A Genova divieto di pubblicità per tutte le attività legate a fonti fossili
2026-04-25
Politica e affari
Il governo mette la fiducia al Senato anche sul decreto bollette. Segno che il livello di conflittualità in Parlamento è arrivato a livelli record. «Anche nel metodo siamo alle solite. L'ennesimo provvedimento a scatola chiusa che lede una volta di più la dignità del Parlamento», ha dichiarato la senatrice di Fratelli d'Italia, Daniela Santanché.
Intanto, il provvedimento è passato con 207 sì, mentre i no sono stati 38. L’esecutivo ha stanziato così circa 6 miliardi per contenere nel secondo trimestre 2022 il caro bollette di energia elettrica e gas per utenze domestiche e non, nonché il potenziamento del bonus sociale energia per famiglie vulnerabili (500 mln). Il testo prevede infatti l'azzeramento degli oneri di sistema elettrici e del gas (3 mld), conferma il taglio dell'Iva e oneri sul gas (quasi un mld). Ma i fondi sono una goccia nel mare se è vero come ha spiegato recentemente lo stesso ministro del Tesoro, Daniele Franco, che il rincaro delle bollette costerà ad imprese e famiglie 22 miliardi a trimestre. Cifra che, se proiettata sull’anno, salvo il crollo del prezzo dell’energia, significa un esborso da quasi 90 miliardi. Senza contare gli aumenti nei prezzi dei carburanti e dei beni alimentari. Piu potere ad Arera Il documento ha poi anche affidato all’autorità Arera il compito di rendicontare l'utilizzo delle risorse destinate da Palazzo Chigi al taglio degli oneri generali delle bollette di luce e gas.
L’analisi che dovrà stilare l’autorità dovrà essere inviata periodicamente ai ministeri della Transizione ecologica e dell'Economia, nonché alle Commissioni parlamentari entro il 16 maggio. In questo modo, secondo il governo, il ministero guidato da Roberto Cingolani avrà sempre il quadro della situazione aggiornato e potrà intervenire per mettere in campo una strategia contro la povertà energetica, da sottoporre a consultazione pubblica. Inoltre il Gestore dei servizi energetici (Gse) potrà acquistare energia da fonte rinnovabile, attraverso contratti di almeno tre anni, per distribuirla a un prezzo fissato per decreto ministeriale in via prioritaria a grandi aziende, Pmi e clienti nelle isole maggiori. Il dl riconosce alle imprese a forte consumo di energia elettrica un contributo straordinario sotto forma di credito di imposta pari al 20% delle spese sostenute per la componente energetica acquistata ed effettivamente utilizzata nel secondo trimestre 2022. Il bonus (700 mln in totale) è riconosciuto anche in funzione della spesa per energia elettrica prodotta e auto-consumata dalle imprese energivore nel secondo trimestre 2022.
É prevista anche una misura analoga per le imprese a forte consumo di gas naturale, cui va un contributo (480 mln in totale) sotto forma di credito di imposta del 15% della spesa sostenuta per l'acquisto del gas, consumato nel primo trimestre 2022. Il decreto avvia un pacchetto di semplificazioni delle procedure per l'installazione di impianti fotovoltaici. I numeri in gioco. Le associazioni dei consumatori sono scettiche sul provvedimento. Sapendo che già oggi, ogni famiglia italiana paga 780 euro in più rispetto al 2011, nonostante imposte e oneri di sistema siano scesi di quasi il 35%, come rivela un’indagine di Consumerismo no-profit e del centro ricerca Alma laboris businesse school. «Non sposterà di un centesimo il costo complessivo delle bollette domestiche degli italiani. E comunque riguarda solo il secondo trimestre - chiarisce Luigi Gabriele, numero uno di Consumerismo no profit - Poi bisognerà trovare altri soldi».
Siccome per la sinistra il cittadino è scemo e il consumatore lo è ancora di più, a Genova hanno scoperto come risolvere il problema del riscaldamento globale: vietando le pubblicità delle fonti fossili negli spazi pubblici.
E anche dei «prodotti ad alta impronta di carbonio», qualunque cosa voglia dire (auguri per la stesura delle relative ordinanze). La pensata è stata di Avs, ma la maggioranza che sostiene il sindaco Silvia Salis l’ha adottata con gioia giovedì pomeriggio, approvando una mozione ad hoc.
