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2022-05-17
Da domani su Mediaset «Giustizia per tutti»
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Una scena di «Giustizia per tutti», fiction Mediaset (Ansa)
Nella fase ibrida di Mediaset, dove le soap opera pian piano sono scomparse, rimpiazziate da produzioni diverse, più moderne, una nuova fiction si è fatta largo. Una fiction confezionata con furbizia. Prima, la scelta dei protagonisti, pescati così da soddisfare (anche e soprattutto) le pruriginose esigenze del gossip. Poi, la storia, non lontana da altre di importazione, Che fine ha fatto Sara? su tutte. Giustizia per tutti, un titolo vagamente demagogico per una trama dal respiro internazionale, è stata messa insieme con cura. Raoul Bova, che su Canale 5 ha già recitato come protagonista della fortunata Buongiorno, mamma!, è stato scelto per interpretare un uomo disgraziato. Roberto Beltrami, lo sguardo cupo, ha preso trent’anni per un omicidio che non ha mai commesso. Sua moglie, Beatrice, sarebbe stata vittima di uxoricidio. Lo ha deciso un tribunale, lo ha fatto in maniera arbitraria, rifiutando di vedere quel che a Roberto è sempre parso chiaro. La sua innocenza, la bontà d’animo, l’estraneità a fatti che, in carcere, ha ripercorso mille e più volte, promettendosi che l’avrebbe fatta valere, questa sua verità. Roberto ha studiato giurisprudenza nello spazio angusto della prigione. Ha mandato a memoria la legge, i suoi cavilli, ha imparato a navigare fra i vuoti che ancora esistono. Poi, ha deciso di impugnare la legge, e di farlo con Victoria Bonetto, avvocato amico della defunta Beatrice. Con questa è riuscito a far riaprire il proprio caso, ad essere scagionato e rimesso in libertà. Ma, a dieci anni dalla notte maledetta che gli ha sconvolto la vita, si è trovato catapultato in una città, Torino, che gli è estranea, con una figlia ormai grande e un bagaglio emotivo pesante. Sarà solo la volontà di aiutare il prossimo, attraverso una nuova carriera di avvocato, a restituirgli passione.
Giustizia per tutti, la cui sinossi potrebbe essere scambiata per le tante che ormai propina Netflix, non ha, dunque, la leggerezza delle soap opera, né la lunghezza dei grandi romanzi popolari alla RaiUno. Eppure, a quel pubblico che la televisione generalista impone di definire «grande», non ha mancato di ammiccare. Perché Giustizia per tutti, al debutto su Canale 5 nella prima serata di mercoledì 18 maggio, è una fiction senza ambizioni da serie tv, uno sceneggiato orgogliosamente italiano, di quelli capaci di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte.
Nel caso specifico, il «cerchio» è rappresentato dalla parte di spettatori che ancora rifiuta di convertirsi al digitale, alle piattaforme, al binge-watching, mentre la «botte» è Twitter, la rete, quel segmento di pubblico che guarda e in tempo reale commenta. Per questi, è stato scelto Raoul Bova, e con lui la nuova moglie, Rocío Muñoz Morales, nel ruolo che – nella vita reale – ha avuto la vecchia, quello di avvocato. Per gli altri, è stata messa insieme una trama veloce, che poco importa sia simile a tante: estranei a Netflix e a qualsivoglia offerta on demand, questi la troveranno originale. Bella, moderna. E, per certi versi, è così che potrebbe essere definita Giustizia per tutti, prodotto furbo nell’accezione più positiva che la parola possa avere.
Giustizia per tutti, nel suo essere smaccatamente cerchiobottista, non tradisce e non fa torti. Mantiene, anzi, le proprie promesse e, insieme, consente a Mediaset di proseguire il percorso tracciato quando, anni addietro, ha deciso di liberarsi dall’egemonia di prodotti simil-Beautiful. Sono promesse semplici, sia chiaro. Ma, in un mondo – quello della serialità italiana – dominato (salvo rare eccezioni) da voglio-ma-non-posso, la semplicità è vincente. E l’onestà, pure, anche quella intellettuale di definire tale la fiction, e di farlo senza vergogna.
