La mamma di Domenico prosegue la sua battaglia per la ricerca della verità, quella verità che dovrà fare chiarezza sul «cuore bruciato» trapiantato al suo bambino. Patrizia Mercolino soffre in silenzio e con grande dignità, come ha fatto per i quasi sessanta giorni in cui il piccolo è stato attaccato all’Ecmo dopo il trapianto fallito all’ospedale Monaldi di Napoli. Non vuole accusare nessuno fino a quando la giustizia non avrà accertato i responsabili. Ed è proprio per aiutare i magistrati a cercare la verità che, ieri mattina, mamma Patrizia è andata in procura a Napoli per depositare una chiavetta con un audio registrato.
Si tratta di una conversazione, alla quale ha preso parte anche la donna, il giorno in cui, lo scorso 18 febbraio, dopo la riunione dell’equipe interdisciplinare con gli esperti di tutta Italia, le viene comunicato che «non c’è più niente da fare». Il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, ha spiegato che quella comunicazione «infausta» è stata riferita dal dottore Guido Oppido, 54 anni, il cardiochirurgo che ha eseguito il trapianto sul bimbo di due anni che adesso è tra i sette medici indagati. L’avvocato Petruzzi ha fornito alcuni dettagli sulla conversazione consegnata ai pm: «In questa registrazione la madre chiede giustamente al dottor Oppido perché poche ore prima aveva dichiarato Domenico trapiantabile, perché le avevano detto che era arrivato il cuore e il dottor Oppido dice che lo ha fatto solo per disperazione. A nostro avviso ciò è determinante ai fini dell’indagine». Secondo il legale, c’è stata una «ingerenza» del medico «in tutte le scelte, come abbiamo sempre detto. A parere di questa difesa il dottor Oppido non aveva la serenità per poter continuare a essere il medico curante di Domenico e a scegliere ciò che il team doveva fare o non doveva fare. Il nostro medico di parte ha chiesto che il bimbo avesse un altro medico curante e solo allora Oppido è stato rimosso. La scelta di depositare questa comunicazione è dettata da una scelta difensiva. Ora abbiamo formalmente il nome degli indagati».
Al pm Giuseppe Tittaferrante, titolare dell’inchiesta, l’avvocato ha anche chiesto di sentire la mamma di Domenico sull’arrivo del cuore da Bolzano al Monaldi. «La signora Patrizia», ha aggiunto l’avvocato della famiglia, «ha sempre sostenuto che il cuore è arrivato alle 14.30, ma la scheda relativa è stata fatta alle 14.18. Giovedì 26 febbraio saranno effettuati gli accertamenti tecnici sui cellulari, e noi vogliamo dare prova che questa informazione della signora Patrizia non è sicuramente condizionata all’esito di accertamenti tecnici». La mamma del piccolo, ieri prima di entrare in Procura, con grande compostezza ha espresso il «desiderio di chiarezza, il desiderio che venga fatta giustizia. Se mi fermo, resto lì a piangere e Domenico non lo vuole questo. Chiediamo giustizia. Chiediamo la verità, forse è arrivato il momento, me lo devono. Ho anche altri due figli, quindi devo rimanere in piedi anche per loro».
Intanto, ieri i carabinieri del Nas di Trento si sono recati all’ospedale San Maurizio di Bolzano per eseguire alcuni accertamenti sulle procedure messe in atto lo scorso 23 dicembre, quando è stato espiantato il cuore di un bambino di quattro anni destinato al piccolo Domenico. Secondo quanto si è appreso, i carabinieri hanno ottenuto l’elenco del personale coinvolto in tutte le fasi dell’intervento, dall’espianto al trasporto. Al momento non risultano nuovi indagati oltre ai sette già iscritti sul registro degli indagati, tutti medici dell’ospedale Monaldi di Napoli. Oggi nell’ospedale di Bolzano arriveranno gli ispettori del ministero della Salute e a breve sarà ascoltato il personale dell’azienda sanitaria altoatesina. Quest’ultima ha ribadito che la responsabilità del trasporto e della conservazione del cuore, in caso di trapianto, è a carico dell’équipe che riceve l’organo, quindi in questo caso dell’équipe del Monaldi. Da quanto è emerso, gli accertamenti si stanno concentrando pure sulla fornitura di ghiaccio secco che avrebbe danneggiato irrimediabilmente il cuore. L’ospedale dei Colli di Napoli, a cui appartiene il Monaldi, ieri ha diffuso una nota dopo aver appreso che il Nas di Trento vuole fare chiarezza su chi ha inserito il ghiaccio secco nel contenitore per il trasporto dell’organo, «elemento determinante nella causazione del danno e al quale sono ascrivibili le conseguenze successive»: «Con riferimento all’utilizzo di ghiaccio non idoneo, si ribadisce quanto già ampiamente riportato e quanto emerge dall’Audit: viene richiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio. Il personale locale chiede se sia necessario ghiaccio sterile o non sterile; l’équipe di espianto riferisce di aver considerato tale distinzione non rilevante ai fini della conservazione. La Direzione generale ribadisce la propria piena fiducia nella magistratura, con la quale ha collaborato sin dall’inizio per fare chiarezza e individuare eventuali responsabilità in relazione a questo evento drammatico».



