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2019-08-22
Finanza e imprese anti Cassandre. Stavolta le elezioni non fanno paura
Ansa
Goldman Sachs scommette sulle elezioni in autunno e, rispetto al passato, non intravede scenari di apocalisse economica per l'Italia. Anzi, aggiunge che nel nostro Paese non esistono sul breve pericoli di uscita dall'euro e che la stessa Lega di Matteo Salvini potrebbe in caso di vittoria nominare un ministro dell'Economia capace di trattare in Europa.
È il contenuto dell'ultimo report della banca d'affari statunitense, l'istituto di credito spesso al centro delle trame diplomatiche internazionali, accusato a più riprese - soprattutto nel 2011 quando cadde l'ex premier Silvio Berlusconi - di aver spinto per la nomina di Mario Monti a presidente del Consiglio. Un giudizio che questa volta è in linea con il mondo delle imprese (e con il tessuto produttivo del Nord che del Carroccio non ha certo paura), che da giorni chiede di evitare tentennamenti e di andare alle elezioni. Dopo i ripetuti appelli di Tonino Lamborghini (erede dello storico marchio di super car di lusso), Luigi Bravi (re della piadina romagnola), Gimmi Baldinini (eccellenza nelle calzature) e molti leader del mondo associativo, infatti, anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ieri non ha bocciato l'ipotesi di un ricorso alle urne.
Citare Goldman Sachs, comunque, significa parlare di una banca d'investimento tra le più importanti nel mondo, ma anche ricordare i nomi, oltre che di Monti, del presidente della Bce, Mario Draghi, o dell'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, da sempre vicini all'istituto amministrato da David Salomon. Il fatto che la nascita di un possibile governo di centrodestra, con un premier come Salvini, non spaventi gli investitori è una novità degli ultimi anni. Fa il paio con quanto già detto la scorsa settimana dal politologo americano Ian Bremmer, secondo cui un governo Salvini andrebbe più che bene agli Stati Uniti di Donald Trump e - come anche ribadito dal Financial Times - rassicurerebbe persino i mercati internazionali.
In sostanza le elezioni a ottobre non rappresentano un pericolo per il mondo produttivo, come invece sostenuto dal premier dimissionario Giuseppe Conte durante il suo intervento al Senato. Del resto le borse hanno reagito bene, senza particolari drammi. Insomma, non è più il tempo delle «cavallette» pronte a divorare l'Italia per Goldman Sachs. Si tratta di una posizione più che particolare, nuova, strana secondo alcuni, per di più in una delle fasi più complesse e incerte della politica italiana, con alle porte una manovra importante, stretta tra lo spettro dell'aumento dell'Iva e le clausole di salvaguardia.
Nelle sette pagine che sono circolate ieri, l'analista Silvia Ardagna spiega, numeri alla mano, perché tutte le ipotesi di governi sostenuti da questo parlamento siano impossibili. Secondo Goldman Sachs, infatti, se il tentativo di creare un nuovo governo non dovesse andare in porto, «il presidente scioglierebbe il Parlamento e le elezioni politiche si terranno entro 45-70 giorni». Poi aggiunge: «Il panorama politico è piuttosto fluido ed è difficile fare una previsione sul risultato più probabile in questa fase. Ciò detto, al momento della stesura di questo documento, riteniamo che le elezioni politiche nel quarto trimestre siano più probabili rispetto a un nuovo governo capace di ottenere un voto di fiducia nell'attuale Parlamento. L'aritmetica parlamentare ci porta a escludere altre tre opzioni sul tavolo. Cioè un nuovo governo Lega-M5s, uno Pd-M5s, oppure un governo in grado di approvare la legge di bilancio del 2020».
