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2021-06-15
L’Ema boccia i cocktail di Speranza: «Astrazeneca sicuro per tutte le età»
Roberto Speranza (Getty Images)
«Sulle questioni di natura sanitaria le evidenze scientifiche vanno rispettate da tutte le Regioni»: il ministro della Salute, Roberto Speranza, tira diritto per la sua strada, ovvero quella del mix di vaccini, e viene sconfessato pure dall'Ema, l'Agenzia europea del farmaco. Chi ha meno di 60 anni e ha ricevuto una prima dose di Astrazeneca, ribadisce Speranza, dovrà farsi inoculare, in occasione della seconda iniezione, Pfizer o Moderna. «Le nostre indicazioni sono di natura perentoria», dice Speranza, su La Stampa, «e devono essere seguite. Non è un dibattito politico ma quello che dicono i nostri scienziati deve essere seguito erga omnes». Speranza replica così al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che ha sospeso la vaccinazione eterologa per gli under 60, ovvero quella con due dosi di due vaccini diversi, invitando il governo a non limitarsi alle raccomandazioni, ma a fornire indicazioni precise: «In queste ore», sottolinea Speranza, «ci sono interlocuzioni con la Campania. Con grande onestà e trasparenza voglio dire che la comunità scientifica internazionale ha dato indicazioni sul vaccino Astrazeneca che sono cambiate con il passare delle settimane sulla base delle evidenze scientifiche, e i diversi paesi si sono adeguati. Se è raccomandato sopra o sotto i 60 anni non è una decisione politica, non è un presidente del consiglio, un ministro o un presidente di Regione che decide. Dobbiamo affidarci», aggiunge il ministro, «a chi ci ha guidato in questa stagione: le agenzie regolatorie, il Comitato tecnico scientifico, gli esperti che legittimamente possono cambiare opinione. Le evidenze scientifiche sono cambiate», evidenzia Speranza, «ed è la comunità scientifica che ci guida. Quando le indicazioni su un vaccino cambiano è perché l'evoluzione dell'evidenza scientifica è cambiata». La stizza con la quale Speranza ribadisce il primato dei tecnici sulla politica, postulato sul quale pure ci sarebbe molto da discutere, è completamente fuori luogo: come lui stesso ammette, non passa giorno senza che decine di milioni di cittadini italiani si trovino alle prese con scienziati che dicono uno il contrario dell'altro. Per non parlare di quelli che cambiano idea in 24 ore, come è successo a Marco Cavaleri, capo della task force vaccini dell'Ema, l'Agenzia europea del farmaco. Sabato scorso, alla Stampa, che gli chiede se non sia meglio vietare la somministrazione di Astrazeneca a anche agli ultrasessantenni, Cavaleri risponde perentorio: «Sì ed è un'opzione che molti paesi, come Francia e Germania, considerano alla luce della maggiore disponibilità dei vaccini a mRna (Pfizer e Moderna, ndr)». Parole che suscitano comprensibile sconcerto, e che Cavaleri, evidentemente dopo una solenne lavata di capo da parte dei vertici dell'Ema, sostiene siano frutto di un equivoco: «Le mie parole», frigna Cavaleri, in un'intervista apparsa ieri su Il Giornale, «sono state completamente travisate. Il vaccino Astrazeneca serve ancora tantissimo. Il rischio-beneficio è positivo. La posizione di Ema non è cambiata, soprattutto negli over 60 il vaccino va usato con assoluta tranquillità». E il mix? «La scelta dell'eterologa fatta dall'Italia e dalla Germania», sostiene Cavaleri, «ha una sua logica. Ema però può solo formalmente autorizzare lo scambio di vaccini solo dopo la presentazione di dettagliati dossier da parte delle aziende». Dossier che evidentemente non ci sono, a meno che Cavaleri non si lamenti di essere stato frainteso un'altra volta. C'è da restare sconcertati. L'Ema intanto è costretta a diramare una nota ufficiale nella quale parla di «informazioni scorrette» relative ad Astrazeneca: «la posizione normativa dell'Ema rispetto a questo vaccino è chiara: il rapporto rischi/benefici è positivo», sostiene l'Ema, «e il vaccino rimane autorizzato in tutte le fasce di popolazione». Tutte, quindi anche gli under 60, eppure l'Italia ha vietato l'utilizzo per questa fascia. Ma in tarda serata arriva anche il parere dell'Aifa: «L'Agenzia italiana del farmaco approva la vaccinazione mista per i soggetti under 60 che abbiano ricevuto una prima dose di vaxzevria, (prima dose con Vaxzevria e seconda dose con Comirnaty o, per analogia, con il vaccino Moderna)». Confusione che si aggiunge a confusione, mentre ormai sembra una certezza che saremo tutti chiamati a farci inoculare una terza dose.