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Debutta in prima serata su Canale 5 la fiction con protagonisti Raoul Bova e la moglie Rocío Muñoz Morales. Una fiction senza ambizioni da serie tv, ma con uno sceneggiato orgogliosamente italiano, di quelli capaci di dare un colpo al cerchio e uno alla botte.Nella fase ibrida di Mediaset, dove le soap opera pian piano sono scomparse, rimpiazziate da produzioni diverse, più moderne, una nuova fiction si è fatta largo. Una fiction confezionata con furbizia. Prima, la scelta dei protagonisti, pescati così da soddisfare (anche e soprattutto) le pruriginose esigenze del gossip. Poi, la storia, non lontana da altre di importazione, Che fine ha fatto Sara? su tutte. Giustizia per tutti, un titolo vagamente demagogico per una trama dal respiro internazionale, è stata messa insieme con cura. Raoul Bova, che su Canale 5 ha già recitato come protagonista della fortunata Buongiorno, mamma!, è stato scelto per interpretare un uomo disgraziato. Roberto Beltrami, lo sguardo cupo, ha preso trent’anni per un omicidio che non ha mai commesso. Sua moglie, Beatrice, sarebbe stata vittima di uxoricidio. Lo ha deciso un tribunale, lo ha fatto in maniera arbitraria, rifiutando di vedere quel che a Roberto è sempre parso chiaro. La sua innocenza, la bontà d’animo, l’estraneità a fatti che, in carcere, ha ripercorso mille e più volte, promettendosi che l’avrebbe fatta valere, questa sua verità. Roberto ha studiato giurisprudenza nello spazio angusto della prigione. Ha mandato a memoria la legge, i suoi cavilli, ha imparato a navigare fra i vuoti che ancora esistono. Poi, ha deciso di impugnare la legge, e di farlo con Victoria Bonetto, avvocato amico della defunta Beatrice. Con questa è riuscito a far riaprire il proprio caso, ad essere scagionato e rimesso in libertà. Ma, a dieci anni dalla notte maledetta che gli ha sconvolto la vita, si è trovato catapultato in una città, Torino, che gli è estranea, con una figlia ormai grande e un bagaglio emotivo pesante. Sarà solo la volontà di aiutare il prossimo, attraverso una nuova carriera di avvocato, a restituirgli passione. Giustizia per tutti, la cui sinossi potrebbe essere scambiata per le tante che ormai propina Netflix, non ha, dunque, la leggerezza delle soap opera, né la lunghezza dei grandi romanzi popolari alla RaiUno. Eppure, a quel pubblico che la televisione generalista impone di definire «grande», non ha mancato di ammiccare. Perché Giustizia per tutti, al debutto su Canale 5 nella prima serata di mercoledì 18 maggio, è una fiction senza ambizioni da serie tv, uno sceneggiato orgogliosamente italiano, di quelli capaci di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. Nel caso specifico, il «cerchio» è rappresentato dalla parte di spettatori che ancora rifiuta di convertirsi al digitale, alle piattaforme, al binge-watching, mentre la «botte» è Twitter, la rete, quel segmento di pubblico che guarda e in tempo reale commenta. Per questi, è stato scelto Raoul Bova, e con lui la nuova moglie, Rocío Muñoz Morales, nel ruolo che – nella vita reale – ha avuto la vecchia, quello di avvocato. Per gli altri, è stata messa insieme una trama veloce, che poco importa sia simile a tante: estranei a Netflix e a qualsivoglia offerta on demand, questi la troveranno originale. Bella, moderna. E, per certi versi, è così che potrebbe essere definita Giustizia per tutti, prodotto furbo nell’accezione più positiva che la parola possa avere. Giustizia per tutti, nel suo essere smaccatamente cerchiobottista, non tradisce e non fa torti. Mantiene, anzi, le proprie promesse e, insieme, consente a Mediaset di proseguire il percorso tracciato quando, anni addietro, ha deciso di liberarsi dall’egemonia di prodotti simil-Beautiful. Sono promesse semplici, sia chiaro. Ma, in un mondo – quello della serialità italiana – dominato (salvo rare eccezioni) da voglio-ma-non-posso, la semplicità è vincente. E l’onestà, pure, anche quella intellettuale di definire tale la fiction, e di farlo senza vergogna.
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Dalla ristorazione alla grande distribuzione, dal confezionamento alimentare al retail: l’estate si conferma un momento chiave per chi cerca lavoro, con migliaia di posizioni aperte in tutta Italia secondo Openjobmetis.
L’estate si conferma anche nel 2026 un momento chiave per chi è alla ricerca di un impiego. A dirlo è Openjobmetis, che segnala oltre 2.000 posizioni aperte in tutta Italia tra contratti stagionali e opportunità a più lungo termine.
La domanda di lavoro si distribuisce lungo tutta la penisola, ma con una concentrazione più marcata nelle aree a forte vocazione turistica e nei distretti produttivi. Il Nord si conferma il principale motore occupazionale, con il Veneto in prima linea: nella regione si contano più di 300 posizioni aperte nel periodo compreso tra maggio e settembre.
Proprio il Veneto offre una fotografia della varietà delle opportunità estive. Accanto agli impieghi nel commercio, con circa 50 addetti vendita tra Padova, Venezia e Vicenza, cresce la richiesta anche nel comparto produttivo e alimentare, dove si cercano operai e addetti alla lavorazione. Nelle zone turistiche, come il litorale veneziano e Jesolo, aumenta invece il fabbisogno nella ristorazione, nei servizi e nella grande distribuzione.
Il turismo resta infatti uno dei principali motori dell’occupazione stagionale. Dalla Sardegna alla Calabria, passando per Emilia-Romagna e Toscana, alberghi, ristoranti e attività legate all’accoglienza continuano a trainare le assunzioni. In Sardegna, in particolare, si concentrano opportunità per camerieri, personale alberghiero, addetti ai fast food e bagnini, oltre a figure legate ai servizi essenziali come la gestione dei rifiuti, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza. Situazione simile lungo la costa adriatica dell’Emilia-Romagna e nelle località balneari calabresi, dove resta alta la richiesta di personale per hotel, ristorazione e grande distribuzione.
Accanto al turismo, si rafforza anche il comparto della logistica. In regioni come Liguria, Piemonte e Marche si registra una domanda significativa di magazzinieri, autisti e addetti al carico e scarico merci, spinta sia dall’aumento dei consumi estivi sia dalle necessità di rifornimento delle località turistiche.
Un contributo rilevante arriva inoltre dal settore produttivo e agroalimentare. L’Emilia-Romagna si distingue per il numero di opportunità nella lavorazione della frutta e nella logistica industriale, con diverse posizioni tra addetti alla cernita, carrellisti e operatori di magazzino nell’area di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. Anche Marche e Umbria confermano il peso del comparto alimentare, in particolare nelle attività di confezionamento, con un focus sul distretto di Perugia.
Nel complesso emerge un mercato del lavoro estivo sempre più articolato, dove alla tradizionale flessibilità dei lavori stagionali si affianca una crescente richiesta di profili tecnici e specializzati. Un’evoluzione che, secondo Elisa Fagotto, apre nuove prospettive: l’estate non rappresenta più soltanto una fase temporanea, ma diventa anche un’occasione per le aziende di valutare nuove risorse e, per molti lavoratori, un possibile punto di partenza verso impieghi più stabili.
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La Commissione Ue contesta alla società americana di non impedire l’accesso ai minori, in violazione delle normative europee. La vicepresidente per gli Affari digitali Henna Virkkunen: «Non fa praticamente nulla». Meta respinge le accuse.
Bruxelles accusa Meta di consentire a numerosi minori di età inferiore ai 13 anni di accedere a Instagram e Facebook, esponendoli a diversi rischi e violando le normative europee. «Le nostre indagini preliminari dimostrano che Meta non sta facendo praticamente nulla per impedire ai minori di accedere a queste piattaforme», ha dichiarato la vicepresidente della Commissione per gli Affari digitali, Henna Virkkunen. La società respinge con fermezza le accuse.
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