registrate anche le parole, alquanto sibilline, della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova: «Parlando dell’ulteriore funzionamento del gasdotto (Nord Stream 1, ndr), molto dipenderà dai nostri partner in termini di domanda di gas e di prevenzione delle conseguenze di misure restrittive illegali, sanzioni unilaterali sul suo funzionamento, proprio come è accaduto, ad esempio, per la riparazione di una turbina Siemens in Canada».
A proposito di sobrietà, il 20 luglio la Commissione europea presenterà le sue linee guida per i razionamenti di energia e da Bruxelles, ieri, il commissario Paolo Gentiloni, presentando le nuove previsioni per l’estate sull’andamento economico dell’Unione, ha parlato anche della crisi del gas. Una interruzione immediata dei flussi dalla Russia, ha detto, «porterebbe l’economia europea alla recessione nella seconda metà di quest’anno e contribuirebbe ulteriormente alla depressione dell’attività economica nel prossimo anno. Alla luce degli eventi recenti tale rischio è diventato più concreto, più di uno scenario ipotetico ed è una situazione per cui dobbiamo prepararci. Una tempesta è possibile ma ancora non siamo arrivati a quel momento». Gentiloni ha poi derubricato ad accademia la discussione sul tetto al prezzo del gas, proposto con insistenza dal governo italiano: «Non è una proposta su cui decideremo nei prossimi giorni e nella situazione attuale, è una possibilità futura nel caso di un ulteriore deterioramento».
Le previsioni economiche d’estate della Commissione europea, illustrate da Gentiloni, sono tutt’altro che rosee. Le stime di crescita per il 2023 sono state riviste drasticamente al ribasso (1,5% contro il 2,3% presentato nel maggio scorso), mentre quelle per il 2022 rimangono inalterate al 2,7%, ma solo a causa dell’imprevisto miglior risultato del primo trimestre. Nella seconda parte dell’anno la crescita prevista è pari a zero. Con uno dei suoi arditi eufemismi, Gentiloni ha affermato che «l’economia europea sta passando da una fase di rallentamento della crescita a una di frenata».
Non è mancato un commento sull’andamento dell’euro. «Si tratta di un apprezzamento del dollaro più che di un deprezzamento dell’euro, dovuto a un meccanismo di bene rifugio e non è un fattore positivo. L’euro dimostra la sua forza ma il dollaro si sta rafforzando di più». Affermazioni temerarie, considerato che nelle ultime due settimane l’euro ha perso quasi il 2% sulla sterlina britannica e quasi il 4% sulla lira turca (per tacere del rublo). Il calo dell’euro fa bene alle esportazioni ma rende più costose le importazioni di petrolio e derivati, indebolendo ulteriormente l’economia e tenendo alta l’inflazione.
La chiusura totale dei gasdotti dalla Russia provocherebbe una grave recessione in Europa, determinando un nuovo shock dal lato dell’offerta che avrebbe ripercussioni mondiali. Sembra chiaro, ormai, che provocare una recessione delle economie occidentali è l’unico modo per rendere efficaci le sanzioni alla Russia, abbassando le sue entrate nelle vendite di energia. Nessun governo, però, avrebbe potuto dire esplicitamente questo ai cittadini, preannunciando sofferenze persino maggiori di quelle inflitte al sanzionato.
Resta il dubbio che il governo tedesco possa accettare di trascinare il Paese in una pesante recessione senza reagire, magari utilizzando il Nord Stream 2, gasdotto funzionante e pronto a partire. Proprio su questo punta la Russia: costringere la Germania a scegliere tra la fedeltà atlantica, a prezzo di una dolorosissima recessione, e la sopravvivenza economica, a discapito dei desideri degli Usa. Per il cancelliere tedesco Olaf Scholz questo resta il grande dilemma, che prima o poi dovrà essere sciolto.
Stangata dalla siccità: la spesa costerà 8 miliardi in più
Tornano a salire le temperature e l’agricoltura è allo stremo. Senza interventi per mitigare i danni della siccità c’è il rischio di abbandono dei campi e di una gigantesca impennata dell’inflazione alimentare.
