True
2023-11-05
A Gaza due scuole colpite dai raid. Tank israeliani nel Sud della città
Tank israeliani verso il confine con Gaza (Getty Images)
Ieri è stata un’altra terribile giornata nell’inferno di Gaza, dove continua sempre più incessante l’assedio israeliano. L’esercito dello Stato ebraico ha condotto pesanti bombardamentio colpendo tra gli obiettivi, anche la casa del leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, rifugiato da tempo in Qatar.
In mattinata un raid aereo condotto dalle forze dello Stato ebraico ha colpito la scuola delle Suore del Rosario di Gerusalemme a Tel al-Hawa, un piccolo villaggio a Sud di Gaza City. A darne notizia è stata la preside dell’istituto, suor Nabila Saleh: «Questa mattina hanno colpito la nostra scuola danneggiando il grande cortile esterno e arrecando danni alle strutture circostanti. Purtroppo le comunicazioni sono interrotte in quella zona perché sono ancora in corso i bombardamenti ed è impossibile andare a vedere i danni subiti». Oltre alla scuola, che ospitava 1.250 alunni ed è la più grande di tutta la Striscia, secondo fonti vicine ad Hamas è stato colpito anche l’istituto scolastico al-Fakhura gestito dall’Unrwa, nel Nord della Striscia, nei pressi del campo profughi di Jabalia, dove avrebbero perso la vita 12 persone, tra cui tre bambini. Bombe israeliane sono cadute anche nella zona di piazza al-Khatiba, considerato il più influente centro teologico e universitario dell’islam sunnita a Gaza e dove è stata completamente distrutta la moschea Sheikh Zayed.
Ma a suscitare più sdegno è stato un altro episodio di violenza, ovvero il raid su un convoglio di ambulanze a Gaza, fuori dall’ospedale per bambini al-Nasser che, secondo quanto comunicato dal ministero della Salute palestinese, controllato da Hamas, avrebbe causato almeno 15 morti e 60 feriti. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, si è detto «inorridito» da questo attacco: «Il conflitto deve finire. Le immagini dei corpi sparsi sulla strada fuori dall’ospedale sono strazianti», ha scritto in una nota. L’Organizzazione delle Nazioni unite si è espressa anche attraverso la voce dell’Alto commissario per i diritti umani, Volker Turk, che ha condannato il «forte aumento di odio nel mondo dopo il massiccio attacco di Hamas dello scorso 7 ottobre che ha scatenato una nuova guerra di Israele contro la Striscia di Gaza, con migliaia di morti tra i civili palestinesi».
Anche Medici senza frontiere ha usato parole dure: «Abbiamo assistito a un ulteriore tragico evento in un flusso infinito di violenze inconcepibili. I ripetuti attacchi contro ospedali, ambulanze, aree densamente popolate e campi profughi sono vergognosi. Quante persone devono morire prima che i leader mondiali si sveglino e chiedano un cessate il fuoco? L’attacco mortale davanti al cancello dell'ospedale è terribile. Si tratta di un attentato letale davanti all’ospedale più frequentato di Gaza, dove il nostro personale lavora ogni giorno», si legge in un comunicato diffuso dalla Ong. A raccontare quanto accaduto è stato Mohammed Obeid, medico di Msf che presta servizio all’ospedale Al Shifa e che si trovava fuori dall’al-Nasser: «Eravamo dentro al cancello quando l’ambulanza è stata colpita davanti ai nostri occhi. C’erano corpi insanguinati ovunque. Molti sono morti sul colpo, mentre altri sono stati portati d’urgenza in sala operatoria».
Dal canto suo Israele, si è difesa dalle accuse di aver volutamente bombardato obiettivi civili, dicendo che Hamas utilizza quelle ambulanze per nascondere i propri miliziani e trasportare delle armi. Versione, quest’ultima, supportata anche da fonti americane, secondo cui «Hamas ha cercato di far uscire con le ambulanze i suoi combattenti da Gaza via Rafah, rallentando così gli sforzi per evacuare gli stranieri». Inoltre, Il portavoce dell’Idf, dopo aver accusato Hamas di «sparare sulla strada per gli sfollati», avrebbe comunicato in arabo ai civili che l’esercito avrebbe permesso il passaggio sulla strada Salah al-Din dalle 13 alle 16 per spostarsi verso Suda: «Se hai a cuore te stesso e i tuoi cari, vai a Sud. Siate certi che i leader di Hamas si stanno già preoccupando di proteggersi». Intanto, secondo quanto riportato dalla Cnn, nei prossimi giorni la strategia militare di Israele vedrà diminuire i raid aerei per intensificare le operazioni tattiche di terra.
Herzi Halevi, capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, ieri ha svolto all’interno della Striscia una riunione con le forze presenti sul posto, guidate dal comandante della divisione generale numero 162, Itzik Cohen.
