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2022-10-20
«Costano poco ma sono micidiali». I droni iraniani incendiano il fronte
Ansa
Si intensifica l’uso dei droni militari iraniani da parte di Mosca in Ucraina. Come riferito dall’Associated press, questi armamenti vengono in particolare utilizzati per «eliminare centrali elettriche e altre infrastrutture chiave, schiacciare il morale e, infine, prosciugare il bottino di guerra e le armi del nemico». Non trascuriamo inoltre che i droni sono stati usati negli scorsi giorni anche per colpire la stessa città di Kiev.
Secondo un’analisi pubblicata dalla Rivista italiana difesa, i droni suicidi «sono dotati di una carica bellica integrata e possono essere impiegati per l’attacco di obiettivi fissi (raffinerie, aeroporti e così via), ma anche per colpire le batterie antiaeree». Non solo: la stessa testata ha riferito che questi armamenti «hanno dimostrato tutta la loro costo-efficacia data dai bassissimi costi di acquisizione ed esercizio, a fronte della loro capacità di evadere le difese antiaeree tradizionali in virtù di dimensioni contenute».
Si tratta di un fattore potenzialmente preoccupante per gli ucraini: il basso costo di questi armamenti ne rende l’approvvigionamento ai russi particolarmente agevole. Senza inoltre escludere del tutto l’ipotesi che il Cremlino possa un giorno acquisire il know-how necessario per produrseli addirittura da solo, sebbene Kiev abbia annunciato di aver abbattuto 223 droni iraniani dal 13 settembre e la Nato stia per fornirle appositi sistemi di difesa aerea.
La collaborazione di Mosca con Teheran frattanto procede. Secondo Cnn, l’Iran ha infatti inviato proprio personale militare in Crimea per addestrare i soldati russi all’uso dei droni. Finora la Repubblica islamica avrebbe fornito (almeno) due tipologie di tali armamenti: lo Shahed (che esplode all’impatto e ha una portata fino a 1.000 miglia) e il Mohajer-6 (che può trasportare missili ed essere usato per la sorveglianza). Va tra l’altro rammentato che, come sottolineato dal New York Times, droni sono utilizzati anche dalle forze armate ucraine: in particolare, esse hanno fatto principalmente ricorso ai Bayraktar Tb2 di fabbricazione turca. Senza poi dimenticare gli Switchblade, forniti dagli Usa.
Dal punto di vista politico, la questione si configura piuttosto aggrovigliata. Mentre ieri l’ayatollah Ali Khamenei affermava tronfiamente che i droni «portano onore all’Iran», Washington – due giorni fa – si era detta concorde con Londra e Parigi nel sostenere che la fornitura di tali armamenti a Mosca da parte di Teheran risulti una violazione della risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza dell’Onu: risoluzione che, nel 2015, diede di fatto semaforo verde al controverso accordo sul nucleare con Teheran. Ieri è stata inoltre diffusa la notizia, secondo cui il Consiglio europeo sarebbe intenzionato a comminare sanzioni a tre società e cinque individui iraniani in riferimento alla fornitura di droni alla Russia.
Posizioni paradossali, visto che sia l’amministrazione Biden sia la Commissione europea hanno cercato di rilanciare l’accordo sul nucleare con l’Iran, trascurando non solo le preoccupazioni israeliane ma anche il fatto che Teheran non ha mai nascosto le sue simpatie per Mosca.
