La fedelissima di Letta si prende il Cnr: gestirà i milioni di euro del Recovery

Il consiglio nazionale delle ricerche attendeva da più di un anno un nuovo presidente. Dopo un primo bando andato a vuoto ne è stato fatto un altro e lì ha vinto l’ex ministro dem. Però nulla si sa dei nomi della cinquina dalla quale è stata scelta. A presiedere Maria Chiara Carrozza.

E’ stata accolta da un tripudio di festeggiamenti Maria Chiara Carrozza, neo presidente del Cnr, il Consiglio Nazionale delle Ricerche che da più di un anno attendeva di rinnovare i suo vertici. Il Partito democratico è stato tra i primi a complimentarsi con il nuovo presidente donna. Peccato che Carrozza abbia una storia accademica molto travagliata, che, sostengono i maligni, forse non si addice per il ruolo di alto prestigio. Ha infatti ottenuto la cattedra all’università telematica Guglielmo Marconi, dopo non essere riuscita ad ottenere l’abilitazione in altri atenei. La storia venne fuori nel 2013, dopo la sua nomina a ministro dell’Istruzione, che peraltro non ha lasciato un imperituro ricordo nelle cronache. In pratica ottenuta l’idoneità all’università online, senza essere chiamata, passò velocemente alla Scuola Sant’Anna di Pisa, grazie a una procedura interna e grazie, spiegò in un’intervista, «alla valutazione di tre studiosi stranieri». Ora è professore ordinario di Bioingegneria Industriale.


Ma i dem questa storia l’hanno dimenticata, o piuttosto ignorata sin dal suo inizio. C’è da capirlo. Il Cnr resta un’istituzione strategica. Gestisce i milioni di euro stanziati per la ricerca scientifica. E’ stato fondamentale per i fondi all’istituto Spallanzani per la creazione del vaccino tutto italiano Reithera (che nessuno ha ancora visto). Per di più i fondi sono destinati ad aumentare dopo l’approvazione del Pnrr più. Come aveva già scritto il nostro giornale durante le trattative per il nuovo presidente, chi sarebbe arrivato avrebbe avuto libero accesso a milioni di euro da indirizzare come meglio crede e in totale libertà. Carrozza è un esponente politico del Pd. Viene considerata una fedelissima di Enrico Letta, il neo segretario dem da poco ritornato da Parigi. E’ stata ex ministro dell’Università e Ricerca proprio durante il governo Letta. Carrozza è figlia di Antonio Carrozza, professore, nonché sorella dello scomparso Paolo Carrozza, ordinario di Diritto professoressa proprio alla Scuola S. Anna, che caso vuole sia anche l’istituto frequentato in passato da Letta jr oltre che dal giudice della Corte costituzionale Giuliano Amato. E’ stata in passato compagna di Umberto Carpi, anche lui professore di letteratura italiana a Pisa, ma anche senatore dell’Ulivo per 2 legislature, e sottosegretario all’Industria nei governi Prodi e D’Alema.

Come per la Sant’Anna, Carrozza arriva quindi al Cnr, non senza polemiche. A quanto risulta alla Verità il nome Carrozza, che non aveva allora partecipato alla selezione, non compariva nel primo bando del 2020, quando il mandato dell’ex presidente Massimo Inguscio era ormai scaduto dopo 20 febbraio 2020. Alle fine del 2019 era stato creato un comitato per la selezione del nuovo presidente, durante il cambio dei ministri, da Marco Bussetti a Gaetano Manfredi. In piena pandemia, quando il Cnr avrebbe potuto anche dare un aiuto ulteriore per contrastare l’emergenza sanitaria, arrivò sul tavolo del ministero la cinquina di esperti di altissimo livello selezionati dal Comitato. Ma Manfredi, senza nessuna motivazione, prese tempo. Con tutta probabilità perché i 5 nomi non gli andavano bene. E alla fine di gennaio 2021, dopo quasi un anno di stasi, data ultima della permanenza di Inguscio si trovò l’ennesimo stratagemma per andare avanti di un altro mese. Poi, dopo la nomina del nuovo ministro Maria Cristina Messa, fu elaborato un nuovo bando, senza che l’altro fosse stato annullato e senza alcuna motivazione giuridica. In questo, come dal cilindro, è spuntata Carrozza, tra grandi applausi. Fatto ancora più strano: nulla si sa dei nomi della cinquina dalla quale è emersa Carrozza. M c’erano? O la selezione era ad personam sin dall’inizio? Sarebbe interessante che il ministro ne desse conto alla comunità scientifica.

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