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2019-08-22
Finanza e imprese anti Cassandre. Stavolta le elezioni non fanno paura
Ansa
Goldman Sachs scommette sulle elezioni in autunno e, rispetto al passato, non intravede scenari di apocalisse economica per l'Italia. Anzi, aggiunge che nel nostro Paese non esistono sul breve pericoli di uscita dall'euro e che la stessa Lega di Matteo Salvini potrebbe in caso di vittoria nominare un ministro dell'Economia capace di trattare in Europa.
È il contenuto dell'ultimo report della banca d'affari statunitense, l'istituto di credito spesso al centro delle trame diplomatiche internazionali, accusato a più riprese - soprattutto nel 2011 quando cadde l'ex premier Silvio Berlusconi - di aver spinto per la nomina di Mario Monti a presidente del Consiglio. Un giudizio che questa volta è in linea con il mondo delle imprese (e con il tessuto produttivo del Nord che del Carroccio non ha certo paura), che da giorni chiede di evitare tentennamenti e di andare alle elezioni. Dopo i ripetuti appelli di Tonino Lamborghini (erede dello storico marchio di super car di lusso), Luigi Bravi (re della piadina romagnola), Gimmi Baldinini (eccellenza nelle calzature) e molti leader del mondo associativo, infatti, anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ieri non ha bocciato l'ipotesi di un ricorso alle urne.
Citare Goldman Sachs, comunque, significa parlare di una banca d'investimento tra le più importanti nel mondo, ma anche ricordare i nomi, oltre che di Monti, del presidente della Bce, Mario Draghi, o dell'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, da sempre vicini all'istituto amministrato da David Salomon. Il fatto che la nascita di un possibile governo di centrodestra, con un premier come Salvini, non spaventi gli investitori è una novità degli ultimi anni. Fa il paio con quanto già detto la scorsa settimana dal politologo americano Ian Bremmer, secondo cui un governo Salvini andrebbe più che bene agli Stati Uniti di Donald Trump e - come anche ribadito dal Financial Times - rassicurerebbe persino i mercati internazionali.
In sostanza le elezioni a ottobre non rappresentano un pericolo per il mondo produttivo, come invece sostenuto dal premier dimissionario Giuseppe Conte durante il suo intervento al Senato. Del resto le borse hanno reagito bene, senza particolari drammi. Insomma, non è più il tempo delle «cavallette» pronte a divorare l'Italia per Goldman Sachs. Si tratta di una posizione più che particolare, nuova, strana secondo alcuni, per di più in una delle fasi più complesse e incerte della politica italiana, con alle porte una manovra importante, stretta tra lo spettro dell'aumento dell'Iva e le clausole di salvaguardia.
Nelle sette pagine che sono circolate ieri, l'analista Silvia Ardagna spiega, numeri alla mano, perché tutte le ipotesi di governi sostenuti da questo parlamento siano impossibili. Secondo Goldman Sachs, infatti, se il tentativo di creare un nuovo governo non dovesse andare in porto, «il presidente scioglierebbe il Parlamento e le elezioni politiche si terranno entro 45-70 giorni». Poi aggiunge: «Il panorama politico è piuttosto fluido ed è difficile fare una previsione sul risultato più probabile in questa fase. Ciò detto, al momento della stesura di questo documento, riteniamo che le elezioni politiche nel quarto trimestre siano più probabili rispetto a un nuovo governo capace di ottenere un voto di fiducia nell'attuale Parlamento. L'aritmetica parlamentare ci porta a escludere altre tre opzioni sul tavolo. Cioè un nuovo governo Lega-M5s, uno Pd-M5s, oppure un governo in grado di approvare la legge di bilancio del 2020».