Non bastasse, nel report di Goldman Sachs si fa anche presente che nel caso in cui non si formi un nuovo esecutivo la manovra economica sarà ritardata, mentre l'Unione europea e le agenzie di rating aspetteranno il voto. Ma in ogni caso ci si aspetta che nonostante la campagna elettorale «Moody's e Standard & Poor confermeranno le valutazioni e le prospettive attuali, rispettivamente il 6 e 25 settembre». Certo, «si prevede che i prossimi tre mesi saranno volatili e difficili per l'economia italiana», ma è «in linea con le nostre precedenti aspettative». Aggiunge il rapporto di Goldman Sachs, che «la Lega farà una campagna su una piattaforma antieuropea incentrata sull'immigrazione e la politica fiscale e, quindi, i mercati finanziari rivaluterebbero il merito creditizio degli asset italiani in una direzione più ribassista rispetto ai prezzi attuali». E questo, «se la rivalutazione dei prezzi dovesse essere troppo alta potrebbe anche avere un impatto potenziale sui sondaggi di opinione e, infine, sul risultato elettorale. Anche se l'elettore medio sarebbe a favore delle riduzioni fiscali e di un certo controllo sui flussi migratori, la maggioranza degli elettori italiani rimane a favore dell'euro e ripone fiducia nelle istituzioni europee più che in molte istituzioni italiane». Per questo motivo, «questa considerazione potrebbe anche spingere Lega ad adottare una posizione meno controversa nei confronti dei partner europei, cercando di limitare una potenziale reazione negativa del mercato nominando un ministro delle finanze pro Ue che dia fiducia agli investitori a favore dell'Europa». Per dovere di cronaca va detto che Goldman Sachs è stata tra le poche a riconoscere che il governo Conte non avrebbe superato le elezioni europee. In un rapporto di fine ottobre si leggeva appunto di come «fosse improbabile che il governo» sarebbe sopravvissuto «fino alla metà del prossimo anno». Forse ha sbagliato di qualche mese, ma secondo la banca d'affari l'ipotesi è che venisse sostituito da un esecutivo di centrodestra o di centrosinistra, con una politica di bilancio meno aggressiva. Questo lo si saprà nei prossimi giorni.
La Borsa vola, lo spread si affloscia
La crisi di governo continua a non preoccupare gli investitori. Lo spread Btp/Bund ieri ha archiviato la seduta in contrazione a 200,5 punti base, con il rendimento del decennale all'1,33%: 3 punti in meno rispetto ai 203,5 punti di due giorni fa.
Dopo il discorso dell'ormai ex premier Giuseppe Conte in Senato del 20 agosto, sono fioccati molti commenti da parte degli analisti secondo cui questa impasse, da un punto di vista finanziario, sta passando inosservata. Come scrive Bloomberg, sui grafici che ritraggono l'andamento del Btp a 10 anni questa crisi a malapena si riesce a vedere.
Gli esperti di Commerzbank ritengono che nelle prossime sedute la situazione rimarrà «fluida, con le aspettative di un nuovo programma di riacquisto titoli (la Bce si incontrerà il 12 settembre per decidere come muoversi, ndr) che dovrebbero riportare su un trend di contrazione lo spread Btp/Bund».
Secondo un report di Citigroup, «i mercati potrebbero presto celebrare il minor rischio Italia, almeno nel breve termine». Gli analisti della banca d'affari ritengono che lo scenario peggiore per i mercati sarebbe quello di un esecutivo M5s-Pd basato su un nuovo contratto di governo.
Se sul fronte obbligazionario, dunque, regna serenità, lo stesso si può dire anche a Piazza Affari. La prospettiva della possibile nascita in tempi brevi di un nuovo governo, capace di varare la legge di bilancio e di evitare così il ritorno al voto in autunno ieri ha sostenuto gli scambi sul Ftse Mib: il principale listino italiano ha terminato la giornata in rialzo dell'1,77%, dopo essere arrivato a guadagnare oltre due punti.
Tra i titoli milanesi a maggiore capitalizzazione, Prysmian ha consolidato il rimbalzo dai minimi di periodo toccati venerdì guadagnando il 4,64%. Bene le banche: Finecobank ha messo a segno un +4,2%, Ubi Banca un +2,03% e Bper +1,73%.
In un Ftse Mib tutto in rialzo si è messo in evidenza il settore auto, mentre si torna a parlare della possibile fusione tra Fca (+3,33%) e Renault (+3,7% a Parigi).
Ben intonata anche tutta la filiera della famiglia Agnelli con la holding Exor balzata del 4,07%, CnhI +3,90% e Ferrari a +1,61%. In evidenza anche energetici (Eni +1,57%, Enel +1,32%), Telecom Italia (+2,04%) e ancora il titolo Juventus Fc con un +1,33%.
Sul resto del listino Mediaset ha archiviato la seduta in lieve perdita (-0,37%). Secondo indiscrezioni di stampa, Vivendi, che controlla il 29% di Mediaset, voterà contro l'operazione di fusione fra Mediaset e Mediaset Espana in occasione dell'assemblea del Biscione convocata per il prossimo 4 settembre.
