Dopo il «veto» messo da Forza Italia il leghista Freni rinuncia alla Consob

La comunicazione ufficiale l’ha data direttamente al premier Giorgia Meloni e ai vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani. Federico Freni, sottosegretario leghista al Mef, non intende correre per la presidenza della Consob. Ritira dunque la sua candidatura dopo che il suo nome per la guida dell’Authority era stato avanzato dal numero uno del Mef Giancarlo Giorgetti.
Freni parlando a Repubblica ha spiegato: «Ho fatto prevalere il dovere istituzionale. Non voglio creare problemi al governo, alla Consob e al Paese», aggiungendo: «Non sono e non voglio essere un elemento di divisione». E circa il «veto» di Forza Italia per una figura politica: «Mi dispiace che fare politica possa essere considerato un limite». La Meloni «ha preso atto della mia decisione. Avevo, ho e avrò sempre la massima stima per la presidente del Consiglio. Sono parte di una squadra e giocherò sempre per la squadra».
I retroscenisti parlano di attriti riaccesi tra le file degli azzurri che avrebbero posto un veto sul nome di Freni per una questione di opportunità. Il sottosegretario leghista è stato il regista della legge Capitali e non ha fatto mancare il suo endorsement sia all’ultimo round della privatizzazione di Mps che all’Opa lanciata dalla banca senese a Mediobanca. Raffaele Nevi, parlamentare e portavoce di Fi, commenta: «Freni? Non siamo soddisfatti né scontenti. Non è mai stata una questione legata al suo nome, la nostra posizione è sempre stata chiara: non era la figura giusta. Domani o quando sarà decideranno i leader. Non ne abbiamo mai fatto una questione personale». Circa l’opportunità Freni ha spiegato: «Le nuove regole del mercato non sono state calate dall’alto o scritte in stanze segrete: sono il risultato di due anni di lavoro e di un percorso aperto, trasparente e condiviso. Forse qualcuno», ha quindi affermato, «si è troppo appassionato a complotti e concerti. La realtà, però, è molto più lineare. Potrei citare decine e decine di riunioni del tavolo sulla riforma del Tuf, alle quali hanno partecipato operatori di mercato, associazioni di categoria, tecnici, professori universitari. Tutti hanno offerto il loro contributo, alla luce del sole».
«Da persona di grande responsabilità ed elevato senso istituzionale, Freni ha preso atto della situazione e ha scelto di sfilarsi dalla corsa per la presidenza della Consob. In questo modo, Freni dimostra di non voler creare problemi al governo, all’Authority e al Paese», la reazione del Carroccio secondo alcune fonti leghiste. «Sono decisioni sue, che rispetto. Sono contento, così rimane a lavorare con me», il commento a caldo di Giorgetti fermato in Transatlantico dai cronisti.
Il cerchio si stringe intorno a pochi nomi, ma in realtà nessuno sa ancora cosa si deciderà oggi in consiglio dei ministri. In pole position il più quotato resta Federico Cornelli, che come già scritto su queste colonne sembra essere il favorito per ricoprire il ruolo. Caldeggiato da Forza Italia, è l’unico componente ad aver incassato il via libera bipartisan in Parlamento. Sull’ipotesi della sponsorizzazione da parte di Forza Italia di Cornelli, Freni ha replicato: «Ho la buona abitudine di non parlare mai di chi parla troppo di me. Non farò un’eccezione stavolta». La guida della Consob però sembrava essere destinata alla Lega: rinunciando Freni, il Carroccio cosa ottiene? Da qui nasce l’ipotesi di Donato Masciandaro, consigliere di Giorgetti. Un’ipotesi. Così come lo è quella della nomina di Carlo Deodato che in Consob tornerebbe, ma da Palazzo Chigi riferiscono che si ritiene un errore cambiare a pochi mesi dalla fine del mandato il segretario generale della presidenza del Consiglio. Un altro nome papabile è quello di Gabriella Alemanno, commissario all’Authority dal 2023, nominata, come Cornelli, dal governo Meloni. Non ci sono frizioni, assicurano in maggioranza, si discuterà in cdm, ma certo, dopo il passo indietro di Freni, la Lega farà un ragionamento sulle caselle libere.





