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2019-08-22
Finanza e imprese anti Cassandre. Stavolta le elezioni non fanno paura
Ansa
Goldman Sachs scommette sulle elezioni in autunno e, rispetto al passato, non intravede scenari di apocalisse economica per l'Italia. Anzi, aggiunge che nel nostro Paese non esistono sul breve pericoli di uscita dall'euro e che la stessa Lega di Matteo Salvini potrebbe in caso di vittoria nominare un ministro dell'Economia capace di trattare in Europa.
È il contenuto dell'ultimo report della banca d'affari statunitense, l'istituto di credito spesso al centro delle trame diplomatiche internazionali, accusato a più riprese - soprattutto nel 2011 quando cadde l'ex premier Silvio Berlusconi - di aver spinto per la nomina di Mario Monti a presidente del Consiglio. Un giudizio che questa volta è in linea con il mondo delle imprese (e con il tessuto produttivo del Nord che del Carroccio non ha certo paura), che da giorni chiede di evitare tentennamenti e di andare alle elezioni. Dopo i ripetuti appelli di Tonino Lamborghini (erede dello storico marchio di super car di lusso), Luigi Bravi (re della piadina romagnola), Gimmi Baldinini (eccellenza nelle calzature) e molti leader del mondo associativo, infatti, anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ieri non ha bocciato l'ipotesi di un ricorso alle urne.
Citare Goldman Sachs, comunque, significa parlare di una banca d'investimento tra le più importanti nel mondo, ma anche ricordare i nomi, oltre che di Monti, del presidente della Bce, Mario Draghi, o dell'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, da sempre vicini all'istituto amministrato da David Salomon. Il fatto che la nascita di un possibile governo di centrodestra, con un premier come Salvini, non spaventi gli investitori è una novità degli ultimi anni. Fa il paio con quanto già detto la scorsa settimana dal politologo americano Ian Bremmer, secondo cui un governo Salvini andrebbe più che bene agli Stati Uniti di Donald Trump e - come anche ribadito dal Financial Times - rassicurerebbe persino i mercati internazionali.
In sostanza le elezioni a ottobre non rappresentano un pericolo per il mondo produttivo, come invece sostenuto dal premier dimissionario Giuseppe Conte durante il suo intervento al Senato. Del resto le borse hanno reagito bene, senza particolari drammi. Insomma, non è più il tempo delle «cavallette» pronte a divorare l'Italia per Goldman Sachs. Si tratta di una posizione più che particolare, nuova, strana secondo alcuni, per di più in una delle fasi più complesse e incerte della politica italiana, con alle porte una manovra importante, stretta tra lo spettro dell'aumento dell'Iva e le clausole di salvaguardia.
Nelle sette pagine che sono circolate ieri, l'analista Silvia Ardagna spiega, numeri alla mano, perché tutte le ipotesi di governi sostenuti da questo parlamento siano impossibili. Secondo Goldman Sachs, infatti, se il tentativo di creare un nuovo governo non dovesse andare in porto, «il presidente scioglierebbe il Parlamento e le elezioni politiche si terranno entro 45-70 giorni». Poi aggiunge: «Il panorama politico è piuttosto fluido ed è difficile fare una previsione sul risultato più probabile in questa fase. Ciò detto, al momento della stesura di questo documento, riteniamo che le elezioni politiche nel quarto trimestre siano più probabili rispetto a un nuovo governo capace di ottenere un voto di fiducia nell'attuale Parlamento. L'aritmetica parlamentare ci porta a escludere altre tre opzioni sul tavolo. Cioè un nuovo governo Lega-M5s, uno Pd-M5s, oppure un governo in grado di approvare la legge di bilancio del 2020».