Intanto, la Procura di Brescia ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato di omicidio colposo in relazione alla morte del 54enne Gianluca Masserdotti, deceduto 12 giorni dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino Astrazeneca. Masserdotti aveva ricevuto la prima dose del vaccino anglosvedese lo scorso 29 maggio, presso l'hub vaccinale della Fiera di Brescia. Dopo qualche giorno, l'uomo ha avvertito forti mal di testa; domenica 6 giugno si è alzato dal divano ed è crollato a terra. Ricoverato al Civile, è entrato in coma nella notte tra lunedì 7 e martedì 8 giugno, ed è morto il 9. È stato accertato che a parte fegato e reni gli altri organi erano compromessi dai trombi. L'ospedale aveva trasmesso all'Aifa una nota per segnalare il caso di avversa reazione al vaccino.
De Luca si ribella e vieta il miscuglio
Il caos che regna sul fronte vaccini è tale che Regione Lombardia aveva sospeso i richiami agli under 60 inoculati con una prima dose di Astrazeneca: «Potremo ripartire», spiega il governatore Attilio Fontana, «appena avremo conoscenza di cosa ci risponde il governo sia sulle eventuali forniture aggiuntive sia sulle modalità. Noi la programmazione l'abbiamo fatta sulla base delle disposizioni che arrivavano dall'Aifa e dal governo». E in serata arriva la conferma dell'assessore al Welfare, Letizia Moratti, sulla ripresa dei richiami: «I richiami Az sospesi (12-16 giugno) verranno effettuati dal 17 giugno con vaccinazione eterologa. I richiami con Moderna previsti dal 21 al 30 giugno vengono spostati di una settimana con richiamo a 42 giorni invece di 35». Mentre la Lombardia dà l'ok al cocktail di sieri, va invece avanti per la sua strada il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, che non ha dato il via libera al mix di vaccini: «Se si somministra come seconda dose a chi ha fatto Astrazeneca un altro vaccino tipo Pfizer», chiede De Luca al ministro Speranza, «quando si decidesse di fare la terza dose di Pfizer, come è prevedibile che sia a dicembre e gennaio, cosa succede? Sono questioni delicate che richiedono grande collaborazione fra tutti i livelli istituzionali ma anche una grande chiarezza nelle posizioni. Ho chiesto al ministero di eliminare espressioni che non hanno senso, è raccomandato, è consigliato, si suggerisce. In campo medico una cosa o autorizzata o vietata. Siccome stiamo parlando della salute pubblica e di una campagna che coinvolge milioni di cittadini», aggiunge De Luca, «questa terminologia non va bene: o è consentito o è vietato, punto». «L'importanza di vaccinare», sostiene a Rai Radio 1 il presidente dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Giorgio Palù, «è di coprire anche la popolazione degli adolescenti perché più vacciniamo e più blocchiamo la diffusione delle varianti. Più si vaccina più si protegge anche quella fetta di popolazione che non è ancora vaccinata», aggiunge Palù, «quindi vacciniamo tutti anche gli adolescenti». Sul mix di vaccini: «In questo momento è giusto sentire tante voci ma il dovere di chi rappresenta le istituzioni è dare un'informazione corretta», sottolinea Palù, «il 9 giugno l'Aifa ha espresso un parere sulla vaccinazione eterologa sulla base degli studi che stanno emergendo, e ci sono studi nel Regno Unito, in Francia, in Germania. Tutti dimostrano cose che sapevamo: due vaccini diversi stimolano meglio il sistema immunitario». «Lo switch verso altre classi di vaccini per la seconda dose», sostiene il viceministro della salute, Pierpaolo Sileri, a Sky Tg24, «è una cosa che viene già fatta in diversi paesi del mondo, come in Canada, in Germania. Ci sono studi iniziali che dicono che è sicuro e non vi sono rischi, uno studio inglese parla di un modesto incremento di reazioni avverse minori, come mal di testa o febbricola. Non solo, lo switch sembrerebbe dare una risposta immunitaria migliore. Capisco il fatto che De Luca abbia chiesto ulteriori chiarimenti e credo che sia anche giusto. Sono sempre stato molto critico verso gli errori che ognuno di noi commette», sottolinea Sileri, «direi che la circolare del ministero della Salute dovrebbe spiegare un po' meglio il da farsi anche con l'altro vaccino a vettore virale, J&J. Da quella circolare si evince che per J&J dovrebbe valere lo stesso discorso fatto per Astrazeneca», sottolinea Sileri, «ma ci sono situazioni in cui questa circolare è disattesa o interpretata diversamente. Non vi è ombra di dubbio che con la circolazione attuale del virus il rischio deve essere zero, quindi questo tipo di vaccini venga usata solo per gli over 60».
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L'Agenzia europea ribadisce: «Rimane autorizzato per qualsiasi fascia». Smontata la linea dura del ministro sui richiami effettuati con sieri diversi. Intanto, però, l'Aifa dà il via libera al mix di prodotti per le seconde dosi.Il governatore campano Vincenzo De Luca dà battaglia al ministero: «Manca chiarezza». La Lombardia consente le vaccinazioni eterologhe dopo lo stop alla seconda inoculazione.Lo speciale contiene due articoli. «Sulle questioni di natura sanitaria le evidenze scientifiche vanno rispettate da tutte le Regioni»: il ministro della Salute, Roberto Speranza, tira diritto per la sua strada, ovvero quella del mix di vaccini, e viene sconfessato pure dall'Ema, l'Agenzia europea del farmaco. Chi ha meno di 60 anni e ha ricevuto una prima dose di Astrazeneca, ribadisce Speranza, dovrà farsi inoculare, in occasione della seconda iniezione, Pfizer o Moderna. «Le nostre indicazioni sono di natura perentoria», dice Speranza, su La Stampa, «e devono essere seguite. Non è un dibattito politico ma quello che dicono i nostri scienziati deve essere seguito erga omnes». Speranza replica così al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che ha sospeso la vaccinazione eterologa per gli under 60, ovvero quella con due dosi di due vaccini diversi, invitando il governo a non limitarsi alle raccomandazioni, ma a fornire indicazioni precise: «In queste ore», sottolinea Speranza, «ci sono interlocuzioni con la Campania. Con grande onestà e trasparenza voglio dire che la comunità scientifica internazionale ha dato indicazioni sul vaccino Astrazeneca che sono cambiate con il passare delle settimane sulla base delle evidenze scientifiche, e i diversi paesi si sono adeguati. Se è raccomandato sopra o sotto i 60 anni non è una decisione politica, non è un presidente del consiglio, un ministro o un presidente di Regione che decide. Dobbiamo affidarci», aggiunge il ministro, «a chi ci ha guidato in questa stagione: le agenzie regolatorie, il Comitato tecnico scientifico, gli esperti che legittimamente possono cambiare opinione. Le evidenze scientifiche sono cambiate», evidenzia Speranza, «ed è la comunità scientifica che ci guida. Quando le indicazioni su un vaccino cambiano è perché l'evoluzione dell'evidenza scientifica è cambiata». La stizza con la quale Speranza ribadisce il primato dei tecnici sulla politica, postulato sul quale pure ci sarebbe molto da discutere, è completamente fuori luogo: come lui stesso ammette, non passa giorno senza che decine di milioni di cittadini italiani si trovino alle prese con scienziati che dicono uno il contrario dell'altro. Per non parlare di quelli che cambiano idea in 24 ore, come è successo a Marco Cavaleri, capo della task force vaccini dell'Ema, l'Agenzia europea del farmaco. Sabato scorso, alla Stampa, che gli chiede se non sia meglio vietare la somministrazione di Astrazeneca a anche agli ultrasessantenni, Cavaleri risponde perentorio: «Sì ed è un'opzione che molti paesi, come Francia e Germania, considerano alla luce della maggiore disponibilità dei vaccini a mRna (Pfizer e Moderna, ndr)». Parole che suscitano comprensibile sconcerto, e che Cavaleri, evidentemente dopo una solenne lavata di capo da parte dei vertici dell'Ema, sostiene siano frutto di un equivoco: «Le mie parole», frigna Cavaleri, in un'intervista apparsa ieri su Il Giornale, «sono state completamente travisate. Il vaccino Astrazeneca serve ancora tantissimo. Il rischio-beneficio è positivo. La posizione di Ema non è cambiata, soprattutto