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2024-02-20
Ursula si rimangia il green deal pur di restare alla guida dell’Europa
Ursula von der Leyen (Ansa)
Meno farina di grillo e più spese per le armi: Ursula von der Leyen si ricandida ufficialmente alla guida della Commissione europea, si rimangia (è il caso di dirlo) le follie green che hanno messo in crisi agricoltura e industria nel continente e punta tutto sul progetto di una Difesa comune europea, con relativo aumento delle spese militari.
La ricandidatura della von der Leyen per il secondo mandato alla guida della Commissione è stata avanzata ieri dal comitato esecutivo federale della Cdu, il partito tedesco di centro al quale appartiene, e sarà poi confermata durante il congresso del Partito popolare europeo (Ppe) il 6 e 7 marzo a Bucarest. Dopo averci frantumato i frantoi per quattro anni e mezzo con le assurde politiche green che, tra divieti, imposizioni, direttive incomprensibili e amenità varie, hanno portato i popoli europei a scegliere immancabilmente alle elezioni nazionali i partiti che si sono ribellati a questa linea autolesionista, fino alle manifestazioni degli agricoltori che in queste ultime settimane hanno dominato le cronache, ora Ursula svolta a destra e promette di stemperare il fanatismo ambientalista: «Dobbiamo aumentare la nostra competitività, raggiungere gli obiettivi climatici», dice la von del Leyen commentando la sua ricandidatura da Berlino, «coniugandoli con l’economia. A questo proposito sto avendo intense discussioni con gli agricoltori, ciò che è cruciale ora è coniugare gli obiettivi climatici e l’economia. C’è grande accordo sugli obiettivi climatici che sono stati concordati all’unanimità da tutti i 27 Paesi membri», aggiunge il presidente uscente, «verso la neutralità nel 2050 e stiamo lavorando insieme all’industria, affrontando la questione ambientale settore per settore, esaminando come possiamo raggiungere i nostri obiettivi comuni».
La Coldiretti, a quanto pare ancora scettica sulla «conversione» della von der Leyen, annuncia una manifestazione a Bruxelles contro «le follie europee che rischiano di tagliare un terzo della produzione di cibo made in Italy, tra normative ideologiche e senza freni che rischiano di stravolgere per sempre lo stile alimentare degli italiani favorendo le importazioni dall’estero». Nel mirino provvedimenti come il divieto delle insalate in busta e dei cestini di pomodoro, l’obiettivo di equiparare alcune tipologie di allevamenti, anche di piccole e medie dimensioni, alle attività industriali, il via libera alle etichette allarmistiche sulle bottiglie di vino, l’eliminazione della pesca a strascico.
Sul fronte della Difesa, la von der Leyen conferma che la Commissione europea presenterà tra circa tre settimane una strategia industriale per il settore delle armi: «Dobbiamo spendere di più», dice la von der Leyen, «se guardiamo le cifre, quest’anno c’è stato un aumento del 20% rispetto allo scorso anno, ma non è ancora sufficiente». La von der Leyen ha in mente di nominare un commissario alla Difesa: «Un commissario alla Difesa», spiega il presidente uscente, «avrebbe il compito primario di occuparsi dell’industria della Difesa e di garantire che si investa di più e meglio, così l’Ue potrebbe ottenere una maggiore interoperabilità per le sue forze armate e nella produzione di armamenti necessari, fermo restando che l’organizzazione delle forze armate è responsabilità degli Stati membri».
La von der Leyen fa anche l’elenco dei «cattivi», che poi sono i partiti europei che fanno parte di Identità e democrazia, il gruppo al quale aderisce anche la Lega: «La cosa più importante», sottolinea, «per l’Europa è la democrazia, lo Stato di diritto che difendiamo e la pace che abbiamo insieme, il compito di questa campagna elettorale è chiarirlo ai nostri avversari, cioè Vladimir Putin e i suoi amici, sia che si tratti di AfD, di Marine Le Pen, di Geert Wilders, o di altre forze estreme che ostacolano la democrazia in Europa. Loro vogliono distruggere l’Europa».
A strettissimo giro arriva il sostegno alla ricandidatura di Ursula von der Leyen da parte di Antonio Tajani. Il vicepremier e ministro degli Esteri è anche il leader di Forza Italia, che fa parte del Ppe: «Posso dire che Forza Italia», commenta Tajani, «al congresso di Bucarest sosterrà Ursula von der Leyen come candidata alla presidenza della Commissione europea. Abbiamo apprezzato le sue ultime scelte: quella a favore della Difesa comune, che va nella direzione della nostra linea politica; ma anche un atteggiamento positivo per quanto riguarda quella che noi consideriamo la terza via dell’ambientalismo. La Commissione europea dovrebbe abbandonare la posizione ideologica ed estremista che aveva durante la presenza del commissario Frans Timmermans», aggiunge Tajani, «noi siamo per una politica ambientale che garantisca comunque l’economia reale e in modo particolare l’industria e l’agricoltura, che non possono essere penalizzate da obiettivi ambientali irraggiungibili, perché rischiano di essere obiettivi che favoriscono il cambiamento climatico invece di combatterlo».
Milano è piena di smog, Sala sbrocca
«Milano terza città più inquinata del mondo? Sono le solite indagini estemporanee gestite da un ente privato. Sono seccato di dover rispondere su questioni che non esistono. Arpa dice il contrario. Non si può andar dietro a una notizia fatta da un ente privato, con nessuna titolarità. Parliamo di cose serie, che questa non è una cosa seria». Per il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, non c’è niente di vero nello studio del sito svizzero IQAir (che oltre a valutare la qualità dell’area, vende anche purificatori, ndr), che rileva la qualità dell’aria mondiale rilevando la concentrazione di Pm 2,5 e che domenica, con un punteggio di 193, ha definito Milano tra le città più inquinate, preceduta solo da Dacca in Bangladesh e Lahore in Pakistan. La qualità dell’aria di Milano è indicata con il colore rosso, e rientra nella categoria non salutare perché la concentrazione di polveri sottili è 27.4 volte il valore della qualità dell’aria indicato dall’Oms.
Malgrado quello che dice Sala, artefice delle misure draconiane sul traffico meneghino (basti pensare alle Aree B e C sempre più stringenti), in realtà anche Arpa Lombardia aveva registrato uno sforamento del Pm 10, le polveri sottili, tra venerdì e sabato. Invece per il governatore Attilio Fontana, Regione Lombardia starebbe facendo «miracoli» per ridurre l’immissione in atmosfera di sostanze inquinanti, attraverso «politiche che stiamo portando avanti per migliorare i riscaldamenti, le automobili e per agevolare le attività produttive a intraprendere un percorso di sostenibilità».
Ma tant’è. Anche se ieri Milano non era più sul podio dello smog (ma comunque prima tra le metropoli occidentali), da oggi scattano le limitazioni per ridurre le emissioni inquinanti con misure temporanee di primo livello nelle province che hanno raggiunto per il quarto giorno consecutivo l’allarme smog, ovvero Milano, Monza, Como, Bergamo, Brescia, Mantova, Cremona, Lodi e Pavia. La nota della Regione specifica che le misure prevedono la limitazione alla circolazione nei Comuni con più di 30.000 abitanti (tutti i giorni dalle 7.30 alle 19.30) per tutti i veicoli euro 0 ed euro 1 di qualsiasi alimentazione e per i veicoli euro 2, 3 e 4 a gasolio. Le limitazioni si applicano anche sabato e domenica e coinvolgono anche i veicoli euro 4 diesel commerciali anche se con fap e gli euro 0 e 1 a gpl e metano (le telecamere della grande Ztl potranno intercettare i veicoli fuorilegge in automatico). Anche gli autoveicoli che hanno aderito a MoVe-In sono soggetti alle limitazioni.
In tutti i Comuni è vietato tenere temperature superiore a 19 gradi nelle abitazioni e negli esercizi commerciali e inoltre non si possono utilizzare generatori a legna per riscaldamento domestico (in presenza di impianto alternativo) di classe emissiva fino a 3 stelle compresa. Per quanto riguarda il settore agricolo, «in tutti i Comuni delle Province coinvolte è vietato spandere gli effluenti di allevamento, delle acque reflue, dei digestati, dei fertilizzanti e dei fanghi di depurazione, salvo iniezione e interramento immediato». Divieto anche di combustioni e fuochi all’aperto. Il tutto sperando che arrivi presto la pioggia e «pulisca» l’aria della Pianura Padana, perché il problema non è limitato a quella che molti chiamano la «città-Stato», ma interessa l’intera regione padana.
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Il presidente uscente ha accettato di ricandidarsi per la Commissione promettendo politiche ambientali più concilianti con il mondo produttivo e di incrementare le spese per la Difesa. Antonio Tajani: «Fi la sosterrà».Inquinamento: secondo uno studio Milano è peggio di Lahore e Dacca, però per Beppe Sala i dati «non sono seri». Ma anche la Regione registra numeri choc e scattano le limitazioni.Lo speciale contiene due articoli.Meno farina di grillo e più spese per le armi: Ursula von der Leyen si ricandida ufficialmente alla guida della Commissione europea, si rimangia (è il caso di dirlo) le follie green che hanno messo in crisi agricoltura e industria nel continente e punta tutto sul progetto di una Difesa comune europea, con relativo aumento delle spese militari. La ricandidatura della von der Leyen per il secondo mandato alla guida della Commissione è stata avanzata ieri dal comitato esecutivo federale della Cdu, il partito tedesco di centro al quale appartiene, e sarà poi confermata durante il congresso del Partito popolare europeo (Ppe) il 6 e 7 marzo a Bucarest. Dopo averci frantumato i frantoi per quattro anni e mezzo con le assurde politiche green che, tra divieti, imposizioni, direttive incomprensibili e amenità varie, hanno portato i popoli europei a scegliere immancabilmente alle elezioni nazionali i partiti che si sono ribellati a questa linea autolesionista, fino alle manifestazioni degli agricoltori che in queste ultime settimane hanno dominato le cronache, ora Ursula svolta a destra e promette di stemperare il fanatismo ambientalista: «Dobbiamo aumentare la nostra competitività, raggiungere gli obiettivi climatici», dice la von del Leyen commentando la sua ricandidatura da Berlino, «coniugandoli con l’economia. A questo proposito sto avendo intense discussioni con gli agricoltori, ciò che è cruciale ora è coniugare gli obiettivi climatici e l’economia. C’è grande accordo sugli obiettivi climatici che sono stati concordati all’unanimità da tutti i 27 Paesi membri», aggiunge il presidente uscente, «verso la neutralità nel 2050 e stiamo lavorando insieme all’industria, affrontando la questione ambientale settore per settore, esaminando come possiamo raggiungere i nostri obiettivi comuni». La Coldiretti, a quanto pare ancora scettica sulla «conversione» della von der Leyen, annuncia una manifestazione a Bruxelles contro «le follie europee che rischiano di tagliare un terzo della produzione di cibo made in Italy, tra normative ideologiche e senza freni che rischiano di stravolgere per sempre lo stile alimentare degli italiani favorendo le importazioni dall’estero». Nel mirino provvedimenti come il divieto delle insalate in busta e dei cestini di pomodoro, l’obiettivo di equiparare alcune tipologie di allevamenti, anche di piccole e medie dimensioni, alle attività industriali, il via libera alle etichette allarmistiche sulle bottiglie di vino, l’eliminazione della pesca a strascico.Sul fronte della Difesa, la von der Leyen conferma che la Commissione europea presenterà tra circa tre settimane una strategia industriale per il settore delle armi: «Dobbiamo spendere di più», dice la von der Leyen, «se guardiamo le cifre, quest’anno c’è stato un aumento del 20% rispetto allo scorso anno, ma non è ancora sufficiente». La von der Leyen ha in mente di nominare un commissario alla Difesa: «Un commissario alla Difesa», spiega il presidente uscente, «avrebbe il compito primario di occuparsi dell’industria della Difesa e di garantire che si investa di più e meglio, così l’Ue potrebbe ottenere una maggiore interoperabilità per le sue forze armate e nella produzione di armamenti necessari, fermo restando che l’organizzazione delle forze armate è responsabilità degli Stati membri». La von der Leyen fa anche l’elenco dei «cattivi», che poi sono i partiti europei che fanno parte di Identità e democrazia, il gruppo al quale aderisce anche la Lega: «La cosa più importante», sottolinea, «per l’Europa è la democrazia, lo Stato di diritto che difendiamo e la pace che abbiamo insieme, il compito di questa campagna elettorale è chiarirlo ai nostri avversari, cioè Vladimir Putin e i suoi amici, sia che si tratti di AfD, di Marine Le Pen, di Geert Wilders, o di altre forze estreme che ostacolano la democrazia in Europa. Loro vogliono distruggere l’Europa».A strettissimo giro arriva il sostegno alla ricandidatura di Ursula von der Leyen da parte di Antonio Tajani. Il vicepremier e ministro degli Esteri è anche il leader di Forza Italia, che fa parte del Ppe: «Posso dire che Forza Italia», commenta Tajani, «al congresso di Bucarest sosterrà Ursula von der Leyen come candidata alla presidenza della Commissione europea. Abbiamo apprezzato le sue ultime scelte: quella a favore della Difesa comune, che va nella direzione della nostra linea politica; ma anche un atteggiamento positivo per quanto riguarda quella che noi consideriamo la terza via dell’ambientalismo. La Commissione europea dovrebbe abbandonare la posizione ideologica ed estremista che aveva durante la presenza del commissario Frans Timmermans», aggiunge Tajani, «noi siamo per una politica ambientale che garantisca comunque l’economia reale e in modo particolare l’industria e l’agricoltura, che non possono essere penalizzate da obiettivi ambientali irraggiungibili, perché rischiano di essere obiettivi che favoriscono il cambiamento climatico invece di combatterlo».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/europa-green-von-der-leyen-2667321057.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="milano-e-piena-di-smog-sala-sbrocca" data-post-id="2667321057" data-published-at="1708430472" data-use-pagination="False"> Milano è piena di smog, Sala sbrocca «Milano terza città più inquinata del mondo? Sono le solite indagini estemporanee gestite da un ente privato. Sono seccato di dover rispondere su questioni che non esistono. Arpa dice il contrario. Non si può andar dietro a una notizia fatta da un ente privato, con nessuna titolarità. Parliamo di cose serie, che questa non è una cosa seria». Per il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, non c’è niente di vero nello studio del sito svizzero IQAir (che oltre a valutare la qualità dell’area, vende anche purificatori, ndr), che rileva la qualità dell’aria mondiale rilevando la concentrazione di Pm 2,5 e che domenica, con un punteggio di 193, ha definito Milano tra le città più inquinate, preceduta solo da Dacca in Bangladesh e Lahore in Pakistan. La qualità dell’aria di Milano è indicata con il colore rosso, e rientra nella categoria non salutare perché la concentrazione di polveri sottili è 27.4 volte il valore della qualità dell’aria indicato dall’Oms. Malgrado quello che dice Sala, artefice delle misure draconiane sul traffico meneghino (basti pensare alle Aree B e C sempre più stringenti), in realtà anche Arpa Lombardia aveva registrato uno sforamento del Pm 10, le polveri sottili, tra venerdì e sabato. Invece per il governatore Attilio Fontana, Regione Lombardia starebbe facendo «miracoli» per ridurre l’immissione in atmosfera di sostanze inquinanti, attraverso «politiche che stiamo portando avanti per migliorare i riscaldamenti, le automobili e per agevolare le attività produttive a intraprendere un percorso di sostenibilità». Ma tant’è. Anche se ieri Milano non era più sul podio dello smog (ma comunque prima tra le metropoli occidentali), da oggi scattano le limitazioni per ridurre le emissioni inquinanti con misure temporanee di primo livello nelle province che hanno raggiunto per il quarto giorno consecutivo l’allarme smog, ovvero Milano, Monza, Como, Bergamo, Brescia, Mantova, Cremona, Lodi e Pavia. La nota della Regione specifica che le misure prevedono la limitazione alla circolazione nei Comuni con più di 30.000 abitanti (tutti i giorni dalle 7.30 alle 19.30) per tutti i veicoli euro 0 ed euro 1 di qualsiasi alimentazione e per i veicoli euro 2, 3 e 4 a gasolio. Le limitazioni si applicano anche sabato e domenica e coinvolgono anche i veicoli euro 4 diesel commerciali anche se con fap e gli euro 0 e 1 a gpl e metano (le telecamere della grande Ztl potranno intercettare i veicoli fuorilegge in automatico). Anche gli autoveicoli che hanno aderito a MoVe-In sono soggetti alle limitazioni. In tutti i Comuni è vietato tenere temperature superiore a 19 gradi nelle abitazioni e negli esercizi commerciali e inoltre non si possono utilizzare generatori a legna per riscaldamento domestico (in presenza di impianto alternativo) di classe emissiva fino a 3 stelle compresa. Per quanto riguarda il settore agricolo, «in tutti i Comuni delle Province coinvolte è vietato spandere gli effluenti di allevamento, delle acque reflue, dei digestati, dei fertilizzanti e dei fanghi di depurazione, salvo iniezione e interramento immediato». Divieto anche di combustioni e fuochi all’aperto. Il tutto sperando che arrivi presto la pioggia e «pulisca» l’aria della Pianura Padana, perché il problema non è limitato a quella che molti chiamano la «città-Stato», ma interessa l’intera regione padana.
Ggli impianti nucleari indiani di Kalpakkam (Getty Images)
Il reattore autofertilizzante segna una svolta per Nuova Delhi: meno dipendenza dall’uranio, più autonomia energetica e tecnologica. Un modello costruito in decenni che rafforza il peso geopolitico indiano mentre l’Europa resta in bilico sul nucleare.
Per anni il programma nucleare indiano è stato descritto come ambizioso, autonomo e spesso lento. È una lettura superficiale. In realtà, Nuova Delhi ha seguito una traiettoria coerente, costruita attorno a vincoli strutturali, indipendenza tecnologica e autonomia strategica. Ciò che sta prendendo forma a Kalpakkam rappresenta il punto di arrivo di questa strategia.
Il progresso del reattore veloce autofertilizzante sviluppato presso l’Indira Gandhi Centre for Atomic Research non è un semplice incremento di capacità energetica. È il passaggio decisivo verso un modello nucleare concepito per superare i limiti strutturali dell’India.
L’India non dispone di grandi riserve di uranio. Possiede invece torio in abbondanza. Da qui nasce la logica del programma nucleare a tre fasi: prima i reattori ad acqua pesante, poi i reattori autofertilizzanti, infine un ciclo basato sul torio.
Kalpakkam si colloca esattamente in questo snodo.
Il reattore veloce consente di produrre più materiale fissile di quanto ne consumi. In altri termini, crea il presupposto per rendere sostenibile un sistema energetico nucleare nel lungo periodo. Non è un progresso incrementale, ma una trasformazione strutturale.
La tecnologia dei reattori veloci è complessa e costosa. Molti Paesi l’hanno abbandonata perché potevano contare su abbondanti risorse di uranio. L’India no.
Il fatto che Nuova Delhi sia arrivata a questo punto con capacità prevalentemente indigene segnala tre elementi. Una maturazione industriale. L’India è oggi tra i pochi Paesi in grado di gestire l’intero ciclo di tecnologie nucleari avanzate. Una ridefinizione della sicurezza energetica. I reattori autofertilizzanti estendono drasticamente la disponibilità di combustibile. Un’affermazione di sovranità tecnologica. Dopo decenni di restrizioni e regimi di controllo, il Paese dimostra di poter sviluppare autonomamente tecnologie critiche.
Il significato di Kalpakkam si comprende pienamente se inserito nel contesto del rapporto con gli Stati Uniti. L’accordo nucleare civile del 2008 ha posto fine all’isolamento tecnologico dell’India, aprendo l’accesso ai mercati internazionali. Eppure Nuova Delhi ha scelto di non abbandonare il proprio percorso.
Kalpakkam dimostra che l’India non è un semplice acquirente di tecnologia occidentale, ma un attore con una propria traiettoria. Questo rafforza la sua posizione negoziale. Nei confronti di Washington, l’India si presenta come partner, non come dipendente.
In Europa, e in particolare in Italia, il nucleare torna lentamente al centro del dibattito. Anni di dipendenza dal gas importato e shock energetici hanno cambiato il quadro. L’Italia ha rinunciato al nucleare, ma resta esposta ai flussi energetici esterni. Il tema non è più ideologico. È strategico.
Kalpakkam evidenzia un contrasto netto. Mentre l’Europa discute se rientrare nel nucleare, l’India è prossima a completare una fase avanzata del proprio programma. Non si tratta di replicare il modello indiano, ma di cogliere una lezione: la sicurezza energetica richiede visione di lungo periodo e continuità politica.
Lo Stretto di Hormuz resta uno dei punti più vulnerabili del sistema energetico globale. Qualsiasi tensione in quell’area si traduce immediatamente in volatilità dei prezzi e instabilità. Gli shock recenti lo hanno dimostrato.
In questo contesto il nucleare cambia natura. Non è solo una fonte a basse emissioni. È uno strumento di stabilità strategica.
Kalpakkam riduce l’esposizione dell’India a queste vulnerabilità. Estendendo il ciclo del combustibile e limitando la dipendenza da importazioni, rafforza la resilienza del sistema energetico.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il messaggio è chiaro. Un sistema energetico fondato su dipendenze esterne è intrinsecamente fragile. Diversificare non basta. Serve costruire capacità interne.
Kalpakkam non è un evento spettacolare. Non produce l’impatto simbolico di un accordo o di un lancio. È il risultato di una strategia coerente, perseguita per decenni. Pochi Paesi riescono a mantenere una tale continuità nelle politiche tecnologiche.
Restano sfide. I reattori veloci richiedono disciplina operativa e investimenti. Ma si tratta di problemi legati alla fase di consolidamento, non di incertezza.
Kalpakkam segna il passaggio da un programma nucleare promettente a una capacità strutturale. In un contesto globale segnato da rotte energetiche fragili, competizione geopolitica e shock ricorrenti, questa capacità assume un valore che va ben oltre la produzione di energia. È una leva strategica.
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Il cambio di passo politico è evidente. Con il governo Merz, Berlino ha avviato una revisione profonda del proprio paradigma, approvando un piano straordinario su difesa e infrastrutture che rompe con decenni di rigore fiscale. Tuttavia, la traiettoria macro resta fragile: crescita del Pil ridimensionata allo 0,5% e margini fiscali a rischio dispersione, come segnalato dalla Bundesbank. Anche sul fronte corporate, le aspettative si sono raffreddate: la crescita degli utili attesa per il 2026 è scesa dal 20% al 12%. Il mercato azionario riflette una frattura interna: l’indice Dax, trainato da multinazionali globali, ha sovraperformato nettamente l’Mdax, espressione dell’economia domestica. Secondo Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «il divario tra Dax e Mdax è la prova della crisi profonda. Mentre alcuni giganti si salvano grazie all’export extra-Ue, molte medie imprese sono schiacciate da burocrazia, tassi di interesse elevati e un euro troppo forte per un’economia in stagnazione».
Il nodo più critico resta l’automotive. Colossi come Volkswagen e Bmw stanno perdendo terreno rispetto ai competitor cinesi nell’elettrico, dove il vantaggio tecnologico e di scala è ormai evidente. In parallelo, settori legati alla nuova politica industriale mostrano dinamiche opposte: Rheinmetall e Hochtief hanno registrato performance straordinarie, così come Siemens Energy, spinta dal ciclo globale dell’elettrificazione. Sul piano strutturale, la riforma più sottovalutata riguarda il risparmio previdenziale. Il superamento del modello Riester introduce una svolta: maggiore esposizione ad asset rischiosi e apertura a Etf e azioni. La «Frühstart-Rente» segna un tentativo di finanziarizzazione diffusa del risparmio. «Perché gli analisti guardano con interesse a questa mossa? Perché si passa da un risparmio “morto”», spiega Gaziano, «a un afflusso di capitali potenzialmente fresco e ricorrente verso il mercato azionario. È un cambiamento anche culturale: lo Stato tedesco spinge i cittadini a diventare azionisti e, come accade in Francia o Gran Bretagna, consente di usare gli Etf per farsi la pensione. Roba che in Italia sembra fantascienza, visti gli interessi in campo di banche e reti e governi di tutti i colori che si preoccupano più di compiacere le lobby del settore piuttosto che favorire gli interessi dei risparmiatori».
Le implicazioni per l’asset management sono rilevanti. Player come Dws Group e Amundi, insieme a gruppi assicurativi come Allianz, sono posizionati per intercettare nuovi flussi. E così è anche Deutsche Borse, con un modello di business anti-fragile.
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Stalin (Ansa)
Secondo l’interpretazione dello storico Alain Besançon, il comunismo non può essere ridotto a semplice alleato contingente del nazismo, ma ne rappresenta piuttosto una sorta di «gemello eterozigote»: due sistemi diversi nelle forme e nelle giustificazioni ideologiche, ma accomunati da una radice totalitaria e da una simile concezione del potere assoluto. Come gli Horcrux custodiscono frammenti di un’anima corrotta, così alcune ideologie del Novecento hanno disseminato nel tempo e nello spazio elementi persistenti di violenza, repressione e negazione dell’individuo e antisemitismo camuffato da compassione selettiva. Anche quando una di queste forme storiche è crollata, i suoi presupposti o le sue conseguenze hanno continuato a riemergere in contesti diversi, trasformandosi e adattandosi.
L’analogia non va presa alla lettera, ma aiuta a visualizzare la capacità di certe strutture ideologiche di sopravvivere alla propria apparente sconfitta. In questa prospettiva, il rapporto tra nazismo e comunismo non è solo quello di due finti nemici storici, ma di due veri alleati: i due sistemi che si sono spartiti la Polonia come un panino, che hanno condannato a morte tutti gli ebrei che erano scappati in Unione Sovietica, che hanno permesso al Terzo Reich le guerre lampo grazie alle forniture di materie prime che arrivavano sottocosto da Stalin. Pur contrapponendosi, hanno condiviso tratti profondi: il controllo totale della società, la soppressione del dissenso, l’uso sistematico della paura. Definirli «gemelli» significa riconoscere che entrambi hanno incarnato, in modi diversi, una stessa deriva del pensiero politico moderno. Così, come nel mondo narrativo gli Horcrux rendono difficile la sconfitta definitiva del male, nella storia reale certe idee e pratiche continuano a lasciare tracce, richiedendo uno sforzo costante di comprensione critica e vigilanza per impedirne il ritorno sotto nuove forme.
Una delle forme di ritorno del nazifascismo è l’antifascismo. La liberazione celebrata il 25 aprile fu un’occupazione militare in conseguenza a una guerra persa. La guerra la fece, la cominciò, la dichiarò l’Italia che con poche eccezioni era entusiasticamente fascista. Il fascismo permetteva di dividere tra noi, buoni, e loro, cattivi. Permetteva di insultare, permetteva di disprezzare. Era pura e gratuita arroganza. Permetteva di uccidere impunemente, per esempio Matteotti. Il 25 aprile pomeriggio tutti furono antifascisti. L’antifascismo era semplicemente arroganza, divideva tra noi e loro, noi e buoni e loro cattivi, permetteva impunemente di uccidere, per esempio il filosofo Gentile. Il fascismo fu un fenomeno ripugnante. L’antifascismo ha ancora una dignità o è ormai un fenomeno ripugnante? I conti mai fatti con il sangue dei vinti, l’incapacità a condannare il comunismo, firmatario del patto Ribbentrop-Molotov, dittatura atroce e senza giustificazioni, le distanze mai prese dal terrorismo rosso, l’affetto mai rinnegato per il terrorismo palestinese rendono l’antifascismo uno dei contenitori grazie al quale l’anima frammentata del mostro traversa i decenni, speriamo non i secoli. Che i morti seppelliscano i morti. I sette fratelli Govoni massacrati nella seconda strage di Cento possono seppellire i sette fratelli Cervi?
La Costituzione nata con l’antifascismo non è anticomunista. Non ha evitato scempi come per esempio via Lenin, via Che Guevara, via Mao. La Costituzione nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità di protezione delle libertà elementari dell’individuo, come si è visto nella dittatura pandemica, durante la quale sono stati violati anche i trattati di Norimberga, Helsinki e Oviedo. La nostra Corte costituzionale ha evidenziato come la Costituzione non sia stata violata in queste imposizioni gravissime: la nostra Costituzione è deficitaria, non protegge nemmeno la libertà dell’individuo a non essere costretto ad ammalarsi per fare da cavia e da fornitore di denaro alle grandi case farmaceutiche. La Costituzione è nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità nella protezione del rispetto della fede religiosa dell’individuo, costringendo persone credenti o semplicemente etiche, a pagare con le loro tasse, l’aborto volontario, imposizione che queste persone, io per prima, trovano ripugnante. La nostra Costituzione permette che tre cittadini al giorno vengano incarcerati innocenti perché la loro innocenza sia forse riconosciuta dopo mesi, se non dopo anni, e che nessuno paghi per questi errori tragici. Questa è un’eredità diretta dal fascismo. Il momento è venuto di liberarci del fascismo e di tutti i suoi retaggi.
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