Ieri durante un incontro con il ministro Stefano Patuanelli per la sigla di un importante accordo di filiera sul tabacco, settore che paga una doppia crisi: consumo e mancanza d’acqua, con Philip Morris (l’accordo vale 82 milioni in Campania, 77 in Umbria e 65 in Veneto) la Coldiretti è tornata a chiedere interventi urgenti. Il governo che ancora non ha emanato il decreto per il sostegno alle imprese è però in procinto di varare lo stato di calamità per Lazio, Umbria Liguria e Toscana che si aggiungono a Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Secondo le ultime rilevazioni il danno complessivo accertato è pari a 3 miliardi di euro e si è perso oltre un terzo della produzione estiva. Quasi la metà delle aziende agricole, oltre 330.000, non è in condizione di lavorare, il 10% ha cessato l’attività e un terzo sta lavorando in perdita.
Le cause sono tre: i prezzi all’origine dei prodotti agricoli nonostante la siccità sono rimasti fermi, i costi sono aumentati esponenzialmente per il combinato disposto di inflazione, conflitto ucraino e scarsità delle materie prime, i raccolti sono in larga parte perduti. Quest’anno mancherà un terzo del grano duro e del riso, il 20% di grano tenero e di frutta che è stata letteralmente bruciata dal caldo e dalla siccità sulle piante e c’è fortissima preoccupazione per il latte, siamo già al meno 20%, perché le vacche non hanno abbastanza mangime e non bevono.
Un particolare allarme è stato lanciato per i frutti di mare nella zona del Po. Mancando l’apporto di acqua dolce, il cuneo salino è intanto risalito di oltre 35 chilometri e ha bruciato tutte le orticole nella zona del Delta con un impatto sulla produzione nazionale di oltre il 10%. Le coltivazioni di cozze, di vongole e di ostriche non ricevono nutrimento e si prevedono cali di produzione di oltre un terzo. L’impatto sui consumatori sarà devastante con un rincaro dei prezzi alimentari che porterà ad un aggravio della spesa alimentare di oltre 8 miliardi. Ma, come sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, «questi aumenti non vanno affatto a sostegno degli agricoltori.
È tempo che si cominci a denunciare manovre speculative e pratiche sleali che peraltro, con la scusa del conflitto, si sono accentuate sui prodotti alimentari, che vanno dai tentativi di ridurre la qualità e la quantità dei prodotti offerti sugli scaffali, alle etichette ingannevoli fino al taglio dei compensi riconosciuti agli agricoltori al di sotto dei costi di produzione». Gli esempi sono molti: la farina viene pagata ancora 40 centesimi al chilo mentre il pane è arrivato a sfiorare i 5 euro.
Ma un caso eclatante è quello della passata di pomodoro. In una bottiglia di passata da 700 cc in vendita mediamente a 1,3 euro oltre la metà del valore (53%), secondo la Coldiretti, è il margine della distribuzione commerciale con le promozioni, il 18% sono i costi di produzione industriali, il 10% è il costo della bottiglia, l’8% è il valore riconosciuto al pomodoro, il 6% ai trasporti, il 3% al tappo e all’etichetta e il 2% per la pubblicità. È per questo che il sottosegretario all’agricoltura Gian Marco Centinaio (Lega) continua a sollecitare accordi di filiera, peraltro chiesti a gran voce da Coldiretti e proposti da Luigi Scordamaglia , consigliere delegato di Filiera Italia.
Perché, diversamente, il rischio è che le aziende agricole abbandonino del tutto l’attività aggravando la nostra dipendenza dall’estero visto che produciamo appena il 36% del grano tenero, il 53% del mais, il 56% del grano duro per la pasta e il 73% dell’orzo. Incrementare le importazioni significa altra inflazione in un comparto essenziale che sta già scontando aumenti fuori controllo: dal più 170% dei concimi al più 90% dei mangimi fino al 129% di aumento per il gasolio.