Sull'Aim Italia, infine, Confinvest ha chiuso a 23,7% a 5,22 euro, che si confronta con quota 1,5 euro del debutto dello scorso primo agosto (+248% la performance).
Chiusura positiva anche per le principali borse europee. Parigi ieri ha guadagnato l'1,7% a 5.435 punti, Francoforte l'1,2% a 11.791 punti e Londra l'1,1% a 7.203 punti.
Sul mercato dei cambi, l'euro è rimasto a un passo da quota 1,11 dollari: la moneta unica è indicata a 1,1099 dollari (1,1096 ieri in chiusura) e 118,17 yen (117,97), mentre il rapporto dollaro-yen ha concluso gli scambi a 106,47 (106,25).
Anche il petrolio si è mostrato in rialzo dopo il calo superiore alle attese delle scorte Usa: il future di ottobre sul Wti è salito dello 0,93% a 56,65 dollari al barile, mentre l'analoga consegna sul Brent ha guadagnato l'1,57% a 60,96 dollari.
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Nel suo ultimo report Goldman Sachs scommette sul voto e non intravede scenari apocalittici per l'Italia. Un esecutivo leghista viene visto senza cataclismi, specie al Nord. E le sigle aziendali non tifano ribaltone.La fine dell'esperienza gialloblù non spaventa Piazza Affari, in rialzo dell'1,77%. Continua a scendere il differenziale Btp/Bund: 3 punti in meno in soli due giorni.Lo speciale contiene due articoli.Goldman Sachs scommette sulle elezioni in autunno e, rispetto al passato, non intravede scenari di apocalisse economica per l'Italia. Anzi, aggiunge che nel nostro Paese non esistono sul breve pericoli di uscita dall'euro e che la stessa Lega di Matteo Salvini potrebbe in caso di vittoria nominare un ministro dell'Economia capace di trattare in Europa. È il contenuto dell'ultimo report della banca d'affari statunitense, l'istituto di credito spesso al centro delle trame diplomatiche internazionali, accusato a più riprese - soprattutto nel 2011 quando cadde l'ex premier Silvio Berlusconi - di aver spinto per la nomina di Mario Monti a presidente del Consiglio. Un giudizio che questa volta è in linea con il mondo delle imprese (e con il tessuto produttivo del Nord che del Carroccio non ha certo paura), che da giorni chiede di evitare tentennamenti e di andare alle elezioni. Dopo i ripetuti appelli di Tonino Lamborghini (erede dello storico marchio di super car di lusso), Luigi Bravi (re della piadina romagnola), Gimmi Baldinini (eccellenza nelle calzature) e molti leader del mondo associativo, infatti, anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ieri non ha bocciato l'ipotesi di un ricorso alle urne. Citare Goldman Sachs, comunque, significa parlare di una banca d'investimento tra le più importanti nel mondo, ma anche ricordare i nomi, oltre che di Monti, del presidente della Bce, Mario Draghi, o dell'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, da sempre vicini all'istituto amministrato da David Salomon. Il fatto che la nascita di un possibile governo di centrodestra, con un premier come Salvini, non spaventi gli investitori è una novità degli ultimi anni. Fa il paio con quanto già detto la scorsa settimana dal politologo americano Ian Bremmer, secondo cui un governo Salvini andrebbe più che bene agli Stati Uniti di Donald Trump e - come anche ribadito dal Financial Times - rassicurerebbe persino i mercati internazionali. In sostanza le elezioni a ottobre non rappresentano un pericolo per il mondo produttivo, come invece sostenuto dal premier dimissionario Giuseppe Conte durante il suo intervento al Senato. Del resto le borse hanno reagito bene, senza particolari drammi. Insomma, non è più il tempo delle «cavallette» pronte a divorare l'Italia per Goldman Sachs. Si tratta di una posizione più che particolare, nuova, strana secondo alcuni, per di più in una delle fasi più complesse e incerte della politica italiana, con alle porte una manovra importante, stretta tra lo spettro dell'aumento dell'Iva e le clausole di salvaguardia. Nelle sette pagine che sono circolate ieri, l'analista Silvia Ardagna spiega, numeri alla mano, perché tutte le ipotesi di governi sostenuti da questo parlamento siano impossibili. Secondo Goldman Sachs, infatti, se il tentativo di creare un nuovo governo