negli over 60 il vaccino va usato con assoluta tranquillità». E il mix? «La scelta dell'eterologa fatta dall'Italia e dalla Germania», sostiene Cavaleri, «ha una sua logica. Ema però può solo formalmente autorizzare lo scambio di vaccini solo dopo la presentazione di dettagliati dossier da parte delle aziende». Dossier che evidentemente non ci sono, a meno che Cavaleri non si lamenti di essere stato frainteso un'altra volta. C'è da restare sconcertati. L'Ema intanto è costretta a diramare una nota ufficiale nella quale parla di «informazioni scorrette» relative ad Astrazeneca: «la posizione normativa dell'Ema rispetto a questo vaccino è chiara: il rapporto rischi/benefici è positivo», sostiene l'Ema, «e il vaccino rimane autorizzato in tutte le fasce di popolazione». Tutte, quindi anche gli under 60, eppure l'Italia ha vietato l'utilizzo per questa fascia. Ma in tarda serata arriva anche il parere dell'Aifa: «L'Agenzia italiana del farmaco approva la vaccinazione mista per i soggetti under 60 che abbiano ricevuto una prima dose di vaxzevria, (prima dose con Vaxzevria e seconda dose con Comirnaty o, per analogia, con il vaccino Moderna)». Confusione che si aggiunge a confusione, mentre ormai sembra una certezza che saremo tutti chiamati a farci inoculare una terza dose. Intanto, la Procura di Brescia ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato di omicidio colposo in relazione alla morte del 54enne Gianluca Masserdotti, deceduto 12 giorni dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino Astrazeneca. Masserdotti aveva ricevuto la prima dose del vaccino anglosvedese lo scorso 29 maggio, presso l'hub vaccinale della Fiera di Brescia. Dopo qualche giorno, l'uomo ha avvertito forti mal di testa; domenica 6 giugno si è alzato dal divano ed è crollato a terra. Ricoverato al Civile, è entrato in coma nella notte tra lunedì 7 e martedì 8 giugno, ed è morto il 9. È stato accertato che a parte fegato e reni gli altri organi erano compromessi dai trombi. L'ospedale aveva trasmesso all'Aifa una nota per segnalare il caso di avversa reazione al vaccino.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ema-boccia-cocktail-speranza-astrazeneca-2653378291.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="de-luca-si-ribella-e-vieta-il-miscuglio" data-post-id="2653378291" data-published-at="1623728181" data-use-pagination="False"> De Luca si ribella e vieta il miscuglio Il caos che regna sul fronte vaccini è tale che Regione Lombardia aveva sospeso i richiami agli under 60 inoculati con una prima dose di Astrazeneca: «Potremo ripartire», spiega il governatore Attilio Fontana, «appena avremo conoscenza di cosa ci risponde il governo sia sulle eventuali forniture aggiuntive sia sulle modalità. Noi la programmazione l'abbiamo fatta sulla base delle disposizioni che arrivavano dall'Aifa e dal governo». E in serata arriva la conferma dell'assessore al Welfare, Letizia Moratti, sulla ripresa dei richiami: «I richiami Az sospesi (12-16 giugno) verranno effettuati dal 17 giugno con vaccinazione eterologa. I richiami con Moderna previsti dal 21 al 30 giugno vengono spostati di una settimana con richiamo a 42 giorni invece di 35». Mentre la Lombardia dà l'ok al cocktail di sieri, va invece avanti per la sua strada il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, che non ha dato il via libera al mix di vaccini: «Se si somministra come seconda dose a chi ha fatto Astrazeneca un altro vaccino tipo Pfizer», chiede De Luca al ministro Speranza, «quando si decidesse di fare la terza dose di