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2019-05-27
Cresce la Meloni, cade Forza Italia. Il Pd di Zingaretti sorpassa i grillini
Ansa
La Lega vola, il M5s affonda. Il Carroccio guidato da Matteo Salvini diventa il primo partito d'Italia, con il 34,1% dei voti supera ogni previsione raddoppiando il risultato delle politiche del marzo 2018: è questo il dato più importante, dal punto di vista politico e storico, delle elezioni europee che si sono svolte ieri. I dati che abbiamo a disposizione, alla chiusura del giornale, sono quelli delle proiezioni di Swg per La 7. Numeri che, in attesa della conclusione degli scrutini, certificano il ribaltamento totale dell'equilibrio tra i due alleati di maggioranza. Il M5s, con il 18% dei voti, è in crisi profondissima: perde più di 13 punti rispetto alle politiche dello scorso anno, mentre il Pd, con il 22%, incassa un buon risultato, e sorpassa il M5s. Molto deludente il risultato di Forza Italia, inchiodata all'8,5%, mentre Fratelli d'Italia con il 6,4% cresce di ben due punti rispetto a un anno fa, corroborando il successo oltre ogni previsione delle forze sovraniste.
La tendenza, al di là delle cautele del caso, sembra abbastanza chiara, e dunque si può già affermare con ragionevole certezza che Matteo Salvini, con il 34,1%, è riuscito in una impresa che 30 anni fa, quando Umberto Bossi fuse la Lega Lombarda, da lui fondata, con la Liga Veneta, non avrebbe mai immaginato. Esattamente tre decenni fa, nel giugno 1989, alle elezioni europee, i due partiti, uniti insieme ad altri movimenti regionalisti, ottenevano l'1,8% dei voti. Alle politiche del marzo 2018, la Lega aveva preso il 17,35% dei voti, un risultato già al di là delle aspettative. Cinque anni fa, alle europee del 2014, il Carroccio aveva ottenuto il 6,15% dei consensi.
Esulta la Lega, quindi. Salvini, in conferenza stampa, con il rosario in mano (nonostante le polemiche dei giorni scorsi con la Cei, il ministro dell'Interno è tornato anche a invocare il Cuore Immacolato di Maria), ha dichiarato: «Adesso si cambia in Europa». Il numero uno del Carroccio ha confermato che il governo andrà avanti, ma ha anche ribadito che ora sarà lui a dettare l'agenda: «Il nostro risultato ci dà più forza per mettere al centro i nostri temi». Non a caso, il M5s si lecca le ferite, dopo aver incassato una percentuale, il 18%, che rappresenta una batosta micidiale: rispetto al 4 marzo 2018, si sono invertiti i rapporti di forza tra i gialloblù. Un anno fa, il M5s era risultato il primo partito italiano, con il 32,68%. Non ha pagato in termini di consensi la vera e propria aggressione mediatica che nell'ultimo mese e mezzo il M5s ha orchestrato nei confronti della Lega. Le aspettative di chi aveva votato M5s, lo scorso anno, sono state deluse dall'azione di Luigi Di Maio e dei suoi fedelissimi al governo. Il M5s, per di più, sembra aver subito anche lo smacco del sorpasso da parte del Pd.
Pd che ottiene un risultato rispettabile: la nuova gestione targata Nicola Zingaretti porta a casa un buon 22%. Rispetto a un anno fa, l'esito delle europee di ieri può dirsi soddisfacente: alle politiche, il Pd di Matteo Renzi era precipitato al 18,76%, il minimo storico. Sembrano passati cinque secoli, invece solo cinque anni fa il Pd by Renzi otteneva lo stratosferico risultato del 40,81% dei consensi. Cinque anni di governo del centrosinistra, hanno praticamente dimezzato il gradimento dei dem tra gli italiani. Sembra però eccessiva l'esultanza di Zingaretti: «La scelta della sinistra unitaria è stata vincente», «non c'è più il bipolarismo M5s-Lega, c'è un tripolarismo e c'è anche il Pd». Peccato che per raggiungere il 22%, i dem abbiano dovuto imbarcare gli ex fuoriusciti di Articolo 1. Insomma, per non affondare, la sinistra è costretta a resuscitare l'Ulivo.