non dovesse andare in porto, «il presidente scioglierebbe il Parlamento e le elezioni politiche si terranno entro 45-70 giorni». Poi aggiunge: «Il panorama politico è piuttosto fluido ed è difficile fare una previsione sul risultato più probabile in questa fase. Ciò detto, al momento della stesura di questo documento, riteniamo che le elezioni politiche nel quarto trimestre siano più probabili rispetto a un nuovo governo capace di ottenere un voto di fiducia nell'attuale Parlamento. L'aritmetica parlamentare ci porta a escludere altre tre opzioni sul tavolo. Cioè un nuovo governo Lega-M5s, uno Pd-M5s, oppure un governo in grado di approvare la legge di bilancio del 2020». Non bastasse, nel report di Goldman Sachs si fa anche presente che nel caso in cui non si formi un nuovo esecutivo la manovra economica sarà ritardata, mentre l'Unione europea e le agenzie di rating aspetteranno il voto. Ma in ogni caso ci si aspetta che nonostante la campagna elettorale «Moody's e Standard & Poor confermeranno le valutazioni e le prospettive attuali, rispettivamente il 6 e 25 settembre». Certo, «si prevede che i prossimi tre mesi saranno volatili e difficili per l'economia italiana», ma è «in linea con le nostre precedenti aspettative». Aggiunge il rapporto di Goldman Sachs, che «la Lega farà una campagna su una piattaforma antieuropea incentrata sull'immigrazione e la politica fiscale e, quindi, i mercati finanziari rivaluterebbero il merito creditizio degli asset italiani in una direzione più ribassista rispetto ai prezzi attuali». E questo, «se la rivalutazione dei prezzi dovesse essere troppo alta potrebbe anche avere un impatto potenziale sui sondaggi di opinione e, infine, sul risultato elettorale. Anche se l'elettore medio sarebbe a favore delle riduzioni fiscali e di un certo controllo sui flussi migratori, la maggioranza degli elettori italiani rimane a favore dell'euro e ripone fiducia nelle istituzioni europee più che in molte istituzioni italiane». Per questo motivo, «questa considerazione potrebbe anche spingere Lega ad adottare una posizione meno controversa nei confronti dei partner europei, cercando di limitare una potenziale reazione negativa del mercato nominando un ministro delle finanze pro Ue che dia fiducia agli investitori a favore dell'Europa». Per dovere di cronaca va detto che Goldman Sachs è stata tra le poche a riconoscere che il governo Conte non avrebbe superato le elezioni europee. In un rapporto di fine ottobre si leggeva appunto di come «fosse improbabile che il governo» sarebbe sopravvissuto «fino alla metà del prossimo anno». Forse ha sbagliato di qualche mese, ma secondo la banca d'affari l'ipotesi è che venisse sostituito da un esecutivo di centrodestra o di centrosinistra, con una politica di bilancio meno aggressiva. Questo lo si saprà nei prossimi giorni. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/finanza-e-imprese-anti-cassandre-stavolta-le-elezioni-non-fanno-paura-2639944092.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-borsa-vola-lo-spread-si-affloscia" data-post-id="2639944092" data-published-at="1780565165" data-use-pagination="False"> La Borsa vola, lo spread si affloscia La crisi di governo continua a non preoccupare gli investitori. Lo spread Btp/Bund ieri ha archiviato la seduta in contrazione a 200,5 punti base, con il rendimento del decennale all'1,33%: 3 punti in meno rispetto ai 203,5 punti di due giorni fa. Dopo il discorso dell'ormai ex premier Giuseppe Conte in Senato del 20 agosto, sono fioccati molti commenti da parte degli analisti secondo cui questa impasse, da un punto di vista finanziario, sta passando inosservata. Come scrive Bloomberg, sui grafici che ritraggono l'andamento del Btp a 10 anni questa crisi a malapena si riesce a vedere. Gli esperti di Commerzbank ritengono che nelle prossime sedute la situazione rimarrà «fluida, con le aspettative di un nuovo programma di riacquisto titoli (la Bce si incontrerà il 12 settembre per decidere come muoversi, ndr) che dovrebbero riportare su un trend di contrazione lo spread Btp/Bund». Secondo un report di Citigroup, «i mercati potrebbero presto celebrare