Non bastasse, nel report di Goldman Sachs si fa anche presente che nel caso in cui non si formi un nuovo esecutivo la manovra economica sarà ritardata, mentre l'Unione europea e le agenzie di rating aspetteranno il voto. Ma in ogni caso ci si aspetta che nonostante la campagna elettorale «Moody's e Standard & Poor confermeranno le valutazioni e le prospettive attuali, rispettivamente il 6 e 25 settembre». Certo, «si prevede che i prossimi tre mesi saranno volatili e difficili per l'economia italiana», ma è «in linea con le nostre precedenti aspettative». Aggiunge il rapporto di Goldman Sachs, che «la Lega farà una campagna su una piattaforma antieuropea incentrata sull'immigrazione e la politica fiscale e, quindi, i mercati finanziari rivaluterebbero il merito creditizio degli asset italiani in una direzione più ribassista rispetto ai prezzi attuali». E questo, «se la rivalutazione dei prezzi dovesse essere troppo alta potrebbe anche avere un impatto potenziale sui sondaggi di opinione e, infine, sul risultato elettorale. Anche se l'elettore medio sarebbe a favore delle riduzioni fiscali e di un certo controllo sui flussi migratori, la maggioranza degli elettori italiani rimane a favore dell'euro e ripone fiducia nelle istituzioni europee più che in molte istituzioni italiane». Per questo motivo, «questa considerazione potrebbe anche spingere Lega ad adottare una posizione meno controversa nei confronti dei partner europei, cercando di limitare una potenziale reazione negativa del mercato nominando un ministro delle finanze pro Ue che dia fiducia agli investitori a favore dell'Europa». Per dovere di cronaca va detto che Goldman Sachs è stata tra le poche a riconoscere che il governo Conte non avrebbe superato le elezioni europee. In un rapporto di fine ottobre si leggeva appunto di come «fosse improbabile che il governo» sarebbe sopravvissuto «fino alla metà del prossimo anno». Forse ha sbagliato di qualche mese, ma secondo la banca d'affari l'ipotesi è che venisse sostituito da un esecutivo di centrodestra o di centrosinistra, con una politica di bilancio meno aggressiva. Questo lo si saprà nei prossimi giorni.
La Borsa vola, lo spread si affloscia
La crisi di governo continua a non preoccupare gli investitori. Lo spread Btp/Bund ieri ha archiviato la seduta in contrazione a 200,5 punti base, con il rendimento del decennale all'1,33%: 3 punti in meno rispetto ai 203,5 punti di due giorni fa.
Dopo il discorso dell'ormai ex premier Giuseppe Conte in Senato del 20 agosto, sono fioccati molti commenti da parte degli analisti secondo cui questa impasse, da un punto di vista finanziario, sta passando inosservata. Come scrive Bloomberg, sui grafici che ritraggono l'andamento del Btp a 10 anni questa crisi a malapena si riesce a vedere.
Gli esperti di Commerzbank ritengono che nelle prossime sedute la situazione rimarrà «fluida, con le aspettative di un nuovo programma di riacquisto titoli (la Bce si incontrerà il 12 settembre per decidere come muoversi, ndr) che dovrebbero riportare su un trend di contrazione lo spread Btp/Bund».
Secondo un report di Citigroup, «i mercati potrebbero presto celebrare il minor rischio Italia, almeno nel breve termine». Gli analisti della banca d'affari ritengono che lo scenario peggiore per i mercati sarebbe quello di un esecutivo M5s-Pd basato su un nuovo contratto di governo.
Se sul fronte obbligazionario, dunque, regna serenità, lo stesso si può dire anche a Piazza Affari. La prospettiva della possibile nascita in tempi brevi di un nuovo governo, capace di varare la legge di bilancio e di evitare così il ritorno al voto in autunno ieri ha sostenuto gli scambi sul Ftse Mib: il principale listino italiano ha terminato la giornata in rialzo dell'1,77%, dopo essere arrivato a guadagnare oltre due punti.
Tra i titoli milanesi a maggiore capitalizzazione, Prysmian ha consolidato il rimbalzo dai minimi di periodo toccati venerdì guadagnando il 4,64%. Bene le banche: Finecobank ha messo a segno un +4,2%, Ubi Banca un +2,03% e Bper +1,73%.
In un Ftse Mib tutto in rialzo si è messo in evidenza il settore auto, mentre si torna a parlare della possibile fusione tra Fca (+3,33%) e Renault (+3,7% a Parigi).