Pfizer, come è prevedibile che sia a dicembre e gennaio, cosa succede? Sono questioni delicate che richiedono grande collaborazione fra tutti i livelli istituzionali ma anche una grande chiarezza nelle posizioni. Ho chiesto al ministero di eliminare espressioni che non hanno senso, è raccomandato, è consigliato, si suggerisce. In campo medico una cosa o autorizzata o vietata. Siccome stiamo parlando della salute pubblica e di una campagna che coinvolge milioni di cittadini», aggiunge De Luca, «questa terminologia non va bene: o è consentito o è vietato, punto». «L'importanza di vaccinare», sostiene a Rai Radio 1 il presidente dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Giorgio Palù, «è di coprire anche la popolazione degli adolescenti perché più vacciniamo e più blocchiamo la diffusione delle varianti. Più si vaccina più si protegge anche quella fetta di popolazione che non è ancora vaccinata», aggiunge Palù, «quindi vacciniamo tutti anche gli adolescenti». Sul mix di vaccini: «In questo momento è giusto sentire tante voci ma il dovere di chi rappresenta le istituzioni è dare un'informazione corretta», sottolinea Palù, «il 9 giugno l'Aifa ha espresso un parere sulla vaccinazione eterologa sulla base degli studi che stanno emergendo, e ci sono studi nel Regno Unito, in Francia, in Germania. Tutti dimostrano cose che sapevamo: due vaccini diversi stimolano meglio il sistema immunitario». «Lo switch verso altre classi di vaccini per la seconda dose», sostiene il viceministro della salute, Pierpaolo Sileri, a Sky Tg24, «è una cosa che viene già fatta in diversi paesi del mondo, come in Canada, in Germania. Ci sono studi iniziali che dicono che è sicuro e non vi sono rischi, uno studio inglese parla di un modesto incremento di reazioni avverse minori, come mal di testa o febbricola. Non solo, lo switch sembrerebbe dare una risposta immunitaria migliore. Capisco il fatto che De Luca abbia chiesto ulteriori chiarimenti e credo che sia anche giusto. Sono sempre stato molto critico verso gli errori che ognuno di noi commette», sottolinea Sileri, «direi che la circolare del ministero della Salute dovrebbe spiegare un po' meglio il da farsi anche con l'altro vaccino a vettore virale, J&J. Da quella circolare si evince che per J&J dovrebbe valere lo stesso discorso fatto per Astrazeneca», sottolinea Sileri, «ma ci sono situazioni in cui questa circolare è disattesa o interpretata diversamente. Non vi è ombra di dubbio che con la circolazione attuale del virus il rischio deve essere zero, quindi questo tipo di vaccini venga usata solo per gli over 60».
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Sconvolta dal dolore, la donna ha «scelto» di morire, per chiudere una vita ormai per lei priva di senso. Ora è in corso un contenzioso legale, promosso dai familiari della donna, che si chiedono come sia possibile accettare l’idea che si possa considerare quella richiesta di suicidio assistito il frutto di una decisione libera e consapevole. Una mamma, sconvolta dal dolore, in preda ad una profonda depressione che annichilisce l’esistenza, che intravvede nella morte una via d’uscita dalla sofferenza e chiede di «essere suicidata»: può essere ritenuta una scelta libera, incondizionata, lucida, pienamente consapevole? Se così fosse (e purtroppo così è stato ritenuto in questo caso!) dovremmo rivedere tutti i parametri del nostro vivere civile: di fronte a chi sta per gettarsi da un ponte o si è puntato una pistola alla tempia, norma legale e dovere civile è aiutare a dare compimento all’atto suicida!