Non bastasse, nel report di Goldman Sachs si fa anche presente che nel caso in cui non si formi un nuovo esecutivo la manovra economica sarà ritardata, mentre l'Unione europea e le agenzie di rating aspetteranno il voto. Ma in ogni caso ci si aspetta che nonostante la campagna elettorale «Moody's e Standard & Poor confermeranno le valutazioni e le prospettive attuali, rispettivamente il 6 e 25 settembre». Certo, «si prevede che i prossimi tre mesi saranno volatili e difficili per l'economia italiana», ma è «in linea con le nostre precedenti aspettative». Aggiunge il rapporto di Goldman Sachs, che «la Lega farà una campagna su una piattaforma antieuropea incentrata sull'immigrazione e la politica fiscale e, quindi, i mercati finanziari rivaluterebbero il merito creditizio degli asset italiani in una direzione più ribassista rispetto ai prezzi attuali». E questo, «se la rivalutazione dei prezzi dovesse essere troppo alta potrebbe anche avere un impatto potenziale sui sondaggi di opinione e, infine, sul risultato elettorale. Anche se l'elettore medio sarebbe a favore delle riduzioni fiscali e di un certo controllo sui flussi migratori, la maggioranza degli elettori italiani rimane a favore dell'euro e ripone fiducia nelle istituzioni europee più che in molte istituzioni italiane». Per questo motivo, «questa considerazione potrebbe anche spingere Lega ad adottare una posizione meno controversa nei confronti dei partner europei, cercando di limitare una potenziale reazione negativa del mercato nominando un ministro delle finanze pro Ue che dia fiducia agli investitori a favore dell'Europa». Per dovere di cronaca va detto che Goldman Sachs è stata tra le poche a riconoscere che il governo Conte non avrebbe superato le elezioni europee. In un rapporto di fine ottobre si leggeva appunto di come «fosse improbabile che il governo» sarebbe sopravvissuto «fino alla metà del prossimo anno». Forse ha sbagliato di qualche mese, ma secondo la banca d'affari l'ipotesi è che venisse sostituito da un esecutivo di centrodestra o di centrosinistra, con una politica di bilancio meno aggressiva. Questo lo si saprà nei prossimi giorni.
La Borsa vola, lo spread si affloscia
La crisi di governo continua a non preoccupare gli investitori. Lo spread Btp/Bund ieri ha archiviato la seduta in contrazione a 200,5 punti base, con il rendimento del decennale all'1,33%: 3 punti in meno rispetto ai 203,5 punti di due giorni fa.
Dopo il discorso dell'ormai ex premier Giuseppe Conte in Senato del 20 agosto, sono fioccati molti commenti da parte degli analisti secondo cui questa impasse, da un punto di vista finanziario, sta passando inosservata. Come scrive Bloomberg, sui grafici che ritraggono l'andamento del Btp a 10 anni questa crisi a malapena si riesce a vedere.
Gli esperti di Commerzbank ritengono che nelle prossime sedute la situazione rimarrà «fluida, con le aspettative di un nuovo programma di riacquisto titoli (la Bce si incontrerà il 12 settembre per decidere come muoversi, ndr) che dovrebbero riportare su un trend di contrazione lo spread Btp/Bund».
Secondo un report di Citigroup, «i mercati potrebbero presto celebrare il minor rischio Italia, almeno nel breve termine». Gli analisti della banca d'affari ritengono che lo scenario peggiore per i mercati sarebbe quello di un esecutivo M5s-Pd basato su un nuovo contratto di governo.
Se sul fronte obbligazionario, dunque, regna serenità, lo stesso si può dire anche a Piazza Affari. La prospettiva della possibile nascita in tempi brevi di un nuovo governo, capace di varare la legge di bilancio e di evitare così il ritorno al voto in autunno ieri ha sostenuto gli scambi sul Ftse Mib: il principale listino italiano ha terminato la giornata in rialzo dell'1,77%, dopo essere arrivato a guadagnare oltre due punti.
Tra i titoli milanesi a maggiore capitalizzazione, Prysmian ha consolidato il rimbalzo dai minimi di periodo toccati venerdì guadagnando il 4,64%. Bene le banche: Finecobank ha messo a segno un +4,2%, Ubi Banca un +2,03% e Bper +1,73%.
