
Eni mette il turbo alla remunerazione degli azionisti partendo da conti 2025 solidi, ma soprattutto da un Capital Markets Day che cambia il perimetro della discussione: non più solo risultati annuali, ma capacità di generare più cassa e di restituirla in modo più importante al mercato.
Nel Capital Markets Update 2026-2030, Eni lega in modo esplicito crescita industriale, disciplina finanziaria e ritorno ai soci. Il gruppo parla chiaramente del «migliore portafoglio di progetti Exploration & Production nella storia della società», di business della transizione costruiti come piattaforme autonome e autofinanziate e di un modello finanziario basato su società satellite in grado di aumentare la generazione di cassa mantenendo l’indebitamento su livelli minimi. Claudio Descalzi lo sintetizza così: «Il caposaldo strategico di Eni rimane la coerenza, determinante in un contesto di mercato incerto e volatile. La nostra attività esplorativa, eccellenza a livello mondiale, la nostra grande capacità di realizzazione dei progetti, le nostre tecnologie all’avanguardia e una strategia finanziaria chiara e definita sono i pilastri che in modo sinergico alimentano la nostra crescita, garantiscono resilienza e una politica di remunerazione altamente attrattiva per i nostri azionisti».
Al 2030 il gruppo prevede un flusso di cassa operativo di circa 17 miliardi, una sua crescita media per azione del 14% e un free cash flow cumulato per oltre 40 miliardi nel periodo 2026-2030, valore che sale a oltre 45 miliardi includendo le operazioni di portafoglio, e un indebitamento tra il 10 e il 15%. Anche gli investimenti vengono ottimizzati: meno di 6 miliardi l’anno lungo tutto il piano, circa 5 miliardi netti considerando il contributo del portafoglio. In parallelo, Eni stima una crescita della produzione del 3-4% annuo fino al 2030, un tasso medio di rimpiazzo delle riserve sopra il 140% e un portafoglio di sviluppo che implica 850 mila barili equivalenti al giorno nel 2030.
Anche i business della transizione vengono chiamati a sostenere questa direzione. Eni ricorda che Plenitude ed Enilive hanno già ottenuto una valorizzazione complessiva superiore a 23 miliardi da parte di investitori finanziari. Per Plenitude è previsto il deconsolidamento, accompagnato da un aumento di capitale non proporzionale da 1,5 miliardi, con l’obiettivo di sostenerne la crescita in modo più efficiente. Al 2030 Plenitude punta a 15 Gw di capacità rinnovabile installata e a oltre 11 milioni di clienti; Enilive conferma 5 milioni di tonnellate di capacità produttiva nei biocarburanti entro fine decennio.
Su questa base Eni alza il payout complessivo al 35-45% del flusso di cassa operativo, dal precedente 35-40%, e per il 2026 indica un dividendo di 1,10 euro per azione, in aumento di circa il 5%, insieme a un buyback iniziale da 1,5 miliardi. Inoltre, in caso di risultati o scenario migliori del piano, il 60% dei flussi di cassa incrementali verrà destinato a ulteriori riacquisti di azioni proprie. «Per scenari di prezzo del greggio particolarmente elevati (cioè superiori a 90 dollari al barile; oppure per incrementi del 50% del prezzo del gas o del margine di raffinazione), prevediamo di distribuire il 100% del cash flow addizionale in forma di dividendo straordinario», ha detto Descalzi. È qui che, insomma, prende forma l’extradividendo «di guerra».
Il consiglio di amministrazione ha già tradotto questa impostazione in una proposta concreta da portare all’assemblea del 6 maggio 2026: nuovo buyback fino alla fine di aprile 2027, per 1,5 miliardi iniziali ma incrementabile fino a 4 miliardi; tetto massimo di 303 milioni di azioni, circa il 10% del capitale, di cui fino a 297,9 milioni destinabili alla remunerazione degli azionisti. Inoltre, Eni chiederà l’autorizzazione ad annullare le azioni proprie acquistate con questa finalità, fino a 297,9 milioni, entro luglio 2027 e senza riduzione del capitale sociale.
«Garantiremo una crescita della produzione al top dell’industria grazie a una serie straordinaria di progetti in sviluppo», ha concluso Descalzi. «La combinazione dei volumi e del valore di questi progetti, insieme alla quota crescente di commercializzazione delle nostre produzioni equity, genereranno flussi di cassa progressivamente più elevati, una significativa flessibilità nell’esecuzione dei progetti e rendimenti più importanti nell’upstream. Il successo della nostra strategia è confermato dal valore finanziario riconosciuto a questi business da investitori finanziari leader a livello internazionale, con un ritorno importante per gli azionisti che rende possibile un’ulteriore crescita sostenibile e restituisce a Eni ancor più equilibrio e resilienza. Mai stati così forti, non abbiamo carichi bloccati per Hormuz». La Borsa apprezza: il titolo sale del 3,75%.





