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2020-03-03
Due femministe servono da antidoto al bavaglio sull’omofobia e il gender
Ansa
Le forze di maggioranza in Parlamento proseguono tetragone: il 30 marzo arriverà in aula alla Camera (in seguito al Senato) la proposta di legge contro l'omotransfobia. Secondo il primo firmatario e relatore, Alessandro Zan del Partito democratico, «significa che il Parlamento ha recepito l'urgenza che arriva dal Paese di approvare una norma di contrasto all'odio». La pericolosità dell'iniziativa si evince dai termini con cui viene descritta: pensare di «fermare l'odio» con un legge e un po' come credere di bloccare il coronavirus con un flashmob. Anche perché le norme dovrebbero servire a sanzionare gli atti, non i sentimenti o i pensieri. Una legge che si ponga come obiettivo quello di correggero un pensiero è, nei fatti, uno strumento di controllo politico, un limite alla libertà di espressione: in altre parole, una mordacchia.
È evidente che l'obiettivo della legge contro l'omofobia non sia quello di colpire chi discrimina o aggredisce omosessuali e transessuali, bensì quello di impedire - bollandola come «discorso d'odio» - ogni legittima critica al pensiero Lgbt. Il quale non è, intendiamoci, rappresentativo dell'intera comunità omosessuale. Piuttosto è l'espressione di una minoranza altamente aggressiva che intende trasformare la sessualità in una posizione politica.
Ai sinceri progressisti che, ormai da tempo, sostengono senza tentennamenti i provvedimenti bavaglio sull'omofobia farebbe molto bene sfogliare un paio di interessanti volumi che proprio in questi giorni arrivano nelle librerie italiane. No, non sono testi firmati da ottusi reazionari catto-bigotto-sovranisti. Le autrici sono due delle menti più brillanti dell'universo femminista contemporaneo: la francese Sylviane Agacinski e l'italiana Daniela Danna. Della prima sta per uscire lo splendido L'uomo disincarnato. Dal corpo carnale al corpo fabbricato (Neri Pozza). Della seconda è già disponibile Sesso e genere (Asterios). La Agacinski, nota fra l'altro per l'imprescindibile La politica dei sessi, riflette sull'uso dei corpi nella contemporaneità e spiega che l'antico sogno cristiano di «liberarsi della carne» è stato proiettato sull'unica potenza che oggi è riconosciuta: quella della tecnica. Una tendenza che, dice l'autrice, era già visibile in Clifford, uno dei protagonisti de L'amante di Lady Chatterley di D.H. Lawrence. La sua incrollabile fede nella macchine si esplicita con un discorso inquietante e profetico: «Una civiltà degna di questo nome dovrebbe essere in grado di eliminare vari impedimenti fisici. L'intera questione dell'amore, per esempio, potrebbe sparire. E scomparirebbe davvero se potessimo riprodurre i bambini in bottiglie». È esattamente ciò che sta accadendo.
La Agacinski, con estrema semplicità, mostra come l'utero in affitto sia una forma aberrante di sfruttamento del corpo. Un corpo che, secondo tanti attivisti Lgbt ma non solo, dovrebbe essere «senza padre né madre, non più generato; un corpo ricostruito e neutro, oltre l'uomo e la donna, un corpo sempre meno vulnerabile ma sempre meno vivente».
Che la questione della maternità surrogata sia legata a doppio filo con le teorie del gender risulta piuttosto evidente. Entrambe le faccende hanno a che fare con lo strapotere della tecnica e con il desiderio sfrenato, per cui la possibilità diviene in automatico diritto. Vale per l'utero in affitto ma, appunto, pure per il cambiamento di sesso. Come scrive Daniela Danna, «la definizione femminista di genere era sociale e politica, riguardando i rapporti di potere tra i due sessi, ma ora viene sostituita con una definizione individualizzata, che banalizza le forze sociali all'opera riducendo il genere all'espressione di genere, cioè alla scelta individuale se apparire o meno maschili o più o meno femminili».
Secondo la Danna, ora «la posta in gioco è far rientrare le modificazioni corporee nel campo della “libera scelta"», il che è piuttosto rischioso se si pensa che oggi «i soggetti sono posti di fronte alla scelta di identità di genere/ sesso a un'età sempre più precoce, creando nuovi mercati per le case farmaceutiche che producono ormoni - un'esigenza del capitalismo e della sua spirale espansiva».