A marzo, il ministero del petrolio iraniano rese noto che avrebbe aiutato il Cremlino a contrastare le sanzioni occidentali. Era invece luglio, quando la Repubblica islamica siglò con Gazprom un accordo da 40 miliardi di dollari. Non solo: il Jerusalem Post riferì che, qualora l’intesa sul nucleare dovesse essere ripristinata, la società statale russa Rosatom potrebbe assicurarsi un contratto da 10 miliardi di dollari per espandere la centrale nucleare iraniana di Bushehr. Non è d’altronde un caso che Mosca abbia criticato Donald Trump nel 2018 per aver abbandonato l’intesa sul nucleare: un’intesa di contro sovente difesa dai dem americani e dai piani alti di Bruxelles. Con i risultati che stiamo vedendo. Tra l’altro, è proprio per questo suo tentativo di ripristinare quel controverso accordo che Joe Biden ha guastato i rapporti con l’Arabia saudita: un’Arabia saudita che si è vendicata, avvicinandosi a Russia e Cina e portando l’Opec Plus a tagliare recentemente la produzione di petrolio. Ma i problemi non mancano neppure a Vladimir Putin. È vero: i droni iraniani gli consentono di infliggere dei colpi all’Ucraina. Dall’altra parte, però, la fornitura di questi armamenti sta irritando considerevolmente Israele: Paese che, finora, ha evitato una rottura con Mosca, per salvaguardare il «meccanismo di deconflitto» vigente in Siria. Domenica, il ministro israeliano della Diaspora, Nichman Shai, aveva sostanzialmente chiesto che Gerusalemme inviasse aiuti militari all’Ucraina «come fanno gli Usa e i Paesi della Nato». A rispondergli è stato tuttavia ieri il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz. «Israele non invierà armi all’Ucraina in base ad una serie di considerazioni operative», ha dichiarato, promettendo di aiutare nello sviluppo di un sistema di allarme contro le minacce aeree. Insomma, cominciano a emergere fibrillazioni e distinguo nel governo israeliano. Anche perché, secondo il Times of Israel, Gerusalemme inizia a temere che i droni iraniani possano essere presto usati contro il proprio territorio. Per il Cremlino si prospetta quindi un dilemma di difficile soluzione: il raffreddamento dei rapporti con Israele è un rischio che Putin sa infatti di non potersi permettere.
Scatta l’offensiva per lasciare Kiev al gelo
Tra Russia e Ucraina si prepara una battaglia decisiva e senza esclusione di colpi. Scenario di questo nuovo Armageddon sarà la regione di Kherson, dove le forze armate ucraine «hanno iniziato un’offensiva in direzione di Novaya Kamenka-Berislav». Sul campo ci sono «fino a due battaglioni di fanteria della 128ma brigata d’assalto e un battaglione di carri armati della 17ma brigata», ha dichiarato il vice capo dell’amministrazione regionale filorussa Kirill Stremousov.
Il nuovo comandante dell’esercito di Mosca in Ucraina, Sergei Surovikin, aveva già detto che la popolazione civile di Kherson sarebbe stata «reinsediata» altrove per evitare rischi, descrivendo la situazione militare come «tesa». Stremusov fa ora chiaramente intendere che si preparano giorni difficili, perché ognuna delle due parti è determinata a uno scontro all’ultimo sangue. «Ci sono molti droni ucraini a raggio intermedio e un aereo da ricognizione», ha detto Stremousov, «la battaglia per Kherson inizierà in un futuro molto prossimo. Si consiglia alla popolazione civile di lasciare l’area delle imminenti feroci ostilità, se possibile, per non esporsi a rischi inutili». Le autorità filorusse della regione di Kherson hanno in programma di evacuare circa 50.000-60.000 persone sulla riva sinistra del fiume Dnepr entro una settimana, come ha dichiarato il governatore ad interim Volodymyr Saldo.
Inizialmente si era detto che i russi stavano evacuando la regione perché preoccupati della controffensiva ucraina, ma tutto lascia presumere che saranno i russi stessi ad attaccare massicciamente, bloccando così le iniziative di Kiev. «Le truppe russe stanno evacuando Kherson perché sono pronte a bombardare la città», ha scritto Vitaliy Kim, capo dell’amministrazione militare regionale di Mykolaiv. «Tenendo conto delle dichiarazioni dei russi che, dicono, evacuano, perché le forze armate ucraine spareranno su Kherson, si ha l’impressione che si stiano preparando ad attaccare la città. Ci sono informazioni che gli invasori russi stanno preparando fortificazioni nell’area di Chaplynka e stanno raccogliendo artiglieria nella zona», ha scritto Kim.
Nella stessa direzione portano le dichiarazioni del generale russo Surovikin, che prosegue nella campagna aerea di bombardamenti a tappeto sulle città ucraine: la situazione «è già abbastanza difficile», ha detto, «non sono da escludere decisioni difficili». E mentre a Kherson si procede verso uno scontro da apocalisse, a Mosca Vladimir Putin ha firmato il decreto con cui introduce la legge marziale nelle quattro regioni annesse - Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, appunto. La legge marziale imposta nelle quattro regioni potrà essere estesa a qualsiasi altra parte del territorio della Federazione russa «se sarà necessario», come prevede lo stesso documento.