Ben intonata anche tutta la filiera della famiglia Agnelli con la holding Exor balzata del 4,07%, CnhI +3,90% e Ferrari a +1,61%. In evidenza anche energetici (Eni +1,57%, Enel +1,32%), Telecom Italia (+2,04%) e ancora il titolo Juventus Fc con un +1,33%.
Sul resto del listino Mediaset ha archiviato la seduta in lieve perdita (-0,37%). Secondo indiscrezioni di stampa, Vivendi, che controlla il 29% di Mediaset, voterà contro l'operazione di fusione fra Mediaset e Mediaset Espana in occasione dell'assemblea del Biscione convocata per il prossimo 4 settembre.
Sull'Aim Italia, infine, Confinvest ha chiuso a 23,7% a 5,22 euro, che si confronta con quota 1,5 euro del debutto dello scorso primo agosto (+248% la performance).
Chiusura positiva anche per le principali borse europee. Parigi ieri ha guadagnato l'1,7% a 5.435 punti, Francoforte l'1,2% a 11.791 punti e Londra l'1,1% a 7.203 punti.
Sul mercato dei cambi, l'euro è rimasto a un passo da quota 1,11 dollari: la moneta unica è indicata a 1,1099 dollari (1,1096 ieri in chiusura) e 118,17 yen (117,97), mentre il rapporto dollaro-yen ha concluso gli scambi a 106,47 (106,25).
Anche il petrolio si è mostrato in rialzo dopo il calo superiore alle attese delle scorte Usa: il future di ottobre sul Wti è salito dello 0,93% a 56,65 dollari al barile, mentre l'analoga consegna sul Brent ha guadagnato l'1,57% a 60,96 dollari.
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Nel suo ultimo report Goldman Sachs scommette sul voto e non intravede scenari apocalittici per l'Italia. Un esecutivo leghista viene visto senza cataclismi, specie al Nord. E le sigle aziendali non tifano ribaltone.La fine dell'esperienza gialloblù non spaventa Piazza Affari, in rialzo dell'1,77%. Continua a scendere il differenziale Btp/Bund: 3 punti in meno in soli due giorni.Lo speciale contiene due articoli.Goldman Sachs scommette sulle elezioni in autunno e, rispetto al passato, non intravede scenari di apocalisse economica per l'Italia. Anzi, aggiunge che nel nostro Paese non esistono sul breve pericoli di uscita dall'euro e che la stessa Lega di Matteo Salvini potrebbe in caso di vittoria nominare un ministro dell'Economia capace di trattare in Europa. È il contenuto dell'ultimo report della banca d'affari statunitense, l'istituto di credito spesso al centro delle trame diplomatiche internazionali, accusato a più riprese - soprattutto nel 2011 quando cadde l'ex premier Silvio Berlusconi - di aver spinto per la nomina di Mario Monti a presidente del Consiglio. Un giudizio che questa volta è in linea con il mondo delle imprese (e con il tessuto produttivo del Nord che del Carroccio non ha certo paura), che da giorni chiede di evitare tentennamenti e di andare alle elezioni. Dopo i ripetuti appelli di Tonino Lamborghini (erede dello storico marchio di super car di lusso), Luigi Bravi (re della piadina romagnola), Gimmi Baldinini (eccellenza nelle calzature) e molti leader del mondo associativo, infatti, anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ieri non ha bocciato l'ipotesi di un ricorso alle urne. Citare Goldman Sachs, comunque, significa parlare di una banca d'investimento tra le più importanti nel mondo, ma anche ricordare i nomi, oltre che di Monti, del presidente della Bce, Mario Draghi, o dell'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, da sempre vicini all'istituto amministrato da David Salomon. Il fatto che la nascita di un possibile governo di centrodestra, con un premier come Salvini, non spaventi gli investitori è una novità degli ultimi anni. Fa il paio con quanto già detto la scorsa settimana dal politologo americano Ian Bremmer, secondo cui un governo Salvini andrebbe più che bene agli Stati Uniti