Sta tutta qui, senza tanti vaniloqui né arzigogoli ideologici, la sostanza della legalizzazione del suicidio assistito. L’istinto nativo e primordiale di ogni essere vivente è la sopravvivenza e la conservazione della vita: solo una pulsione innaturale e patologica può spingere a togliersele. Ho lavorato per anni in un Pronto Soccorso ospedaliero e ho visto decine di casi di persone che avevano tentato il suicidio nei modi più impensabili, segno di una chiara autodeterminazione a farla finita: la prassi clinica impone che sempre si richieda una valutazione psichiatrica, partendo dall’assunto che chi cerca la morte non può che avere un pensiero «sconvolto», una mente malata, che va ricalibrata secondo il naturale istinto di sopravvivenza. Ciò considerato, acquista toni ancora più paradossali l’idea che il suicidio possa essere un «bene» che lo Stato deve tutelare come un diritto.
Il fatto della povera signora Wendy Duffy non fa che confermare un altro aspetto che impone di opporsi a qualsiasi legge che apra a logiche eutanasiche: a inizio anni Duemila, le prime legislazioni a favore di eutanasia e suicidio assistito prevedevano che vi potessero accedere solo malati terminali oncologici e ora, dopo meno di 20 anni, si apre la porta a persone sane che - per i motivi più diversi - hanno deciso di porre fine alla propria vita. Si tratta proprio di quel pendio scivoloso verso il «diritto di morire» a opera dello Stato, preteso dalla dittatura dell’autodeterminazione senza limiti. Purtroppo, oggi in Italia siamo costretti a prendere atto che vi sono regioni che hanno normato procedure di suicidio assistito, secondo i criteri espressi dalla Corte Costituzionale con la sentenza 242/19: è certamente un danno il cui prezzo viene pagato dalle persone più fragili e deboli - la deriva che papa Francesco chiamò la «cultura dello scarto». Ci si permetta un inciso: una mamma sconvolta dal dolore per la prematura scomparsa di un figlio, non è forse emblema di una struggente fragilità e debolezza? Ma rimane un danno sicuramente meno devastante rispetto a quello prodotto da una legge dello Stato che affermi il valore legale del suicidio. Senza dimenticare il pericoloso cortocircuito fra i concetti di «legale» e «morale»: siamo giunti all’assurdo, in questi tempi, di essere costretti a insegnare ai nostri figli, nipoti, studenti, discepoli che non tutto ciò che è protetto dalla legge è per ciò stesso etico. Moralità e legalità, a partire dalla legalizzazione dell’aborto, sono entrate in rotta di collisione e ciò che è legale ha oscurato ciò che è morale. La Costituzione «più bella del mondo», garantendo in modo assoluto il grande valore della libertà, non prevedeva certo che questa potesse spingerci fino a sottomettere a una distorta concezione di essa il diritto alla vita. Si stanno aprendo scenari nefasti, ma siamo ancora in tempo: basta crederci, ricordando che il male si subisce e non si sceglie. Mai.
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Faceva sobbalzare dalla sedia, poi, l’intervista alla Stampa di Drew Weissman, premio Nobel, insieme a Katalin Karikó, per la scoperta dei vaccini contro il Sars-Cov-2. L’immunologo ha annunciato che quelli per il virus dei ratti saranno «accessibili» entro «nove o dieci mesi». Gli scienziati sono all’opera tipo folletti di Babbo Natale: «Stiamo lavorando su tutti i virus potenzialmente responsabili di pandemie», ha raccontato Weissman. Che ha aggiunto: «Anche con il Covid li avevamo pronti già da prima». «Già da prima»? Probabilmente, l’esperto si riferiva alla flessibilità della tecnologia a mRna: si prepara una «libreria» di genomi virali e dopo la sia adatta al ceppo da combattere. Nature, d’altronde, ha scritto che le indagini su un rimedio per l’Hantavirus sono iniziate trent’anni fa. È questione di soldi. Bisogna «mettere a disposizione fondi», ha tuonato Weissman. Il Matilda De Angelis della virologia ce l’ha con il ministro della Salute americano, Robert Kennedy jr, diventato no vax perché «ha un passato da avvocato e ha fatto i soldi attaccando le compagnie farmaceutiche». Esisterà chi fa i soldi lavorando per loro?
