La famiglia del Cav benedice Tajani: per Fi è tempo di diventare partito

«Mi raccomando, niente lacrime». Mancano pochi minuti all’inizio della prima conferenza stampa di Forza Italia dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, quando Antonio Tajani raccomanda ai capogruppo al Senato, alla Camera e al Parlamento europeo, Licia Ronzulli, Paolo Barelli e Fulvio Martusciello, di tenere a freno la commozione. Sono loro quattro a dover affrontare questo appuntamento così intenso, drammatico, storico. Il primo a non riuscire a frenare le lacrime, come aveva raccomandato Tajani, è Tajani: lucciconi agli occhi per tutti, mentre il coordinatore nazionale illustra il percorso che porterà Forza Italia a diventare un partito «vero», organizzato, collegiale.
«Per noi», esordisce Tajani, «non è certamente facile oggi parlare, siamo ancora profondamente scossi e feriti per la scomparsa del nostro leader che rimarrà sempre il nostro leader»: la gigantografia del Cav sorridente troneggia dietro la scrivania, nella sede del partito, a Piazza san Lorenzo in Lucina, a Roma. «Stamani», dice Tajani, «ho ricevuto una telefonata da Marina Berlusconi, che mi ha chiesto di ringraziare tutta Forza Italia per le manifestazioni di grande affetto che ha riversato su suo padre. Marina mi ha ribadito, nel rispetto dei ruoli, la stima, l’affetto e la vicinanza di tutta la sua famiglia a Forza Italia, che è una delle maggiori realizzazioni di Berlusconi. Marina mi ha autorizzato a rendere pubblico questo colloquio telefonico». La famiglia quindi c’è, e ci sarà, anche dal punto di vista economico: il nome di Berlusconi resterà per sempre nel simbolo del partito. «Da oggi», dice Martusciello, «non chiamateci più azzurri o forzisti, ma solo berlusconiani». Gli occhi di Marina nel partito saranno quelli della Fascina: «Marta Fascina», sottolinea Tajani, «è un deputato ed è la compagna di vita di Silvio Berlusconi, non c’è bisogno di ritagliare spazi formali». A proposito di famiglia e di aziende: a una domanda su un eventuale intervento del governo nel caso di un interessamento dei francesi di Vivendi a Mediaset, Tajani risponde secco: «Il governo interviene solo quando ci sono notizie vere. Il governo non si occupa di ipotesi, chiacchiere e periodi ipotetici dell’irrealtà».
Sarà quindi lui, Tajani, a traghettare Forza Italia attraverso gli ignoti meandri dei passaggi formali previsti dallo statuto del partito, che nessuno aveva neanche mai letto: a che serviva, quando c’era Berlusconi? Una fonte autorevole racconta alla Verità: «Lo statuto lo abbiamo recuperato nella biblioteca del partito, pieno di polvere». «Per rispettare l’articolo 19», spiega Tajani, «che purtroppo prevede cosa si deve fare in caso di impedimento del presidente, giovedì prossimo si riunirà il comitato di presidenza di Forza Italia che convocherà il Consiglio nazionale, che sarà chiamato a eleggere il presidente che dovrà guidare il movimento fino al prossimo Congresso nazionale. Dovrà essere convocato dal nuovo presidente», aggiunge, «in base allo statuto, sentito il Consiglio nazionale. Sono gli adempimenti statutari che noi rispetteremo».
Il Consiglio nazionale verrà convocato entro l’estate ed eleggerà Tajani presidente, per il congresso vero e proprio si aspetterà il risultato delle europee 2024, quando si capirà se Forza Italia senza Berlusconi sarà capace di scavallare la fatidica soglia di sbarramento del 4%. Per un anno, quindi, Tajani sarà chiamato a ricoprire il ruolo di vicepremier, quello di ministro degli Esteri e quello di leader di partito: la sfida è difficile, per vincerla l’ex presidente del Parlamento europeo ha bisogno di un partito compatto, anzi «granitico», come amava dire il Cav. Licia Ronzulli, osservata speciale, promette collaborazione: «Siamo tutti uniti», sottolinea la Ronzulli, «per continuare il lavoro del presidente Berlusconi, nel solco dei suoi ideali, principi, valori: i suoi insegnamenti sono soprattutto quelli della libertà e dell’unità, sotto queste due parole dobbiamo andare avanti portando la sua eredità, nel partito e nella coalizione. Dobbiamo andare avanti su questo solco», aggiunge la Ronzulli, «non lasciandoci condizionare da quelli che vorrebbero un partito litigioso, diviso e quindi debole. Non sarà così perché lo dobbiamo a lui». Non è il momento dei distinguo, del resto c’è in gioco la sopravvivenza politica di tutta la baracca, non una poltrona di ministro o sottosegretario. «Il cammino che ci attende», sottolinea Barelli, «non sarà semplice, perchè ci viene a mancare una stella fondamentale, ma ho visto la determinazione, l’affetto, di deputati, dirigenti, militanti che sentono più che mai il peso e la responsabilità di un cammino che deve essere vincente».
Tajani conferma gli appuntamenti elettorali previsti: oggi sarà in Molise per la campagna elettorale per le Regionali. Il 29 settembre, il compleanno di Silvio, sarà il «Berlusconi day», il primo di una tre giorni di una convention nazionale del partito che si svolgerà a Paestum, in Campania, regione che storicamente ha riservato a Berlusconi tanto affetto e a Forza Italia tanti voti. Il primo test elettorale sono le suppletive per il seggio al Senato lasciato vuoto da Berlusconi, nel collegio di Monza, il 29 ottobre. Il candidato dovrà essere all’altezza di cotanta eredità: come abbiamo anticipato, resta in campo l’ipotesi di Gianni Letta, presentissimo in questi momenti così difficili. Abituato a lavorare dietro le quinte, potrebbe dare la sua disponibilità a occupare lo scranno a Palazzo Madama del suo amico fraterno.






