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«Epurazioni e agevolazioni di amici». La denuncia dei sindacati su Agenas

«Epurazioni e agevolazioni di amici». La denuncia dei sindacati su Agenas
Roberto Speranza (Ansa)
  • I 70 precari dell'organo tecnico del Servizio sanitario che collabora con le Regioni sono finiti a casa senza ammortizzatori sociali. Al loro posto, il dg Domenico Mantoan appena riconfermato ha imbarcato ex colleghi.
  • Sulla scialuppa ministeriale salgono gli «esuli» rimasti a spasso. Dal «consigliere etico» Alfredo D'Attorre all'ex sottosegretario Sandra Zampa, ora comunicatrice, a consulenti vari.

Lo speciale contiene due articoli.


Si occupavano di ricerca in campo sanitario e di assistenza tecnica al ministero della Salute, ma anche di importanti monitoraggi come quelli sulle liste d'attesa negli ospedali. A dicembre, però, sono stati scaricati dal ministro Roberto Speranza, che gli aveva promesso la stabilizzazione intervenendo sulla legge di bilancio con un emendamento pasticciato costruito dai parlamentari di Liberi e uguali e bocciato dal ministero Funzione pubblica perché entrava in conflitto con la legge Madia. E, così, dopo il fallimento di ogni tentativo sindacale di trovare una soluzione, i 70 precari dell'Agenas, organo tecnico scientifico del Servizio sanitario nazionale che collabora con le Regioni, sono finiti a casa e senza uno straccio di ammortizzatore sociale.

«Il problema», spiega a La Verità Paolo Terrasi della Cgil, «è che ora il lavoro dell'agenzia rischia un blocco, perché quei lavoratori erano indispensabili». E per evitarlo il direttore generale Domenico Mantoan (quello che, come ricostruito da La Verità, è stato riconfermato da Speranza nei giorni della crisi sul vaccino Astrazeneca, dopo aver aggiornato il suo curriculum), descritto dai lavoratori come «un tagliatore di teste», ha tentato qualche gioco di prestigio, facendone rientrare una quindicina con contratti di collaborazione.

Gli altri li ha sostituiti, sempre tramite contratti di collaborazione, «creando altri precari», lamentano i sindacati, «in base a personali esigenze che vanno al di là di qualsiasi trattativa». E spaccando anche il fronte sindacale.

Per il personale, Agenas spende circa 10 milioni di euro all'anno (complessivamente l'ente costa circa 30 milioni di euro), 2 dei quali sono destinati ai lavoratori a tempo determinato. Ma a queste cifre, bisogna aggiungere i quasi 7 milioni che si spendono per le collaborazioni e per i contratti a progetto. Meccanismi da prima Repubblica, che fanno apparire l'Agenas come il solito carrozzone. Stando ai dati del 2018, monitorati dalla Sezione di controllo della Corte dei conti, le collaborazioni attive, tra partite Iva e cococo, superavano le 280. Tant'è che i giudici contabili raccomandavano di ridurre il ricorso ai consulenti esterni. Anche perché spesso si tratta di consulenti che hanno già posti di lavoro stabili o altre consulenze. In altri casi, invece, si tratta addirittura di consulenti da formare. E, così, l'Agenas continua a vivere di precariato, di comandi da altri ministeri o enti, di mobilità e di incarichi.

Insomma la puzza di raccomandazione sembra addensarsi all'interno dell'ente controllato dal ministero della Salute. E se, formalmente, il direttore generale ha dato indicazioni al ministero sull'allargamento della pianta organica, nella pratica, poi, attiva consulenze e contratti a progetto. «Scelte paradossali e poco trasparenti, che sanno di epurazione», le definiscono i sindacati. Che ora denunciano: «Ci continuano ad arrivare, purtroppo, segnalazioni circa l'agevolazione di amici (e forse anche parenti) con procedure che interessano anche l'Azienda Zero della Regione Veneto (la centrale regionale degli acquisti della sanità, ndr)». E annunciano ricorsi in tribunale ed esposti alla Corte dei conti.

Da una graduatoria dell'Azienda zero veneta sono stati pescati alcuni nuovi consulenti dell'Agenas. Coincidenza: Mantoan proviene proprio da una lunga esperienza da direttore generale della Sanità in Veneto. C'è un curriculum in particolare che i sindacalisti hanno puntato: riguarda un consulente di Agenas che percepisce 30.000 euro con una convenzione e che è ben piazzato nella graduatoria dell'Azienda zero. Il sospetto è che ci sia un tentativo di far scorrere la graduatoria fino al nome del professionista che per i sindacalisti più agguerriti pare possa contare su una spintarella che potrebbe creare più di un imbarazzo.

