2021-05-09
Le pillole di galateo di Petra e Carlo: i fiori per la festa della mamma
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Serve una legge nazionale sul fine vita e il Parlamento dovrebbe anche darsi una mossa. Il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso, torna a premere sulle Camere perché adottino una legge sul suicidio assistito. Un testo base c’è e l’ha preparato la maggioranza di centrodestra, ma le opposizioni l’hanno bloccato perché lo giudicano troppo restrittivo. Ieri il giurista salernitano, magistrato di Cassazione da sempre molto attento a custodire le convinzioni personali, è entrato su un terreno minato, in occasione della relazione annuale della Consulta. «Sul fine vita», ha detto, «la Corte è stata chiamata più volte a decidere, dopo l’iniziale sentenza n. 242/2019 in cui furono posti i presupposti sostanziali e processuali» di alcune sentenze. E «in ogni sentenza c’era il monito al Legislatore».
Il presidente della Corte ha quindi sottolineato che «è ancora inascoltato il monito per introdurre una normativa nazionale di regolamentazione del suicidio medicalmente assistito». In effetti la legge è ferma da luglio in Commissione al Senato, dopo l’approvazione del testo base, molto contestato dalle opposizioni.
Ormai le cosiddette «ordinanze Cappato» (dal nome del primo caso, quello di Dj Fabo, patrocinato da Marco Cappato), che rinviano la trattazione nel merito della questione, sono delle specie di escamotage con i quali, parole del presidente Amoroso, «la Corte rileva un vizio di illegittimità costituzionale, ma non lo dichiara immediatamente: si astiene dal pronunciare una sentenza per dar tempo al legislatore di porre rimedio». Siamo quasi al conflitto tra poteri dello Stato, anche se ovviamente la Consulta si ferma sulla soglia della propria competenza e ricorre, come ha fatto ieri il suo presidente, a una forma di moral suasion pubblica.
Particolare curioso, questo pressing si applica anche ad altri campi, almeno a vedere le ultime sentenze, come il licenziamento illegittimo dei lavoratori nelle piccole imprese in base al Jobs Act. Quattro anni fa la Consulta aveva segnalato che c’erano «criticità» nei limiti al risarcimento del lavoratore licenziato. Il legislatore non si è mosso e l’anno scorso la Corte è tornata sulla questione dichiarando l’illegittimità della norma contestata. Insomma, occhio a ignorare i moniti della Consulta.
Amoroso ha lanciato messaggi importanti anche sul diritto penale e sui principi costituzionali. «Con riferimento alle leggi di revisione della Costituzione e in particolare all’inserimento in Costituzione del principio del giusto processo e della tutela dell’ambiente», ha spiegato, «la Corte […] ha ribadito l’esistenza di principi “fondamentali” o “supremi” della nostra Costituzione, che non possono essere sovvertiti o modificati nel loro contenuto essenziale neppure da leggi di revisione costituzionale o da altre leggi costituzionali». Il riferimento è alla prima parte della Carta, ovvero i 12 articoli che molti giuristi ritengono immodificabili anche se immodificabile, almeno espressamente, sarebbe solo la forma repubblicana. Il presidente della Consulta ha poi parlato del decreto Caivano, adottato nel 2023 per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica, responsabilizzando di più i genitori. «L’irretroattività della legge penale rappresenta un preciso vincolo costituzionale», ha ricordato Amoroso, ma «con riferimento alla nuova disciplina della sospensione del processo con messa alla prova del minore, la Corte ha ritenuto che essa incide direttamente sulla disciplina sostanziale, introducendo un contenuto deteriore rispetto a quella previgente, e pertanto non può essere applicata ai fatti commessi anteriormente al 15 novembre 2023, data di entrata in vigore della nuova norma».
«Assumo l’incarico di capogruppo con senso di responsabilità, lo svolgerò con serietà, entusiasmo e senso delle istituzioni. È una nuova tappa nella mia carriera politica. Ringrazio il segretario Antonio Tajani, che ha accompagnato questo avvicendamento in ogni fase con la sua leadership, e ringrazio il mio predecessore Maurizio Gasparri, che ha lavorato con competenza e passione. È un normale avvicendamento all’interno di un gruppo politico».