di Donald Trump e - come anche ribadito dal Financial Times - rassicurerebbe persino i mercati internazionali. In sostanza le elezioni a ottobre non rappresentano un pericolo per il mondo produttivo, come invece sostenuto dal premier dimissionario Giuseppe Conte durante il suo intervento al Senato. Del resto le borse hanno reagito bene, senza particolari drammi. Insomma, non è più il tempo delle «cavallette» pronte a divorare l'Italia per Goldman Sachs. Si tratta di una posizione più che particolare, nuova, strana secondo alcuni, per di più in una delle fasi più complesse e incerte della politica italiana, con alle porte una manovra importante, stretta tra lo spettro dell'aumento dell'Iva e le clausole di salvaguardia. Nelle sette pagine che sono circolate ieri, l'analista Silvia Ardagna spiega, numeri alla mano, perché tutte le ipotesi di governi sostenuti da questo parlamento siano impossibili. Secondo Goldman Sachs, infatti, se il tentativo di creare un nuovo governo non dovesse andare in porto, «il presidente scioglierebbe il Parlamento e le elezioni politiche si terranno entro 45-70 giorni». Poi aggiunge: «Il panorama politico è piuttosto fluido ed è difficile fare una previsione sul risultato più probabile in questa fase. Ciò detto, al momento della stesura di questo documento, riteniamo che le elezioni politiche nel quarto trimestre siano più probabili rispetto a un nuovo governo capace di ottenere un voto di fiducia nell'attuale Parlamento. L'aritmetica parlamentare ci porta a escludere altre tre opzioni sul tavolo. Cioè un nuovo governo Lega-M5s, uno Pd-M5s, oppure un governo in grado di approvare la legge di bilancio del 2020». Non bastasse, nel report di Goldman Sachs si fa anche presente che nel caso in cui non si formi un nuovo esecutivo la manovra economica sarà ritardata, mentre l'Unione europea e le agenzie di rating aspetteranno il voto. Ma in ogni caso ci si aspetta che nonostante la campagna elettorale «Moody's e Standard & Poor confermeranno le valutazioni e le prospettive attuali, rispettivamente il 6 e 25 settembre». Certo, «si prevede che i prossimi tre mesi saranno volatili e difficili per l'economia italiana», ma è «in linea con le nostre precedenti aspettative». Aggiunge il rapporto di Goldman Sachs, che «la Lega farà una campagna su una piattaforma antieuropea incentrata sull'immigrazione e la politica fiscale e, quindi, i mercati finanziari rivaluterebbero il merito creditizio degli asset italiani in una direzione più ribassista rispetto ai prezzi attuali». E questo, «se la rivalutazione dei prezzi dovesse essere troppo alta potrebbe anche avere un impatto potenziale sui sondaggi di opinione e, infine, sul risultato elettorale. Anche se l'elettore medio sarebbe a favore delle riduzioni fiscali e di un certo controllo sui flussi migratori, la maggioranza degli elettori italiani rimane a favore dell'euro e ripone fiducia nelle istituzioni europee più che in molte istituzioni italiane». Per questo motivo, «questa considerazione potrebbe anche spingere Lega ad adottare una posizione meno controversa nei confronti dei partner europei, cercando di limitare una potenziale reazione negativa del mercato nominando un ministro delle finanze pro Ue che dia fiducia agli investitori a favore dell'Europa». Per dovere di cronaca va detto che Goldman Sachs è stata tra le poche a riconoscere che il governo Conte non avrebbe superato le elezioni europee. In un rapporto di fine ottobre si leggeva appunto di come «fosse improbabile che il governo» sarebbe sopravvissuto «fino alla metà del prossimo anno». Forse ha sbagliato di qualche mese, ma secondo la banca d'affari l'ipotesi è che venisse sostituito da un esecutivo di centrodestra o di centrosinistra, con una politica di bilancio meno aggressiva. 