il minor rischio Italia, almeno nel breve termine». Gli analisti della banca d'affari ritengono che lo scenario peggiore per i mercati sarebbe quello di un esecutivo M5s-Pd basato su un nuovo contratto di governo. Se sul fronte obbligazionario, dunque, regna serenità, lo stesso si può dire anche a Piazza Affari. La prospettiva della possibile nascita in tempi brevi di un nuovo governo, capace di varare la legge di bilancio e di evitare così il ritorno al voto in autunno ieri ha sostenuto gli scambi sul Ftse Mib: il principale listino italiano ha terminato la giornata in rialzo dell'1,77%, dopo essere arrivato a guadagnare oltre due punti. Tra i titoli milanesi a maggiore capitalizzazione, Prysmian ha consolidato il rimbalzo dai minimi di periodo toccati venerdì guadagnando il 4,64%. Bene le banche: Finecobank ha messo a segno un +4,2%, Ubi Banca un +2,03% e Bper +1,73%. In un Ftse Mib tutto in rialzo si è messo in evidenza il settore auto, mentre si torna a parlare della possibile fusione tra Fca (+3,33%) e Renault (+3,7% a Parigi). Ben intonata anche tutta la filiera della famiglia Agnelli con la holding Exor balzata del 4,07%, CnhI +3,90% e Ferrari a +1,61%. In evidenza anche energetici (Eni +1,57%, Enel +1,32%), Telecom Italia (+2,04%) e ancora il titolo Juventus Fc con un +1,33%. Sul resto del listino Mediaset ha archiviato la seduta in lieve perdita (-0,37%). Secondo indiscrezioni di stampa, Vivendi, che controlla il 29% di Mediaset, voterà contro l'operazione di fusione fra Mediaset e Mediaset Espana in occasione dell'assemblea del Biscione convocata per il prossimo 4 settembre. Sull'Aim Italia, infine, Confinvest ha chiuso a 23,7% a 5,22 euro, che si confronta con quota 1,5 euro del debutto dello scorso primo agosto (+248% la performance). Chiusura positiva anche per le principali borse europee. Parigi ieri ha guadagnato l'1,7% a 5.435 punti, Francoforte l'1,2% a 11.791 punti e Londra l'1,1% a 7.203 punti. Sul mercato dei cambi, l'euro è rimasto a un passo da quota 1,11 dollari: la moneta unica è indicata a 1,1099 dollari (1,1096 ieri in chiusura) e 118,17 yen (117,97), mentre il rapporto dollaro-yen ha concluso gli scambi a 106,47 (106,25). Anche il petrolio si è mostrato in rialzo dopo il calo superiore alle attese delle scorte Usa: il future di ottobre sul Wti è salito dello 0,93% a 56,65 dollari al barile, mentre l'analoga consegna sul Brent ha guadagnato l'1,57% a 60,96 dollari.
Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni (Ansa)
Paletti che possono essere riassunti così: questi soldi (comunque debito, ricordiamolo) potranno essere spesi per investimenti in energie rinnovabili, ma non per interventi di «pronto soccorso», come ad esempio il taglio delle accise, che scade dopodomani, 6 giugno. Non è escluso tuttavia che il governo possa dare vita a qualche operazione di «maquillage» contabile, in modo da impegnare i fondi ricavati da questa nuova flessibilità in progetti già finanziati, e liberare così risorse per le esigenze immediate degli italiani.
È questa la strada che probabilmente verrà percorsa, come del resto si può intuire dalle parole di Giorgia Meloni: «La Commissione europea», commenta il presidente del Consiglio in un video diffuso ieri sera, «ha accolto la richiesta italiana di avere maggiore flessibilità di bilancio per affrontare la crisi energetica. Questo ci consentirà di spendere 14 miliardi di euro nei prossimi tre anni per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia che colpisce chiaramente le famiglie vulnerabili, le imprese energivore, che colpisce gli italiani. Nei giorni scorsi avevo scritto alla presidente Von der Leyen per affrontare la questione», aggiunge la Meloni, «e ribadire come in questa fase fosse prioritario consentire maggiore deficit non solo per le spese in sicurezza e difesa ma anche per gli interventi sul caro energia. È quindi un risultato estremamente importante, che in molti consideravano impossibile ma che abbiamo costruito con determinazione e pazienza che conferma la capacità dell’Italia di far valere i propri interessi e di proporre soluzioni efficaci e di buon senso all’intera Europa».