In un Ftse Mib tutto in rialzo si è messo in evidenza il settore auto, mentre si torna a parlare della possibile fusione tra Fca (+3,33%) e Renault (+3,7% a Parigi).
Ben intonata anche tutta la filiera della famiglia Agnelli con la holding Exor balzata del 4,07%, CnhI +3,90% e Ferrari a +1,61%. In evidenza anche energetici (Eni +1,57%, Enel +1,32%), Telecom Italia (+2,04%) e ancora il titolo Juventus Fc con un +1,33%.
Sul resto del listino Mediaset ha archiviato la seduta in lieve perdita (-0,37%). Secondo indiscrezioni di stampa, Vivendi, che controlla il 29% di Mediaset, voterà contro l'operazione di fusione fra Mediaset e Mediaset Espana in occasione dell'assemblea del Biscione convocata per il prossimo 4 settembre.
Sull'Aim Italia, infine, Confinvest ha chiuso a 23,7% a 5,22 euro, che si confronta con quota 1,5 euro del debutto dello scorso primo agosto (+248% la performance).
Chiusura positiva anche per le principali borse europee. Parigi ieri ha guadagnato l'1,7% a 5.435 punti, Francoforte l'1,2% a 11.791 punti e Londra l'1,1% a 7.203 punti.
Sul mercato dei cambi, l'euro è rimasto a un passo da quota 1,11 dollari: la moneta unica è indicata a 1,1099 dollari (1,1096 ieri in chiusura) e 118,17 yen (117,97), mentre il rapporto dollaro-yen ha concluso gli scambi a 106,47 (106,25).
Anche il petrolio si è mostrato in rialzo dopo il calo superiore alle attese delle scorte Usa: il future di ottobre sul Wti è salito dello 0,93% a 56,65 dollari al barile, mentre l'analoga consegna sul Brent ha guadagnato l'1,57% a 60,96 dollari.
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Nel suo ultimo report Goldman Sachs scommette sul voto e non intravede scenari apocalittici per l'Italia. Un esecutivo leghista viene visto senza cataclismi, specie al Nord. E le sigle aziendali non tifano ribaltone.La fine dell'esperienza gialloblù non spaventa Piazza Affari, in rialzo dell'1,77%. Continua a scendere il differenziale Btp/Bund: 3 punti in meno in soli due giorni.Lo speciale contiene due articoli.Goldman Sachs scommette sulle elezioni in autunno e, rispetto al passato, non intravede scenari di apocalisse economica per l'Italia. Anzi, aggiunge che nel nostro Paese non esistono sul breve pericoli di uscita dall'euro e che la stessa Lega di Matteo Salvini potrebbe in caso di vittoria nominare un ministro dell'Economia capace di trattare in Europa. È il contenuto dell'ultimo report della banca d'affari statunitense, l'istituto di credito spesso al centro delle trame diplomatiche internazionali, accusato a più riprese - soprattutto nel 2011 quando cadde l'ex premier Silvio Berlusconi - di aver spinto per la nomina di Mario Monti a presidente del Consiglio. Un giudizio che questa volta è in linea con il mondo delle imprese (e con il tessuto produttivo del Nord che del Carroccio non ha certo paura), che da giorni chiede di evitare tentennamenti e di andare alle elezioni. Dopo i ripetuti appelli di Tonino Lamborghini (erede dello storico marchio di super car di lusso), Luigi Bravi (re della piadina romagnola), Gimmi Baldinini (eccellenza nelle calzature) e molti leader del mondo associativo, infatti, anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ieri non ha bocciato l'ipotesi di un ricorso alle urne. Citare Goldman Sachs, comunque, significa parlare di una banca d'investimento tra le più importanti nel mondo, ma anche ricordare i nomi, oltre che di Monti, del presidente della Bce, Mario Draghi, o dell'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, da sempre vicini all'istituto amministrato da David Salomon. Il fatto che la nascita di un possibile governo di centrodestra, con un premier come Salvini, non spaventi gli investitori è una novità degli ultimi anni. Fa il paio con quanto già detto la scorsa settimana dal politologo americano Ian Bremmer, secondo