Discorsi come questi - benché intrisi d'intelligenza e pure di estremo buonsenso - risultano inaccettabili per il mondo arcobaleno. In nome delle rivendicazioni Lgbt siamo disposti a distruggere l'uomo e pure la donna (a cui vengono sottratte la funzione materna e la differenza sessuale): l'importante è non offendere la minoranza. Le leggi bavaglio «contro l'omofobia» sono, in realtà, strumenti per limitare la diffusione di opinioni «scorrette». E, un domani, persino voci autorevoli come quelle della Agacinski e della Danna potrebbero venire messe a tacere. Ascoltiamole finché ancora possiamo, sono un formidabile antidoto al pensiero dominante.
Il video scandalo della ragazza che vive l’aborto come un gioco
Ciò che Pier Paolo Pasolini scriveva a proposito del «potere totalitario dei consumi» e della sua influenza sulla questione dell'aborto sta tutto lì, nei 19 secondi di filmato che una ragazza di nome Ashley ha pubblicato su TikTok. Stiamo parlando del social network più utilizzato dai cosiddetti teenager, una piattaforma creata in Cina che permette di compulsare tramite cellulare una marea di video della durata massima di un minuto.
In 19 secondi, la giovane americana Ashley ha mostrato quale sia il suo approccio alla «interruzione di gravidanza». Anzi, lei scrive proprio «aborto», e suggerisce che non si tratti del primo, bensì del secondo. A realizzare il filmino si sono messe in due, lei e un'amica. Hanno ripreso e montato una sequenza sconcertante.
Si vede l'amica reggere con una mano un test di gravidanza positivo, mentre Ashley si guarda la pancia alla specchio e la spinge in fuori, come a mimare la gravidanza. Sullo schermo compare la scritta «Abortion time! Take two» (una cosa del tipo «aborto parte seconda», in tono ridanciano).
Un taglio netto ed ecco inquadrare l'ingresso di una clinica di Planned Parenthood a Pasadena, dove si suppone che Ashley si sia recata per svolgere la procedura. Infatti, alla fine del video, la troviamo a gambe divaricate sul lettino in procinto di sottoporsi a un'ecografia.
Ma il momento più impressionante è senz'altro quello centrale. Ashley, sempre tramite le brevi didascalie che TikTok consente di mettere in sovrimpressione al filmato, spiega che «ci sono due approcci all'aborto». Il primo è quello di una coppia che la ragazza incontra in sala d'attesa nella clinica. È composta da due giovani. Stanno seduti vicini, si sostengono senza troppa convinzione, sembrano prostrati dal dramma che stanno per vivere. Ecco, questo è l'approccio numero uno, quello depressivo.
Poi c'è l'approccio di Ahshley, che si riprende mentre ridacchia e balla con una allegra musichetta in sottofondo.
Sono 19 secondi di mostruosità in purezza. Ci troviamo davanti a una ragazzina per cui l'aborto non è altro che un gioco, una fastidiosa formalità che si può affrontare ridendo e scherzando. Il dramma vero, per Ashley, è la gravidanza, non la sua interruzione. E non stiamo parlando di una povera disagiata, di una donna che deve abortire per necessità o per costrizione. Dal contesto sembra di capire che la protagonista se la passi bene a livello economico: semplicemente se ne frega. Le hanno detto che il corpo è suo e può gestirlo come vuole, dunque si comporta di conseguenza. Si libera della vita che porta in grembo come potrebbe liberarsi di un foruncolo. Nulla deve frapporsi tra lei e il suo radioso futuro di godimento.
Il filmato è stato pubblicato su Twitter da Lila Rose, attivista pro life dell'associazione Live Action, ma il social network le ha bloccato l'account per violazione della privacy. Il tweet di condanna viene censurato, ma il video su TikTok è rimasto a disposizione di milioni e milioni di persone - per lo più adolescenti - in tutto il pianeta.
Certo, per fortuna Ashley non rappresenta tutti i suoi coetanei, e il suo video ha provocato parecchio disgusto sulla Rete. Tuttavia quel brevissimo filmato rappresenta l'apoteosi del nulla contemporaneo, mostra quanto poco possa valere una vita, a quanto siamo disposti a rinunciare pur di non fermare il nostro desiderio smodato.
Ashley ridacchia per l'aborto, ma forse sarebbe la prima a commuoversi per il video di un gattino postato su TikTok.