Ieri nel quartiere di Tel al-Hawa, a Sud di Gaza City, sono entrati i carri armati dell’esercito israeliano, dando vita a un violento scontro con i miliziani delle brigate al-Qassam. Per quanto riguarda invece il fronte a Nord, al confine con il Libano, le forze armate israeliane fanno sapere di aver colpito due commando di Hezbollah che stavano provando a lanciare razzi.
E Hamas blocca l’uscita agli stranieri
Dopo il bombardamento sul convoglio di ambulanze all’ingresso dell’ospedale per bambini a Gaza City da parte dell’esercito israeliano, non si è fatta attendere la reazione di Hamas. Il gruppo terrorista che secondo Israele tiene in scacco la popolazione della Striscia, usandola come scudo umano, impedendo di rifugiarsi in aree sicure e a cui ruba cibo, acqua e carburante, ha bloccato il transito dei cittadini stranieri, impedendo loro di fatto di lasciare l’enclave palestinese attraverso il valico di Rafah al confine con l’Egitto. Secondo la Cnn, che ha citato un funzionario americano, questa decisione rimarrà in vigore fino a quando Israele non garantirà il passaggio delle ambulanze dalla Striscia alla frontiera egiziana. Dopo l’apertura dei giorni scorsi che aveva permesso un primo esodo verso il Sinai che riguardava civili muniti di doppio passaporto e palestinesi feriti gravemente, il governo egiziano aveva annunciato che avrebbe fatto passare altre 7.000 persone in lista di attesa.
Ieri sarebbe dovuto essere il quarto giorno consecutivo di apertura del valico, con poco più di 780 stranieri pronti a lasciare la Striscia, tra cui 55 egiziani, 386 americani, 151 tedeschi, 112 inglesi e 77 francesi, ma stando a quanto riferito dalla Bbc tutti coloro che si sono recati a Rafah hanno trovato i cancelli della frontiera sbarrati. Dall’esercito israeliano hanno fatto sapere inoltre che i miliziani di Hamas avrebbero sparato colpi di mortaio e missili anticarro sulla strada Salah Al Din, l’unico passaggio che l’Idf aveva lasciato libero per favorire il trasferimento dei civili da Nord a Sud della Striscia: «Questo dimostra ulteriormente come Hamas sfrutti la popolazione di Gaza e le impedisca di agire nell’interesse della propria sicurezza», ha affermato il portavoce delle forze militari israeliane. Secondo Haaretz, i terroristi di Hamas avrebbero anche provato a far uscire da Gaza alcuni combattenti cercando di confonderli tra i feriti: «Un alto funzionario statunitense ha detto che Hamas ha cercato di far uscire di nascosto i suoi combattenti da Gaza in ambulanze via Rafah, ritardando gli sforzi per evacuare i cittadini stranieri», ha scritto il quotidiano israeliano, secondo cui gli stessi funzionari americani avrebbero scoperto anche che un terzo dei nomi scritti sulla lista con le persone da evacuare dalla Striscia erano combattenti di Hamas.
Il segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres, ha rilasciato una dichiarazione al Guardian dicendo che «ormai nessun posto è sicuro a Gaza», aggiungendo di «non dimenticare gli attentati terroristici commessi in Israele da Hamas e gli omicidi, le mutilazioni e i rapimenti, anche di donne e bambini. Ma ora tutti gli ostaggi detenuti a Gaza devono essere rilasciati immediatamente e senza condizioni». La Cnn ha fornito una stima elaborata dall’inviato americano per le questioni umanitarie in Medio Oriente, David Satterfield, secondo cui un numero compreso tra le 800.000 e un milione di persone avrebbe già lasciato il Nord di Gaza ed è arrivato a Sud, con l’obiettivo di mettersi in salvo attraverso il valico di Rafah. Intanto dal vertice diplomatico andato in corso ieri ad Amman, in Giordania, a cui hanno partecipato il segretario di Stato americano Antony Blinken, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, e l’omologo giordano, Ayman Safadi, è trapelata una notizia per quel che riguarda l’ingresso di carburante all’interno della Striscia. Secondo Satterfield sarebbe stato raggiunto un meccanismo concordato per portare la benzina a Gaza soltanto quando sarà finita. Un’eventualità fino a questo momento sempre respinta dal governo di Benjamin Netanyahu, preoccupato che il carburante possa finire nelle mani dei miliziani di Hamas, anziché per alimentare gli ospedali.
Continua a leggereRiduci
Sotto i missili un ospedale per bambini, un istituto Unrwa e uno cattolico. Rasa al suolo la casa di un capo dei terroristi. L’Idf: «I jihadisti sparano sulla strada per gli sfollati». Vertice del generale Halevi nella Striscia.L’esercito ebraico ammette di aver fatto fuoco sui mezzi di soccorso. Ma accusa: «Sono usati dai fondamentalisti». Per reazione gli islamisti fermano l’esodo verso l’Egitto.Lo speciale contiene due articoli.Ieri è stata un’altra terribile giornata nell’inferno di Gaza, dove continua sempre più incessante l’assedio israeliano. L’esercito dello Stato ebraico ha condotto pesanti bombardamentio colpendo tra gli obiettivi, anche la casa del leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, rifugiato da tempo in Qatar.In mattinata un raid aereo condotto dalle forze dello Stato ebraico ha colpito la scuola delle Suore del Rosario di Gerusalemme a Tel al-Hawa, un piccolo villaggio a Sud di Gaza City. A darne notizia è stata la preside dell’istituto, suor Nabila Saleh: «Questa mattina hanno colpito la nostra scuola danneggiando il grande cortile esterno e arrecando danni alle strutture circostanti. Purtroppo le comunicazioni sono interrotte in quella zona perché sono ancora in corso i bombardamenti ed è impossibile andare a vedere i danni subiti». Oltre alla scuola, che ospitava 1.250 alunni ed è la più grande di tutta la Striscia, secondo fonti vicine ad Hamas è stato colpito anche l’istituto scolastico al-Fakhura gestito dall’Unrwa, nel Nord della Striscia, nei pressi del campo profughi di Jabalia, dove avrebbero perso la vita 12 persone, tra cui tre bambini. Bombe israeliane sono cadute anche nella zona di piazza al-Khatiba, considerato il più influente centro teologico e universitario dell’islam sunnita a Gaza e dove è stata completamente distrutta la moschea Sheikh Zayed. Ma a suscitare più sdegno è stato un altro episodio di violenza, ovvero il raid su un convoglio di ambulanze a Gaza, fuori dall’ospedale per bambini al-Nasser che, secondo quanto comunicato dal ministero della Salute palestinese, controllato da Hamas, avrebbe causato almeno 15 morti e 60 feriti. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, si è detto «inorridito» da questo attacco: «Il conflitto deve finire. Le immagini dei corpi sparsi sulla strada fuori dall’ospedale sono strazianti», ha scritto in una nota. L’Organizzazione delle Nazioni unite si è espressa anche attraverso la voce dell’Alto commissario per i diritti umani, Volker Turk, che ha condannato il «forte aumento di odio nel mondo dopo il massiccio attacco di Hamas dello scorso 7 ottobre che ha scatenato una nuova guerra di Israele contro la Striscia di Gaza, con migliaia di morti tra i civili palestinesi».Anche Medici senza frontiere ha usato parole dure: «Abbiamo assistito a un ulteriore tragico evento in un flusso infinito di violenze inconcepibili. I ripetuti attacchi contro ospedali, ambulanze, aree densamente popolate e campi profughi sono vergognosi. Quante persone devono morire prima che i leader mondiali si sveglino e chiedano un cessate il fuoco? L’attacco mortale davanti al cancello dell'ospedale è terribile. Si tratta di un attentato letale davanti all’ospedale più frequentato di Gaza, dove il nostro personale lavora ogni giorno», si legge in un comunicato diffuso dalla Ong. A raccontare quanto accaduto è stato Mohammed Obeid, medico di Msf che presta servizio all’ospedale Al Shifa e che si trovava fuori dall’al-Nasser: «Eravamo dentro al cancello quando l’ambulanza è stata colpita davanti ai nostri occhi. C’erano corpi insanguinati ovunque. Molti sono morti sul colpo, mentre altri sono stati portati d’urgenza in sala operatoria». Dal canto suo Israele, si è difesa dalle accuse di aver volutamente bombardato obiettivi civili, dicendo che Hamas utilizza quelle ambulanze per nascondere i propri miliziani e trasportare delle armi. Versione, quest’ultima, supportata anche da fonti americane, secondo cui «Hamas ha cercato di far uscire con le ambulanze i suoi combattenti da Gaza via Rafah, rallentando così gli sforzi per evacuare gli stranieri». Inoltre, Il portavoce dell’Idf, dopo aver accusato Hamas di «sparare sulla strada per gli sfollati», avrebbe comunicato in arabo ai civili che l’esercito avrebbe permesso il passaggio sulla strada Salah al-Din dalle 13 alle 16 per spostarsi verso Suda: «Se hai a cuore te stesso e i tuoi cari, vai a Sud. Siate certi che i leader di Hamas si stanno già preoccupando di proteggersi». Intanto, secondo quanto riportato dalla Cnn, nei prossimi giorni la strategia militare di Israele vedrà diminuire i raid aerei per intensificare le operazioni tattiche di terra. Herzi Halevi, capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, ieri ha svolto all’interno della Striscia una riunione con le forze presenti sul posto, guidate dal comandante della divisione generale numero 162, Itzik Cohen. Ieri nel quartiere di Tel al-Hawa, a Sud di Gaza City, sono entrati i carri armati dell’esercito israeliano, dando vita a un violento scontro con i miliziani delle brigate al-Qassam. Per quanto riguarda invece il fronte a Nord, al confine con il Libano, le forze armate israeliane fanno sapere di aver colpito due commando di Hezbollah che stavano provando a lanciare razzi.