Nel centrodestra, si registra un risultato assai deludente per Forza Italia. Il partito di Silvio Berlusconi, infatti, ottiene una percentuale dell'8,5%. Un anno fa, gli azzurri avevano preso il 14%, mentre alle europee del 2014 erano al 16,81%. Non ha sortito l'effetto sperato il grande sforzo personale di Berlusconi, che nonostante i problemi di salute ha condotto una campagna elettorale alla sua maniera, con presenze a raffica in tv e anche qualche incontro pubblico. Il Cav aveva puntato tutto sulla esperienza di leader di governo, proponendo Forza Italia come componente moderata del centrodestra, saldamente all'interno del Partito popolare europeo.
Restando nel centrodestra, è da registrare l'ottimo risultato di Fratelli d'Italia, che le proiezioni danno al 6,4%. Un anno fa, alle politiche del 4 marzo 2018, il partito di Giorgia Meloni prese il 4,36%; alle europee del 2014, si fermò invece al 3,67%, non riuscendo a superare la soglia del 4%. La Meloni ha condotto una campagna elettorale molto aggressiva, proponendosi come seconda gamba di un futuro centrodestra sovranista Lega-Fdi: la somma dei due partiti raggiunge addirittura il 40,5%.
Gli ultrà europeisti di +Europa, fermi al 3,2%, non supererebbero la soglia di sbarramento del 4% per entrare nel Parlamento europeo. La Sinistra non va oltre l'1,7%. Europa Verde si ferma al 2,4%.
Interessante il dato della somma di Lega e M5s, i partiti di maggioranza. Alle politiche dello scorso anno, avevano raggiunto in totale il 50% esatto dei voti. Stando alle proiezioni, la somma delle forze politiche guidate da Matteo Salvini e Luigi Di Maio si attesta al 52,1%. Dunque, il giudizio degli elettori italiani sull'azione dell'esecutivo rimane positivo, anche se è cambiato l'equilibrio tra i due contraenti del contratto di governo.
Il centrodestra unito (Lega, Forza Italia e Fdi) si attesta su una percentuale del 49%. Alle politiche di un anno fa, i partiti di Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni avevano ottenuto in totale il 36% dei voti. Cinque anni fa, alle ultime europee, il 27%.
Piemonte verso il centrodestra: Cirio è in vantaggio
Dopo Friuli, Molise, Abruzzo, Sardegna e Trentino, anche il Piemonte potrebbe passare al centrodestra: secondo i primi exit poll di Consorzio opinio Italia per la Rai, infatti, il candidato di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia, Alberto Cirio sarebbe in netto vantaggio. È dato fra il 45 e il 49%, mentre il suo avversario il governatore uscente, candidato del centrosinistra, Sergio Chiamparino, sarebbe fermo fra il 36,5 e il 40,5%. Se confermato, sarebbe un dato significativo. Il Piemonte, infatti, si è dimostrato cruciale anche per gli equilibri politici nazionali. Lì, infatti, si sta giocando la partita tra Lega (più gli altri partiti di centrodestra) e grillini sulla Tav. Una vittoria di Cirio, oltre a indebolire l'opposizione a questa grande opera, rinvigorisce la sinergia tra le forze del centrodestra. E rafforza la Lega nel suo braccio di ferro con il M5s sul tema delle grandi opere. Il Piemonte, peraltro, sarebbe l'ultima Regione necessaria al centrodestra per completare la conquista di tutto il Nord produttivo, dopo Trentino, Friuli, Veneto, Lombardia e Liguria.
Intanto, da tutta Europa, tranne che dall'Italia, si segnalano dati di affluenza importanti: sono i più alti almeno da 20 anni. Da noi, invece, complice la «defezione» del Sud, ci si è fermati al 53,41% contro il 58,8% del 2014.
