{{ subpage.title }}

Manifestazione Ddl Zan, Pro Vita e Famiglia: «Camion vela a Milano in nome della libertà»

Manifestazione Ddl Zan, Pro Vita e Famiglia: «Camion vela a Milano in nome della libertà»

«L'8 maggio in piazza Scala a Milano è prevista una manifestazione per chiedere l'approvazione del DDL Zan, il testo di legge su l'omotransfobia. Alla manifestazione parteciperà anche il sindaco Beppe Sala.E noi siamo presenti con una decina di camion vela per dire basta a queste bugie, ad una legge liberticida e a tutti i paladini LGBTQIA+ con tanto di Fedez come punto di riferimento. 'Ci mandate in prigione per un'opinione!' è scritto su una vela. E su un'altra: 'Il figlio è mio e lo educo io!». A tutte le donne poi scriviamo questo messaggio: «L'identità di genere vi cancella'. Basta storytelling, noi raccontiamo come stanno le cose» ha dichiarato Toni Brandi, presidente Pro Vita e Famiglia onlus.

«Dopo aver subito una vera e propria censura dai mass media, dopo l'attacco personale di Fedez, dopo aver riscontrato l'impossibilità di parlare dei contenuti della legge e aver subito la solita propaganda ed insulti a basso prezzo, dopo che gli italiani ci hanno scritto a migliaia e migliaia per chiederci di andare avanti, riteniamo che una voce libera e controcorrente debba poter alzarsi anche dove non gli è data parola. Contro il bavaglio, contro l'invenzione dell'omotransfobia come allarme sociale (smentita dai dati del Ministero dell'Interno), per evitare i corsi di educazione all'omosessualità, alla transessualità, al lesbismo e alla bisessualità nelle scuole dei nostri figli, ci siamo anche noi a Milano! E a modo nostro» ha concluso il vice presidente Jacopo Coghe.

«App-dipendenti»: come gli algoritmi ci rendono schiavi dei social
iStock
Dalla «serendipità» agli scroll infiniti, i social non sono neutrali: sono progettati per trattenere l’utente. Studi e ricerche mostrano come gli algoritmi replichino i meccanismi del gioco d’azzardo, con effetti su attenzione, sonno e controllo degli impulsi.
Continua a leggereRiduci

Alberto Gurrisi ci guida alla scoperta dell’organo Hammond, uno strumento che ha fatto la storia, dal rock al jazz. E ci parla del suo grande maestro, Franco Cerri, che verrà ricordato al Blue Note di Milano con un concerto speciale il 31 maggio.

La scacchiera dove la geopolitica regola (spesso) i suoi conti
Nella foto lo scacchista americano Bobby Fischer (a destra) e Boris Spassky si stringono la mano, seduti al tavolo degli scacchi, prima di dare inizio all'incontro. Sveti Stefan, 2 settembre 1992 (Ansa)

Da Fischer-Spassky alla Russia di Vladimir Putin, dall’Ucraina ai talebani, da Sara Khadem alle sorelle Polgár: il gioco più silenzioso del mondo resta un campo di battaglia politico, diplomatico e culturale.


C’è stato un tempo in cui bastava un’apertura “gambetto di donna” o cavallo in f3 per scatenare i giornali di mezzo mondo, sull’asse Washington e Mosca. I giornalisti arrivavano a mobilitare il Pentagono, il Cremlino e persino la paranoia nucleare. Eravamo negli anni Sessanta, quando Bobby Fischer, un ragazzo di Brooklyn, scontroso e preciso come un revisore dei conti, aveva deciso di sfidare non soltanto i grandi maestri sovietici, ma un’intera idea del mondo. Il duello simbolico arrivò al suo culmine nel 1972, a Reykjavík, quando Fischer batté Boris Spassky e divenne il primo americano nato negli Stati Uniti a conquistare il titolo mondiale, interrompendo la lunga egemonia sovietica sugli scacchi. Dal 1951 al 1969, ricordano enciclopedie e libri, campioni e sfidanti mondiali erano stati cittadini sovietici: gli scacchi erano quasi un ministero informale dell’intelligenza di Stato, quasi un distaccamento del palazzo della Lubjanka, la storica sede del Kgb, il servizio segreto sovietico.

Continua a leggereRiduci
La Strafexpedition e il fronte trascurato: così l’Italia evitò il tracollo nel 1916
Avamposto italiano sul Coni Zugna nel maggio 1916 (Getty Images)

L'offensiva austriaca sul fronte trentino fu sottovalutata da Cadorna, esponendo l’Italia al rischio di una Caporetto già al secondo anno di guerra. La tenuta sulle cime e la contemporanea offensiva russa del generale Brusilov fermarono l’avanzata verso la pianura veneta.

Continua a leggereRiduci
Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy