Ascesa e declino di P.Diddy nella docuserie Discovery+
Sean Combs, in arte P.Diddy (Getty Images)

The Fall of Diddy racconta l’epopea del rapper Sean Combs, dalla gloria al carcere, tanto potente da condizionare la giustizia e coprire i suoi crimini.


Era il re Mida dell’hip hop, l’uomo più potente del settore, il primo ad aver costruito un impero. Era incensato e celebrato alla stregua di un Dio. Ma del Dio, quando ben è caduto, non è rimasto nulla. Sean Combs, in arte P. Diddy o Puff Daddy, è colato a picco senza che nessuno si desse la pena di tendergli una mano. Anzi. Chi ha potuto ha infierito, gli ha dato un colpo di più. Ha detto fosse ovvio, arcinoto. Tutti sapevano, eppure nessuno parlava. Sean Combs era un mostro, mica il genio eclettico che la musica aveva fatto ricco. E, negli anni, qualcuno s’era pure preso la briga di dirlo. Flebilmente, però. Così le accuse, come venivano, se ne andavano. Fino al 2024, quando Combs è stato arrestato con le accuse di racket, traffico sessuale e trasporto a scopo di prostituzione. Reati, nel cui merito ha deciso di entrare The Fall of Diddy, documentario in quattro parti disponibile su Discovery+

La serie non offre alcun microfono a Diddy, detenuto al Metropolitan Detention Center di Brooklyn dal settembre scorso, o a chi potrebbe farne le veci legali. Al contrario, offre alle vittime presunte del rapper una cassa di risonanza: uno spazio silenzioso al quale affidare la propria verità. E gli individui lo fanno, trenta in totale. Sfilano davanti alle telecamere, cercando di testimonianza in testimonianza di far luce sulla vita sommersa di Combs. Sono ex amici del produttore, per lo più, e, insieme, provano a spiegare il paradosso: è mai possibile che tutti sapessero e nessuno sia riuscito a fermare il mostro? Davvero Combs, fondatore della leggendaria Bad Boys Records, aveva un potere tale da poter impedire alla giustizia di fare il proprio corso, da poter insabbiare anche l’inaccettabile? La risposta non arriva diretta. Eppure, pare abbia funzionato così. Il produttore, che dagli anni Novanta ad oggi si è visto recapitare diverse accuse, per risse, sparatorie, esplosioni e rapine, per violenza sessuale e abusi di vario genere e natura, sembra aver sempre pagato. Alle volte, le vittime. Altre, forse, gente capace di ungere a dovere gli ingranaggi di una giustizia, che come Combs è protagonista dello show.

The Fall of Diddy, in cui si cerca di ricostruire l’intera vita di Puff Daddy, dall’infanzia ad Harlem per arrivare al successo, poi alla caduta, non vuole portare allo scoperto solo le malefatte (vere o presunte) del produttore, per cui il 5 maggio prossimo inizierà il primo processo. Vuole, parimenti, mettere alla berlina il sistema che governa la giustizia statunitense, provando a utilizzare come esempio supremo quello di un magnate dell’industria musicale, che si ritiene abbia esercitato il suo potere e la sua influenza per perpetrare, per decenni, una serie di abusi e violenze. «Esplorando il lungo impatto di Combs sulla musica e sulla cultura popolare, dai suoi inizi come creativo talentuoso fino al suo arresto nel 2024, la docuserie svela le insidiose e terribili accuse di violenza sessuale, comportamenti abusivi, violenza e altre rivendicazioni disturbanti che si nascondono dietro il suo successo», ha dichiarato Investigation Discovery in un comunicato stampa.

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