In Bulgaria l’adesione all'Euro divide il popolo: in molti avrebbero tenuto il lev

Da oggi primo gennaio la Bulgaria utilizza ufficialmente l’euro, diventando il ventunesimo Stato membro dell’Unione europea ad adottare la moneta unica. A quasi vent’anni dall’ingresso nell’Ue, Sofia archivia il lev e completa un percorso di integrazione avviato nel 2007 e formalizzato con la decisione adottata la scorsa estate, che ha fissato il tasso di conversione irrevocabile a 1,95583 lev per un euro.
Con l’adozione della moneta unica, la Banca nazionale di Bulgaria entra a pieno titolo nell’Eurosistema e il suo governatore prende posto nel Consiglio direttivo della Banca centrale europea. La Bce ha celebrato l’ingresso di Sofia proiettando un’installazione luminosa sulla facciata della sede di Francoforte, come simbolo dell’unità dei 358 milioni di cittadini che utilizzano l’euro.
«Un caloroso benvenuto alla Bulgaria nella famiglia dell’euro», ha dichiarato la presidente della Bce Christine Lagarde, sottolineando come la moneta unica rappresenti un segno concreto della capacità europea di agire insieme e di affrontare un contesto geopolitico segnato da forti incertezze. In un messaggio diffuso sui social, Lagarde ha anche evocato simbolicamente un brindisi con un vino bulgaro per salutare l’ingresso del nuovo Paese membro.
Dal punto di vista istituzionale, l’adesione comporta l’ingresso della banca centrale bulgara nel Meccanismo di vigilanza unico, sebbene una cooperazione rafforzata fosse già attiva dal 2020. La Bce assume ora la vigilanza diretta su quattro istituti bancari significativi e la supervisione di altri diciassette enti meno rilevanti. Sofia partecipa inoltre ai servizi Target dell’Eurosistema, che garantiscono la circolazione di pagamenti, titoli e garanzie in tutta l’area euro. Le controparti bulgare potranno accedere alle operazioni di mercato aperto annunciate dalla Bce a partire dal 2026.
Sul piano economico, secondo la stessa Lagarde, l’euro dovrebbe favorire scambi più fluidi, ridurre i costi di finanziamento e contribuire a una maggiore stabilità dei prezzi, con risparmi stimati per le imprese legati alla fine delle commissioni di cambio. L’impatto sull’inflazione, sempre secondo la Bce, dovrebbe essere contenuto e temporaneo.
L’ingresso nell’eurozona avviene però in un contesto interno complesso. In Bulgaria il passaggio alla moneta unica divide l’opinione pubblica: secondo i sondaggi, una parte consistente della popolazione avrebbe preferito mantenere il lev, considerato da molti un simbolo di stabilità dopo le crisi degli anni Novanta. Le preoccupazioni riguardano soprattutto il possibile aumento dei prezzi, timore alimentato anche dalle forze politiche euroscettiche e dall’estrema destra.
Il dibattito sulla moneta si intreccia con una fase di forte instabilità politica. Il Paese è reduce da ripetute tornate elettorali, proteste contro la corruzione e dalla caduta dell’ultimo governo. Le tensioni sociali restano elevate, in un quadro segnato da profonde disuguaglianze territoriali: se da un lato l’economia è cresciuta sensibilmente dall’ingresso nell’Ue, dall’altro la Bulgaria rimane il Paese più povero dell’Unione.
Allargando lo sguardo, l’adozione dell’euro assume anche un significato geopolitico. Per i sostenitori, rappresenta un ulteriore ancoraggio all’Occidente e all’Unione europea; per i critici, un passaggio che rischia di accentuare le fratture interne, anche alla luce delle campagne di disinformazione filorusse che hanno accompagnato il dibattito.
Nonostante le resistenze, Bruxelles guarda all’ingresso di Sofia come all’inizio di una nuova fase. «L’adozione dell’euro apre un capitolo di nuove opportunità», ha commentato il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, salutando l’ingresso della Bulgaria nell’area della moneta unica.