In Germania si è passati dal 24% al 29%, in Francia addirittura s'è registrato il numero più alto di sempre: già alle 17 di ieri aveva votato il 43,3% degli aventi diritto, l'8% in più delle precedenti elezioni europee. Anche in Danimarca c'è stato un 4% in più e in Romania segnalano un +6%.
Stessa musica in Polonia, ove il dato è addirittura raddoppiato, passando dal 7% al 14%. In Ungheria - alle 15 di ieri pomeriggio - l'affluenza era pari al 30,52%, già più alta di quella complessiva di cinque anni fa. Affluenza al 9,9% in Croazia: l'incremento rispetto al 2014 è del 2%. In Slovenia, invece, l'affluenza era dell'8,9% per cento alle 11 del mattino. Nel 2014, alla stessa ora, era dell'8,3%. Segno più anche in Estonia (3,77%), Lettonia (2,9% d'aumenti), e Cipro (0,8%). Anche in Olanda, dove le urne si erano già chiuse giovedì sera, i dati sull'affluenza sono stati positivi, più 3,88%.
Ma i numeri più imprevedibili li ha fatti la Spagna, dove l'affluenza del 34% ha fatto schizzare di 10 punti percentuali verso l'alto la statistica rispetto al 2014.
Dal 1979 al 2014 l'affluenza aveva registrato un calo costante. Se confermata, l'affluenza del 2019 invertirà il trend e segnerà il picco dal 1999.
Nel nostro Paese, si è votato molto di più in Trentino Alto Adige, oltre 10% d'incremento. In aumento anche l'Emilia Romagna e l'Umbria. Alto pure il dato del Veneto. Nel resto d'Italia, invece, numeri inferiori alla tornata elettorale di cinque anni fa.
In Sardegna e Sicilia, partecipazione sotto al 40%, superato solamente di poco in Calabria e Basilicata. In Campania e Puglia affluenza al 45%, in Abruzzo e Molise poco più del 50%.
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Matteo Salvini parla nella notte con un rosario in mano: «Il governo va avanti, però al centro ci saranno i nostri temi». I democratici si fermano al 22%, ma riscattano il tonfo di Matteo Renzi nel 2018. Emma Bonino non supera la soglia del 4%. Piemonte verso il centrodestra: Alberto Cirio è in vantaggio. Sergio Chiamparino (centrosinistra) è dato tra il 36,5 e il 40,5. Il suo avversario al 45-49. Affluenza boom in Europa, da noi inferiore al 2014. Lo speciale comprende due articoli. La Lega vola, il M5s affonda. Il Carroccio guidato da Matteo Salvini diventa il primo partito d'Italia, con il 34,1% dei voti supera ogni previsione raddoppiando il risultato delle politiche del marzo 2018: è questo il dato più importante, dal punto di vista politico e storico, delle elezioni europee che si sono svolte ieri. I dati che abbiamo a disposizione, alla chiusura del giornale, sono quelli delle proiezioni di Swg per La 7. Numeri che, in attesa della conclusione degli scrutini, certificano il ribaltamento totale dell'equilibrio tra i due alleati di maggioranza. Il M5s, con il 18% dei voti, è in crisi profondissima: perde più di 13 punti rispetto alle politiche dello scorso anno, mentre il Pd, con il 22%, incassa un buon risultato, e sorpassa il M5s. Molto deludente il risultato di Forza Italia, inchiodata all'8,5%, mentre Fratelli d'Italia con il 6,4% cresce di ben due punti rispetto a un anno fa, corroborando il successo oltre ogni previsione delle forze sovraniste. La tendenza, al di là delle cautele del caso, sembra abbastanza chiara, e dunque si può già affermare con ragionevole certezza che Matteo Salvini, con il 34,1%, è riuscito in una impresa che 30 anni fa, quando Umberto Bossi fuse la Lega Lombarda, da lui fondata, con la Liga Veneta, non avrebbe