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/gaza-cronaca-2666152385.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="e-hamas-blocca-luscita-agli-stranieri" data-post-id="2666152385" data-published-at="1699139361" data-use-pagination="False"> E Hamas blocca l’uscita agli stranieri Dopo il bombardamento sul convoglio di ambulanze all’ingresso dell’ospedale per bambini a Gaza City da parte dell’esercito israeliano, non si è fatta attendere la reazione di Hamas. Il gruppo terrorista che secondo Israele tiene in scacco la popolazione della Striscia, usandola come scudo umano, impedendo di rifugiarsi in aree sicure e a cui ruba cibo, acqua e carburante, ha bloccato il transito dei cittadini stranieri, impedendo loro di fatto di lasciare l’enclave palestinese attraverso il valico di Rafah al confine con l’Egitto. Secondo la Cnn, che ha citato un funzionario americano, questa decisione rimarrà in vigore fino a quando Israele non garantirà il passaggio delle ambulanze dalla Striscia alla frontiera egiziana. Dopo l’apertura dei giorni scorsi che aveva permesso un primo esodo verso il Sinai che riguardava civili muniti di doppio passaporto e palestinesi feriti gravemente, il governo egiziano aveva annunciato che avrebbe fatto passare altre 7.000 persone in lista di attesa. Ieri sarebbe dovuto essere il quarto giorno consecutivo di apertura del valico, con poco più di 780 stranieri pronti a lasciare la Striscia, tra cui 55 egiziani, 386 americani, 151 tedeschi, 112 inglesi e 77 francesi, ma stando a quanto riferito dalla Bbc tutti coloro che si sono recati a Rafah hanno trovato i cancelli della frontiera sbarrati. Dall’esercito israeliano hanno fatto sapere inoltre che i miliziani di Hamas avrebbero sparato colpi di mortaio e missili anticarro sulla strada Salah Al Din, l’unico passaggio che l’Idf aveva lasciato libero per favorire il trasferimento dei civili da Nord a Sud della Striscia: «Questo dimostra ulteriormente come Hamas sfrutti la popolazione di Gaza e le impedisca di agire nell’interesse della propria sicurezza», ha affermato il portavoce delle forze militari israeliane. Secondo Haaretz, i terroristi di Hamas avrebbero anche provato a far uscire da Gaza alcuni combattenti cercando di confonderli tra i feriti: «Un alto funzionario statunitense ha detto che Hamas ha cercato di far uscire di nascosto i suoi combattenti da Gaza in ambulanze via Rafah, ritardando gli sforzi per evacuare i cittadini stranieri», ha scritto il quotidiano israeliano, secondo cui gli stessi funzionari americani avrebbero scoperto anche che un terzo dei nomi scritti sulla lista con le persone da evacuare dalla Striscia erano combattenti di Hamas. Il segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres, ha rilasciato una dichiarazione al Guardian dicendo che «ormai nessun posto è sicuro a Gaza», aggiungendo di «non dimenticare gli attentati terroristici commessi in Israele da Hamas e gli omicidi, le mutilazioni e i rapimenti, anche di donne e bambini. Ma ora tutti gli ostaggi detenuti a Gaza devono essere rilasciati immediatamente e senza condizioni». La Cnn ha fornito una stima elaborata dall’inviato americano per le questioni umanitarie in Medio Oriente, David Satterfield, secondo cui un numero compreso tra le 800.000 e un milione di persone avrebbe già lasciato il Nord di Gaza ed è arrivato a Sud, con l’obiettivo di mettersi in salvo attraverso il valico di Rafah. Intanto dal vertice diplomatico andato in corso ieri ad Amman, in Giordania, a cui hanno partecipato il segretario di Stato americano Antony Blinken, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, e l’omologo giordano, Ayman Safadi, è trapelata una notizia per quel che riguarda l’ingresso di carburante all’interno della Striscia. Secondo Satterfield sarebbe stato raggiunto un meccanismo concordato per portare la benzina a Gaza soltanto quando sarà finita. Un’eventualità fino a questo momento sempre respinta dal governo di Benjamin Netanyahu, preoccupato che il carburante possa finire nelle mani dei miliziani di Hamas, anziché per alimentare gli ospedali.
content.jwplatform.com
In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
Getty images
Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
Continua a leggereRiduci
Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».