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Stime di crescita 2023 riviste al ribasso. La Germania ricorre già agli stoccaggi di riserva. In Francia, Macron parla di «sobrietà».Stangata dalla siccità: la spesa costerà 8 miliardi in più. L’allarme della Coldiretti: in crisi la produzione di latte, grano, riso, ortaggi. Rincari fuori controllo per pane e passata di pomodoro.Lo speciale contiene due articoli.Sale la febbre del gas in Europa. I prezzi restano stabili, ma si avvertono le prime serie tensioni nell’approvvigionamento fisico. A sorpresa, in Germania, il regolatore energetico Bundesnetzagentur ha rivelato ieri che nei giorni scorsi ci sono stati alcuni importanti prelievi di gas da stoccaggio (anziché iniezioni), cosa assai inusuale d’estate. Il regolatore ha spiegato che ciò si è reso necessario per soddisfare la domanda. «Questo sviluppo rende difficile raggiungere i livelli di giacenza necessari per l’inverno», si legge nel comunicato. Ciò significa che già adesso in Germania non c’è gas sufficiente per tutte le attività, stoccaggi compresi. Uno sviluppo inatteso, che complica la già difficile corsa per mettere in sicurezza l’approvvigionamento invernale. Si avvicina sempre di più il momento in cui il governo tedesco dovrà dichiarare il terzo stadio dell’emergenza gas e quindi l’avvio del razionamento della domanda di energia. La sensazione diffusa ormai in tutte la capitali europee (esclusa Roma, in tutt’altre faccende affaccendata) è che il Nord Stream 1 non riaprirà al termine delle manutenzioni il 21 luglio, oppure, se anche riaprisse, in autunno comunque si dovrà fare a meno del gas russo. Da diversi giorni ormai sia i membri del governo tedesco sia i funzionari della Commissione europea ne parlano apertamente. Persino il presidente francese Emmanuel Macron ieri, nel corso di una intervista televisiva nella ricorrenza del 14 luglio, ha detto: «È probabile che la Russia tagli i flussi di gas. Questo rappresenta uno scenario molto difficile per l’Europa e richiederà una mobilitazione generale e una “sobrietà”». Ieri si sono registrate anche le parole, alquanto sibilline, della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova: «Parlando dell’ulteriore funzionamento del gasdotto (Nord Stream 1, ndr), molto dipenderà dai nostri partner in termini di domanda di gas e di prevenzione delle conseguenze di misure restrittive illegali, sanzioni unilaterali sul suo funzionamento, proprio come è accaduto, ad esempio, per la riparazione di una turbina Siemens in Canada».A proposito di sobrietà, il 20 luglio la Commissione europea presenterà le sue linee guida per i razionamenti di energia e da Bruxelles, ieri, il commissario Paolo Gentiloni, presentando le nuove previsioni per l’estate sull’andamento economico dell’Unione, ha parlato anche della crisi del gas. Una interruzione immediata dei flussi dalla Russia, ha detto, «porterebbe l’economia europea alla recessione nella seconda metà di quest’anno e contribuirebbe ulteriormente alla depressione dell’attività economica nel prossimo anno. Alla luce degli eventi recenti tale rischio è diventato più concreto, più di uno scenario ipotetico ed è una situazione per cui dobbiamo prepararci. Una tempesta è possibile ma ancora non siamo arrivati a quel momento». Gentiloni ha poi derubricato ad accademia la discussione sul tetto al prezzo del gas, proposto con insistenza dal governo italiano: «Non è una proposta su cui decideremo nei prossimi giorni e nella situazione attuale, è una possibilità futura nel caso di un ulteriore deterioramento».Le previsioni economiche d’estate della Commissione europea, illustrate da Gentiloni, sono tutt’altro che rosee. Le stime di crescita per il 2023 sono state riviste drasticamente al ribasso (1,5% contro il 2,3% presentato nel maggio scorso), mentre quelle per il 2022 rimangono inalterate al 2,7%, ma solo a causa dell’imprevisto miglior risultato del primo trimestre. Nella seconda parte dell’anno la crescita prevista è pari a zero. Con uno dei suoi arditi eufemismi, Gentiloni ha affermato che «l’economia europea sta passando da una fase di rallentamento della crescita a una di frenata».Non è mancato un commento sull’andamento dell’euro. «Si tratta di un apprezzamento del dollaro più che di un deprezzamento dell’euro, dovuto a un meccanismo di bene rifugio e non è un fattore positivo. L’euro dimostra la sua forza ma il dollaro si sta rafforzando di più». Affermazioni temerarie, considerato