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Riduci
La maggioranza di governo procede tetragona sulla legge mordacchia: il 30 marzo sarà in Parlamento. L'obiettivo? Impedire critiche alla retorica Lgbt. Che una coppia di autrici coraggiose smonta con intelligenza.Una giovane americana ridacchia e balla alla seconda interruzione di gravidanza.Lo speciale contiene due articoliLe forze di maggioranza in Parlamento proseguono tetragone: il 30 marzo arriverà in aula alla Camera (in seguito al Senato) la proposta di legge contro l'omotransfobia. Secondo il primo firmatario e relatore, Alessandro Zan del Partito democratico, «significa che il Parlamento ha recepito l'urgenza che arriva dal Paese di approvare una norma di contrasto all'odio». La pericolosità dell'iniziativa si evince dai termini con cui viene descritta: pensare di «fermare l'odio» con un legge e un po' come credere di bloccare il coronavirus con un flashmob. Anche perché le norme dovrebbero servire a sanzionare gli atti, non i sentimenti o i pensieri. Una legge che si ponga come obiettivo quello di correggero un pensiero è, nei fatti, uno strumento di controllo politico, un limite alla libertà di espressione: in altre parole, una mordacchia. È evidente che l'obiettivo della legge contro l'omofobia non sia quello di colpire chi discrimina o aggredisce omosessuali e transessuali, bensì quello di impedire - bollandola come «discorso d'odio» - ogni legittima critica al pensiero Lgbt. Il quale non è, intendiamoci, rappresentativo dell'intera comunità omosessuale. Piuttosto è l'espressione di una minoranza altamente aggressiva che intende trasformare la sessualità in una posizione politica. Ai sinceri progressisti che, ormai da tempo, sostengono senza tentennamenti i provvedimenti bavaglio sull'omofobia farebbe molto bene sfogliare un paio di interessanti volumi che proprio in questi giorni arrivano nelle librerie italiane. No, non sono testi firmati da ottusi reazionari catto-bigotto-sovranisti. Le autrici sono due delle menti più brillanti dell'universo femminista contemporaneo: la francese Sylviane Agacinski e l'italiana Daniela Danna. Della prima sta per uscire lo splendido L'uomo disincarnato. Dal corpo carnale al corpo fabbricato (Neri Pozza). Della seconda è già disponibile Sesso e genere (Asterios). La Agacinski, nota fra l'altro per l'imprescindibile La politica dei sessi, riflette sull'uso dei corpi nella contemporaneità e spiega che l'antico sogno cristiano di «liberarsi della carne» è stato proiettato sull'unica potenza che oggi è riconosciuta: quella della tecnica. Una tendenza che, dice l'autrice, era già visibile in Clifford, uno dei protagonisti de L'amante di Lady Chatterley di D.H. Lawrence. La sua incrollabile fede nella macchine si esplicita con un discorso inquietante e profetico: «Una civiltà degna di questo nome dovrebbe essere in grado di eliminare vari impedimenti fisici. L'intera questione dell'amore, per esempio, potrebbe sparire. E scomparirebbe davvero se potessimo riprodurre i bambini in bottiglie». È esattamente ciò che sta accadendo. La Agacinski, con estrema semplicità, mostra come l'utero in affitto sia una forma aberrante di sfruttamento del corpo. Un corpo che, secondo tanti attivisti Lgbt ma non solo, dovrebbe essere «senza padre né madre, non più generato; un corpo ricostruito e neutro, oltre l'uomo e la donna, un corpo sempre meno vulnerabile ma sempre meno vivente». Che la questione della maternità surrogata sia legata a doppio filo con le teorie del gender risulta piuttosto evidente. Entrambe le faccende hanno a che fare con lo strapotere della tecnica e con il desiderio sfrenato, per cui la possibilità diviene in automatico diritto. Vale per l'utero in affitto ma, appunto, pure per il cambiamento di sesso. Come scrive Daniela Danna, «la definizione femminista di genere era sociale e politica, riguardando i rapporti di potere tra i due sessi, ma ora viene sostituita con una definizione individualizzata, che banalizza le forze sociali all'opera riducendo il genere all'espressione di genere, cioè alla scelta individuale se apparire o meno maschili o più o meno femminili». Secondo la Danna, ora «la posta in gioco è far rientrare le modificazioni corporee nel campo della “libera scelta"», il che è piuttosto rischioso se si pensa che oggi «i soggetti sono posti di fronte alla scelta di identità di genere/ sesso a un'età sempre più precoce, creando nuovi mercati per le case farmaceutiche che producono ormoni - un'esigenza del capitalismo e della sua spirale espansiva». Discorsi come questi - benché intrisi d'intelligenza e pure di estremo buonsenso - risultano inaccettabili per il mondo arcobaleno. In nome delle rivendicazioni Lgbt siamo disposti a distruggere l'uomo e pure la donna (a cui vengono sottratte la funzione materna e la differenza sessuale): l'importante è non offendere la minoranza. Le leggi bavaglio «contro l'omofobia» sono, in realtà, strumenti per limitare la diffusione di opinioni «scorrette». E, un domani, persino voci autorevoli come quelle della Agacinski e della Danna potrebbero venire messe a tacere. Ascoltiamole finché ancora possiamo, sono un formidabile antidoto al pensiero dominante. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/due-femministe-servono-da-antidoto-al-bavaglio-sullomofobia-e-il-gender-2645361304.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-video-scandalo-della-ragazza-che-vive-laborto-come-un-gioco" data-post-id="2645361304" data-published-at="1768459072" data-use-pagination="False"> Il video scandalo della ragazza che vive l’aborto come un gioco Ciò che Pier Paolo Pasolini scriveva a proposito del «potere totalitario dei consumi» e della sua influenza sulla questione dell'aborto sta tutto lì, nei 19 secondi di filmato che una ragazza di nome Ashley ha pubblicato su TikTok. Stiamo parlando del social network più utilizzato dai cosiddetti teenager, una piattaforma creata in Cina che permette di compulsare tramite cellulare una marea di video della durata massima di un minuto. In 19 secondi, la giovane americana Ashley ha mostrato quale sia il suo approccio alla «interruzione di gravidanza». Anzi, lei scrive proprio «aborto», e suggerisce che non si tratti del primo, bensì del secondo. A realizzare il filmino si sono messe in due, lei e un'amica. Hanno ripreso e montato una sequenza sconcertante. Si vede l'amica reggere con una mano un test di gravidanza positivo, mentre Ashley si guarda la pancia alla specchio e la spinge in fuori, come a mimare la gravidanza. Sullo schermo compare la scritta «Abortion time! Take two» (una cosa del tipo «aborto parte seconda», in tono ridanciano). Un taglio netto ed ecco inquadrare l'ingresso di una clinica di Planned Parenthood a Pasadena, dove si suppone che Ashley si sia recata per svolgere la procedura. Infatti, alla fine del video, la troviamo a gambe divaricate sul lettino in procinto di sottoporsi a un'ecografia. Ma il momento più impressionante è senz'altro quello centrale. Ashley, sempre tramite le brevi didascalie che TikTok consente di mettere in sovrimpressione al filmato, spiega che «ci sono due approcci all'aborto». Il primo è quello di una coppia che la ragazza incontra in sala d'attesa nella clinica. È composta da due giovani. Stanno seduti vicini, si sostengono senza troppa convinzione, sembrano prostrati dal dramma che stanno per vivere. Ecco, questo è l'approccio numero uno, quello depressivo. Poi c'è l'approccio di Ahshley, che si riprende mentre ridacchia e balla con una allegra musichetta in sottofondo. Sono 19 secondi di mostruosità in purezza. Ci troviamo davanti a una ragazzina per cui l'aborto non è altro che un gioco, una fastidiosa formalità che si può affrontare ridendo e scherzando. Il dramma vero, per Ashley, è la gravidanza, non la sua interruzione. E non stiamo parlando di una povera disagiata, di una donna che deve abortire per necessità o per costrizione. Dal contesto sembra di capire che la protagonista se la passi bene a livello economico: semplicemente se ne frega. Le hanno detto che il corpo è suo e può gestirlo come vuole, dunque si comporta di conseguenza. Si libera della vita che porta in grembo come potrebbe liberarsi di un foruncolo. Nulla deve frapporsi tra lei e il suo radioso futuro di godimento. Il filmato è stato pubblicato su Twitter da Lila Rose, attivista pro life dell'associazione Live Action, ma il social network le ha bloccato l'account per violazione della privacy. Il tweet di condanna viene censurato, ma il video su TikTok è rimasto a disposizione di milioni e milioni di persone - per lo più adolescenti - in tutto il pianeta. Certo, per fortuna Ashley non rappresenta tutti i suoi coetanei, e il suo video ha provocato parecchio disgusto sulla Rete. Tuttavia quel brevissimo filmato rappresenta l'apoteosi del nulla contemporaneo, mostra quanto poco possa valere una vita, a quanto siamo disposti a rinunciare pur di non fermare il nostro desiderio smodato. Ashley ridacchia per l'aborto, ma forse sarebbe la prima a commuoversi per il video di un gattino postato su TikTok.