mai immaginato. Esattamente tre decenni fa, nel giugno 1989, alle elezioni europee, i due partiti, uniti insieme ad altri movimenti regionalisti, ottenevano l'1,8% dei voti. Alle politiche del marzo 2018, la Lega aveva preso il 17,35% dei voti, un risultato già al di là delle aspettative. Cinque anni fa, alle europee del 2014, il Carroccio aveva ottenuto il 6,15% dei consensi. Esulta la Lega, quindi. Salvini, in conferenza stampa, con il rosario in mano (nonostante le polemiche dei giorni scorsi con la Cei, il ministro dell'Interno è tornato anche a invocare il Cuore Immacolato di Maria), ha dichiarato: «Adesso si cambia in Europa». Il numero uno del Carroccio ha confermato che il governo andrà avanti, ma ha anche ribadito che ora sarà lui a dettare l'agenda: «Il nostro risultato ci dà più forza per mettere al centro i nostri temi». Non a caso, il M5s si lecca le ferite, dopo aver incassato una percentuale, il 18%, che rappresenta una batosta micidiale: rispetto al 4 marzo 2018, si sono invertiti i rapporti di forza tra i gialloblù. Un anno fa, il M5s era risultato il primo partito italiano, con il 32,68%. Non ha pagato in termini di consensi la vera e propria aggressione mediatica che nell'ultimo mese e mezzo il M5s ha orchestrato nei confronti della Lega. Le aspettative di chi aveva votato M5s, lo scorso anno, sono state deluse dall'azione di Luigi Di Maio e dei suoi fedelissimi al governo. Il M5s, per di più, sembra aver subito anche lo smacco del sorpasso da parte del Pd. Pd che ottiene un risultato rispettabile: la nuova gestione targata Nicola Zingaretti porta a casa un buon 22%. Rispetto a un anno fa, l'esito delle europee di ieri può dirsi soddisfacente: alle politiche, il Pd di Matteo Renzi era precipitato al 18,76%, il minimo storico. Sembrano passati cinque secoli, invece solo cinque anni fa il Pd by Renzi otteneva lo stratosferico risultato del 40,81% dei consensi. Cinque anni di governo del centrosinistra, hanno praticamente dimezzato il gradimento dei dem tra gli italiani. Sembra però eccessiva l'esultanza di Zingaretti: «La scelta della sinistra unitaria è stata vincente», «non c'è più il bipolarismo M5s-Lega, c'è un tripolarismo e c'è anche il Pd». Peccato che per raggiungere il 22%, i dem abbiano dovuto imbarcare gli ex fuoriusciti di Articolo 1. Insomma, per non affondare, la sinistra è costretta a resuscitare l'Ulivo. Nel centrodestra, si registra un risultato assai deludente per Forza Italia. Il partito di Silvio Berlusconi, infatti, ottiene una percentuale dell'8,5%. Un anno fa, gli azzurri avevano preso il 14%, mentre alle europee del 2014 erano al 16,81%. Non ha sortito l'effetto sperato il grande sforzo personale di Berlusconi, che nonostante i problemi di salute ha condotto una campagna elettorale alla sua maniera, con presenze a raffica in tv e anche qualche incontro pubblico. Il Cav aveva puntato tutto sulla esperienza di leader di governo, proponendo Forza Italia come componente moderata del centrodestra, saldamente all'interno del Partito popolare europeo. Restando nel centrodestra, è da registrare l'ottimo risultato di Fratelli d'Italia, che le proiezioni danno al 6,4%. Un anno fa, alle politiche del 4 marzo 2018, il partito di Giorgia Meloni prese il 4,36%; alle europee del 2014, si fermò invece al 3,67%, non riuscendo a superare la soglia del 4%. La Meloni ha condotto una campagna elettorale molto aggressiva, proponendosi come seconda gamba di un futuro centrodestra sovranista