True
2023-11-05
A Gaza due scuole colpite dai raid. Tank israeliani nel Sud della città
Tank israeliani verso il confine con Gaza (Getty Images)
Ieri è stata un’altra terribile giornata nell’inferno di Gaza, dove continua sempre più incessante l’assedio israeliano. L’esercito dello Stato ebraico ha condotto pesanti bombardamentio colpendo tra gli obiettivi, anche la casa del leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, rifugiato da tempo in Qatar.
In mattinata un raid aereo condotto dalle forze dello Stato ebraico ha colpito la scuola delle Suore del Rosario di Gerusalemme a Tel al-Hawa, un piccolo villaggio a Sud di Gaza City. A darne notizia è stata la preside dell’istituto, suor Nabila Saleh: «Questa mattina hanno colpito la nostra scuola danneggiando il grande cortile esterno e arrecando danni alle strutture circostanti. Purtroppo le comunicazioni sono interrotte in quella zona perché sono ancora in corso i bombardamenti ed è impossibile andare a vedere i danni subiti». Oltre alla scuola, che ospitava 1.250 alunni ed è la più grande di tutta la Striscia, secondo fonti vicine ad Hamas è stato colpito anche l’istituto scolastico al-Fakhura gestito dall’Unrwa, nel Nord della Striscia, nei pressi del campo profughi di Jabalia, dove avrebbero perso la vita 12 persone, tra cui tre bambini. Bombe israeliane sono cadute anche nella zona di piazza al-Khatiba, considerato il più influente centro teologico e universitario dell’islam sunnita a Gaza e dove è stata completamente distrutta la moschea Sheikh Zayed.
Ma a suscitare più sdegno è stato un altro episodio di violenza, ovvero il raid su un convoglio di ambulanze a Gaza, fuori dall’ospedale per bambini al-Nasser che, secondo quanto comunicato dal ministero della Salute palestinese, controllato da Hamas, avrebbe causato almeno 15 morti e 60 feriti. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, si è detto «inorridito» da questo attacco: «Il conflitto deve finire. Le immagini dei corpi sparsi sulla strada fuori dall’ospedale sono strazianti», ha scritto in una nota. L’Organizzazione delle Nazioni unite si è espressa anche attraverso la voce dell’Alto commissario per i diritti umani, Volker Turk, che ha condannato il «forte aumento di odio nel mondo dopo il massiccio attacco di Hamas dello scorso 7 ottobre che ha scatenato una nuova guerra di Israele contro la Striscia di Gaza, con migliaia di morti tra i civili palestinesi».
Anche Medici senza frontiere ha usato parole dure: «Abbiamo assistito a un ulteriore tragico evento in un flusso infinito di violenze inconcepibili. I ripetuti attacchi contro ospedali, ambulanze, aree densamente popolate e campi profughi sono vergognosi. Quante persone devono morire prima che i leader mondiali si sveglino e chiedano un cessate il fuoco? L’attacco mortale davanti al cancello dell'ospedale è terribile. Si tratta di un attentato letale davanti all’ospedale più frequentato di Gaza, dove il nostro personale lavora ogni giorno», si legge in un comunicato diffuso dalla Ong. A raccontare quanto accaduto è stato Mohammed Obeid, medico di Msf che presta servizio all’ospedale Al Shifa e che si trovava fuori dall’al-Nasser: «Eravamo dentro al cancello quando l’ambulanza è stata colpita davanti ai nostri occhi. C’erano corpi insanguinati ovunque. Molti sono morti sul colpo, mentre altri sono stati portati d’urgenza in sala operatoria».
Dal canto suo Israele, si è difesa dalle accuse di aver volutamente bombardato obiettivi civili, dicendo che Hamas utilizza quelle ambulanze per nascondere i propri miliziani e trasportare delle armi. Versione, quest’ultima, supportata anche da fonti americane, secondo cui «Hamas ha cercato di far uscire con le ambulanze i suoi combattenti da Gaza via Rafah, rallentando così gli sforzi per evacuare gli stranieri». Inoltre, Il portavoce dell’Idf, dopo aver accusato Hamas di «sparare sulla strada per gli sfollati», avrebbe comunicato in arabo ai civili che l’esercito avrebbe permesso il passaggio sulla strada Salah al-Din dalle 13 alle 16 per spostarsi verso Suda: «Se hai a cuore te stesso e i tuoi cari, vai a Sud. Siate certi che i leader di Hamas si stanno già preoccupando di proteggersi». Intanto, secondo quanto riportato dalla Cnn, nei prossimi giorni la strategia militare di Israele vedrà diminuire i raid aerei per intensificare le operazioni tattiche di terra.
Herzi Halevi, capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, ieri ha svolto all’interno della Striscia una riunione con le forze presenti sul posto, guidate dal comandante della divisione generale numero 162, Itzik Cohen.