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Nel frattempo, visto che il nuovo decreto sicurezza è in fase di elaborazione, mi permetto di suggerire l’inserimento di un apposito paragrafo dedicato al risarcimento patrimoniale nei confronti dei parenti di ladri e rapinatori che, nell’atto di commettere un delitto, siano rimasti vittima di una reazione delle forze dell’ordine o di un qualsiasi cittadino. Ogni riferimento ai casi che hanno coinvolto il vicebrigadiere dei carabinieri Emanuele Marroccella o il gioielliere Mario Roggero è ovviamente voluto. Il primo è stato condannato a tre anni di carcere e a una provvisionale di 125.000 euro per aver sparato a un siriano che, colto con le mani nel sacco, aveva ferito un collega del sottufficiale. Per i giudici di primo grado il militare si sarebbe reso responsabile di «un eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi» e dunque, per la morte del ladro, deve risarcire i parenti, non solo i figli ma anche i familiari residenti in Siria. Il secondo invece è stato condannato a 14 anni e 9 mesi di carcere per aver reagito durante una rapina e aver inseguito e sparato ai malviventi che hanno assaltato il suo negozio, legando e minacciando moglie e figlia. I familiari dei due banditi uccisi e del terzo rimasto ferito hanno chiesto risarcimenti milionari e il tribunale ha condannato Roggero a una provvisionale di 480.000 euro.
In pratica, le vittime di un’attività criminale, sia che si tratti di un carabiniere che sta svolgendo il proprio servizio, ovvero che fa rispettare la legge, sia che si tratti di un negoziante che reagisce di fronte ai rapinatori, diventano un bancomat per i parenti di coloro che, mentre stavano commettendo un crimine, sono stati feriti o uccisi. Le persone oneste, che indossino una divisa o abbiano un’attività, per il solo fatto di non aver alzato le mani di fronte a un ladro o a un rapinatore ma aver reagito, rischiano di dover pagare e finire sul lastrico per risarcire i familiari di un delinquente. Chi ruba o si introduce armi in pugno in un negozio, sfidando le forze dell’ordine, accetta la sfida di finire male. Il che non significa solo finire in manette ma anche all’ospedale o al camposanto. È lui a mettere a repentaglio la vita degli altri. Dunque perché, se la rapina o il furto vanno male, devono essere le vittime a risarcire? In una condizione di stress e di pericolo, sorpresa e minacciata da un’arma puntata contro di sé o i propri cari, una persona può reagire anche perdendo la testa e premendo il grilletto. Che sia un carabiniere o un gioielliere poco importa: conta piuttosto chi e che cosa ha generato la reazione. Che si tratti di un militare o di un negoziante o di un comune cittadino la sostanza non cambia, perché uccidere un uomo - anche se questi è un rapinatore - comunque non è cosa che si dimentica, ma si porta dentro tutta la vita. Perché aggiungere quindi una pena accessoria, ovvero il risarcimento ai familiari del criminale?
Lo so che la Corte costituzionale in passato ha eccepito a proposito dell’esclusione dai benefici di legge dei familiari di mafiosi vittime della criminalità organizzata, ma questo è un altro caso. Qui si parla di soggetti che ricevono centinaia di migliaia di euro perché qualcuno ha reagito a una rapina, uccidendo il rapinatore. Se un criminale ha messo a rischio l’incolumità delle persone, queste non devono essere chiamate a rimborsare i familiari del delinquente eventualmente ferito o deceduto a causa della reazione del rapinato. Non ci vuole molto, basterebbe una riga. E in tal caso anche il ragazzo di Varese che ieri mattina ha accoltellato un ladro che si era introdotto in casa sua sarebbe esentato dai rischi di dover pagare i parenti del criminale. I quali, subito dopo il decesso, hanno inscenato proteste di fronte all’ospedale. Se il rom non si fosse introdotto in casa altrui e non avesse aggredito il proprietario oggi sarebbe vivo e vegeto e la vittima, cioè il rapinato, non rischierebbe di pagare i danni ai parenti del rapinatore.