Nel suo intervento al Consiglio di sicurezza russo, il presidente Putin ha poi emesso un ulteriore decreto che limita i movimenti dentro e fuori otto regioni confinanti con l’Ucraina. Le misure si applicano alle regioni meridionali di Krasnodar, Belgorod, Bryansk, Voronezh, Kursk e Rostov e ai territori di Crimea e Sebastopoli, che la Russia ha annesso nel 2014. Intanto Dnipro, nell’Ucraina centrale, è stata colpita «tutta la notte» da attacchi russi, che hanno causato interruzioni di corrente nelle città e nei villaggi. «I russi hanno colpito la regione con varie armi», ha detto Valentyn Reznichenko, capo dell’amministrazione militare regionale di Dnipro. «Due distretti, Kryvyi Rih e Nikopol, sono stati bombardati. L’infrastruttura energetica nel distretto di Kryvyi Rih è stata colpita da razzi che hanno provocato danni ingenti. Non c’è elettricità e ci sono state interruzioni idriche nelle città e nei villaggi di Apostolove, Zelenodolsk, Shyroke e Sofiivka e in uno dei distretti di Kryvyi Rih». Ed è proprio questo l’obiettivo russo: colpire infrastrutture e centrali energetiche per rendere impossibile agli ucraini affrontare l’inverno che arriva e che da quelle parti è particolarmente rigido, per costringerli alla resa. Sarà il freddo il vero nemico dell’Ucraina, un nemico contro il quale la fornitura di armi non servirà a molto.
«Questi sono atti di puro terrore. Attacchi mirati contro le infrastrutture civili con il chiaro obiettivo di privare uomini, donne e bambini di acqua, elettricità e riscaldamento con l’arrivo dell’inverno», ha tuonato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Sul campo la situazione è tesa ormai in tutto il territorio. L’allarme aereo si è sentito in queste ore da Kiev a Odessa. Le sirene stanno risuonando anche a Mykolaiv e Poltava, Chernihiv, Zaporozhzhia, Kirovograd e Cherkasy. I vertici militari russi annunciano di aver eliminato una forza d’assalto ucraina vicino alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, uccidendo più di 90 soldati e distruggendo 14 imbarcazioni: sottolineano però che alla centrale non ci sono state vittime o danni e che i livelli di radioattività sono normali.
In precedenza le autorità russe avevano sventato due tentativi ucraini di prendere il controllo dell’impianto. Sul fronte dei tentativi di mediazione, Erdogan prova a rilanciare i negoziati. «La Turchia è pronta a offrire qualsiasi contributo utile a mettere fine alla guerra attraverso negoziati che abbiano come scopo una soluzione diplomatica del conflitto», ha detto il presidente turco nel corso di una telefonata al leader ucraino Zelensky. Erdogan e Zelensky hanno parlato degli ultimi sviluppi della guerra.
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I velivoli forniti da Teheran piegano le difese ucraine e scatenano la rabbia di Israele. L’Ue e gli Usa con le mani legate per gli accordi sul nucleare. E il Cremlino pensa a fabbricarsi gli aerei invisibili in casa.Scatta l’offensiva per lasciare Kiev al gelo. Mosca ordina una pioggia di missili e droni su infrastrutture e reti elettriche. Escalation nella regione di Kherson, dove si lavora all’evacuazione di 60.000 russi. «È in preparazione una carneficina». Vladimir Putin proclama la legge marziale nei territori annessi.Lo speciale comprende due articoli.Si intensifica l’uso dei droni militari iraniani da parte di Mosca in Ucraina. Come riferito dall’Associated press, questi armamenti vengono in particolare utilizzati per «eliminare centrali elettriche e altre infrastrutture chiave, schiacciare il morale e, infine, prosciugare il bottino di guerra e le armi del nemico». Non trascuriamo inoltre che i droni sono stati usati negli scorsi giorni anche per colpire la stessa città di Kiev.Secondo un’analisi pubblicata dalla Rivista italiana difesa, i droni suicidi «sono dotati di una carica bellica integrata e possono essere impiegati per l’attacco di obiettivi fissi (raffinerie, aeroporti e così via), ma anche per colpire le batterie antiaeree». Non solo: la stessa testata ha riferito che questi armamenti «hanno dimostrato tutta la loro costo-efficacia data dai bassissimi costi di acquisizione ed esercizio, a fronte della loro capacità di evadere le difese antiaeree tradizionali in virtù di