
Il tavolo del centrodestra per l’elaborazione del programma si è insediato ieri sera: ne fanno parte il senatore Giovanbattista Fazzolari e l’europarlamentare Raffaele Fitto per Fdi; il responsabile dei Dipartimenti Armando Siri e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo per la Lega; il responsabile dei Dipartimenti Alessandro Cattaneo e il vicepresidente della Camera Andrea Mandelli per Forza Italia, insieme alle delegazioni di Coraggio Italia, Udc e Noi per l’Italia. Saranno loro a dover mettere nero su bianco il programma del centrodestra, la cornice all’interno della quale, poi, ciascuna forza politica modulerà le proprie proposte, da sottoporre al giudizio degli elettori. Giorgia Meloni, segnalata dai sondaggi come leader della prima forza politica della coalizione, è determinata a percorrere la strada del pragmatismo: la presidente di Fratelli d’Italia punta a un programma chiaro, dettagliato e realizzabile, depurato da promesse puramente propagandistiche che non si possono mantenere.
Alcuni punti sono ampiamente condivisi da tutta la coalizione: riduzione del carico fiscale, lotta alla immigrazione clandestina, sostegno all’economia, meno assistenzialismo a pioggia ma interventi mirati per sostenere le fasce deboli, sburocratizzazione, sicurezza. Su questi pilastri del programma dell’eventuale governo di centrodestra, l’accordo è totale nella sostanza, si tratterà poi, in caso di vittoria della coalizione, di trovare un punto di caduta tra le diverse sfumature, e qui entreranno in gioco gli elettori, ai quali spetterà l’ultima parola: il risultato delle urne sancirà anche quale declinazione programmatica avrà convinto di più i cittadini. Fratelli d’Italia ha sintetizzato il suo pacchetto di proposte sul sostegno all’economia con la formula «Più assumi, meno paghi»: accanto alla riduzione dell’Ires, Giorgia Meloni punta a una superdeduzione sul costo del lavoro per le imprese che superano una determinata soglia di incidenza della manodopera sul fatturato. Fratelli d’Italia propone anche una revisione del sistema degli ammortizzatori sociali, con l’abolizione del reddito di cittadinanza, sostituito da un sostegno a chi trova difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro, è privo di reddito e ha dei figli a carico. Da Fdi arriva anche la proposta di estendere le tutele degli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori autonomi. Si tratta di temi sui quali Forza Italia è storicamente d’accordo, mentre ieri sera il leader della Lega, Matteo Salvini, in concomitanza con l’insediamento del tavolo del centrodestra sul programma, ha esplicitato le sue priorità: autonomia regionale, flat tax, investimento sul nucleare di ultima generazione, profonda revisione del reddito di cittadinanza, pace fiscale e nuovi decreti sicurezza. «Se ci date fiducia», ha argomentato Salvini, «torneremo a proteggere i confini del nostro Paese e portare sicurezza nelle nostre città, perché non è possibile vedere migliaia di sbarchi incontrollati». Come si vede, i punti elencati da Salvini sono, in linea di principio, sovrapponibili a quelli che stanno a cuore alla Meloni e a Silvio Berlusconi, dunque non sarà difficile per il centrodestra trovare una sintesi comune per poi articolare, ciascuno nel proprio programma, le proposte dettagliate da sottoporre al giudizio degli elettori.
Sull’autonomia differenziata, cavallo di battaglia della Lega ma anche di esponenti del Pd come il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, la proposta di Fratelli d’Italia è di bilanciare la «devolution» con l’introduzione del presidenzialismo. «A chi si domanda», puntualizza il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida, «se sia in atto uno scambio presidenzialismo-autonomia tra Fratelli d’Italia e Lega, ricordiamo che Salvini, come noi e dopo un lungo percorso del Carroccio iniziato da posizioni differenti, ha già da tempo sposato il presidenzialismo come garanzia della sovranità popolare e di efficienza dello Stato. Identico processo che abbiamo fatto noi sull’autonomia, inteso come percorso parallelo con le stesse finalità. La Costituzione va riformata in senso organico», aggiunge Lollobrigida, «e non con toppe a colori come ha fatto la sinistra, spesso peggiorandone il testo e l’impianto, come accaduto con il Titolo V». Sul presidenzialismo come cornice istituzionale nella quale inserire l’autonomia sono sostanzialmente d’accordo anche Udc e Forza Italia, mentre la Lega, che pure è favorevole all’elezione diretta del capo dello Stato o del primo ministro, sembra avere la devolution come priorità: i prossimi incontri scioglieranno i nodi.
«Totale condivisione», si legge in una nota diffusa da tutti i componenti del tavolo di centrodestra, «nel ribadire il pieno rispetto degli impegni internazionali dell’Italia anche relativamente alla guerra in Ucraina, riforma presidenziale e autonomia».
Sarà però difficile accontentare Salvini sulla sua richiesta di indicare alcuni ministri prima delle elezioni (prerogativa del presidente della Repubblica) e per i quali si dovrà tener conto anche dei risultati delle urne.