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I due testi, per ora in bozza, si muovono in parallelo: uno sul piano normativo, l’altro su quello operativo. E intervengono in modo sistematico su codice penale, piazze, manifestazioni, maranza, strumenti di offesa. Con importanti proposte sulla funzionalità delle forze dell’ordine (anche attraverso nuove assunzioni) e uno scudo che introduce la non iscrizione nel registro delle notizie di reato quando il fatto appare compiuto in presenza di cause di giustificazione come la legittima difesa o l’adempimento del dovere. Viene, inoltre, estesa la tutela legale anche alla fase giudiziaria. Ma il torchio del Viminale guidato dal ministro Matteo Piantedosi viene stretto anche su criminalità diffusa e immigrazione clandestina. Il perimetro è ampio. E leggendo i documenti (un pacchetto di circa 60 norme su sicurezza e immigrazione), che hanno una spinta politica che arriva dalla Lega e che da lunedì sono sul tavolo di Palazzo Chigi (è previsto che vengano portati per l’approvazione già al prossimo cdm), sembrano lanciare un segnale esplicito. Il disegno di legge in materia di sicurezza pubblica, immigrazione, funzionalità delle forze di polizia e del ministero dell’Interno, insieme al decreto legge sul loro potenziamento operativo, compone un intervento organico che ridefinisce il rapporto tra prevenzione, repressione e gestione dell’ordine pubblico. La linea è quella di accelerare espulsioni e rimpatri, evitando che le procedure si incaglino nei passaggi giudiziari, e di rendere strutturali strumenti finora emergenziali, come le zone rosse. L’obiettivo dichiarato è semplificare, rendere più rapida l’azione dello Stato, rafforzare la prevenzione e ridurre gli spazi di elusione. Il primo capo è dedicato alla sicurezza pubblica, il secondo all’immigrazione e alla protezione internazionale, il terzo alla funzionalità delle forze di polizia e del ministero dell’Interno, nonché alle misure in favore delle vittime del dovere, della criminalità organizzata e del terrorismo. Dentro questo schema le pietre angolari sulle quali poggia l’intervento sono: la stabilizzazione delle zone rosse nelle città, con una maggiore vigilanza nelle aree più sensibili allo spaccio e alla criminalità (si potenziano i sistemi di videosorveglianza urbana, i presidi territoriali della polizia di Stato, anche temporanei, e viene istituito un fondo da 50 milioni di euro per la sicurezza ferroviaria, mentre negli impianti sportivi vengono introdotti sistemi di identificazione biometrica remota a posteriori, con riconoscimento facciale attivabile dopo la commissione di un reato); il potenziamento dei Daspo e delle misure di prevenzione; il rafforzamento del fondo sicurezza urbana a disposizione dei sindaci; il contrasto all’immigrazione illegale; la velocizzazione e una maggiore efficacia delle espulsioni e dei rimpatri. Il testo introduce la possibilità di interdizione temporanea delle acque territoriali per minaccia grave all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale. Con interdizione che può durare fino a sei mesi ed è disposta con delibera del Consiglio dei ministri e su proposta del ministro dell’Interno. I migranti a bordo di imbarcazioni interdette possono essere condotti in Paesi terzi con cui l’Italia ha accordi specifici. È prevista inoltre la possibilità di consegna allo Stato di appartenenza di persone ritenute pericolose per la sicurezza nazionale. Si rafforzano le disposizioni sull’espulsione ordinata dal giudice anche per reati contro la persona, il patrimonio e l’ordine pubblico.
Si interviene sui ricongiungimenti familiari restringendo le categorie ammesse e rafforzando i controlli reddituali. Viene ridefinito il concetto di protezione complementare e introdotta la definizione di Paese terzo sicuro, con conseguente inammissibilità della domanda di protezione internazionale e non sospensione dell’esecutività in caso di ricorso. Un trucchetto al quale ricorrevano tutti gli immigrati da espellere. Si rafforzano inoltre le strutture di trattenimento dei cittadini stranieri, le procedure di rimpatrio e le modalità di accoglienza. Viene reintrodotta la procedibilità d’ufficio per il furto commesso con destrezza e per le ipotesi aggravate, modificando quanto era stato stabilito dalla riforma Cartabia.
Ci sono le misura anti maranza, ampliando il catalogo dei reati per i quali è possibile applicare l’ammonimento del questore nei confronti dei minorenni tra i 12 e i 14 anni, includendo lesioni personali, rissa, violenza privata e minaccia quando commessi con armi o strumenti atti ad offendere. Divieto assoluto di andare in giro con strumenti a lama flessibile, acuminata e tagliente superiore a cinque centimetri, a scatto o a farfalla. Per altri coltelli e strumenti con lama superiore a otto centimetri, il porto è vietato in assenza di giustificato motivo ed è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Sono previste aggravanti specifiche in caso di commissione del reato da parte di persone con volto coperto o in luoghi sensibili come stazioni ferroviarie, istituti scolastici, parchi e giardini pubblici.