La panacea non è ancora sul mercato, eppure la giostra delle siringhe ha ripreso a girare: anche il Corriere della Sera, ieri, sottolineava che «sarebbe possibile mettere a punto un vaccino», rigorosamente «a mRna». E sul giornale di via Solferino sono ricomparsi i malati sani: gli asintomatici. I quali, però, dovrebbero avere «una bassa carica virale e quindi una scarsa o nulla capacità di trasmissione».
Ancora più audace è stato Quotidiano Sanità. Appoggiandosi a un articolo argentino uscito sul New England Journal of Medicine, che ha documentato «un focolaio con superdiffusori e aerosol come possibile via di infezione», la testata ha riesumato un altro feticcio dei gloriosi anni di Roberto Speranza: «Il principio di precauzione imporrebbe l’uso di mascherine». Basta non siano cinesi...
L’odissea della crociera infetta ha svegliato dal letargo pure Massimo Galli. Il medico con l’eskimo, come il collega statunitense, ha contestato l’amministrazione Usa, rea di aver sospeso i finanziamenti alla rete che analizzava i patogeni con potenziale pandemico: «Uno studio in particolare riguardava il passaggio degli Hantavirus dai roditori serbatoio alla nostra specie. Grande tempestività, complimentoni». A Donald Trump avranno fischiato le orecchie: «La situazione è, speriamo, sotto controllo», ha detto ieri. Il tycoon aveva voluto il divorzio dall’Organizzazione mondiale della sanità. E, su questa strada, lo aveva seguito Javier Milei, presidente di quell’Argentina dove si sarebbero contagiati, mentre osservavano uccelli all’interno di una discarica di Ushuaia, nella Terra del Fuoco, i coniugi olandesi poi saliti sulla MV Hondius e deceduti per la malattia. Buenos Aires ha dichiarato che «prosegue la cooperazione internazionale senza rinunciare alla sovranità».
A proposito di Oms, tra i dottori teledipendenti c’è chi ne ha approfittato per rilanciare l’accordo pandemico, da cui l’Italia si è ritirata la scorsa estate: Matteo Bassetti ha chiesto al governo di tornare a sostenerlo. Per fortuna, la Conferenza Stato-Regioni ne ha appena approvato uno nazionale, che prevede di graduare le eventuali misure restrittive e che, per la somministrazione di medicinali, introduce il principio della «appropriatezza prescrittiva». Per quale motivo la vaccinazione dovrebbe essere la strategia migliore? Hantavirus colpisce migliaia di persone l’anno, sì; ma su miliardi di individui. E, secondo il nostro Istituto superiore di sanità, la sua incidenza è «diminuita negli ultimi decenni». Non avrebbe più senso concentrare le risorse sullo sviluppo di una terapia per i pochi che si ammalano?
Intanto, l’epidemia che non è un’epidemia e che - ha garantito Tedros Adhanom Ghebreyesus - non sarà una pandemia evolve come da previsioni. Il periodo d’incubazione è lungo e perciò, man mano, emergeranno nuovi positivi legati al focolaio originario. Ieri sono stati registrati due casi sospetti: un cittadino britannico che si trova sulla remota isola di Tristan da Cunha, nell’Atlantico meridionale; e una donna ricoverata ad Alicante, che era sull’aereo partito da Johannesburg, sul quale aveva provato a imbarcarsi la moglie del paziente zero, morta il giorno dopo. Lascerebbe ben sperare che sia risultata negativa la hostess di Klm, entrata in contatto con la signora in aeroporto.
Il Cile ha messo in isolamento preventivo due passeggeri provenienti dalla crociera. E la Spagna ha comunicato che chi sbarcherà dalla nave, attesa alle Canarie, sarà riportato nel proprio Paese di origine anche se presenta sintomi, purché non gravi. Madrid garantirà «la sicurezza del dispositivo di evacuazione e di rimpatrio». Le autorità dell’isola, tuttavia, hanno avvertito che, a causa delle avverse condizioni meteo, le operazioni dovranno svolgersi entro luendì.
L’Istituto superiore di sanità ha precisato che, nel nostro Paese, «non ci sono segnalazioni di casi umani di infezione» e ha ricordato che «il virus non si trasmette facilmente», con buona pace degli studi sugli aerosol. Il ministero lo ha confermato: non c’è «una situazione di allarme». I nostalgici non si rassegneranno.
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