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Come scrive Bloomberg, sui grafici che ritraggono l'andamento del Btp a 10 anni questa crisi a malapena si riesce a vedere. Gli esperti di Commerzbank ritengono che nelle prossime sedute la situazione rimarrà «fluida, con le aspettative di un nuovo programma di riacquisto titoli (la Bce si incontrerà il 12 settembre per decidere come muoversi, ndr) che dovrebbero riportare su un trend di contrazione lo spread Btp/Bund». Secondo un report di Citigroup, «i mercati potrebbero presto celebrare il minor rischio Italia, almeno nel breve termine». Gli analisti della banca d'affari ritengono che lo scenario peggiore per i mercati sarebbe quello di un esecutivo M5s-Pd basato su un nuovo contratto di governo. Se sul fronte obbligazionario, dunque, regna serenità, lo stesso si può dire anche a Piazza Affari. La prospettiva della possibile nascita in tempi brevi di un nuovo governo, capace di varare la legge di bilancio e di evitare così il ritorno al voto in autunno ieri ha sostenuto gli scambi sul Ftse Mib: il principale listino italiano ha terminato la giornata in rialzo dell'1,77%, dopo essere arrivato a guadagnare oltre due punti. Tra i titoli milanesi a maggiore capitalizzazione, Prysmian ha consolidato il rimbalzo dai minimi di periodo toccati venerdì guadagnando il 4,64%. Bene le banche: Finecobank ha messo a segno un +4,2%, Ubi Banca un +2,03% e Bper +1,73%. In un Ftse Mib tutto in rialzo si è messo in evidenza il settore auto, mentre si torna a parlare della possibile fusione tra Fca (+3,33%) e Renault (+3,7% a Parigi). Ben intonata anche tutta la filiera della famiglia Agnelli con la holding Exor balzata del 4,07%, CnhI +3,90% e Ferrari a +1,61%. In evidenza anche energetici (Eni +1,57%, Enel +1,32%), Telecom Italia (+2,04%) e ancora il titolo Juventus Fc con un +1,33%. Sul resto del listino Mediaset ha archiviato la seduta in lieve perdita (-0,37%). Secondo indiscrezioni di stampa, Vivendi, che controlla il 29% di Mediaset, voterà contro l'operazione di fusione fra Mediaset e Mediaset Espana in occasione dell'assemblea del Biscione convocata per il prossimo 4 settembre. Sull'Aim Italia, infine, Confinvest ha chiuso a 23,7% a 5,22 euro, che si confronta con quota 1,5 euro del debutto dello scorso primo agosto (+248% la performance). Chiusura positiva anche per le principali borse europee. Parigi ieri ha guadagnato l'1,7% a 5.435 punti, Francoforte l'1,2% a 11.791 punti e Londra l'1,1% a 7.203 punti. Sul mercato dei cambi, l'euro è rimasto a un passo da quota 1,11 dollari: la moneta unica è indicata a 1,1099 dollari (1,1096 ieri in chiusura) e 118,17 yen (117,97), mentre il rapporto dollaro-yen ha concluso gli scambi a 106,47 (106,25). Anche il petrolio si è mostrato in rialzo dopo il calo superiore alle attese delle scorte Usa: il future di ottobre sul Wti è salito dello 0,93% a 56,65 dollari al barile, mentre l'analoga consegna sul Brent ha guadagnato l'1,57% a 60,96 dollari.
Jannik Sinner trionfa a Montecarlo (Getty Images)
Sinner batte Alcaraz 7-6, 6-3 nella finale del Masters 1000 di Montecarlo e si riprende la vetta Atp. Primo set deciso al tie-break dopo oltre un’ora, poi la rimonta nel secondo: è l’ottavo titolo 1000 per l’azzurro.
Jannik Sinner torna sul trono del tennis mondiale e lo fa vincendo uno dei tornei più prestigiosi della stagione sulla terra battuta. Nella finale del Masters 1000 di Montecarlo, l’altoatesino supera Carlos Alcaraz in due set, 7-6(5), 6-3, al termine di una partita lunga oltre due ore e combattuta soprattutto nel primo parziale. Un successo che vale il titolo e anche il ritorno al numero uno del ranking Atp.