La novità è compresa nel pacchetto-primavera del Semestre europeo, presentato ieri. «Proponiamo una flessibilità fiscale limitata per affrontare le sfide della crisi energetica», spiega il commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, «che consiste nell’estendere l’ambito di applicazione della Clausola nazionale di salvaguardia per la difesa, includendo anche misure che accelerino la transizione e l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili. Nello specifico, proponiamo la possibilità di usare fino allo 0,3% del Pil all’anno nel 2026, 2027 e 2028 per misure che rafforzino la resilienza strutturale del sistema energetico con un limite cumulato pari allo 0,6% del Pil nell'arco dei 3 anni». Questi soldi potranno essere utilizzati per «misure volte a ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili, come per esempio grandi progetti di investimento nelle reti elettriche, nel migliorare l’utilizzo delle rinnovabili, ma anche per sussidi per le famiglie e per le imprese, come ad esempio l’acquisto di veicoli elettrici o di sistemi di riscaldamento a migliore efficienza energetica, impianti solari, batterie per conservare l’energia elettrica». Quindi, niente taglio delle accise? «No. Questa flessibilità fiscale aggiuntiva», sottolinea ancora Dombrovskis, «che uno Stato può decidere se usare o meno, non copre le misure di sostegno che sovvenzionano l’uso di combustibili fossili, come ad esempio le riduzioni mirate delle accise. Stiamo affrontando uno shock dell’offerta, e non si può affrontare uno choc dell’offerta stimolando la domanda, perché se molti paesi lo facessero, ciò non farebbe altro che sostenere prezzi dell’energia più elevati per petrolio e gas, e di conseguenza, gli Stati membri spenderebbero molti soldi per un vantaggio limitato. La flessibilità sarà disponibile per le misure intraprese a partire da febbraio 2026».
«Sono soddisfatto», commenta il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, «perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato. Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche delle ultime stime fornite dalla Commissione e degli elementi contenuti nelle raccomandazioni della Commissione che testimoniano lo sforzo e la serietà della finanza pubblica italiana».
Ma c’è un altro capitolo: la stangata sugli immobili. «I valori catastali in Italia», sottolinea la Commissione europea nelle raccomandazioni per il nostro Paese, «non sono ancora stati sistematicamente avvicinati ai valori di mercato». Bruxelles evidenzia che le abitazioni principali sono esentate dalla tassazione «per quasi tutte le classi di proprietà», il che porta a «basse entrate derivanti dagli immobili a livello locale anche nelle città che affrontano problemi di accessibilità abitativa». Non solo: la Commissione evidenzia pure che «in circa un decimo delle province italiane i costi degli affitti rappresentano più di un terzo dei salari medi e la quota di edilizia sociale è bassa con un patrimonio abitativo pubblico limitato e liste d'attesa molto lunghe». Riflettori accesi anche «sull’elevata quota di abitazioni non occupate e la forte presenza di affitti a breve termine». Caustico il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa: «Sempre peggio. Le raccomandazioni all’Italia diffuse oggi dalla Commissione europea», scrive Spaziani Testa su X, «sembrano scritte da Ilaria Salis. Stavolta, nelle sue raccomandazioni all’Italia, non si è limitata a suggerire al nostro governo, a due settimane dal termine per il pagamento della patrimoniale sugli immobili da 22-23 miliardi di euro l’anno, di aumentare ulteriormente le tasse sulla casa. Ha fatto di più: ha messo esplicitamente in relazione l’esenzione dall’Imu della gran parte delle abitazioni principali con i problemi di accesso all’alloggio. Inoltre, ha collegato le difficoltà abitative al fatto che l’Italia sarebbe caratterizzata da un’elevata quota di abitazioni non occupate e da una “forte presenza” di affitti brevi. Si tratta di una lettura ideologica e che ignora la realtà italiana. Ancora una volta, si preferisce individuare nella proprietà privata il problema anziché riconoscerla come parte della soluzione».
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Donald Trump e Benjamin Netanyahu (Ansa)
Secondo i media della Repubblica islamica, le detonazioni sarebbero state causate da un’operazione militare americana contro infrastrutture presenti sull’isola. L’allarme si è rapidamente esteso ai Paesi del Golfo. Nel Bahrein sono risuonate le sirene d’allarme mentre le batterie antiaeree intercettavano i vettori diretti verso il Paese. In Kuwait si registra un morto e numerosi feriti. A rivendicare gli attacchi è stato il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica. I pasdaran hanno confermato il lancio di missili e droni contro obiettivi militari regionali, sostenendo di aver reagito a una precedente aggressione americana contro Qeshm. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha spiegato che le sue forze sono intervenute per autodifesa dopo aver individuato preparativi offensivi iraniani contro interessi statunitensi e alleati della regione. Secondo la versione americana, nessuno dei missili lanciati da Teheran avrebbe raggiunto il bersaglio e diversi droni diretti contro il traffico commerciale nel Golfo sarebbero stati intercettati.