che nelle ultime due settimane l’euro ha perso quasi il 2% sulla sterlina britannica e quasi il 4% sulla lira turca (per tacere del rublo). Il calo dell’euro fa bene alle esportazioni ma rende più costose le importazioni di petrolio e derivati, indebolendo ulteriormente l’economia e tenendo alta l’inflazione.La chiusura totale dei gasdotti dalla Russia provocherebbe una grave recessione in Europa, determinando un nuovo shock dal lato dell’offerta che avrebbe ripercussioni mondiali. Sembra chiaro, ormai, che provocare una recessione delle economie occidentali è l’unico modo per rendere efficaci le sanzioni alla Russia, abbassando le sue entrate nelle vendite di energia. Nessun governo, però, avrebbe potuto dire esplicitamente questo ai cittadini, preannunciando sofferenze persino maggiori di quelle inflitte al sanzionato.Resta il dubbio che il governo tedesco possa accettare di trascinare il Paese in una pesante recessione senza reagire, magari utilizzando il Nord Stream 2, gasdotto funzionante e pronto a partire. Proprio su questo punta la Russia: costringere la Germania a scegliere tra la fedeltà atlantica, a prezzo di una dolorosissima recessione, e la sopravvivenza economica, a discapito dei desideri degli Usa. Per il cancelliere tedesco Olaf Scholz questo resta il grande dilemma, che prima o poi dovrà essere sciolto.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/gentiloni-crisi-recessione-senza-gas-2657677028.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="stangata-dalla-siccita-la-spesa-costera-8-miliardi-in-piu" data-post-id="2657677028" data-published-at="1657872442" data-use-pagination="False"> Stangata dalla siccità: la spesa costerà 8 miliardi in più Tornano a salire le temperature e l’agricoltura è allo stremo. Senza interventi per mitigare i danni della siccità c’è il rischio di abbandono dei campi e di una gigantesca impennata dell’inflazione alimentare. Ieri durante un incontro con il ministro Stefano Patuanelli per la sigla di un importante accordo di filiera sul tabacco, settore che paga una doppia crisi: consumo e mancanza d’acqua, con Philip Morris (l’accordo vale 82 milioni in Campania, 77 in Umbria e 65 in Veneto) la Coldiretti è tornata a chiedere interventi urgenti. Il governo che ancora non ha emanato il decreto per il sostegno alle imprese è però in procinto di varare lo stato di calamità per Lazio, Umbria Liguria e Toscana che si aggiungono a Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Secondo le ultime rilevazioni il danno complessivo accertato è pari a 3 miliardi di euro e si è perso oltre un terzo della produzione estiva. Quasi la metà delle aziende agricole, oltre 330.000, non è in condizione di lavorare, il 10% ha cessato l’attività e un terzo sta lavorando in perdita. Le cause sono tre: i prezzi all’origine dei prodotti agricoli nonostante la siccità sono rimasti fermi, i costi sono aumentati esponenzialmente per il combinato disposto di inflazione, conflitto ucraino e scarsità delle materie prime, i raccolti sono in larga parte perduti. Quest’anno mancherà un terzo del grano duro e del riso, il 20% di grano tenero e di frutta che è stata letteralmente bruciata dal caldo e dalla siccità sulle piante e c’è fortissima preoccupazione per il latte, siamo già al meno 20%, perché le vacche non hanno abbastanza mangime e non bevono. Un particolare allarme è stato lanciato per i frutti di mare nella zona del Po. Mancando l’apporto di acqua dolce, il cuneo salino è intanto risalito di oltre 35 chilometri e ha bruciato tutte le orticole nella zona del Delta con un impatto sulla produzione nazionale di oltre il 10%. Le coltivazioni di cozze, di vongole e di ostriche non ricevono nutrimento e si prevedono cali di produzione di oltre un terzo. L’impatto sui consumatori sarà devastante con un rincaro dei prezzi alimentari che porterà ad un aggravio della spesa alimentare di oltre 8 miliardi. Ma, come sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, «questi aumenti non vanno affatto a sostegno degli agricoltori. È tempo che si cominci a denunciare manovre speculative e pratiche sleali che peraltro, con la scusa del conflitto, si sono accentuate sui prodotti alimentari, che vanno dai tentativi di ridurre la qualità e la quantità dei prodotti offerti sugli scaffali, alle etichette ingannevoli fino al taglio dei compensi riconosciuti agli agricoltori al di sotto dei costi di produzione». Gli esempi sono molti: la farina viene pagata