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La falsa intercettazione contro Siri e la strategia per far fuori la Lega

La falsa intercettazione contro Siri e la strategia per far fuori la Lega
Ansa
Il Corriere della Sera insiste con l'intercettazione che non c'è. Oddio, lo fa con sempre minor vigore, nascondendosi dietro le carte della Procura dalle quali, è vero, emerge il sospetto che Armando Siri si sia fatto corrompere per far passare alcuni emendamenti. Ma un conto è che i magistrati formulino un'ipotesi di accusa a carico del sottosegretario, un altro che il principale quotidiano italiano si inventi un'intercettazione in cui un imprenditore accusa Siri. È di tutta evidenza che le due cose non sono uguali. E, se lo fossero, i pm l'altro giorno non sarebbero saltati sulla sedia dopo aver visto la prima pagina del giornale di via Solferino. E un importante inquirente non si sarebbe lasciato andare a uno sfogo. (...)
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Mai dire Blackout | Venezuela, il petrolio conteso

Le major americane già in pista a Caracas. Rio Tinto-Glencore, fusione miliardaria? Gli USA escono da 65 organizzazioni internazionali. Blackout a Berlino nel gelo.

Nucleare e petrolio. Ecco i veri motivi delle mosse di Trump contro gli ayatollah
Donald Trump (Ansa)
Caracas è stato l’inizio. Il tycoon ha un piano chiaro per isolare i Brics e far tornare il dollaro al centro della rete internazionale.

Mentre il regime khomeinista continua a essere pesantemente scosso dalle proteste, aumenta la tensione tra Washington e Teheran. «L’Iran è in grossi guai. Ho dichiarato con forza che se iniziano a uccidere persone come hanno fatto in passato, interverremo; li colpiremo molto duramente dove fa più male», ha dichiarato Donald Trump venerdì, per poi aggiungere: «Questo non significa schierare gli uomini sul terreno, ma colpire duro dove fa più male. Non vogliamo che ciò accada». «Gli Usa sostengono il coraggioso popolo iraniano», ha inoltre affermato, ieri, il segretario di Stato americano, Marco Rubio. Una posizione, quella di Washington, che ha fatto infuriare l’ayatollah Ali Khamenei, il quale, oltre a tacciare Trump di «arroganza», ha messo i pasdaran in stato di massima allerta.

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Iran, i Pasdaran sono in massima allerta. Spari sulla folla e migliaia di arresti
Ansa
Le più importanti città dell’Iran attraversate dalle proteste. Il regime taglia Internet e minaccia i cittadini: «Chi compie azioni violente rischia la pena di morte». Trump: «Siamo pronti ad aiutare i manifestanti».

A quindici giorni dall’inizio delle proteste le piazze iraniane per la seconda notte consecutiva sono tornate a riempirsi. A Teheran, Mashhad, Tabriz e in numerosi altri centri urbani, migliaia di persone hanno sfidato nuovamente la repressione, i morti, gli incendi di edifici governativi e un blackout informativo quasi totale. Le autorità hanno infatti ripristinato il blocco di internet compreso Starlink, mettendo a tacere 90 milioni di iraniani, interrotto le comunicazioni telefoniche e reso di fatto inaccessibile lo spazio aereo alle compagnie straniere.

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Il vero referendum è sulla Schlein
Elly Schlein (Imagoeconomica)
Conte, Landini ed Elly lanciano la campagna del No gridando al rischio autoritario. Ma il pericolo peggiore lo corre la capa del Pd: lei insegue il massimalismo per paura di M5s e Cgil, però nel partito crescono le voci per il Sì. E se passa la riforma arriva il conto.

La sinistra vuole usare il referendum sulla giustizia come una clava, nella speranza di riuscire ad abbattere Giorgia Meloni. È questa la ragione per cui Schlein e Conte, senza dimenticare Landini, alzano i toni. La segretaria del Pd ha preso spunto dalla morte dell’attivista pro migranti in Minnesota per dire che, quando un poeta viene ucciso dalla forza bruta dello Stato, serve un giudice indipendente (dimenticando che, a differenza che da noi, in America i giudici statali sono dipendenti, perché eletti dai cittadini, oppure, quelli federali, nominati dal presidente).

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