cui un governo Salvini andrebbe più che bene agli Stati Uniti di Donald Trump e - come anche ribadito dal Financial Times - rassicurerebbe persino i mercati internazionali. In sostanza le elezioni a ottobre non rappresentano un pericolo per il mondo produttivo, come invece sostenuto dal premier dimissionario Giuseppe Conte durante il suo intervento al Senato. Del resto le borse hanno reagito bene, senza particolari drammi. Insomma, non è più il tempo delle «cavallette» pronte a divorare l'Italia per Goldman Sachs. Si tratta di una posizione più che particolare, nuova, strana secondo alcuni, per di più in una delle fasi più complesse e incerte della politica italiana, con alle porte una manovra importante, stretta tra lo spettro dell'aumento dell'Iva e le clausole di salvaguardia. Nelle sette pagine che sono circolate ieri, l'analista Silvia Ardagna spiega, numeri alla mano, perché tutte le ipotesi di governi sostenuti da questo parlamento siano impossibili. Secondo Goldman Sachs, infatti, se il tentativo di creare un nuovo governo non dovesse andare in porto, «il presidente scioglierebbe il Parlamento e le elezioni politiche si terranno entro 45-70 giorni». Poi aggiunge: «Il panorama politico è piuttosto fluido ed è difficile fare una previsione sul risultato più probabile in questa fase. Ciò detto, al momento della stesura di questo documento, riteniamo che le elezioni politiche nel quarto trimestre siano più probabili rispetto a un nuovo governo capace di ottenere un voto di fiducia nell'attuale Parlamento. L'aritmetica parlamentare ci porta a escludere altre tre opzioni sul tavolo. Cioè un nuovo governo Lega-M5s, uno Pd-M5s, oppure un governo in grado di approvare la legge di bilancio del 2020». Non bastasse, nel report di Goldman Sachs si fa anche presente che nel caso in cui non si formi un nuovo esecutivo la manovra economica sarà ritardata, mentre l'Unione europea e le agenzie di rating aspetteranno il voto. Ma in ogni caso ci si aspetta che nonostante la campagna elettorale «Moody's e Standard & Poor confermeranno le valutazioni e le prospettive attuali, rispettivamente il 6 e 25 settembre». Certo, «si prevede che i prossimi tre mesi saranno volatili e difficili per l'economia italiana», ma è «in linea con le nostre precedenti aspettative». Aggiunge il rapporto di Goldman Sachs, che «la Lega farà una campagna su una piattaforma antieuropea incentrata sull'immigrazione e la politica fiscale e, quindi, i mercati finanziari rivaluterebbero il merito creditizio degli asset italiani in una direzione più ribassista rispetto ai prezzi attuali». E questo, «se la rivalutazione dei prezzi dovesse essere troppo alta potrebbe anche avere un impatto potenziale sui sondaggi di opinione e, infine, sul risultato elettorale. Anche se l'elettore medio sarebbe a favore delle riduzioni fiscali e di un certo controllo sui flussi migratori, la maggioranza degli elettori italiani rimane a favore dell'euro e ripone fiducia nelle istituzioni europee più che in molte istituzioni italiane». Per questo motivo, «questa considerazione potrebbe anche spingere Lega ad adottare una posizione meno controversa nei confronti dei partner europei, cercando di limitare una potenziale reazione negativa del mercato nominando un ministro delle finanze pro Ue che dia fiducia agli investitori a favore dell'Europa». Per dovere di cronaca va detto che Goldman Sachs è stata tra le poche a riconoscere che il governo Conte non avrebbe superato le elezioni europee. In un rapporto di fine ottobre si leggeva appunto di come «fosse improbabile che il governo» sarebbe sopravvissuto «fino alla metà del prossimo anno». Forse ha sbagliato di qualche mese, ma secondo la banca d'affari l'ipotesi è che venisse sostituito da un esecutivo di centrodestra o di centrosinistra, con una politica di bilancio meno aggressiva. Questo lo si saprà nei prossimi giorni. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/finanza-e-imprese-anti-cassandre-stavolta-le-elezioni-non-fanno-paura-2639944092.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-borsa-vola-lo-spread-si-affloscia" data-post-id="2639944092" data-published-at="1767862512" data-use-pagination="False"> La Borsa vola, lo spread si affloscia La crisi di governo continua a non preoccupare gli investitori. Lo spread Btp/Bund ieri ha archiviato la seduta in contrazione a 200,5 punti base, con il rendimento del decennale all'1,33%: 3 punti in meno rispetto ai 203,5 punti di due giorni fa. Dopo il discorso dell'ormai ex premier Giuseppe Conte in Senato del 20 agosto, sono fioccati molti commenti da parte degli analisti secondo cui questa impasse, da un punto di vista finanziario, sta passando inosservata. Come scrive Bloomberg, sui grafici che ritraggono l'andamento del Btp a 10 anni questa crisi a malapena si riesce a vedere. Gli esperti di Commerzbank ritengono che nelle prossime sedute la situazione rimarrà «fluida, con le aspettative di un nuovo programma di riacquisto titoli (la Bce si incontrerà il 12 settembre per decidere come muoversi, ndr) che dovrebbero riportare su un trend di contrazione lo spread Btp/Bund». Secondo un report di Citigroup, «i mercati potrebbero presto celebrare il minor rischio Italia, almeno nel breve termine». Gli analisti della banca d'affari ritengono che lo scenario peggiore per i mercati sarebbe quello di un esecutivo M5s-Pd basato su un nuovo contratto di governo. Se sul fronte obbligazionario, dunque, regna serenità, lo stesso si può dire anche a Piazza Affari. La prospettiva della possibile nascita in tempi brevi di un nuovo governo, capace di varare la legge di bilancio e di evitare così il ritorno al voto in autunno ieri ha sostenuto gli scambi sul Ftse Mib: il principale listino italiano ha terminato la giornata in rialzo dell'1,77%, dopo essere arrivato a guadagnare oltre due punti. Tra i titoli milanesi a maggiore capitalizzazione, Prysmian ha consolidato il rimbalzo dai minimi di periodo toccati venerdì guadagnando il 4,64%. Bene le banche: Finecobank ha messo a segno un +4,2%, Ubi Banca un +2,03% e Bper +1,73%. In un Ftse Mib tutto in rialzo si è messo in evidenza il settore auto, mentre si torna a parlare della possibile fusione tra Fca (+3,33%) e Renault (+3,7% a Parigi). Ben intonata anche tutta la filiera della famiglia Agnelli con la holding Exor balzata del 4,07%, CnhI +3,90% e Ferrari a +1,61%. In evidenza anche energetici (Eni +1,57%, Enel +1,32%), Telecom Italia (+2,04%) e ancora il titolo Juventus Fc con un +1,33%. Sul resto del listino Mediaset ha archiviato la seduta in lieve perdita (-0,37%). Secondo indiscrezioni di stampa, Vivendi, che controlla il 29% di Mediaset, voterà contro l'operazione di fusione fra Mediaset e Mediaset Espana in occasione dell'assemblea del Biscione convocata per il prossimo 4 settembre. Sull'Aim Italia, infine, Confinvest ha chiuso a 23,7% a 5,22 euro, che si confronta con quota 1,5 euro del debutto dello scorso primo agosto (+248% la performance). Chiusura positiva anche per le principali borse europee. Parigi ieri ha guadagnato l'1,7% a 5.435 punti, Francoforte l'1,2% a 11.791 punti e Londra l'1,1% a 7.203 punti. Sul mercato dei cambi, l'euro è rimasto a un passo da quota 1,11 dollari: la moneta unica è indicata a 1,1099 dollari (1,1096 ieri in chiusura) e 118,17 yen (117,97), mentre il rapporto dollaro-yen ha concluso gli scambi a 106,47 (106,25). Anche il petrolio si è mostrato in rialzo dopo il calo superiore alle attese delle scorte Usa: il future di ottobre sul Wti è salito dello 0,93% a 56,65 dollari al barile, mentre l'analoga consegna sul Brent ha guadagnato l'1,57% a 60,96 dollari.