dimensioni contenute».Si tratta di un fattore potenzialmente preoccupante per gli ucraini: il basso costo di questi armamenti ne rende l’approvvigionamento ai russi particolarmente agevole. Senza inoltre escludere del tutto l’ipotesi che il Cremlino possa un giorno acquisire il know-how necessario per produrseli addirittura da solo, sebbene Kiev abbia annunciato di aver abbattuto 223 droni iraniani dal 13 settembre e la Nato stia per fornirle appositi sistemi di difesa aerea.La collaborazione di Mosca con Teheran frattanto procede. Secondo Cnn, l’Iran ha infatti inviato proprio personale militare in Crimea per addestrare i soldati russi all’uso dei droni. Finora la Repubblica islamica avrebbe fornito (almeno) due tipologie di tali armamenti: lo Shahed (che esplode all’impatto e ha una portata fino a 1.000 miglia) e il Mohajer-6 (che può trasportare missili ed essere usato per la sorveglianza). Va tra l’altro rammentato che, come sottolineato dal New York Times, droni sono utilizzati anche dalle forze armate ucraine: in particolare, esse hanno fatto principalmente ricorso ai Bayraktar Tb2 di fabbricazione turca. Senza poi dimenticare gli Switchblade, forniti dagli Usa.Dal punto di vista politico, la questione si configura piuttosto aggrovigliata. Mentre ieri l’ayatollah Ali Khamenei affermava tronfiamente che i droni «portano onore all’Iran», Washington – due giorni fa – si era detta concorde con Londra e Parigi nel sostenere che la fornitura di tali armamenti a Mosca da parte di Teheran risulti una violazione della risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza dell’Onu: risoluzione che, nel 2015, diede di fatto semaforo verde al controverso accordo sul nucleare con Teheran. Ieri è stata inoltre diffusa la notizia, secondo cui il Consiglio europeo sarebbe intenzionato a comminare sanzioni a tre società e cinque individui iraniani in riferimento alla fornitura di droni alla Russia.Posizioni paradossali, visto che sia l’amministrazione Biden sia la Commissione europea hanno cercato di rilanciare l’accordo sul nucleare con l’Iran, trascurando non solo le preoccupazioni israeliane ma anche il fatto che Teheran non ha mai nascosto le sue simpatie per Mosca.A marzo, il ministero del petrolio iraniano rese noto che avrebbe aiutato il Cremlino a contrastare le sanzioni occidentali. Era invece luglio, quando la Repubblica islamica siglò con Gazprom un accordo da 40 miliardi di dollari. Non solo: il Jerusalem Post riferì che, qualora l’intesa sul nucleare dovesse essere ripristinata, la società statale russa Rosatom potrebbe assicurarsi un contratto da 10 miliardi di dollari per espandere la centrale nucleare iraniana di Bushehr. Non è d’altronde un caso che Mosca abbia criticato Donald Trump nel 2018 per aver abbandonato l’intesa sul nucleare: un’intesa di contro sovente difesa dai dem americani e dai piani alti di Bruxelles. Con i risultati che stiamo vedendo. Tra l’altro, è proprio per questo suo tentativo di ripristinare quel controverso accordo che Joe Biden ha guastato i rapporti con l’Arabia saudita: un’Arabia saudita che si è vendicata, avvicinandosi a Russia e Cina e portando l’Opec Plus a tagliare recentemente la produzione di petrolio. Ma i problemi non mancano neppure a Vladimir Putin. È vero: i droni iraniani gli consentono di infliggere dei colpi all’Ucraina. Dall’altra parte, però, la fornitura di questi armamenti sta irritando considerevolmente Israele: Paese che, finora, ha evitato una rottura con Mosca, per salvaguardare il «meccanismo di deconflitto» vigente in Siria. Domenica, il ministro israeliano della Diaspora, Nichman Shai, aveva sostanzialmente chiesto che Gerusalemme inviasse aiuti militari all’Ucraina «come fanno gli Usa e i Paesi della Nato». A rispondergli è stato tuttavia ieri il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz. «Israele non invierà armi all’Ucraina in base ad una serie di considerazioni operative», ha dichiarato, promettendo di aiutare nello sviluppo di un sistema di allarme contro le minacce aeree. Insomma, cominciano a emergere fibrillazioni e distinguo nel governo israeliano. Anche perché, secondo il Times of Israel, Gerusalemme inizia a temere che i droni iraniani possano essere presto usati contro il proprio territorio. Per il Cremlino si prospetta quindi un dilemma di difficile soluzione: il raffreddamento dei rapporti con Israele è un rischio che Putin sa infatti di non potersi permettere.