ancora 40 centesimi al chilo mentre il pane è arrivato a sfiorare i 5 euro. Ma un caso eclatante è quello della passata di pomodoro. In una bottiglia di passata da 700 cc in vendita mediamente a 1,3 euro oltre la metà del valore (53%), secondo la Coldiretti, è il margine della distribuzione commerciale con le promozioni, il 18% sono i costi di produzione industriali, il 10% è il costo della bottiglia, l’8% è il valore riconosciuto al pomodoro, il 6% ai trasporti, il 3% al tappo e all’etichetta e il 2% per la pubblicità. È per questo che il sottosegretario all’agricoltura Gian Marco Centinaio (Lega) continua a sollecitare accordi di filiera, peraltro chiesti a gran voce da Coldiretti e proposti da Luigi Scordamaglia , consigliere delegato di Filiera Italia. Perché, diversamente, il rischio è che le aziende agricole abbandonino del tutto l’attività aggravando la nostra dipendenza dall’estero visto che produciamo appena il 36% del grano tenero, il 53% del mais, il 56% del grano duro per la pasta e il 73% dell’orzo. Incrementare le importazioni significa altra inflazione in un comparto essenziale che sta già scontando aumenti fuori controllo: dal più 170% dei concimi al più 90% dei mangimi fino al 129% di aumento per il gasolio.
La senatrice Stefania Craxi durante la discussione, in Senato, del Disegno di Legge n.104 - Disposizioni in materia di morte medicalmente assistita (Ansa)
Uno in particolare «riguarda il ruolo del servizio sanitario nazionale, e prevede che l’assistenza alla morte medicalmente assistita possa avvenire attraverso i medici ospedalieri o di medicina generale, su base volontaria e gratuita, nell’ambito dell’attività libero professionale ovvero in intra moenia». Forza Italia vuole consentire ai medici pagati dai contribuenti di agevolare la morte, ma senza che si sappia in giro. L’intento è forse di assecondare Marina Berlusconi che ha dichiarato: «Se parliamo di aborto, fine vita o diritti Lgbtq, mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso». Secondo Stefania Craxi l’iniziativa invece mira a «portare a conclusione l’iter di una legge seria e condivisa, rispettosa di tutte le sensibilità, in primis del mondo cattolico. Una legge che gode di ampio consenso nell’opinione pubblica». Per la verità pare che gli italiani abbiano molto d’altro a cui pensare e di certo la proposta avanzata dagli azzurri fa più felice il Pd che Fratelli d’Italia che con Ignazio Zullo non si pronunciano. Nelle commissioni Giustizia e Affari sociali del Senato dove l’opposizione non ha presentato alcuna proposta - sostiene Ilaria Cucchi (Pd) che «il testo della maggioranza è una farsa» - e solo Ivan Scalfarotto ha cercato di far valere le posizioni dell’associazione Luca Coscioni, Forza Italia ha presentato sei emendamenti. Che superano a sinistra e di molto quanto concordato dalla maggioranza. Si consente di offrire il suicidio assistito non solo a chi dipende dalle macchine perché ha un organo vitale fuori uso, ma anche a chi è sottoposto a generici «trattamenti sanitari di sostegno vitale».
È vero che in quella direzione si è pronunciata la Corte Costituzionale, ma è anche vero che si allargano enormemente le maglie: siamo al confine dell’eutanasia. Con una formulazione assai tartufesca se da una parte si esclude che il suicidio assistito possa rientrare tra le prestazioni del servizio sanitario dall’altra però si consente ai medici del servizio sanitario nazionale di prestare assistenza purché lo facciano «privatamente» ancorché usando le strutture pubbliche. Altra concessione è quella che allinea la legge ai voleri della Consulta quando si afferma che gli «strumenti di eventuale supporto all’autosomministrazione del suicidio devono essere reperiti dal Cnr». Uniche concessioni al testo base di maggioranza – come si sa quello del Pd è stato respinto - l’obiezione di coscienza e l’affermazione che il servizio sanitario nazionale «garantisce le cure palliative del dolore e l’assistenza domiciliare continua alle persone in condizione di grave non autosufficienza». Perché questa vicinanza verso le posizioni dell’opposizione? Stefania Craxi spiega: «La finalità è arrivare all’approvazione della legge entro la fine della legislatura». Anche a costo di dire ai medici dei nostri ospedali: andate e portate la buona morte a tutti! Pierantonio Zanettin il relatore per FI però si lascia scappare: «Ho sempre sostenuto che su questa materia i partiti dovrebbero lasciare libertà di coscienza».