La vittoria di Giorgia Meloni che non ha rivendicato il femminismo ha mandato in crisi il paradigma dominante. Il saggio «Belle Ciao! Come Giorgia Meloni e la destra hanno mandato in tilt il femminismo» di Barbara Saltamartini critica i dogmi del femminismo progressista, contesta l’idea di un’unica voce legittimata a parlare per le donne e rilegge Giorgia Meloni come espressione di una tradizione femminile di destra rimossa dal racconto ufficiale. Il libro denuncia un’ideologia che ha mercificato la libertà e cancellato la differenza sessuale, rilanciando identità, maternità e comunità come valori politici. Un testo provocatorio che segna una rottura culturale.
Beppe Sala (Getty Images)
Ed è ovviamente molto difficile dare torto al primo cittadino milanese o non condividere il suo sdegno. Chi sta da clandestino sul territorio italiano deve essere riaccompagnato alla frontiera il più velocemente possibile, soprattutto se ha commesso dei reati. Non è, questa, una visione particolarmente destrorsa della realtà: è semplice utilizzo del buonsenso, condiviso dalla stragrande maggioranza degli italiani. Da qualche giorno sembra che perfino gli esponenti del Pd e della sinistra italica si siano collocati su questa posizione, tanto da pretendere più sicurezza, più controllo del territorio e più espulsioni.
Ad esempio Mattia Palazzi, sindaco pd di Mantova, spiega al Corriere della Sera che urge rispedire indietro gli stranieri delinquenti. «È chiaro che gli accordi per i rimpatri verso alcuni Paesi non funzionano», dice. «Intanto, cittadini e forze dell’ordine hanno spesso a che fare con persone soggette a ordini di espulsione per precedenti penali, con il risultato che i medesimi reati vengono reiterati. La situazione sta peggiorando, la sicurezza non può essere motivo di propaganda. Serve un patto politico bipartisan per garantire i rimpatri e più agenti a controllo delle città. L’esperimento Albania è fallito, non risolve i nodi aperti. Serve realismo, non propaganda».
Anche queste parole sono molto condivisibili: serve realismo non propaganda. Serve realismo sul tema dei rimpatri e su quello della protezione dei cittadini. Argomento su cui si sta scatenando il Pd dell’Emilia Romagna. Luigi Tosiani, segretario regionale dem, usa toni forti: «Agitare il tema della sicurezza come una clava può, forse, portare qualche punto in più nei sondaggi, poi però si va al governo e i problemi restano tutti lì, peggiorano, senza soluzioni concrete».
L’esponente pd si riferisce al fatto che a Bologna un povero capotreno di 34 anni è stato massacrato a coltellate nei pressi della stazione. Per il feroce assassinio è sospettato un altro straniero, Marin Jelenic, un croato di 36 anni con una lunga serie di precedenti. Tra maggio e settembre, Jelenic è stato identificato dalle forze dell’ordine numerose volte sempre a Milano, nelle stazioni Centrale e Lambrate. Era stato fermato pure il 22 dicembre, e come sempre aveva in tasca un coltello. Proprio in virtù di quel controllo di polizia si era visto appioppare un decreto di allontanamento dall’Italia. Non si trattava di una espulsione, ma di un provvedimento che riguarda i cittadini comunitari: Jelenic avrebbe dovuto lasciare il nostro territorio entro 10 giorni, cioè ai primi di gennaio. Come tragicamente noto, si è ben guardato dal farlo.
A quanto pare, dunque, non riusciamo ad allontanare dall’Italia nemmeno gli europei. E dunque è giusto indignarsi e protestare, e persino chiamare in causa il governo di destra, il quale ha ridotto il numero di stranieri in ingresso ma fatica, come tutti, sugli allontanamenti.