Lo ha detto la neo presidente dei senatori di Forza Italia Stefania Craxi parlando con i giornalisti a Palazzo Madama dopo l’assemblea del gruppo che l’ha eletta per acclamazione.
«Forza Italia è una comunità ed è una comunità di valori. Ho letto ricostruzioni totalmente fantasiose. È un avvicendamento in cantiere da prima del referendum. Il referendum c’entra nella misura in cui ci siamo detti: “Non è il momento, prima scavalliamo il referendum”».
Nel segno della tradizione e con lo sguardo rivolto al futuro, Maserati rinnova anche per il 2026 il proprio impegno nel GT2 European Series Powered by Pirelli, confermando una presenza sempre più strutturata nel panorama delle competizioni GT. La Casa del Tridente consolida così un percorso iniziato negli ultimi anni e rafforza quella vocazione racing che rappresenta da sempre uno dei pilastri della sua identità.
Una scelta dal valore ancora più simbolico in una stagione speciale: il 2026 segna infatti il centenario della prima vittoria in gara di una Maserati, quando la Tipo 26, guidata da Alfieri Maserati, trionfò nella propria classe alla Targa Florio del 1926. Un anniversario che rende ancora più significativo l’obiettivo di essere protagonisti in pista.
Dopo il debutto nel GT2 European Series nel 2023 e le successive esperienze nell’Ultimate Cup Series e nella 24H Series, il programma sportivo della Casa modenese entra ora in una fase di piena maturità. Al momento sono quattro le Maserati GT2 confermate sulla griglia di partenza della stagione 2026, con la possibilità di ulteriori ingressi nei prossimi mesi.
Tra i protagonisti più attesi figura Philippe Prette, campione in carica della Am Class con LP Racing, deciso a difendere il titolo dopo il successo ottenuto anche nella stagione precedente. Il team guidato da Luca Pirri schiererà inoltre una seconda vettura nella Pro-Am Class, affidata al giovane talento Niccolò Pirri. A soli diciassette anni, il pilota rappresenta una delle promesse più interessanti del vivaio Maserati e sarà impegnato anche nella corsa al programma SRO GT Academy, affiancato dall’esperto Thomas Yu Lee.
Conferme importanti arrivano anche da Dinamic Motorsport, che riproporrà l’equipaggio composto da Mauro Calamia e Roberto Pampanini, protagonisti nel 2025 con una stagione ai vertici culminata con il terzo posto tra i piloti e il secondo tra i team nella Pro-Am Class.
Novità invece per quanto riguarda la presenza del team belga i4Race, al debutto nel campionato con Maserati e con Antoine Potty attualmente indicato come pilota di riferimento.
Il 2026 si preannuncia quindi come una stagione ricca di aspettative, ulteriormente arricchita dall’adesione del marchio al progetto SRO GT Academy. L’iniziativa offrirà al pilota vincitore l’opportunità di competere, con un programma interamente finanziato, nella GT World Challenge Europe Endurance Cup 2027, rappresentando un importante trampolino verso il professionismo.
All’indomani della visita in Algeria, il premier Giorgia Meloni torna a fare i conti con le urgenze dell’economia. I prezzi dei carburanti sono tornati al livello precedente il taglio delle accise che scade il 7 aprile. Negli ultimi giorni gli spiragli di un’intesa sulla riapertura dello stretto di Hormuz e, più in generale, di una fine a breve del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran hanno spinto il prezzo del greggio verso il basso, sotto i 100 dollari al barile. Va però ricordato che le quotazioni non si ripercuotono nell’immediato sul prezzo applicato per i rifornimenti. I distributori devono prima smaltire le scorte di greggio già acquistate con le tariffe più elevate. Alla scadenza del taglio delle accise quindi bisognerà mettere in conto un aumento dei prezzi alla pompa di 25 centesimi. Ipotizzando un costo stabile della materia prima, senza lo sconto sulle accise la benzina schizzerebbe a 1,980 euro, mentre il gasolio a 2,265 euro. Un pieno da 50 litri di diesel costerebbe 12,20 euro in più di oggi. Eventuali oscillazioni del petrolio potrebbero amplificare l'impatto degli aumenti.
