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2024-03-18
Difesa personale, lo spry al peperoncino è legale e legittimo
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Il concetto di legittima difesa rimane sempre un tema delicato e la giurisprudenza è piena di casi particolari che troppe volte hanno visto punito chi è stato aggredito e poi si è difeso, anziché l'aggressore. Tra i vari strumenti per esercitare la legittima difesa c'è lo spry al peperoncino.
Al Forum di Assago, alle porte di Milano, si è svolto un evento organizzato dalla Krav maga academy (Kma) e dai maestri esperti di difesa personale professionale che, sotto la guida del fondatore Manuel Spadaccini hanno ideato, testato e prodotto Stay safe, uno spry innovativo e che può realmente aiutare una persona in una situazione di difficoltà o di pericolo. Presente sul palco insieme a Spadaccini, anche Angelo Greco, avvocato fondatore e direttore della testata La legge per tutti, grazie al quale è stato possibile chiarire e approfondire tutti gli aspetti legali sull'uso legittimo o meno dello spry al peperoncino.
Il punto da cui partire è distinguere gli spry legali, in commercio nelle farmacie, nei tabacchi o nei supermercati, da quelli illegali, spesso reperibili sul web. Lo spry al peperoncino, che può essere venduto soltanto a chi ha almeno 16 anni, per essere legale, deve rispondere ai tre requisiti previsti dal decreto ministeriale 103/2011: deve contenere non più di 2,5 millilitri di OC, il gas ottenuto da oleoresin capsicum, ossia la sostanza naturale che sfrutta le proprietà vasodilatatorie del principio attivo, cioè la capsaicina, e che causa il dilatamento dei vasi sanguigni; la boccetta non deve essere superiore a 20 millilitri e infine deve avere una gittata pari al massimo a tre metri. Questi requisiti, se rispettati, sono indicati sulla boccetta, motivo per cui sarà sufficiente leggerlo per essere certi di aver acquistato uno spry legale. Per tutti gli altri prodotti che non soddisfano queste specifiche, e che possono essere acquistati solo in armeria, servirà avere un porto d'armi.
Lo spry al peperoncino, infatti, è considerato dalla legge un'arma impropria, ossia uno strumento che può essere usato per fare del male (per esempio, un mattarello, un mazzo di chiavi o un orologio), ma che non ne ha lo scopo tipico, come per esempio può essere un'arma da fuoco, una mazza ferrata o un pugnale, definite appunto armi proprie, progettate per fare del male. Possedere uno spry al peperoncino legale, dunque, è legittimo e non ne va motivato il possesso alle forze dell'ordine in caso di domande. Un'altra distinzione da fare riguardo all'uso dello spry al peperoncino è poi quella relativa all'uso. Purtroppo, come testimoniano diversi e recenti casi di cronaca, questo dispositivo è stato utilizzato come strumento di offesa e non di difesa, per aggredire per rapine, borseggi o per creare panico a eventi con molte persone. Motivo per cui la legge consente di poterlo portare ovunque, eccetto in luoghi come scuole, stadi, discoteche, concerti e sugli aerei (solo alcune compagnie aeree permettono di portarlo nel bagaglio da stiva). Chi utilizza lo spry al peperoncino in maniera impropria, dunque, va incontro al reato di lesioni personali dolose previsto dall'articolo 582 del codice penale per cui è prevista la reclusione da tre mesi a tre anni.
E chi invece usa lo spry al peperoncino per difendersi da un potenziale aggressore? Può incappare in un eccesso di legittima difesa? Da un punto di vista legale è praticamente al sicuro, perché chi lo subisce dovrebbe denunciare di essere stato colpito dalla nuvoletta fuoriuscita dallo spry e dimostrare al tempo stesso di essere autore di un'aggressione. Ecco perché per lo spry al peperoncino, a differenza di tutte le altre armi improprie, vige quella che si chiama presunzione di uso legittimo, che mette in posizione di vantaggio chi utilizza lo spry per auto difesa. Inoltre, altro dettaglio importante, chi usa lo spry al peperoncino per difendersi non è responsabile di quello che accade dopo: per esempio, se l’aggressore scappa accecato per strada e viene investito, oppure un ladro entra in casa dalla finestra e cade dal quarto piano a causa dello spry, chi lo ha utilizzato non è responsabile.
