Dopo Siri prosegue la strategia anti Lega. Prima il «Corriere» e ora «L'Espresso» - La Verità
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Dopo Siri prosegue la strategia anti Lega. Prima il «Corriere» e ora «L'Espresso»

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La scorsa settimana è toccato al Corriere della Sera "anticipare" una frase contro Armando Siri (l'ormai famosa ci è costato 30.000 euro) che non risulta in questa formulazione agli atti. Ora è L'Epresso ad alzare nuove accuse: «più di 3 milioni di euro sarebbero spariti dalle casse della Lega per Salvini Premier, della Lega Nord e delle societa' da essi controllate, da Pontida Fin a Radio Padania». E aggiunge: «I commercialisti non rispondono alle nostre domande». Ma il tesoriere Giulio Centemero ribatte punto per punto: «Accuse false. I versamenti sono tutti giustificati e seguono la logica della gestione in outsourcing. Risparmi del 70% rispetto a prima».

La scorsa settimana è toccato al Corriere della Sera anticipare una frase contro Armando Siri (l'ormai famosa ci è costato 30.000 euro) che non risulta in questa formulazione agli atti. Ora è L'Epresso ad alzare nuove accuse. Un'operazione immobiliare da 800.000 euro. Soldi pubblici, dei cittadini lombardi, usati dall'ente pubblico Lombardia Film Commission per comprare un immobile che dieci mesi prima valeva la metà di quel prezzo. Soldi che alla fine vengono incassati da società molto vicine al tesoriere e parlamentare della Lega, Giulio Centemero, e ai commercialisti del partito, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni. Sono le accuse de L'Espresso un una inchiesta dal titolo "Prima i soldi degli italiani" in edicola da domenica 28 aprile e in anteprima online su Espresso +. Il magazine sostiene che «dal 2016 al 2018», mentre andava avanti il procedimento della Procura di Genova per truffa allo Stato nella gestione 'Bossi-Belsito' culminato con il sequestro di 48,9 milioni di euro, fondi su cui i magistrati genovesi stanno ancora indagando, «piu' di 3 milioni di euro sarebbero spariti dalle casse della Lega per Salvini Premier, della Lega Nord e delle societa' da essi controllate, da Pontida Fin a Radio Padania».