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I disordini nelle periferie europee e le crescenti tensioni sociali mostrano una realtà innegabile: i vecchi modelli di accoglienza indiscriminata sono falliti. Secondo l’onorevole Sara Kelany l’integrazione non può essere subita, deve essere governata. “La sinistra per anni ha alimentato l'irregolarità con un buonismo di facciata che ha solo creato zone franche e caporalato. Con il Governo Meloni la musica è cambiata: in Italia si rispettano le leggi italiane e chi non ci sta, torna a casa”.
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Al centro della vicenda c’è la famiglia Benigni: Enzo, azionista di riferimento di Elt Group, e la figlia Domitilla, oggi al vertice operativo dell’azienda. Una galassia privata che negli anni ha costruito un equilibrio peculiare: abbastanza vicina allo Stato da rivendicare il proprio carattere strategico, abbastanza autonoma da raccoglierne i benefici in forma privata. Nel 2025 Elt ha riportato un valore della produzione di 401,6 milioni di euro, rispetto ai 373,3 milioni dello scorso esercizio, mentre il fatturato ammonta a 304 milioni, inoltre l’acquisizione di nuovi ordini tocca complessivamente il record di 700,6 milioni.
Numeri che riaccendono l’ipotesi di riassetto dell’azionariato. Un elemento spesso trascurato è che Leonardo non è un soggetto esterno alla partita: possiede già il 31,33% del capitale di Elt Group. Accanto a Leonardo siedono la famiglia Benigni con il 35,34% e la francese Thales con il 33,33%. La questione, quindi, non riguarda un eventuale ingresso di Leonardo, ma un possibile rafforzamento della sua presenza o il coinvolgimento di Cassa pepositi e prestiti. Cosa c’entra Cdp? Il caso helmon rende il quadro più concreto. Il 5 marzo 2025 Cdp Venture Capital e Cy4Gate - la società cyber dell’orbita ELT Group quotata in Borsa - hanno annunciato il lancio di helmon, nuovo operatore di cybersicurezza dedicato alle pmi italiane, nato nell’ambito del Fondo Boost Innovation di Cdp. La partnership, avviata nel 2024, prevede risorse iniziali per 3 milioni di euro, estendibili fino a 9,5 milioni. Un’operazione presentata come investimento nell’innovazione ma che consolida ulteriormente i rapporti tra Cdp e il gruppo riconducibile alla famiglia Benigni proprio mentre resta aperto il tema del futuro assetto societario di Elt Group.
C’è però un nodo: Enrico Peruzzi. Marito di Domitilla Benigni e presidente esecutivo di Cy4Gate, Peruzzi ha già lavorato in Leonardo in aree legate alla strategia e alle operazioni straordinarie. Qualunque ipotesi di suo ritorno in ruoli capaci di incidere su acquisizioni o scelte industriali renderebbe inevitabile una riflessione sulla gestione dei potenziali conflitti di interesse. Può una figura così strettamente legata ai vertici di Elt Group influire su decisioni che potrebbero riguardare direttamente il gruppo stesso?
La questione diventa ancora più sensibile guardando alle attività di Cy4Gate. Attraverso Rcs Lab, il gruppo opera nel settore delle tecnologie per le intercettazioni giudiziarie: trojan, captazioni ambientali, raccolta e analisi dei dati utilizzati nelle indagini delle procure. Non si tratta di un semplice fornitore informatico ma di soggetti che agiscono all’interno di uno degli ambiti più delicati dello Stato, quello in cui il potere investigativo incontra le libertà individuali. Il caso Palamara ha già mostrato quanto siano cruciali i temi della gestione dei dati, della catena di custodia e dei controlli tecnici sulle intercettazioni. La questione non riguarda soltanto la validità processuale delle captazioni, ma anche la governance delle infrastrutture tecnologiche che le rendono possibili.
