True
2021-06-15
L’Ema boccia i cocktail di Speranza: «Astrazeneca sicuro per tutte le età»
Roberto Speranza (Getty Images)
«Sulle questioni di natura sanitaria le evidenze scientifiche vanno rispettate da tutte le Regioni»: il ministro della Salute, Roberto Speranza, tira diritto per la sua strada, ovvero quella del mix di vaccini, e viene sconfessato pure dall'Ema, l'Agenzia europea del farmaco. Chi ha meno di 60 anni e ha ricevuto una prima dose di Astrazeneca, ribadisce Speranza, dovrà farsi inoculare, in occasione della seconda iniezione, Pfizer o Moderna. «Le nostre indicazioni sono di natura perentoria», dice Speranza, su La Stampa, «e devono essere seguite. Non è un dibattito politico ma quello che dicono i nostri scienziati deve essere seguito erga omnes». Speranza replica così al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che ha sospeso la vaccinazione eterologa per gli under 60, ovvero quella con due dosi di due vaccini diversi, invitando il governo a non limitarsi alle raccomandazioni, ma a fornire indicazioni precise: «In queste ore», sottolinea Speranza, «ci sono interlocuzioni con la Campania. Con grande onestà e trasparenza voglio dire che la comunità scientifica internazionale ha dato indicazioni sul vaccino Astrazeneca che sono cambiate con il passare delle settimane sulla base delle evidenze scientifiche, e i diversi paesi si sono adeguati. Se è raccomandato sopra o sotto i 60 anni non è una decisione politica, non è un presidente del consiglio, un ministro o un presidente di Regione che decide. Dobbiamo affidarci», aggiunge il ministro, «a chi ci ha guidato in questa stagione: le agenzie regolatorie, il Comitato tecnico scientifico, gli esperti che legittimamente possono cambiare opinione. Le evidenze scientifiche sono cambiate», evidenzia Speranza, «ed è la comunità scientifica che ci guida. Quando le indicazioni su un vaccino cambiano è perché l'evoluzione dell'evidenza scientifica è cambiata». La stizza con la quale Speranza ribadisce il primato dei tecnici sulla politica, postulato sul quale pure ci sarebbe molto da discutere, è completamente fuori luogo: come lui stesso ammette, non passa giorno senza che decine di milioni di cittadini italiani si trovino alle prese con scienziati che dicono uno il contrario dell'altro. Per non parlare di quelli che cambiano idea in 24 ore, come è successo a Marco Cavaleri, capo della task force vaccini dell'Ema, l'Agenzia europea del farmaco. Sabato scorso, alla Stampa, che gli chiede se non sia meglio vietare la somministrazione di Astrazeneca a anche agli ultrasessantenni, Cavaleri risponde perentorio: «Sì ed è un'opzione che molti paesi, come Francia e Germania, considerano alla luce della maggiore disponibilità dei vaccini a mRna (Pfizer e Moderna, ndr)». Parole che suscitano comprensibile sconcerto, e che Cavaleri, evidentemente dopo una solenne lavata di capo da parte dei vertici dell'Ema, sostiene siano frutto di un equivoco: «Le mie parole», frigna Cavaleri, in un'intervista apparsa ieri su Il Giornale, «sono state completamente travisate. Il vaccino Astrazeneca serve ancora tantissimo. Il rischio-beneficio è positivo. La posizione di Ema non è cambiata, soprattutto negli over 60 il vaccino va usato con assoluta tranquillità». E il mix? «La scelta dell'eterologa fatta dall'Italia e dalla Germania», sostiene Cavaleri, «ha una sua logica. Ema però può solo formalmente autorizzare lo scambio di vaccini solo dopo la presentazione di dettagliati dossier da parte delle aziende». Dossier che evidentemente non ci sono, a meno che Cavaleri non si lamenti di essere stato frainteso un'altra volta. C'è da restare sconcertati. L'Ema intanto è costretta a diramare una nota ufficiale nella quale parla di «informazioni scorrette» relative ad Astrazeneca: «la posizione normativa dell'Ema rispetto a questo vaccino è chiara: il rapporto rischi/benefici è positivo», sostiene l'Ema, «e il vaccino rimane autorizzato in tutte le fasce di popolazione». Tutte, quindi anche gli under 60, eppure l'Italia ha vietato l'utilizzo per questa fascia. Ma in tarda serata arriva anche il parere dell'Aifa: «L'Agenzia italiana del farmaco approva la vaccinazione mista per i soggetti under 60 che abbiano ricevuto una prima dose di vaxzevria, (prima dose con Vaxzevria e seconda dose con Comirnaty o, per analogia, con il vaccino Moderna)». Confusione che si aggiunge a confusione, mentre ormai sembra una certezza che saremo tutti chiamati a farci inoculare una terza dose.