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/costano-poco-ma-sono-micidiali-i-droni-iraniani-incendiano-il-fronte-2658475968.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="scatta-loffensiva-per-lasciare-kiev-al-gelo" data-post-id="2658475968" data-published-at="1666207665" data-use-pagination="False"> Scatta l’offensiva per lasciare Kiev al gelo Tra Russia e Ucraina si prepara una battaglia decisiva e senza esclusione di colpi. Scenario di questo nuovo Armageddon sarà la regione di Kherson, dove le forze armate ucraine «hanno iniziato un’offensiva in direzione di Novaya Kamenka-Berislav». Sul campo ci sono «fino a due battaglioni di fanteria della 128ma brigata d’assalto e un battaglione di carri armati della 17ma brigata», ha dichiarato il vice capo dell’amministrazione regionale filorussa Kirill Stremousov. Il nuovo comandante dell’esercito di Mosca in Ucraina, Sergei Surovikin, aveva già detto che la popolazione civile di Kherson sarebbe stata «reinsediata» altrove per evitare rischi, descrivendo la situazione militare come «tesa». Stremusov fa ora chiaramente intendere che si preparano giorni difficili, perché ognuna delle due parti è determinata a uno scontro all’ultimo sangue. «Ci sono molti droni ucraini a raggio intermedio e un aereo da ricognizione», ha detto Stremousov, «la battaglia per Kherson inizierà in un futuro molto prossimo. Si consiglia alla popolazione civile di lasciare l’area delle imminenti feroci ostilità, se possibile, per non esporsi a rischi inutili». Le autorità filorusse della regione di Kherson hanno in programma di evacuare circa 50.000-60.000 persone sulla riva sinistra del fiume Dnepr entro una settimana, come ha dichiarato il governatore ad interim Volodymyr Saldo. Inizialmente si era detto che i russi stavano evacuando la regione perché preoccupati della controffensiva ucraina, ma tutto lascia presumere che saranno i russi stessi ad attaccare massicciamente, bloccando così le iniziative di Kiev. «Le truppe russe stanno evacuando Kherson perché sono pronte a bombardare la città», ha scritto Vitaliy Kim, capo dell’amministrazione militare regionale di Mykolaiv. «Tenendo conto delle dichiarazioni dei russi che, dicono, evacuano, perché le forze armate ucraine spareranno su Kherson, si ha l’impressione che si stiano preparando ad attaccare la città. Ci sono informazioni che gli invasori russi stanno preparando fortificazioni nell’area di Chaplynka e stanno raccogliendo artiglieria nella zona», ha scritto Kim. Nella stessa direzione portano le dichiarazioni del generale russo Surovikin, che prosegue nella campagna aerea di bombardamenti a tappeto sulle città ucraine: la situazione «è già abbastanza difficile», ha detto, «non sono da escludere decisioni difficili». E mentre a Kherson si procede verso uno scontro da apocalisse, a Mosca Vladimir Putin ha firmato il decreto con cui introduce la legge marziale nelle quattro regioni annesse - Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, appunto. La legge marziale imposta nelle quattro regioni potrà essere estesa a qualsiasi altra parte del territorio della Federazione russa «se sarà necessario», come prevede lo stesso documento. Nel suo intervento al Consiglio di sicurezza russo, il presidente Putin ha poi emesso un ulteriore decreto che limita i movimenti dentro e fuori otto regioni confinanti con l’Ucraina. Le misure si applicano alle regioni meridionali di Krasnodar, Belgorod, Bryansk, Voronezh, Kursk e Rostov e ai territori di Crimea e Sebastopoli, che la Russia ha annesso nel 2014. Intanto Dnipro, nell’Ucraina centrale, è stata colpita «tutta la notte» da attacchi russi, che hanno causato interruzioni di corrente nelle città e nei villaggi. «I russi hanno colpito la regione con varie armi», ha detto Valentyn Reznichenko, capo dell’amministrazione militare regionale di Dnipro. «Due distretti, Kryvyi Rih e Nikopol, sono stati bombardati. L’infrastruttura energetica nel distretto di Kryvyi Rih è stata colpita da razzi che hanno provocato danni ingenti. Non c’è elettricità e ci sono state interruzioni idriche nelle città