Lega-Fdi: la somma dei due partiti raggiunge addirittura il 40,5%. Gli ultrà europeisti di +Europa, fermi al 3,2%, non supererebbero la soglia di sbarramento del 4% per entrare nel Parlamento europeo. La Sinistra non va oltre l'1,7%. Europa Verde si ferma al 2,4%. Interessante il dato della somma di Lega e M5s, i partiti di maggioranza. Alle politiche dello scorso anno, avevano raggiunto in totale il 50% esatto dei voti. Stando alle proiezioni, la somma delle forze politiche guidate da Matteo Salvini e Luigi Di Maio si attesta al 52,1%. Dunque, il giudizio degli elettori italiani sull'azione dell'esecutivo rimane positivo, anche se è cambiato l'equilibrio tra i due contraenti del contratto di governo. Il centrodestra unito (Lega, Forza Italia e Fdi) si attesta su una percentuale del 49%. Alle politiche di un anno fa, i partiti di Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni avevano ottenuto in totale il 36% dei voti. 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Il Piemonte, infatti, si è dimostrato cruciale anche per gli equilibri politici nazionali. Lì, infatti, si sta giocando la partita tra Lega (più gli altri partiti di centrodestra) e grillini sulla Tav. Una vittoria di Cirio, oltre a indebolire l'opposizione a questa grande opera, rinvigorisce la sinergia tra le forze del centrodestra. E rafforza la Lega nel suo braccio di ferro con il M5s sul tema delle grandi opere. Il Piemonte, peraltro, sarebbe l'ultima Regione necessaria al centrodestra per completare la conquista di tutto il Nord produttivo, dopo Trentino, Friuli, Veneto, Lombardia e Liguria. Intanto, da tutta Europa, tranne che dall'Italia, si segnalano dati di affluenza importanti: sono i più alti almeno da 20 anni. Da noi, invece, complice la «defezione» del Sud, ci si è fermati al 53,41% contro il 58,8% del 2014. In Germania si è passati dal 24% al 29%, in Francia addirittura s'è registrato il numero più alto di sempre: già alle 17 di ieri aveva votato il 43,3% degli aventi diritto, l'8% in più delle precedenti elezioni europee. Anche in Danimarca c'è stato un 4% in più e in Romania segnalano un +6%. Stessa musica in Polonia, ove il dato è addirittura raddoppiato, passando dal 7% al 14%. In Ungheria - alle 15 di ieri pomeriggio - l'affluenza era pari al 30,52%, già più alta di quella complessiva di cinque anni fa. Affluenza al 9,9% in Croazia: l'incremento rispetto al 2014 è del 2%. In Slovenia, invece, l'affluenza era dell'8,9% per cento alle 11 del mattino. Nel 2014, alla stessa ora, era dell'8,3%. Segno più anche in Estonia (3,77%), Lettonia (2,9% d'aumenti), e Cipro (0,8%). Anche in Olanda, dove le urne si erano già chiuse giovedì sera, i dati sull'affluenza sono stati positivi, più 3,88%. Ma i numeri più imprevedibili li ha fatti la Spagna, dove l'affluenza del 34% ha fatto schizzare di 10 punti percentuali verso l'alto la statistica rispetto al 2014. Dal 1979 al 2014 l'affluenza aveva registrato un calo costante. Se confermata, l'affluenza del 2019 invertirà il trend e segnerà il picco dal 1999. Nel nostro Paese, si è votato molto di più in Trentino Alto Adige, oltre 10% d'incremento. In aumento anche l'Emilia Romagna e l'Umbria. Alto pure il dato del Veneto. Nel resto d'Italia, invece, numeri inferiori alla tornata elettorale di cinque anni fa. In Sardegna e Sicilia, partecipazione sotto al 40%, superato solamente di poco in Calabria e Basilicata. In Campania e Puglia affluenza al 45%, in Abruzzo e Molise poco più del 50%.