È ancora presto per capire se saranno vietati solo i manifesti che pubblicizzano una data catena di pompe di benzina, oppure se la mannaia gretina si abbatterà anche su caldaie, condizionatori d’aria, automobili diesel. La mozione presentata da Alleanza Verdi Sinistra chiede di introdurre restrizioni alla pubblicità legata alle fonti fossili, con particolare attenzione alle aree connesse al trasporto pubblico locale come le fermate degli autobus, della metropolitana e gli impianti pubblicitari collegati alla mobilità urbana.
La mozione impegna la Salis e la giunta a valutare «misure concrete» per limitare «la promozione di prodotti ad alta impronta di carbonio» negli spazi pubblici, con l’obiettivo dichiarato di rendere più coerenti le politiche cittadine con la dichiarazione di emergenza climatica già approvata negli anni scorsi. Certo, l’emergenza climatica di Genova farebbe più pensare a interventi seri sul patrimonio edilizio costruito sui greti dei torrenti e a una valutazione più «consapevole», come direbbero gli ambientalisti, dell’elevato indice di consumo del territorio del capoluogo ligure, ma non sono cose che si possono chiedere a una turborenziana come la Salis, in rampa di lancio verso la leadership nazionale del centrosinistra. Molto più semplice imbracciare la consueta artiglieria «cancel» vietando tutto il vietabile, parole comprese; immaginare che i cittadini siano un branco di beoti che fa e compra tutto quello che dice la pubblicità; far finta di ignorare che se si vuole spingere un consumo ci sono mille sistemi per farlo, sui media e sui social, come insegna il gioco d’azzardo. Stupisce, poi, che un partito come Avs, dove l’impronta post-marxista e/o libertaria dovrebbe essere ancora forte, si metta a vietare cartelloni, anziché condurre le proprie battaglie attraverso il libero appello al boicottaggio delle filiere economiche che giudica «sbagliate».
Ciò detto, la primogenitura della mozione genovese spetta ad Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, che a febbraio del 2024 ha chiesto formalmente alle varie nazioni di vietare la pubblicità dei combustibili fossili e di invitare le società di pubbliche relazioni e di lobbying a interrompere qualsiasi legame con i loro clienti nel campo di carbone, petrolio e affini.
In Europa, si sono mosse per prime alcune città come l’Aia, Stoccolma e Amsterdam, che hanno introdotto limitazioni alle pubblicità che andrebbero contro agli obiettivi della riduzione del riscaldamento globale. Ad Amsterdam hanno anche vietato di pubblicizzare la carne, quindi con questa logica è possibile che prima o poi arrivi anche il divieto per le pubblicità dei dolci. Sarebbe divertente vedere la Salis vietare i manifesti dei biscotti del Lagaccio o del panettone genovese. In ogni caso, al momento la primogenitura italiana spetta a Firenze, dove due mesi fa il Consiglio comunale ha approvato una mozione per la messa al bando della pubblicità legata al fossile e le ha appiccicato anche un bel nome come «#BanFossilAds», campagna destinata a tutta la nazione. Lo schema fiorentino prevede restrizioni e divieti per pubblicità di vari prodotti, tra cui sono stati citati i Suv e le auto di grandi dimensioni, le compagnie aeree, le navi da crociera, i prodotti petroliferi. Chissà come saranno le versioni finali delle ordinanze, ma per due città turistiche come Firenze e Genova sarebbe curioso assistere a una crociata comunale contro grandi navi e aerei.
A Genova, comunque, Avs è piuttosto chiara nelle sue intenzioni. Il capogruppo in Comune, Francesca Ghio, ha spiegato questa sorta di imperativo morale alla rieducazione: «Non possiamo continuare a dichiarare l’emergenza climatica e contemporaneamente consentire che lo spazio pubblico venga occupato dalla promozione di prodotti ad alta impronta di carbonio. È una contraddizione evidente e un messaggio sbagliato alla cittadinanza». Di tutt’altra opinione il centrodestra, che parla di follia green. Il gruppo Fdi in consiglio protesta: «Crediamo ci voglia un mix tra consapevolezza, responsabilità, sviluppo e tutela del territorio e questa proposta non coniuga nessuna di queste qualità. All’ideologia e alla volontà di accettare una sola versione della storia ritenuta valida della coalizione progressista rispondiamo riprendendo le parole del premier Meloni: “Non esiste un ecologista più convinto di un conservatore». Lapidario Pietro Piciocchi, sconfitto dalla Salis: provvedimento «ideologico e scollegato dalla realtà economica e geopolitica attuale».