Si tratta, spiega il settimanale, di «soldi dei sostenitori leghisti usciti dalle casse dei due partiti e finiti, dopo lunghi e complicati giri, a società private e sui conti personali di uomini molto vicini allo stesso Salvini». Ieri il sito ha pubblicato una serie di domande ai tre commercialisti del Carroccio lamentando la mancata risposta. La lista riguarda bonifici e saldi fatture anche relativi ai conti del gruppo parlamentare. La risposta è arrivata ieri sera sul blog di Centemero. «Dalle pagine del settimanale si è materializzato l'ennesimo attacco mediatico nei miei confronti e dei collaboratori che mi hanno accompagnato e sostenuto nel difficile compito della ristrutturazione dei conti della Lega da quando ne sono il tesoriere», scrive Centemero. Ho perso il conto degli articoli che l'Espresso ha pubblicato nell'offensiva che, con cadenza quasi settimanale, va avanti da oltre un anno. Negli articoli precedenti il focus riguardava il fantomatico ricorso a fiduciarie che sarebbero state utilizzate per eludere il sequestro operato dalla procura di Genova. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, i due hanno pensato bene di insistere e questa volta il presunto scoop riguarderebbe la gestione di soldi privati, in particolare dei sostenitori leghisti. Ed allora, verrebbe quasi da ringraziarli a nome dei tanti militanti e sostenitori del partito per questa loro attività di ulteriore revisione dei nostri bilanci. Ma ancora una volta ciò che colpisce non è tanto la pubblicazione dei numeri, in alcuni casi pure falsati, quanto la mistificazione della realtà che ne emerge>, prosegue il tesoriere. In pratica, la tesi difensiva spiega che la struttura amministrativa del partito (pre Centemero) contava su entrate tali da poter sostenere una macchina amministrativa e gestionale composta da oltre 70 persone, mentre ora conta di sette dipendenti. «La medesima attività viene svolta grazie al supporto dei commercialisti Manzoni e Di Rubba. Lo studio Cld e lo Studio Dea, con le rispettive strutture e con i professionisti di cui si avvalgono, negli anni hanno prestato attività di assistenza, consulenza societaria e fiscale, di diritto del lavoro nonché di contabilità e attività amministrativa. La scelta di esternalizzare l'attività è stato un passaggio obbligatorio» che ha portato a un risparmio del 70%. «Si parla di spostamenti vorticosi di denaro come se stessimo parlando di flussi di denaro che senza giustificativo passano da un soggetto all'altro. Ed invece, molto banalmente, si tratta della società di noleggio che ha fornito l'intero parco auto per le attività istituzionali e i mezzi per lo svolgimento delle campagne elettorali. Allo stesso modo, stando alla lettura dell'articolo ulteriori somme sarebbero andate alla società Barachetti service srl, quasi come fossero una donazione. Ed invece, ancora una volta la realtà è molto semplice e altrettanto distante da quanto narrato da L'Espresso. La società Barachetti service, come era facilmente intuibile e comunque verificabile, svolge attività di ristrutturazione edile e ha svolto lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria sugli immobili detenuti dalla società Pontida Fin». Insomma, il botta e risposta prosegue. Vedremo cosa farà l'Espresso a seguito della pubblicazione del cartaceo, domani. Anche se i primi effetti si sono già visti. Sulla vicenda è intervenuto anche il senatore Pd Dario Parrini. "Da mesi sto prendendo iniziative in Parlamento affinché sia fatta chiarezza sui 49 milioni rubati dalla Lega e non ancora restituiti allo Stato". "Di sicuro nella Lega quella dei soldi e' una questione che scotta», sottolinea Perrini in una nota. «Ne sono conferma le ultime rivelazioni fatte dall'Espresso nell'ambito di un'inchiesta giornalistica che documenta accuratamente come soldi del partito siano passati sui conti di società private da poco costituite e poi nelle tasche di fedelissimi di Salvini. Perché e' avvenuto ciò?» si chiede Parrini. Una risposta non è difficile tra il caso Siri e ora questo sembra esserci un assalto giudiziario alla Lega. Anche se va detto più sui quotidiani che dentro le Procure. Sul tema è intervenuto anche Alberto Di Rubba: «La volontà diffamatoria dei due giornalisti, nel numero dell'Espresso in uscita questa domenica, non conosce confini. Nulla è risparmiato: la mia vita privata, la mia attività professionale e quella delle persone che con mi stanno accanto.Non mi soffermo su tutto ciò che è stato falsificato nei due articoli ma non posso esimermi dal prendere posizione sulle falsità espresse in merito al mio operato quale presidente di Lombardia Film Commission. L'incarico conferitomi da Regione Lombardia era proprio finalizzato ad una complessiva ristrutturazione e riorganizzare della Fondazione viste le note difficoltà che aveva al momento del mio ingresso ad agosto del 2014.La riduzione degli introiti a causa dell'uscita di alcuni soci della Fondazione e gli alti costi connessi alla locazione degli spazi ne riducevano l'ambito d'azione e la realizzazione dell'obiettivo di favorire la realizzazione di film, fiction TV, spot pubblicitari, documentari e di ogni altra forma di produzione audiovisiva. Nel quadro delle azioni intraprese per la riorganizzazione mi sono fin da subito impegnato a mettere in atto le procedure per la ricerca di un immobile da adibire a sede amministrativa e operativa di Lombardia Film Commission; in linea con gli scopi, descritti nella sezione Bandi del sito filmcomlombardia.it che evidentemente i giornalisti non hanno consultato, "di razionalizzazione degli spazi a propria disposizione finalizzati a ridurre la spesa per le locazioni passive e contestualmente a creare sinergie operative da realizzarsi con la concentrazione in un'unica sede delle proprie attività istituzionali". Nel periodo del mio incarico, rinnovato sino all'approvazione del bilancio 2018, ho condotto la Fondazione con il sostegno della struttura amministrativa e gestionale preesistente ad ottenere risultati insperati sia in termini economici sia patrimoniali»..

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