Ibrahim Rezaei, portavoce della Commissione per la Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, ha scritto sui social che «gli americani hanno dimostrato di capire meglio il linguaggio dei missili che quello dei diplomatici». Teheran ha inoltre accusato Kuwait e Bahrein di aver facilitato le operazioni statunitensi consentendo l’utilizzo delle proprie basi militari. Il ministero degli Esteri iraniano ha parlato di una «responsabilità diretta e chiara» dei due Paesi negli attacchi contro la Repubblica islamica. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che le forze armate di Teheran stanno conducendo «azioni difensive» contro siti utilizzati dagli Stati Uniti per operazioni che, secondo l’Iran, minacciano il traffico marittimo civile e violano il cessate il fuoco. Sul fronte diplomatico, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha rivelato alcuni segnali di apertura da parte dell’Iran sul dossier nucleare. «Hanno accettato di negoziare aspetti del loro programma nucleare che un mese fa, un anno fa, si rifiutavano persino di menzionare», ha dichiarato davanti alla commissione Esteri della Camera, precisando però che ciò non garantisce il successo dei colloqui. Rubio ha inoltre affermato che Mojtaba Khamenei (che Donald Trump vorrebbe incontrare), «è vivo e sempre più attivo», sottolineando che tutte le comunicazioni tra Washington e la leadership iraniana «sono avvenute in forma scritta e tramite intermediari». Rubio ha inoltre sostenuto che «l’operazione militare americana contro l’Iran si è conclusa» e che eventuali future azioni degli Stati Uniti avranno «carattere puramente difensivo», con l’obiettivo di proteggere il traffico marittimo civile nello Stretto di Hormuz. Nel frattempo continua a far discutere il rapporto tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Il presidente americano ha confermato di aver definito il premier israeliano «fottutamente pazzo» durante una telefonata dedicata agli sviluppi della crisi regionale. Trump ha inoltre respinto le accuse di chi sostiene che sarebbe stato trascinato da Netanyahu nello scontro con Teheran. Intervistato dal New York Post, ha dichiarato: «Mi ha ingannato? Sono stato io a cominciare. Ho iniziato perché non possiamo permettere che l’Iran si doti di un’arma nucleare». Il presidente ha poi aggiunto: «Questo riguarda Israele, perché probabilmente sarebbero stati i primi a essere colpiti. Sapete cosa? Se non ci fossi stato io, Israele non esisterebbe adesso». Trump ha ribadito la solidità dell’alleanza con Israele: «Mi piace molto Bibi. Lavoro molto bene con lui. Io sono un presidente in tempo di guerra e lui è un primo ministro in tempo di guerra». Netanyahu ha cercato di smorzare le polemiche. «A volte, come nelle migliori famiglie, abbiamo divergenze tattiche. Troviamo sempre il modo di risolverle», ha dichiarato alla Cnbc. Il premier israeliano ha ribadito la convergenza strategica tra Gerusalemme e Washington: «Siamo d’accordo sulle questioni principali», aggiungendo che «Israele è pronto e anche le forze statunitensi sono pronte» qualora la situazione dovesse precipitare nuovamente. Netanyahu ha attaccato alcuni leader europei, in particolare il presidente francese Emmanuel Macron. «Il modo in cui i leader europei assecondano le minoranze islamiche radicali nei propri Paesi è vergognoso», ha affermato. «Sanno che stiamo proteggendo anche loro, ma non hanno il fegato di alzarsi in piedi e schierarsi dalla parte giusta, quella che salverà la nostra civiltà contro questi barbari».
Nel frattempo l’Ue valuta un ruolo più attivo nello Stretto di Hormuz. L’Alto rappresentante Kaja Kallas propone di affidare all’operazione Aspides un ruolo centrale nelle attività di sminamento come contributo europeo agli sforzi della coalizione franco-britannica. La proposta sarà esaminata dai ministri della Difesa dell’Ue nel prossimo incontro informale a Cipro.
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