Ieri nel quartiere di Tel al-Hawa, a Sud di Gaza City, sono entrati i carri armati dell’esercito israeliano, dando vita a un violento scontro con i miliziani delle brigate al-Qassam. Per quanto riguarda invece il fronte a Nord, al confine con il Libano, le forze armate israeliane fanno sapere di aver colpito due commando di Hezbollah che stavano provando a lanciare razzi.
E Hamas blocca l’uscita agli stranieri
Dopo il bombardamento sul convoglio di ambulanze all’ingresso dell’ospedale per bambini a Gaza City da parte dell’esercito israeliano, non si è fatta attendere la reazione di Hamas. Il gruppo terrorista che secondo Israele tiene in scacco la popolazione della Striscia, usandola come scudo umano, impedendo di rifugiarsi in aree sicure e a cui ruba cibo, acqua e carburante, ha bloccato il transito dei cittadini stranieri, impedendo loro di fatto di lasciare l’enclave palestinese attraverso il valico di Rafah al confine con l’Egitto. Secondo la Cnn, che ha citato un funzionario americano, questa decisione rimarrà in vigore fino a quando Israele non garantirà il passaggio delle ambulanze dalla Striscia alla frontiera egiziana. Dopo l’apertura dei giorni scorsi che aveva permesso un primo esodo verso il Sinai che riguardava civili muniti di doppio passaporto e palestinesi feriti gravemente, il governo egiziano aveva annunciato che avrebbe fatto passare altre 7.000 persone in lista di attesa.
Ieri sarebbe dovuto essere il quarto giorno consecutivo di apertura del valico, con poco più di 780 stranieri pronti a lasciare la Striscia, tra cui 55 egiziani, 386 americani, 151 tedeschi, 112 inglesi e 77 francesi, ma stando a quanto riferito dalla Bbc tutti coloro che si sono recati a Rafah hanno trovato i cancelli della frontiera sbarrati. Dall’esercito israeliano hanno fatto sapere inoltre che i miliziani di Hamas avrebbero sparato colpi di mortaio e missili anticarro sulla strada Salah Al Din, l’unico passaggio che l’Idf aveva lasciato libero per favorire il trasferimento dei civili da Nord a Sud della Striscia: «Questo dimostra ulteriormente come Hamas sfrutti la popolazione di Gaza e le impedisca di agire nell’interesse della propria sicurezza», ha affermato il portavoce delle forze militari israeliane. Secondo Haaretz, i terroristi di Hamas avrebbero anche provato a far uscire da Gaza alcuni combattenti cercando di confonderli tra i feriti: «Un alto funzionario statunitense ha detto che Hamas ha cercato di far uscire di nascosto i suoi combattenti da Gaza in ambulanze via Rafah, ritardando gli sforzi per evacuare i cittadini stranieri», ha scritto il quotidiano israeliano, secondo cui gli stessi funzionari americani avrebbero scoperto anche che un terzo dei nomi scritti sulla lista con le persone da evacuare dalla Striscia erano combattenti di Hamas.
Il segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres, ha rilasciato una dichiarazione al Guardian dicendo che «ormai nessun posto è sicuro a Gaza», aggiungendo di «non dimenticare gli attentati terroristici commessi in Israele da Hamas e gli omicidi, le mutilazioni e i rapimenti, anche di donne e bambini. Ma ora tutti gli ostaggi detenuti a Gaza devono essere rilasciati immediatamente e senza condizioni». La Cnn ha fornito una stima elaborata dall’inviato americano per le questioni umanitarie in Medio Oriente, David Satterfield, secondo cui un numero compreso tra le 800.000 e un milione di persone avrebbe già lasciato il Nord di Gaza ed è arrivato a Sud, con l’obiettivo di mettersi in salvo attraverso il valico di Rafah. Intanto dal vertice diplomatico andato in corso ieri ad Amman, in Giordania, a cui hanno partecipato il segretario di Stato americano Antony Blinken, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, e l’omologo giordano, Ayman Safadi, è trapelata una notizia per quel che riguarda l’ingresso di carburante all’interno della Striscia. Secondo Satterfield sarebbe stato raggiunto un meccanismo concordato per portare la benzina a Gaza soltanto quando sarà finita. Un’eventualità fino a questo momento sempre respinta dal governo di Benjamin Netanyahu, preoccupato che il carburante possa finire nelle mani dei miliziani di Hamas, anziché per alimentare gli ospedali.
