Fare chiarezza sugli abusi serve proprio per proteggere il sistema degli affidi

Il Pd vede solo strumentalizzazioni, ma ci sono domande che non possono essere eluse.

Due giorni fa, per replicare alle accuse grottesche di Luigi Di Maio («Il Pd in Emilia Romagna toglieva i bambini alle famiglie con l’elettrochoc»), l’account Twitter dei deputati democratici ha avuto un’idea invidiabile: dire che il «partito di Bibbiano» non è il loro, ma il M5s. Replicando con simmetrica precisione a una scemenza, la principale sigla dell’opposizione ha fatto riferimento ai fondi girati dai grillini all’associazione coinvolta nelle inchieste, accentuando uno dei rischi del racconto giornalistico e della polemica su Bibbiano: la caciara completa.

Non è un pericolo da poco. Uno dei corollari è legato all’istituto dell’affido, che può finire in un fascio pieno di ogni erba macchiando vite e storie che sono in realtà esperienze di gratuità e di bene. Senza dimenticare che praticamente ogni affido nasce da una situazione anomala e spesso tragica (lutti, malattie, carcerazioni, tossicodipendenze, abusi che – purtroppo – non sono sempre immaginati o inventati), spesso il ricorso a esso è la possibilità di un’esperienza drammatica di amore e di bellezza tanto per i minori coinvolti quanto per le famiglie affidatarie. Proprio per difendere questa esperienza è giusto che – sia sul piano giudiziario sia su quello socio-culturale – su Bibbiano siano tenuti più fari accesi possibili.

Il fatto che l’affido possa essere (e in molti casi sia) positivo è esattamente il motivo per cui vale la pena andare fino in fondo quando la dinamica con cui esso è attuato pare evidentemente distorta. Anche perché il garantismo non è una scorciatoia per ignorare i fatti, ma un metodo con cui leggerli con meno pregiudizi possibili. Spesso questo giornale, avendo la grave «colpa» di aver raccontato l’inchiesta quasi in solitudine e fin dall’inizio, viene accostato nelle polemiche alle dichiarazioni di chi, estremizzando per fini politici, associa il Pd a Bibbiano. Fermo restando che ciascuno risponde di ciò che dice, e quindi di ciò che dicono Di Maio o Salvini rispondono loro, c’è però un aspetto da aggiungere. C’è qualcosa di bizzarro nello stupore di chi non comprende o addirittura condanna l’accostamento tra l’inchiesta e la sinistra. Non è stata la Verità, né sono stati i partiti di governo, a indagare tre sindaci dem (uno in carica, due ex) nell’ambito di questa inchiesta. Tutti loro sono innocenti fino a prova contraria (ma anche questo vale in ogni caso, vero?), e nessuno è accusato di abusi sui minori, ma è così lunare chiedere conto a chi amministra o amministrava di contribuire a fare chiarezza?

Se a Bibbiano sono stati commessi dei reati, lo accerterà la magistratura. Ma senza attendere il terzo grado di giudizio ci sono domande che non possono essere taciute solo perché qualcuno poi magari le strumentalizza: farlo sarebbe come smettere di sgranare rosari perché Salvini ne ha sventolato uno.

La prima domanda è: a fronte di situazioni sicuramente al limite, di palesi conflitti di interessi tra persone coinvolte negli affidi e affidatari, di un tribunale dei minori che ha ritenuto di restituire alle famiglie di origine piccoli precedentemente tolti, non è doveroso accertare che i meccanismi siano più limpidi e al riparo dalle distorsioni? Questo non è anche un problema politico, visto che sono pure gli amministratori ad avere voce in capitolo, e visto che Bibbiano era rivendicata come modello politico?

La seconda domanda: è davvero così «strumentale» evidenziare non una responsabilità penale ma un terreno ideologico comune tra istanze rivendicate dal progressismo democratico e alcuni dei coinvolti nell’inchiesta (pregiudizio positivo nei confronti delle cosiddette famiglie arcobaleno, una certa ostilità a ciò che viene bollato come tradizionalista)? Si può ragionare di questo senza accuse di torturare i minori con l’elettrochoc?

Terza domanda. Bibbiano tocca un tema infuocato: se esistano o meno nella vita pubblica e civile delle sfere indisponibili, e se la famiglia, il rapporto genitoriale, il corpo degli uomini, siano tra queste o no. Si può immaginare di fare politica, dagli affidi ai vaccini all’eutanasia, ignorando queste domande?

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