Viene inoltre introdotto il divieto di vendita ai minorenni, anche online, di armi improprie e strumenti da punta e taglio, con obbligo di registro elettronico delle vendite e sanzioni fino a 12.000 euro in caso di reiterazione.
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Riduci
Per stare meglio e curare il proprio benessere è meglio sostituire l'antica formula (che ha spopolato per le cucina asiatica) con una più adatta ai tempi. E alla salute.
@GaiaPanozzo
Il Trentino si prepara a vivere da protagonista i Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026, assumendo un ruolo centrale sia dal punto di vista sportivo sia sotto il profilo organizzativo e territoriale. Sul territorio provinciale verrà infatti assegnato circa il 30% delle medaglie complessive dei Giochi, un dato di assoluto rilievo che conferma il valore delle infrastrutture trentine, la solidità dell’esperienza maturata nel tempo e la capacità di gestire eventi sportivi di portata internazionale. In Val di Fiemme, nelle venue di Lago di Tesero e Predazzo, verranno assegnate complessivamente 59 medaglie. Le gare olimpiche saranno 21 e riguarderanno alcune delle discipline più iconiche dello sport invernale, come lo sci di fondo, la combinata nordica e il salto con gli sci. A queste si aggiungono 38 gare paralimpiche nelle discipline dello sci di fondo paralimpico, noto come para cross-country, e del para biathlon. Numeri che collocano il Trentino tra i territori strategici dell’intero programma olimpico e paralimpico, sia per quantità di competizioni sia per valore simbolico delle discipline ospitate.
Lo sport rappresenta da sempre un elemento identitario del Trentino, capace di attrarre visitatori da tutto il mondo grazie a un contesto naturalistico unico. Il territorio offre una vera e propria palestra a cielo aperto, ideale per la pratica sportiva in ogni stagione, dalle attività invernali a quelle outdoor primaverili ed estive. Tra cime innevate, paesaggi dolomitici e vallate alpine, l’attività sportiva è parte integrante della vita quotidiana e contribuisce in modo significativo allo sviluppo turistico, economico e sociale.
Questo legame profondo tra territorio e sport trova conferma anche nei dati. Una recente ricerca di Profit to Share per Il Sole 24 Ore ha collocato Trento al primo posto tra le province italiane per indice di sportività. Per il Trentino si tratta dell’ottavo successo nelle 19 edizioni della ricerca, un risultato che testimonia la diffusione della pratica sportiva, la qualità delle strutture disponibili e l’efficienza del sistema organizzativo locale.
In questo contesto si inserisce la scelta della Val di Fiemme come Host Venue per le discipline nordiche. Gli stadi del fondo al Lago di Tesero e del salto a Predazzo rappresentano da anni punti di riferimento a livello internazionale, grazie a infrastrutture di alto livello e a una tradizione consolidata nell’ospitare eventi sportivi di massimo prestigio. Le gare olimpiche di sci di fondo e combinata nordica, così come le competizioni paralimpiche di para cross-country skiing e para biathlon, si svolgeranno presso l’impianto di Tesero. Le gare di salto con gli sci, maschili, femminili, a squadre e a squadre miste, avranno invece luogo presso lo Stadio del Salto di Predazzo, struttura che da tempo accoglie appuntamenti di Coppa del Mondo e manifestazioni internazionali.
I Giochi si svolgeranno dal 6 al 22 febbraio, mentre i Giochi paralimpici dal 6 al 15 marzo 2026. Durante tutto il periodo olimpico e paralimpico, l’accessibilità delle valli di Fiemme e Fassa sarà garantita sia dal punto di vista della viabilità sia per quanto riguarda la fruibilità delle ski area, che resteranno operative e non verranno chiuse in occasione delle competizioni. Una scelta strategica che permetterà a residenti e turisti di continuare a vivere il territorio, praticare sport e usufruire dei servizi anche durante lo svolgimento dei Giochi, in un equilibrio tra grandi eventi e vita quotidiana delle comunità locali.
