Il Pd farà la rapina e incolperà Giuseppi

Qualche giorno fa avevamo lanciato l’idea, poi ripresa anche da altri tra i quali Matteo Salvini, di un prestito per finanziare il rilancio del Paese dopo il blocco dovuto all’epidemia di coronavirus. Piuttosto che sottometterci al Mes e ai diktat dell’Europa e della Troika, come vorrebbe fare Giuseppe Conte, ci sembrava più ragionevole fare un appello agli italiani, chiedendo loro di sottoscrivere titoli di Stato emessi (…)

(…) con lo scopo ben preciso di sostenere l’economia nazionale. Un Btp per l’Italia avrebbe il grande vantaggio di non somigliare a una donazione a fondo perduto tipo «Oro alla patria», quando nel 1935 le donne fasciste furono invitate a regalare al Regno d’Italia le proprie fedi nuziali. E allo stesso tempo la sottoscrizione di un Buono poliennale del tesoro sarebbe volontaria, e garantirebbe comunque agli investitori un tasso d’interesse in linea con il mercato. Al contrario del prelievo forzoso attuato da Giuliano Amato nel 1992, quando nottetempo il governo presieduto dal Dottor Sottile mise le mani in tasca agli italiani scippando il 6 per mille dai conti correnti, un’emissione di titoli di Stato non sarebbe una rapina, e dunque gli italiani che pagano le tasse e tengono in piedi con il loro lavoro questo Paese non si sentirebbero turlupinati, ma anzi potrebbero contribuire con orgoglio a sostenere l’Italia.

Siccome l’idea di un prestito nazionale a lungo termine è lineare e potrebbe incontrare il favore di molti italiani (la generosità d’animo nazionale è provata dalle molte donazioni fatte in queste settimane a favore di ospedali e istituzioni), chi sta al governo l’ha subito scartata, preferendo studiare altre forme o inseguire il miraggio di un aiuto europeo. Che da Bruxelles non ci si debba attendere nulla lo abbiamo scritto e riscritto. Lo sapevamo prima che scoppiasse l’epidemia di coronavirus, quando ci schierammo subito contro il Mes, e ne abbiamo la conferma ora che i falchi olandesi e tedeschi hanno gettato la maschera negando qualsiasi solidarietà nei confronti dei Paesi più colpiti dal virus. Dai cosiddetti nostri partner non c’è da aspettarsi nulla, se non la conferma degli egoismi nazionali e, anche, un certo pragmatico cinismo che punta a sfruttare le disgrazie altrui, traendo vantaggio dai momenti di crisi.

No, la Ue non ci aiuterà e dovremo fare da soli. Ma a differenza di ciò che noi sollecitavamo, ovvero un bond per rilanciare il Paese, dalle parti di Palazzo Chigi avanza la strana idea di una patrimoniale, ovvero di una tassa sulle tasse. Chiunque abbia soldi sul conto corrente e investimenti alla luce del sole, cioè denaro legittimamente dichiarato perché ancor più legittimamente guadagnato, verrebbe stangato con un prelievo forzoso, un’imposta che non avrebbe remunerazione e che non sarebbe in alcun modo restituita neppure a emergenza finita. Men che meno sarebbe volontaria. In pratica, si tratterebbe dell’ennesima mazzata sul popolo che lavora e rispetta la legge, una batosta che piegherebbe ancora di più l’economia del nostro Paese, generando sfiducia quando invece per far ripartire i consumi e dunque l’economia servirebbe il contrario. L’idea di massacrare i contribuenti onesti piace tanto al Pd, a cominciare dall’ex presidente del Consiglio e attuale commissario europeo Paolo Gentiloni, ma anche al governatore della Toscana Enrico Rossi e perfino a un ex democristiano eletto in una lista di compagni come Pier Ferdinando Casini. Tartassare chi non sia alla canna del gas, peraltro, è il progetto che da sempre anima la sinistra più radicale e che è visto di buon occhio perfino dai 5 Stelle, i quali in questo modo coronerebbero il sogno di attuare una decrescita felice, ovvero di rendere tutti gli italiani un po’ più poveri. Certo, nessuno dice apertamente di volere la patrimoniale, ma se anche gente come il viceministro Antonio Misiani nega, si capisce che nella maggioranza l’idea sta prendendo corpo, anche perché l’esecutivo non ha di fatto padre né madre e dunque può essere usato per portare a compimento lo scippo. Il governo Conte, composto per lo più da gente impreparata e con un ministro dell’Economia che si è fatto le ossa alla scuola di Massimo D’Alema, cioè con l’ala più ortodossa del Pd, ha infatti le carte in regola per la rapina ai danni degli italiani. Avendo un presidente del Consiglio ambizioso, che però nessuno ha eletto, si tratta del killer perfetto su cui scaricare la responsabilità di sparare il colpo di grazia al Paese. Dopo di che ci saranno i forconi, ma a quel punto tutti, in particolare i compagni, saranno pronti a respingere qualsiasi paternità della stangata. Scaricare su Conte i disastri sarà lo sport preferito. E già si intravedono i primi segnali.

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