Detto questo, suona un po’ ridicolo il sussiego con cui ora la sinistra italica brama espulsioni e regole ferree. Che rimpatriare gli stranieri sia difficile è noto da molto tempo, motivo per cui sarebbe consigliabile farne entrare il meno possibile. Tema su cui però i nostri progressisti sono stati di opinione decisamente contraria per anni e anni (e continuano ad esserlo, ci risulta). Non solo. La sinistra è sempre in prima fila a protestare quando qualcuno osa parlare di espulsioni. Tanto che si è messa, pervertendo il termine inglese, a chiamarle deportazioni, giusto per evocare ancora una volta il nazismo. Tanto per non fare nomi, il sindaco Sala che adesso strepita per le espulsioni mai fatte è lo stesso che qualche mese fa fece di tutto per impedire che nella sua città si tenesse un convegno (un convegno!) sulla remigrazione. Di rimandare indietro gli stranieri non voleva nemmeno sentir parlare.
Ancora ieri, su Repubblica, Annalisa Cuzzocrea spiegava quanto sia inutile insistere sull’approccio securitario. A suo dire il problema sta solo nel fatto che non si spendono abbastanza soldi per l’integrazione, come se la violenza di soggetti tipo Velazco potesse essere attribuita al disagio sociale e alla povertà invece che alla propensione al crimine individuale.
Si punzecchi allora il governo, per carità, ma con un minimo di decenza se possibile. Chi si oppone ai rimpatri e contemporaneamente insiste per spalancare le frontiere, dovrebbe evitare di blaterare di sicurezza e di lamentarsi se in giro ci sono criminali stranieri. La sinistra, in sostanza, farebbe meglio a tacere.
Anzi, dovrebbe congratularsi con sé stessa per aver ottenuto ciò che ha richiesto.
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast dell'8 gennaio con Carlo Cambi
Ansa
La loro religione vieta qualsiasi tipo di integrazione, perché «l’Islam domina e non può essere dominato». Sono stati sparati i fuochi d’artificio ad altezza d’uomo. Auto sono state danneggiate o direttamente bruciate. Le sedie dei tavolini dei bar sono diventate corpi contundenti. I cassonetti della spazzatura sono stati devastati o dati alle fiamme. Queste persone stanno eseguendo gli ordini della loro religione, sono truppe d’assalto, sono fiori all’occhiello della loro comunità.
Pieni di fierezza, mettono i video della loro violenza stolida sui social. Le piazze e le strade sono in mano a loro perché si sono svuotate degli indigeni, noi. La bestiale violenza cui sono state sottoposte sistematicamente le donne occidentali, dopo il primo episodio passato alla storia come lo stupro di Colonia, hanno svuotato le strade e le piazze. Lo stupro di Colonia risale alla notte di San Silvestro nel 2015 e al successivo primo gennaio. In numerose città europee donne cristiane furono assaltate sessualmente da uomini islamici, inclusi alcuni veri e propri stupri. Nella città di Colonia gli episodi furono particolarmente numerosi, per cui la città ha dato il nome al fenomeno che fu in realtà esteso a molte città tedesche e europee. Si chiama Taharrush Gamea o jihad sessuale, ed ha il doppio scopo di umiliare le donne cristiane e i loro uomini incapaci di difenderle, e di svuotare le strade che diventano preda di bande islamiche.