La sfida si gioca in condizioni non semplici, con il vento a disturbare costantemente il ritmo degli scambi e a rendere complicato il controllo dei colpi. Il primo set è segnato da diversi errori, ma anche da una tensione evidente: i game scorrono senza un vero padrone, tra occasioni mancate e improvvisi cambi di inerzia. Sinner fatica a trovare continuità con la prima di servizio, mentre Alcaraz alterna soluzioni brillanti a passaggi a vuoto, soprattutto con il dritto. L’equilibrio resta intatto fino al 6-6, con entrambi costretti più volte ai vantaggi. Nel tie-break l’azzurro cambia passo: alza la qualità al servizio, prende l’iniziativa negli scambi e si costruisce due set point. Sul secondo, un doppio fallo dello spagnolo chiude il parziale dopo oltre un’ora di gioco. L’avvio del secondo set sembra premiare Alcaraz, più aggressivo in risposta e capace di strappare il servizio a Sinner nel terzo gioco. Il match, però, non prende la direzione che lo spagnolo sperava. Sinner resta lucido, non forza le soluzioni e torna subito in partita con un controbreak costruito sulla profondità dei colpi e su una maggiore solidità negli scambi lunghi. Da quel momento cresce progressivamente, mentre Alcaraz perde precisione e si espone a qualche errore di troppo, anche nei momenti in cui avrebbe la possibilità di consolidare il vantaggio. Il passaggio chiave arriva sul 3-3, in un game lungo e molto combattuto: Sinner si procura più di una palla break e alla fine riesce a convertire grazie a una risposta aggressiva seguita da un dritto decisivo. È lo strappo che indirizza definitivamente la partita. L’italiano, avanti nel punteggio, gestisce con attenzione i propri turni di servizio, senza concedere occasioni, mentre lo spagnolo fatica a rientrare. Nel nono game arriva la chiusura: Sinner sale rapidamente sul 40-0 e, alla prima occasione utile, archivia l’incontro con una prima vincente. È il punto finale di una partita meno spettacolare del previsto ma estremamente solida da parte di Sinner, capace di adattarsi alle condizioni e di leggere meglio i momenti del match. Per lui si tratta dell’ottavo titolo Masters 1000 in carriera, un traguardo che conferma la sua continuità ai massimi livelli.
A fine partita Sinner ha espresso tutta la sua gioia: «Non so da dove cominciare per commentare questa settimana. Sono venuto qui per accumulare più partite possibili in vista dei grandi tornei che si avvicinano e ho ottenuto un altro traguardo incredibile» - ha detto il tennista altoatesino - «Tornare numero 1 è importante per me, ma la classifica è secondaria, voglio vincere trofei». Il campione italiano ha poi aggiunto: «Ho cercato di restare lì mentalmente anche quando ero sotto, è stata una partita di alti e bassi per tutti e due, ma oggi non era semplice per il vento che continuava a cambiare. Questo torneo per me vuol dire tanto. Sono super super contento di avere almeno un trofeo come questo a casa». Il successo di Montecarlo ha anche un peso simbolico: Sinner interrompe la serie negativa contro Alcaraz sulla terra battuta e si riprende la vetta del tennis mondiale. Un segnale importante all’inizio della stagione sul rosso, proprio contro il rivale che negli ultimi anni lo aveva più spesso messo in difficoltà su questa superficie.
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Autorevoli commentatori italiani scrivono che sarebbe necessario un «Re-Made in Italy». Inoltre, Giorgio Parisi, premio Nobel 2021 per la fisica invoca (dal 2025) la creazione di un centro di ricerca europeo sull’Intelligenza artificiale con visione sistemica e non solo settoriale per la seguente argomentazione: l’Intelligenza artificiale non è soltanto una nuova tecnologia computazionale, ma è un fenomeno fisico, energetico e informazionale di scala inedita. Concordo, ma data la quasi certa concorrenza intraeuropea suggerisco di crearne intanto uno in Italia con missione d’avanguardia dedicata alla super robotica multifunzionale. Da un paio d’anni sento crescere nel mondo industriale piccolo e grande l’inquietudine per le strategie di competitività futura globale e una crescente domanda per acquisire un maggiore potere cognitivo sia per la conduzione di un’azienda sia per la sua riorganizzazione interna. Sempre più imprenditori, in particolare giovani, mostrano la consapevolezza della discontinuità in atto. Per inciso, si veda il libro di Giordano Riello e Carlo Pelanda Gestire la discontinuità. Dialogo futurizzante tra imprenditore e professore (Rubbettino, luglio 2025). La società di investimento italiana in cui opero ha creato un fondo in collaborazione con una grande azienda statunitense produttrice di sistemi di Intelligenza artificiale per dare il giusto capitale di sviluppo ad aziende innovative. Semplificando, anche se ora il sistema italiano appare in ritardo nelle statistiche comparative internazionali sul piano dell’adeguamento rapido alla rivoluzione tecnologica in atto, ritengo che il potenziale scientifico-tecnico residente in Italia abbia un’elevata capacità di mettersi nel gruppo di testa mondiale della rivoluzione tecnologica, ma a date condizioni.