La sfida sarebbe di prorogare il taglio delle accise, magari rendendolo più sostanzioso ma c’è il problema della copertura e la congiuntura economica non concede margini di manovra. Il nuovo aggiornamento dell’Ocse è una doccia gelata per il governo. Il Pil italiano è rivisto al +0,4% nel 2026, in calo rispetto al +0,6% indicato a dicembre, e al +0,6% previsto per il 2027. Inoltre torna a salire l’inflazione, attesa quest’anno al 2,4%. L’aumento dei prezzi era già in atto prima delle tensioni geopolitiche recenti, ma il contesto internazionale ha contribuito a rafforzare il trend.
Previsioni con le quali il ministero dell’Economia è costretto a fare i conti. Ad aprile sarà il Documento di finanza pubblica a mettere nero su bianco questo fragile scenario con crescita più debole, energia più cara e meno soldi da spendere.
Tant’è che il governo, nonostante la sarabanda di accuse dell’opposizione in fibrillazione dopo il successo referendario, si muove con cautela. Alla vigilia del consiglio dei ministri, previsto per oggi, mentre si susseguono gli interrogativi se il governo prenderà misure per raffreddare l’inflazione a cominciare dal caro carburanti, il viceministro all’Economia, Maurizio Leo, frena: «Stiamo valutando ma non penso» risponde tranciante a chi cerca di stanarlo sul tema della accise. Ma ad annunciare un possibile nuovo intervento è stato il vicepremier, nonché ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Se la guerra non finisce saremo costretti a rinnovare la scelta di ridurre le accise».
Il collega del Made in Italy, Adolfo Urso, lascia intendere nuove misure in arrivo per sostenere famiglie e imprese. «Lavoreremo anche con successivi provvedimenti qualora il consiglio dei ministri decidesse di farlo già nella prossima seduta» ha detto ma sottolineando anche che «il prezzo dei carburanti è cresciuto in Italia molto meno che negli altri Paesi europei». Quanto all’inflazione sottolinea che «l’Italia ha oggi le carte in regola».
Ma non c’è solo il tema del taglio delle accise. Il decreto carburanti attende il decreto attuativo per definire le modalità operative, i criteri di accesso e le procedure di fruizione del beneficio. C’è poi il decreto bollette; oltre 5 miliardi per contenere i costi di elettricità e gas nel periodo 2026-2028. Un pannicolo caldo, secondo Confcommercio.
Intanto altri Paesi si muovono. In Germania il Bundestag ha varato un provvedimento che vieta l’aumento del prezzo di benzina e gasolio più di una volta al giorno, alle 12 in punto. Per le violazione sono previste sanzioni fino a 100.000 euro. In vista c’è l’incremento delle deduzioni per i pendolari.
Anche l’Austria ha approvato un taglio temporaneo a una serie di imposte sui carburanti per arrivare a un risparmio di circa 10 centesimi al litro. La Polonia porta l’Iva dal 23 all’8% e le accise al minimo previsto dall’Ue, ossia 29 centesimi di zloty per la benzina (0,066 centesimi di euro) e 28 centesimi di zloty (0,068 centesimi di euro) per il diesel. «I prezzi al litro dovrebbero scendere di circa 1,20 zloty (circa 28 centesimi di euro)» ha annunciato il premier, Donald Tusk.
Intanto Palazzo Chigi lavora sul decreto fiscale che dovrebbe prevedere il rinvio della tassa da 2 euro sui piccoli pacchi, correzioni sull’iperammortamento escludendo il requisito di investimenti made in Europe previsto dalla manovra. Potrebbe entrare nel provvedimento anche una riapertura dei termini della rottamazione quater, per coloro che non hanno versato la rata di novembre. È attesa sul tavolo del consiglio dei ministri anche la riforma del Testo unico della finanza (Tuf), con una serie di modifiche per le società quotate.