Il sistema SAMP/T (NG) presentato alla caserma Santa Barbara di Sabaudia (Esercito Italiano)
Alla caserma Santa Barbara di Sabaudia, sede del Comando Artiglieria Controaerei (COMACA) sono stati consegnati all’Esercito Italiano i primi materiali dei sistemi d’arma missilistici Superficie-Aria SAMP/T New Generation (NG) e GRIFO.
Il SAMP/T NG, prodotto dalla joint venture industriale EUROSAM, costituita da MBDA Italia, MBDA France e THALES, è un sistema a medio raggio utilizzabile anche contro missili balistici (Medium Range Air Defense e Ballistic Missile Defense), frutto della cooperazione italo-francese pluridecennale che ha realizzato anche la precedente versione del SAMP/T già in dotazione all’Esercito, di cui il nuovo sistema costituisce l’evoluzione. Sviluppato all'interno di un programma iniziato nel 2021, il SAMP/T NG consegnato all’Esercito Italiano ha superiori performance, grazie alla capacità di intercetto da parte del nuovo missile Aster B1NT oltre i 150 km, e al radar Kronos grand mobile high power di Leonardo che garantisce il rilevamento della minaccia a oltre 350 km di distanza, incrementando così la protezione delle Forze dalle moderne minacce aeree e missilistiche, inclusi target balistici.
Il GRIFO, invece, sviluppato e prodotto da MBDA in Italia nell’ambito di un programma avviato nel 2019 che integra il nuovo missile CAMM-ER, garantirà la protezione delle Forze nel segmento a corta portata (Short Range Air Defense), grazie alle sue capacità di ingaggio e neutralizzazione di una pluralità di minacce provenienti dalla 3ª dimensione, tra cui velivoli ad ala fissa e ad ala rotante (inclusi droni), missili da crociera e missili anti-radar.
Entrambi i sistemi sono caratterizzati da elevata mobilità tattica, flessibilità e modularità d'impiego, e rappresentano una concreta risposta all’esigenza di assicurare una difesa integrata multilivello (stratificata) e omnidirezionale (a 360°) basata sulla disponibilità di molteplici sistemi, complementari e pienamente inter operabili, anche nelle reti di difesa aerea e missilistica nazionali e NATO.
La cerimonia di consegna, seguita da una dimostrazione d’impiego, si è svolta alla presenza della senatrice Isabella Rauti, del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale di MBDA Italia Lorenzo Mariani, dell’Amministratore Delegato di EUROSAM, Anne Diaz de Tuesta e delle autorità civili.
La senatrice Rauti ha evidenziato: «Oggi qui si compie un passo avanti nel “Sistema Italia” sui binari della sicurezza del Paese e della difesa del futuro, diretti verso un obiettivo condiviso: l’ecosistema nazionale. La difesa dalla minaccia ibrida non può essere solo militare, servono cooperazione istituzionale, investimenti tecnologici e un nuovo rapporto tra Forze Armate, università e settore industriale. Investire nella sicurezza non è solo una necessità e non è solo una spesa ma un volano per la crescita economica nazionale, un motore di sviluppo in termini di ricadute, di indotto occupazionale, di esportazioni, di acquisizione di tecnologie competitive. Intercettare e neutralizzare le minacce della 3ª dimensione – questo l’obiettivo dei nostri nuovi sistemi missilistici – avviarci verso la realizzazione dello “scudo spaziale italiano” significa rafforzare la resilienza di infrastrutture e sistemi, tutelare i processi informativi, contrastare la disinformazione e proteggere i cittadini da campagne ostili che mirano a indebolire le istituzioni e la tenuta sociale. Significa costruire deterrenza difensiva e sicurezza nazionale».
Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Carmine Masiello ha affermato: «La consegna dei sistemi di difesa controaerei SAMP-T NG e GRIFO rappresenta un significativo salto in avanti nello scenario della sicurezza, che nell’epoca attuale non può essere considerata scontata, ma richiede cooperazione, addestramento e prontezza operativa. Queste capacità, frutto di un lavoro attento e costante e di sinergie consolidate con l’industria della Difesa e con i Paesi alleati, confermano la necessità di saper governare non solo risposte efficaci alle minacce attuali, ma soprattutto la capacità di individuare le domande giuste per affrontare le sfide future. Siamo orgogliosi dello sforzo compiuto dalla Nazione per garantire all’Esercito queste capacità fondamentali per i nuovi compiti di difesa e deterrenza, per la protezione delle forze e per il bene supremo della sicurezza dei cittadini e del futuro del Paese».
L’Amministratore Delegato e Direttore Generale di MBDA Italia Lorenzo Mariani ha sottolineato: «Siamo veramente orgogliosi di essere giunti a questo importante traguardo nei tempi concordati con il cliente e, in alcuni casi, anticipandoli. Per la protezione dei nostri cieli, delle nostre persone e degli assetti più pregiati del Paese, l'Esercito può ora contare su questi nuovi sistemi tecnologicamente all’avanguardia per contrastare minacce che si fanno via via più sfidanti».
I sistemi, consegnati oggi al COMACA rispondono alle attuali esigenze operative di protezione delle forze, di aree e infrastrutture critiche e della popolazione, in linea con il percorso di rinnovamento e potenziamento delle capacità di ingaggio superficie-aria avviato dalla Difesa negli ultimi anni.
Dopo l’acquisizione del sistema SKYNEX, con il primo esemplare consegnato all’Esercito Italiano lo scorso dicembre, prosegue il programma di rinnovamento dei sistemi di difesa aerea, e la Forza armata compie un ulteriore passo nel processo di modernizzazione delle proprie capacità adottando tecnologie avanzate, progettate per incrementare l’efficacia e la sicurezza dei soldati sul campo di battaglia.
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Giorgia Meloni e Friedrich Merz (Ansa)
Al World economic forum, il cancelliere tratteggia una diagnosi lucida della situazione. È tornato il gioco delle grandi potenze, osserva, e ciò costituisce «una seria minaccia». «Le fondamenta» dell’ordine liberale «sono scosse», la vecchia architettura «si sta disfacendo a un ritmo mozzafiato». Eppure, «il nostro destino è nelle nostre mani. Abbiamo davanti a noi questo compito storico e la Germania vuole indirizzarlo giocando un ruolo chiave». Notare bene: nessun capo di Stato si vergogna più di confessare le ambizioni di grandezza della sua nazione.
Il leader della Cdu fa mea culpa e chiama in correità l’Europa: abbiamo «sprecato un incredibile potenziale di crescita […] rallentando le riforme e limitando inutilmente ed eccessivamente le libertà imprenditoriali e la responsabilità personale». Invece, «sicurezza» e «prevedibilità» devono «avere la precedenza» sulle «regolamentazioni eccessive». Sul banco degli imputati, senza bisogno di nominarla, finisce la transizione ecologica. «Dobbiamo ridurre in modo sostanziale la burocrazia», esorta Merz, che invoca addirittura un «freno d’emergenza» per interrompere la progressione di formalismi, scartoffie e apparati. È questo l’elemento cruciale, sul quale si salda il legame con il premier italiano: «Vogliamo un’Europa veloce e dinamica e un’amministrazione orientata al servizio».
Poi, c’è il nodo dell’«unione del mercato dei capitali», affinché «i nostri campioni» non dipendano «dai mercati esterni», bensì divengano capaci «di crescere, finanziarsi e andare in Borsa in Europa». È uno caposaldo del piano di Mario Draghi. Il tedesco riferisce di aver avuto con lui «una lunga conversazione su come procedere» ad attuarne le proposte, «di cui credo», ha lamentato Merz, che «appena il 10% siano state realizzate».