Accanto allo sport, il Trentino sarà protagonista anche sul piano culturale grazie all’Olimpiade culturale Milano-Cortina 2026, che rappresenta un’opportunità per valorizzare il rapporto tra cultura e sport come leva di crescita per i territori. A febbraio 2024 il Trentino ha inaugurato l’Olimpiade culturale ospitando alle Gallerie di Trento la prima mostra del progetto espositivo triennale «Anelli di congiunzione». Da questa esperienza è nato il progetto «Combinazioni_caratteri sportivi», che coinvolge dodici realtà del sistema museale provinciale in tredici proposte culturali tra mostre, spettacoli e iniziative diffuse.
I Giochi lasceranno infine una legacy significativa per il territorio, fatta di competenze, esperienze e infrastrutture che contribuiranno ad accrescere ulteriormente l’attrattività del Trentino come destinazione per eventi sportivi internazionali. Un patrimonio che assume un valore ancora maggiore in vista dei Giochi olimpici giovanili invernali Yog 2028, già assegnati al Trentino. È già attiva la biglietteria ufficiale per assistere alle gare attraverso il sito di ticketing di Milano-Cortina 2026.
Fiemme e Fassa, valli sempre aperte durante l’evento sportivo mondiale
La promessa è chiara: durante i Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 la Val di Fiemme e la Val di Fassa non saranno territori blindati. Dal 6 al 22 febbraio, mentre sci di fondo, salto e combinata nordica assegneranno medaglie tra Lago di Tesero e Predazzo, la quasi totalità delle strade resterà aperta al traffico e gli impianti sciistici continueranno a funzionare, seppur con alcune limitazioni. Una scelta che punta a evitare l’effetto «zona rossa» già visto in altri grandi eventi, ma che impone un delicato equilibrio tra sicurezza, mobilità e vita quotidiana delle comunità locali.Il piano, definito dopo mesi di confronto tra organizzatori, Commissariato del governo e Questura di Trento, prevede poche chiusure mirate: via Stazione, tra Tesero e la frazione di Lago, sarà riservata alle navette olimpiche, così come le strade che costeggiano la caserma della Guardia di finanza di Predazzo, sede del villaggio olimpico. Per il resto, salvo emergenze o criticità impreviste, la circolazione ordinaria sarà garantita. A presidiare la situazione sarà una centrale operativa presso i vigili del fuoco di Cavalese, chiamata a intervenire in tempo reale su eventuali congestioni o problemi di viabilità.L’accesso alle venue di gara resterà però rigidamente controllato: a Lago di Tesero e allo Stadio del Salto di Predazzo entreranno solo accreditati e possessori di biglietto, con l’obiettivo di separare i flussi locali da quelli olimpici. È qui che entra in gioco il sistema dei parcheggi e delle navette, pensato per spostare migliaia di tifosi senza riversarli nei centri abitati. I principali hub saranno distribuiti lungo la valle: dal Lido di Molina di Fiemme alla Troticoltura e al Vivaio forestale di Masi di Cavalese, fino all’area artigianale di Tesero, snodo chiave per chi raggiunge il Centro del Fondo. Per il salto, invece, i parcheggi di Mezzavalle e Moena faranno da filtro verso Predazzo.Ampio spazio sarà riservato anche ai bus: zone artigianali, centri sportivi e piazzali comunali verranno riconvertiti temporaneamente a posteggi per pullman, con l’obiettivo di ridurre il traffico privato. Una strategia che, nelle intenzioni, limiterà l’impatto sulle arterie principali, dalla statale 48 alla strada di fondovalle, entrambe confermate come aperte. Non si escludono però deviazioni consigliate, come l’uscita di Bolzano Nord sull’A22 Brennero-Modena per raggiungere la Val di Fassa passando da Val d’Ega e Passo Costalunga.Capitolo impianti: Alpe Cermis, Alpe Lusia-Bellamonte e Pampeago resteranno operativi senza restrizioni, mentre lo Ski Center Latemar dovrà ridimensionare l’attività a Predazzo, dove la partenza della cabinovia ricade all’interno dell’area olimpica. Un sacrificio parziale, compensato dalla possibilità di accedere al comprensorio da Pampeago e Obereggen.Resta il nodo più delicato: la sostenibilità reale di un evento che porterà in valle atleti, staff, volontari e migliaia di spettatori. Il rafforzamento del trasporto pubblico, con collegamenti anche da Trento, è la risposta messa sul tavolo. La scommessa, per Fiemme e Fassa, è vivere l’Olimpiade senza sospendere la normalità. Una sfida logistica prima ancora che sportiva.
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