Le autorità tentarono valorosamente di insabbiare il tutto, un lodevole sforzo di evitare l’islamofobia, che è una brutta cosa, ma grazie ai social lo schifo di quello che era successo affiorò alla coscienza pubblica. Da allora questo tipo di aggressione è diventato sistematico e le autorità hanno risolto il problema evitando i concerti di capodanno. Abbiamo lasciato le nostre città vuote e i nuovi barbari le hanno devastate. In Italia. In Germania. In Francia. Soprattutto in Belgio. Non in Corsica. In Corsica non è bruciato nemmeno un copertone e le strade sono pulite e appartengono a tutti. Il popolo corso e i suoi gruppi indipendentisti armati fino ai denti hanno già chiarito in un unico episodio precedente, anche questo del 2015, che in Corsica nessun atto di violenza sarà tollerato. Contrariamente a noi che siamo carini e beneducati e quando ci ammazzano rispondiamo con candeline e gessetti colorati, i corsi sono gloriosamente maleducati e hanno verbalizzato, scritto in una lettera aperta a firma dei gruppi indipendentisti, che non sono abbastanza raffinati da interessarsi a chi è innocente e chi è colpevole: al primo atto di violenza tutte le persone di origine musulmana saranno costrette ad andarsene. Quando nella notte di Natale del 2015 ci fu una modesta violenza di giovani immigrati, cassonetti della spazzatura dati alle fiamme e pompieri presi a sassate, un gruppo di maleducati corsi rase al suolo la moschea, episodio odioso e stigmatizzato, certo, è terribile tutta questa barbarie corsa. Noi siamo più educati e sono impressionanti i video che arrivano da Firenze, da una delle piazze più belle del mondo, da una piazza che è (era?) l’apogeo della civiltà: la violenza bruta, l’odio per noi e per la nostra cultura sono palpabili. Questi video e queste foto sono impressionanti per due motivi: la presenza di immigrati che non costituiscono né mai hanno costituito per noi un vantaggio economico, che sono sempre e sempre saranno un problema drammatico, che hanno è sempre avranno per noi e per la nostra civiltà un odio mortale. Non ho bisogno che tutti gli immigrati mi odino e siano violenti per essere distrutta. Mi basta il 10% di violenti e il 90% di moderati che si guarda bene dal disapprovare e isolare il 10 % di violenti. Qui siamo ben oltre il 10%. Il secondo elemento che ferisce gli occhi in queste foto e in questi video, è la mancanza di occidentali.
Se qualcuno andasse a spaccare le sedie e le vetrine nella piazza più bella di Tel Aviv, o anche semplicemente di Ajaccio in Corsica, verrebbe massacrato dei cittadini stessi, senza neanche aspettare la gendarmeria. Noi siamo stati addestrati all’assenza del sistema limbico da una magistratura che considera evidentemente gli immigrati la nuova razza padrona. Non proviamo collera, non difendiamo il territorio, non difendiamo le donne. Siamo stati addestrati da decenni di femminismo ridicolo e misandrico, a pretendere maschi svirilizzati e rieducati. L’uomo ideale della nuova donna 3.0 è quello che qualche decennio fa sarebbe stato riassuntivamente indicato col nome di mezzasega. Ha poco testosterone, sia per l’esposizione agli estroprogestinici che sono nelle carni che mangiamo e nell’acqua che beviamo, sia per l’esposizione continua alla pornografia, sia per l’esposizione continua alla criminalizzazione delle caratteristiche maschili. La prima caratteristica maschile è la difesa anche violenta del territorio. Un popolo che resta chiuso in casa a smaltarsi le unghie mentre qualcuno sta invadendo le sue strade, distruggendo i suoi monumenti, bruciando le auto, è un popolo di aspiranti eunuchi. Ora abbiamo barbari contro eunuchi, la vedo male per gli eunuchi. È il caso di fare un nuovo tipo di corsi di rieducazione: come diventare sporchi, brutti e cattivi in otto lezioni. Anche sette.
Nel frattempo, c’è una legge da fare immediatamente, divieto assoluto di produzione, vendita e uso di fuochi artificiali. L’Europa che con eroico sprezzo del ridicolo starnazza sull’anidride carbonica prodotta da vacche e caminetti, vieti immediatamente qualsiasi fuoco artificiale. Sono esplosivi. Producono molta più anidride carbonica di una vacca, soprattutto se danno fuoco a qualcosa. Senza fuochi artificiali il locale di Crans-Montana non sarebbe bruciato. Senza fuochi artificiali ci risparmieremmo innumerevoli morti e feriti e soprattutto i fuochi artificiali sono esplosivi. Non possiamo più permetterceli.
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