Intanto, la Procura di Brescia ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato di omicidio colposo in relazione alla morte del 54enne Gianluca Masserdotti, deceduto 12 giorni dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino Astrazeneca. Masserdotti aveva ricevuto la prima dose del vaccino anglosvedese lo scorso 29 maggio, presso l'hub vaccinale della Fiera di Brescia. Dopo qualche giorno, l'uomo ha avvertito forti mal di testa; domenica 6 giugno si è alzato dal divano ed è crollato a terra. Ricoverato al Civile, è entrato in coma nella notte tra lunedì 7 e martedì 8 giugno, ed è morto il 9. È stato accertato che a parte fegato e reni gli altri organi erano compromessi dai trombi. L'ospedale aveva trasmesso all'Aifa una nota per segnalare il caso di avversa reazione al vaccino.
De Luca si ribella e vieta il miscuglio
Il caos che regna sul fronte vaccini è tale che Regione Lombardia aveva sospeso i richiami agli under 60 inoculati con una prima dose di Astrazeneca: «Potremo ripartire», spiega il governatore Attilio Fontana, «appena avremo conoscenza di cosa ci risponde il governo sia sulle eventuali forniture aggiuntive sia sulle modalità. Noi la programmazione l'abbiamo fatta sulla base delle disposizioni che arrivavano dall'Aifa e dal governo». E in serata arriva la conferma dell'assessore al Welfare, Letizia Moratti, sulla ripresa dei richiami: «I richiami Az sospesi (12-16 giugno) verranno effettuati dal 17 giugno con vaccinazione eterologa. I richiami con Moderna previsti dal 21 al 30 giugno vengono spostati di una settimana con richiamo a 42 giorni invece di 35». Mentre la Lombardia dà l'ok al cocktail di sieri, va invece avanti per la sua strada il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, che non ha dato il via libera al mix di vaccini: «Se si somministra come seconda dose a chi ha fatto Astrazeneca un altro vaccino tipo Pfizer», chiede De Luca al ministro Speranza, «quando si decidesse di fare la terza dose di Pfizer, come è prevedibile che sia a dicembre e gennaio, cosa succede? Sono questioni delicate che richiedono grande collaborazione fra tutti i livelli istituzionali ma anche una grande chiarezza nelle posizioni. Ho chiesto al ministero di eliminare espressioni che non hanno senso, è raccomandato, è consigliato, si suggerisce. In campo medico una cosa o autorizzata o vietata. Siccome stiamo parlando della salute pubblica e di una campagna che coinvolge milioni di cittadini», aggiunge De Luca, «questa terminologia non va bene: o è consentito o è vietato, punto». «L'importanza di vaccinare», sostiene a Rai Radio 1 il presidente dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Giorgio Palù, «è di coprire anche la popolazione degli adolescenti perché più vacciniamo e più blocchiamo la diffusione delle varianti. Più si vaccina più si protegge anche quella fetta di popolazione che non è ancora vaccinata», aggiunge Palù, «quindi vacciniamo tutti anche gli adolescenti». Sul mix di vaccini: «In questo momento è giusto sentire tante voci ma il dovere di chi rappresenta le istituzioni è dare un'informazione corretta», sottolinea Palù, «il 9 giugno l'Aifa ha espresso un parere sulla vaccinazione eterologa sulla base degli studi che stanno emergendo, e ci sono studi nel Regno Unito, in Francia, in Germania. Tutti dimostrano cose che sapevamo: due vaccini diversi stimolano meglio il sistema immunitario». «Lo switch verso altre classi di vaccini per la seconda dose», sostiene il viceministro della salute, Pierpaolo Sileri, a Sky Tg24, «è una cosa che viene già fatta in diversi paesi del mondo, come in Canada, in Germania. Ci sono studi iniziali che dicono che è sicuro e non vi sono rischi, uno studio inglese parla di un modesto incremento di reazioni avverse minori, come mal di testa o febbricola. Non solo, lo switch sembrerebbe dare una risposta immunitaria migliore. Capisco il fatto che De Luca abbia chiesto ulteriori chiarimenti e credo che sia anche giusto. Sono sempre stato molto critico verso gli errori che ognuno di noi commette», sottolinea Sileri, «direi che la circolare del ministero della Salute dovrebbe spiegare un po' meglio il da farsi anche con l'altro vaccino a vettore virale, J&J. Da quella circolare si evince che per J&J dovrebbe valere lo stesso discorso fatto per Astrazeneca», sottolinea Sileri, «ma ci sono situazioni in cui questa circolare è disattesa o interpretata diversamente. Non vi è ombra di dubbio che con la circolazione attuale del virus il rischio deve essere zero, quindi questo tipo di vaccini venga usata solo per gli over 60».
Continua a leggereRiduci
L'Agenzia europea ribadisce: «Rimane autorizzato per qualsiasi fascia». Smontata la linea dura del ministro sui richiami effettuati con sieri diversi. Intanto, però, l'Aifa dà il via libera al mix di prodotti per le seconde dosi.Il governatore campano Vincenzo De Luca dà battaglia al ministero: «Manca chiarezza». La Lombardia consente le vaccinazioni eterologhe dopo lo stop alla seconda inoculazione.Lo speciale contiene due articoli. «Sulle questioni di natura sanitaria le evidenze scientifiche vanno rispettate da tutte le Regioni»: il ministro della Salute, Roberto Speranza, tira diritto per la sua strada, ovvero quella del mix di vaccini, e viene sconfessato pure dall'Ema, l'Agenzia europea del farmaco. Chi ha meno di 60 anni e ha ricevuto una prima dose di Astrazeneca, ribadisce Speranza, dovrà farsi inoculare, in occasione della seconda iniezione, Pfizer o Moderna. «Le nostre indicazioni sono di natura perentoria», dice Speranza, su La Stampa, «e devono essere seguite. Non è un dibattito politico ma quello che dicono i nostri scienziati deve essere seguito erga omnes». Speranza replica così al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che ha sospeso la vaccinazione eterologa per gli under 60, ovvero quella con due dosi di due vaccini diversi, invitando il governo a non limitarsi alle raccomandazioni, ma a fornire indicazioni precise: «In queste ore», sottolinea Speranza, «ci sono interlocuzioni con la Campania. Con grande onestà e trasparenza voglio dire che la comunità scientifica internazionale ha dato indicazioni sul vaccino Astrazeneca che sono cambiate con il passare delle settimane sulla base delle evidenze scientifiche, e i diversi paesi si sono adeguati. Se è raccomandato sopra o sotto i 60 anni non è una decisione politica, non è un presidente del consiglio, un ministro o un presidente di Regione che decide. Dobbiamo affidarci», aggiunge il ministro, «a chi ci ha guidato in questa stagione: le agenzie regolatorie, il Comitato tecnico scientifico, gli esperti che legittimamente possono cambiare opinione. Le evidenze scientifiche sono cambiate», evidenzia Speranza, «ed è la comunità scientifica che ci guida. Quando le indicazioni su un vaccino cambiano è perché l'evoluzione dell'evidenza scientifica è cambiata». La stizza con la quale Speranza ribadisce il primato dei tecnici sulla politica, postulato sul quale pure ci sarebbe molto da discutere, è completamente fuori luogo: come lui stesso ammette, non passa giorno senza che decine di milioni di cittadini italiani si trovino alle prese con scienziati che dicono uno il contrario dell'altro. Per non parlare di quelli che cambiano idea in 24 ore, come è successo a Marco Cavaleri, capo della task force vaccini dell'Ema, l'Agenzia europea del farmaco. Sabato scorso, alla Stampa, che gli chiede se non sia meglio vietare la somministrazione di Astrazeneca a anche agli ultrasessantenni, Cavaleri risponde perentorio: «Sì ed è un'opzione che molti paesi, come Francia e Germania, considerano alla luce della maggiore disponibilità dei vaccini a mRna (Pfizer e Moderna, ndr)». Parole che suscitano comprensibile sconcerto, e che Cavaleri, evidentemente dopo una solenne lavata di capo da parte dei vertici dell'Ema, sostiene siano frutto di un equivoco: «Le mie parole», frigna Cavaleri, in un'intervista apparsa ieri su Il Giornale, «sono state completamente travisate. Il vaccino Astrazeneca serve ancora tantissimo. Il rischio-beneficio è positivo. La posizione di Ema non è cambiata, soprattutto negli over 60 il vaccino va usato con assoluta tranquillità». E il mix? «La scelta dell'eterologa fatta dall'Italia e dalla Germania», sostiene Cavaleri, «ha una sua logica. Ema però può solo formalmente autorizzare lo scambio di vaccini solo dopo la presentazione di dettagliati dossier da parte delle aziende». Dossier che evidentemente non ci sono, a meno che Cavaleri non si