Lo spry, che non ha funzione irritante ma infiammante, non crea lesioni e ha effetto su chi la respira per circa 10-15 minuti. Dopo averlo usato, impugnandolo con una mano e con l'altra coprendosi la bocca per evitare di respirarlo, le istruzioni date dai maestri di Kma è quella di allontanarsi lateralmente e chiamare immediatamente le forze dell'ordine, se poi la situazione lo permette, può essere utile scattare una foto all'aggressore da mostrare successivamente come prova. Al momento in Italia ci sono due tipi di spry al peperoncino legali in commercio: quello a getto conico che si diffonde nell’area creando una nuvoletta e che può raggiungere più obiettivi, ma ho lo svantaggio di essere meno concentrato; e quello a getto balistico che ha una maggiore precisione, ma colpisce un solo obiettivo. «Lo Stay safe è il migliore a disposizione in Italia perché ha colmato i difetti dei prodotti presenti sul mercato. È stato testato per tre anni prima di essere messo in commercio, e grazie alla soluzione a getto conico allargato, parte stretto e poi si allarga a bersaglio, che consente di non dover prendere la mira ma avere comunque la certezza di colpire il bersaglio. Un dettaglio che può fare la differenza in una situazione concitata e di pericolo in cui chi è aggredito ha paura e può non essere lucido» spiega Spadaccini. Il fondatore di Kma mette in guardia dagli acquisti online presso siti privati, spesso non autorizzati: «Sconsiglio fortemente questo tipo di acquisti perché ci sono fregature dietro l'angolo e lo spry che si acquista potrebbe essere non a norma. Anche su Amazon, per esempio, va fatta attenzione perché quelli in vendita sono marcatori e non spry al peperoncino, in quanto Amazon ha una policy che ne vieta la vendita».
Lo spry è importante perché cambia la priorità dell’ aggressore che diventa quella di salvaguardarsi
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Il dispositivo a base di oleoresin capsicum deve rispettare i criteri del dm 103/2011 e a differenza della forza fisica o di altre armi, chi lo usa per difendersi non rischia l'eccesso di legittima difesa e può contare sulla presunzione di uso legittimo, perché toccherà all'aggressore dimostrare l'aggressione.Il concetto di legittima difesa rimane sempre un tema delicato e la giurisprudenza è piena di casi particolari che troppe volte hanno visto punito chi è stato aggredito e poi si è difeso, anziché l'aggressore. Tra i vari strumenti per esercitare la legittima difesa c'è lo spry al peperoncino.Al Forum di Assago, alle porte di Milano, si è svolto un evento organizzato dalla Krav maga academy (Kma) e dai maestri esperti di difesa personale professionale che, sotto la guida del fondatore Manuel Spadaccini hanno ideato, testato e prodotto Stay safe, uno spry innovativo e che può realmente aiutare una persona in una situazione di difficoltà o di pericolo. Presente sul palco insieme a Spadaccini, anche Angelo Greco, avvocato fondatore e direttore della testata La legge per tutti, grazie al quale è stato possibile chiarire e approfondire tutti gli aspetti legali sull'uso legittimo o meno dello spry al peperoncino.Il punto da cui partire è distinguere gli spry legali, in commercio nelle farmacie, nei tabacchi o nei supermercati, da quelli illegali, spesso reperibili sul web. Lo spry al peperoncino, che può essere venduto soltanto a chi ha almeno 16 anni, per essere legale, deve rispondere ai tre requisiti previsti dal decreto ministeriale 103/2011: deve contenere non più di 2,5 millilitri di OC, il gas ottenuto da oleoresin capsicum, ossia la sostanza naturale che sfrutta le proprietà vasodilatatorie del principio attivo, cioè la capsaicina, e che causa il dilatamento dei vasi sanguigni; la boccetta non deve essere superiore a 20 millilitri e infine deve avere una gittata pari al massimo a tre metri. Questi requisiti, se rispettati, sono indicati sulla boccetta, motivo per cui sarà sufficiente leggerlo per essere certi di aver acquistato uno spry legale. Per tutti gli altri prodotti che non soddisfano queste specifiche, e che possono essere acquistati solo in armeria, servirà avere un porto d'armi.Lo spry al peperoncino, infatti, è considerato dalla legge un'arma impropria, ossia