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Altro che dazi, a uccidere il Pil sono le 13.000 leggi di Ursula

Altro che dazi, a uccidere il Pil sono le 13.000 leggi di Ursula
Ursula von der Leyen (Ansa)

Tutti urlano alle tariffe, ma gli industriali puntano il dito sui migliaia di vincoli creati dalla Commissione. Orsini: «L’Ue ha scelto l’ideologia e non i posti di lavoro». Per competere partire da qui e dal no al Green deal.

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La sinistra vuole espropriarci casa ma consente affitti brevi extra lusso
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Il paradosso di Firenze: il Pd vieta le locazioni «mordi e fuggi» in centro, ma un fondo (decisione del Tar) può fare contratti turistici su 100 alloggi di pregio, zona Duomo. E intanto Avs chiede di requisire gli immobili sfitti.

Mentre il vicepresidente del Consiglio comunale spinge per requisire le case sfitte dei fiorentini, nel cuore del centro storico della città che vanta le regole più restrittive sulle locazioni brevi, un fondo può liberamente firmare contratti turistici per trarre il massimo del profitto da oltre cento appartamenti superlusso.

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L’idolo della Ue cambia la Costituzione per far fuori il presidente ungherese
Peter Magyar (Ansa)
Peter Magyar si sbarazzerà del capo di Stato sgradito. A Giorgia Meloni certe riforme sono vietate.

Laboratorio di democrazia in Ungheria. Il premier di centrodestra Peter Magyar si prepara a fare una legge costituzionale che manderebbe a casa il presidente Tamàs Sulyok, da lui definito «una marionetta di Orbán».

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Manifattura italiana al top da 4 anni: fa meglio di Spagna, Germania e Francia
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A maggio l’industria accelera, così come il mercato dell’auto I dati buoni però potrebbero spingere Bruxelles a non aiutarci.

L’industria europea ha un nuovo copione e non è quello che si recitava fino a qualche anno fa nei salotti di Bruxelles. La trama si è ribaltata senza chiedere permesso: la Germania rallenta, la Francia inciampa, la Spagna frena.

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La Meloni e Giorgetti sono sempre meno convinti di ricorrere al programma «Safe», dal quale il nostro Paese aveva prenotato 15 miliardi. Il vantaggio sul pagamento degli interessi è praticamente inesistente. E poi ci sarebbe il costo della burocrazia Ue.

Ai cantori delle virtù salvifiche per l’Italia del debito comune Ue pare essersi rotto il giocattolo tra le mani.

Infatti, per quanto riguarda il finanziamento delle spese per la difesa, è passato senza colpo ferire il termine del 31 maggio (non perentorio) per firmare l’accordo di prestito per lo strumento Safe, per il quale l’Italia aveva opzionato la somma di 14,9 miliardi.

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