lamenti di essere stato frainteso un'altra volta. C'è da restare sconcertati. L'Ema intanto è costretta a diramare una nota ufficiale nella quale parla di «informazioni scorrette» relative ad Astrazeneca: «la posizione normativa dell'Ema rispetto a questo vaccino è chiara: il rapporto rischi/benefici è positivo», sostiene l'Ema, «e il vaccino rimane autorizzato in tutte le fasce di popolazione». Tutte, quindi anche gli under 60, eppure l'Italia ha vietato l'utilizzo per questa fascia. Ma in tarda serata arriva anche il parere dell'Aifa: «L'Agenzia italiana del farmaco approva la vaccinazione mista per i soggetti under 60 che abbiano ricevuto una prima dose di vaxzevria, (prima dose con Vaxzevria e seconda dose con Comirnaty o, per analogia, con il vaccino Moderna)». Confusione che si aggiunge a confusione, mentre ormai sembra una certezza che saremo tutti chiamati a farci inoculare una terza dose. Intanto, la Procura di Brescia ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato di omicidio colposo in relazione alla morte del 54enne Gianluca Masserdotti, deceduto 12 giorni dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino Astrazeneca. Masserdotti aveva ricevuto la prima dose del vaccino anglosvedese lo scorso 29 maggio, presso l'hub vaccinale della Fiera di Brescia. Dopo qualche giorno, l'uomo ha avvertito forti mal di testa; domenica 6 giugno si è alzato dal divano ed è crollato a terra. Ricoverato al Civile, è entrato in coma nella notte tra lunedì 7 e martedì 8 giugno, ed è morto il 9. È stato accertato che a parte fegato e reni gli altri organi erano compromessi dai trombi. L'ospedale aveva trasmesso all'Aifa una nota per segnalare il caso di avversa reazione al vaccino.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ema-boccia-cocktail-speranza-astrazeneca-2653378291.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="de-luca-si-ribella-e-vieta-il-miscuglio" data-post-id="2653378291" data-published-at="1623728181" data-use-pagination="False"> De Luca si ribella e vieta il miscuglio Il caos che regna sul fronte vaccini è tale che Regione Lombardia aveva sospeso i richiami agli under 60 inoculati con una prima dose di Astrazeneca: «Potremo ripartire», spiega il governatore Attilio Fontana, «appena avremo conoscenza di cosa ci risponde il governo sia sulle eventuali forniture aggiuntive sia sulle modalità. Noi la programmazione l'abbiamo fatta sulla base delle disposizioni che arrivavano dall'Aifa e dal governo». E in serata arriva la conferma dell'assessore al Welfare, Letizia Moratti, sulla ripresa dei richiami: «I richiami Az sospesi (12-16 giugno) verranno effettuati dal 17 giugno con vaccinazione eterologa. I richiami con Moderna previsti dal 21 al 30 giugno vengono spostati di una settimana con richiamo a 42 giorni invece di 35». Mentre la Lombardia dà l'ok al cocktail di sieri, va invece avanti per la sua strada il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, che non ha dato il via libera al mix di vaccini: «Se si somministra come seconda dose a chi ha fatto Astrazeneca un altro vaccino tipo Pfizer», chiede De Luca al ministro Speranza, «quando si decidesse di fare la terza dose di Pfizer, come è prevedibile che sia a dicembre e gennaio, cosa succede? Sono questioni delicate che richiedono grande collaborazione fra tutti i livelli istituzionali ma anche una grande chiarezza nelle posizioni. Ho chiesto al ministero di eliminare espressioni che non hanno senso, è raccomandato, è consigliato, si suggerisce. In campo medico una cosa o autorizzata o vietata. Siccome stiamo parlando della salute pubblica e di una campagna che coinvolge milioni di cittadini», aggiunge De Luca, «questa terminologia non va bene: o è consentito o è vietato, punto». «L'importanza di vaccinare», sostiene a Rai Radio 1 il presidente dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Giorgio Palù, «è di coprire anche la popolazione degli