uno strumento che può essere usato per fare del male (per esempio, un mattarello, un mazzo di chiavi o un orologio), ma che non ne ha lo scopo tipico, come per esempio può essere un'arma da fuoco, una mazza ferrata o un pugnale, definite appunto armi proprie, progettate per fare del male. Possedere uno spry al peperoncino legale, dunque, è legittimo e non ne va motivato il possesso alle forze dell'ordine in caso di domande. Un'altra distinzione da fare riguardo all'uso dello spry al peperoncino è poi quella relativa all'uso. Purtroppo, come testimoniano diversi e recenti casi di cronaca, questo dispositivo è stato utilizzato come strumento di offesa e non di difesa, per aggredire per rapine, borseggi o per creare panico a eventi con molte persone. Motivo per cui la legge consente di poterlo portare ovunque, eccetto in luoghi come scuole, stadi, discoteche, concerti e sugli aerei (solo alcune compagnie aeree permettono di portarlo nel bagaglio da stiva). Chi utilizza lo spry al peperoncino in maniera impropria, dunque, va incontro al reato di lesioni personali dolose previsto dall'articolo 582 del codice penale per cui è prevista la reclusione da tre mesi a tre anni.E chi invece usa lo spry al peperoncino per difendersi da un potenziale aggressore? Può incappare in un eccesso di legittima difesa? Da un punto di vista legale è praticamente al sicuro, perché chi lo subisce dovrebbe denunciare di essere stato colpito dalla nuvoletta fuoriuscita dallo spry e dimostrare al tempo stesso di essere autore di un'aggressione. Ecco perché per lo spry al peperoncino, a differenza di tutte le altre armi improprie, vige quella che si chiama presunzione di uso legittimo, che mette in posizione di vantaggio chi utilizza lo spry per auto difesa. Inoltre, altro dettaglio importante, chi usa lo spry al peperoncino per difendersi non è responsabile di quello che accade dopo: per esempio, se l’aggressore scappa accecato per strada e viene investito, oppure un ladro entra in casa dalla finestra e cade dal quarto piano a causa dello spry, chi lo ha utilizzato non è responsabile.Lo spry, che non ha funzione irritante ma infiammante, non crea lesioni e ha effetto su chi la respira per circa 10-15 minuti. Dopo averlo usato, impugnandolo con una mano e con l'altra coprendosi la bocca per evitare di respirarlo, le istruzioni date dai maestri di Kma è quella di allontanarsi lateralmente e chiamare immediatamente le forze dell'ordine, se poi la situazione lo permette, può essere utile scattare una foto all'aggressore da mostrare successivamente come prova. Al momento in Italia ci sono due tipi di spry al peperoncino legali in commercio: quello a getto conico che si diffonde nell’area creando una nuvoletta e che può raggiungere più obiettivi, ma ho lo svantaggio di essere meno concentrato; e quello a getto balistico che ha una maggiore precisione, ma colpisce un solo obiettivo. «Lo Stay safe è il migliore a disposizione in Italia perché ha colmato i difetti dei prodotti presenti sul mercato. È stato testato per tre anni prima di essere messo in commercio, e grazie alla soluzione a getto conico allargato, parte stretto e poi si allarga a bersaglio, che consente di non dover prendere la mira ma avere comunque la certezza di colpire il bersaglio. Un dettaglio che può fare la differenza in una situazione concitata e di pericolo in cui chi è aggredito ha paura e può non essere lucido» spiega Spadaccini. Il fondatore di Kma mette in guardia dagli acquisti online presso siti privati, spesso non autorizzati: «Sconsiglio fortemente questo tipo di acquisti perché ci sono fregature dietro l'angolo e lo spry che si acquista potrebbe essere non a norma. Anche su Amazon, per esempio, va fatta attenzione perché quelli in vendita sono marcatori e non spry al peperoncino, in quanto Amazon ha una policy che ne vieta la vendita».Lo spry è importante perché cambia la priorità dell’ aggressore che diventa quella di salvaguardarsi
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
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Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
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Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.