e nei villaggi di Apostolove, Zelenodolsk, Shyroke e Sofiivka e in uno dei distretti di Kryvyi Rih». Ed è proprio questo l’obiettivo russo: colpire infrastrutture e centrali energetiche per rendere impossibile agli ucraini affrontare l’inverno che arriva e che da quelle parti è particolarmente rigido, per costringerli alla resa. Sarà il freddo il vero nemico dell’Ucraina, un nemico contro il quale la fornitura di armi non servirà a molto. «Questi sono atti di puro terrore. Attacchi mirati contro le infrastrutture civili con il chiaro obiettivo di privare uomini, donne e bambini di acqua, elettricità e riscaldamento con l’arrivo dell’inverno», ha tuonato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Sul campo la situazione è tesa ormai in tutto il territorio. L’allarme aereo si è sentito in queste ore da Kiev a Odessa. Le sirene stanno risuonando anche a Mykolaiv e Poltava, Chernihiv, Zaporozhzhia, Kirovograd e Cherkasy. I vertici militari russi annunciano di aver eliminato una forza d’assalto ucraina vicino alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, uccidendo più di 90 soldati e distruggendo 14 imbarcazioni: sottolineano però che alla centrale non ci sono state vittime o danni e che i livelli di radioattività sono normali. In precedenza le autorità russe avevano sventato due tentativi ucraini di prendere il controllo dell’impianto. Sul fronte dei tentativi di mediazione, Erdogan prova a rilanciare i negoziati. «La Turchia è pronta a offrire qualsiasi contributo utile a mettere fine alla guerra attraverso negoziati che abbiano come scopo una soluzione diplomatica del conflitto», ha detto il presidente turco nel corso di una telefonata al leader ucraino Zelensky. Erdogan e Zelensky hanno parlato degli ultimi sviluppi della guerra.
iStock
Tutto nasce dalla volontà, assolutamente legittima, del governo e della Lega calcio di mettere una pezza a una delle piaghe dilaganti del calcio italiano: «Il pezzotto». Migliaia di tifosi che anziché pagare un regolare abbonamento per guardasi comodamente seduti davanti a uno schermo il match della loro squadra del cuore, preferiscono collegarsi a qualche emittente pirata. Tant’è che la legge del 2023 prevede proprio che questi siti debbano essere oscurati entro 30 minuti dal momento in cui vengono colti in flagranza.
Il punto è chi debba farlo. E qui entrano in scena Cloudflare e l’authority che regola, vigila e sanziona su tutto quello succede nel settore delle telecomunicazioni.
L’Agcom ha chiesto al colosso della rete guidato dall’ad Matthew Prince di intervenire per stoppare i collegamenti alle piattaforme illegali. In buona sostanza deindicizzare i siti pirata. Non solo. Perché l’input è quello di fornire i dati relativi ai clienti che si adoperano per bypassare illegalmente gli abbonamenti.
Risposta. Non se ne parla nemmeno. E non da adesso. Il secco diniego è reiterato e non ha mai lasciato trasparire possibilità di ripensamenti.
Motivo? Innanzitutto c’è una questione di merito e di salvaguardia dell’integrità della rete. Censurare dei siti non è il mestiere di Cloudflare che se dovesse acconsentire alle richieste italiane si esporrebbe a potenziali richieste simili anche da parte di governi autoritari. Perderebbe quindi un’arma difensiva fondamentale per garantire la neutralità di Internet. La nostra credibilità - è il concetto espresso dall’amministratore delegato Matthew Prince - deriva proprio dal fatto di non essere influenzati dalle decisioni dei singoli esecutivi.
Poi c’è un problema tecnico non indifferente. L’operazione invocata dall’Agcom potrebbe bloccare centinaia di altre piattaforme assolutamente in regola. Il punto è che si agisce sugli indirizzi IP e non solo sui domini e quindi se dovessero essere oscurate anche le applicazioni digitali perfettamente in regola, la credibilità dell’intermediario ne uscirebbe demolita.
E infine il dilemma economico. Il giro d’affari di Cloudflare in Italia è di circa 7 milioni di euro, che equivale allo 0,5% del fatturato globale dell’azienda. Insomma, è il ragionamento dei vertici del gruppo, ci stanno chiedendo di rivoluzionare un sistema che funziona senza intoppi in tutto il mondo per un mercato marginale e rispetto al quale c’erano anche importanti piani di sviluppo?