A suggellare le consonanze, arriverà oggi, nella capitale, il vertice intergovernativo di Villa Doria Pamphilj. Vi parteciperanno lo stesso cancelliere e la Meloni, oltre a una nutrita schiera di ministri, da Antonio Tajani ad Adolfo Urso. A margine, il dicastero degli Esteri organizzerà il Forum imprenditoriale Italia-Germania, all’interno del Grand hotel Parco dei principi. L’integrazione economica tra i due Paesi, d’altronde, è già molto avanzata: manifattura, trasporti, difesa, il settore cui i programmi di riarmo stanno conferendo forte propulsione. Lo testimoniano diversi eventi: l’acquisizione di Ita da parte di Lufthansa, l’ingresso di Mediaset in ProSieben, l’interesse di Snam per l’operatore energetico Oge, quello di Italo e Trenitalia per Deutsche Bahn, persino le vicissitudini di Unicredit e della sua scalata a Commerzbank. Significativa, poi la partnership tra Leonardo e Rheinmetall per i carri armati, anche perché potrebbe spianare la strada a un altro stravolgimento: dopo la lite con i francesi, che ha fatto arenare il progetto del Fcas, i tedeschi potrebbero unirsi al consorzio Gcap Italia-Uk-Giappone, per realizzare un caccia di sesta generazione. Senza spintarelle dagli americani.
La stampa, in Germania, ha captato subito il clima. Non solo la Süddeutsche Zeitung. Al tandem Meloni-Merz ha dedicato un lungo articolo pure Handelsblatt: i due, nota la testata, «sono politicamente vicini su molte questioni»; per il cristiano-democratico, l’inquilina di Palazzo Chigi «sta diventando un’alleata sempre più importante», come si è visto «sulla questione dell’eliminazione graduale dei motori a combustione», che ha stemperato il fondamentalismo verde della prima Commissione Von der Leyen. Con la quale Merz ha un cattivo rapporto. Meloni, deduce Handelsbaltt, «sta assumendo sempre più il ruolo precedentemente ricoperto dal presidente francese Emmanuel Macron». Sia lui sia l’omologo di Berlino, prima del Consiglio Ue, hanno celebrato l’unità europea. La verità è che, sotto la superficie, corrono profonde linee di faglia.
Sui nostri giornali tira un’aria diversa. Da noi, sviolinato il frustrato transalpino, ieri era la volta dell’agiografia di Mark Carney. Massimo Gramellini, sul Corriere, l’ha incoronato «leader» dell’Europa, «calmo, realista, autorevole». «Consacrato», rincarava il quotidiano di via Solferino, «come l’anti Donald». Repubblica, citando il Guardian, notava con ammirazione che, il discorso a Davos, il premier canadese lo ha «scritto di suo pugno». Sul Foglio, Claudio Cerasa si è voluto convincere che «l’ordine liberale» possa tornare «a camminare da solo».
L’epica di Carney trascura un dettaglio: il suo invito al concerto delle «medie potenze» non ha nulla a che vedere con il ripristino dell’agonizzante sistema internazionale «fondato sulle regole». Quello, ha ammesso candidamente il primo ministro di Ottawa, era «parzialmente falso», nonché «applicato con rigore variabile, a seconda dell’identità dell’accusato o della vittima». Il canadese ha sfidato Trump sul suo terreno: non il liberalismo, ma il realismo offensivo. E al posto del «bandwagoning», cioè il prudente allineamento del più debole al più forte, ha proposto il «balancing», il bilanciamento dei pesi grazie a una lega tra Paesi subordinati. Geniale? Fintantoché non ci porta dalla padella americana alla brace cinese. La concordia tra Carney e Xi Jinping, convalidata, ieri, dalla ripresa delle esportazioni di carne bovina verso il Dragone, che erano bloccate dal 2021, lascia supporre che a seguire il Canada finirebbe in quel modo.
Macron, intanto, costretto a rinnciare ai colpi di bazooka dei controdazi, si aggrappa alla ribalta con i colpi di teatro: ha fatto abbordare una nave fantasma di greggio russo nel Mediterraneo, nemmeno fosse un Trump qualsiasi nel Mar dei Caraibi. Padella, brace, forno: quale che sia il metodo di cottura, il galletto ormai è rosolato.
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