adolescenti perché più vacciniamo e più blocchiamo la diffusione delle varianti. Più si vaccina più si protegge anche quella fetta di popolazione che non è ancora vaccinata», aggiunge Palù, «quindi vacciniamo tutti anche gli adolescenti». Sul mix di vaccini: «In questo momento è giusto sentire tante voci ma il dovere di chi rappresenta le istituzioni è dare un'informazione corretta», sottolinea Palù, «il 9 giugno l'Aifa ha espresso un parere sulla vaccinazione eterologa sulla base degli studi che stanno emergendo, e ci sono studi nel Regno Unito, in Francia, in Germania. Tutti dimostrano cose che sapevamo: due vaccini diversi stimolano meglio il sistema immunitario». «Lo switch verso altre classi di vaccini per la seconda dose», sostiene il viceministro della salute, Pierpaolo Sileri, a Sky Tg24, «è una cosa che viene già fatta in diversi paesi del mondo, come in Canada, in Germania. Ci sono studi iniziali che dicono che è sicuro e non vi sono rischi, uno studio inglese parla di un modesto incremento di reazioni avverse minori, come mal di testa o febbricola. Non solo, lo switch sembrerebbe dare una risposta immunitaria migliore. Capisco il fatto che De Luca abbia chiesto ulteriori chiarimenti e credo che sia anche giusto. Sono sempre stato molto critico verso gli errori che ognuno di noi commette», sottolinea Sileri, «direi che la circolare del ministero della Salute dovrebbe spiegare un po' meglio il da farsi anche con l'altro vaccino a vettore virale, J&J. Da quella circolare si evince che per J&J dovrebbe valere lo stesso discorso fatto per Astrazeneca», sottolinea Sileri, «ma ci sono situazioni in cui questa circolare è disattesa o interpretata diversamente. Non vi è ombra di dubbio che con la circolazione attuale del virus il rischio deve essere zero, quindi questo tipo di vaccini venga usata solo per gli over 60».
Matteo Piantedosi. Nel riquadro, Claudia Conte (Ansa)
Questa volta l’innesco della bomba che rischia di far saltare il ministro dell’Interno e di dare una botta al governo si chiama Claudia Conte. Giornalista, conduttrice, opinionista, nel suo profilo Linkedin si definisce impegnata sui temi del contrasto alle mafie e del bullismo adolescenziale. E fin qui nulla da dire. Però poi, intervistata da Money.it, non sui temi della difesa dei diritti umani o su quelli dell’economia, a una domanda sul suo rapporto con il ministro Piantedosi si è lasciata sfuggire, fra un sorrisino e l’altro, di non poter negare una relazione. Apriti o cielo! Relazione? È bastato poco e la frase ha fatto il giro delle redazioni e anche delle sezioni. In particolare quella di Avs, la sinistra che tra i suoi parlamentari europei annovera Ilaria Salis e il suo assistente nella camera da letto di un albergo romano. Abituati a rovistare tra le lenzuola, i compagni del duo Bonelli-Fratoianni si sono subito scatenati, trasformando il caso in un affaire di Stato.
L’obiettivo è chiaro: fare fuori Piantedosi con una faccenda privata, così come si è fatto con Sangiuliano. Una volta dimessosi si è scoperto che il ministro della Cultura non aveva nulla di cui rimproverarsi, se non di essere incappato in una relazione clandestina. Nessun danno erariale, nessuna rivelazione di segreto di Stato sul G7 della Cultura, nessun incarico retribuito dai contribuenti. Ma tutto ciò si è scoperto dopo, quando ormai l’uomo che voleva mettere ordine nei finanziamenti pubblici dei cinematografari di regime era già stato fatto fuori. Ora ci riprovano. Lo scalpo di Piantedosi sarebbe un successo da esibire contro chi vuole mantenere ordine e sicurezza in questo Paese. Colpire lui è un po’ come colpire la strategia che punta a fermare gli sbarchi, le Ong, il traffico di migranti, le Onlus che campano con il business degli extracomunitari. Affondare Piantedosi significa affondare la linea di una difesa dei confini, dare un’altra botta al governo e ipotecare seriamente le prossime elezioni.
Ovviamente non siamo stupiti. In passato si è fatto fuori Silvio Berlusconi ricorrendo a faccende private, privatissime, che nulla avevano a che fare con la gestione del Paese. La storia come sappiamo ritorna. E stavolta non punta sul presidente del Consiglio, ma su uno dei ministri più apprezzati. Un tecnico a cui nessuno finora ha saputo imputare alcunché, tranne forse, di aver frequentato una donna. Un’accusa che, evidentemente, per una sinistra convertita alle teorie gender è una colpa gravissima.
Continua a leggereRiduci
Lo stadio di San Siro (Getty Images)
Scherzo, ma neppure tanto, sulla notizia con cui questo giornale ha giustamente aperto la sua prima pagina di ieri: la sciagurata giunta di Milano guidata da Beppe Sala travolta dall’ennesima inchiesta sulla gestione dell’urbanistica cittadina, nel caso la gara d’appalto per costruire il nuovo stadio di calcio in sostituzione del vecchio Meazza detto San Siro.
Come ben ha spiegato il direttore Maurizio Belpietro dalle carte in possesso della Procura emerge che funzionari, tecnici e politici del Comune si sono consultati più e più volte con la dirigenza di Milan e Inter al fine di costruire un bando che andasse bene alle due società. Non dubito che questo, se venisse accertato in via definitiva in un’aula di tribunale, in punta di codici possa configurare il reato di turbativa d’asta. Ma a differenza della legittima e fondata lettura che questo giornale ha fatto della vicenda, penso che se ci spostiamo un attimo dal piano prettamente giuridico, e pure da quello politico, si possano fare anche ragionamenti diversi.
Per esempio mi chiedo con chi mai avrebbero dovuto consultarsi amministratori e progettisti comunali se non con gli utilizzatori finali dell’opera, che sono in via esclusiva Inter e Milan, non certo Roma e Lazio e neppure - cito a caso - i padroni di squadre di pallanuoto, di società che gestiscono eventi e neppure organizzatori di corse di cani, tanto meno i periti della Procura di Milano. No, il fu San Siro non è di tutti, è detto la «Scala del calcio» non per la sua bellezza architettonica (che ai più lascia a desiderare) bensì perché da cento anni è stato il palcoscenico di tanti Toscanini del calcio che hanno vestito le maglie esclusivamente rossonere e nerazzurre.
Possiamo discutere se era il caso o no di imbarcarsi in una simile avventura (gli inglesi lo hanno fatto costruendo il nuovo Wembley in poco più di tre anni e sono felici e contenti), possiamo sospettare che i fondi che controllano le due società siano ansiosi di fare più soldi e aumentare il valore delle loro partecipazioni (cosa che al momento non è ancora reato), ma contestare che Milan e Inter non avessero diritto di metterci becco (altri reati a oggi non emergono dalle carte) a me sembra un ossimoro bello e buono: se non lo sanno loro cosa serve e come serve, bè mi chiedo cosa ne sappiano i pm di Milano o altri soggetti che teoricamente avrebbero potuto partecipare a una gara costruita in modo meno stringente.
Faccio due ipotesi su come, grazie alla solerzia dei magistrati, andrà a finire. La prima: ci teniamo il vecchio Meazza che tra non molto sarà lo stadio più costoso e vecchio d’Europa; la seconda: Inter e Milan traslocheranno fuori Milano e il Meazza rimarrà lì inutilizzato a mo’ di monumento all’imbecillità. In entrambi i casi non credo si tratti di un buon affare per i milanesi.
Continua a leggereRiduci
Luigi Lovaglio (Ansa)
L’ex amministratore delegato Luigi Lovaglio prova a rientrare al Monte. Non sarà facile però. La serratura è stata cambiata.