Impossibile evitare lo scontro. Che è deflagrato con la multa da circa 14 milioni di euro che ha fatto andare su tutte le furie Prince, il manager del gruppo che ha prima denunciato una deriva da censura. Quindi ha promesso azioni clamorose. Che partono dalla rimozione dei servizi gratuiti alle città italiane e dei progetti di investimento sul nostro Paese e arrivano fino allo stop alle operazioni di cybersecurity legati alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Con tanto di coinvolgimento di Musk e Vance.
Insomma, la questione rischia di diventare di politica internazionale. Per Prince infatti sarebbe in gioco la libertà di parola e di espressione che sarebbe attaccata da «un gruppo di decisori politici europei fuori dal mondo e molto disturbati».
Stati Uniti contro Europa. Uno schema che è molto caro all’amministrazione Trump e in particolare al vicepresidente Vance. Diciamo pure che la situazione sta sfuggendo di mano e per evitare che deflagri sarebbero necessari interventi di mediazione a un livello elevato.
Ci sta provando il senatore della Lega Claudio Borghi che nelle ultime ore ha cercato di gettare acqua sul fuoco: «Ho letto il messaggio di Prince con grande preoccupazione. L’Agcom è un’autorità indipendente: la sanzione non è quindi una decisione del governo. È tuttavia possibile che il provvedimento derivi dall’applicazione della normativa antipirateria, pensata per contrastare i siti illegali che replicano piattaforme di pay-TV. È impossibile, per un governo o per il Parlamento, impartire indicazioni operative a un’autorità indipendente. Posso però assicurare che faremo tutto il possibile per verificare se vi siano stati fraintendimenti in merito al ruolo di Cloudflare...». Mentre le verifiche sono in corso però la polemica non si placa. E c’è la quasi certezza che quella descritta sia solo la prima puntata di una serie che nessun sito pirata riuscirà ad oscurare. Con Cloudfare che starebbe valutando diversi scenari di risposta alla multa.
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«I sette quadranti» (Sky)
Eppure, per le ragioni di cui sopra, per il traino che la coppia Chibnall-Christie saprebbe assicurare a qualsivoglia prodotto, non c'è nemmeno un'ombra di noia ad oscurarne l'arrivo. I sette quadranti, al debutto su Sky nella prima serata di giovedì 15 gennaio, è accompagnata dalla promessa di regalare a chiunque, amante del whodunit o meno, una parvenza di felicità. O, senza tanta enfasi e poesia, un po' di intrattenimento degno di questo nome.Lo show, creato ancora una volta da Chibnall e interpretato, tra gli altri, da Helena Bonham-Carter e Martin Freeman, rilegge la storia così come Agatha Christie l'ha scritta.
Torna indietro, dunque, all'Inghilterra ricca e sfarzosa del 1925, ad un'immensa villa di campagna, teatro di una vacanza d'élite. Erano partiti con il solo intento di proseguire la loro vita d'agi altrove, lontano dalla città, i ragazzi protagonisti della serie. Erano ricchi, di nobile lignaggio. Si conoscevano e giocavano. E di giochi avrebbero voluto parlare per l'intera durante del weekend fuoriporta, se solo la morte non avesse fatto irruzione nella villa. Uno dei giovani, preso in giro dal gruppo perché pigro la mattina, viene trovato morto nel suo letto, accanto a lui sette sveglie. I ragazzi inorridiscono. L'amico è morto, circondato dagli stessi orologi con i quali, una di quelle mattine, avrebbero voluto giocargli uno scherzo. Da piani, avrebbero dovuto essere otto. Invece, quella mattina sarebbero state sette.
Perché, per come, è tutto da vedersi.Sulla morte, per nulla accidentale, comincia ad indagare la giovane protagonista de I sette quadranti, versione tv: Lady Eileen Bundle Brent, giovane, brillante e curiosa, dotata di un istinto fuori dal comune. Tocca a lei rivelare che quel delitto non è colposo, ma premeditato, parte di un complotto ben più ampio. Il tutto, mentre segreti, false piste e intrighi politici emergono uno dopo l’altro.
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Maurizio Belpietro commenta la generosità e l’affetto dimostrato dagli italiani nei confronti del vicebrigadiere Emanuele Marroccella. La raccolta fondi della «Verità» ha già raccolto 238.000 euro in quattro giorni.