Continua a leggereRiduci
Sotto i missili un ospedale per bambini, un istituto Unrwa e uno cattolico. Rasa al suolo la casa di un capo dei terroristi. L’Idf: «I jihadisti sparano sulla strada per gli sfollati». Vertice del generale Halevi nella Striscia.L’esercito ebraico ammette di aver fatto fuoco sui mezzi di soccorso. Ma accusa: «Sono usati dai fondamentalisti». Per reazione gli islamisti fermano l’esodo verso l’Egitto.Lo speciale contiene due articoli.Ieri è stata un’altra terribile giornata nell’inferno di Gaza, dove continua sempre più incessante l’assedio israeliano. L’esercito dello Stato ebraico ha condotto pesanti bombardamentio colpendo tra gli obiettivi, anche la casa del leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, rifugiato da tempo in Qatar.In mattinata un raid aereo condotto dalle forze dello Stato ebraico ha colpito la scuola delle Suore del Rosario di Gerusalemme a Tel al-Hawa, un piccolo villaggio a Sud di Gaza City. A darne notizia è stata la preside dell’istituto, suor Nabila Saleh: «Questa mattina hanno colpito la nostra scuola danneggiando il grande cortile esterno e arrecando danni alle strutture circostanti. Purtroppo le comunicazioni sono interrotte in quella zona perché sono ancora in corso i bombardamenti ed è impossibile andare a vedere i danni subiti». Oltre alla scuola, che ospitava 1.250 alunni ed è la più grande di tutta la Striscia, secondo fonti vicine ad Hamas è stato colpito anche l’istituto scolastico al-Fakhura gestito dall’Unrwa, nel Nord della Striscia, nei pressi del campo profughi di Jabalia, dove avrebbero perso la vita 12 persone, tra cui tre bambini. Bombe israeliane sono cadute anche nella zona di piazza al-Khatiba, considerato il più influente centro teologico e universitario dell’islam sunnita a Gaza e dove è stata completamente distrutta la moschea Sheikh Zayed. Ma a suscitare più sdegno è stato un altro episodio di violenza, ovvero il raid su un convoglio di ambulanze a Gaza, fuori dall’ospedale per bambini al-Nasser che, secondo quanto comunicato dal ministero della Salute palestinese, controllato da Hamas, avrebbe causato almeno 15 morti e 60 feriti. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, si è detto «inorridito» da questo attacco: «Il conflitto deve finire. Le immagini dei corpi sparsi sulla strada fuori dall’ospedale sono strazianti», ha scritto in una nota. L’Organizzazione delle Nazioni unite si è espressa anche attraverso la voce dell’Alto commissario per i diritti umani, Volker Turk, che ha condannato il «forte aumento di odio nel mondo dopo il massiccio attacco di Hamas dello scorso 7 ottobre che ha scatenato una nuova guerra di Israele contro la Striscia di Gaza, con migliaia di morti tra i civili palestinesi».Anche Medici senza frontiere ha usato parole dure: «Abbiamo assistito a un ulteriore tragico evento in un flusso infinito di violenze inconcepibili. I ripetuti attacchi contro ospedali, ambulanze, aree densamente popolate e campi profughi sono vergognosi. Quante persone devono morire prima che i leader mondiali si sveglino e chiedano un cessate il fuoco? L’attacco mortale davanti al cancello dell'ospedale è terribile. Si tratta di un attentato letale davanti all’ospedale più frequentato di Gaza, dove il nostro personale lavora ogni giorno», si legge in un comunicato diffuso dalla Ong. A raccontare quanto accaduto è stato Mohammed Obeid, medico di Msf che presta servizio all’ospedale Al Shifa e che si trovava fuori dall’al-Nasser: «Eravamo dentro al cancello quando l’ambulanza è stata colpita davanti ai nostri occhi. C’erano corpi insanguinati ovunque. Molti sono morti sul colpo, mentre altri sono stati portati d’urgenza in sala operatoria». Dal canto suo Israele, si è difesa dalle accuse di aver volutamente bombardato obiettivi civili, dicendo che Hamas utilizza quelle ambulanze per nascondere i propri miliziani e trasportare delle armi. Versione, quest’ultima, supportata anche da fonti americane, secondo cui «Hamas ha cercato di far uscire con le ambulanze i suoi combattenti da Gaza via Rafah, rallentando così gli sforzi per evacuare gli stranieri». Inoltre, Il portavoce dell’Idf, dopo aver accusato Hamas di «sparare sulla strada per gli sfollati», avrebbe comunicato in arabo ai civili che l’esercito avrebbe permesso il passaggio sulla strada Salah al-Din dalle 13 alle 16 per spostarsi verso Suda: «Se hai a cuore te stesso e i tuoi cari, vai a Sud. Siate certi che i leader di Hamas si stanno già preoccupando di proteggersi». Intanto, secondo quanto riportato dalla Cnn, nei prossimi giorni la strategia militare di Israele vedrà diminuire i raid aerei per intensificare le operazioni tattiche di terra. Herzi Halevi, capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, ieri ha svolto all’interno della Striscia una riunione con le forze presenti sul posto, guidate dal comandante della divisione generale numero 162, Itzik Cohen. Ieri nel quartiere di Tel al-Hawa, a Sud di Gaza City, sono entrati i carri armati dell’esercito israeliano, dando vita a un violento scontro con i miliziani delle brigate al-Qassam. Per quanto riguarda invece il fronte a Nord, al confine con il Libano, le forze armate israeliane fanno sapere di aver colpito due commando di Hezbollah che stavano provando a lanciare razzi.