Francesco Borgonovo intervista Mary Holland e Brian Hooker, membri dell’associazione di Robert F. Kennedy Jr. e ascoltati anche dalla Commissione Covid italiana. Dalla gestione della pandemia ai lockdown, dalla censura al ruolo di OMS e Big Pharma.
Oltre alle norme sui rimpatri oggetto di polemiche nei giorni scorsi, il decreto Sicurezza 2026 approvato ieri alla Camera introduce un ampio pacchetto di misure, che spaziano su vari temi.
Tra i più importanti ci sono: l’inasprimento delle pene su furti e reati in materia di armi o di strumenti atti ad offendere; interventi contro la violenza giovanile e ulteriori reati di particolare allarme sociale; misure di contrasto all’uso di stupefacenti; tutela rafforzata per il personale scolastico, per quello sanitario e del trasporto pubblico; nuove sanzioni contro i parcheggiatori abusivi.
Per quanto riguarda i coltelli, vengono inasprite le sanzioni per il porto di lame superiori a 8 cm, nonché di strumenti dotati di lama pieghevole, di lunghezza pari o superiore a cinque centimetri, a un solo taglio e con punta acuta, muniti di meccanismo di blocco della lama ovvero apribili con una sola mano e assimila particolari strumenti (come coltelli a scatto o «a farfalla») alle armi senza licenza. Prevista poi, una sanzione pecuniaria per i soggetti che esercitano la responsabilità genitoriale nell’ipotesi in cui un minorenne commetta uno dei reati in materia di porto abusivo di armi o strumenti atti ad offendere. Introdotto anche il divieto di vendita o cessione in qualsiasi modo ai minori, di strumenti da punta o da taglio atti ad offendere. Il reato di furto con strappo viene esteso anche alle ipotesi di sottrazione con destrezza di mezzi di pagamento, documenti e dispositivi elettronici. Una serie di misure che estendono l’ambito di applicazione dei poteri di perquisizione della polizia in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico e introducono l’accompagnamento coattivo presso gli uffici della polizia, della durata massima di 12 ore, qualora vi sia fondato motivo di ritenere che, sulla base di specifici elementi, i soggetti accompagnati possano costituire un concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione.
Una modifica del Testo unico sugli stupefacenti introduce la confisca obbligatoria degli autoveicoli usati per il compimento del reato di produzione, traffico e detenzione illeciti di stupefacenti.
Previste anche nuove misure in materia di sicurezza urbana, come il rifinanziamento di 19 milioni di euro anche per il 2026 per l’installazione, da parte dei comuni, di sistemi di videosorveglianza; l’incremento del Fondo per la sicurezza urbana; incentivi per l’assunzione a tempo determinato di personale della polizia locale e per la corresponsione dei compensi per lavoro straordinario al medesimo personale. Durante l’esame al Senato sono state introdotte anche disposizioni che ridefiniscono le sanzioni applicabili ai parcheggiatori abusivi.
Cambiano pure le sanzioni e le norme per le violazioni in materia di pubbliche manifestazioni. Tra le altre cose, si prevede la configurazione della mancata comunicazione sullo svolgimento di pubbliche manifestazioni, come illecito amministrativo punito con una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra 1.000 e 10.000 euro, estendendo espressamente la punibilità anche a chi - senza darne preavviso all’autorità - promuove una riunione in luogo pubblico attraverso reti, piattaforme e servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico o privato, ovvero tramite gruppi chiusi di utenti.
Viene poi modificato l’articolo del Codice penale relativo al delitto di lesioni personali commesse in danno a specifiche categorie di persone offese, inserendo anche il personale docente, i dirigenti scolastici, del personale tecnico e ausiliario della scuola, nonché il personale impiegato nei servizi di trasporto pubblico. In tali casi si procederà all’arresto obbligatorio in flagranza di reato.