Perché c’è qualcosa di surreale e inedito in un capo azienda che, dopo essere stato invitato all’uscita, prova a rientrare dalla porta di servizio. Si presenterà con una lista di minoranza contrapposta a quella del Consiglio d’amministrazione che ha cancellato la sua candidatura. Il problema è l’indagine a suo carico avviata dalla Procura della Repubblica di Milano sulla scalata a Mediobanca. Non è certo un problema di integrità visto che l’inchiesta è ancora alle prima battute. Ma certo di opportunità. Intervistato da Bloomberg Tv, Lovaglio si difende: «Il mercato conosce il mio track record» nella convinzione che quattro anni di gestione costituiscano un visto permanente, non soggetto a scadenza né a revisione.
Il ragionamento è semplice, forse troppo: ho risanato il Monte, ho mantenuto gli impegni, dunque merito di restare. Peccato che il Consiglio di amministrazione - composto da persone che quel percorso lo conoscono quanto lui - abbia tratto conclusioni diverse. E quando chi ti ha lavorato a fianco per anni decide che è tempo di cambiare, forse varrebbe la pena interrogarsi, invece di andare in televisione a ricordare i propri meriti.
Ma questa, evidentemente, non è la strada scelta. Poi c’è la questione giudiziaria, che Lovaglio affronta con abilità: la mostra, la dichiara innocua, la fa sparire. È indagato nell’ambito dell’indagine relativa alla scalata a Mediobanca. È una vicenda tutt’altro che marginale. Lovaglio spiega che questo non rappresenta un elemento ostativo. «Mps ha confermato il mio fit & proper il 5 dicembre e un’altra volta a metà febbraio». Vuol dire che è stato dichiarato idoneo al ruolo. Ma poi le cose e le opinioni cambiano.
Il Consiglio di amministrazione, la scorsa settimana, ha scritto nella lettera agli investitori che la decisione di escluderlo non è riconducibile «esclusivamente» alle indagini in corso e ai loro potenziali impatti reputazionali. «Non esclusivamente». Parole che lasciano aperto un portone attraverso cui possono transitare considerazioni di tanti tipi. Lovaglio ha liquidato tutto questo come irrilevante. Gli investitori istituzionali, notoriamente allergici alle grane giudiziarie dei manager, sembrano non essere dello stesso avviso. Che cosa accadrebbe alla governance di Mps nel caso in cui l’inchiesta andasse avanti? Quali gli impatti su una banca cui negli ultimi anni non sono certo mancati i passaggi nelle Aule di tribunale
Sul fronte strategico, Lovaglio ha garantito che il piano industriale di Mps che prevede la fusione con Mediobanca resterà invariato. Il mercato, però, è di diverso avviso considerando il forte arretramento delle quotazioni subito dopo la presentazione del programma. La quotazione è scesa in poche ore del 7% e non si è ancora ripresa. Quanto alla partecipazione in Assicurazioni Generali, Lovaglio l’ha definita: «nice to have». Utile e benvenuta, ma non centrale.
Eppure quella partecipazione è stata al centro di manovre, tensioni e retroscena che lo hanno coinvolto in prima persona.
La vera partita si gioca lontano dalle telecamere di Bloomberg: sui tavoli dei proxy advisor, gli arbitri che il grande pubblico ignora ma che gli investitori istituzionali ascoltano con devozione. Institutional Shareholder Services (Iss) ha già raccomandato il voto a favore della lista del consiglio uscente che esclude Lovaglio. Glass Lewis non si è ancora espresso. La sua posizione è attesa con la trepidazione con cui un imputato aspetta il verdetto.
Se anche Glass Lewis si allinea, per Lovaglio la strada si trasforma in un muro. Se divergesse, il campo si aprirebbe. Ma al momento i segnali non sono incoraggianti per chi si presenta all’assemblea come candidato alternativo con un’indagine in corso alle spalle e il proprio ex consiglio di amministrazione schierato contro. Lovaglio però dichiara di sentirsi «a proprio agio» nella competizione assembleare.
Il Monte, nel frattempo, continua la sua secolare esistenza: è la banca più antica del mondo, un primato che sopravvive a governatori, amministratori e scandali con encomiabile forza. Aspetta di sapere chi la guiderà. Gli azionisti voteranno. I proxy advisor avranno consigliato. I mercati trarranno le loro conclusioni.
Continua a leggereRiduci