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/gaza-cronaca-2666152385.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="e-hamas-blocca-luscita-agli-stranieri" data-post-id="2666152385" data-published-at="1699139361" data-use-pagination="False"> E Hamas blocca l’uscita agli stranieri Dopo il bombardamento sul convoglio di ambulanze all’ingresso dell’ospedale per bambini a Gaza City da parte dell’esercito israeliano, non si è fatta attendere la reazione di Hamas. Il gruppo terrorista che secondo Israele tiene in scacco la popolazione della Striscia, usandola come scudo umano, impedendo di rifugiarsi in aree sicure e a cui ruba cibo, acqua e carburante, ha bloccato il transito dei cittadini stranieri, impedendo loro di fatto di lasciare l’enclave palestinese attraverso il valico di Rafah al confine con l’Egitto. Secondo la Cnn, che ha citato un funzionario americano, questa decisione rimarrà in vigore fino a quando Israele non garantirà il passaggio delle ambulanze dalla Striscia alla frontiera egiziana. Dopo l’apertura dei giorni scorsi che aveva permesso un primo esodo verso il Sinai che riguardava civili muniti di doppio passaporto e palestinesi feriti gravemente, il governo egiziano aveva annunciato che avrebbe fatto passare altre 7.000 persone in lista di attesa. Ieri sarebbe dovuto essere il quarto giorno consecutivo di apertura del valico, con poco più di 780 stranieri pronti a lasciare la Striscia, tra cui 55 egiziani, 386 americani, 151 tedeschi, 112 inglesi e 77 francesi, ma stando a quanto riferito dalla Bbc tutti coloro che si sono recati a Rafah hanno trovato i cancelli della frontiera sbarrati. Dall’esercito israeliano hanno fatto sapere inoltre che i miliziani di Hamas avrebbero sparato colpi di mortaio e missili anticarro sulla strada Salah Al Din, l’unico passaggio che l’Idf aveva lasciato libero per favorire il trasferimento dei civili da Nord a Sud della Striscia: «Questo dimostra ulteriormente come Hamas sfrutti la popolazione di Gaza e le impedisca di agire nell’interesse della propria sicurezza», ha affermato il portavoce delle forze militari israeliane. Secondo Haaretz, i terroristi di Hamas avrebbero anche provato a far uscire da Gaza alcuni combattenti cercando di confonderli tra i feriti: «Un alto funzionario statunitense ha detto che Hamas ha cercato di far uscire di nascosto i suoi combattenti da Gaza in ambulanze via Rafah, ritardando gli sforzi per evacuare i cittadini stranieri», ha scritto il quotidiano israeliano, secondo cui gli stessi funzionari americani avrebbero scoperto anche che un terzo dei nomi scritti sulla lista con le persone da evacuare dalla Striscia erano combattenti di Hamas. Il segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres, ha rilasciato una dichiarazione al Guardian dicendo che «ormai nessun posto è sicuro a Gaza», aggiungendo di «non dimenticare gli attentati terroristici commessi in Israele da Hamas e gli omicidi, le mutilazioni e i rapimenti, anche di donne e bambini. Ma ora tutti gli ostaggi detenuti a Gaza devono essere rilasciati immediatamente e senza condizioni». La Cnn ha fornito una stima elaborata dall’inviato americano per le questioni umanitarie in Medio Oriente, David Satterfield, secondo cui un numero compreso tra le 800.000 e un milione di persone avrebbe già lasciato il Nord di Gaza ed è arrivato a Sud, con l’obiettivo di mettersi in salvo attraverso il valico di Rafah. Intanto dal vertice diplomatico andato in corso ieri ad Amman, in Giordania, a cui hanno partecipato il segretario di Stato americano Antony Blinken, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, e l’omologo giordano, Ayman Safadi, è trapelata una notizia per quel che riguarda l’ingresso di carburante all’interno della Striscia. Secondo Satterfield sarebbe stato raggiunto un meccanismo concordato per portare la benzina a Gaza soltanto quando sarà finita. Un’eventualità fino a questo momento sempre respinta dal governo di Benjamin Netanyahu, preoccupato che il carburante possa finire nelle mani dei miliziani di Hamas, anziché per alimentare gli ospedali.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
Continua a leggereRiduci
@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
Continua a leggereRiduci