Prima di suggerirle, devo citare il caso del sistema robotico Mythos prodotto dall’azienda statunitense Anthropic guidata da Dario Amodei che è la prova concreta della discontinuità in corso: è emerso che Mythos ha la capacità di penetrare tutti gli attuali sistemi informatici e, volendo, anche sabotarli. Consapevole di avere in mano una sorta di bomba nucleare e perseguendo un comportamento etico-prudenziale, Amodei la ha immessa solo selettivamente sul mercato (statunitense) ed in configurazione difensiva contro cyberattacchi. Ciò ha irritato il Pentagono, interessato ad avere il sistema completo, e creato un conflitto tra Washington ed Anthropic dopo informazioni che lo spionaggio cinese è riuscito a rubare alcune parti di Mythos. E ciò è una parte della storia. L’altra parte riguarda le riunioni con toni d’emergenza convocate da Scott Bessent, ministro del Tesoro Usa, e Jerome Powell, presidente della Fed, per valutare la vulnerabilità del sistema bancario americano a nuovi «gizmo» come Mythos. Mossa adeguata perché il tenere segreta una tecnologia così potente è impossibile. Infatti ci sono segnali crescenti che alcune potenze stanno cercando non solo sistemi simili a Mythos, ma anche più penetranti. Questo cenno serve intanto a definire una priorità di adattamento: la guerra sta evolvendo dalla cinetica tradizionale a quella informatica con competizione accelerata per la superiorità sulla seconda. Tale evidenza pone in priorità la sicurezza di tutti i sistemi chiave attraverso i quali si svolge la nostra vita civile. In altri termini, per la sicurezza del prossimo futuro non serve solo uno scudo antimissile e antidroni, ma anche uno cibernetico.
Ma se si capisce anche vagamente come Mythos riesca a penetrare tutto l’esistente elettronico è facile immaginare quanto ampia sia l’innovazione possibile. Sia per sfruttarne il potenziale sia per restare concorrenziali e in sicurezza secondo me servono, in valutazione preliminare, le seguenti soluzioni.
1 Creare un Nasdaq italiano, cioè una Borsa dedicata alla tecnologia che possa incrociare bene capitale di investimento e aziende tecnologiche promettenti, in particolare startup. Dalle mie ricerche ricavo che ce ne sono più di 1.000 residenti in Italia, ma con problemi di capitalizzazione. Già Mario Draghi aveva sostenuto l’urgenza di rivedere le regole che limitano i flussi di capitale di rischio (venture capital) per evitare che le startup europee (qui enfatizzo le italiane) migrassero in America dove il capitale di investimento è più fluido.
2 Unire sicurezza e futurizzazione tecnologica. Tema delicato, ma penso inevitabile usare la concentrazione di capitale per programmi militari e di polizia per ricadute rapide sulla futurizzazione dei sistemi civili, soprattutto, robotica eso, endo, sub e cognitiva.
3 Stimolare una rivoluzione cognitiva di massa per diffondere la cultura tecnica utile a costruire una competenza diffusa, per esempio aumentando i programmi universitari di Terza missione, cioè collegando di più università, centri di ricerca e suole superiori.
4 Competizioni a premio per la robotica operativa e cognitiva meglio performante.
Tanto altro, ma suggerisco questi primi passi futurizzanti.
www.carlopelanda.com
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