Forse anche per questo motivo i sindacati si sono rivolti a Speranza: «Ci stupisce che il ministro non vigili su quanto sta accadendo in Agenzia». Mantoan, contattato da La Verità, ha risposto telegrafico via sms: «Ci vuole una legge. Mi dispiace molto, ma i contratti sono scaduti a dicembre e non c'era la possibilità di proroga senza una norma. Come peraltro successo con Aifa». Dove un anno fa, in piena prima ondata, si è consumato un altro papocchio. In quel caso un centinaio di precari sono stati scaricati proprio nei giorni in cui erano stati annunciati nuovi programmi di assunzione per rafforzare il Servizio sanitario nazionale. Alla fine il «piano ricostituente» propagandato dal ministro Speranza sembra essersi trasformato nella culla delle vertenze e del precariato.

Agli ormai ex lavoratori Agenas non è rimasto altro che rivolgersi a Mario Draghi, ricordando al presidente del Consiglio che nel maggio 2012 aveva parlato «dell'iniqua distribuzione del peso della flessibilità solo sui giovani», definendola «una eterna flessibilità senza speranza di stabilizzazione che oltre a ferire l'equità, costituisce uno spreco che non possiamo permetterci». Ma forse erano solo parole.


Naufraghi del governo tutti in Salute

La «scialuppa Speranza» continua ad imbarcare i naufraghi del governo Draghi. O forse, far rientrare dalla finestra chi è uscito dalla porta, è un modo per il riconfermato ministro della salute Roberto Speranza di non sentirsi «troppo solo» dopo che il commissario all'emergenza Domenico Arcuri, il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, e i vertici del Comitato tecnico scientifico sono stati silurati e rimpiazzati. Si sarebbe salvato, anche se sperava di diventare ministro, Gualtiero, alias Walter, Ricciardi, il suo consigliere di fiducia pro lockdown più ingombrante e più rigoroso, inciampato però in qualche gaffe di troppo. Fu lui a dire: «Le mascherine? Alle persone sane non servono a niente», ma anche «Il coronavirus va posto nei giusti termini. Su 100 malati, 80 guariscono spontaneamente, 15 hanno problemi seri ma gestibili, muore solo il 5%». Oggi è più silente e meno appariscente, ma c'è.

E al ministero di Via Ripa hanno trovato una scrivania altri esuli della politica come, l'ex sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, non riconfermata e rimasta senza incarichi anche perché nel 2018 era stata pure trombata nella corsa a un seggio parlamentare: candidatasi per la terza volta consecutiva, era stata battuta in Senato da Alberto Balboni di Fdi. E così è stata arruolata per gestire gli «aspetti comunicativi relativi alle relazioni internazionali ed alle attività istituzionali nazionali del Ministero». Subito dopo l'ex prodiana è entrata anche nella nuova segreteria del Pd guidato da Enrico Letta con la delega alla «Salute».

E che il ministro di Leu non abbandonasse i politici amici era stato chiaro fin da quando ha garantito al suo stretto collaboratore Massimo Paolucci, ex eurodeputato del Pd, un posto nella mega struttura commissariale di Arcuri che ne aveva fatto il suo braccio destro con l'incarico di global advisor. Per Paolucci, già Capo della Segreteria del ministro un bell'incarico dopo aver ricoperto, in passato, ruoli di coordinamento all'interno della giunta regionale dell'allora presidente Antonio Bassolino ed essere stato in particolare ex commissario per l'emergenza rifiuti in Campania. In qualità di «esperta del ministro in politica sanitaria» faceva già parte del tavolo di lavoro tecnico sulla salute mentale presso la Direzione generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute istituito con decreto dell'ex sottosegretaria Zampa, Nerina Dirindin, economista, ex senatrice, ed ex direttore della programmazione dell'allora ministro della salute Rosy Bindi.

Ancora prima del rientro della Zampa, l'ex assessore all'urbanistica di Potenza, aveva riciclato l'ex compagno di partito Alfredo D'Attorre, ricercatore di filosofia del diritto presso l'università di Salerno, che ricopre il ruolo di «consigliere etico». Lo scorso 12 marzo, dall'alto dei suoi 48 anni twittava: «Stamattina ho fatto la prima dose di Astrazeneca alla Nuvola di Roma. Organizzazione perfetta, personale cortese ed efficiente, medici bravissimi a spiegare e a rassicurare tutti dopo le notizie degli ultimi giorni. Almeno qui a Roma una grande prova della nostra sanità». Un po' di pubblicità «aziendale» ci può stare…

Poi, come aveva già anticipato il quotidiano Libero, hanno trovato casa al ministero della Salute «i professionisti della politica» alla stregua di Armando Francesco Cirillo, che da giovane rampante del partito di Nicola Zingaretti con vari incarichi di collaborazione, è passato a essere consulente del ministro «per l'analisi dei dati e le attività di supporto a iniziative». E ancora, Carlo Roccio che assolve il compito di consigliare Speranza sui temi biotecnologici: è tornato al suo lavoro dopo essersi candidato nel 2014 alle europee.

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