Il dossier Elt Group incrocia così quattro dimensioni. Industriale: qual è il reale posizionamento competitivo dell’azienda? Finanziaria: eventuali interventi pubblici creano valore nazionale o valorizzano soprattutto gli azionisti esistenti? Governance: come vengono gestiti i possibili conflitti di interesse? Istituzionale: esistono adeguati strumenti di controllo sulle tecnologie utilizzate nella filiera delle intercettazioni?
Per Leonardo questo rappresenta uno dei primi test della nuova fase manageriale. Se Elt Group è davvero un asset strategico, ogni operazione dovrà essere accompagnata da trasparenza, valutazioni industriali verificabili e regole rigorose sulla governance. Diversamente, il rischio è che il dibattito sulla sovranità tecnologica finisca per sovrapporsi a interessi molto più tradizionali. E questa volta la posta in gioco non riguarda soltanto la difesa elettronica, ma anche cybersicurezza, spyware e dati giudiziari.
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L'intervento del segretario generale IILA, Giorgio Silli, all’evento «Crimen organizado transnacional»
Missione istituzionale a Panama per Giorgio Silli, segretario generale dell'IILA, l'Organizzazione internazionale italo-latinoamericana: al centro la formazione del personale sanitario e il rafforzamento della cooperazione contro la criminalità organizzata.
L'Italia rafforza la cooperazione con Panama sul fronte della sanità e del contrasto alla criminalità organizzata transnazionale. È questo il fulcro della missione istituzionale che il segretario generale dell'IILA (Organizzazione Internazionale Italo-latinoamericana), Giorgio Silli, ha svolto martedì 9 giugno nel Paese centroamericano.
La giornata si è aperta con la partecipazione di Silli all'evento dedicato all'alta formazione pediatrica per il personale sanitario di Panama e dell'America Centrale, un workshop promosso dall'IILA insieme all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e ospitato dall'Ospedale Santo Tomás.
Alla cerimonia inaugurale hanno preso parte, tra gli altri, il ministro della Salute panamense Galindo Boyd, il viceministro degli Esteri Carlos Arturo Hoyos, l'ambasciatrice d'Italia a Panama Giuditta Giorgio, rappresentanti dell'Ufficio della First Lady di Panama, dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dell'Hospital del Niño e della Pontificia Commissione per l'America Latina.
Nel suo intervento, Silli ha richiamato il ruolo svolto dall'IILA nella promozione della salute pubblica nei Paesi membri, ricordando come, a partire dalla pandemia di Covid-19, l'organizzazione abbia intensificato il trasferimento di competenze tecnico-scientifiche italiane altamente specializzate a sostegno dei sistemi sanitari latinoamericani. Il segretario generale ha inoltre evidenziato la collaborazione avviata nel 2022 con l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù attraverso un accordo quadro, annunciando l'intenzione di prorogare la cooperazione per altri quattro anni mediante la firma di un'addenda. Nel pomeriggio, la missione è proseguita con la partecipazione all'incontro organizzato dall'Ambasciata d'Italia a Panama e dall'Unidad de Análisis Financiero sul tema del contrasto alla criminalità organizzata transnazionale e al riciclaggio di denaro.
Nel corso del suo intervento, Silli ha sottolineato la necessità di rafforzare la cooperazione internazionale di fronte a organizzazioni criminali sempre più strutturate e capaci di operare oltre i confini nazionali. L'obiettivo, ha spiegato, è quello di ridurre gli spazi d'azione delle reti criminali, colpirne i meccanismi finanziari e consolidare la tenuta delle istituzioni democratiche. Il segretario generale ha inoltre ribadito l'importanza della collaborazione tra Italia e Panama, indicando nell'IILA uno strumento di dialogo e cooperazione regionale su temi di interesse comune.
A margine degli appuntamenti ufficiali, Silli ha avuto una serie di incontri istituzionali con il ministro della Salute Galindo Boyd, il viceministro per gli Affari multilaterali e la Cooperazione Carlos Guevara Mann, il viceministro degli Esteri Carlos Arturo Hoyos e il direttore generale di AMPYME, Raúl Fernández. I colloqui hanno riguardato le prospettive di collaborazione nei settori considerati prioritari per Panama.
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